TerraeLiberAzione

INVERNO 1994 -LIRE MILLE

“La Verità è prima vittima del dramma coloniale”. (Fanon)

Dal nostro Archivio proponiamo un pagina di TerraeLiberAzione dell’Inverno 1994. Precisiamo che il “ciclo economico del petrolio siciliano” -nella nostra ANALISI- sostanzialmente chiuso insieme al “ciclo politico dell’Autonomia vigilata e infine commissariata” (da ROMAFIA CAPITALE, WASHINGTON e ora anche BRUXELLES).

Resta la Memoria di una nostra BATTAGLIA condotta per oltre 30 anni in condizioni proibitive.

La SOVRANITA’ ENERGETICA della “SICILIA CHE VOGLIAMO” è già anticipata in questo documento limpido e profetico del 1994: basta leggerlo bene. Eravamo avanti prima, e siamo avanti oggi -fino a prova contraria e senza chiacchiere: “sicilianiste”, “tricolorate” o “n-europeiste”. Noi ri-evoluzionari siciliani non ne mangiamo. Il nostro “Cammino organizzato nella CoScienza” -> nella critica radicale e operosa del presente -> alza il suo sguardo sereno sull’Avvenire. Semu Simenza.

pag petrolio 1994 

 

PETROLIO!

ALCUNE COSE CHE I SICILIANI DOVREBBERO SAPERE

E NON SANNO

Milazzo. Giovedì, 3 giugno 1993. Ore 13.30. Raffineria “Mediterranea” dell’Agip Petroli (ENI). Esplode la condotta di olio combustibile che alimenta i bruciatori del forno del Toping 4. – 23 operai vengono travolti da un inferno di fiamme. Sette morti. Dieci minuti prima, e in quell’inferno sarebbero stati in seicento.

Si scopre, per un giorno, che la Sicilia “ospita” un quarto degli “impianti industriali ad alto rischio” dell’Azienda Italia. Questo passa il convento.

Per qualche minuto si scopre anche che tra Milazzo, Priolo e Gela, dietro l’evitabile devastazione ambientale di terre e coste magnifiche, il cancro si è diffuso in forma epidemica. Ma dove la monocoltura industriale è stata imposta nelle forme tipiche del colonialismo agricoltura, pesca e turismo avrebbero fatto di questi Luoghi un gioiello) ci si sente rispondere giocoforza: “meglio morire di cancro che di fame”, come ci scrisse Don Palmiro Prisutto, battagliero sacerdote di Augusta (Terra e Liberazione, fascicolo 1992).

 

L’IDROVORA COLONIALE

I tre poli petrolchimici dell’Isola bruciano cento milioni di metri cubi d’acqua all’anno, oltre metà delle nostre risorse idriche, sottraendola non al mare ma alle falde di terra e ai fiumi attraverso un sistema sciagurato di dighe e canalizzazioni che convoglia le acque della Sicilia orientale verso l’Idrovora della chimica colonialista.

 

UNA RAPINA RAFFINATA

I tre poli petrolchimici raffinano tutto il petrolio estratto nel bacino siciliano (pari a circa un decimo del consumo italiano e al 150% del fabbisogno interno della Sicilia!). Raffinano inoltre circa la metà del greggio importato, soprattutto dal mondo arabo. Questo affare colossale frutta allo Stato di Roma circa trentamila miliardi di lire all’anno in imposte di fabbricazione, diritti doganali, fiscalizzazione varia.

 

VALUTA PESANTE

Dai giacimenti petroliferi siciliani, soprattutto gli off shore, con le riserve accertate attualmente si potrebbe arrivare ad una produzione di un milione di barili di greggio al giorno, pari a 50 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, con un ricavo di venticinquemila miliardi per dieci anni di estrazione. Una massa in valuta pesante sufficiente a finanziare un Piano decennale per lo Sviluppo Autocentrato dell’Isola dei Siciliani.

 

TOP SECRET

L’esistenza  di altri giacimenti, tenuta spesso segreta, potrebbe assicurare molti altri anni di attività…e un surplus sufficiente ad offrire all’Isola dei Siciliani una definitiva sovranità energetica -se ad essa si associa il logico sviluppo di fonti energetiche pulite e rinnovabili (solare, eolica, geotermica). Da questo si può comprendere facilmente come la Sicilia possa essere considerata già oggi un paese straricco, seppur rapinato con metodi coloniali. Una rapina che frutta al Sistema Italia fino a Cento milioni di lire al minuto- Sei miliardi ogni ora – Centoquarantaquattro miliardi al giorno!.

@TERRAELIBERAZIONE-(1-continua)

 

Scheda.

IN NOME  DELLA LEGGE

L’articolo 33 dello Statuto di Autonomia dispone che siano conferiti alla Regione Siciliana, costituendone patrimonio esclusivo ed indisponibile, i beni dello Stato esistenti sul suo territorio. Tra essi vi sono anche le miniere secondo l’esplicito disposto dell’articolo 826,2° comma di quel codice civile promulgato prima dello Statuto con R.D. 16/3/ 1942 n°262. Per il disposto dell’articolo 2, 1° comma lett. b) del R.D. 29/7/1927 n° 1443 “appartengono” alle miniere “la ricerca e la coltivazione” anche dei “combustibili solidi, liquidi e gassosi”. E’ pertanto chiarissimo che il petrolio estratto in Sicilia è proprietà esclusiva del Popolo Siciliano e che la Regione Autonoma ha competenza esclusiva a legiferare per tutto quanto concerne la materia petrolifera. Purtroppo lo fa poco, male e solo per svendere la nostra ricchezza. E il buon senso di qualcuno è spesso solo un isolato episodio. Che si possano buttare a mare i monopoli colonialisti e costruire, con un sistema paritario di joint venture, una Industria dell’ Energia tutta siciliana non è argomento proponibile a chi risulta tutt’al più aduso a contrattare tangentucole coloniali come i vari assessori e deputati che usurpano il Parlamento del Popolo Siciliano. Cambierà?.

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