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E’ spaventoso ascoltare una intera puntata di Rai Storia (11/3/2016) dedicata all’epopea degli zolfi siciliani, che, nelle nebbie di una narrazione senza capo né coda, culmina in sulfurei fuochi d’artificio finali, inscenando lo sbiancamento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori, contadini e minatori, che costituirono il più grande movimento sindacale mai apparso sulla scena mondiale fino alla fine dell’Ottocento.
Rosa Luxembourg lo capì. I “socialisti italiani”, prigionieri delle forze mentali massomafiose tosco-padane, fecero finta di non vedere. Al resto ci pensarono la repressione crispina e poi gli spacciatori del mito dei “siciliani arretrati e irredimibili”. Fino a stamattina. Secondo il pusher storiografico di turno, i primi sindacati dei minatori sarebbero nati in Toscana a inizio Novecento. Il marchettaro si è perso ventanni di storia siciliana. Era l’unico programma della tv di stato che ancora seguivo. Bernardini se ne farà una ragione!. Addio.
Nel 1832 v’erano in Sicilia 190 miniere in piena produzione. Nel 1838 se ne contano 415. Le cifre dei registri di esportazione, verso la Francia e l’Inghilterra, sono impressionanti: nel 1838 vengono imbarcati 87 milioni di kili di solfo, metà finiscono in Inghilterra.
La Sicilia dell’Ottocento è la “miniera del mondo”. L’industria moderna non si “accende” senza i suoi zolfi e il suo salnitro. I solfi siciliani sono necessari nella produzione dei tessuti e, combinati col salnitro, della polvere da sparo, oltre che, in generale, nell’industria chimica e farmaceutica e in agricoltura, specie nella coltivazione della vite. Essi armano la politica delle cannoniere di Sua Maestà Britannica.
La visione sansimoniana del Canale di Suez, afferrata dalla rete di Cobden e dal liberal-protezionismo che arma l’ideologia britannica nella costruzione dell’Impero, presuppone il controllo dell’Arcipelago siciliano, del suo sottosuolo, dei suoi porti, dei suoi Tre Mari. (Istituto TerraeLiberAzione-1991)
L’invasione anglo-piemontese del 1860, nel caos e nelle nebbie colorate della falsa flag garibaldesca, fu una perfetta covert operation tuttora avvolta nel “segreto di stato” dell’italietta massomafiosa!.
Se nel Mondo dell’Ottocento la Sicilia è la Miniera, l’Inghilterra è l’Officina. Senza gli zolfi siciliani quell’Inghilterra in cui “le pecore si mangiarono gli uomini”, sarebbe rimasta forse una terra di allevatori che vendono la lana ai mercanti delle Fiandre e l’accumulazione originaria realizzata dai pirati e corsari di Sua Maestà che predavano galeoni spagnoli sarebbe stata dilapidata nelle bettole di Londra e Bristol.
La narrazione sull’epopea degli zolfi siciliani comincia e finisce regolarmente nelle ipocrite commiserazioni sulla condizione dei carusi. Migliaia di carusi, “comprati” dai picconieri presso le famiglie contadine (“soccorso morto”), discendevano agli inferi per risalire carichi di pietre…
La carusanza è stata oggetto di narrazione letteraria e di accorate denunce filantropiche, ma non fu esclusiva siciliana: essa è tipica dello sviluppo capitalistico e la Sicilia di ieri è il Pakistan di oggi…
E in Inghilterra?. Peggio che a Floristella!. I carusi dello Yorkshire divennero tema delle denunce sociali non solo dei Cartisti (Cobbett) ma anche di patrioti conservatori (Oastler) che vedevano nello sfruttamento del lavoro minorile una offesa alla “natura degli inglesi”: “è anti-inglese inveire contro la schiavitù in paesi lontani e incoraggiarne una ancora più abominevole e vile nel proprio paese”.
E’ il capitalismo, bellezza!. Altro che Sicilia immobile e feudale.
Se c’è un paese in cui un vero “feudalesimo” non è mai esistito è proprio la Sicilia. Marx lo intuì, io, se ci permettete, ve lo spiego con semplicità e qualche migliaio di prove documentali, concatenate in discorso secondo il codex invariante della scuola marxista del Realismo dialettico. Non abbiamo bisogno di produrre nebbia, di ammucciare e mascariare. Studiamo la Realtà, a differenza dei due imbecilli di Rai Storia che mi hanno rovinato il pomeriggio: ma mi hanno costretto a scrivere queste quattro righe.

“Il passato è solo il luogo delle forme senza forze”, scrive Paul Valéry. E questa Sicilia colonizzata, svuotata di ogni memoria storica, è prigioniera di un “passato che non passa”. Lo sviluppo di una coscienza realistico-dialettica della geo-storia siciliana è vettore di potenza nella costruzione del Sicilianu Novu. Ora.

Indicazione pratica. RAI Storia è inquinante. L’importante è saperlo.

@MARIO DI MAURO-Fondatore di “TerraeLiberAzione”- (11/3/2016) 

 

 

 

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