Ben organizzata dal gruppo catanese dell’Istituto “Terra e LiberAzione”, con l’adesione solidale dell’Istituto per la Cultura Siciliana, il 18 dicembre si è tenuta con successo la seconda sessione del nostro Seminario sulla Moneta siciliana.

Presenze qualificate anche da Palermo, Messina, Siracusa ecc., è stato tra l’altro approfondito e apprezzato il progetto di legge di iniziativa popolare promosso (e ben illustrato) da Giuseppe Pizzino e dall’Associazione Progetto Sicilia. Torneremo sull’argomento.

Qui di seguito, pubblichiamo intanto un estratto dalla relazione introduttiva tenuta da Mario Di Mauro, Fondatore di “Terra e LiberAzione”.

Lavori in corso: per la Moneta Siciliana Sovrana e per una propedeutica Moneta Sociale d’Emergenza.

L’Istituto “Terra e LiberAzione” fa quello che può e che deve FARE. Alzando uno sguardo siciliano, critico e solidale, sulle cose della Vita e del Mondo. A ciascuno il suo.

Buon Natale, di Cuore. A Tutti.

@Terra e LiberAzione

Guardava lontano il prof.Noam Chomski, il più grande e discusso linguista vivente, quando ripeteva sempre che l’unica differenza tra una Lingua e un Dialetto è che la Lingua ha una Moneta e un Esercito.

In fondo, la Sovranità popolare non è altro che una Lingua di Libertà declinata nel verbo della Moneta e della Contraerea, cioè della politica economica e della politica estera…

Guardava lontano Muammar Gheddafi, quando, con Nelson Mandela, si preparava a coniare l’Afro, la moneta africana con sottostante reale, per capirci: sarebbe stata la moneta più solida del Mondo avendo come sottostante le risorse immense del Continente africano…Il golpeguerra che lo ha travolto è stato scatenato dall’Imperialismo occidentale solo ed esclusivamente per questa ragione: purtroppo una moneta senza contraerea politica e militare non è di questo Mondo.

Guarda lontano anche il prof.Amos Yadlin:“Il Cyberspazio  concede a piccoli Stati e a singoli individui un Potere che finora era appannaggio solo delle Superpotenze. La CyberWar, la Guerra Elettronica, ha la stessa portata innovativa che ebbe l’Aeronautica nelle guerre del Ventesimo Secolo”.

E la previsione è a dir poco autorevole trattandosi dell’ex capo dell’Ha-Mossad le-Modi’in ule-Tafkidim Meyuchadim, i Servizi segreti militari di Israele, nonchè attuale rettore dell’Istituto di Studi Strategici di Herzliya.

In verità questa previsione di carattere militare è espressione di una tendenza più profonda occultata dalle ideologie fumose della “globalizzazione”.Che tra i venti Paesi più ricchi del Pianeta almeno una dozzina siano piccoli e piccolissimi la dice lunga anche sull’ideologia “europeista” e sulle apocalittiche geopolitiche che richiamano la “deriva dei continenti” di Wegener e la “Guerra dei Mondi” di Wells. E vorrà pur dire qualcosa che nel Novecento delle Guerre mondiali a varia “intensità, dell’implosione di Imperi e di trentennali Ricostruzioni “gloriose”, siano sorti almeno 150 nuovi Stati, più o meno “sovrani” o “pupi”: ma il “dato duro” è indiscutibile. Unità e Scissione sono termini invarianti della Dialettica geopolitica nell’Epoca dell’Imperialismo. Altro che “secolo breve” e “fine della storia”!.

Qualunque persona sana di mente, libera da patologiche ossessioni “unitariste” e da onirici delirii “cosmopoliti”, potrebbe comprendere facilmente, per esempio, che una Sicilia sovrana, civilmente ricostruita e infrastrutturata secondo un Piano decennale di socializzazione ragionevole, sarebbe, senza alcun miracolo, tra le prime 20 potenze mondiali. Per qualità della vita certamente fra le prime 10. Non è una formula magica, né una generosa opinione; ma un algoritmo che produce un modello econometrico. Ma, prima, si deve impiccare l’Entità, che non è la “mafia”, quella è solo una cameriera analfabeta dell’Entità. E non sarà possibile senza impugnare sul piano strategico la potenza dell’insularità mediterranea, e il sea power che ne deriva.

L’Emirato di Skallya, mille anni fa, ci riuscì: tra l’altro anche coniando moneta sovrana. I porti siciliani, quello di Palermo in particolare, divennero lo snodo commerciale più importante del Mondo: l’oro del “Sudan”, scambiato, per esempio, con la pasta e la carta di Trabia, si tradusse in kanat e giardini…

A seguire, la “soft-autarchia” skallyano- normanna, che rimise ordine nella crisi politica interna caratterizzata dalla fitna endemica tra i kaid locali, preveniva la Carestia e temeva le Pestilenze. Le temeva a ragion veduta, ma non rinunciò certo al sea power, alla flotta…sebbene più militare che commerciale.

La “soft-pianificazione” federiciana, assicurato cibo e reddito vitale ai Siciliani; ridotti all’essenziale, sul modello islamico della zakat, le imposte, i tributi, le tasse (e i nemici), valorizzava il grano nelle mercature mediterranee (Pisa, Genova, Tunisi…) per costruire l’Impero il cui cuore di zolfo batteva in Sicilia. Non temeva nulla. Neanche la peste nera!.

Il Vespro (1282) è una Rivoluzione permanente lunga 130 anni, grazie all’autonomia culturale e politica di Città e Masserie.

Il Vespro è l’eredità “imprevista” di quello Tsunami psico-politico che fu Federico Ruggero II, lo Stupor Mundi. La sua Onda Lunga è tuttora viva e operante. L’Aquila Bianca volerà di nuovo sulla Cima dell’Etna. Altro che droni e giocattoli vari!.

E così via…passando per la Grande Rivolta “fiscale” siciliana del 1647, più attuale delle illusioni indipendentiste dell’Ottocento e del Novecento, arriviamo fino ai nostri giorni. Ne riparleremo.

In questo ragionamento è bene fissare, intanto, un punto fermo: l’insularità siciliana, il sea power che ne deriva, come chiave di lettura della nostra Storia e asse vettoriale, strategico, di un vero Progetto politico di Rinascita civile: per alzare uno sguardo siciliano sulle cose della Vita e del Mondo. Noi non rivendichiamo nulla presso “Roma”, “Bruxelles”, “Washington”…Non vogliamo proprio niente. Niente, tranne una cosa: se ne devono andare da casa nostra, devono mollare la presa sul “sea power”, il “potere marittimo” (sulle acque territoriali e… sul correlato spazio aereo). L’essenza della Questione siciliana, come problema irrisolto dell’autodeterminazione del Popolo Siciliano, è tutta qui. E ci resterà fin quando non la impugneremo come una clava per liberarci da questo miserabile Sistema-Sicilia, palude neocoloniale, riserva indiana, in cui le uniche professioni che resistono sono ormai quasi tutte legate alla malattia, alla lite, ai debiti e ai pannoloni; questo Sistema-Sicilia, che, all’alba del Secolo XXI, nello scacchiere globale, è del tutto una colonia militare strategica dell’imperialismo anglostatunitense, amministrata in accomandita semplice dal colonialismo euroitaliano, con la foglia di fico di una falsa “autonomia” e l’alibi retorico della “mafia”, una miserabile società di servizi manovrata dai Poteri Forti dello Spettacolo neocoloniale: insomma, un delitto perfetto. Colonia militare strategica, questa Sicilia Ostaggio è come Giona nel ventre della Bestia …(…)

Annunci