Russia e Cina costruiscono la “Via della Seta Polare”

Potrebbe la Russia controllare una larga fetta del trasporto marittimo globale nel prossimo futuro? La frase del presidente russo, detta scherzosamente ai rappresentanti della Cina alla cerimonia del primo carico di gas liquefatto nello stabilimento LNG Jamal: “La Via della Seta ha raggiunto il Nord. La uniremo con la rotta del Mare del Nord, e sarà proprio ciò di cui abbiamo bisogno: La Via della Seta Polare”, frase che si è rivelata profetica e anche piuttosto pragmatica.

Nel primo Libro bianco sulla politica della Cina nell’Artico, pubblicato dal Consiglio di Stato della Cina, una dichiarazione diretta e inequivocabile afferma che la Cina intende “congiuntamente con altri Stati, creare rotte commerciali marittime nella regione artica nell’ambito della struttura dell’iniziativa ‘Via della Seta Polare’“. Quali “altri Stati” siano, nessuno l’ha detto. Ma basta aprire una mappa e ci sono, naturalmente, Stati Uniti e Canada, senza alcun rapporto con l’iniziativa “Via della Seta”, e la Norvegia, che non rappresenta nulla di valore nel quadro del megaprogetto cinese. “Possiamo fare passi costruttivi per coordinare le strategie di sviluppo con gli Stati artici”, afferma la strategia cinese, “Innanzitutto, promuovere sforzi congiunti per creare un corridoio economico marittimo tra Cina ed Europa attraverso l’Oceano Artico. Le imprese cinesi sono incoraggiate a partecipare allo sviluppo delle infrastrutture, ai viaggi commerciali di prova in conformità con leggi e regolamenti appropriati“.

Perché la Cina è interessata alla rotta del Mare del Nord? Altre rotte marittime trans-eurasiatiche, da una prospettiva a lungo termine, possono essere instabili, soprattutto in termini di sicurezza. L’attuale rotta “di base” attraversa Canale di Suez e Mediterraneo. Ma tenendo conto dell’espansione pianificata, è ancora troppo affollata. In secondo luogo, il Medio Oriente è un’evidente zona d’instabilità. E in terzo luogo, nessuno sa come si comporteranno in una data situazione le autorità locali: c’è sempre un certo rischio. Un altro possibile itinerario è attraverso l’America centrale, che si tratti del canale Panama o dell’ipotetico canale nicaraguense. Anche questi non sono del tutto razionali, ma per altri motivi. Ha senso usarli per il commercio asiatico-americano, il cui sviluppo è pianificato. Pertanto, solo due rotte polari possono davvero offrire una soluzione strategica a lungo termine.

C’è il Passaggio a Nord-Ovest Americano, per primo attraversato dal norvegese Roald Amundsen all’inizio del secolo scorso, ma vi sono alcuni problemi. Innanzitutto, il Canada, ritenendo che il passaggio a nord-ovest attraversi le sue acque territoriali, potrebbe comportare conseguenze per altri Paesi. Inoltre, gli Stati Uniti; ma avere un’autostrada commerciale sotto il controllo di un concorrente strategico non sarebbe favorevole. E poi c’è la rotta del Mare del Nord della Russia, che è molto più logica e attraente per i vicini cinesi dalla mentalità strategica. Per la Russia, la partecipazione attiva dei cinesi allo sviluppo della rotta del Mare del Nord è utile non solo per gli investimenti.

In Russia, i cinesi beneficiano in primo luogo dei continui acquisti di servizi: dalla flotta rompighiaccio ai trasbordi portuali. I servizi potrebbero anche essere utilizzati da giapponesi, coreani, vietnamiti e anche UE se fosse interessata. Ma il principale “grossista di transito”, senza dubbio, non può che essere la Cina. E non è un caso se alla fine dello scorso anno gli scienziati marittimi russi e cinesi decidevano di sviluppare congiuntamente nuove tecnologie artiche per la ricerca oceanica e modellare i ghiacci. Un accordo su questo fu firmato a dicembre 2017, a San Pietroburgo, dai rappresentanti dell’Università Tecnica Marittima Statale di San Pietroburgo e dal Centro di Ricerca per le Costruzioni Navali della Cina.

La Cina è interessata all’esplorazione congiunta delle risorse naturali dell’Artico. E la Russia, a sua volta, ha vitale interesse nello sviluppo delle infrastrutture artiche: questa regione è molto ricca ma, come si suol dire, è complessa. Allo stesso modo, non è un caso che la Russia stia investendo attivamente nella componente militare dell’Artico: detta ricchezza va protetta. E così anche Federazione Russa e Cina vedono la necessità di cooperazione nello sviluppo di questa regione. Vicinanza e interessi comuni sono tra i migliori criteri per il successo.

Fort Russ News, 30 gennaio 2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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