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La storia del demos siciliano -composizione e dinamiche, quantità e qualità- è un campo di battaglia decisivo nella costruzione di una MEMORIA SICILIANA condivisa > sul Cammino di LiberAzione organizzato nella Coscienza, il Cammino del SICILIANU NOVU. Non è del tutto casuale se gli accademici tricolorati della SICILIA ITALIENATA, più o meno incappucciati, non abbiano prodotto -IN 156 ANNI- un solo STUDIO generale della demografia siciliana che sia degno di questo nome. Se ci è sfuggito…ne saremmo felici. (…) -Il primo studio GLOBALE di genostoria -che inquadrò anche la Sicilia- è ormai di oltre ventanni fa (Cavalli Sforza -Piazza…): quella mappatura dinamica (ONDE DEMICHE)- aprì nel Mondo una moltitudine di autostrade a tutti…dalle nostre parti ne fecero trazzere, malgrado di “materia prima” (DNA) se ne sia accumulata come in nessuna altra parte del mondo, i magazzini delle sovrintendenze sono miniere.

Secondo lo storico tedesco Holm, al tempo della grande spedizione imperialista ateniese per l’invasione e occupazione coloniale dell’ISOLA dei SIKELIANI (415 a.C.) la Sicilia aveva 4.000.000 di abitanti: una popolazione da autentica “potenza demografica”!. Circa 2.200.000 erano quelli delle città sikeliane (cosiddette greche): nei territori metropolitani di Siracusa e Agrigento vivevano 800 mila anime ciascuno; Imera, Selinunte, Messina ne contavano intorno a 100 mila; Gela, Kamarina, Katana, Naxos circa 80.000… Mentre i Siculi e i Sicani persistevano ancora oltre il milione e gli insediamenti di radice fenicio-punica, da Palermo a Solunto a Mozia contavano 300 mila anime, e nelle Terre di Entella fioriva il piccolo e nobile popolo siciliano degli Elimi. Non si tratta di dati certi, è ovvio, ma del risultato di un complesso ragionamento che potrebbe portare anche a cifre inferiori, che non mutano granché il senso delle nostre valutazioni. La CIVILTA’ SICILIANA -nel “QUINTO SECOLO delle GUERRE COSTITUENTI”- era una POTENZA DEMOGRAFICA ed ECONOMICA. Il sistema-Sicilia, malgrado questa massa demografica, esportava grani in notevole quantità ed è certo che Siracusa ed Agrigento fossero anche città industriali: tessuti, ceramiche, oggettistica e utensileria in bronzo…e gli arsenali navali varavano intere flotte!. (…)

Ma la base degli studi demografici siciliani, dopo oltre un secolo, resta ancora Beloch, il padre delle scienze demografiche che si occupò del Mondo!. Il suo saggio sulla “Popolazione Antica della Sicilia” venne pubblicato nel 1889 (tradotto dal tedesco a cura del palermitano Francesco Paolo Allegra-De Luca).

Intorno al 70 a.C. –al tempo di Verre- quanti erano i Siciliani, atteso che di “romani” (multietnici) non ve ne furono mai più di qualche migliaio?. Quanti i Siciliani che, stanchi di subire, decisero di “lasciare le loro case e le loro terre e andarsene dalla Sicilia, anzi fuggire da essa”?. (Cicerone, Verrine).

Secondo lo scienziato tedesco G.Beloch si erano ridotti a 500-600 mila anime – il dato è costruito con un procedimento brillante che muove da una stima attendibile sulla produzione di grano (6 milioni di medimni ricavati da un milione di iugeri di latifundia coltivati: vuol dire oltre 3 milioni d’ettolitri di grano da 250 mila ettari di terra). Dei 6 milioni di medimni un milione era assorbito dalle sementi per l’anno successivo, un milione confluiva nell’erario romano (decuma, alterae decuma, frumentum imperatum), una quota d’ almeno un altro milione veniva di certo esportata da privati coloni. Non più di metà restava al consumo interno e, a non voler far morire di fame la forza lavoro -ivi inclusa la componente schiavile- nonché il resto delle superstite popolazione, si ricava il dato di 500-600 mila abitanti. Sarebbe un crollo demografico terrificante: una decimazione in pochi secoli. (…)

Furono, i Normanni di Sicilia, “una dinastia non araba ai vertici di uno Stato arabo”, com’è stato detto con espressione di felice sintesi e perdonabile imprecisione (Bresc).  I “Nordici” (=Normanni) -che giunsero a piedi in duecento, e non furono infine più di duemila- chiamavano Sicilienses tutti gli Arabi di Sicilia (in realtà Siqillyani)- mentre definivano Greci tutti i cristiani. Il criterio etnico è oggettivamente difficile da applicare ché “antichi Elleni e Fenici si erano latinizzati, Latini si erano volti a Bisanzio, Greci e Latini si erano convertiti all’Islam, Arabi e Berberi si andavano accostando e assimilando ai nuovi venuti” (I. Peri).  Per il Varvaro – il quale definisce la fase normanna decisiva nella formazione dell’attuale “tipo siciliano, come sistema di vita, cultura, lingua” – furono le Giudecche ebraiche a conservare più a lungo e in forme integre la lingua araba di Sicilia. (…)

Tutto interessante, ma di “studi demografici” solidi e organici non ne stiamo trovando. Dopo 30 anni ci arrendiamo. Gli accademici tricolorati, più o meno incappucciati, non hanno prodotto -IN 156 ANNI- un solo STUDIO generale della demografia siciliana che sia degno di questo nome?. Il dubbio è che, anche a volerlo, non ci capiscono niente!. Qualcuno ci potrebbe segnalare studi demografici, anche parziali (dal Cinquecento+ qualche lavoro ce l’abbiamo)?. Recuperiamo tutto.

A prescindere: Sikani e Siculi, Sikeliani e Siqillyani, Sicilienses e Siciliani…questo -nel “Nomos della Terra”- è il demos siciliano, nelle sue profonde trasformazioni, nei suoi innesti, nei suoi scontri di faglia, nelle sue guerre, più o meno ibride, nei suoi collassi, nelle sue ri-evoluzioni… Una potente spugna del Mediterraneo che tutto e tutti ha “digerito”. Una Civiltà VIVA fatta da un Populu VIVU -che può respirare in questa lunga NOTTE COLONIALE solo nella CoScienza di un SICILIANU NOVU. Lo SPETTACOLO COLONIALE della SICILIA ITALIENATA non la prevede. Caminamu addhitta, megghjiu suli ca malaccumpagnati!.

@Mario Di Mauro-presidente dell’Istituto TerraeLiberAzione

(estratto dall’editoriale di “INTERFERENZE-Bollettino dell’Istituto TERRAELIBERAZIONE”-in corso di stampa)

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