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leggi -> terraeliberazione-agosto2016spotGrani Antichi Siciliani sotto attacco. La denuncia M5S al Parlamento Europeo: “Sosteniamo i contadini siciliani di SIMENZA e l’Istituto TerraeLiberAzione”!

L’europarlamentare Ignazio Corrao: ” I contadini profeti vengono derisi e criminalizzati. Combatteremo battaglia di tutela attraverso tutti i livelli istituzionali, fino alla fine, al fianco del movimento contadino Simenza, che raggruppa i produttori dei grani antichi siciliani e dell’Istituto Terra e Liberazione che per primo ha denunciato la questione all’Antitrust.

I grani antichi siciliani sono sotto attaccoEssi rappresentano un’eccellenza che tutto il mondo ci invidia per le straordinarie proprietà nutritive. Oggi in Sicilia risultano seminati a grano duro circa 290.000 ettari, ma di questi solo 3.000 sono coltivati a “grani antichi”. In appena un secolo, almeno un centinaio di grani antichi sono spariti dal paesaggio siciliano. Oggi ne sono sopravvissuti 52, grazie al lavoro lungimirante di pochi contadini-profeti, per decenni isolati, derisi quando non criminalizzati. Ma di recente è successo un fatto che definire assurdo è poco”. E’ quanto dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao, autore di strenue battaglie parlamentari a tutela delle eccellenze agroalimentari del territorio.

“Un attacco volgare e che potremmo definire quasi blasfemo – spiega Corrao -. La società «Terre e Tradizioni», con sede in Verona ha fatto recapitare a tutte le aziende siciliane, le quali commerciano prodotti contenenti il grano «Timilia», una lettera di diffida al fine di segnalare che la denominazione TIMILIA è un marchio registrato e invitare le aziende a cessare con effetto immediato l’utilizzo del nome Timilia. Nella seconda metà del secolo scorso il Timilia era giunto quasi alla totale estinzione, a causa della diffusione delle colture di massa con varietà limitate e di gran resa; oggi molti agricoltori siciliani, grazie alla maggiore sensibilità verso la coltivazioni più naturali e i prodotti biologici, hanno deciso di riprendere a coltivarlo, ricavando una farina naturale che ne fa un prodotto raro e pregiato.

Il Timilia è oggi coltivato soprattutto da piccole aziende che producono prodotti tipici della tradizione siciliana. Il Timilia è menzionato, come frumento tipico siciliano, nella pubblicazione n. 9 del 1942, della Stazione Sperimentale di Granicoltura della Sicilia, dal titolo «I frumenti siciliani». Non solo! La società veronese si è impossessata anche dell’utilizzo privatistico delle storiche denominazioni degli “ANTICHI GRANI SICILIANI” (Timilia, Maiorca, Russello…) e della stessa definizione generale di “ANTICHI GRANI SICILIANI”, tutti “marchi registrati” – dal 2013.

Per questo motivo, al fine di evitare un danno economico gravissimo, insostenibile, per tutte le aziende siciliane che commerciano prodotti contenenti il grano siciliano Timilia, abbiamo chiesto alla Commissione un parere rispetto a questa ignobile pretesa e come intendesse tutelare i produttori siciliani della Timilia.

La risposta – sottolinea l’europarlamentare Corrao – della Commissione Europea, per bocca del Commissario Vytenis Andriukaitis, è chiara: “un marchio d’impresa registrato può essere dichiarato nullo se esso è composto esclusivamente da segni o indicazioni che nel commercio possono servire a designare la specie, la provenienza geografica, o altre caratteristiche del prodotto. I produttori siciliani sono pertanto liberi di richiedere una dichiarazione di nullità del marchio in questione secondo le norme italiane in materia di diritto dei marchi”. Questo riconoscimento è sicuramente un passo in avanti significativo, ma è solo l’inizio. Poco importa se nel frattempo la società veronese ha rinunciato alla titolarità dei marchi proponendone la cessione “a un centesimo” alla Stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone (struttura della Regione Siciliana). Siamo alla follia.

Vendere ai siciliani ciò che è già dei siciliani! Combatteremo questa battaglia attraverso tutti i livelli istituzionali, fino alla fine, al fianco del movimento contadino Simenza, che raggruppa i produttori dei grani antichi siciliani e dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta “Terra e Liberazione”, che per primo ha chiesto l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L’obiettivo – conclude l’eurodeputato alcamese – è non solo la cancellazione dei marchi che rubano la nostra storia, ma anche una decisa politica di slancio e promozione della produzione dei grani antichi una volta al governo della Sicilia”.

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Mario Di Mauro – presidente di TerraeLiberAzione e co-fondatore del movimento contadino SIMENZA: “Sia chiaro: l’interrogazione M5S  è utile, la Risposta del Commissario UE è anch’essa utile… ma nessun problema sarà risolto senza il LAVORO dei SICILIANI INTELLIGENTI per la costruzione di una vera FILIERA AGRO-INDUSTRIALE. Sia chiaro: non è “questione di grano” e basta… per Noi è anche metafora perfetta di una visione del mondo che vogliamo”.

https://terraeliberazione.files.wordpress.com/…/terra…

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DOCUMENTI

1 luglio 2017

E-004673-17

Interrogazione con richiesta di risposta scritta

alla Commissione – Articolo 130 del regolamento

Ignazio Corrao (EFDD) , Dario Tamburrano (EFDD) , Tiziana Beghin (EFDD) , Isabella Adinolfi (EFDD)

Oggetto: Aziende siciliane diffidate a non indicare il grano antico siciliano Timilia negli ingredienti e nelle etichette dei prodotti

Risposta(e)

È di questi giorni la notizia che la società «Terre e Tradizioni», con sede in Verona, ha fatto recapitare a tutte le aziende siciliane, le quali commerciano prodotti contenenti il grano «Timilia», una lettera di diffida al fine di segnalare che la denominazione TIMILIA è un marchio registrato e invitare le aziende a cessare con effetto immediato l’utilizzo del nome Timilia.

Nella seconda metà del secolo scorso il Timilia era giunto quasi alla totale estinzione, a causa della diffusione delle colture di massa con varietà limitate e di gran resa; oggi molti agricoltori siciliani, grazie alla maggiore sensibilità verso la coltivazioni più naturali e i prodotti biologici, hanno deciso di riprendere a coltivarlo, ricavando una farina naturale che ne fa un prodotto raro e pregiato.

Il Timilia è oggi coltivato soprattutto da piccole aziende che producono prodotti tipici della tradizione siciliana.

Il Timilia è menzionato, come frumento tipico siciliano, nella pubblicazione n. 9 del 1942, della Stazione Sperimentale di Granicoltura della Sicilia, dal titolo «I frumenti siciliani».

Al fine di evitare un danno economico gravissimo, insostenibile, per tutte le aziende siciliane che commerciano prodotti contenenti il grano siciliano Timilia, può la Commissione:

— Fornire una sua valutazione sulla questione?

— Far sapere come intende tutelare produzione e produttori siciliani della Timilia?

***

 

IT E-004673/2017 Risposta di Vytenis Andriukaitis a nome della Commissione (20.9.2017)

La Commissione non è al corrente della situazione relativa al Timilia richiamata dagli onorevoli deputati.

Una varietà da conservazione di frumento duro di origine siciliana e con denominazione ”Timilia a reste nere” è registrata dal 2014 nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole. A norma dell’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 637/2009 della Commissione, nel caso di un marchio commerciale che costituisce un diritto anteriore altrui, l’impiego di una denominazione varietale nel territorio dell’Unione è vietato. L’attuazione della legislazione dell’Unione spetta alle autorità competenti degli Stati membri. In questo caso specifico, la Commissione non è in grado di fornire una valutazione giuridica della questione senza verificare tutti gli elementi del fascicolo.

A norma dell’articolo 3 della direttiva 2008/95/CE sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa , un marchio d’impresa registrato può essere dichiarato nullo se esso è composto esclusivamente da segni o indicazioni che nel commercio possono servire a designare la specie, la provenienza geografica, o altre caratteristiche del prodotto. I produttori siciliani sono pertanto liberi di richiedere eventualmente una dichiarazione di nullità del marchio in questione secondo le norme italiane in materia di diritto dei marchi.

Inoltre l’UE protegge le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche con un legame intrinseco tra le caratteristiche del prodotto e la sua provenienza geografica. Anche un ricorso a tali regimi, stabiliti nel regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari potrebbe essere preso in considerazione come possibile soluzione per i produttori siciliani, purché siano soddisfatte le condizioni di tale regolamento.

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