saracinu

Quando la Rai, nel 1972, s’accorse dell’Opra dei Pupi e ne riprese tre rappresentazioni, la prima era su Orlando, la seconda su Don Chisciotte e la terza su Garibaldi. Le prime due vennero mandate in onda, con ottimo successo di pubblico e risalto sui giornali. La terza venne bloccata dalla censura. Come mai?.

SIMBOLO M33 Il “Grande Puparo” muove i fili, inscena la sua Opra, produce il suo Spettacolo coloniale: la Sicilia ne costituisce un Teatro di prestigio, in cui inscenare la Realtà capovolta di una Terra povera e bisognosa di caritatevoli “aiuti comunitari”, abitata da un Popolo da sempre dominato e incapace di intendere e di volere alcunchè.

Oggi che la guerra si chiama pace, l’oppressione è venduta come libertà, il Mondo diventa tutto un’Opra dei Pupi e il linguaggio un’arma di distruzione di massa…Se la Sicilia può essere metafora del Mondo, la storia sconosciuta dell’Opra dei Pupi ha qualcosa da raccontarci. In origine, nella prima metà dell’Ottocento, l’Opra siciliana dei pupi inscenava l’intera storia del Mondo, “da Achille a Mosè all’ultimo bandito”. Attingendo alla tragedia classica e al teatro spagnolo d’armi e d’amore, ma anche a Shakespeare, essa esprimeva “un’idea drammatica della storia a livello di cultura popolare, dove affioravano aspirazioni e conflitti che il core paladino della gente sollevava nei confronti del potere…” (F.Pasqualino).

Dopo l’invasione anglo-piemontese e l’annessione catastrofica dell’Isola al Piemonte (1860), anche l’Opra venne colonizzata. Cominciarono col falsificarne l’atto di nascita: infatti, nella storiografia colonialista, essa -malgrado avesse già mezzo secolo!- ha “nascita garibaldina”. Mentre, insieme al filone “tricolore”, prende il sopravvento quello della Chanson de Roland.

Anche questo filone è figlio d’una manipolazione pacchiana della Storia, della quale, però, i pupari siciliani non sapevano nulla. Andiamo in Francia.

La Chanson de Roland venne composta all’inizio del secolo XII e narra eventi dell’anno 778. E’ come se leggessimo sul giornale di stamattina, in cronaca, d’un fatto accaduto nel 1700!.

Qual era l’ideologia dominante nella Francia del tempo?. Cosa avevano in testa?. E’ così che si ricostruisce la Verità della Cose. C’erano le Crociate ed era iniziata la “Reconquista” di Al Andalus, la Spagna islamica. L’impero islamico, come tutti gli imperi, aveva imboccato la fase calante della sua lunga parabola: in Siqillya, per esempio, i conflitti interni tra i vari kaid locali avevano aperto la via all’inserimento politico d’alcune centinaia di cavalieri normanni, che “vi giunsero a piedi” dalla Puglia, dove avevano lasciato la loro religione per abbracciare, in cambio di riconoscimento politico, quella “romana”. In Siqillya, come si sa, assimilarono arte, scienza, cultura amministrativa…e fondarono un Regnum indipendente, “uno stato islamico con un re cristiano” (H.Bresc). Questo innesto, nella storia siciliana, fu “provvidenziale”.

L’idea della Crociata nasce in un determinato clima politico, ed ha radici esclusivamente economiche. Si radicò invece in quella Francia il cui potere temporale fu artefice, sotto la maschera della lotta alle eresie, della irrimediabile secolarizzazione del cattolicesimo. E l’ideologia dominante, com’è ovvio, contribuisce ad alimentare questo clima.

Si inventano “i saraceni”, sintesi di tutto il male possibile: sanguinari, infidi, stupratori, pedofili, terroristi…vi ricorda qualcosa?.

La celebre battaglia di Roncisvalle in cui i prodi cavalieri cristiani sbaragliarono le soverchianti truppe “saracene” accadde veramente: peccato che non fu combattuta contro “i saraceni” bensì contro guerriglieri baschi “cristiani” per il controllo dei Pirenei. Di islamici non c’era manco l’ombra!.

Mentre la battaglia di Poitiers (732) “mirava a piegare Tours e le ricchezze dell’Abbazia di Saint Martin” (A.Ruscio).

Scrive, riferendosi a quei secoli, Henri Pirenne: “sulle rive del Mediterraneo si estendono ormai due civiltà diverse ed ostili”. E’ a questa ostilità, vera bestemmia contro il Dio Unico che il Deserto ha donato al Mediterraneo, alimentata per secoli dalla Chiesa romana e corrisposta in misura assai minore nelle città di Barberìa, che attinge l’ideologia della Chanson de Roland.

L’epos medievale, che trova sintesi nella Chanson de Roland, si definisce attraverso la netta contrapposizione tra spazio proprio e spazio altrui, dove il “campo pagano”, che assedia incombente la “cristianità”, appare un precipitato delirante e caotico simboleggiato nel sogno di Carlo da “una accozzaglia informe di animali e demoni adoranti Maometto, Macone e Apollo” (C.Acutis, La leggenda degli infanti di Lara). Una caricatura ideologica senza capo nè coda.

In verità v’è un filo oscuro che collega il genocidio dei Catari in Provenza, ai roghi delle ostetriche siciliane accusate di stregoneria, alle Crociate in Palestina, alla Reconquista castigliana, alla battaglia di Lepanto, “a quel complotto riuscito che fu la “scoperta” dell’America”…

Ad ogni modo ha ragione il grande storico spagnolo Americo Castro: l’aggressione “cattolica” contro Al Andalus, la Spagna islamica, che si prolunga fino alla cacciata degli Ebrei nel 1492 ad opera dei Re “cattolicissimi” non configura alcun ritorno alla “radici cristiane” della penisola iberica, quanto l’imposizione di un modello franco-germanico feudale e genocida.

La “cacciata degli ebrei” venne attuata, con effetti devastanti, anche nella Sicilia ormai inspagnolata: Siciliani sefarditi, di religione ebraica e di lingua siqilly, siculo-araba, molti dei quali si rifugiarono a Thessalonika (Salonicco), dove, percependosi sempre come Siciliani in Esilio, svilupparono l’industria tessile e vestirono i giannizzeri ottomani…Non meno che orafi a Marrakesh…E alcune migliaia scamparono addirittura a Roma: piazza delle Cinque Scole, nel cuore del ghetto, sta ancora là…Una delle Cinque Scole era quella siciliana.

A noi rimase l’ ispanica cultura doloristica, di morte e di rassegnazione, che ha prodotto in Sicilia più danni della petrolchimica colonialista e della mafia messe insieme, trovando sintesi, grandiosamente tragica, nel martirio di un Cristo nudo e sanguinante, trafitto di spine perfino nella Lingua…Un quadro di Fra Umile da Petralia -si trova a Malta, credo: ma non l’ho trovato- è straordinaria icona della crocifissione del Popolo Siciliano. Un Popolo che r/esiste senzatempo nella Notte dei Beati Paoli e nelle oceaniche processioni barocche del Venerdì Santo.

Ecco, dietro la Chanson de Roland, al di là della sua bellezza estetica, c’è una ideologia imperialista che ha alimentato, nella lunga durata, le “guerre costituenti” dell’Europa e il suo espansionismo coloniale, predatorio e genocida nel Mondo intero, che trova sintesi in quelle forze mentali, doppiogiochiste, che oggi raccontano l’Altro come l’inventato “Paladino di Francia” vedeva l’inesistente terribile “Saraceno”.

Torniamo ai nostri pupi. Sei secoli dopo, al sovra descritto prodotto ideologico attingeranno, ignari, anche i pupari siciliani.

Quando la Rai, nel 1972, s’accorse dell’Opra dei Pupi e ne riprese tre rappresentazioni, la prima era su Orlando, la seconda su Don Chisciotte e la terza su Garibaldi. Le prime due vennero mandate in onda, con ottimo successo di pubblico e risalto sui giornali. La terza venne bloccata dalla censura. Come mai?.

Era su Garibaldi, ma non ne cantava le lodi fasulle. L’annessione truffaldina del 1860 veniva presentata in chiave ironica e veritiera attraverso gli occhi di un pescatore di Marsala realmente esistito, il quale fu l’unico marsalese a seguire il falso “Eroe” nella conquista dell’Isola, resa possibile, come si sa, grazie al sostegno della massoneria e della marina inglesi, all’invasione d’un corpo di spedizione di 22.000 piemontesi e mercenari ungheresi e zuavi, alle promesse-vasellina di “terra ai contadini”, “autonomia bancaria”, “assemblea costituente”, ben presto “plebiscitate” nella truffaldina annessione all’italietta della massomafie tosco-padane.

La Sicilia venne saccheggiata e rapinata: neanche la Chiesa venne risparmiata. La terza flotta commerciale del Mondo, quella delle Due Sicilie, venne demolita prima dell’apertura del Canale di Suez: un concorrente in meno. Gli zolfi e il salnitro = polvere da sparo made in Sicily servirono a fare l’Impero: quello di Sua Maestà Britannica.

Il povero Ninuzzo Strazzera, pescatore in Marsala, divenne lo zimbello del paese!. E questo kuntava l’Opra censurata e mai più trasmessa dalla Rai. La voce di Garibaldi era quella di Arnoldo Foà, la regia di Paolo Gazzara. L’unico Spettacolo autorizzato è quello coloniale. Non saranno effimere “campagne elettorali” animate da volenterosi partitini sicilianisti a liberare il Cammino del Sicilianu Novu verso l’Isola-Giardino. Viviamo dentro una Grande Bugia e ci hanno convinti che senza “tutela esterna” siamo persi. Roba da etnopsichiatria, e guai a dire tantikkia di Verità: che noi Siciliani non siamo migliori nè peggiori di altri Popoli, ma che come tutti gli altri popoli abbiamo diritto ad essere liberi e indipendenti!. Apriti cielo!. E nuatri u dicemu u stissu, pikki’ semu tinti!.

Pani, Pacenzia e Tempu.

@Etna 2002. Mario Di Mauro (TerraeLiberAzione)

 

 

Annunci