Istituto Mediterraneo per la Diretta Diretta -“TerraeLiberAzione”

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che inscena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spettacolo imperialista è da decenni rappresentato come «cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male»! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle monarchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine …», come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al meno un secolo. «Gheddafi deve morire!».

Mario Di Mauro (dall’introduzione)

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grazie al mio amico Pietrangelo Buttafuoco*, non solo per l’onesta citazione di TerraeLiberAzione sul FATTO QUOTIDIANO dell’1 maggio 2017, quanto per l’uso corretto che sta facendo del nostro libro di Gheddafi: “I RACCONTI dalla TENDA” – (e della mia “potente prefazione”).

Mario Di Mauro.

*ci rivediamo presto, a Dio piacendo.

***

Il signor Gheddafi e il duello francese tra topo di campagna e gatto di città

La sfida presidenziale tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen sarà il combattimento ultimo tra centro e periferia

E’ il duello tra il topo di campagna e la gatta di città (laddove il ruolo di questa se lo prende il giovanotto, ovvero Emmanuel Macron, mentre quello del sorcetto è tutto di Marine Le Pen). Non è certo destra contro sinistra; Marine ha squagliato il Front National nella “marea blu”, così come En Marche ha polverizzato socialisti, gollisti e centristi di vario genere.

Neppure c’è, nel ballottaggio prossimo, la reazione contro rivoluzione se si pensa che madame Marine – più Marianna che Giovanna D’Arco – è laica e ostile alla sacralità più di un’Emma Bonino mentre Macron, golem qual è, può assumere qualunque sfumatura richiesta dalla furba fattura tecnocratica di un algoritmo, quello che dal nulla l’ha portato alla prima posizione nel ballottaggio per le presidenziali di Francia.

Certo, è una sfida tra la Francia e l’Europa (laddove quest’ultima, gatta padrona, è il non luogo della nebulosa burocratico-finanziaria, e non è certo la passeggiata – mano nella mano – di Francois Mitterand ed Helmut Kohl nella Foresta Nera, in visita a Ernst Junger, l’autore di Die Totale Mobilmachung, ultimo soldato di due Guerre Mondiali decorato con la Croce di Ferro).

Una sfida tra una nazione con una forte identità patriottica – ben più che la Germania, segnata dall’incubo di una disfatta morale mai sanata – e il proprio doppio: l’internazionale della specificità francese in cui regolano i conti il colonialismo, il giacobinismo e l’umanismo cosmopolita.

I topi staranno dalla parte dei topi e sono tanti. La gatta è una ma se ne mangerà troppi. I sondaggisti vanno sul sicuro e però sarà – la teoria storiografica della longue durée, quella delle Annales fa testo – il combattimento ultimo tra campagna e città con un osservatore, un Beduino, ad attendere l’esito.

Sarà blasfemo dirlo, specie perché è morto per mano francese – e dunque, ironia della malasorte, ucciso in nome della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza – ma aveva capito tutto Mu’ammar Gheddafi: “La città, per sua natura, consuma e non produce”.

Ecco le parole del Beduino: “Un incendio non è affar vostro ma dei vigili del fuoco; questa è la giustificazione per i cittadini” – così si legge in Racconti dalla Tenda, editrice Terra e Liberazione – “a ignorare il fuoco che divampa”. E così, di seguito: “I mendicanti sono responsabilità delle associazioni sociali; una zuffa è responsabilità della polizia e perfino quando l’onore è in gioco la gente di città non interviene”.

La campagna è la prima persona plurale – è il noi – la città è l’io che delega la responsabilità alle istituzioni. La campagna muove all’assalto, un beduino osserva: “Sono solo uno che beve la pioggia con le mani congiunte”. La lunga durata dura perché, come la pioggia, cade. E accade.

Pietrangelo Buttafuoco.

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“Puoi lasciare ogni cosa, eccetto la Terra. La Terra è la sola cosa che non puoi abbandonare. Se distruggi altre cose, non sarai perduto, ma attento a distruggere la Terra, poiché allora perderai tutto! La fonte della vita biologica, cui si trova al vertice la vita umana, è il cibo.

La Terra è il contenitore di questo nutrimento, che è di diversi tipi…solido, fluido, gassoso. La Terra è il contenitore, così non rompere il solo contenitore  che abbiamo, non ha sostituto. Se distruggi la Terra coltivabile, per esempio, distruggi il solo mezzo che contiene il tuo cibo, senza cui tu non sarai capace di consumare…

La Terra è il polmone con cui respiri, così se lo distruggi, non potrai respirare. Se la pioggia cade senza che tu abbia la Terra, non avrai beneficio. Tuttavia,  il cielo non ha valore per noi senza avere la Terra. Se l’ossigeno si trova da qualche parte nello Spazio, quale beneficio voi sarà se non c’è sulla Terra?

Tutta la storia dei conflitti attraversa le età in cui l’uomo andava contro l’uomo, o contro la natura, è stata per la Terra. La Terra è stata cruciale per i conflitti. Perfino lo Spazio è usato per la Terra. Veramente, la Terra è la vostra Madre; vi fa nascere al suo interno. È colei che vi cura e vi nutre. Non disobbedite a vostra Madre, e non sporcate la sua aria, non tagliate i suoi fianchi, strappate la sua carne, o ferite il suo corpo”.

(da: Muammar Gheddafi –I Racconti dalla Tenda)

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che in scena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spettacolo imperialista è da decenni rappresentato come «cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male»! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle monarchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine …», come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al meno un secolo. «Gheddafi deve morire!».

Mario Di Mauro (dall’introduzione)

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DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA di GHEDDAFI: 9 mesi da soli contro una COALIZIONE di 40 STATI-BANDITI. Una cosa mai vista.
L’OPERAZIONE della NATO “TRIDENT JUNCTUR” (SICILIA 2015) VENNE CONCEPITA PER “COLMARE LE LACUNE” emerse nel 2011: contro un piccolo Paese massacrato, anche dall’interno, da un GolpeGuerra garibaldesco…Un piccolo Paese privo di aviazione, viene seppellito di bombe -nell’ipocrisia della No Fly Zone onusiana e nelle nebbie spettacolari che capovolgevano la Realtà!.
Di quella immane RESISTENZA, un GRANDE COMBATTENTE anticolonialista ne fu GUIDA POLITICA e MILITARE. Fecero il possibile. Che se ne offenda tuttora la MEMORIA non ci sorprende. Cosa dovrebbero ammettere?. Che sono tutti BANDITI CRIMINALI?. E anche incapaci!. In una situazione analoga, un imperialismo straccione come quello italiano->crollerebbe in due settimane, forse meno (dipende dal Papa).
GHEDDAFI ha dato LEZIONI a tutti: anche ai vigliacchi e corrotti stati africani. Non possono amarlo, nè seguirne le orme.
Fra 100 anni si parlerà ancora di MUAMMAR GHEDDAFI. Non crediamo invece che qualcuno si ricorderà di Giorgio Napolitano nè del circo boldrinesco e arcobaleNATO.
DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
@TERRAELIBERAZIONE.

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TESTAMENTO.

Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…

Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.

Muammar Gheddafi

@Istituto Mediterraneo per la Diretta Diretta -“TerraeLiberAzione”:

->Osservatorio sulla Libia (14/2/2017)

IL CAOS scatenato nel 2011 dall’IMPERIALISMO NORDICO (e tricolorato) non avrà alcuna soluzione a breve termine.  Che siano maledetti tutti gli assassini di Muammar Gheddafi!. Hanno commesso un crimine infernale contro l’intera MADRE AFRICA. Che lo sappiano o meno le “opinioni pubbliche” delle democrazie imperialiste dell’Occidente senile e senza Avvenire.


-> Abbiamo raccolto, nelle ultime settimane, un ALLARME da TRIPOLI: sono in corso rastrellamenti, arresti e torture di cittadini libici che hanno ricoperto incarichi nella defunta JAMAHIRYA: si tratta spesso di donne, insegnanti, medici, avvocati, contadini…attivi nei “Comitati Popolari” su cui si fondava la democrazia diretta libica. Molti stanno fuggendo -con piccole barche proprie (le mafie dei barconi, che ci sono sempre state e Gheddafi le combatteva, li venderebbero al Regime Fantoccio “onusiano”!). Punto.

-> E’ solo una parte della REALTA’ di TRIPOLI in questi giorni. Ma è un buon articolo e Francesco Semprini scrive bene “quanto basta” -(è l’inviato a Tripoli del quotidiano La Stampa).

La Stampa 12-2-2017: “In questo momento ci sono 38 formazioni armate a Tripoli, tra le più forti tre sono con Sarraj, tre sostengono Khalifa Ghwell, ex presidente del Consiglio e rivale del premier. Queste a loro volta controllano altri gruppi sparsi sul territorio a macchia di leopardo. Ci sono poi gli islamisti dall’una o dall’altra parte, come quelli del Mufti Sheikh Sadeq Al-Gharyani con Ghwell, e le brigate Kara vicine a Sarraj. La matrice comune rende pertanto poroso il confine degli schieramenti, agevolando un cambio di sponda per credo o convenienza. I gruppi hanno poi collegamenti con formazioni di altre città, il che pone un rischio di amplificazione dello scontro (…).

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