“La Civiltà senza Popolo”

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. Sugli schermi globali dello Spettacolo coloniale dell’AntiSicilia vanno in scena i “Tesori della Civiltà senza Popolo”. L’ultimo stupro colonialista contro la Verità Siciliana, l’ennesima pagina nera di un GENOCIDIO CULTURALE lungo 156 anni.

di Mario Di Mauro

banner-terra-2

Nel romanzo coloniale della Sicilia italienata, il siciliano “discende dagli antichi romani”: glielo spiegarono in culla quando alla minna materna, fosse pure analfabeta, si sostituì il biberon tricolorato; glielo fecero scrivere insieme alle aste nella scuola risorgimentata; lo ascoltò alla radio canticchiando faccettanera, ma poi lo disse anche la televisione, dunque certovero ha da essere.

Certovero il sicilianoide risorgimentato “discende dagli antichi romani” (sebbene sia verocerto il contrario!), ma resta comunque Figlio di NN, risultato bastardo di 13 dominazioni (inclusa quella delle selvagge Tribù del Barocco!). Non può che essere vero!. Anche la Cassazione conferma, sigillando, certovero, una “sentenza editoriale”: “LA SICILIA IRREDIMIBILE, PARASSITA E MAFIOSA” E’ UNA NUOVA MATERIA SCOLASTICA (7/4/2016).

Mentre Riina junior presenta il suo imperdibile libro nel salotto televisivo di Vespa, a Porta a Porta… buone notizie dal Ministero della Verità ci giungono anche da Marsala. Il prossimo 11 maggio 2016 –a 30 anni dalla prima pietra e a 156 dal lieto evento!- verrà ufficialmente inaugurato il Monumento ai Mille Eroi di Garibaldi, il primo Dittatore tricolorato della SiciliAfrica italiana*.

Nel 1860, nella dialettica combinata delle correnti politiche francesi e inglesi, in corsa verso l’apertura del Canale di Suez, si scatena la Tempesta perfetta sul Regno delle Due Sicilie. L’inettitudine di Napoli e il secolare e irrisolto conflitto con l’Isola-Nazione dei Siciliani fecero il resto. Una Catastrofe. 

Il Canale di Suez accorciava Spazio e Tempo, ci si doveva attrezzare. Quella visione sansimoniana delle magnifiche sorti e progressive, che Cobden mise coi piedi per terra, imponeva, in nome del liberoscambismo oligopolistico, la liquidazione di ogni resistenza protezionista (le Due Sicilie, per esempio). 

Per sei anni l’Italia Una e Fatta scatenò –con 120.000 militari ben addestrati- una guerra coloniale che assunse forme di vera e propria “pulizia etnica” e viene tutt’oggi presentata come “guerra di civiltà contro il brigantaggio e la barbarie”. Nel Settembre Nero del 1866 la “Comune di Palermo” –insorta per l’indipendenza- venne bombardata dalla flotta italiana. (…)

Ciascuno la pensi pure come gli pare, ma che dopo 156 anni si possa ancora credere che Mille avventurieri –idealisti o mercenari, terroristi o illusi- vennero a liberarci, sbaragliando l’Esercito e la Marina del grande Stato delle Due Sicilie, come fosse un videogioco della Nintendo, deve far dubitare sulla salute mentale di milioni di persone, che, d’altronde, ammuccano tuttora sciami di lapuni, tifando per ribelli colorati e terroristi “garibaldeschi” addestrati dai Servizi occidentali & arabo-alleati che insorgono contro gli Stati canaglia di turno, salvo ritrovarseli sotto casa in libera uscita terrorizzante ad uso e consumo delle logiche razziste e securitarie senza le quali l’imperialismo n/euro-americano e arabo taqfirita–che li manovra- dovrebbe dar conto di troppe cose, variamente colorate.

Il mese scorso, a Rai Storia, Bernardini e un docente di storia sindacale (addirittura!) ci aveva spiegato che i Fasci dei Lavoratori siciliani furono un piccolo e insignificante episodio di arretratezza contadina e zolfifera, chè il movimento sindacale nasce tricolorato e modernamente riformista in tosco-padania. I proletari siciliani erano carusi minorenni e pure analfabeti e malatizzi. Rosa Luxemburg  non la pensava così. Ma cosa volete che sia, sta Rosa femmina, che poi era pure zoppa?.

L’IDEOLOGIA DOMINANTE SARA’ SEMPRE QUELLA DELLE CLASSI DOMINANTI (Marx dixit). L’Ideologia risorgimentata dell’imperialismo italiano e delle sue forze mentali egemoni: le massomafie tosco-padane.

Sbiancata e tricolorata che fu la Storia moderna, si rivernicia psichedelica anche quella antica. Non lasciano tracce, non fanno prigionieri. Lo Spettacolo coloniale, con la sua Accademia mercenaria e la sua Regione della SiciliAfrica italiana, ha finalmente ottenuto il più ambìto riconoscimento. Non che ne siano consapevoli, li conosciamo.

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. E via con la litanìa delle 13 dominazioni (inclusa l’invasione delle selvagge tribù del Barocco!). Il Popolo Siciliano non esiste. Il Grande Gioco ha figliato finalmente la “Civiltà senza Popolo”. Il British Museum lo conferma, esponendone però “I Tesori”!. Chi dovrebbe Rispondere nella Verità?. E come?. I “discendenti degli antichi romani”?.

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. Sugli schermi globali dello Spettacolo coloniale dell’AntiSicilia vanno in scena i “Tesori della Civiltà senza Popolo”. L’ultimo stupro colonialista contro la Verità Siciliana, l’ennesima pagina nera di un GENOCIDIO CULTURALE lungo 156 anni.

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. E via con la litanìa delle 13 dominazioni (inclusa l’invasione delle selvagge Tribù del Barocco?).

Al British Museum, il sigillo definitivo: il Popolo Siciliano non esiste, nè è mai esistito.

Al British Museum, questo ordinato ed efficiente deposito di furti coloniali che inscena, nella sua britannica visione, nell’assenza più annichilente di una qualunque soggettività del Popolo Siciliano, la storia falsa della “Civiltà senza Popolo”, esibendo uno scrigno di Tesori sullo sfondo colorato di un incompreso rosario di monumenti e rovine svuotati di vita e consegnati al marketing londinese dall’Accademia massonica e dalla Regione mercenaria della SiciliAfrica italiana. Al British Museum: Siculi, Sikani, Sikeliani, Siqillyani, Sicilienses…SICILIANI. Mai esistiti.

La Civiltà del Terramare Siciliano ha una GeoStoria PROPRIA, lunga diecimila anni, non è un’Inghilterra qualsiasi. Piuttosto, la metanarrazione fondativa dell’Inghilterra, il ciclo di Re Artù: è stato inventato del tutto, in epoca tarda, e i Celti erano polverizzati da un bel pezzo: da chi?. Dai tanti conquistatori e stupratori della cosiddetta Isola d’Inghilterra, fino ai “pirati feudali” del Bastardo, duce di Normandia, che nel 1066 la fondarono veramente: annichilendo i germanici anglo-sassoni e quant’altri, dagli esausti Britanni, che mai si romanizzarono, fino ai dispersi relitti del mondo celtico. Si salvarono solo gli Scozzesi, che, come è noto, vanno matti per l’Inghilterra, l’unica isola del pianeta a non essere circondata dal mare, ma da popoli che la odiano!.

Geografia allucinata e fantasie arturiane. Ecco gli ultimi coautori del ciclo di Re Artù: Mark Twain, John Steinbeck, Marion Zimmer Bradley, Jack Whyte!. Un’intera “sezione” vi è ambientata sull’Etna!. Magari la creò, quattro secoli fa, il genio di un Crollalanza, un messinese meglio noto –pare- col nome d’arte di William Shakespeare, l’inventore della moderna lingua inglese. Ma sulla biblioteca e le carte del Bardo vige il “segreto di stato”: chissà perché, gli Inglesi sbiancano perfino sé stessi: hanno paura di… “Troppu trafficu ppi nenti”?. L’opera fu scritta tra l’estate del 1598 e la primavera del 1599: come è noto è ambientata a Messina. Dalla civiltà senza popolo, al popolo senza civiltà?.

Per non dire della mitizzata Magna Charta 1215 che, al cospetto delle coeve Costituzioni e Ordinamenti di Federico Rex Siciliae, appare per quello che è: uno scarabocchio scritto in latinorum maccheronico, che regola alla meno peggio i rapporti feudali tra baroni e re, con tutta la simpatia per il Lord Mayor capo delle gilde proto-massoniche di Londra chiamato a sindacare sulle controversie tra i signori feudali “normanni”: sintesi di successo di barbarie vichinghe e francesi, di pirateria e feudo, nell’impresa di Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, che nel 1066 annichilì gli anglo-sassoni germanici: la “pirateria feudale” , la vera matrice dell’ideologia britannica e del suo liberal-protezionismo imperialista.

Tutt’altra cosa furono i “duecento cavalieri normanni” che –dopo aver regolato conti per conto terzi e per conto proprio nell’Italia meridionale, contro Longobardi e Papato– nello stesso periodo dell’impresa inglese del Bastardo- chiamati in soccorso, “giunsero a piedi” nella ricca e popolosa Siqillya islamica tormentata da una endemica fitna, guerra civile tra i kaid locali, dopo 250 anni, 10 Generazioni, di sviluppo impetuoso. I nostri “duecento cavalieri”: un piccolo e fortunato innesto provvidenziale nel demos isolano, che li vide metabolizzati, del tutto sicilianizzati, in pochi anni.

Nei 250 anni la Siqillya islamica sintetizza un nuovo grande popolo sulla base di un composito multietnico: berbero, arabo, yemenita, persiano, ebraico-sefardita, sudanese, che rigenera il demos esausto tardo sikeliano –mai “romanizzato”!- che gemeva le pene schiavili e servili nel latifondo romano-bizantino, infine tributario delle Chiese di Milano e Ravenna!. Ruggero, Rex Siciliae, chiamava tutti Sicilienses  (tranne le piccole e meravigliose comunità siciliane neogreche di rito cristiano-orientale, che prosperarono al tempo glorioso dell’Emirato, non meno delle influenti comunità siqillyane di cultura ebraico-sefardita). 

Tutti pagavano la piccola tassa per il metodico Buon Governo e le opere pubbliche, in particolare idrauliche: chi la zakat, se musulmano; chi la jizya se appartenente al vasto mondo della al-dhimma, “gente protetta”. Multietnico e multireligioso, il Popolo Siciliano nasce come Comunità di Destino nello spazio determinato dall’insularità del suo Terramare mediterraneo. Altro che “discendiamo dagli antichi Romani”, che poi erano anch’essi multireligiosi e multietnici!.

Sradicare un Popolo dalla sua Storia è la condizione primaria per poterlo colonizzare, saccheggiare, annichilire. E’ quanto accade in questa “Sicily conquest”, la “Civiltà senza Popolo”. Un GENOCIDIO CULTURALE che, per il suo carattere di sofisticata e totalitaria pervasività, non ha paragoni nella storia contemporanea.

Andiamo avanti. Alla direzione del Regnum si ritrovano le migliori capacità tecnico-civili e culturali dei Siqillyani, quanto le migliori maestranze riprendono il lavoro nei cantieri navali varando quelle flotte decisive ad afferrare con forza il sea power senza il quale la Sovranità siciliana è perduta. Furono scomunicati dal Papato. Tutti.

Le forze mentali e le strutture amministrative dell’Emirato trasmigrano nel Regnum del nostro amato Grande Ruggero che governava “al mutaz billah”, nel nome di Allah, uno stato islamico come Re cristiano e scomunicato: era il padre di Costanza e il nonno di Federico Ruggero Rex Siciliae et Stupor Mundi: l’Aquila che non ereditò nessun Impero fece della sua Sicilia uno Stato-Fortezza, a economia sociale pianificata e protetta da una potente flotta militare. Ma neanche l’Aquila è siciliana, nella visione colonialista dell’unica Civiltà senza Popolo!. Se nei cervelli hanno la nebbia tricolorata, nei loro cuori s’avanzano solo deserti di malafede.

Il Vespro fu Rivoluzione siciliana, Guerra euro-mediterranea, Frattura di faglia nei Terramare vasti della Storia mondiale di “lunga durata”.  Il Vespro del 1282, per la storiografia più raffinata, rappresenta una vittoria sociale dei Siqillyani, il demos che accumula le proprie energie vitali nell’Emirato islamico che si sviluppa dall’827 al 1091, per 264 anni. Non fu conquista, ma innesto: paziente, come la costruzione dei kanat che democratizzano l’acqua, della rete di fattorie-giardino che democratizzano la terra… fin dove riuscirono ad arrivare. Tagliando “teste inutili” e piantando Alberi.

Giunsero dalla Tunisia, guidati da un anziano e famoso giurista, figlio di immigrati persiani del Khorasan, Asad ibn al-Furāt: il Leone dell’Eufrate, che morì a Siracusa nell’anno 828. Da Qayrawān (Tunisia) avevano risposto alla richiesta di aiuto contro Bisanzio, formulata dal turmarca cristiano della flotta bizantina in Sicilia; risolvendo anche le tensioni interne tra la minoranza araba e la maggioranza berbera nel Banû El Aghlab dell’Ifrīqiya.

I Siqillyani, dai quali discende la maggioranza dei Siciliani di oggi, non vennero assimilati dall’irruzione di poche centinaia di cavalieri normanni -che “giunsero a piedi” (H.Bresc)- quando la crisi politica dell’Emirato siciliano era già in atto per fattori interni di cui la fitna, la guerra civile strisciante, fu solo un sintomo.

Nè furono vinti culturalmente, piuttosto il contrario, malgrado il conflitto di profondità che segna la storia siciliana di quei secoli nell’avanzante ristrutturazione fondiaria in forma di latifondo di tipo feudale –specie nella Sicilia occidentale-che distrusse poi di fatto un “paesaggio da sogno” ch’era stato costruito sull’idea-forza islamica di Giardino-Paradiso: “ci riferiamo soprattutto alla mutazione di cui l’albero fu la prima vittima” (H.Bresc).

E’ una storia irriducibile a semplificazioni. E’ la storia vera di una NAZIONE VERA. Che deve essere ancora scritta.

***

 mario a palermo

In verità, la Civiltà siciliana è stata per millenni una spugna mediterranea, che respirava attingendo a culture multi-etniche e multi-religiose, proiettandone la forza sul Mare.

“Il Giappone? E’ la Sicilia dell’Est-Asia!” (Sir Artur Cotterell).

La formazione di una moderna coscienza nazionale siciliana può essere indagata materialisticamente fin dal tempo dell’Emirato indipendente, la si vede agire come forza statuale e mentale nel Regnum siculo-normanno e nello Stato-Fortezza di Federico II. Un cammino lungo tre secoli, accidentato, complesso, ma ininterrotto, che culmina nel Vespro del 1282 e nella sua Communitas- “Bonu Statu e Libbirtà!”. Una concezione moderna: municipalista, libertaria, federativa.

Il Gran Ribbellamentu della Pasqua 1282 produsse un terremoto geopolitico che scosse per 90 anni le linee di faglia del Mondo euro-mediterraneo, “mutando il destino di nazioni e di istituzioni di rilievo mondiale…nella lontana Inghilterra l’Affare siciliano –come venne subito denominato- influì durevolmente sullo sviluppo costituzionale” (S.Runciman-Trinity College di Cambridge).

Il popolo del Vespro si chiamò Siciliano, e tali siamo da millenni, da quando la Civiltà mediterranea dei Siculi fece dell’Isola del Fico il suo Giardino. Trinakria –in lingua sicula arcaica- significa Giardino…

Sovrana e indipendente, quando riusciva ad afferrare la potenza del sea power mediterraneo, la Sicilia non è stata colonia di nessuno per millenni. Dominazioni coloniali?. Né l’Emirato, né il Regnum, né lo “Stato-fortezza” nella visione imperiale di Federico Ruggero Rex Sicilie, dipesero mai da potenze straniere. E se i duecento normanni giunti a piedi e chiamati in soccorso per porre fine alla fitna, la guerra civile… si ambientarono facilmente, non avendo peraltro alcuna altra cultura statuale alla quale riferirsi, chiamando Sicilienses anche sé stessi,  il demos della Siqillya islamica (non araba!) è il sostrato dell’attuale popolo siciliano, che nella lunga Guerra rivoluzionaria del Vespro 1282 produsse la prima Nazione moderna della Storia, difendendola per oltre un secolo, nella relazione strategica con l’Aragona alla cui corte il “partito siciliano” aveva influenza decisiva e radici profonde. Fu una solida alleanza contro le potenze NORDISTE aizzate dalle forze mentali del Papato. (…)

L’Isola di Federico Rex Siciliae fu uno stato commerciale fortificato, a economia sociale pianificata incardinata su una rete di Masserie e di Porti complementari, protetti da un potente Flotta militare. Federico era siciliano, non “svevo”. Non ereditò nessun Impero, né riuscì a costruirne uno: la sua Magna Curia fu “una corte in marcia”, ma il suo cuore batteva a Palermo. Il modello federiciano configura una economia di transizione al primo stadio del… socialismo!- la cui stessa forza mentale costituisce la base materiale della Guerra del Vespro. Il vuoto lasciato dalla prematura morte del nostro Re scatena le mire colonialiste delle potenze nordiche. Altro che…”germanico”!. Nel mondo tedesco, nell’indifferenza sostanziale di città e signorie di ogni forma e orientamento, potè contare solo sui fedeli Cavalieri teutonici, troppo poco per riequilibrare un bilancia di potenze che gli fu sempre sfavorevole.

Nel Vespro insorgono tre secoli di demos siciliano: nel Vespro c’è l’Emirato, c’è il Regnum, c’è l’Impero. C’è il fantasma dell’Aquila. E’ una Forza Storica che farà tremare un Mondo per 90 anni. E lo farà tremare ancora. Loro, i british, hanno gli Orologi, noi abbiamo il Tempo.

Ma se l’Isola di Trinakria è proposta in forma di “Civiltà senza Popolo”, la “colpa” non è della Dirk Booms che inscena al British Museum  questo GENOCIDIO CULTURALE. Sorry.

IL NEMICO E’ A CASA NOSTRA!. Filibustieri d’altobordo e accademici sbiancatori, sensali e gabelloti, tonache e cappucci, divise e kapò della SiciliAfrica italiana. Ecco serviti gli SGUATTERI DELL’ANTISICILIA. La borghesia coloniale selezionata –in 156 anni- sull’Ascensore sociale dell’ANTISICILIA.

Sbiancata e tricolorata che fu la Storia antica e moderna, lo Spettacolo coloniale della SiciliAfrica italiana, con la sua Accademia mercenaria e la sua Regione vigilata, dopo 156 anni di marchette per accedere all’Ascensore sociale risorgimentato, ha finalmente ottenuto il più ambito riconoscimento. Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. E via con la litanìa delle 13 dominazioni (inclusa l’invasione delle selvagge Tribù del Barocco!). Il Popolo Siciliano non esiste. Missione compiuta, don Peppino Caribbaddo!.

L’IDEOLOGIA DOMINANTE SARA’ SEMPRE QUELLA DELLE CLASSI DOMINANTI (Marx dixit). L’Ideologia risorgimentata dell’imperialismo italiano e delle sue forze mentali egemoni: le massomafie tosco-padane, peraltro installate al governo senza alcuna vera maschera.

“In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote…” rileva Marx nel Das Kapital. Nelle Due Sicilie risorgimentate accadde perfino di peggio: le nostre Banche le saccheggiarono e i soldi falsi ce li rifilarono i nostri “liberatori”, i patrioti dell’italietta nata sgorbia, gli intrallazzisti delle nascenti Massomafie tosco-padane. Quanto alle “streghe” e agli “eretici”, li chiamarono “briganti”…quanto alle nobili origini: “discendiamo dagli antichi Romani che però ci fecero schiavi della loro Vittoria, ma pur sempre fratelli di taglia Iddio ci creò, po porò popò popò…”.

Quella inscenata al British Museum è solo l’ultima puntata di: “Sicily conquest”, lo show globale sull’unica e irredimibile Civiltà senza Popolo dell’Menzogna lo rappresenta come nessuno meglio avrebbe potuto fare: guadagnandoci milioni di sterline. Un piccolo esercito di “embedded”, mercenari addetti alla comunicazione&marketing, lo spiegherà al Mondo. E’ uno stupro colonialista, ma nessuno lo vedrà.  E d’ora in poi ci diranno anche: ma come, chi siete voi per contestare il British Museum?. Ben che vada, discendiamo dagli antichi romani, anche se Figli di NN, bastardi di 13 dominazioni…dunque più che “irredimibili parassiti e mafiosi” non potevamo essere.

La Civiltà senza Popolo!. E meno male che Garibaldi e il Re savojardo –che poi non si misero d’accordo- ci salvarono dall’abisso della barbarie consegnandoci alla tosco-padana e risorgimentata civiltà. Chissà cosa avremmo combinato senza la tutela paterna di Roma!.intera Storia Umana, fin dai tempi dei dinosauri, che magari, si scoprirà, giocavano coi siculi Ciclopi!.

Il British Museum –made in Dirk Booms e col patrocinio servile della Regione coloniale “SiciliAfrica  italiana ”- questo sofisticato Festival della

***

TEDESCO VESPRO-001TERRAELIBERAZIONE- EDIZIONE TEDESCA sul VESPRO

 

Nel Vespro insorgono tre secoli di demos siciliano: nel Vespro c’è l’Emirato, c’è il Regnum, c’è l’Impero. C’è il fantasma dell’Aquila. E’ una Forza Storica che farà tremare un Mondo per 90 anni. E ancora siamo qua a parlarne, a doverne cercare e difendere una verità che nessuno ci ha mai trasmesso, perché nello Spettacolo dell’attuale dominazione totalitaria il colonizzato deve pensarsi figlio bastardo di 13 invasori e di 33 stupri. Figlio di NN, come ci ricorda il British Museum –un magazzino di furti colonialisti!- tra gli applausi e i fuochi d’artificio del culturame kitsch sicilianoide, sintesi di oltre 150 anni di sbiancamenti accademici propedeutici alle carriere, all’accesso all’ascensore sociale coloniale della SiciliAfrica italiana: ladri di Storia, i veri tombaroli, una fabbrica ideologica di specchi deformanti. Il Nemico a casa nostra!.

Il Vespro del 1282 è l’atto di nascita d’una Nazione, di una koinè etnoculturale, sulle cui mitiche insegne gialle e rosse v’era scritto: “BONU STATU E LIBBIRTA’!”. Come sostiene il Bresc, l’affermazione del Popolo Siciliano come prima nazione moderna, a partire dall’insurrezione del Vespro e nel corso del secolo di conflitti che ne scaturirono, aveva esaurito le forze dell’Isola in una lotta troppo lunga contro nemici troppo potenti. Il Popolo del Vespro fece tremare il Mondo. Ma era Unico e Solo. Il popolo siciliano di oggi –il suo sostrato- è, in larga misura, un dono che ci giunse oltre mille anni fa, dalla Tunisia.

Il solito Marx, nella sintesi fulminante di un editoriale per la New York Daily Tribune: “Le prime luci avevano appena cominciato a diffondersi sulle tenebre medievali (europee), e già i Siciliani, con la forza delle armi, si erano conquistati non solo le numerose libertà municipali, ma anche i rudimenti di un governo costituzionale, quale allora non esisteva in nessun altro paese. Prima di qualsiasi altra Nazione europea, i Siciliani fissarono mediante votazione il reddito dei loro governi e dei loro sovrani. In tal modo il suolo siciliano è sempre stato fatale agli oppressori e agli invasori, e i Vespri Siciliani sono stati immortalati dalla Storia”. Nella Sicilia di metà Ottocento “si conservano FORME medievali di possesso della TERRA con la DIFFERENZA che chi coltiva il suolo NON è un servo della gleba: ha cessato di esserlo nell’IX secolo, quando è diventato un libero fittavolo”. (New York Daily Tribune – 17/5/1860). Nel IX secolo, al Tempo dell’Emirato di Siqillya. Già nel Das Kapital, il gigante di Treviri, aveva colto l’anomalia siciliana, rilevando l’emergere di un proto-capitalismo moderno nella Sicilia del latifondo razionale di epoca romana!. 

Una Sicilia “immobile, arretrata e feudale” non è mai esistita!. Fu inventata dalla storiografia colonialista divenendo un mantra ideologico solo nella seconda metà dell’Ottocento: l’adesione alla tragicommedia coloniale del Risorgimento è il ticket per accedere all’ascensore sociale, alle carriere accademiche, politiche e amministrative.

La Sicilia italiana è del tutto una invenzione dell’Accademia coloniale dominata dalle forze mentali “risorgimentate”. Essa costituisce tuttora la Cupola di una borghesia coloniale ormai più kitsch che mercenaria, tanto è inutile. Di questa balla spaziale dell’irredimibile “feudalismo siciliano”, prima del 1860, non c’è traccia. Una balla spaziale utile, in seguito, anche a giustificare “larghe intese” e “patti autonomistici” nelle nebbie della SiciliAfrica italiana “fatta e irreversibile” al tempo del capitalismo statale dei vel-ENI: “fatta” di illusioni petrolifere, “irreversibile”, manco fosse l’Impero romano al tempo degli Antonini!. E crollò pure quello…

 

***

Siculi, Sikani, Sikeliani, Siqillyani, Sicilienses, Siciliani…La Civiltà del Terramare Siciliano ha una GeoStoria PROPRIA, lunga diecimila anni, non è un’Inghilterra qualsiasi.

La nostra GeoStoria, nella filogenesi di un Demos identificato, per quando devastato nel suo metabolismo dalla Coercive Engineered Migration imposta dalle Massomafie tosco-padane, col supporto decisivo della borghesia mercenaria della SiciliAfrica italiana, selezionata sull’Ascensore sociale dell’italietta risorgimentata: una classe culturalmente kitsch, politicamente inutile, socialmente pericolosa, tanto nelle sue frazioni Mafiose, quanto nelle sue versioni Antimaf.. Né d’altronde avrebbero alternative. Possono solo “mediare la dipendenza”, trafficare influenze, fornire servizi: più o meno “obbligatori”, ai gruppi grandi e medi dell’imperialismo europeo che saccheggiano l’Isola del Tesoro. Il Tesoro della “Civiltà senza Popolo”.

 Al vertice della piramide, fin dal 1860, sempre meglio strutturate, agiscono le Forze mentali massoniche che dominano l’Accademia coloniale e il suo sottobosco settario: la “Civiltà senza Popolo”, in fondo, è una loro invenzione. Batte qui il cuore di tenebra della SiciliAfrica italiana:  la serra che produce nel tipo mercenario i suoi frutti marci, e nel giovane sradicato, i suoi semi avvelenati.

Il British Museum ha gioco facile nel vendere al mondo “la memoria falsificata di una Isola-Nazione tarlata dal Sole e squassata dalla Luce, corrosa dalla salsedine e dall’eterno andare dell’onda marina. Un’Isola senza Popolo resa afosa fisicamente e moralmente dallo Scirocco, dalla mafia, dal cattolicesimo retrivo e dall’integralismo islamico incombente, dall’arretratezza e dagli ozii voluti o accettati. La Verità è la prima vittima dello Spettacolo coloniale”. (TerraeLiberAzione-1993).

Nello “spettacolo più bello del mondo” ci manca solo una Disneyland in cui “valorizzare” –a profitto di una major multinazionale del divertimento- il romanzo coloniale della loro “Sicily conquest”: col Dop British Museum e l’IGP del National Geographic.

Noi Siciliani vi siamo Figli di NN e risultato mostruoso di 13 dominazioni: inclusa quella delle selvagge Tribù del Barocco che invasero il Vallo di Noto sfigurando irrimediabilmente le macerie del Terremoto 1693 che vennero trasformate in orrenda foresta di pietre scolpite raffiguranti interi bestiari nella più blasfema fantasia.

Sia chiaro: “nessuna opera spettacolare potrà farci dimenticare il razzismo legalizzato, l’analfabetismo, il servilismo inculcato e alimentato nel più profondo della coscienza del nostro popolo” (Fanon, “Il colonialismo non si giustifica”).

Quanto all’insularità –sebbene “periferica, povera e handicappata”- a Bruxelles ce la riconobbero uora-uora: l’Europacelodisse, dunque possiamo balbettarlo anche noi: la Sicilia è un Isola, fate la carità… Però, proprio isolata e periferica non ci pare… chè Sigonella City e il MUOS, i gasdotti strategici e le piattaforme trivellifere, i mega-poli petrolchimici e l’allegra Compagnia delle Indie che si gode pure il nostro Vento facendoci miliardi e lo sceicco di Doha col suo “centro congressi” più grande del Mediterraneo, ad Acireale…e pure le spie di venti servizi segreti stranieri che pascolano per-peri per le contrade dell’Isola contesa…L’Isola senza Cielo e senza Mare, senza sovranità alcuna neanche sulla propria sbiancata Memoria. La Civiltà senza Popolo.

E’ la Sicilia a fare i Siciliani. La Civiltà Siciliana è solo eclissata: “ciò che il baco chiama fine del mondo, il mondo chiamerà presto farfalla”!. La SiciliAfrica italiana è una costruzione recente, è fondata su menzogne, il risultato è la “regione più povera e alienata d’Europa”, nel Terramare più strategico e “carico storia e di stelle” dell’intero Pianeta. E in questo paradosso si situa col problema anche la soluzione: l’Indipendenza come superamento della dipendenza coloniale. La Ri-Evoluzione Siciliana è l’abolizione dello Spettacolo coloniale e della sua borghesia mercenaria.

***

Siculi, Sikani, Sikeliani, Siqillyani, Sicilienses…La Civiltà del Terramare Siciliano ha una GeoStoria PROPRIA, lunga diecimila anni. Non ne siamo gli eredi, ma l’eredità stessa. Il Tesoro siamo Noi.

La preHistoria non esiste: lo chiarì Engels. Esiste la Storia dell’Umanità che ci parla e interroga attraverso i manufatti, le rovine, i segni… del Lavoro Umano, stratificati nel Tempo, a ricordarci le mille Generazioni di cui non siamo eredi, quanto l’eredità stessa. Loro camminano dentro di noi. Ed esistono le piramidi-ziqqurat dell’Etna–chiunque le abbia costruite- cosiccome, protette al Museo di Vienna- abbiamo le Asce di Catania, scampate di contrabbando alla furia sbiancatrice dell’Accademia coloniale in tricolorata e massonica ascesa sociale nella SiciliAfrica italianizzata di fine Ottocento.

Se i Sikani furono un ethnos dell’arcaico e perfino leggendario spazio di civilizzazione matriarcale che taluni definiscono “pelagico-atlantideo”, le cui forze spirituali trasmigrano anche nella civiltà dei Siculi, è del tutto attestato ed evidente che nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani. I cosiddetti “Greci” sbarcarono profughi e accolti con pietà in Sicilia, paese dei Siculi. Partivano “raccogliendo la miseria di tutta la Grecia” (Archiloco). Parlano dialetti incomprensibili a loro stessi!.

La storia dei Siculi –navigatori e allevatori di cavalli, coltivatori e guerrieri- è storia lunga di una civiltà mediterranea, che lascia tracce di sé in spazi e dimensioni assai più ampi di quanto l’Accademia coloniale, nella sua ossessione sbiancatrice, si ostini a sostenere.  Fu una grande Civiltà in movimento, che contribuì alla diffusione dell’Ulivo e trovò infine la sua Trinakria (=Giardino) nelle Valli dei Palikoi, i Gemelli Santi identificati –per geomanzia-coi Laghetti di Naftìa, il cuore di zolfo spirituale e politico della Civiltà dei Siculi, una facies strutturata e caratterizzante sul lungo periodo lo spazio di civilizzazione dell’Arcipelago di Trinakria (=Giardino).

In verità, la Civiltà siciliana è stata per millenni una spugna mediterranea, che respirava attingendo a culture multi-etniche e multi-religiose, proiettandone la forza sul Mare.

“Il Giappone? E’ la Sicilia dell’Est-Asia!” (Sir Artur Cotterell).

Una Sicilia “greca”, né tantopiù “magnogreca”, non è mai esistita. Era Sikelìa, uno spazio plurale di civilizzazione, semmai, né fu, comunque, mai altro. Dei cosiddetti “Greci”, i nostri brillanti Sikeliani, per quanto in forme distorte, sappiamo molte cose: non tutte, né ben compreso e divulgato è il quadro evolutivo delle apoikiai e delle loro relazioni “dialettiche”. (…)

Quanto ai Siculi, civiltà mediterranea dell’Ulivo, va rilevato quanto  sia accanito, devastante e demenziale, lo sbiancamento, ammucciamento, mascariamento che la loro Memoria subisce da parte dell’Accademia massomafiosa dello Spettacolo coloniale inscenato sugli schermi tricolorati di questa SiciliAfrica italiana.  E’ la pagina più nera del tricolorato genocidio culturale che la nostra “Civiltà senza Popolo” sta subendo da almeno 156 anni.(…)

Nel quinto secolo delle Guerre Costituenti, fondata Palikè intorno al Laghetti Sacri, la Synteleia del Douketios  federa le città-stato dei Siculi cogliendo i pericoli e le potenzialità del grande mutamento in corso nello spazio siciliano e nel mondo mediterraneo…Forte di un retroterra economico assai florido: uva e vino, carni e pelli, latte e formaggi, frutta e legname, grano e farro…E allevamenti di cavalli. Sale e Zolfo. Questa ricchezza rendeva perfino secondario lo scambio monetario, tesaurizzavano l’argento. E’ il secolo cruciale, di conflitti globali e regionali, che vide infine sorgere, nella “tragedia greca”,  una “coscienza nazionale” Sikeliana: “Né Joni, né Dori: semu Sikeliani!”.

“Non è vergogna per uomini che abitano la stessa patria scendere a qualche concessione reciproca, Dori a Dori, Calcidesi a quelli dello stesso ceppo e, in complesso, tra genti vicine che abitano il medesimo suolo, lambito dal mare e distinto da un unico nome di popolo: Sikeliani. Combatteremo, io credo, e ricorreremo alla pace quando sarà opportuno, ma sempre tra noi, appellandoci a trattati che noi soli riguardino. Stringiamoci compatti sempre a far barriera, se siamo ragionevoli, contro genti straniere che si avanzino con propositi aggressivi. […]-(Ermocrate, Congresso di Gela, 424 a.C.).

Un decennio dopo: l’imperialismo ateniese aggredisce i Sikeliani, uscendone annichilito. La Lezione del Fiume Asinaro è la pietra tombale su Atene e sulle sue forze mentali.

Al tempo del Grande Congresso di Gela erano trascorsi pochi anni dalla caduta di Trinakria la Gloriosa erano trascorsi pochi anni dalla caduta di Trinakria la Gloriosa. Arroccata sulle Montagne che dominano le simetine correnti consacrate ai Palikoi di cui narra Virgilio nell’Eneide-, l’ultima città a cadere nelle Battaglie dei Siculi, fu Trinakria, la città-giardino. Nessuno si arrese: allo stremo delle forze, nel lungo assedio, si suicidarono in massa. I mercenari campani e siracusani entrarono in città a capo chino. Il bottino venne inviato all’oracolo di Delfi. La Roccaforte dei Siculi resisteva da otto mesi all’assedio quando esausta cadeva vittoriosa, come solo ai Popoli eroici è permesso, nella primavera dell’anno 439 a.C.

Iddhi si suicidarono in massa per difendere un semplice valore. L’Onore di Essere Liberi.

Il bottino saccheggiato a Trinakria –scrissero- lo inviarono all’Oracolo di  Delfi.

Il Doukethios ha combattuto prima per federare, anche con la forza, l’ambiente siculo; poi contro i mercenari campani che l’oligarchia siracusana scagliava contro le Terre dei Siculi, e infine contro le Armate oligarchiche siracusane che vennero battute sul campo in diverse occasioni. Vasto consenso riscuoteva la Syntèleia dei Siculi nelle classi lavoratrici della metropoli siracusana, tra i Kyllýrioi, immigrati siculi attratti dalle forti agevolazioni, anche fiscali, che l’Epikrateia proponeva… E’ un aspetto poco studiato e ancor meno compreso delle lotte di classi nella Sicilia antica. D’altronde, se i Siculi non esistono o poco più, meglio glorificare i “bizantini” che ci imposero un latifondo schiavile e servile tributario delle chiese di Milano e Ravenna!. E’ quello che stanno facendo i giovani emergenti dell’Accademia coloniale.(…)

La Guerra di difesa della soggettività etnopolitica nello “spazio costituente”, guidata dal Douketios –che era morto l’anno prima in circostanze fortuite, almeno così riferisce Diodoro- contribuì al mutamento di prospettiva culturale e dei rapporti di classe a Siracusa, laddove il movimento politico-militare della Syntèleia riscuoteva ampia sympatheia, non solo nella componente sicula del proletariato metropolitano, i Kyllýrioi. Ed è utile ricordare la politica siracusana caratterizzata da forti agevolazioni fiscali e sociali finalizzate ad attrarre la manodopera qualificata, e, credo, anche i giovani del notabilato del mondo siculo. Mentre diffusi erano i matrimoni misti nella piana delle simetine correnti, tra siculi e sikeliani di radice caldidese. (…)

E’ utile ricordare che Ducezio non è nome di persona. Il Doukethios fu, in un certo senso, l’ultimo Rhesòs. Il Rhesòs, Re dei Siculi, è rex e augur, incarna dunque la Sovranità come Sacerdozio. Il Douketios fonda la sua capitale politica intorno al Santuario dei Palikoi (453 a.C.). E la battezza Palikè.

Il Rhesòs, Re dei Siculi, è rex e augur . Questo modello è un lascito dei Siculi al piccolo mondo laziale che sulle ceneri dei Latini sconfitti costruirà la Roma arcaica. Il modello del Rhesòs, è ipotizzabile, attraversa i millenni fino ai nostri giorni: il Pontifex, il Papa, come ultimo erede del Rhesòs siculo. Assai più, comunque, di un “relitto” etnoantropologico.

Nella dialettica della bilancia di potenze che si contese i Tre Mari siciliani, la Sikelìa cadde con Siracusa, nel 212 a.C., dopo secoli di dominio diplomatico e militare, commerciale e tecno-culturale di lungo raggio, mentre l’Assemblea dei Siculi, il Parlamento di Henna, venne sterminata a tradimento dai legionari di Lucio Pinario. Ma il demos siciliano non fu mai “romanizzato” e la presenza ordinaria dell’Urbe nella provincia “una e fatta”, non andò mai oltre le poche migliaia di coloni, funzionari e militari, i cui maggiorenti gestivano i propri affari extra legem, dal loro Conventum, una cupola ante litteram. Non discendiamo dagli antichi Romani, piuttosto, semmai, è vero il contrario. Alla prossima.

I Siciliani, sottomessi con la violenza, aspettavano l’occasione per rivoltarsi, e ciò accadde quando si unirono in massa agli schiavi insorti, i quali erano per lo più di origine siriaca.

A trentanni di distanza l’una dall’altra, le Rivoluzioni di Euno (139-132 a.C.) e Salvio (104-101 a.C.) e la Rivolta di Spartaco (73-71 a.C.), che tentò senza fortuna di raggiungere la Sicilia già insorta contro Verre, “ancorchè sconfitte, hanno avuto un ruolo di accelerazione nella crisi della Repubblica” (Canfora).

L’onda lunga, v’è ragione di credere, si spinge fin nel cuore dell’Urbe, nei sobborghi proletari di Roma, le roccaforti di Catilina. Il più grande rivoluzionario sociale che sia mai apparso nella Storia romana.

Nè le “verrine”, nè le “catilinarie”  del centrista e palazzinaro Cicerone sarebbero mai state ben scritte –(peraltro ad uso politico-letterario, più che oratorio-processuale!)- senza le insurrezioni siciliane che scossero Roma nelle fondamenta.

Nell’insurrezione delle moltitudini è la costituzione materiale dell’Impero.

Sovrana e indipendente, quando riusciva ad afferrare la potenza del sea power mediterraneo, la Sicilia non è stata colonia di nessuno per millenni.

Nella “Civiltà senza Popolo”, nell’Isola senza Cielo, laddove un Tempo scorreva il Carro del Sole, svolazzava Pegaso cavallo alato e un ingegnere di nome Dedalo testò le sue ali artificiali, atterrando a Kamico accolto dai Sikani del Kokalos… Sotto questo Cielo che fu teatro di cosmogoniche Battaglie tra Giganti e Titani, sotto questo Cielo popolato di droni, scie chimiche e “santi che non funzionano”, U SICILIANU NOVU CAMMINA ADDHITTA, SEMINA VITA, COLTIVA BELLEZZA. La sua Patria è il Secolo XXI, la sua Matria è l’Isola di Trinakria. La sua “casa” è la Cima dell’Etna. U SICILIANU NOVU vince ogni giorno, perché ha capito che

“Gli antichi popoli sono come i sogni. Se non li si ricorda all’alba giacciono sepolti nella mente remota, ombre vaganti, mute risposte che attendono di offrirsi ad eterne domande. I Siciliani esistono da diecimila anni…”.  (M. Di Mauro, L’Ombra di Kokalos – 1992)

@21 APRILE 2016. TERRAELIBERAZIONE.

*Marsala, 11 maggio 2016 –a 30 anni dalla prima pietra e a 156 dal lieto evento!- ufficialmente inaugurato il Monumento ai Mille Eroi di Garibaldi, il primo Dittatore tricolorato della SiciliAfrica italiana: la prima pietra venne posta 30 anni fa…ma finirono i soldi. Nel 2011, a “riparazione per i fastidi della guerra in Libia”, da Roma arrivò una mancia, che il tricolorato sindaco decise di destinare alla patriottica opera pubblica. Il Monumento a Garibaldi e ai suoi Mille colorati è finanziato con una mancia del “miliardo coloniale”  che venne investito da Roma nel Golpeguerra scatenato -nel caos creato dai ribelli neogaribaldeschi “telecomandati da remoto”- contro la Moneta Africana di Sviluppo appena coniata da Gheddafi. Per la cronaca, il conto è stato girato al popolo bue, con una accisa nel prezzo della benzina, tanto per cambiare. Per cui stiamo pagando alla pompa crimini tricolorati dal 1860 al 2011.

sizilianer-copertina

CLICCA E LEGGI – sizilianer-setteemezzo

 

devoti-ducitti

CATANIA. DEVOTI di SANT’AJITA.

Annunci