INTERVISTA ESCLUSIVA A FABIO MICALIZZI, presidente dell’Assopescatori siciliana, dalle cui denunce ha avuto origine l’inchiesta Poseidon sulla maxitruffa a danno del comparto pesca siciliano.

Realizzata oggi, a casa sua.

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Dal 2008 a oggi ha presentato un centinaio di esposti e denunce ai Carabinieri, alle Procure di Catania, Palermo e Roma, nonché alla Guardia di Finanza. A seguito delle sue segnalazioni ha visto la luce l’inchiesta denominata ‘Poseidon’ sulle truffe ai fondi europei destinati alla pesca. Stiamo parlando del nostro fratello Fabio Micalizzi, presidente regionale dell’A.P.M.P., Associazione Pescatori Marittimi Professionali e consigliere della Camera di Commercio di Catania in rappresentanza del comparto pesca. Camminiamo insieme da anni, al Fronte del Porto di Catania, il suo quartier generale. On the road.

Fabio Micalizzi, grazie alle Sue denunce è stata scoperta quella che il sostituto procuratore di Catania ha definito una «collaudata organizzazione», composta da «soggetti in una rete di aziende compiacenti e pubblici funzionari inseriti in diverse istituzioni», che gestiva «il sistema dei finanziamenti pubblici, allo scopo di un illecito arricchimento». Ci può spiegare cos’è in breve “Poseidon” e da cosa nasce?
‘Poseidon’ nasce perché, a seguito dell’approvazione del Programma Operativo Regionale POR Sicilia 2000-2006 finanziato dai fondi strutturali dell’Unione Europea, è sorta una vera e propria <<progettopoli>> siciliana in cui comitati d’affari gestiti dalla malapolitica sono andati a pesca di contributi per progetti inutili e spesso mai realizzati. In particolare, nell’ambito del Progetto Integrato Territoriale PIT 30 delle Aci per la valorizzazione della pesca, sono stati finanziati 9 progetti, finiti adesso sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Nella lista delle persone coinvolte – 36 indagati, di cui 6 rinviati a giudizio – figurano amministratori, dipendenti e alti funzionari della Regione e del Comune di Acireale, imprenditori, manager, soci e dipendenti di società private, consorzi e cooperative. Sin dal 2006 ho scritto dapprima alla Regione e ai Comuni interessati di Acireale ed Aci Castello e successivamente alla Procura, per segnalare e denunciare come questi fondi europei destinati al comparto pesca stessero finendo nella rete fraudolenta di amministratori, consulenti e proggettisti piuttosto che essere utilizzati per le numerose problematiche da cui è afflitto il comparto pesca siciliano.
Quella riguardante la truffa sui fondi strutturali europei è solo una delle tante denunce da Lei presentate. Su cosa si incentrano le altre battaglie che ha condotto?
Alcune delle battaglie più importanti sono certamente quelle relative a: 1) la creazione di marchi di qualità; 2) i consorzi di ripopolamento ittico; 3) la gestione delle “quote tonno”.
Nella provincia di Catania c’è il record di “marchi di qualità del pescato”, dei quali non sono a conoscenza nè i pescatori nè gli armatori nè tantomeno i consumatori. Grazie alla creazione di questi marchi, de facto fittizi, si ricevono fondi per incarichi, consulenze, studi di settore, ricerche e pubblicazioni. L’ultimo di questi è stato finanziato, se non ricordo male, (d)alla Provincia Regionale di Catania poco prima del suo commissariamento.

Per quanto attiene, invece, i Consorzi di Ripopolamento Ittico, essi costituiscono degli enti che, secondo quanto previsto dalla L.R. n. 31 dell 1 agosto 1974, avrebbero dovuto implementare iniziative per il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di ripopolamento della fauna marina e, più ampiamente, per la tutela, lo sviluppo e il rilancio del comparto della Pesca. Ho scoperto la loro inutilità, l’inutilità dei consorzi, quando sono stato nominato consigliere del Consorzio di Ripopolamento Ittico del Golfo di Catania, istituito nell’aprile 1997. Ritenendo tale Ente di dubbia utilità al fine di perseguire le finalità per le quali era stato istituito, comunicai subito di voler recedere dalla qualità di socio del Consorzio, poiché mancava una progettualità strategica che ne giustificasse l’esistenza e la finalità pubblica. Preparai, dunque, un dossier in cui evidenziavo che i consorzi di ripopolamento ittico erano ben undici, ciascuno dei quali con presidente e relativo consiglio di amministrazione, e denunciai come essi rappresentassero dei veri e propri ‘stipendifici’ che costavano alle casse regionali ben due milioni di euro l’anno. Vi erano persino Consorzi ittici “di montagna” come il “Consorzio di Ripopolamento Ittico dei Nebrodi”! Grazie alle mie ripetute segnalazioni, nel 2012 si è arrivati al commissariamento dei consittici, ma siamo ancora in attesa che vengano sciolti definitivamente.
Un’altra anomalia contro la quale mi sono battuto riguarda la gestione delle quote tonno. L’Unione Europea, sulla base delle raccomandazioni dell’ICCAT, assegna a ciascuno Stato membro un quota di cattura del tonno e delle altre specie affini, ponendo così limitazioni al quantitativo di pesca consentito. Lo scopo, protezione e conservazione dei tonnidi, è certamente virtuoso e condivisibile: sono poco chiari e molto sospetti, invece, i meccanismi di assegnazione e gestione di codeste quote da parte del Ministero competente della Repubblica Italiana. Nutro forti sospetti che l’attribuzione e la distribuzione delle ‘quote tonno’ sia soggetta alla corresponsione di tangenti. Il tutto a discapito della pesca siciliana.
A proposito di pesca siciliana… La interrompo per chiederLe, appunto, qual è la situazione del settore ittico dell’Isola per quanto concerne i piccoli e medi pescatori che Lei rappresenta?
Innanzitutto posso dire che il ‘mercato unico’ europeo e i meccanismi del liberismo stanno uccidendo il pescato locale di qualità. Bisogna far sapere ai cittadini che l’80% del pesce che finisce sulle loro tavole proviene dall’estero. Tornando per un momento al tema delle ‘quote tonno’, i meccanismi di assegnazione favoriscono il mercato di scambi internazionale ed i grossi pescherecci multinazionali (giapponesi, canadesi) a discapito della pesca locale. Mi raccontano i pescatori di Porticello che si trovano spesso a dover assistere da spettatori nel “mare nostrum” alla pesca da parte di imbarcazioni battenti bandiera nipponica (situazione denunciata da Terra e LiberAzione, ventanni fa!, ndr). Sotto certi aspetti , inoltre, i pescatori professionali sono svantaggiati persino rispetto ai diportisti (pesca sportiva), ai quali è consentita la pesca di un tonno ogni 6 ore: se invece uno di loro, durante la pesca di altre specie, aggancia accidentalmente un tonno, è costretto a rigettarlo in mare (anche morto) per evitare di incorrere nelle severe multe della Capitaneria di Porto e della Guardia Costiera. La flotta della piccola e media pesca negli ultimi anni si è sostanzialmente dimezzata. A questo ha contribuito naturalmente anche la gestione truffaldina di fondi che avrebbero potuto dare una boccata d’ossigeno, innovare e rilanciare il comparto pesca. Chiedo poi a gran voce che la Regione Siciliana intervenga direttamente in materia di pesca, legiferando autonomamente come il vigente Statuto le consente. Mi rendo conto che la mia risulta essere una richiesta surreale, considerato l’atteggiamento di troppi amministratori ascari che da decenni vendono e svendono le ricchezze del suolo del sottosuolo e del mare siciliani. E’ paradossale, peraltro, che in una Terra come la Sicilia, con oltre 1000 chilometri di costa, non esista un Assessorato al Mare, che si occupi interamente delle nostre acque territoriali con tutto ciò che ad esse afferisce in termini di patrimonio e produttività (come giustamente sostiene Mario Di Mauro, il fondatore di Terra e LiberAzione).

Signor Micalizzi, per concludere ritorniamo all’inchiesta Poseidon che ha dato inizio alla nostra intervista. Come crede che si concluderà la vicenda? Prevede una condanna a strascico di tutti i responsabili delle truffe o teme una soluzione “all’italiana” con ennesimo buco nell’acqua… giudiziario?
Posso dire che, dopo anni di denunce e battaglie, mi sono emozionato nell’apprendere che la magistratura aveva finalmente scoperchiato questo vaso di Pandora della ‘progettopoli’ siciliana. Naturalmente auspico che i responsabili di qualsiasi livello e prestigio vengano condannati. Sono stato spesso deriso per la mia ostinazione nel denunciare il malaffare e hanno provato anche ad isolarmi e a mettermi contro gli stessi pescatori, creando associazioni alternative all’A.P.M.P. con il solo scopo di sgretolare la categoria. Adesso, però, riacquisto fiducia che anche altre mie denunce possano trovare sbocco in inchieste giudiziarie. Ad esempio quella riguardante l’Area Marina Protetta di Aci Trezza: per la sua istituzione e mantenimento vengono incassati parecchi quattrini, ma nella realtà essa è invasa da discariche abusive che riversano in mare ogni minuto ettolitri di liquami e rifiuti.

FORZA FABIO!

@TERRAELIBERAZIONE-FRONTEDELPORTO-CATANIA.

-a cura di Stefano Fiamingo.

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