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L’IMPERO DEGLI ZOMBI

LE ZUCCHE VUOTE DI HALLOWEN

DIVORANO L’ANTICA FESTA SICILIANA DEI MORTI

 

Alla fine del 1986 abbiamo proposto al nostro Maestro Natale Turco (1922-1987), il più grande storiografo della Nazione Siciliana, di scrivere una serie di articoli per “Terra e LiberAzione”, da noi intitolata: “Mito e Magia nel Triangolo d’Oro – Il Sentimento religioso del Popolo Siciliano”. Natale –in pochi giorni- impostò i materiali di base per i primi due pezzi: selezionandoli dalla sua “Storia della Nazione Siciliana” (1970). Venne a Ramacca e ci disse: “facitili vuatri!… e me li fate leggere prima della pubblicazione”. Detto, fatto: per il primo, di carattere introduttivo, che uscì sul primo numero a stampa tipografica (dopo due anni di gloriosi ciclostilati). Il secondo, sulla Festa dei Morti, non fece in tempo a leggerlo…Come gran parte dei nostri Lavori non è mai stato pubblicato su Internet. Lo facciamo oggi, salutando chi ci Ama dal Cielo e rinnovando il nostro pietoso disprezzo per le ZUCCHE VUOTE di Hallowen. Le Zucche vuote dello Spettacolo coloniale, in questa “Sicilia peggio di Portorico”.

 

LA FESTA DEI MORTI

di Natale Turco

La ricorrenza religiosa della Nazione Siciliana che ripropone il mito storicamente disperso, ma onnipresente nella coscienza isolana, di Demeter discesa agli Inferi, è la neolitica Festa dei Morti, che la Chiesa ha trasposto nella Commemorazione dei Defunti del 2 novembre.

Essa è attesa dai piccoli e dagli adulti per il fascino misterioso che esercita sull’istinto particolare del nostro (composito etnico), disposto, naturalmente, ad accettare la trasposizione dell’atavico culto dei crani, cosparsi di ocra magica e vivificatrice: usanza religiosa testimoniata dai reperimenti delle sepolture di san Teodoro, del Parco della Favorita, di Castelluccio, Priolo, Melilli, Augusta ecc.

Solamente in Sicilia la data del 2 Novembre coincide con l’antichissima Tradizione del lascito, la Truvatura, dei balocchi ai bambini, da parte dei familiari defunti. Fino a poco tempo addietro era diffuso il costume del banchetto funebre, a sanzionare la continuità della vita dopo ogni funerale: u Cùnzulu. E nel culto di Demeter –(che per Nove Giorni, in lutto, digiuna al buio)- si situa l’origine del Rito del provvedere per Nove Giorni ai pasti del parente o amico colpito da un lutto familiare, chè nella sua casa non si può accendere il Fuoco. E qui traspare l’arcaica tradizione del banchetto totemico. (…)

All’alba del 2 novembre, ogni bimba dell’Isola salta dal letto e si mette a frugare nei luoghi più impensati della propria casa, alla ricerca di tutto ciò che i suoi morti le hanno lasciato: la bambola, il carrozzino, il giocattolo sempre più moderno della civiltà dei consumi, ma trova pure, sempre, la sua piccola scopa, l’antica scopa siciliana di ddisa, simbolo del matriarcato remoto (e della funzione di direzione e d’ordine dello spazio clanico che la Donna vi esercitava).

Ogni bambino, invece, troverà sopra o sotto il lettino la sua spada e il suo elmo di un tempo!.

I picciriddhi siciliani hanno cominciato a conoscere l’albero di Natale e la Befana negli anni Sessanta, da quando cioè la parte più sana della popolazione è stata forzata all’emigrazione in Europa e Oltreoceano dalla politica di denazionalizzazione dell’Isola-Nazione dei Siciliani. (…)

La Festa dei Morti è anche Festa di Dolci. La frutta e i pupi di pasta martorana, di Tradizione siqillyana salvata dalle Monache palermitane, i Nzuddhi alla mandorla, i Rami di Napuli; e i mitici “Ossa i Morti”, biscotti duri di pasta garofanata, che evocano, in profonda leggerezza, col senso del Tempo elaborato dalla Civiltà Siciliana nell’Arco dei suoi Millenni, il “Grandioso Dramma Rituale” inscenato dalla Religio dei nostri Grandi Antichi, nella sua essenza Magica. Il cannibalismo rituale, “cerimonia di un mito originario, che assicura la continuità della Vita oltre la Morte, e che rappresenta l’identificazione del vivo nel suo defunto”.

“L’Identità è un’uguaglianza inconscia” (C.Jung)

@Istituto “Terra e LiberAzione”-Archivio (Fondo Turco-Zitara)

LA NOTA

LA NOSTRA ANTICA “FESTA DEI MORTI” HA RADICI PROFONDE MIGLIAIA DI ANNI. NON HA NULLA DI “CATTOLICO”. NEGLI ULTIMI DECENNI -ANCHE NEI SUOI ASPETTI ESTERIORI- E’ STATA LASCIATA SCAFAZZARE DALLA CHIESA ROMANA, CHE NE FINGEVA UNA DISTRATTA CUSTODIA. ODIANO TUTTO CIO’ CHE NON POSSONO CONTROLLARE E ASSORBIRE. DA SECOLI -DALLA FINE DELLA CHIESA SICILIANA AUTOCEFALICA- HANNO SVILUPPATO UNA “PASTORALE COLONIALE” DEGNA DI QUELLA PRATICATA AB ORIGINE NEL CONTINENTE AMERINDIANO. LA GRANDE MADRE VI SI SALVO’ TRASMUTANDOSI NELLA VERGINE DI GUADALUPE!. SE LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE E’ STATA PERSEGUITATA NON E’ SOLO PER LE SUE MAGNIFICHE ANALISI DI SCUOLA MARXISTA, MA SOPRATUTTO PER IL SUO METODO ETNO-ANTROPOLOGICO DA “SANTERIA”!. MA IL POPOLO ERA GIA’ PIU’ AVANTI. UN ESEMPIO?. SAN BENITO IL NEGRO, PROTETTORE DEGLI SCHIAVI, FIGURA CENTRALE NEL PANTHEON SUDAMERICANO, NELLA SOVRAPPOSIZIONE A DIVINITA’ SCHIAVILI DI ORIGINE AFRICANA, ALTRI NON E’ CHE FRATEL BENEDETTO IL NEGRO, SANTO SICILIANO, NATO SCHIAVO PRESSO UNA RICCA FAMIGLIA DELL’ISOLA, E ATTUALE, SCONOSCIUTO, CO-PATRONO DELLA CITTA’ DI PALERMO!. E’ IL “SAN BENITO” DELLA FESTA CANTATA DAGLI INTI ILLIMANI!.

IL CAMMINO DI LIBERAZIONE DEL POPOLO SICILIANO NON PUO’ CHE DICHIARARE LA SUA INDIPENDENZA SPIRITUALE, BEN OLTRE LA NECESSARIA LAICITA’. NEL RISPETTO VERSO TUTTI, MA NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE IL COLONIALISMO INDOSSA ANCHE MASCHERE RELIGIOSE, PEGGIORI DELLE STESSE ZUCCHE VUOTE DI HALLOWEN.

MARIO DI MAURO



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