SIMBOLO M33

Nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani.

Fin dalla mitica Notte dei Tempi, da quando i primi uomini si misero in cammino dagli altipiani etiopici per cambiare il volto del nostro Pianeta, le migrazioni e le sedentarizzazioni vanno considerate fondamentali chiavi di lettura della Storia Umana.

Sebbene non manchino eccezioni, l’ethnos, l’identità di un popolo, si forma, in primo luogo, in relazione al tellus, all’anima stessa dei Luoghi, e al modo in cui, nel corso di un paio di generazioni, dunque mezzo secolo e non di più, le comunità organizzate degli Uomini si insediano in un determinato territorio.

Poi, anche per millenni -malgrado cataclismi e quant’altro- potrebbe anche non accadere più nulla di fondamentale. L’insularità mediterranea della Sicilia, le complesse vicende geopolitiche che l’hanno segnata, agendo nell’invarianza come luogo di accumulo di energie umane, ha plasmato, sincretizzato e sfaccettato la psiche e i caratteri plurali del suo Demos fin dalle epoche più remote. E il sostrato di questo Popolo, al di là degli innesti successivi, è fondamentalmente riconducibile al misterioso “Regno Millenario” dei Siculi.

La storia dei Siculi -navigatori e allevatori di cavalli, coltivatori e guerrieri- è una storia mediterranea, che lascia tracce di sé in spazi e dimensioni assai più ampi di quanto l’Accademia coloniale, nella sua ossessione sbiancatrice, si ostini a sostenere. Fu un “Regno Millenario”, in movimento, che ebbe infine nelle Valli dei Palikoi, i Gemelli Santi identificati coi Laghetti di Naftìa, il suo cuore di zolfo spirituale e politico. Scriveva Virgilio, intorno all’anno 30 a.C.: “Symaethia circum flumina, pinguis ubi et placabilis ara Palici…” (Eneide, IX).

Intorno alle simetine correnti, laddove ricca e misericordiosa è la terra sacra dei Dvi Palikoi, i Gemelli protettori degli esuli, degli schiavi e delle donne in fuga. Quelle stesse Terre dei Siculi che, quattro secoli prima, erano state teatro dell’epopea del Douketios, il condottiero che li federò nella Sunteleya, rifacendone un soggetto politico indipendente nel quinto secolo delle Guerre costituenti. Dai conflitti che segnerà il secolo anche nella nostra Isola prende forma la civiltà di Sikelya. Una Sicilia “greca”, né tantomeno “magnogreca”, non è mai esistita.

Il Ducezio, Signore delle Valli dei Palikoi, per meriti acquisiti sul campo divenne Condottiero dei Siculi. Poliglotta e abile diplomatico, ne catalizza le aspirazioni in una fase specifica della Storia siciliana, il quinto secolo delle “guerre costituenti”.

La dinamica di quei conflitti, sociali ed economici, non meno che etno-identitari, va liberata da letture riduttiviste, proposte tanto dall’Accademia coloniale, che sbianca e mascaria; quanto dalle evanescenze sicilianistiche.

I Siculi furono una Grande Civiltà, che, nominandola, lasciò il segno più durevole ed evidente del suo contributo alla storia della “Sicilia”. Il fatto che non ci sia, in Sicilia, un solo Museo che ne ricordi le Imprese e la Vita, è semplicemente vomitevole.

Scuncicando cento siciliani per strada, domani mattina, quanti saprebbero rispondere decentemente non a chissà quale quiz di storia antica, ma alla semplice domanda: perchè ti chiami Siciliano?.

Il Ducezio cominciò la sua Guerra di Liberazione contro i mercenari –specie campani- che l’Oligarchia della metropoli siracusana scagliò contro le ricche e prospere Terre dei Siculi. La lotta di classe infuriava a Siracusa…La Guerra ai mercenari, e poi alle armate dell’Oligarchia siracusana, infuriò nelle Terre dei Siculi!. Una Lezione per l’Avvenire.

@1998. MARIO DI MAURO-Fondatore di “TerraeLiberAzione”

Su YOUTUBE. “IN TRINAKRIA: LEPAROLE E LE COSE” –Docufilm dell’Istituto TerraeLiberAzione.

Per approfondire, leggi il nostro blog tematico: www.terradeisiculi.wordpress.com