travel_03_temp-1327936167-4f26b2a7-620x348In occasione degli imminenti festeggiamenti in onore della Santa Patrona di Catania – la Martire Indipendentista AGATA, alla quale è consacrato, da 30anni, il Cammino della Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”- con riferimento all’ordinanza sindacale che lo scorso anno reiterava il DIVIETO di accensione dei ceri devozionali, ci preme evidenziare le nostre perplessità in merito a tale disposizione che, verosimilmente, verrà rinnovata anche quest’anno.
Le festività agatine rappresentano un momento di celebrazione della fede e dell’identità catanese; costituiscono una fase in cui l’intera città, coniugando devozione religiosa e senso di appartenenza territoriale, si raccoglie attorno alla propria Santuzza. La millenaria Festa di Sant’Agata è la festa della Città di Catania, alla quale prende parte un numero di persone che la rende la terza festa religiosa più importante al mondo. Ed è, soprattutto, la festa dei catanesi, i quali da sempre manifestano la propria devozione verso Agata con l’accensione dei ceri e l’offerta di essi alla Santa nel corso della processione. Un gesto, apparentemente semplice, che rappresenta invece il reale momento in cui ciascun fedele entra in contatto diretto e personale con la Patrona. Vietare l’accensione dei ceri costituisce un atto miope, emblema di un degenerato scollamento tra la realtà burocratico-amministrativa -ipocritamente condivisa dagli ambienti peggiori della Chiesa cattolica- e la vivida realtà della città etnea.
Qual è lo scenario desiderato? Una processione durante la quale i devoti consegnano alla Santa i loro ceri spenti? Uno scenario, questo, tinto di quell’apatia e di quell’alienazione che governanti autoreferenziali vorrebbero calare sulle teste dei cittadini. Spegnere i ceri significa “astutare” la devozione e l’entusiasmo di un popolo che fortunatamente, in questa occasione, riesce ancora a ritrovare se stesso.
“Cui prodest?” ci chiediamo inoltre! Di certo non alle storiche Cererie della città etnea di Catania.
Ordinanze di questo genere, forse, giovano soltanto a celare le molteplici inadeguatezze del Palazzo nel relazionarsi a una Festa della “gente”; giovano, forse, a sublimare la sporcizia morale che alberga in numerose stanze istituzionali e clericali tramite una perversa smania di pulizia delle strade vissute e battute dai cittadini, e peraltro tassate, da mafie e antimafie, per un semplice parcheggio. Strade “pubbliche”?..
No, quest’ordinanza non giova alla Festa di Sant’Agata. Ne siamo certi.
Viva Sant’Agata. Viva i Ceri. Viva Catania e i catanesi.

Stefano F..-portavoce della Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”SOL 1

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