Pubblichiamo un breve estratto della lunga intervista rilasciata da Mario Di Mauro, Fondatore di “Terra e LiberAzione”, alla redazione della rivista palermitana “Quaderni di ZABUT” (esce a giugno).

fotoperblog30aprileZabut/DA CHE COSA PRENDE LE MOSSE IL VOSTRO “CAMMINO”, IN  PARTICOLARE NELLA FASE STORICA ATTUALE?.
Il Cammino della Fratellanza “Terra e LiberAzione” è un esperimento con la Verità che nasce dalla Conoscenza, partendo da sè stessi e alzando uno sguardo critico e solidale sulle cose della Vita e del Mondo: dalla Cima dell’Etna, per usare una immagine cara ad Edgar Allan Poe.
Parola-chiave: la Realtà, la Realtà Siciliana, oltre le cortine fumogene dello Spettacolo neocoloniale e delle sue psicopolizie, la Realtà della nostra Isola-Nazione nel Mondo così come è, una Realtà che cerchiamo di scandagliare in profondità, fino alle linee di faglia geostoriche e alle psicologie individuali e sociali.
Prima studiare e capire, poi agire, anche su un solo obiettivo, semplice o “folle” che sia, se e come si può, insieme a chi ci sta: per la liberazione biopositiva delle energie siciliane, per la biosocializzazione della Conoscenza e delle Risorse produttive, a partire dal “Lavoro” del Sole e della Terra… Essere “movimento reale”, considerare gli “altri” in primo luogo Persone, Essere Umani come noi. La selezione la fa il Cammino e il resto viene dopo, se viene. Se non c’è il Rispetto non c’è l’Onore, valori fondanti dell’Identità siciliana, malgrado tutto.
Nelle nostre Tesi di Fondazione, nel 1984, e nell’intero lavoro teorico e pratico sviluppato in seguito, in polemica con le letture “periferiche” della Realtà siciliana, più o meno “mezzogiorniste” (un paese barbaro, civilizzato dai piemontesi e popolato dai mezzogiornali?), ne abbiamo focalizzato invece la centralità -spesso perfino decisiva- nella Storia mondiale. Definendo la Realtà siciliana come specifica “formazione economico-sociale” (Nazione), “perno geostorico” dello spazio mediterraneo,” luogo di accumulo della potenza marittima” (sea power). A Sud di nessun Nord, nell’alternanza delle direttrici Nord-Sud ed Est-Ovest dei flussi migratori e delle contese imperialiste (mosse sempre da ragioni geoeconomiche, fin dalla guerra di Troia per il controllo dei Dardanelli, per dirne una!) l’Isola è invariante perno e piattaforma girevole delle dinamiche, delle fratture e dei sincretismi, delle rotte e dei corridoi…della “pianura liquida” mediterranea con o senza Muri sull’Acqua.

Zabut/Come definite la “Questione Siciliana”?
Quando parliamo della Questione Siciliana parliamo dell’irrisolto problema della Sovranità del Popolo Siciliano sulla propria Terra di appartenenza e di Vita. Sovranità politica sul suolo, sul sottosuolo, sulle acque territoriali e sul corrispondente spazio aereo. Ovviamente nel quadro degli attuali regolamenti internazionali…: quello che vale per l’Islanda, per l’Irlanda o per Malta, per fare qualche esempio, vale anche per la Sicilia. Ci sembra normale, anormale è la condizione neocoloniale che ci sta strozzando.
Quando parliamo della Questione Siciliana parliamo, dunque, della sofisticata e capillare Macchina di compressione e svuotamento neocoloniale che domina, avvilisce e avvelena uno strano e originale “Popolo”. Un “composito multietnico” specifico, né migliore né peggiore di altri, plurale nella sua unitarietà di biostorica concrezione in forma di “Popolo”…laddove la Geografia ha fatto e fa, comunque, la Storia. E’ la Sicilia a fare i Siciliani. Altra cosa è l’esserne consapevoli: questo “Popolo” oggi è una palude familistica, clanica, tribale…e perfino queste arcaiche e nobili forme sociali tendono all’implosione e al delirio egotico. Nei miei studi di etnopsichiatria li ho definiti “sicilianoidi”, forse per farmi coraggio, per non impazzire macari-puru-videmma-madè Jù –quattro isoglosse per dire “anche”- che definiscono le Quattro Sicilie, regioni bio-storiche di un’unica grande e impareggiabile Isola-Nazione, nel cui orizzonte destinale è inscritta l’idea stessa di Isola-Giardino…Ecco: Trinakria vuol dire Giardino! E’ siculo arcaico, lingua di cui ci restano pochi “relitti” scritti, ma è interfacciabile col sanscrito!. E così via…Potrei continuare per ore. Intanto, mentre l’emigrazione di massa svuota interi paesi e inghiotte intere generazioni della nostra Fabbrica di Figli, una selezione genetica al contrario; abbiamo stabilito perfino il record europeo di consumo di psicofarmaci!. E’ il circolo chiuso della miseria. O lo spezziamo o ci spezza iddhu. Ma come? Senza scuole e università, massmedia e chiese, partiti e sindacati, rockstar e pornostar che…lottino per la Sovranità nella Verità?. La palude neocoloniale in cui siamo sprofondati potrà essere bonificata solo da una Comunità di Destino che riconoscerà se stessa riconoscendo i suoi veri Nemici, per dirla con Paul Eluard: esterni, geopolitici per capirci; e interni, la borghesia compradora, dell’intermediazione, del brokeraggio, degli intrallazzi e delle carriere servili, di cui la mafia, e manco tutta, per la precisione la massomafia, è solo una frazione che funziona come società di servizi sul mercato mondiale e ascensore sociale, una puttana figlia della cosiddetta “Unità d’Italia” imposta dagli anglo-piemontesi nel 1860. L’Antimaf, al momento, è poco più di un alibi per rastrellare capitali e cannibalizzare imprese produttive “concorrenziali” che vengono regolarmente fatte fallire (su 1600 imprese “mafiose” statalizzate, ne funzionano solo una dozzina: quelle che sarebbero rimaste in piedi anche da sole!). Con tanto di magna-magna legalizzato.

Zabut/ Cos’è la Mafia, nella vostra analisi…?
La Mafia è l’agente sociale criminale del più classico meccanismo capitalistico di produzione dell’accumulazione originaria, ma meno criminale di quello corsaro che fece grande l’Inghilterra, con tanto di pirateria commerciale e traffico di oppio, guerre imperialiste e “rivoluzioni colorate” in camicia rossa…
La mafia, così come la conosciamo, scomparirà un minuto dopo la proclamazione dell’Indipendenza del Popolo siciliano, sempre che qualche Ur Lodge massonica, americana o magari qatariota o turco-saudita (la Sicilia la vogliono tutti!), non dovesse decidere di usarla ancora, perfino travestita da “Ribelli garibaldeschi” per destabilizzare l’Isola. Ecco, devono essere neutralizzati: ci sono tante tecniche, per esempio, sul modello giapponese: yakusizzati. Alle soluzioni “eroiche” non credevo neanche quando ero ancora ragazzo, fondatore della prima sede pubblica intitolata al buon Peppino Impastato, la sezione di Democrazia proletaria di Ramacca, nel maggio 1978. La Mafia non è un corpo estraneo ai Sistemi economico-istituzionali “legali”, ma ne rappresenta il cuore di tenebra, in un certo senso ne costituisce l’Essenza.
La massomafia nostrana, per esempio, serve al Sistema-Italia per “produrre PIL” (calcolato ufficialmente con tutto quel che consegue anche in termini di rapporto deficit-PIL, rating ecc., da Francoforte a Wall Street!).
La massomafia nostrana serve all’imperialismo anglo-americano, quello vero, quello delle Ur Lodge, i padroni dell’Impero clandestino, i Signori del “Caos necessario” al loro “Ordine necessario”: l’Entità di cui sibilava don Masino Buscetta?. Quello non era un visionario, né fu mai un “pentito”, ai “pentiti” di… Vidocq non ho mai creduto. Ecco, l’Entità: al momento l’Isola è una colonia geostrategica dell’Entità. Una colonia gestita in accomandita semplice dall’imperialismo straccione italiano con l’alibi di una falsa “autonomia vigilata”…

Zabut/Al di là della vostra tattica pragmatica, che vi contraddistingue, qual è la vostra posizione attuale sullo Statuto siciliano del 1946?
Nel Deserto sociale che avanza, dobbiamo come prima cosa riconoscere che un ciclo storico si è chiuso. E’ un ciclo storico determinato dagli esiti della Seconda Guerra Mondiale: Europa divisa in due, Germania divisa in due, Berlino divisa in due…E non ci scordiamo neanche del Trattato di Parigi del 1947 (che peraltro imponeva la smilitarizzazione immediata della Sicilia e della Sardegna: altre lingue biforcute!). E’ il ciclo storico che, nello specifico statale della relazione “centro-periferia” e delle sue forme e dosaggi, possiamo definire dell’“autonomia vigilata”, legittimato da uno Statuto che, tantopiù dal 1992 (Maastricht, le stragi politiche di Capaci e via D’Amelio in Palermo, l’Operazione Britannia) vale meno di certi Trattati di Pace tra il Governo di Washington e le Nazioni indiane; una “Autonomia vigilata” e subordinata a “Roma”, perché il colonizzato è un mezzo ritardato incapace di camminare da solo nella Vita; uno Statuto, di natura formalmente “pattizia”, che venne comunque del tutto sterilizzato, già negli anni Cinquanta, malgrado o forse proprio perchè fu veramente conquista de facto di indipendentisti come il professore Antonio Canepa, fondatore dell’EVIS, che ci rimise la vita, e di molti altri Siciliani coraggiosi, come l’ingegnere Peppino Mignemi (presidente onorario di “Terra e LiberAzione”, tuttora vivente e attivissimo nella Fratellanza, uno spettacolo di Uomo a 91 anni, ndr). L’”Autonomia vigilata” divenne ben presto la foglia di fico di un compromesso moderato semplice ed efficace: mano libera al notabilato politicante e affaristico, ascaro di “Roma”, nel riciclaggio clientelare e parassitario della spesa pubblica, in cambio di voti e controllo sociale, modello “riserve indiane”: al resto ci pensava l’emigrazione di massa, una vera e propria selezione genetica al contrario, una “secessione dei migliori”. Un etnocidio sofisticato completato dalla “società dello spettacolo”. Il sicilianoide medio di oggi è del tutto un colonizzato irrecuperabile, è il tipo sociale selezionato nel ciclo storico della falsa “Autonomia vigilata”.

Zabut/Definite “mito” quello della Sicilia eternamente dominata e perennemente arretrata e immobile…In breve, perché?
Molto in breve…La Sicilia medievale e moderna non era mai stata una colonia assimilata; anche nei periodi più feroci della dominazione castillana, negli anni dell’Inquisizione, sopra il re c’è sempre stato un Vicerè e sopra di questi un sistema di Autonomie, più o meno baronali o beatopaoline, capace di condizionare lo stesso Re. In Sicilia non contò mai granchè il re di Spagna, che, ricordiamolo, era però il sovrano di un Impero dove il Sole non tramontava mai, non il Re di uno staterello nazionale che puzzava di stalla.
Invece c’era un popolo beatopaolino che r/esisteva e spesso si ribellava, come nel 1647, rivolta di tipo fiscale, mi pare di aver capito. Quanto al mito della Sicilia eternamente immobile e arretrata, spacciato in particolare dall’asineria “de sinistra”, megafono popolare delle sorti magnifiche e progressive del “capitalismo di stato” dei poli petrolchimici ecc., basterebbe dire, al volo, che il feudo in Sicilia esisteva da secoli senza i feudatari e senza i servi della gleba e del tutto integrato nel mercato mondiale.
Nel Das Kapital, Marx scrive che il primo luogo dove apparve il capitalismo -nell’antichità classica!- fu proprio la Sicilia. La storiella della Sicilia irredimibile, eternamente immobile e arretrata, è una gran balla; la Sicilia è sempre stata, un Paese dinamico, con una sua collocazione più o meno rilevante nell’Immaginario e nel Mercato mondiale delle varie epoche: e non erano colonizzatori né i viaggiatori del Gran Tour, né le comunità imprenditoriali catalane, genovesi, pisane, inglesi, svizzere…che la vissero spesso radicandovisi del tutto, come oggi a Londra, per esempio!. Io vivo a Catania, a due passi dalla chiesa della Madonna di Mont Serrat, che fu costruita dalla comunità catalana catanese, snodo vitale di un grande impero commerciale, tre secoli fa…ma cca no sapi nuddhu, fossi mancu u parrinu. Assai più indietro, nell’Ottocento, era la Padania profonda, la Paludania terra di malaria e pellagra, fame e disperazione che contribuì, nella prima fase, all’emigrazione italiana in modo assai più massiccio della nostra Sudania. Poi, con le immense ricchezze saccheggiate nel Regno delle Due Sicilie e il leverage delle truffe monetariste dei banchieri torinesi e genovesi, si pagarono, in Paludania, le bonifiche, le reti di irrigazione, le ferrovie, con tanto di immani speculazioni da poterle configurare come la vera accumulazione originaria del “Triangolo Industriale”. C’è un nostro studio specifico, coordinato dal nostro compianto Maestro Nicola Zitara e pubblicato sul nostro giornale-rivista negli anni Ottanta. (…). Insomma, ci fecero cornuti e mazziati.

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