I minatori della regione di Donetsk scioperano ad oltranza per protestare contro l’esercito ucraino e la sua “operazione antiterrorismo” nel Donbas. Tentando di mantenere un aspetto moderato e ragionevole, la repressione militare svela le vere intenzioni delle autorità di Kiev verso l’Est del Paese.
La classe dirigente ucraina, ovvero gli oligarchi, è guidata dalla disperazione e non è disposta a fare alcuna “concessione”.
Le rassicurazioni di Kiev di un approccio diplomatico coprono  l’intensificazione della repressione contro l’est ucraino, per difendere le proprietà degli industriali. È  una domanda pressante a Kiev dagli industriali che possiedono miniere e acciaierie nel Donbass, minacciati di espropriazione dai leader delle repubbliche di Donetsk e Lugansk.
La borghesia occidentale invoca un Pinochet che installi una dittatura che reprima le regioni ribelli e imponga una “terapia d’urto” neo-liberale contro i diritti sociali rimasti in Ucraina.
Il governo di Kiev ha avviato un programma di “austerità” con tagli a pensioni e a decine di migliaia di posti di lavoro pubblici, e l’aumento dei prezzi di cibo e gas, secondo il programma di ‘salvataggio’ del FMI.
Artiglieria, aerei da combattimento ed elicotteri vengono utilizzati per colpire le città ribelli di Donetsk e Sloviansk, causando morti tra i civili e la distruzione di case. A seguito di questi eventi i minatori del Donbas scioperano a tempo indeterminato chiedendo la fine della repressione e il ritiro delle forze ucraine.
Va ricordato che all’inizio della crisi gli oligarchi corteggiarono la classe operaia per averne il sostegno in cosiddetti scioperi a favore delle nuove autorità ‘democratiche’. Rinat Akhmetov, l’oligarca più ricco dell’Ucraina, aveva chiesto ai suoi lavoratori di mobilitarsi contro le repubbliche popolari che lo minacciano di espropriazione, un appello concluso in un fallimento totale.
Dall’inizio dello sciopero il 27 maggio, diverse migliaia di minatori hanno dimostrato a Donetsk con bandiere della Repubblica popolare e scandendo lo slogan “No al fascismo nel Donbas!”.
Le Repubbliche popolari -legittimate da referendum sull’autodeterminazione- vanno sostenute con chiarezza.
Ci dispiace essere tra i pochi a farlo, se non altro informando correttamente.

Catania, 2 Giugno 2014. L’Esecutivo Centrale di “Terra e LiberAzione”

Annunci