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La denuncia della Federazione del Sociale USB Catania: “La crisi del comparto pesca e  le mani del caporalato mafioso sui piccoli pescatori”.
 
Un comparto economico di cui si parla poco, quello della pesca, profondamente in crisi ,  coinvolge in Sicilia 30 mila famiglie.

– Dal 2000 a oggi i pescherecci siciliani si sono ridotti da circa 4500 a poco più di 2500 .
– Delle 22 barche industriali per la pesca e il trattamento del tonno rosso ne sono rimaste appena 3, ed una è in crisi.
– Nell’intera filiera ittica siciliana , attualmente, i lavoratori sono circa 30 mila, 10 mila di questi sono pescatori.
– In 10 anni,  si sono persi  circa 18 mila posti di lavoro e il pescato si è ridotto del 40 per cento, mentre sono aumentate le importazioni del pesce lavorato dalle circa 350 aziende di trasformazione e commercializzazione , che hanno un fatturato  di circa 500 milioni di euro.  – In questo quadro, in  Sicilia ci sono  121 porti di sbarco e una marineria fatta di micro realtà che , purtroppo, non riesce a dar vita alle cooperative, figuriamoci ad un consorzio di cooperative.
–  La crisi del comparto pesca è alimentata principalmente dalle decisioni imposte dall’UE, che ha assunto nei confronti della pesca  risoluzioni che possiamo definire discriminatorie. Infatti, all’interno dell’UE emerge chiaramente  la difformità di applicazione delle stesse norme  in tema di politiche, alias sanzioni , per  e sulla pesca . Ciò ha prodotto una situazione di disparità di trattamento tra i  comparti della pesca fra gli Stati membri dell’UE, con  gravi ricadute negative, in termini di pescato e, quindi, di posti di lavoro, per i comparti del sud Europa.
– Per i lavoratori del settore,  per quelli siciliani, in modo particolare, tempi duri, quindi.
TEMPI DURI che stanno segnando la continua perdita di posti di lavoro, ma anche la  scomparsa di tradizioni, di  intere comunità  e di abitudini alimetari. Ad Aci Trezza , per esempio, non si costruiscono più pescherecci, e  una ventina di essi sono stati “rottamati” per ottemperare a una normativa UE. Lo storico cantiere dei Rodolico, famiglia di maestri d’ascia che fece della marineria trezzota una delle più importanti del Mediterraneo, è ormai una sorta di  museo privato di tradizioni marinare.
– TEMPI DURI, che segnano anche la presenza del caporalato del mare, che sfrutta manodopera in nero e a basso costo, con l’utilizzo anche di piccole barche. Il caporalato, dalle campagne al mare, è MAFIA, ed ecco che in poco tempo abbiamo registrato  nella riviera catanese azioni intimidatorie nei confronti di singoli pescatori, con barche date alle fiamme, barche bucate, con pescatori che, da un giorno all’altro, vendono la barca e diventano imbianchini.
– TEMPI DURI, dove il pesce più consumato in Sicilia è  il bastoncino di merluzzo panato e surgelato, come ci fa sapere il Centro di ricerca sulla pesca di Palermo.

La Federazione del Sociale USB Catania chiede la  realizzazione di un Piano regionale per la pesca, che tenga in considerazione le esigenze delle comunità marinare locali, risorse economiche e culturali per tutto il territorio.

Federazione del Sociale USB Catania
Via Caltanissetta, 3

leggi anche:

CIMITERO MARINO. Il nostro estremo SALUTO a Capitan PRECIPIZIU

LA PROVVIDENZA

Giovanni COSTANZO, 54 anni –Capitan PRECIPIZIU- non ce l’ha fatta. Il suo MARE lo ha voluto e se lo è preso. Al largo di PORTOPALO -> Onde alte quanto Montagne. I naufraghi lo hanno visto ancora a bordo –sulla chiglia- mentre la BARCA affondava.

«Di tempeste ne aveva incontrate, naturalmente. Era stato bagnato fino all’osso, sbattuto, travagliato… Ma non aveva mai intravisto la forza incommensurabile e la collera smodata, la collera che passa e si esaurisce senza mai placarsi – la collera e la furia del mare irritato. Egli sapeva che ciò esiste, come sappiamo che esiste il delitto e l’odio». Il capitano MacWhirr -nel Tifone di CONRAD- alla fine si salvò. A Capitan PRECIPIZIU -il suo MARE antico lo ha voluto e se lo è preso.

Riposa insieme a Migliaia di CADUTI –antichi e recenti- che il MARE SICILIANO accumula nel suo CIMITERO MARINO anche a causa di politiche scellerate che costringono ad attraversarlo per portare un pezzo di pane e quattro pesci a casa.

Al momento siamo costretti ad assistere perfino all’eliminazione delle MARINERIE SICILIANE dalla nuova CAM COM CT-SR-RG. Ormai neanche ci interessano come persone!.

In questa nostra “Isola senza MARE”, Uomini come Capitan PRECIPIZIU non hanno nessun RICONOSCIMENTO. ROMAfia lo ordinò e l’EUROPACELOCHIEDE. E ci tormentano anche con le sagre colorate per “promuovere” quel PESCE AZZURRO che le direttive “N/euro-GIAPPONESI” delle “Quote TONNO” stanno portando all’ESTINZIONE!. Si deve “uscire con le barche” anche in condizioni pericolose: o si rischia il fallimento ogni mese.

Il “CIMITERO MARINO” c’è sempre stato. Ma MAI -nella sua STORIA MILLENARIA- le responsabilità politiche lo avevano reso più popolato di quanto esso non sia per sua sacrosanta natura.

Il MARE lo RISPETTIAMO perché lo CONOSCIAMO nella profondità della Legge del Mare che non distingue razze e colori della pelle, sebbene a morire –oggi- siano sempre lavoratori e naufraghi sociali delle politiche imperialiste.

Il MARE non ha alcuna COLPA e la SICUREZZA ragionevole sui Tre Mari dell’Arcipelago dei Siciliani la ristabiliremo solo quando NOI SICILIANI saremo di nuovo SOVRANI: liberi e indipendenti.

A Capitan PRECIPIZIU dedichiamo questa piccola riflessione. E’ un modo diverso per ricordare un Lupo di Mare RISPETTATO da tutti. Alla Famiglia Costanzo il nostro SINTIMENTU di vicinanza e disponibilità.

Catania, 30/6/2016.

Gli amici del Porto della Federazione Armatori Siciliani, della Federazione Pescatori Professionali e della Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”.

Nella FOTO in alto->Catania. Piazza Verga. Una visione notturna del capolavoro dello scultore catanese autodidatta -> Carmelo Mendola (1895-1976). Ci lavorò 19 anni!. L’inaugurazione avvenne il 25 ottobre 1975. Mendola morì pochi mesi dopo, all’inizio del 1976. 50 ANNI FA.

 

https://terraeliberazione.wordpress.com/fronte-del-porto/

navi-veleni-1

 

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