ROMAFIA Capitale, 12 dicembre 2016.

Una settimana dopo.

Sconfitti al “plebiscito costituzionale” sulla riforma Napolitano-Finocchiaro, come previsto ci stanno servendo il RENZISMO senza Renzi.
Si profila un Governo euro-atlantista e reazionario, con diversi rappresentanti della SICILIA ITALIENATA.  Cadono molte maschere…Per noi cambia nulla.
Fora st’Italia di ROMAFIA Capitale!
SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!
Avanti tutta, sul Cammino profetico del Sicilianu Novu!.

Lo abbiamo scritto a mezzanotte del 4 dicembre, lo ripetiamo:

La CRISI dello STATO-NAZIONE italiano non è solo istituzionale, bensì sistemica. Questo -come indipendentisti siciliani- resta l’anello debole da afferrare; il “NO” -comunque positivo- sarà presto metabolizzato: pirrico è!”.

TERRAELIBERAZIONE

bannerfrasi-1

Vista da Londra. CATANIA CAPITALE di un “NO!” che va oltre il plebiscito abortito di Renzi…Vista da Londra. CATANIA CAPITALE di un “NO!” che va oltre il plebiscito abortito di Renzi…Vista da Londra. CATANIA CAPITALE di un “NO!” che va oltre il plebiscito abortito di Renzi…

The GUARDIAN è lo storico “quotidiano indipendente” di Londra. Per analizzare il voto referendario italiano ha scelto… Catania. Noi sappiamo che non si tratta di un caso. E non solo per il risultato clamoroso che sintetizza una SICILIA ormai all’opposizione. Confusa quanto si vuole, ma irreversibile e di massa. Ne siamo parte attiva e irriducibile, tra tanti. Il reportage del Guardian non va né potrebbe andare oltre la superficie di una Realtà che è coloniale, per quanto incompresa dai catanesi stessi. A prescindere:

CITTADINI! TUTTI DEVOTI TUTTI! SANT’AGATA lo sa chi deve sostenere!.

Sia chiaro:  in questa Sicilia al capolinea i nodi verranno tutti al pettine e a poterli sciogliere non saranno le ideologie e i figuranti della commedia neocoloniale che imprigionano l’immaginario siciliano, né il carnevale elettorale, chè se servisse a cambiare le cose lo avrebbero già abolito. Inefficaci risultano tutti i tentativi di “salvataggio”: sia dall’alto, che dal basso. Destinati al fallimento, se non animati da una Avanguardia Organizzata nella CoScienza sul Cammino del Sicilianu Novu.

banner-terra-1

Quel 90% di NO!

della CATANIA PROLETARIA

Catania Metropolitana. Qui si è concentrato –da due anni- un vero sforzo strategico di Renzi e Del Rio. Catania come base decisiva per prendersi l’Ohio siciliano. Lo hanno anche detto con queste parole. L’analisi era corretta. Ma il copione era vecchio: hanno firmato il solito Patto Speciale,  il MILIARDO CATANESE. Un INGANNO di RICICLAGGIO spettacolare di soldi nostri – che smascheriamo punto per punto  fin dall’inizio della commedia.

Veniamo al voto catanese del 4 dicembre. Affluenza ovunque oltre il 50% – che ha visto la partecipazione anche di aree sociali in cui l’astensionismo elettorale è prevalente. Il dato di affluenza è spesso superiore alle ultime regionali: la posta in gioco era alta, e lo si è capito.

Il NO prevale ovunque. Ma il dato disaggregato presenta, come da regola, un netto segno di classe. Da percentuali del 50+ dell’hinterland “ricco”, al 60+ del centro nuovo “ceto medio” , al 70+ del centro storico “popolare”, fino alla valanga che supera anche il 90% di NO  da Librino all’intera banlieu proletaria. Il PD si conferma un club irrilevante tenuto in piedi dall’esterno, privo di alcun consenso popolare (lo stesso SI è nettamente egemonizzato dai centristi, specie ex-MPA e dintorni: Sicilia Futura-ALA e affini). Va rilevato anche il disastro della campagna per il SI condotta da ordini professionali e massonerie colorate, che trovano tribuna e sintesi politica nel quotidiano “La Sicilia”. E’ una borghesia tricolorata e mercenaria, affarista e carrierista, spesso incolta e ormai  del tutto priva di alcuna vera base sociale. Non può che aggrapparsi al “governo di turno”.

Il NO è sostanzialmente sganciato da partiti (incluso M5S), che possono anche illudersi di averlo determinato. Nella CATANIA profonda il NO è contro ROMAFIA e contro il club di Enzo BIANCO. Di Renzi –in fondo- non interessa niente a nessuno.

La CRISI dello STATO-NAZIONE italiano non è solo istituzionale, bensì sistemica. Questo -come indipendentisti siciliani- resta l’anello debole da afferrare; il “NO” -comunque positivo- sarà presto metabolizzato: “pirrico” è!.

Quanto alla nostra strategia storica –CATANIA CITTA’-STATO come AMBURGO /Assemblea Costituente del Popolo Siciliano: solo nelle nostre banlieu proletarie può trovare l’ascolto e il sostegno per trasformarla in movimento reale sul Cammino di LiberAzione del Sicilianu Novu. O niente.  

@Catania, 5/12/2016. TERRAELIBERAZIONE.

‘This was a protest vote’: Sicilian city where 75% said no to Matteo Renzi

In Catania, referendum voters vented their venom against Italy’s political old guard and the dire state of their island’s economy

A protest in Rome against Matteo Renzi's reforms
No campaign protesters in the lead-up to the Italy referendum vote. Photograph: Anadolu Agency/Getty Images

Even tomatoes – the protest food of choice among many Italian militants – were banned when Matteo Renzi came to Villa Bellini, a park in the Sicilian city of Catania, in September to wrap up the festa dell’unità, a social democratic event that is celebrated each year across Italy.

But being pelted by the soft fruit was the least of his worries: festivities descended into chaos when protesters, gathered in a square nearby with banners reading “Throw Renzi Out”, hurled beer bottles and smoke bombs as he spoke about the merits of his proposals to overhaul the constitution.

If, on that day, Renzi had not grasped the extent of the venom towards him in the city, he did on Sunday, when almost 75% of Catanians voted to reject his reforms and, ultimately, fire him as their prime minister. It was one of the highest no votes in the country.

The city centre in Catania, Sicily
 

“He annoyed me. Each time I switched on the TV, he was there. You couldn’t get away from his ‘me, me, me’,” said 27-year-old Roberta, who works in a bar close to the city’s famous fish market.

Beppe Grillo, the former comedian who co-founded the M5S, made an impression on Sicilians when he swam the 3.5km (2.2-mile) stretch that divides the island from the mainland in 2012. It was his way of marking his presence before the party began to make great strides in regional elections. M5S is now Sicily’s third largest party.

“They are young, they have good ideas, and maybe they should be given a chance?” said Roberta of the anti-establishment party, adding that she would like to see either of its parliamentary rising stars, Luigi Di Maio or Alessandro Di Battista, eventually leading the party or country.

https://interactive.guim.co.uk/uploader/embed/2016/12/italy_vote-zip/giv-15726q5H7PGalMy4U/

As elsewhere in Italy, voters who backed the no campaign in Catania were not a homogenous group. Roberta’s colleague, 42-year-old Alessandro, also voted against Renzi’s proposals, but more in protest against the dire economic conditions on Sicily where the overall unemployment is 23% and youth unemployment 56%.

He said many of his friends had been out of work for years, and he counted himself fortunate to have a job. “A few years ago I asked for a job in McDonald’s,” he said.
“I was 37 at the time, and they told me I was too old. But I was also too young to be drawing a pension. I’m lucky to have a salary which helps me to just about get by, but I know many families who have no income or survive on just one.”

Santina Canterella, who lives in Picanello, one of the city’s poorest neighbourhoods, is among the few who backed Renzi’s proposals, but her 50-year-old son voted against them.

“He lost his job with an electronics company where he had worked for 25 years, and hasn’t been able to find another one,” she said.

“I agreed that we needed to at least try to change, but I understand why my son didn’t feel the same – lots of promises came, but none were delivered. I help him out when I can; in Catania there are few opportunities.”

The fish market in Catania, Sicily

Her landlord, Luciano Bruno, also voted yes, but said Sicilians were very much swayed by the words of Grillo and politicians from the centre right, such as Salvo Pogliese, a coordinator in Catania for Silvio Berlusconi’s Forza Italia party-Pogliese, who is also a deputy for the party in the European parliament, woke in a jubilant mood on Monday morning, announcing to the local press that Renzi’s defeat marked “a wind of change”.

“This was a protest vote – we live in very bad economic and social conditions,” he said by phone from Brussels. “But it wasn’t just against Renzi – Sicilians were also saying they’ve had enough of Rosario Crocetta [the island’s president who is a representative of Renzi’s Democratic party].”

But he said that perhaps Renzi’s final downfall in the eyes of Catanians came on his return in November, when during a speech to medics at the Sheraton hotel he claimed that Sant’Agata, the city’s adored patron saint, “is on our side”. “There was much controversy about this,” said Pogliese. “It was a serious error to bring Sant’Agata into his reform campaign.”

THE NEW SICILIAN -2-001 clicca e leggi > THE NEW SICILIAN -2

 

 

 

Annunci