Sabato 17 Giugno –come ogni anno dal 1984- la comunità siciliana TerraeLiberAzione ha ricordato I MARTIRI CADUTI in ogni Tempo per l’Indipendenza del Popolo Siciliano.

Quest’anno le iniziative sono state due: la pubblicazione di un numero monografico del nostro giornale, dedicato al Comandante Canepa > e la consueta e sentita VISITA -a MEZZOGIORNO- a questo cruciale LUOGO della MEMORIA > il SACRARIO ai caduti dell’E.V.I.S. sul viale degli Uomini Illustri del Cimitero di Catania.

All’iniziativa ha aderito anche la Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano, di cui siamo cofondatori. Un report più dettagliato verrà diffuso in seguito.

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La seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Ripuliti i fatti dalle ideologie, purificata la nostra stessa Memoria, quello che resta della seconda GUERRA MONDIALE è uno scontro micidiale tra Potenze concorrenti, che si risolse nella divisione del Mondo in due, dell’Europa in due, della Germania in due, di Berlino in due. E nella lunga ritirata dei vecchi imperi coloniali europei…”vincitori”, scatenata dall’indipendenza dell’India e, soprattutto, dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao.

Nel luglio del 1943 – con l’Operazione Husky – gli “Alleati” (sostenuti da una efficace Resistenza contro il nazifascismo) occupano la Sicilia. E’ la fine di un Regime, ma, come vedremo, non è quello per cui combatterono i Partigiani siciliani.

Il 24 ottobre 1943, ben oltre la temporanea A.M.G.O.T. (il Governo militare dei Territori Occupati)- era nata anche la SICILY REGION 1 di Washington nel Mediterraneo, che permane come un “non detto” sotto un Cielo popolato di aerei stranieri, droni assassini, santi che non funzionano e G7 in gita turistica. Questa Sicilia è un’Isola contesa, giocata come carta geopolitica da ROMAFIA CAPITALE nella sua relazione strategica con l’Amico amerikano. Un’Isola del Tesoro ridotta a Paese di Poveri costretti all’emigrazione di massa. Un’Isola OSTAGGIO avviata alla deriva nelle Tempeste del Secolo XXI.

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Nei cruciali primi anni Quaranta del Novecento, tra i pochi intellettuali che compresero lucidamente la Questione Siciliana nella sua essenza di problema irrisolto dell’Autodeterminazione di un Popolo, spicca un già celebre giovane studioso, peraltro docente di storia delle Relazioni e dei Trattati internazionali all’Università di Catania. Era un trentenne coltissimo, poliglotta e molto metodico: Antonio Canepa.

In quella Sicilia in Rivolta per la sua sacrosanta Indipendenza, il COMPAGNO ANTONIO CANEPA FU L’UNICO VERO CAPO della RESISTENZA ANTI-FASCISTA (come capo politico-militare del micidiale “Gruppo Etna” e poi “comandante TOLU’ di Giustizia e Libertà” in missione al Nord) – IL COMPAGNO ANTONIO CANEPA FU UN VERO CAPO della RESISTENZA SICILIANA ANTI-COLONIALISTA (E’ IL COMANDANTE MARIO TURRI dell’EVIS).

Venne assassinato, in un agguato, a Randazzo. Era il 17 giugno del 1945. Il suo cadavere venne occultato dal Segreto di Stato per un decennio. La sua Memoria è tuttora oggetto di mascariamenti e depistaggi.

LA VERITA’ (OCCULTATA) SU CANEPA E’ LO SCANDALO PIU’ INAUDITO della STORIA SICILIANA degli ULTIMI 70 ANNI. L’EVIS NON ERA UN “ESERCITO” PER VINCERE UNA “GUERRA”. L’EVIS fu un “PARTITO ARMATO” PER VINCERE UNA PACE PIU’ GIUSTA, sul Cammino di una RiEvoluzione Socialista della Realtà Siciliana. Il “campo militare” dell’EVIS, a Cesarò, aveva anche la segnaletica stradale!.

L’EVIS –oltre ogni ragionevole dubbio- E’ LA CONTINUAZIONE –anche fisica- della RESISTENZA ANTIFASCISTA nell’ISOLA. QUELLA VERA. L’UNICA che abbia avuto un ruolo politico-militare. La rete partigiana di Canepa era radicata in profondità nell’Università di Catania…e contava anche sul gruppo trotskjsta “SICILIA ROSSA”, che uscì dalla clandestinità il PRIMO MAGGIO 1945.

L’EVIS –che nasce e muore con Canepa- non ebbe mai alcun “rapporto” con BANDE e BANDITI. Semmai ebbero scontri col banditismo. In uno di questi cadde il giovane Francesco Ilardi (sepolto poi al Sacrario di Catania, insieme al Comandante e ai suoi compagni). L’EVIS era formato in prevalenza da giovani studenti, artigiani e contadini. (…)

Il Futuro è di chi saprà alzare uno sguardo critico e solidale sulle cose della vita e del mondo. Quel Mondo al quale il compagno Canepa guardava con straordinaria capacità scientifica vivendo la sua Vita come una battaglia e la sua Morte come un’avventura.

“La Sicilia di domani sarà quale noi la vogliamo: pacifica, laboriosa, ricca, felice, senza tiranni e senza sfruttatori”. La Sicilia che vogliamo saprà difendere i propri interessi con fermezza, sviluppando rapporti fraterni con tutti i popoli del mondo. Noi siamo “indipendentisti”, non “separatisti”; è la Sicilia coloniale di oggi ad essere “separata” dal resto del mondo. L’indipendenza la renderà “unita” al novero dei Paesi liberi. Ma “guai a chi tradisce: il Passato sarà dimenticato, non l’Avvenire”. (Canepa, “La Sicilia ai Siciliani!”, Catania 1942).

La Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”.

canepa 1TerraeLiberazione marzo-aprileTerraeLiberAzione n°2/2017

Una Questione Privata

Chi era il partigiano Canepa?

Appena trentenne, Antonio Canepa era un brillante studioso di geopolitica e docente di diritto internazionale: molto metodico ed esaustivo nell’esposizione della sua materia, dialogante ma riservato nel gestire le sue relazioni, sicuro di sé, sempre gentile, diventava socievole e spesso sinteticamente scherzoso con le singole persone: “lasciando intendere”, ma rivelando sempre nulla, li lasciava dire… Un gioco di specchi di cui controllava ogni riflesso. Per strada camminava spesso da solo, disinvolto e distinto: un trentenne di Intelligenza verticale, poliglotta e autore di studi specialistici ma anche di acute riflessioni geopolitiche sul Grande Gioco britannico “visto da Mosca”, conoscitore profondo delle dinamiche che travagliavano la Russia sovietica… Uno capace. Di tutto!. La sua RESISTENZA era vissuta anche come una Questione Privata, una SFIDA r/esistenziale con sé stesso. “Aveva Tutto”, e lo rischiava ogni giorno: per una Idea di Libertà, inquieta, ma calcolata.

A Berlino lo chiamavano “Herr Professor”. A Londra era un Fantasma “svizzero” con passaporto falso Made in Catania fabbricato dal “compagno Eugenio” (D’Arrigo, artista cesellatore, ma anche abile falsario già coinvolto nel processo Ciulla: “stampiamo soldi per i poveri!”).

Il Professore viaggiava, forte del suo titolo accademico e di una immane rete di relazioni, che lo vedeva recensito scientificamente perfino sulla rivista elitaria delle SS a Berlino, per l’invidia del pluralismo fascista accademico, che lui irrideva con sofisticato rigore filologico: di tutto, di più (il “Totalitarismo”, a quei livelli, in un certo senso era una balla di…Regime!).

Nel suo peregrinare in una Europa avviata all’implosione, seminava Idee criptate, il nostro Professore, ma anche figli. A Firenze ne ebbe uno con Clelia Rosati, di cui era innamoratissimo. La “compagna Clelia”, la futura comandante partigiana e icona della Resistenza toscana: il piccolo lo chiamarono Antonio Canepa Junior (negli anni Ottanta fu eletto deputato del PSI in Liguria: socialista inquieto e disperato, morì di overdose a Montecitorio: mi è stato detto che Bettino lo pianse una notte intera).

Herr Professor  “giocava carte” –quasi certamente- anche come Jean Soredan… E’ certo invece che –nella Resistenza partigiana- in Abruzzo, sulla Maiella, divenne il “comandante Tolù”, e che in Sicilia era già il comandante Mario Turri fin dall’inverno 1940.

canepa tessera

Un geroglifico avvolto in un mistero?. No, un PARTIGIANO VERO, di lungo corso, fin dal tentato golpe antifascista “dimostrativo” a San Marino nel 1933: venne arrestato e chiuso in manicomio, ma ne uscì, salvato da amici e parenti potenti (anche in Vaticano). La sua Intelligenza fece il resto, avviandolo a una carriera universitaria che lo vedrà –prima dell’approdo alla cattedra catanese- ben presto a Palermo (ad animare un criptico centro studi sull’Oriente, che peraltro gli permette di sviluppare conoscenza diretta della Realtà sovietica).

Questa sua Intelligenza camminava da almeno un decennio accompagnata e inseguita da una inquietudine lucida e tranquilla. Ora tra corridoi vocianti delle università e dimore cariche di inutili libri nell’insofferenza borghese contro il “Regime”; ora muovendosi tra i quartieri operosi che covano rabbia popolare e infine tra i sentieri contadini etnei che si perdono tra lave e ginestre, restituendo la Pace del Tempo, quello che scorre ammatula nell’impotenza del vivere quotidiano. Animato da una Idea radicale di Libertà, costruisce il suo Tempo vivendo l’Amore per Donne difficili e la Passione per le Scienze più difficili: le Scienze Politiche. (…)

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Catania. Inverno dell’anno 1940. Il giovane Professore, in sofisticata clandestinità, crea il “Gruppo Etna” della RESISTENZA siciliana contro il nazifascismo e il colonialismo italiano. I molti nuclei del “Gruppo Etna” agivano in autonomia, ma collegati da Canepa-Turri alla rete di “Giustizia e Libertà” sostenuta da Londra. Peraltro Canepa, Oltre Manica, era ben noto, ma non era un “agente inglese” (abbiamo anche chiesto agli “Archivi britannici”: “era un riferimento noto, ma come organico non c’è”).

E’ un lavorìo metodico, il suo: molto maturato e dissimulato, prudente e selettivo, tanto sofisticato, quanto concreto. All’inizio del 1942 –nel Gruppo Etna- erano un centinaio, articolati in una rete di nuclei di 3-4 che quasi mai erano a conoscenza gli uni degli altri. Sappiamo che una decina di giovani attivisti battevano e ribattevano a macchina, su cartacarbone, un documento politico intitolato: “Ventanni di malgoverno fascista”. Era un capitolo de “La SICILIA ai SICILIANI!”, il manifesto politico della FASE 2. Che era già stata concepita dall’inafferrabile “Mario Turri”, già ricercato dall’OVRA, la polizia politica fascista.

Dentro la Resistenza al “Regime” stava nascendo l’EVIS. L’Esercito dei Volontari per l’Indipendenza della Sicilia. A parte il prof. Matteo Gaudioso e il prof. Petroncelli –che sarà Rettore dell’Università catanese nominato dall’AMGOT (col sostegno di Canepa)- quasi nessuno conosce la vera identità di “Mario Turri”. Quasi Nessuno, ma è un INTOCCABILE -> dal Vaticano a Berlino, da Londra a Roma. Si muove nelle Terre di Mezzo, ma non lascia tracce: parla con tutti, ascolta. E viene ascoltato. Quello che dice o non dice, e perché lo dice, resterà un mistero.

Sta organizzando il Gruppo Etna, che non è un circolo culturale di cospiratori onirici. Se il “compagno Eugenio” (D’Arrigo) –mastro cesellatore, già coinvolto nel processo Ciulla: “stampiamo soldi per i poveri!”- fabbrica documenti falsi per Uomini veri, non mancano minatori esperti in esplosivi, né contadini-cacciatori, mappe viventi del territorio. E c’è il giovane “compagno caporale” Carmelo Rosano, futuro vicecomandante dell’EVIS (…). E’ la luce dei suoi occhi.

E siamo alla vigilia dell’Operazione Husky (un Inferno lungo 38 giorni: 10 luglio-17 agosto 1943) –che cambierà le sorti della Guerra Mondiale. Il Gruppo Etna distrugge l’aviazione germanica posizionata all’aeroporto di Gerbini, nella piana di Catania. Il 7 luglio viene sabotato anche il treno armato denominato “Gruppo Mondiale n°4” nella stazione ferroviaria di Catania. Un altro treno militare viene fatto deragliare a Ramondetta (Messina). Ma non furono le uniche azioni “ferroviarie”- (La guerra è la guerra: dell’azione più devastante, sebbene del tutto legittima, preferiamo tuttora non parlare; né facciamo sconti ai bombardamenti terroristici degli “Alleati”). Ci serve la VERITA’. Tutta.

Nella notte del 9-10 luglio 1943 la cruciale difesa militare di Augusta viene “neutralizzata” dai commandos patriottici del Professore, forse col supporto di partigiani radicati a Lentini (un summit regionale della Resistenza vi si svolse approfittando della confusione della Festa di Sant’Alfio).

Il 4 agosto del 1943 –giunti a Catania, dopo la cruciale Battaglia del Simeto (dal Ponte di Primosole a Sferro-Gerbini)- i Britannici cercano una sola persona: il prof. Canepa (presso la villa del prof. Petroncelli, a piazza “Borgo”).

Lo convincono ad assumere il comando della Resistenza sulla Maiella, in Abruzzo. Poi si trasferirà a Firenze, partecipando all’insurrezione, fondandovi un giornale e un piccolo “Partito dei Lavoratori”: viene arrestato e condannato –sentenza lieve e assai formale, ma politicamente chiara- da un Tribunale Militare Alleato, sollecitato dal CLN. Non se ne fa un problema.

E’ OTTOBRE 1944. Rientra in Sicilia e trasforma il Gruppo Etna in EVIS, avviando la pubblicazione del giornale “SICILIA INDIPENDENTE”.

L’EVIS NON FU IL “BRACCIO ARMATO” del MIS –al di là di un paio di comunicatini criptati nella reciproca “strumentalizzazione”-. L’EVIS ERA UN “PARTITO ARMATO”, la cui vera STRATEGIA era nota forse solo a CANEPA e al giovane e brillante “compagno caporale Carmelo”: ROSANO. (…)

Nello scenario euro-mediterraneo della devastante crisi mondiale degli anni Quaranta, quello del trentenne Professore Guerrigliero è un tentativo –certo prematuro, ma profetico- di insediare una FORZA di LIBERAZIONE anticoloniale e sociale… Canepa non riponeva speranze in soluzioni della Questione siciliana alla Società delle Nazioni (ed era, peraltro, tra i massimi specialisti di Diritto internazionale in Europa).

L’EVIS NON ERA UN “ESERCITO” PER VINCERE UNA “GUERRA”. L’EVIS fu un “PARTITO ARMATO” PER VINCERE UNA PACE PIU’ GIUSTA, sul Cammino di una RiEvoluzione Socialista della Realtà Siciliana. Il “campo militare” dell’EVIS, a Cesarò, aveva anche la segnaletica stradale!.

L’EVIS –oltre ogni ragionevole dubbio- E’ LA CONTINUAZIONE –anche fisica- della RESISTENZA ANTIFASCISTA nell’ISOLA. QUELLA VERA.

La rete partigiana di Canepa era radicata in profondità nell’Università di Catania…e contava anche sul gruppo trotskjista “SICILIA ROSSA”, che uscì dalla clandestinità il PRIMO MAGGIO 1945- (E’ il Partito Social-Comunista Siciliano –Sicilia Rossa: animato da Natale Turco, che, appena espulso dal FNS filo NATO – nel 1985 diventa il Grande Vecchio nella fondazione di TerraeLiberAzione -> che era già nata da una uscita organizzata da Democrazia Proletaria, su posizioni anticolonialiste -ndr).

E’ utile ricordare che dall’inizio del 1944 l’attività dei partiti era ormai libera (con l’eccezione degli indipendentisti, che subivano una feroce repressione a tutti i livelli: anche con sequestri di persona di alti dirigenti, chiusura di sedi e giornali, intimidazioni perfino alle madri dei giovani militanti…). E l’EVIS –che fu un PARTITO ARMATO- era dunque anche un rifugio per la LEGITTIMA DIFESA dei giovani indipendentisti.

 “CANEPA DEVE MORIRE!”. CHI LO DISSE STAVA A ROMA. Era nel CLN “antifascista”. Fu uno dei tanti “regolamenti di conti” nel “mondo partigiano”, ma le pallottole sono quelle della nascente GLADIO: nel caos del primo DopoGuerra –in Sicilia- quella di Murazzu Ruttu a Randazzo (17 giugno 1945) fu la STRAGE più cinica e politicamente criminale. E la meglio occultata.

L’EVIS non ebbe mai alcun “rapporto” con BANDE e BANDITI. Era formato in prevalenza da giovani studenti, artigiani e contadini. Semmai ebbero scontri col banditismo. In uno di questi cadde il giovane Francesco Ilardi (sepolto poi al Sacrario di Catania, insieme al Comandante e ai suoi compagni).

In ogni caso, l’EVIS –che nasce e muore con Canepa e Rosano- non ebbe nè avrebbe potuto avere alcun rapporto con la BANDA FERRERI-GIULIANO, tanto più che l’EVIS non ebbe mai nessuna base operativa in tutta la SICILIA OCCIDENTALE. MAI. NESSUNA. PUNTO.

Nel caos di quegli anni, ben altri furono i referenti politici della banda Ferreri-Giuliano-> (Pisciotta al processo di Viterbo evoca Mattarella e l’OSS->CIA. Venne avvelenato col noto caffè di marca GLADIO).

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Nel corso della seconda G.M. – l’immane Mattatoio in cui si risolve la “Crisi del 1929”- il 24 ottobre 1943, ben oltre la temporanea A.M.G.O.T., era nata la SICILY REGION 1 di Washington nel Mediterraneo, che permane come un “non detto”… sotto un Cielo popolato di aerei stranieri, droni assassini e santi che non funzionano. Per il Popolo Siciliano è un altro PASSATO che non passa, la cui comprensione non può prescindere dalla VERITA’ su CANEPA, il PARTIGIANO siciliano, il GRANDE DOCENTE di STORIA delle RELAZIONI e del DIRITTO INTERNAZIONALI, l’analista geopolitico che, in pieno “Regime”, studiò con Metodo anche l’Opera di TROTSKJI –tentandone in Sicilia la più clamorosa applicazione pratica: la TEORIA-PROGRAMMA della RIVOLUZIONE PERMANENTE nelle condizioni storico-sociali di un’Isola-Nazione sfruttata e oppressa da uno Stato neocoloniale.

L’EVIS fu il PARTITO ARMATO che LEGITTIMAVA –nella continuità della RESISTENZA ANTIFASCISTA- sul terreno dell’INDIPENDENTISMO POLITICO – il futuro di una SINISTRA SICILIANA autonoma sul piano ideologico, programmatico, organizzativo, operativo. In ogni caso, l’EVIS nasce e muore con Canepa e Rosano. Dopo c’è altro: dal generoso GRIS del buon Concetto Gallo che si distinse, nel dicembre 1945, in quella battaglia di Monte San Mauro (Caltagirone) contro l’ESERCITO ITALIANO che accelerò la “concessione” dello Statuto, fino al successivo caos delle false flag banditesche che coprivano un PLOTONE d’ESECUZIONE di GLADIO (e che Canepa avrebbe affrontato col mitra in mano!). Concetto Gallo venne eletto all’Assemblea Costituente nel MIS: è un Padre della Repubblica!. Altro che “banditi mafiosi-separatisti”, come li descrive una storiografia tricolorata drogata di piccioli accademici, politicamente infame e culturalmente vigliacca.

Certamente, con i suoi 100 ragazzi, il Professore Guerrigliero “Mario Turri” non voleva fare guerra all’Italia, non era pazzo, né scemo. L’EVIS non fu neanche il “braccio armato” del MIS, che CANEPA conosceva bene. Semmai CANEPA “Mario Turri” offriva –in alternativa all’imbelle MIS e in buoni rapporti con la Lega Giovanile Separatista di Carcaci- un canale pratico alla LEGITTIMA DIFESA della GIOVENTU’ INDIPENDENTISTA perseguitata e tormentata dalle BELVE sbirresche di Aldisio, “Commissario” di ROMAfia Capitale.

L’11 febbraio 1944, il governo della Sicilia venne trasferito dall’A.M.G.O.T. –l’Amministrazione Militare dei Territori Occupati- al “Regno del Sud”, guidato dal governo Badoglio. L’Alto Commissariato civile per la Sicilia viene istituito formalmente con il regio decreto legge del 18 marzo 1944, n. 91.

La sbirraglia fascista in Sicilia aveva solo cambiato uniforme e mandante. Ora c’era il debole CLN, in particolare la “sbarcata” corrente azionista, quella di PARRI, quella di “Giustizia e Libertà”, la stessa del Canepa partigiano: i casi della Vita e… della Morte”!. Quel CLN col quale mantiene razionali rapporti diplomatici, confermati de facto dal non appoggio tattico alla rivolta del “NON SI PARTE!” nel dicembre 1944 – che vide insorgere i giovani siciliani contro il “richiamo al fronte”: “né aderire, né sabotare!”. Cosiccome, nell’aprile 1945, “Mario Turri” non avallò – da specialista di Relazioni internazionali!- le speranze illusorie che Finocchiaro Aprile riponeva sulla Conferenza di San Francisco alla quale il MIS inviò un generico Memorandum per l’Indipendenza della Sicilia. (Da quella conferenza dei Vincitori della seconda G.M. venne prodotta, a fine giugno, la Carta delle Nazioni Unite: per la cronaca, Canepa sarebbe stato ammazzato pochi giorni prima).

E’ una pagina da scrivere, e la stiamo scrivendo: purtroppo col sangue dei MARTIRI di RANDAZZO.

Neanche Finocchiaro Aprile, leader del MIS, li volle Ricordare ad appena un mese dall’Eccidio, quando, intervistato da un grande quotidiano romano, a precisa domanda sull’EVIS liquida la questione come “problema, comunque di pochi estremisti”…, senza un solo cenno alla strage politica di Randazzo e al Professore Canepa. Non mancava a lui il modo di ricordarne il sacrificio senza sovraesporsi oltre la comprensibile prudenza, a Trattativa segreta ormai avviata con Roma (Statuto “speciale”), dopo l’arresto e il confino a Ponza. Ebbe paura, nulla di più: era un galantuomo, un onesto massone liberale, poi eletto all’Assemblea Costituente – fece quello che poteva fare: un Padre della Repubblica che contribuì non solo alla “concessione” dello Statuto, ma anche a imporre il modello regionalista alla nuova Forma-Stato. Rifiutò anche la carica di senatore a vita!. Punto.

L’eliminazione di Canepa era certo inscritta nelle sue scelte politiche e culturali radicali, ma anche nella fama che lo avrebbe protetto nei decenni della prima Repubblica. Era una figura “ingombrante”, in un certo senso “dovevano ammazzarlo”. LA SUA UCCISIONE -PER DISSANGUAMENTO in ospedale, dopo ore di agonia (e poi l’occultamento con Segreto di Stato della sua stessa tomba per un decennio!)- FECE COMODO a tanti. Tanto più che l’EVIS, in quanto PARTITO POLITICO, NASCE e MUORE con CANEPA e ROSANO il 17 GIUGNO 1945. Altro che banditi!. Quanto a Canepa è indicativo che non morì in contrada Murazzu Ruttu, ma venne assassinato in ospedale: nessuna autopsia. I corpi degli evisti vennero occultati in tombe anonime coperte dal Segreto di Stato per quasi un decennio, prima di essere traslati nel SACRARIO di viale degli uomini illustri al cimitero monumentale di Catania. Ed è qui che li ricordiamo ogni anno, il 17 Giugno, chiamandone l’appello: PRESENTI!. Antonio Canepa aveva 37 anni. Carmelo Rosano, 22 anni. Giuseppe Lo Giudice, 18. E il compagno Francesco Ilardi, 19 anni, ucciso un mese dopo nei boschi delle Caronìe, in uno scontro a fuoco con banditi che rapinavano i contadini spacciandosi per combattenti dell’EVIS. La mascariata era cominciata. A Monte Soro. E continua tuttora.

@25 aprile 2017. Mario Di Mauro-Fondatore di TerraeLiberAzione.

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