O si capisce la STORIA o se ne resta prigionieri.

Istituto Mediterraneo per la Diretta Diretta -“TerraeLiberAzione”

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che inscena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spettacolo imperialista è da decenni rappresentato come «cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male»! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle monarchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine …», come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al meno un secolo. «Gheddafi deve morire!».

Mario Di Mauro (dall’introduzione)

spot-libro

ll villaggio.

Lascia, lascia la città, e abbandona lo smog.

Allontanati dall’asfissiante monossido di carbonio,

dal velenoso monossido di carbonio.

Allontanati dall’umidità penetrante, e stai lontano

dai gas velenosi e dall’inattività.

Vai via dal letargo e dall’ozio, dal veleno e dalla noia e

dallo sbadiglio. Vai via dall’incubo. Porta il tuo corpo

fuori da tale oppressione.

Liberati dai muri e dai corridoi, dalle porte che ti

sbattono in faccia.

Salva il tuo udito dall’agitazione e dal chiasso, dalle

grida tentennanti, dallo squillo dei telefoni e dei campanelli,

dal ruggito dei motori.

Lascia l’irritazione, i luoghi ansiosi, i locali sigillati.

È un posto per miopi e per perduti.

Lascia la corsa dei topi, e anche le tane dei topi. Lascia

la vita da verme.

Parti dalla città e vai nel villaggio, dove vedrai la

luna per la prima volta nella tua vita. Cambierai dall’essere

topo e verme, esiliato dalle relazioni sociali e amicali,

e diverrai un vero uomo nel villaggio, oasi o campagna.

Lascia il cimitero del vicinato per la ampia e meravigliosa

terra di Dio. Vedrai le costellazioni nel cielo che

ti faranno disprezzare i lampadari di sabbia che usavi

appendere in città. Cose finte, che dovrebbero essere rotte

o gettate nella spazzatura ogni momento, cose sporche,

coperte di mosche e ragni nei buchi della città. Noti come

case o appartamenti. In campagna, guarda e vedi le divine

lanterne sospese nella volta del cielo, e non il tetto

di una sporca tomba in città.

Il villaggio è pacifico, pulito e amichevole; ognuno

conosce l’altro. Le persone qui vivono strettamente a

contatto l’una con l’altra. Non vi sono furti nel villaggio

e nella campagna; ognuno conosce l’altro. Si viene considerati

in relazione alla reputazione della famiglia, della

tribù, di sé stessi prima di fare qualsiasi cosa che possa

causare danno. Ogni cattiva azione commessa qui non

finisce lo stesso giorno, come in città, dove crimini sono

spesso commessi contro la gente ignota ai criminali, qui

vi sono molte persone dei diversi tipi e modi. Perfino non

finisce quando finisce, ma coinvolge la sua famiglia, il suo

gruppo, la sua tribù, per i restanti gruppi e tribù, costituen –

do una disgrazia permanente per colui che l’ha commesso.

Ciò è un deterrente sociale più forte che una legge civile o

una polizia. Tuttavia, la solidarietà e la rete sociale nella

campagna e in villaggio si prende cura delle necessità dei

bisognosi, e impedisce loro di essere dei mendicanti o dei

ladri. La vita rurale è semplice, modesta e soddisfacente,

assai lontana dal lusso e dai desideri della vita di città.

Un abitante del villaggio non sente il bisogno di questi

tristi desideri che hanno i cittadini, il villaggio e la campagna

non conoscono mode e stili; sono calmi e pacifici,

e non vogliono cambiare. Gli abitanti dei villaggi non soffro –

no di tensione o complessi, o desiderano il benessere. quindi,

le loro vite sono calme e facili, senza pena di desiderio.

Questi desideri sono, certo, godibili in se stessi, ma

sono preceduti e seguiti da molta pena e problemi. Solo la

pena di cercare di avere qualcosa di superfluo, precisamen –

te perché è desiderato. Infatti, seminare e raccogliere allo

scopo di avere il pane quotidiano, e piantare alberi e raccogliere

i loro frutti da mangiare sono la cosa necessaria.

Almeno, il lavoro che esse procurano non causa angoscia

psicologica; piuttosto, è un gioioso lavoro perché giusto e

veramente necessario. Nessun dispiacere segue o precede

questo lavoro; invece, è preceduto dalla gioiosa speranza

del compimento e dalla soddisfazione di averlo ottenuto.

La vita in città significa ansimare per avere certi desideri,

e superflui, anzi necessari lussi. Quando vediamo

tale malattia sociale spargersi nella città, e la legge evitare

di combatterla, non ci sorprendiamo. Non crediamo che

finirà, e che vinceremo su di loro, per la natura della vita

in città, quindi tale malattia è inevitabile. La città è nauseante

e vertiginosa, pazza e perduta, paurosa e insana,

è paura di affrontare la vita urbana e i suoi problemi.

Significa abbandonare tali cose, tentare di ignorare essi,

compensare il vuoto sociale e morale, e l’incapacità di

soddisfare tali desideri urbani. Il divertimento diventa

un mezzo per scappare dalla vita, l’ubriachezza, la follia, e

il suicidio sono possibili vie di trattare le malattie della vita

urbana. Qualche volta, e per qualcuno, infatti un’ampia

percentuale di loro, la vita urbana è senza scopo, superficiale,

senza responsabilità, è ritenuta una minaccia verso

se stessi.

Lasciate questo inferno sulla Terra, andate via subito.

In completa felicità andate nel villaggio e nella campagna,

dove il lavoro fisico ha un senso, una necessità e diventa

un piacere. Ognuno ama il prossimo, e ognuno vive nella

sua fattoria, o ha del bestiame, o lavora nei servizi del

villaggio. La deviazione è inaccettabile, poiché il popolo

nel villaggio conosce il prossimo, diversamente dalla città.

Qui i devianti sanno che non sono conosciuti da altri;

quindi, un bugiardo in città può mentire, ma qui, senza

le sue bugie, egli deve necessariamente, alla sua famiglia,

alla sua tribù di dover rispondere alle domande della so –

cietà. Un cittadino non ha nome, soprannome o titolo; il suo

nome è il numero dell’appartamento. Il suo soprannome è

il suo numero di telefono e il suo titolo è la sua strada

o il vicinato. Questi lo mutano nel tempo. Quindi, chi

conoscete oggi, non sarà colui che conoscerete domani.

Quanti sono belli il villaggio e la campagna! Aria pulita,

orizzonti davanti a voi: «il paradiso senza pilastri che tu

puoi sostenere1, con le loro divine lanterne al di sopra. La

coscienza è salva, l’esempio morale è la base dell’azione

morale, e non della paura della polizia, della legge, della

prigione o dei fini. Vi è la liberazione da tutte le restrizioni

imposte e dalle terribili necessità. Non vi sono sibili

che suonano nelle orecchie di cose cercate o non cercate.

Non vi sono strade a senso unico, nessuno che vi spinga,

né file, né attese, né occhiate all’orologio. Il villaggio e la

campagna, l’ampio cielo, la gioia, il dominio del signore

rende la vita pacifica e rilassante. Non vi sono la folla e

l’oppressione della città. La luna ha un significato, e vi è

piacere nel guardarla. Puoi vedere l’orizzonte, il tramonto,

l’alba, l’aurora e la notte. Guardate la bella imma –

gine che il Corano ci dona del villaggio e della campagna:

«non è necessario, quindi, che io giuri sul rosseggiare del

tramonto, e sulla notte e il suo raccoglimento e sulla luna

quando è piena»2. La città non ha sole o luna, né aurora

o notte. È notte mischiata al giorno, non vi è separazione

tra i due. Non vi è segno della natura. Vedrete solo crea –

zioni artificiali e ornamenti, sarete disturbati e annoiati,

vivrete senza senso e marginalmente. Guarderemo in

basso i nostri piedi, leggeremo manifesti, vedremo se –

gnali, ci terremo al di fuori della necessità della trivialità, o

perderemo la nostra vera vita. Ogni avviso o sguardo che

vanno oltre questi piccoli affari vi metterà al di fuori del

contesto della vita di città, e potrebbe costare la vostra

vita, o libertà urbana.

Il Corano dice: «… dal sole e dal suo splendore di mezzo –

giorno; dalla luna quando seguì lui; dal giorno che rivelò

la sua gloria; dalla notte quando coprì lui; dal paradiso

che lui costruì»3. Questo bellissimo versetto è la letteraria

presentazione del villaggio e della campagna. Così

come «dallo splendore del mezzogiorno; e dalla notte

quando oscura»4. E quando l’aurora è invocata, dobbiamo

ricordare che l’aurora è vista solo nei villaggi e nella

campagna.

Quale aurora vi è in città, con il giorno e la notte elettrificati?

Chi vede il cielo e le costellazioni dello zodiaco?

Sulla terra vi sono segni per chi crede.

Ma quale terra in città? Marciapiedi affollati, strade

affollate, strettoie, vie, strozzature, visione limitata.

Quale segno può essere visto nelle strade della città?

Quale contemplazione può esserci nell’affollamento

della città? Non c’è tempo in città, né notte o giorno.

Quale «notte che tutto avvolge»5, «oscurità della notte»6,

«aurora»7 e «riverbero del tramonto»?8

(1) Corano, Sura 13, versetto 2.

(2) Corano, Sura 84, versetti 15-18.

(3) Corano, Sura 91, versetti 1-6.

(4) Corano, Sura 93, versetti 1-2.

(5) Corano, Sura 84, versetto 17.

(6) Corano, Sura 17, versetto 78.

(7) Corano, Sura 89, versetto 1.

(8) Corano, Sura 84, versetto 16

 

grazie al mio amico Pietrangelo Buttafuoco*, non solo per l’onesta citazione di TerraeLiberAzione sul FATTO QUOTIDIANO dell’1 maggio 2017, quanto per l’uso corretto che sta facendo del nostro libro di Gheddafi: “I RACCONTI dalla TENDA” – (e della mia “potente prefazione”).

Mario Di Mauro.

*ci rivediamo presto, a Dio piacendo.

***

Il signor Gheddafi e il duello francese tra topo di campagna e gatto di città

La sfida presidenziale tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen sarà il combattimento ultimo tra centro e periferia

E’ il duello tra il topo di campagna e la gatta di città (laddove il ruolo di questa se lo prende il giovanotto, ovvero Emmanuel Macron, mentre quello del sorcetto è tutto di Marine Le Pen). Non è certo destra contro sinistra; Marine ha squagliato il Front National nella “marea blu”, così come En Marche ha polverizzato socialisti, gollisti e centristi di vario genere.

Neppure c’è, nel ballottaggio prossimo, la reazione contro rivoluzione se si pensa che madame Marine – più Marianna che Giovanna D’Arco – è laica e ostile alla sacralità più di un’Emma Bonino mentre Macron, golem qual è, può assumere qualunque sfumatura richiesta dalla furba fattura tecnocratica di un algoritmo, quello che dal nulla l’ha portato alla prima posizione nel ballottaggio per le presidenziali di Francia.

Certo, è una sfida tra la Francia e l’Europa (laddove quest’ultima, gatta padrona, è il non luogo della nebulosa burocratico-finanziaria, e non è certo la passeggiata – mano nella mano – di Francois Mitterand ed Helmut Kohl nella Foresta Nera, in visita a Ernst Junger, l’autore di Die Totale Mobilmachung, ultimo soldato di due Guerre Mondiali decorato con la Croce di Ferro).

Una sfida tra una nazione con una forte identità patriottica – ben più che la Germania, segnata dall’incubo di una disfatta morale mai sanata – e il proprio doppio: l’internazionale della specificità francese in cui regolano i conti il colonialismo, il giacobinismo e l’umanismo cosmopolita.

I topi staranno dalla parte dei topi e sono tanti. La gatta è una ma se ne mangerà troppi. I sondaggisti vanno sul sicuro e però sarà – la teoria storiografica della longue durée, quella delle Annales fa testo – il combattimento ultimo tra campagna e città con un osservatore, un Beduino, ad attendere l’esito.

Sarà blasfemo dirlo, specie perché è morto per mano francese – e dunque, ironia della malasorte, ucciso in nome della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza – ma aveva capito tutto Mu’ammar Gheddafi: “La città, per sua natura, consuma e non produce”.

Ecco le parole del Beduino: “Un incendio non è affar vostro ma dei vigili del fuoco; questa è la giustificazione per i cittadini” – così si legge in Racconti dalla Tenda, editrice Terra e Liberazione – “a ignorare il fuoco che divampa”. E così, di seguito: “I mendicanti sono responsabilità delle associazioni sociali; una zuffa è responsabilità della polizia e perfino quando l’onore è in gioco la gente di città non interviene”.

La campagna è la prima persona plurale – è il noi – la città è l’io che delega la responsabilità alle istituzioni. La campagna muove all’assalto, un beduino osserva: “Sono solo uno che beve la pioggia con le mani congiunte”. La lunga durata dura perché, come la pioggia, cade. E accade.

Pietrangelo Buttafuoco.

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“Puoi lasciare ogni cosa, eccetto la Terra. La Terra è la sola cosa che non puoi abbandonare. Se distruggi altre cose, non sarai perduto, ma attento a distruggere la Terra, poiché allora perderai tutto! La fonte della vita biologica, cui si trova al vertice la vita umana, è il cibo.

La Terra è il contenitore di questo nutrimento, che è di diversi tipi…solido, fluido, gassoso. La Terra è il contenitore, così non rompere il solo contenitore  che abbiamo, non ha sostituto. Se distruggi la Terra coltivabile, per esempio, distruggi il solo mezzo che contiene il tuo cibo, senza cui tu non sarai capace di consumare…

La Terra è il polmone con cui respiri, così se lo distruggi, non potrai respirare. Se la pioggia cade senza che tu abbia la Terra, non avrai beneficio. Tuttavia,  il cielo non ha valore per noi senza avere la Terra. Se l’ossigeno si trova da qualche parte nello Spazio, quale beneficio voi sarà se non c’è sulla Terra?

Tutta la storia dei conflitti attraversa le età in cui l’uomo andava contro l’uomo, o contro la natura, è stata per la Terra. La Terra è stata cruciale per i conflitti. Perfino lo Spazio è usato per la Terra. Veramente, la Terra è la vostra Madre; vi fa nascere al suo interno. È colei che vi cura e vi nutre. Non disobbedite a vostra Madre, e non sporcate la sua aria, non tagliate i suoi fianchi, strappate la sua carne, o ferite il suo corpo”.

(da: Muammar Gheddafi –I Racconti dalla Tenda)

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che in scena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spettacolo imperialista è da decenni rappresentato come «cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male»! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle monarchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine …», come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al meno un secolo. «Gheddafi deve morire!».

Mario Di Mauro (dall’introduzione)

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DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA di GHEDDAFI: 9 mesi da soli contro una COALIZIONE di 40 STATI-BANDITI. Una cosa mai vista.
L’OPERAZIONE della NATO “TRIDENT JUNCTUR” (SICILIA 2015) VENNE CONCEPITA PER “COLMARE LE LACUNE” emerse nel 2011: contro un piccolo Paese massacrato, anche dall’interno, da un GolpeGuerra garibaldesco…Un piccolo Paese privo di aviazione, viene seppellito di bombe -nell’ipocrisia della No Fly Zone onusiana e nelle nebbie spettacolari che capovolgevano la Realtà!.
Di quella immane RESISTENZA, un GRANDE COMBATTENTE anticolonialista ne fu GUIDA POLITICA e MILITARE. Fecero il possibile. Che se ne offenda tuttora la MEMORIA non ci sorprende. Cosa dovrebbero ammettere?. Che sono tutti BANDITI CRIMINALI?. E anche incapaci!. In una situazione analoga, un imperialismo straccione come quello italiano->crollerebbe in due settimane, forse meno (dipende dal Papa).
GHEDDAFI ha dato LEZIONI a tutti: anche ai vigliacchi e corrotti stati africani. Non possono amarlo, nè seguirne le orme.
Fra 100 anni si parlerà ancora di MUAMMAR GHEDDAFI. Non crediamo invece che qualcuno si ricorderà di Giorgio Napolitano nè del circo boldrinesco e arcobaleNATO.
DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
@TERRAELIBERAZIONE.

fotoperblog30aprile

TESTAMENTO.

Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…

Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.

Muammar Gheddafi

@Istituto Mediterraneo per la Diretta Diretta -“TerraeLiberAzione”:

->Osservatorio sulla Libia (14/2/2017)

IL CAOS scatenato nel 2011 dall’IMPERIALISMO NORDICO (e tricolorato) non avrà alcuna soluzione a breve termine.  Che siano maledetti tutti gli assassini di Muammar Gheddafi!. Hanno commesso un crimine infernale contro l’intera MADRE AFRICA. Che lo sappiano o meno le “opinioni pubbliche” delle democrazie imperialiste dell’Occidente senile e senza Avvenire.


-> Abbiamo raccolto, nelle ultime settimane, un ALLARME da TRIPOLI: sono in corso rastrellamenti, arresti e torture di cittadini libici che hanno ricoperto incarichi nella defunta JAMAHIRYA: si tratta spesso di donne, insegnanti, medici, avvocati, contadini…attivi nei “Comitati Popolari” su cui si fondava la democrazia diretta libica. Molti stanno fuggendo -con piccole barche proprie (le mafie dei barconi, che ci sono sempre state e Gheddafi le combatteva, li venderebbero al Regime Fantoccio “onusiano”!). Punto.

-> E’ solo una parte della REALTA’ di TRIPOLI in questi giorni. Ma è un buon articolo e Francesco Semprini scrive bene “quanto basta” -(è l’inviato a Tripoli del quotidiano La Stampa).

La Stampa 12-2-2017: “In questo momento ci sono 38 formazioni armate a Tripoli, tra le più forti tre sono con Sarraj, tre sostengono Khalifa Ghwell, ex presidente del Consiglio e rivale del premier. Queste a loro volta controllano altri gruppi sparsi sul territorio a macchia di leopardo. Ci sono poi gli islamisti dall’una o dall’altra parte, come quelli del Mufti Sheikh Sadeq Al-Gharyani con Ghwell, e le brigate Kara vicine a Sarraj. La matrice comune rende pertanto poroso il confine degli schieramenti, agevolando un cambio di sponda per credo o convenienza. I gruppi hanno poi collegamenti con formazioni di altre città, il che pone un rischio di amplificazione dello scontro (…).

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