mend 3

TerraeLiberAzione – fin dalla sua fondazione nel 1984- è CONTRO LO SRADICAMENTO, in difesa degli sradicati.
E non teorizziamo certo le migrazioni coatte!.
***

2007. QUANDO LA PICCOLA “TERRAELIBERAZIONE” -in Sicilia e a Roma (alla Farnesina!)- HA DENUNCIATO LA MAXITANGENTE ENI IN NIGERIA E LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA NIGERIANO…DOVE STAVANO I NOSTRI “AIUTIAMOLI A CASA LORO” E I NOSTRI ONG “FILO-SBARCHI”?
L’AFRICA SI SALVA SE COMBATTE PER SALVARSI. E QUANDO COMBATTE VA AIUTATA A COMBATTERE.
NOI IN AFRICA CI SIAMO. NON ACCETTIAMO LEZIONI. DA NESSUNO.
PUNTU.
Terraeliberazione – Der Neue Sizilianer – The New Sicilian

GIUGNO 2007

Dalla NIGERIA alla SICILIA:

NO ai VelENI!

Scarcerato Dokubo Asari!

Detenuto politico, da due anni, nelle prigioni del regime nigeriano, il leader della Resistenza popolare contro la devastazione compiuta dalle multinazionali petrolifere, ENI in testa, nel Delta del Fiume Niger, è stato portato in trionfo da migliaia di persone. Le azioni della Resistenza nigeriana e la Solidarietà internazionale, alla quale abbiamo contribuito, hanno salvato la Vita di Dokubo-Asari e l’hanno restituito alla sua gente e alla sua giusta Lotta.

Qui di seguito pubblichiamo un importante documento della Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”. Da leggere e far circolare. Grazie.

Cos’è e cosa vuole il M.E.N.D. – Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta- e perchè è necessario sostenerlo?

COS’E’ E COSA VUOLE IL M.E.N.D. – MOVIMENTO PER L’EMANCIPAZIONE DEL NIGER DELTA-.

Nel febbraio del 2007, il sito siciliano terraeliberazione.org rilanciava in vari ambiti un appello urgente del MEND:

“Siamo 10mila combattenti. Vogliamo la liberazione del nostro grande leader, Halaji Dokubo-Asari. E una più equa ripartizione degli utili del petrolio. …Noi combattiamo per la nostra libertà. Vogliamo una più equa distribuzione degli utili petroliferi. Chiediamo semplicemente giustizia. Il governo nigeriano è corrotto e non ha mai mantenuto le proprie promesse. Per questo abbiamo imbracciato le armi”.

L’appello è stato accolto anche dal presidente Raffaele Lombardo e dai deputati del M.P.A.: “Halaji Dokubo-Asari è detenuto dal 2005 in una cella sotterranea, non gli si riconosce il diritto alla difesa. Chiediamo la sua liberazione insieme all’immediata eliminazione del Pet-Coke dagli impianti “nigeriani” dell’ENI a Gela…”.

Mentre altri hanno fatto orecchie da mercante: corrotti nello Spirito, e forse anche in altro.

Com’è il Delta del Niger, uno dei più lunghi fiumi del Mondo?.

“Brulicante di vita, di uccelli e di pesci, con gigantesche felci e torreggianti mangrovie… i ruscelli e le paludi del Delta del fiume Niger sono collocati sopra una delle più grandi riserve di petrolio del nostro pianeta: 34 miliardi di barili di oro nero. La regione, un labirinto acquatico che si estende su 50.000 chilometri quadrati nella Nigeria meridionale, è anche la casa di alcuni dei popoli più poveri dell’Africa, e sede della più terribile devastazione ambientale del paese.

Ci sono villaggi senza corrente elettrica, senza acqua, privi di ospedali o scuole; ci sono oleodotti che feriscono la terra; chiazze di petrolio che scintillano sui fiumi; fiaccole che ardono chiare e rumorose, bruciando il gas che si spinge verso la superficie assieme al greggio.

La maggior parte della gente che vive nel Niger Delta è talmente povera, che alcuni sono disposti a rischiare la vita per ottenere una secchiata di carburante. La settimana scorsa, oltre 150 persone sono morte quando un oleodotto alla periferia della città più grande della Nigeria, Lagos, è scoppiato in una immensa palla di fuoco, lasciandosi dietro decine di cadaveri bruciati in maniera irriconoscibile…”.

Con queste parole il “sovversivo” Times di Londra (14-05-06) dipingeva la situazione del Delta del Niger, dove sono attive diverse formazioni guerrigliere che legittimamente chiedono la fine del saccheggio delle multinazionali occidentali; che combattono contro un governo federale fantoccio e corrotto all’inverosimile…

Con la solita spocchia la stampa italiana ha dipinto il MEND (Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta) come accozzaglia di volgari banditi.

I dirigenti dell’ENI, italianissima multinazionale che partecipa alla colossale e ordinaria rapina ai danni di interi popoli nonche’ allo stupro dell’ecosistema dalla Nigeria alla…Sicilia, sanno bene che non e’ cosi.

Il 70% delle popolazioni del Delta Niger vive con meno di un dollaro al giorno, falcidiata da una altissima mortalità infantile e privata dei più elementari presupposti infrastrutturali. E mentre un fiume di petrolio viene loro sottratto da sotto i piedi è a loro ignoto anche l’uso delle semplici lampadine elettriche. E città di cartone e fogne a cielo aperto fanno da sfondo ai mefitici vapori degli avveniristici impianti estrattivi. E tutto ciò a beneficio di una classe politica locale che -intermediaria delle multinazionali- intercetta ed incamera il pizzo e se la spassa.

La Resistenza popolare è sempre stata attiva. Nel 1990, per l’impulso dello scrittore Ken Saro-Wiwa (autore, tra l’altro, di un capolavoro della letteratura africana del Novecento: “Sozaboy”) nasce il MOSOP, Movement for the Survival of Ogoni People.

L’arresto e l’esecuzione di Ken Saro-Wiwa, la repressione di questo eroico movimento nonviolento, e l’eccidio di 700 Ogoni che protestavano disarmati, non hanno però ucciso la dignità dell’Uomo, pronta a risorgere sempre più determinata.

Il Mend (Movimento di Emancipazione del Niger Delta) e il NDPVF (Niger Delta People’s Volunteer Force) ne sono l’ultima, disperata espressione. Armata fino ai denti.

Dopo le elezioni truccate di primavera -(fonte: dichiarazione del premio nobel nigeriano Wole Sowynka)- abbiamo appreso dell’appello di tre governatori di stati-regionali in favore di Dokubo-Asari e di una soluzione negoziata della crisi in Niger Delta.

Il 17/6/2007 abbiamo avuto conferma telefonica della notizia battuta il 15 da alcune agenzie africane: “Le autorità giudiziare nigeriane hanno ordinato la scarcerazione, dopo due anni, per motivi di salute e su cauzione, di Mujahid Dokubo Asari, leader dei popoli del Niger Delta River e in particolare degli Ijaw”. Stop.

La sua scarcerazione era una delle richieste dei movimenti di resistenza popolare, in particolare del Mend, il più organizzato e politicamente preparato, responsabile di decine di azioni armate contro le infrastrutture delle multinazionali, in particolare l’italiana ENI, accusata anche di armare il governo nigeriano.

All’uscita di prigione, Dokubo Asari ha detto: “Sarà impossibile rispettare l’ordine delle autorità che mi hanno intimato di non impegnarmi in alcuna attività politica, tuttavia sono pronto al dialogo con il governo federale, guidato da Umaru Yar’Adua”.

Dokubo Asari è stato portato in trionfo da migliaia di uomini e donne, in un lungo corteo notturno, nella grande città di Port Harcourt.

Da quanto ci è stato confermato un paio di giorni fa, Dokubo è rientrato nella foresta di mangrovie, nel labirinto di acqua e paludi, i creeks del Niger Delta River: “Ho imparato a essere un leader e le multinazionali che devastano il Niger Delta farebbero bene a stare attente. Se ho accettato di scendere a patti non significa che non li tenga sotto tiro. Possiamo attaccare da un momento all’altro”.

E’ inutile cercare queste notizie sulla grande stampa italiana. I “Poteri Forti” dell’italo-imperialismo hanno imposto il “silenziatore”.

Non importa: quello che conta è che Dokubo sia rientrato al suo posto di combattimento e che la resistenza in Niger Delta River è ormai una Potenza politica capace di condizionare, al momento, il prezzo mondiale di un oro nero che gronda sangue umano in tutti Continenti.

L’assenza di un autentico e solido Movimento mondiale del socialismo internazionalista pesa come un macigno sulle condizioni concrete di ogni lotta di liberazione dal saccheggio del lavoro umano e delle risorse della Terra.

Se il Mend vince è solo merito suo. Se il Mend perde è solo colpa “nostra”. Chi può capire, capisca.

Esiste, sia chiaro, anche una dimensione interna di questo conflitto. Non solo tra popolazioni rapinate e governi corrotti tenuti in piedi dalle corporation energetiche e dalle diplomazie degli Stati “occidentali” che rispondono ai loro ordini…

Veniamo al dunque:

Certi conflitti antichi non possono trovare soluzione storica dentro uno Stato che è e resta una invenzione neocoloniale, e fuorvianti appaiono gli “scioperi generali a oltranza” convocati dai sindacati nigeriani contro…l’aumento del prezzo della benzina: pare una commedia delle parti, già vista e rivista mille volte, specie in Italia.

Ma la Nigeria, con la sua complessità, è anche conflitti antichi. Antichi e irrisolti. Da quando le civiltà “musulmane” degli Yoruba e degli Haussa nel Cinquecento sottomisero gli Ibo per trarne schiavi da vendere ai “cristiani” Portoghesi, fino a che nel 1861 (e che non sfugga la data!) il Regno Yoruba e nel 1865 quello Haussa non furono ridotti a protettorato, e quindi federati in colonia (1914) sotto dominio britannico.

Il metodo dell’amministrazione indiretta introdotta nel 1898 dall’alto commissario sir F. Lugard ebbe cura di conservare i capi tradizionali nell’esercizio dei loro poteri, all’occorrenza “marcati stretti” da un consigliere britannico.

L’indipendenza statuale (1960) organizzata in repubblica federale e presidenziale su modello statunitense, non rimuovendo le dipendenze economiche e non armonizzando le differenze etniche, ha rilanciato il poker per la supremazia locale, necessario per mantenere e riscuotere la sensalia per l’intermediazione attuata con i “nuovi portoghesi”.

I regimi militari, di “golpe” in “golpe”, nel 1966, nel 1983, nel 1993, eloquentemente narrano della conflittualità endemica nella borghesia compradora cresciuta all’ombra della rendita neocoloniale. In più, la federazione coatta di popoli e storie diversi ha costruito un sub-imperialismo interno di predazione sistemica e sanguinaria.

Un esempio, che nell’italietta degli anni sessanta venne ben mediatizzato: più di un milione di morti costò la repressione dell’insorgenza autonomista del Biafra (1967-’70), la cui vittoria avrebbe sottratto il controllo degl’ingenti giacimenti sulle terre degli Ibo ai discendenti dei negrieri di Lagos e ai loro nuovi “padroni occidentali”.

Del Biafra è stato rimosso anche il nome dalle carte geografiche (Golfo di Bonny), ma non le ragioni dell’ingiustizia, a volte sancite nella sobria veste di un decreto amministrativo, quale fu quello del 1978 emanato dal presidente Ubasanjo, che attribuendo al governo federale la proprietà esclusiva di tutte le risorse del sottosuolo del Delta del Niger ne riservava quasi tutti i proventi delle royalties alla sua classe dirigente.

L’attuale Costituzione prevede un misero 13%, peraltro usato in corruzione e poc’altro.

L’analogia con la situazione siciliana è di tutta evidenza. Ovviamente presupponiamo lettori ben informati e intelligenti.

In conclusione, ecco cosa ci dicono oggi i giovani Combattenti per la Libertà del Niger Delta River:

“Abbiamo perso abbastanza tempo a rivendicare carte scritte e a…farci uccidere!. Ora l’abbiamo capito. Se sequestri un milione di Negri non succede niente. Se catturi un semplice straniero…si ritrovano davanti almeno una Ambasciata”.

“Sia chiaro: ormai non escludiamo neanche di distruggere totalmente le capacità di esportazione del governo nigeriano”.

Questo può non interessare a quanti sbraitano per l’immigrazione “clandestina” che proviene da quelle terre rapinate anche dall’italo-imperialismo. Ma a tutti gli altri deve interessare: abbiamo un dovere politico e morale verso i giovani combattenti del Niger Delta River.

Intanto s’avanza in certi ambienti del regime nigeriano l’ipotesi scellerata di un massiccio attacco militare contro la Resistenza in Niger Delta, con tanto di armi chimiche. E il Mend sostiene che anche l’ENI fornisce armi a quel regime, cosiccome sappiamo che nei depositi dell’Esercito Italiano ce ne sono tonnellate: per fare cosa?.

Mentre la Verità su tutto questo viene silenziata o taroccata. Silenziata come le centraline di monitoraggio del rischio nell’aria, a Priolo -con la furberia delle celle a mercurio anzichè a membrana-. Silenziata come la verità sulle ragioni della spedizione militare italiana in Irak… Taroccata come i “contatori” del gasdotto italoalgerino a Mazara del Vallo, perchè l’ENI possa evadere anche un bel po di tasse e magari oleare la burocrazia vendipatria al potere nella tragica Algeri. Anche lì: elezioni truccate, il mese scorso.

Dalla Nigeria alla Sicilia: “No ai VelEni!”. Il nemico è a casa nostra!

@Giugno 2007. Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”

***

Archivio/

Avanti finché non piegherò l’Eni

Intervista a Raffaele Lombardo (Mpa)

da: Italia Oggi – quotidiano finanziario- del 02/03/2007

di EMILIO GIOVENTÙ

(…)

D. Senta Lombardo, tra i due italiani rapiti nel delta del Niger c’è un cittadino di Gela. Lei non a caso ha paragonato la situazione ambientale siciliana a quando sta avvenendo in Africa, comune denominatore sempre l’Eni.

R. Un nostro amico, Mario Di Mauro, fondatore di Terra e Liberazione, è in contatto con il movimento per la liberazione e l’emancipazione del delta del Niger dove l’Eni adotta la stessa politica “siciliana”. Mi dicono che gli ostaggi dovrebbero essere liberati a maggio. Intanto si sentono quotidianamente con i loro parenti in Italia. Abbiamo aperto un contatto di solidarietà, c’è qualcuno che sta dialogando attraverso persone in Francia. Noi abbiamo tradotto un volantino sulle nostre ragioni e lo abbiamo messo in internet perché lo leggessero. Siamo accomunati dallo stesso disastro.

 

Annunci