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XVI Legislatura ARS

INTERROGAZIONE

(risposta scritta)

N.    – Iniziative urgenti di verifica impatto ambientale in previsione del progetto di costruzione piattaforma Edison Vega B nel Canale di Sicilia.

Al Presidente della Regione, all’Assessore al Territorio e all’Ambiente, all’Assessore delle attività Produttive e all’Assessore dell’energia e dei servizi di pubblica utilità.

PREMESSO che,

la Vega è la più grande piattaforma petrolifera fissa offshore realizzata in Italia;

Il campo Vega è ubicato a circa 12 miglia a Sud della costa meridionale della Sicilia, a largo di Pozzallo. Comprende una piattaforma denominata Vega A per lo sfruttamento del giacimento petrolifero, e un deposito galleggiante da 110.000 tonnellate ricavato dalla trasformazione della ex-petroliera Leonis in FSO (Floting- Storage – Offloading). Il galleggiante è ormeggiato da monoboa SPM (Single Point Mooring) situata a circa 1,5 miglia dalla piattaforma e collegata tramite condotte sottomarine;

Edison (insieme al suo partner al 40% nella concessione Eni) ha già avviato le procedure per la Costruzione della Vega B, piattaforma quasi gemella della Vega A al fine di mettere in produzione la seconda parte  della concessione petrolifera C.C6.EO. Il campo Vega è infatti costituito da due sacche di petrolio non collegate fra loro e che devono essere trivellate separatamente. Per mettere in funzione la Vega B si pensa di cominciare a perforare il fondale marino con 4 pozzi. Nel caso di risultati positivi si ipotizza di perforarne altri 24 al fine di produrre fino a 8500 barili di greggio al giorno;

le Amministrazioni Comunali interessate (Modica , Scicli e Pozzallo) e la Provincia sono chiamati ad esprimere il proprio parere nella procedura di valutazione di impatto ambientale;

il sindaco di Modica (città turistica, patrimonio dell’Unesco il 06 settembre 2012 ha manifestato la propria contrarietà all’installazione della piattaforma Vega B;

RILEVATO che,

la Camera dei Deputati ha approvato il 22 novembre 2012 due ordini del giorno che impegnano il Governo ad adottare iniziative legislative atte a compensare parzialmente lo squilibrio economico della Sicilia. Il primo O.d.G. propone il risarcimento dai danni all’ambiente ed alla salute causati dalle attività di estrazione e raffinazione del petrolio e dei suoi derivati, riconoscendo ai siciliani il diritto di abbattimento di parte delle accise sui prodotti petroliferi al momento della produzione. Il secondo O.d.G. mira ad istituire un Fondo di garanzia per il microcredito nelle regioni meridionali, destinato a finanziare l’avvio di una nuova impresa da parte di soggetti disoccupati residenti in tali regioni, gestito dalla Cassa depositi e prestiti, che copra il 50% dei rischi di insolvenza a favore degli intermediari finanziari che erogano il prestito;

In Sicilia ci sono cinque raffinerie tre in provincia di Siracusa (Augusta, Melilli e Priolo)una in provincia di Messina (Milazzo) e una provincia di Caltanissetta (Gela). La Sicilia, infatti, con queste raffinerie lavora circa il 42% del totale di greggio prodotto in Italia, con dannose ricadute sulla salute dei cittadini e sull’ambiente, per la compromissione del suolo, delle falda acquifere delle coste e dell’atmosfera, e consuma 2.258.000 tonnellate di carburanti, circa il 6,3% sui quali viene pagata dai consumatori siciliani l’accisa. Eppure la legislazione nazionale già prevede, in alcuni casi, l’esenzione per alcune categorie e situazioni particolari e la riduzione del prezzo alla pompa di zone di confine, come Val d’Aosta, o Friuli Venezia Giulia, che con la Finanziaria 1996 è stato autorizzato a praticare una riduzione del’imposta di fabbricazione, a carico del bilancio regionale, determinando un incremento dei consumi con conseguente aumento delle entrate regionali;

Sono ben cinque le concessioni attive per estrazione del petrolio nella nostra Isola. Le due più grandi sono di proprietà dell’ENI e trivellano a Gela in un aera di 93 chilometri quadrati, e nella contrada Giaurone, sempre nel gelese, in un aerea di 4 chilometri quadrati. Attraverso ben 131 pozzi, in questi due siti l’Eni nel 2009 ha estratto 420 tonnellate di petrolio. Sempre dell’ENI sono anche 102 pozzi a Ragusa, che trivellano un area di 77 chilometri quadrati. I giacimenti siciliani valgono il 9 per cento del’intera produzione ENI in Italia. Complessivamente i 241 pozzi petroliferi estraggono ogni anno 600 tonnellate di greggio, il 15 per cento dell’intera produzione in Italia. L’estrazioni effettuate valgono alle compagnie petrolifere oltre 300 milioni di euro, ma le royalty pagate alla Regione, sono 420 mila euro all’anno (totale percepito nel 2009);

In Italia le Royalties (le aliquote che le compagnie devono pagare allo Stato sul quantitativo estratto di petrolio) sono tra le più basse del mondo: il 10 per cento per i giacimenti in terraferma, il 4 per cento off-shore, contro una media delle aliquote applicate negli altri Paesi del mondo che oscilla tra il 20 e l’80 per cento;

In Sicilia nonostante che, per la sola terraferma, la competenza normativa e amministrativa è completamente autonoma, le aliquote sono le stesse di quelle stabilite dallo Stato (Rapporto energia 2011 – Assessorato Regionale dell’Energia e Pubblica Utilità). Inoltre, come nel resto d’Italia, per ogni singola concessione c’è una franchigia annua per le prime 20 mila tonnellate in terraferma e 50 mila tonnellate per le estrazioni offshore equivalenti a 300 mila barili di petrolio. Sotto questi tetti produttivi le società non sono tenute a pagare l’esiguo 4 per cento per le estrazioni offshore e 10 percento per quelle onshore. La compagnia è l’unica responsabile della corretta misurazione delle quantità prodotte comunicate mensilmente all’URIG. Non è previsto nessun sistema tecnico per la rilevazione automatica della produzione di greggio (Disciplinare tipo per i permessi di prospezione, ricerca e per le concessioni di coltivazioni di idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio della Regione Siciliana, approvato con decreto della Assessorato Regionale dell’Industria del 30 ottobre 2003;

La Regione Siciliana …( da verificare Delibera del 23 Agosto 2012), in attuazione della Convenzione di Barcellona per la tutela e la prevenzione del Mar Mediterraneo ha già chiesto al Governo Nazionale “ il blocco temporaneo e immediato di tutte le autorizzazioni di tutte le autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazioni off shore, comprese quelle la cui istruttoria  risulta in itinere, in attesa di una celere e puntuale regolamentazione della materia; la rapida  istituzione anche nel Canale di Sicilia di una Zona di Protezione Ecologia (ZPE), così come esiste nel Mar Ligure e nel Mar Tirreno…”;

CHIEDE:

–  quali misure, e entro quali termini, intenda adottare a tutela dell’area marina interessata dal progetto di realizzazione della piattaforma petrolifera Vega B;

–  se intende sentire i rappresentanti delle Amministrazioni interessate;

–  se intende avviare le modifiche delle aliquote che le compagnie devono pagare sul quantitativo estratto di idrocarburi on shore.

(l’Interrogante chiede risposta scritta)

gennaio 2013                 ON. DINO FIORENZA – PARTITO DEI SICILIANI

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