Il problema principale che abbiamo dovuto affrontare sul terreno decisivo della RICERCA STORICA, nel cammino trentennale di TerraeLiberAzione, è stato indubbiamente costituito dalla FALSIFICAZIONE coloniale della REALTA’ siciliana e dei suoi CONTESTI, del suo presente e del suo passato, della sua stessa GEOGRAFIA!. Il nostro “PASSATO che NON PASSA”, la nostra periferica “Isola REMOTA”, manco fossero le Galapagos!.

Del tutto secondaria, ma non irrilevante, è la problematica connessa all’attendibilità delle fonti orali o scritte dei “Testimoni” -prodotte spesso dopo silenzi decennali- che abbiamo avuto modo di acquisire. Non discutiamo dunque di “falsificazione”, ma di meccanismi di funzionamento del cervello e non solo di quello…

La metodologia scientifica della ricerca storica si misura fin dal suo sorgere col tema delle False MEMORIE  prodotte da protagonisti o testimoni di FATTI storici: ingigantire o sminuire, ma anche decontestualizzare, è tipico del “cervello individuale”.

In breve, con False MEMORIE va intesa la creazione, sostanzialmente inconscia, di ricordi  più o meno inventati o distorti, come nel caso della ricombinazione irreale di frammenti reali di memoria. Una corrente di studi psicoteraputici specializzata nella ricerca sugli abusi sessuali infantili ha definito la «sindrome della falsa memoria» (FMS), ma non è il nostro caso!.

Nel corso del nostro lavoro trentennale -specie sugli ANNI QUARANTA del NOVECENTO siciliano di cui abbiamo avuto modo di conoscere diversi testimoni e protagonisti- il problema si è presentato diverse volte, ed è stato sempre affrontato con METODO e discernimento rigorosi. E con PAZIENZA, sempre affettuosa. Grazie a questo METODO praticato nella PAZIENZA abbiamo avuto modo di acquisire informazioni preziose, spesso verificate ed utilizzate nei nostri lavori, a volte lasciate nella plausibilità e dunque semplicemente tenute in qualche conto. In qualche caso del tutto scartati in quanto False MEMORIE.

Va da sé che la RICERCA STORICA, tanto più nella nostra SCUOLA secolare del REALISMO DIALETTICO, situa i FATTI in CONTESTI e DINAMICHE che quasi sempre sfuggivano alla COSCIENZA dei loro stessi “attori e spettatori”. Le False MEMORIE  prodotte da protagonisti o testimoni di FATTI storici costituiscono una ulteriore complicazione del LAVORO scientifico. Il METODO critico, in genere, con umiltà e rigore, sa come affrontarle.

Molti anni fa ci è stato detto: “ma come, sta cosa l’ha scritta Tizio, quest’altra l’ha detta Caio…che erano lì in quel momento…”. La dissero e la scrissero dopo 30 anni. E “in quel momento” capivano ben poco di quel che certamente stavano facendo o vedendo!. Cosa capivano le masse di ragazzi siciliani e meridionali mandati subito in primalinea, al macello, nelle NEBBIE della prima Guerra Mondiale, per tricolorare le “Terre Irredente”?. E cosa capirono dopo?. E così via.

Sia chiaro, c’è tutta una casistica e il rischio delle False MEMORIE non risparmia nessuno. Se la STORIA è Maestra di Vita, anche le sue False Memorie possono insegnarci qualcosa. Una almeno: vigilare su sé stessi con spietatezza. E’ un anticorpo, un vaccino, una risorsa per la Vita e per la Lotta. Ai nuovi compagni e compagne che stanno aderendo al Cammino di TerraeLiberAzione: tenetelo bene in MEMORIA. Quella vera.

La CoScienza ri-evoluzionaria del SICILIANU NOVU  vincerà sicuramente sulle pianificate falsificazioni storiche che alimentano lo SPETTACOLO coloniale, ma deve riguardarsi anche dalle falsificazioni più subdole, quelle prodotte in buonafede dagli Abissi dell’Inconscio. La CoScienza ri-evoluzionaria deve vaccinarsi da tutte le illusioni, da tutte le ideologie, da tutti i fideismi ciechi…che, su scala più vasta, risultano costruiti su Memorie FALSIFICATE e su False MEMORIE.

Mario Di Mauro

TerraeLiberazione marzo-aprileTerraeLiberazione marzo-aprile 2017

In Sicilia -1947.
La banda Ferreri-Giuliano serviva a questo: ne conoscevano con precisione anche il campo-base. La “Repressione del Banditismo” – falsa flag coloniale- fu LEGITTIMAZIONE e NEBBIA PERFETTA per REPRIMERE E TERRORIZZARE UN POPOLO INTERO. E la nota Banda –di modello Gladio- che lo capissero o meno, nulla ha a che vedere con l’EVIS, partito-strategia / armato, di prospettiva socialista, che nasce e muore con CANEPA E ROSANO. Punto.
Fermo restando che i morti vanno rispettati: TUTTI e che lavoriamo per la VERITA’: qualunque essa sia.

Ancora a proposito di Salvatore Giuliano (Montelepre 1922 – Castelvetrano 1950).
E’ passato tanto tempo da quando il reporter Micheal Stern inventava il “King of the Bandits” sulla più prestigiosa rivista di quel mondo-> Life Magazine (23 Febbraio 1948). E’ passato tanto tempo da quel 5 luglio del 1950 in cui ufficialmente Turiddu Giulianu venne tolto di mezzo, sebbene “l’unica cosa sicura è che è morto”. Ce ne siamo occupati diverse volte negli ultimi decenni, siamo vecchi amici della famiglia Giuliano-Sciortino…se ritorniamo sull’argomento è perché in questo anno 2016 dovrebbe scadere il SEGRETO di STATO sulla vita e sulla morte di Salvatore Giuliano. Si sa di due voluminosi faldoni custoditi al Ministero dell’Interno e di molti altri documenti custoditi al Ministero della Difesa. Cosa ci sia ancora da nascondere facciamo finta di non saperlo…
Le prove, per esempio, che nella primavera del 1948 il leader della Democrazia Cristiana palermitana incontra Salvatore Giuliano offrendogli la grazia (o una via di uscita, forse in Brasile, nelle vaste tenute di un principe siciliano). Della “trattativa” era informato il Ministro degli Interni, un altro siciliano.
Il politico si chiamava Bernardo Mattarella. Il ministro era Mario Scelba. Il principe era Alliata. E’ solo una delle pagine del “romanzo criminale” di una Tragedia greca avvolta nelle nebbie dello Spettacolo coloniale che tutto ammuccia e mascaria.
Chiediamo al Presidente della Repubblica e al Ministro degli Interni la pubblicazione integrale di quanto segretato. Nulla di più.
Allo stesso tempo invitiamo pubblicamente il direttore dell’Enciclopedia Treccani a riaprire la voce “Giuliano” su almeno un punto: “EVIS -Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana, formazione militare clandestina aderente al MIS (Movimento per l’indipendenza della Sicilia), attiva dal 1944 al 1946. Fra i suoi massimi esponenti furono il giurista A. Canepa (1908-45) e il bandito S. Giuliano”.
L’EVIS nasce e muore col professore CANEPA (il 17 GIUGNO 1945) e non ha mai avuto alcun rapporto di alcun genere con la “Banda di Montelepre”. Il resto non ci interessa, in realtà lo sappiamo. Invieremo ufficialmente un dossier all’amico Massimo Bray –direttore dell’Istituto Treccani. In verità la figura del professore Canepa –capo partigiano e raffinatissimo intellettuale europeo- è oggetto del più spaventoso depistaggio dell’intera storia siciliana del Novecento.
Per quanto riguarda la nostra posizione storica sulla “Banda Ferreri-Giuliano”, allo stato dell’arte, in attesa di poter accedere ai miserabili Segreti di Stato, è la seguente…

LEGGI: https://terraeliberazione.files.wordpress.com/…/terraeliber…
@mdm

da antudo.info
->Pubblichiamo un testo tratto da “Il separatismo Siciliano, dalle carte del servizio informazioni militare” di Antonello Battaglia:
anno 1947
[…]Con l’arrivo del nuovo contingente, l’11 febbraio iniziarono 8 cicli di operazioni in grande stile in Sicilia occidentale.
– Primo ciclo: Lo Zucco-Sagana;
– Secondo ciclo: Camporeale-Corleone;
– Terzo ciclo: M. Mirto-Pina degli Albanesi;
– Quarto ciclo: M. Scuro-Prizzi;
– Quinto ciclo: Alcamo-Gibellina;
– Sesto ciclo: detto “Occidentale A”;
– Settimo ciclo: dintorni di Palermo;
– Ottavo ciclo: Rocca Busambra.
Alle prime luci dell’alba i paesi venivano circondati e si procedeva alla perquisizione sistematica di tutte le abitazioni con il sequestro delle armi e l’arresto dei possessori.
Lo scopo dei rastrellamenti era di:
«[…] Dimostrare ai banditi che la montagna non era un rifugio sicuro ed inaccessibile alle forze dell’ordine;
di scompaginare e disorientare la loro organizzazione; di metterli in stato di crisi, soprattutto logistica;
di dimostrare alle popolazioni che con il loro favoreggiamento attiravano frequenti azioni di rastrellamento e perquisizioni con i conseguenti disagi per le popolazioni stesse;
di fermare molti traviati che già erano sulla via di darsi al banditismo».
Primo ciclo Lo Zucco-Sagana. La necessità dell’operazione derivava, più che da precise informazioni contingenti, dalla opportunità di battere e poi presidiare la zona base della banda Giuliano in modo da impedire – nell’ipotesi di minore riuscita – l’utilizzazione di una zona sicura e favorevole per popolazione amica e ambiente ben conosciuto.
Furono organizzati 13 posti di blocco della forza di 25-50 soldati e 5-10 carabinieri ciascuno – con riserva di 100 fanti del I/139° a Partinico – con il compito di isolare e sorvegliare tutta la
area da rastrellare. Oltre a Lo Zucco e Sagana, fu previsto uno sbarramento a Passo Scifo e un servizio di nuclei di protezioni nella zona di Montelepre. La forza complessiva era di 1200 fanti e 250 carabinieri.
[…]
Con l’ottavo ciclo di operazioni terminavano le azioni in grande stile nella Sicilia occidentale, erano stati fermati 2083 individui sospetti e sequestrati: 3 cannoni da 47/32,96 fucili da guerra, 3 fucili mitragliatori, 2 mitragliatrici, 2 mitra, 46 pistole, 153 fucili da caccia e 248 bombe a mano. Anche se la banda Giuliano non era stata sgominata, era stato dato un forte segnale. Entro la fine dell’anno sarebbero state scoperte 200 associazioni a delinquere, 1176 fuorilegge arrestati e 19 uccisi.

***

“La Civiltà senza Popolo”

Al British Museum: “Sicily: Culture and Conquest”. Sugli schermi globali dello Spettacolo coloniale dell’AntiSicilia vanno in scena i “Tesori della Civiltà senza Popolo”. L’ultimo stupro colonialista contro la Verità Siciliana, l’ennesima pagina nera di un GENOCIDIO CULTURALE lungo 156 anni.

di Mario Di Mauro (21/4/2016)

https://terraeliberazione.wordpress.com/2016/04/21/al-british-museum-lultimo-stupro-contro-la-verita-siciliana-sicily-conquest-la-civilta-senza-popolo/

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