Da Mosca-Le autorità russe hanno giustamente fatto calare il silenzio sull’arresto di un alto funzionario russo, Dmitri Zacharcenko, ai primi di settembre. Gli hanno trovato nell’appartamento, intestato alla sorella, 120 milioni di dollari e due milioni di euro. In contanti. E non solo in contanti: nuovissimi, intonsi, in pacchetti cellofanati con le fascette della Federal Reserve.
Non si trattava certo di mazzette di un colonnello corrotto. L’entità della cifra e la natura fresca di stampa dei dollari giustifica il sospetto che si trattasse del finanziamento, da parte americana, di un “cambio di regime” a Mosca – il che giustifica il segreto che è calato sull’affare, altrimenti Mosca dovrebbe dichiarare guerra a Washington (ciò che la “Washington” della pioggia d’oro, ardentemente desidera).
Nemmeno nascondono tali propositi, in quell’Occidente. Mikhail Khodorkovski, il giovine oligarca che ai tempi di Eltsin s’era accaparrato la Yukos (oggi Gazprom, la maxi-petrolifera) con 250 milioni di dollari prestatigli da Rotschild di Londra, oggi graziato da Putin in esilio in Svizzera, ha postato un sito in cui esibisce “i nostri candidati”, ossia le personalità con cui conta di rimpiazzare Vladimir Putin alle elezioni presidenziali del 2018.
Fra tali candidati spiccano: Mikhail Kassianov, già primo ministro sotto Eltsin, dove si guadagnò il nomignolo di “Micha 5%” per le tangenti che pretendeva su ogni affare, oggi ospite frequente dell’ambasciata Usa a Mosca e visto con personalità della NATO a Strasburgo. Ovviamente, Andrei Navalny, che i media nostrani amano dipingere come il “leader dell’opposizione democratica” perché organizzatore di qualche manifestazione di piazza con gente elegante. Aleksei Kudrin, ex ministro delle Finanze, ammiratore del globalismo liberista; Grigory Yavlinsky, fondatore del movimento Yabloko, con un figlio che lavora alla BBC di Londra…
Sembra una lista quasi farsesca di spettri del passato eltsiniano – detestato dall’opinione pubblica russa – senza alcuna possibilità reale di vincere la partita. Ma i pacchi di 120 milioni di dollari in contranti e nuovi di zecca della Federal Reserve trovati in casa del colonnello (quasi una tonnellata di banconote) può rendere il gioco assai più serio e grave.
Continuare a definire il REGIME AMERIKANO -questo mostro destabilizzatore- come una benefica “democrazia” e accettare le sue menzogne come verità, significa rendersi complici del totalitarismo maligno del nostro tempo – colpa di cui un giorno le generazioni future accuseranno noi europei.
Filippo Lo Pinto
@TERRAELIBERAZIONE-NEWS

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