“La Scienza è solo una perversione, se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’Umanità” (Nikola Tesla).

La Scienza critica costruisce le analisi, coglie le dinamiche, delinea gli scenari, individua gli obiettivi veri del Cammino del Sicilianu Novu, ne protegge l’autonomia dei passi pratici. Solo la Scienza. Ma quale Scienza?.

La Scienza, lo sforzo di Analisi scientifica, al servizio di un Cammino di LiberAzione. Il Realismo dialettico come tecnica di materializzazione dello Spirito e spiritualizzazione della Materia.

In questa Terra Sacra che è la nostra Matria che abitiamo nello Spazio; in questo Secolo XXI, che è la nostra patria che abitiamo nel Tempo.

Col Sintimentu, sicula concrezione di Cuore e Cervello.

Come api dell’invisibile che portano il miele negli alveari del visibile.

Il Sicilianu Novu sa che il suo ricostruire è destinato a chi verrà dopo.

E’ il miele d’Aprile nella lunga festa dell’Albero di Trinakria.

Festa è lo spazio vitale nel quale una comunità rielabora e restituisce forme all’informe caos.

Festa è il “plebiscito di tutti i giorni” che fa di un popolo un Popolo.

Il Sicilianu Novu festeggia la sua Terra ogni giorno.

Nello Spirito dell’Alveare!. Sessantamila api, due terzi dell’alveare, quando il Lavoro è ultimato, al culmine della Gioia, lasciano il loro Monastero per fondare una nuova “Città del Sole”.

Lasciano “l’immenso palazzo di cera”, centoventimila cellette ricolme di miele, una intera primavera di Lavoro, e sanno dove andare, Figlie del Sole e della Terra. Il miele d’Aprile dorme quando lo Spirito dell’Alveare sveglia l’Avvenire. La Sciamatura è “rinuncia eroica”.

Se ne vanno cantando… E’ il Trionfo della Sovranità.

E’ “solo letteratura”?. No, è proprio accuddhì.

Ecco: “qualsiasi cosa possa fare l’arte, la vita lo può fare meglio”, dicevano i Situazionisti negli anni sessanta nella loro critica profetica alla “Società dello Spettacolo”.

La rinuncia è sacrificio, sacrum facere, religione della Vita: religio, collegare Terra al Cielo: è l’imago dell’Albero di Trinakria. L’Ulivo siculo, il Fico sikano, la Palma siqillyana, nel Giardino di Nostra Signora delle Api, Hybla la Generatrice, che veglia sulla Sciamatura: “il solo giorno di gioia, d’oblio e di follia, l’unica domenica delle api” (M. Maeterlinck). E accuddhì è. Accade. Non lo vediamo, come non vediamo nulla, senza occhi nuovi per vedere: oltre le nebbie dello Spettacolo coloniale.

Ecco. Non ci resta altro che la radicalità viscerale e incondizionata del Mito ri-costituente. Il Tempo coloniale è vuoto. Non ti ci puoi schiacciare neanche un pisolino. Qui, nel nostro piccolo, cerchiamo intanto di schiacciare qualche pidocchio e di Caminari Addhitta.

Nella Sicilia peggio di Portorico, protettorato coloniale di Bruxelles, “rendita di posizione” geo-strategica delle Massomafie tosco-padane nella relazione con Washington. La SiciliAfrica del saccheggio coloniale attuato da una cupola di gruppi grandi e medi dell’imperialismo europeo: ora tocca alle terre pregiate e al Demanio marittimo. Stanno arrivando!.

Resteremo una Riserva sicilindiana, che sta rottamando l’ultima industria rimastagli: la Fabbrica di Figli, il futuro biologico in cui le famiglie siciliane riponevano le uniche speranze, oltre il vuoto del Tempo coloniale, nell’Isola senza Storia inventata dallo spettacolo delle 13 “dominazioni”!.

Con lo stesso criterio Boston e Baltimora sarebbero oggi colonie inglesi, e la stessa Inghilterra un dominio d’oltremare dei Sassoni e degli Angli dell’Europa continentale. E così via dominando.

Nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, col suo sangue, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani.

La storia dei Siculi -navigatori e allevatori di cavalli, coltivatori e guerrieri- è una storia mediterranea, che lascia tracce di sé in spazi e dimensioni assai più ampi di quanto l’Accademia coloniale, nella sua ossessione sbiancatrice, si ostini a sostenere.

Né l’Emirato di Siqillya fu colonia di nessuno!.

Né fu assoggettato ad alcuno il Regnum provvidenziale determinato dall’irruzione “su chiamata” dei duecento cavalieri normanni, che “giunsero a piedi”, non avevano neanche una flotta, aiutando l’Isola ad uscire dalla fitna, dalla guerra civile tra i kaid locali, stabilizzando uno “stato arabo con una dinastia cristiana” -H.Bresc. Una monarchia “autocefalica” e malvista da Roma, che parlava e scriveva le leggi -e sulle monete, i Tarì- in tutte le lingue del popolo siqillyano.

Né certo fu “dominato” lo “stato-fortezza” di Federico Re dei Siciliani, col suo capitalismo sociale pianificato!. Otto secoli avanti erano!. 

E quando le potenze continentali tentarono -queste si- di dominarci, accadde l’inedito storico. Una Guerra rivoluzionaria permanente, che andrebbe ristudiata sotto una nuova luce. La Guerra rivoluzionaria del Vespro 1282 produsse la prima Nazione moderna della Storia, difendendola per oltre un secolo, nella relazione strategica con l’Aragona alla cui corte scorrevano cultura e sangue siciliani, contro le potenze continentali aizzate dalle forze mentali del papato.

La Sicilia ha una Storia millenaria, non l’Inghilterra, né la Spagna, né il Belgio (che cazzo è il Belgio? l’eredità di Re Leopoldo il criminale del Congo? un incidente nel Trattato di Vestfalia, il cortile di Bruxelles?). E quale sarebbe la storia gloriosa degli Stati Uniti d’Amerika?. Almeno Marx leggetevelo!.

Al Diavolo la Sicilia italiana, la sua borghesia fallita, la sua subcultura kischt-coloniale in formato export “British Museum”. Stanno arrivando da Londra -col patrocinio della Regione, l’Ente amministrativo della Sicilia italiana e n/europea. Per civilizzarci, con la loro litanìa delle dominazioni. Tutte false, tranne quella romano-bizantina, che culmina nella desertificazione determinata dal latifondo tributario delle Chiese di Milano e Ravenna, quando in Inghilterra le pecore non si erano ancora mangiate gli uomini. (Tommaso Moro).

Nel “Dictionary of World Mythology”, riflettendo sull’importazione dal Continente del buddismo Zen in Giappone, Arthur Cotterel scrive: “Aperta alle influenze dall’esterno, come lo era all’immigrazione dei popoli che abitavano il continente e le Isole…la Terra del Sol Levante non ha avuto inibizioni nell’adottare e sviluppare idee di provenienza esterna. Il Giappone è la Sicilia dell’Asia”. 

Le Civiltà funzionano accuddhì. Non esportando oppio e bombe, libertà e democrazia. Per la cronaca, il prof. Cotterel è un celebre Sir di Sua Maestà Britannica. Ma al British Museum fanno finta di non conoscerlo. Quanto agli zombi del nostrano Assessorato regionale “alla cuttura e all’idendidà” e ai massomafiosi sbiancatori dell’Accademia coloniale, e al giornalistume n/eurofondizzato…c’è una sola cosa da fare. Evitarli. Non ci servono. Anzi, non servono. A niente.

(1-CONTINUA)

@MARIO DI MAURO-Fondatore di “TerraeLiberAzione”.

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