giarrizzo

ONORE A UN NOSTRO “NEMICO”

Si è spento stamattina, a Catania, il prof. Giuseppe Giarrizzo (1927). Fu allievo di Santo Mazzarino –del quale non ci pare abbia seguito le orme. E’ stato il più autorevole negazionista del Diritto all’Autodeterminazione del Popolo siciliano: all’inizio degli anni novanta ci attaccò apertamente, liquidandoci come “riesumatori di memorie Quarantottesche”: la risposta fu data dalla redazione della rivista “Terra e LiberAzione”, ma un nostro gruppo simpatizzante fece anche un massiccio volantinaggio, seguito da mirate affissioni di manifestini indipendentisti firmati EVIS fin dentro il suo “Santuario Accademico” (l’ex-Monastero dei Benedettini).

L’azione venne giudicata “inquietante”.  In verità pensavano di avere a che fare coi soliti quattro vecchi separatisti rinvigoriti da qualche scheggia paramafiosa: cosa che in effetti c’era nella Catania di quegli anni. Poi capirono. Avversari si, “inquietanti” no. I manifestini “inquietanti” finirono su una terzapagina del Corriere della Sera con tanto di intervista “inquietante”. A me.

Il nuovo Indipendentismo, quello animato dal gruppo metropolitano di “TerraeLiberAzione”, sfuggiva alle vecchie comode e collaudate etichette: ma eravamo temuti come appestati, untori, sovversivi e così via etichettando.

“Le massomafie accademiche sono il cuore di tenebra dello Spettacolo coloniale, la fabbrica delle pillole scadute più sofisticate, il Porto delle Nebbie dove la Verità Siciliana viene inghiottita…”. Non era il linguaggio vetusto e “quarantottesco” al quale erano abituati!. Né eravamo soggetti etichettabili in modalità questurine. Tutt’altro.

All’inizio degli anni duemila, il Professore, prende di mira la nostra –ben propagandata- posizione anti-guerra in Irak (TerraeLiberAzione –non era un mistero- sosteneva il Fronte Patriottico Irakeno, anche ospitandone a Catania un suo dirigente di primo piano): la critica del nostro Professore fu del tipo: “questi separatisti che appoggiano gli indiani!”. E vabbè. No comment.

Detto questo, non saremo certo noi a sottovalutare il contributo che Giarrizzo –peraltro anche mio professore all’Università- ha dato agli studi storici sulla Sicilia, all’introduzione di nuove metodologie, alla demistificazione di non pochi “miti” come quello –del tutto a/storico- che vuole una Sicilia immobile, feudale, sottomessa…Per non dire della comprensione profonda dei caratteri e delle dinamiche della “ricostruzione a strappi” della nostra Città dopo il Terremoto del 1693 e del respiro mediterraneo della sua visione di storia urbana. Ecco, di questo gli siamo grati, col rimpianto di chi non è riuscito a farsi capire meglio.

E’ stato un uomo del suo Tempo, un grande contemporaneo, che tentava con metodo di leggere il presente con la profondità dello storico: spesso riuscendovi, a volte no. Di lui resta un patrimonio immane di studi, sempre preziosi perché frutto di ricerca autentica, su fonti che grazie a lui abbiamo tuttora modo di poter indagare, anche come semplici “appassionati”.

Suo è anche il merito di aver aperto l’ambiente catanese agli apporti della scuola francese. E “v’ha che” a Lui si deve un determinante impegno nel recupero funzionale dell’ex-Monastero dei Benedettini, attuale sede universitaria e luogo di vitalità e socializzazione sebbene circondato da quelle nostrane riserve indiane delle quali, caro Professore, non abbiamo avuto il piacere di poter discutere seriamente. Sarà per un’altra volta?. E’ stato un Grande. Non lascia eredi. Ai familiari e ai suoi molti amici il nostro più sincero cordoglio.

Mario Di Mauro-Fondatore di “Terra e LiberAzione”.

 *questo commiato è stato pubblicato anche dal quotidiano La Sicilia-30 Novembre 2015