Dedicato ai nostri indimenticabili Maestri: Natale Turco e Nicola Zitara.

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Il cammino per riabitare Trinakria e viverla con competenza dischiude le porte di interi mondi e d’altre regioni teologiche, configura un tipo umano che ha i tratti del monaco-guerriero, e sfocia in un nuovo nomos della Terra. Questo cammino non può contare su scuole, partiti, chiese, massmedia…ma può contare su un paesaggio impareggiabile, su imponenti depositi memoriali e sulla potenza di forze cosmiche che si scoprono camminando. Da soli o in fratellanza elettiva.
Nel suo studio “Sulla Guerra”, Karl Von Clausewitz identifica la forza di carattere come “costanza nella propria convinzione”. E sebbene nella Realtà “è sempre in base a un vago presentimento della verità che si è costretti ad agire, i principi fondamentali e le idee che guidano l’azione da un più alto punto di vista, non possono che essere frutto di una chiara e profonda visione, e ad essi è ancorata l’opinione ondeggiante tra i molteplici casi individuali che si presentano…Una certa fede in sè stessi è necessaria, un certo scetticismo è benefico”. Una chiara e profonda visione, questo è l’Isola Giardino inscritta come un destino nel Tempo siciliano.
L’Azione quotidiana orientata da questa “chiara e profonda visione” consiste nel dare a se stessi e, in prospettiva, a un popolo intero, un’economia pianificata nell’interesse sociale e una cultura radicata e aperta ai dati del Mondo: per elaborare, nel pluralismo, un modo di vivere sobrio e saggio, non alienato, assennato, capace di accogliere quella calda e fertile onda affettiva che risale dal pane caldo cunzatu con l’olio e l’origano dei nostri poji, delle colline siciliane. Per poter coltivare il Pane della vita, raffinarsi nella Pazienza, verificarsi nel rapporto col Tempo, riscoprendo le perle di quell’antico Rosario in cui l’Esserci accade tra Terra e Cielo…Perchè ciascun Siciliano possa piantare la sua palma, il suo ulivo, il suo fico…, scavare il suo pozzo, costruire una sua casa…Imparando a cantare la Verità siciliana, a giustificarla nel Mondo. Imparando ad alzare uno sguardo critico e solidale sulle cose della Vita e del Mondo.
La cultura identitaria -scrive Franz Fanon nel suo “I dannati della Terra”- non è il folclore in cui un populismo astratto ha creduto di scoprire la verità del popolo. Nè quella massa sedimentata di gesti sempre meno riallacciabile alla realtà presente del popolo. La cultura identitaria è l’insieme degli sforzi fatti da un popolo sul piano del pensiero per descrivere, giustificare e cantare l’Azione attraverso cui il popolo si è costituito e si è mantenuto. La cultura identitaria, nei paesi
colonizzati, deve dunque situarsi al centro stesso della Lotta di Liberazione. Una Lotta che comincia nel cervello di ciascuno e nella maturazione di un diverso, più radicato e più competente modo di essere e di esserci, che liberi le Idee dalle ideologie e il pragmatismo dalla miseria morale.

*Estratto dalla Relazione di Mario Di Mauro al Cuncumiu del 2004, ribadendo, nella sostanza, i punti fermi nel 1984. Non abbiamo nulla da aggiungere, nè da togliere. Il Cammino è tracciato. Da trentanni.

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