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Quinto Anniversario

Gloria Eterna all’Ultimo RE dell’AFRICA!

“Io sono solo un beduino che beve l’acqua della pioggia con le mani congiunte…”

Muammar Gheddafi

(7 giugno 1942 – 20 ottobre 2011)

TerraeLiberAzione

SIMBOLO M33

E’ già il suo libro più completo che sia mai stato pubblicato in lingua italiana. Questa prima edizione è di 120 pagine- coedizione TerraeLiberAzione-Armando Siciliano editore. Ne anticipiamo un estratto dalla prefazione.

***

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano –che inscena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale- diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale.

Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spettacolo imperialista è da decenni rappresentato come “cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male”! (Reagan dixit > l’attore-presidente USA).

Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle monarchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi  fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che “quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine…”, come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto.

Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai prodotto, aveva appena coniato la MONETA AFRICANA di SVILUPPO…Ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di almeno un secolo. “GHEDDAFI DEVE MORIRE!”. (…)

A proposito di storia ammucciata e mascariata è il caso di ricordare le imprese coloniali degli “ITALIANI BRAVA GENTE”.

Nella Libia invasa e occupata dal 1911 alla fine della seconda Guerra Mondiale oltre 100mila morti: schedati uno per uno negli archivi del Libyan Studies  Center di Tripoli. Il cinquanta per cento caduti in combattimento, l’altra metà durante la deportazione in massa delle popolazioni della Marmarica e del Gebel Akhdar e nei  13 campi di concentramento costruiti nell’inferno della Sirtica.

La Libia  contava appena 800 mila abitanti. E’ tutto documentato, e siamo anche andati a studiarlo a Tripoli: massacri di massa, campi di sterminio, gas di iprite sparati sulle tribù in fuga…Ma cosa volevano gli “ITALIANI BRAVA GENTE” nel 1969 –al tempo del golpe rivoluzionario nazional-popolare dei giovani colonnelli nasseriani?. Una medaglia al merito?. Grazie a Gheddafi e a Jallud non vennero toccati: il pogrom era nell’aria ci disse Muammar!. E –va detto- furono invece abbandonati da Roma e usati nel tempo come ipocrita arma polemica “ad uso interno” contro Tripoli, che invece aveva aperto le porte all’ENI e non mancò di sostenere l’economia italiana: Gheddafi salvò la FIAT dal fallimento!. Ne scriveremo in altra occasione: nella storia dell’imperialismo straccione, così Lenin definì l’italietta nel 1911 proprio in occasione dell’assalto tricolorato alla “Quarta Sponda”. Aveva visto lontano.

Mario Di Mauro

presidente dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta-TerraeLiberAzione

(dalla prefazione al libro di MUAMMAR GHEDDAFI -> “I RACCONTI dalla TENDA”- in corso di stampa)

https://www.youtube.com/watch?v=YUkNjw7J9PY

 

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