Col Gibele di Pantelleria

sta bruciando Anima Pura della Sicilia Vera!

-di Paolo Valentini

(Portavoce di TerraeLiberAzione-Comitato Metropolitano di Palermo)

Da sabato brucia il Gibele di Pantelleria. Alimentato dalle raffiche del Maestrale –ma è doloso, criminale e contro l’istituzione del Parco, di cui chiediamo invece l’estensione all’intero mare dell’Isola: né Triv né Torri eoliche…galleggianti!-. Il Paradiso non si tocca!. Con o senza Parchi e Unesco!.

Brucia la Montagna Grande dell’isola di Pantelleria, dell’isola Figlia del Vento, una perla dell’Arcipelago di Trinakria. Più di cinquecento ettari di terreno di macchia e di foresta mediterranea bruciano…sta andando in fumo la lecceta più a sud di Europa. O non sarebbe meglio dire la lecceta più a nord dell’Ifriqia?.

La Figlia del Vento brucia –nel ritardo doloso delle operazioni d’emergenza- ma per mano del sicilianoide senza storia ed identità che nel tentativo ultimo di comunicare le sue ennesime frustrazioni se la prende con la parte più debole del suo povero corpo martoriato; la montagna grande ricoperta del manto verde dell’ilice sempreverde. Il piromane della speculazione immobiliare è uno dei tanti volti del NEMICO A CASA NOSTRA!.

Ci vorranno anni, forse decenni, per rivedere il sorriso della Figlia del Vento nello specchio fatato del Lago di Venere, tra dammusi di cultura siqillyana e SESI millenari costruiti dai nostri Grandi Antichi.

E mentre va in onda l’ennesimo stupro del giardino di Trinakria, il pensiero non può non andare proprio al primo avamposto delle schiatte berbere dell’Ifriqia islamica che proprio qui -sulla montagna grande o per meglio dire “U Gibele“- costruirono la prime torrette di avvistamento, primi avamposti di quella che passerà alla storia informata come una delle migliori e più riuscite pianificazioni strategiche: trasformò radicalmente l’isola di Sicilia in quel Giardino di Trinakria che ancora –malgrado tutto- non ha smesso di spandere il suo profumo.

E proprio dal Gibele di Pantelleria bisogna ripartire, per sentire in mezzo all’acre odore del fumo della macchia foresta che brucia il sapore di un’urgenza, quella di risvegliare le coscienze addormentate delle anime dei siciliani del XXI secolo. Come?. Il REALISMO DIALETTICO –il Metodo di TerraeLiberAzione- può aiutare.

“La GeoStoria millenaria della Civiltà Siciliana –ai siciliani colonizzati e tricolorati- appare come una narrazione marziana: è come se non si stesse parlando di iddhi stissi!. L’Arcipelago di Trinakria non ha per essi alcuna dimensione nella costruzione di un Sé identitario come chiave di accesso positivo ai dati del Mondo. Non possono Amare il loro Terramare, perché non si può amare quel che non si Conosce: come si fa?. Il colonizzato –a tutte le latitudini e in tutte le epoche- per poter essere addomesticato e dominato viene svuotato proprio dell’Anima che si alimenta di Coscienza geostorica nella comprensione dell’Altro”.

Col Gibele di Pantelleria sta bruciando Anima del Siciliano AUTENTICO.

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Quanti sanno che lo sbarco della giovane Civiltà afro-islamica in Sicilia –827- fu preceduto da decenni di contatti, studi e progetti?.

Ci siamo chiesti cosa cercavano e volevano attuare i nostri antenati tunisini in quella Sicilia desertificata dal latifondo coloniale romano-bizantino, tributario infine delle chiese di Milano e Ravenna e dell’Esarcato, nel saccheggio schiavile e servile di forza lavoro umana e di Terra siciliana.

Raccolsero –con l’interesse, certo e meno male!- un messaggio-appello di Aiuto che un popolo soggiogato e disperato faceva giungere sino ai lidi di Sphax e di Mahdia.

E così in una fresca primavera dell’827 in quel di Qairowan i maggiorenti (dopo anni di studio) decisero di passare all’azione: lo spazio era diventato troppo stretto al di sotto di Capo Bon e la storia premeva, premeva come un bambino che deve nascere.

Questa stessa urgenza s’impone oggi per uscire dai miasmi di una palude coloniale che da troppi decenni ci tiene soggiogati e ci ruba i nostri figli: 800.000 in venti anni su cinque milioni di abitanti: è devastazione del metabolismo sociale, “una selezione genetica al contrario” (TerraeLiberAzione-1995).

Mille anni fa si rivoluzionò un modo di intendere l’Abitare un Luogo. Se il primo bene viene dalla terra, essa va assegnata con metodo e senza scontentare nessuno, neanche i vinti: puru iddhi hannu a manciari!. E lo fecero. E così si progettò e si pianificò una delle meglio riuscite Rivoluzioni del Paesaggio agrario dell’intera Storia del Mondo.

Ad ogni famiglia -di ogni clan o gruppo etnico che migrava in Siqillia (e prevalse il passaparola!) si assegnò un quantitativo di terra che potesse bastare sia a sfamare le tante bocche del nucleo familiare che a pagare il tributo, o Zakat che fosse, perchè il BuonGoverno potesse funzionare. E non con le percentuali di rapina cui oggi siamo barbaramente sottomessi, bensì con un equo dieci per cento o decima sul raccolto con le mille varianti che l’alea agricola debitamente imponeva.

I Rum pagavano poco più nella loro volontaria e libera non conversione islam siqillyano e alla sua visione attiva di Isola-Giardino. Non diverso per le altre minoranze –tutte protette- in particolare le comunità siciliane di cultura ebraico-sefardita che di quel mondo furono protagoniste fondamentali!. Punto.

Ma la cosa più sorprendente fu che quel manipolo di progettisti dell’Ifriqia -e cioè giuristi, geografi, economi, agronomi, scienziati…- non tralasciarono nulla al caso, e si occuparono soprattutto dei dettagli, l’abitare innanzitutto: chi voleva assegnata la terra in campagna doveva risiedervi!. Semplice e geniale.

E fu così che i Tre Valli si ricoprirono in pochissimo di tempo di una miriade di villaggi e ad ogni villaggio corrispondevano tre quattro fuochi o più; casali erano, Rihal li chiamarono. Se provvisti di fondaci e stazioni di posta per i cavalli li chiamarano Manzil e ben presto l’intero territorio siciliano si costellò di una miriade di “fuochi” spesso distanti gli uni dagli altri alcune centinaia di metri.

Oggi i permacultori li chiamerebbero eco-villaggi, in realtà erano vere e proprie unità produttive autonome che avrebbero co-generato il futuro sistema federiciano delle Masserie socialiste di cui ancora oggi è rinvenibile traccia copiosa non foss’altro che nella toponomastica del nostro Paesaggio agrario e forestale.

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“Le Civiltà si susseguono nel Tempo. Era il Tempo dell’ascesa impetuosa del Sud. La Sicilia ne venne rivitalizzata e restituita a un ruolo attivo nella Storia Umana. Nasce un nuovo popolo: i Siqillyani, dei quali siamo eredità filogenetica, per quanto sradicata da secoli di colonialismo feroce. E’ la nostra Storia: o la riscopriamo o vinceranno le forze Mentali della nostrana Accademia risorgimentata che proietta la sua allucinazione al British Museum: “Sicily conquest”, la Civiltà senza Popolo!.

Senza l’Emirato islamico –multietnico e multireligioso!- non avremmo avuto Regnum, né Federico Rex SiciliE, né Vespro 1282. Il Realismo dialettico di TerraeLiberAzione –coi pochi ma potenti mezzi di cui dispone- lo sta chiarendo con serenità e nelle sintesi che rivolge mensilmente alle nuove Generazioni, sia nell’Isola che nelle metropoli europee in cui vivono 800.000 giovani siciliani deportati dalla C.E.M.-Coercive Engineered Migrations: un etnocidio pianificato scientificamente.

Il Futuro ha un Cuore antico che batte regolare –passo dopo passo- sul Cammino di Verità del Sicilianu Novu nel Mondo del Secolo XXI. Il Cammino che TerraeLiberAzione –“minoranza organizzata nella Scienza”- sta tracciando con Metodo e sperimentando con Coraggio da decenni. L’Arcipelago di Trinakria è il cuore di un mondo. La Sicilia “periferica e bisognosa di caritatevoli aiuti” è una invenzione dello Spettacolo coloniale e delle sue Accademie”.

La conquista di una VERITA’ SICILIANA è URGENZA – PRIORITA’ –IMPEGNO QUOTIDIANO.

Col Gibele di Pantelleria sta bruciando Anima della Sicilia Vera!.

Risorgerà dal Fuoco, ma dobbiamo volerlo!.

Caminamu addhitta. Semu simenza.

1-6-2016. TERRAELIBERAZIONE-PALERMO.

Terra e Liberazione Niscemi2 001TerraeLiberAzione

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