SIMBOLO M33

Una Lettera di Archimede ad Eratostene.

Le vaste Pianure dell’Isola di Trinakria, laddove passeggiavano un giorno le Sacre Mandrie del Sole…

10308561_10207245251239530_1680230509994861074_n

Se verocerto è che nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, certovero è che la Sikelìa non fu mai greca, né tantomeno magnogreca. Tanto più che la meraviglia della civiltà ellenistica prese forma solo in seguito.

Non da Atene, ormai dissolta nella sua illusione imperialista contro i SIKELIANI, ma dall’Egitto alessandrino -con la sua immane Biblioteca- essa scorre verso la Siracusa dei laboratori scientifici e dello sviluppo tecnologico, dove si discorreva la sera passeggiando intorno al monumentale Planetarium!.

Le Lettere di Archimede ed Eratostene ci dicono quanto basta.

Atene non inventò nulla, se non misoginia devastante, schiavismo feroce nelle miniere del Laurìo, guerre civili e di saccheggio.

Quello ateniese –al netto dei suoi cenacoli in cui confluì conoscenza delle cose e visione cosmogonica dal loro “mondo barbaro” e della quale seppero far buon uso- è un mito riflesso nell’infantile e rissoso Olimpo che ne popolò il cielo immaginario. Atene fu una grande capitale, anche culturale, di quel mondo; ma non il “faro illuminante” che se ne fece nell’apologia classicista e romantica all’alba dell’Era Moderna. Non fosse stato per le scuole arabe se ne sarebbero quasi perse le tracce. Il RG Veda o i culti della Magna Mater e dei Gemelli Santi di Palikè evocano dimensioni teologiche e teleologiche assai più sofisticate. Un “relitto antropologico” -come un “Frammento della Sfinge”- pone domande radicali, prive delle facili scorciatoie proposte da Pantheon parodistici e “santi che non funzionano”.

Senza nulla togliere a Platone che da Atene fuggiva in cerca di ascolto nell’unica metropoli in cui avrebbe potuto trovarlo: SIRACUSA.

In Sikelìa, che mai fu Greca né MagnoGreca. Fu altro, una COSA NUOVA.

L’imperialismo ateniese si sfracella nel tentativo di annettersi la Sikelia. Accadde sul Fiume Asinaro, nella collisione storica tra due “modi di produzione” antagonisti (18 settembre 413 a.C.).

La Sikelìa fu America e Viet Nam di quel Mondo.

La Sicilia appartiene a chi ne afferra il sea power, il controllo dei suoi Tre Mari. È’ la Dialettica geostorica dell’Insularità mediterranea: la Sicilia ne costituisce il Punto cruciale e spesso del tutto la Leva.

Il Punto e la Leva di Archimede. A proposito: nello sbiancamento, il nostro Grande Antico, non fu più manco sikeliano: il grande Scienziato ne avrebbe riso, il Ministro della Guerra li avrebbe disintegrati col raggio laser dei suoi specchi ad energia solare, moltiplicata e concentrata sull’obiettivo: i crani vuoti dell’Accademia coloniale che inventò la SiciliAfrica italiana. Meglio Walt Disney.

Dominazioni coloniali?. Solo quella romana lo fu: sebbene nella dinamica costituente di un Impero di vaste dimensioni che segnò il Tempo del Mondo. E i Siciliani –come vedremo-vi rimasero Siciliani. Per SECOLI.

Nelle condizioni di servitù diffusa caratterizzata da regolari innesti schiavili, v’ha che una specificità del demos isolano, vieppiù esausto, attraversa anche i secoli dell’Isola-LATIFONDO “romano-bizantino”, tributario coloniale infine delle Chiese di Milano e Ravenna.

Siculi, Sikani, Sikeliani, Siqillyani, Sicilienses, Siciliani…MAI ESISTITI?. L’Accademia cattomassonica e mafiosa della Sicilia italiana sentenziò e sintetizzo. Il British Museum ne apprezza e riconosce le Opere e i Giorni inscenando la spettacolare mostra: “Sicily: Culture and CONQUEST”. Hanno vinto.

Certo, il loro, è un Teorema di veracerta complessità. Quello proposto da Archimede al suo amico alessandrino è nulla al confronto. Verocerto è. Ecco la prova!.

Una Lettera di Archimede ad Eratostene.

Le vaste Pianure dell’Isola di Trinakria, laddove passeggiavano un giorno le Sacre Mandrie del Sole…

Amico, tu che possiedi molta scienza calcola, operando assiduamente, il numero delle mandrie del Sole che pascolavano un giorno sulle pianure dell’isola di Trinacria, o Sicilia, distribuiti in quattro gruppi di diverso colore: il primo bianco latte, il secondo nero brillante, il terzo poi di un fulvo dorato, e il quarto screziato. In ogni mandria c’è una quantità considerevole di tori, così distribuiti: i bianchi uguali alla metà aumentata di un terzo dei neri, più tutti i fulvi; i neri uguali alla quarta parte aumentata della quinta degli screziati, più tutti i fulvi; i restanti screziati uguali alla sesta e alla settima parte dei tori bianchi, più di nuovo tutti i fulvi. Amico, quando avrai determinato esattamente quanti erano i tori del Sole, e avrai separato quanti erano di ciascun colore, non ti si potrà certo chiamare ignorante, né incolto in materia di numeri, ma non potrai ancora essere considerato un sapiente. Esamina allora le maniere in cui i tori del Sole erano raggruppati: quando quelli bianchi si mescolavano ai neri formavano un gruppo con le stesse misure in profondità e larghezza, e le vaste piane della Trinacria erano riempite da questo ammasso quadrato; i fulvi e gli screziati formavano invece un gruppo che, cominciando con uno, si allargava fino a comporre una figura triangolare. Amico, quando avrai trovata ed esposta la soluzione a questo problema, e avrai indicato i numeri di tutte queste moltitudini, allora riposati e congratulati per la tua vittoria, e sappi che sarai arrivato alla perfezione in questa scienza.

Io Leggo TerraeLiberAzione E lo diffondo.

Annunci