Viva FANON!

L’etnopsichiatria è un ramo critico della psichiatria che si occupa di studiare e di classificare i disturbi e le sindromi psichiatriche tenendo conto sia dello specifico contesto culturale in cui si manifestano, sia del gruppo etnico di provenienza o di appartenenza del paziente. In particolare, essa è la disciplina che mette in risalto la specificità di certi disturbi strettamente collegati all’ambiente culturale di insorgenza e non riducibili a categorie psichiatriche universalmente riconosciute o condivise.

Il vocabolo è costituito da tre parole di origine greca: éthnos, che può significare famiglia, razza, ma anche territorio; psyché, parola traducibile con spirito o soffio vitale; iatréia, ovverosia l’attività tramite la quale ci prendiamo Cura di qualcuno o di qualcosa.

Lo psichiatra algerino Frantz Fanon, nel 1952 scrisse un saggio sulla alienazione del colonizzato, descritta, per la prima volta, da un ambito interno.

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Tra i grandi scienziati che hanno contribuito alla nostra comprensione della REALTA’ umana –fin dagli anni Ottanta- il più decisivo in profondità è Franz FANON, il padre fondatore delle scienze etnopsichiatriche: ce lo fece scoprire Natale Turco, grande storiografo della Nazione Siciliana che contribuì alla rapida maturazione del nostro giovane gruppo appena “uscito in forma organizzata da Democrazia proletaria” all’inizio degli anni Ottanta. Un “gruppo inedito” –(che “tagliava i ponti” con tutta la “sinistra d’importazione”)- al quale in tanti davano “qualche mese, massimo un anno di vita”. Grazie!.

Nella Lezione di Franz FANON – lo SPETTACOLO COLONIALE è quell’organizzazione che PIANIFICA su vasta scala lo SRADICAMENTO dei colonizzati attraverso la PRODUZIONE di sofismi e la FALSIFICAZIONE della Memoria storica, dell’Ordine narrativo, della Coscienza geografica, dell’Identità linguistico-comunicativa.

Lo SPETTACOLO COLONIALE   è strutturato per disgregare  le “comunità tradizionali”  e ottenere CONSENSO attraverso l’inculcamento nel colonizzato del disamore verso la propria Terra.

L’Acqua Santa dell’Identità sgorga pura dalla Terra Madre, ma viene sistemicamente mascariata e avvelenata dai produttori di sofismi dello SPETTACOLO COLONIALE.

La cultura identitaria -scrive Franz Fanon nel suo “I dannati della Terra“- non è il folclore in cui un populismo astratto ha creduto di scoprire la verità del popolo. Nè quella massa sedimentata di gesti sempre meno riallacciabile alla realtà presente del popolo.

La cultura identitaria è l’insieme degli sforzi fatti da un popolo sul piano del pensiero per descrivere, giustificare e cantare l’Azione attraverso cui il popolo si è costituito e si è mantenuto.

La battaglia per una cultura di radice, nei paesi colonizzati –come la nostra Sicilia- deve dunque situarsi al centro stesso del Cammino di LiberAzione organizzato nella CoScienza.

Il passato è solo il luogo delle forme senza forze, scrive Paul Valéry.

Sta a noi restituirgli vita e necessità attraverso le nostre passioni e i nostri valori, cercando Verità e Bellezza nelle cose del Mondo, cercando, in breve, quella Salute autentica che si genera dal radicamento in una Terra assoluta, cosmica, concreta, che puoi chiamare MATRIA e accarezzare con gli occhi del SINTIMENTU, sicula concrezione di Cuore e Cervello.

La “decolonizzazione->indipendenza” non va “rivendicata”, né “richiesta” a nessuno. Essa è il “CHE FARE” del Sicilianu Novu nella sua VITA QUOTIDIANA.

La dimensione comunitaria del CAMMINO organizzato nella CoScienza produrrà la FORZA necessaria ad abolire lo Spettacolo COLONIALE. O niente.

U Sicilianu Novu camina addhitta alzando uno sguardo critico e solidale sulle cose della Vita e del Mondo. Questa Terra è la nostra Terra. Dobbiamo liberarla, in noi stessi, nella conoscenza, nella cultura, nella sapienza.

Semu Simenza. Il Secolo XXI è la nostra patria che abitiamo nel Tempo.

Il Giardino di Trinakria è la nostra Matria che abitiamo nello Spazio.

Semu Sicans, Siculs, Sikelians, Siqillyans, Siciliani, Sicilians… It’s Sicily which makes Sicilians. Community of Destiny.

@TERRAELIBERAZIONE.

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