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Semu cumpari e cummari nella Notte Cosmica di San Giuvanni: semu “megghjiu de parenti”!.

San Giuvanni iàutu e ddanni / nn’at’a scanzari ri trona e di-lampi!. Semu cumpari rì San Giuvanni – cumpari tutti l’anni!. Nzoccu avemu nni spartemu -nzoccu ci-ammanca l’attruvamu!.

Bon Suli Novu!

@Solstizio d’Estate. La comunità siciliana TerraeLiberAzione.

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“Senza una Banca Pubblica Siciliana –che alimenti il mediocredito e sostenga una MONETA SOCIALE d’EMERGENZA- nell’ambito di una ZONA FRANCA REGOLAMENTATA da un CODICE per gli INVESTIMENTI, che tuteli LAVORO e AMBIENTE -> una Z.F.R. che scardini il saccheggio fiscale e tariffario – qui è finita. E’ il nostro programma del 1994”.

Mario Di Mauro, co-Fondatore di TerraeLiberAzione (e di NOI SICILIANI-1994-97).

lentini primu majucopterra-1-2017terraeliberazione-n°1/2017

 

 

Stefano RODOTA’ (1933-2017)

« I diritti fondamentali si pongono a presidio della vita, che in nessuna sua manifestazione può essere attratta nel mondo delle merci»

(Stefano Rodotà, La vita e le regole, 2006, pag. 38)

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E’ un blocco sociale di liberazione, che avanza facendo a pezzi la Corsica clanica, subalterna e mafiosa – anche lì i partiti tricolorati sono maschere di carnevale dei vari Rocca Serra…

@TERRAELIBERAZIONE-NEWS.

PER APPROFONDIRE:

https://wordpress.com/post/terraeliberazione.wordpress.com/15836

 

IN SICILIA, E’ LA TANA DELLA BESTIA…

NON SOLO MUOS

LA SICILIA E’ PEGGIO DI PORTORICO!

@REPORT 2010-TERRAELIBERAZIONE.

e https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201706184650694-intelligence-usa-sicilia/

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IL MUOS E’ UNA CENTRALE DI COORDINAMENTO E COMANDO (TERRA-MARE-ARIA) PER LA GUERRA GLOBALE. UNA STRUTTURA DI MORTE SU SCALA GLOBALE.

LA SICILIA E’ LA TANA DELLA “BESTIA TRIONFANTE”. IL SEMPLICE SAPERLO E’ UN PASSO AVANTI NEL CAMMINO DI VERITA’ E DI LIBERAZIONE DI QUESTA NOSTRA TERRA SACRA.

Ma non si dimentichi un fatto poco noto ma cruciale: la Sicilia è anche uno dei principali hub di una serie di cavi ottici sottomarini per telecomunicazioni dal carattere transcontinentale. Tali cavi sono almeno quattro:

Fiber-Optic link Around the Globe (FLAG), un cavo in fibra ottica sottomarino per comunicazioni lungo 28.000 chilometri che collega il Regno Unito al Giappone. Il cavo è gestito dalla Reliance Globalcom. Attivato nel 1997, trasmette 120.000 canali. Un terminale si trova a Palermo.

I-ME-WE (India-Medio Oriente-Europa occidentale), un sistema di sei cavi per telecomunicazioni sottomarini lungo 13.000 chilometri, che collega l’India alla Francia. È operativo dal 2009, e supporta trasmissioni in banda larga come lo streaming multimediale, oltre a servizi peer-to-peer, Internet a banda larga e telefonia vocale/video. Alcuni suoi terminali si trovano a Tripoli, Alessandria  d’Egitto, Suez e Catania.

SEA-ME-WE 3 (Asia del Sud-Est-Medio Oriente-Europa occidentale), un cavo ottico sottomarino per telecomunicazioni che collega Medio Oriente, Nord Africa e Asia. Completato nel 2000, il cavo lungo 39000 chilometri fu commissionato nel marzo 2000 dall’indiana Tata Communications e da altre 92 compagnie e aziende delle telecomunicazioni che lo gestiscono. Un terminale dell’infrastruttura, nota anche come Global Backbone, si trova a Mazara del Vallo.

SEA-ME-WE 4 è un cavo a fibre ottiche per telecomunicazioni lungo 18.800 km, ed è la dorsale Internet primaria tra Sud-Est asiatico, subcontinente indiano, Medio Oriente ed Europa. Un suo terminale si trova a Palermo.

Il sistema di cavi è stato sviluppato da un consorzio di 16 aziende per telecomunicazioni. La sua costruzione, effettuata da Alcatel Submarine Networks e dalla Fujitsu, fu completata il 13/12/2005.

Il 30 gennaio 2008, i servizi Internet in Medio Oriente e nel subcontinente indiano furono interrotti per via della rottura dei cavi FLAG e SEA-ME-WE 4 nel Mar Mediterraneo. La causa dell’incidente ai due sistemi di cavi non è mai stata chiarita…Il SEA-ME-WE 3 per un certo periodo fu l’unico collegamento Internet tra Europa e Medio Oriente.

Una divisione dell’agenzia dello spionaggio elettronico statunitense NSA, l’Ufficio delle Tailored Access Operation (TAO), riuscì il 13 febbraio 2013 a raccogliere gran parte del traffico che attraversava il SEA-ME-WE 4, raccogliendo i dati degli utenti dell’intero cavo.

Il TAO utilizzava il software Quantuminsert per raccogliere i dati, creando  siti falsi da cui installare gli spyware sui PC degli internauti, permettendo all’NSA di prendere il controllo della rete. Un sistema che l’NSA avrebbe usato contro l’operatore Belgacom e la sede dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC). Infatti, questi cavi sottomarini sono strategici, poiché attraversati da un enorme volume di dati, facendone un obiettivo primario per le operazioni di spionaggio dell’NSA.

La Sicilia quindi è un hub geostrategico per le telecomunicazioni mondiali, poiché nell’Isola, essendo al centro del Mediterraneo, confluiscono le spine dorsali del sistema di telecomunicazioni tra Asia e Europa, come ad esempio il Global Backbone che collega Medio Oriente, Subcontinente indiano ed Estremo oriente (Indonesia, Singapore, Filippine, Corea del Sud)…E’ su questi temi che, nell’ultimo decennio, si è sviluppata la riflessione e pianificazione strategica degli ambienti militari statunitensi verso la Sicilia e la sua posizione geopolitica. Quando l’Alliance Ground Surveillance (AGS) sarà operativa nel 2017, la NAS di Sigonella diverrà la più grande base di sorveglianza e ricognizione del mondo.

Al centro controllo AGS di Sigonella faranno riferimento le basi per gli UAV statunitensi di Kirkuk, Baquba, Balad, Tallil e al-Asad in Iraq; le basi di Jalalabad, Kandahar, Bagram, Camp Leatherneck, Camp Dwyer, Combat Outpost Payne, le Forward operative base (FOB) Edimburgh e Delaram II, in Afghanistan…

LA SICILIA E’ LA TANA DELLA “BESTIA TRIONFANTE”. IL SEMPLICE SAPERLO E’ UN PASSO AVANTI NEL CAMMINO DI VERITA’ E DI LIBERAZIONE DI QUESTA NOSTRA TERRA SACRA.

@2010. Istituto Terra e LiberAzione.

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dal sito -> SPUTNIK -oggi.

La Sicilia è il centro focale della Intelligence Usa non solo per il Muos, ma anche (e soprattutto) per quel mega hub di connessioni, cuore di Internet per vastissima parte del pianeta, chiamato Sicily Hub.

Che l’Isola sia da sempre considerata una base essenziale per gli interessi degli Stati Uniti e per il suo braccio operativo euro-atlantico, la Nato, è storia antica: le antenne del Muos completano uno scenario che comprende fra l’altro Sigonella, divenuta la più importante base dello Zio Sam nel Mediterraneo allargato, il porto di Augusta, l’aeroporto di Birgi, le assai poco conosciute stazioni radar a Lampedusa e nelle Eolie e molto altro ancora.

La sterminata serie di installazioni disseminate ovunque fanno della Sicilia un territorio a sovranità ancor più limitata di quanto non lo sia già l’Italia nel suo complesso.Una situazione di completo asservimento vecchia ormai di oltre settant’anni; per descriverla, la vicenda del Muos è esemplare: a Niscemi un radar c’è stato da sempre, ma come noto il Pentagono ha pensato di basarvi una stazione della rete satellitare in uht (ad altissima frequenza) per mantenere in costante collegamento i centri di comando e controllo dello Zio Sam (comandi, centri logistici, gruppi operativi in combattimento, cruise, droni e i suoi circa 18mila terminali militari al momento in funzione, oltre alle ovvie ricadute per la Intelligence Usa). Abbiamo detto dello Zio Sam perché la Nato, sempre invocata per giustificare ogni ingerenza, non c’entra.

È nota la strenua opposizione opposta dalle popolazioni (le amministrazioni isolane, come sempre, si sono inchinate ai desideri del “padrone”), ma in barba a ricorsi, sentenze e tribunali, la fine della vicenda è stata comunicata nel marzo scorso, quando il console statunitense a Palermo, Shawn Baxter, nell’ambito di una cerimonia per presentare la nuova sede consolare, si è limitato a pronunciare 5 parole: “Il Muos è pienamente operativo” per liquidare la faccenda. Notizia che, come tutte quelle importanti, ha avuto scarsa o nulla risonanza sui media tradizionali.Ma a parte le infrastrutture visibili, la Sicilia è il fulcro di un enorme Internet exchange point, il Sicily Hub, che ha i propri centri operativi a Palermo e Catania; un hub di straordinario quanto poco conosciuto peso realizzato essenzialmente da Sparkle, società controllata al 100% da Telecom Italia, che si aggiunge alla ristretta cerchia di exchange point esistenti a Francoforte, Londra, Amsterdam e Marsiglia.

La scelta della Sicilia non è casuale, perché è da qui che passano i cavi del traffico generato in Africa, Medio Oriente ed Asia. Un traffico che già in passato vi transitava ma che adesso viene gestito dalla Sparkle tramite le infrastrutture create appositamente, a cui s’aggiunge il sistema di connessione operato da Fastweb, che sta realizzando un altro mega-hub.

Attraverso questo apparato logistico passa una mole immensa di informazioni, dai social media ai motori di ricerca, dalle informazioni finanziarie a quelle commerciali ed economiche: una miniera preziosa quanto inesauribile per la Intelligence Usa, che con l’eterna scusa delle attività antiterroristiche vi guazza dentro a piacimento, realizzando un vantaggio strategico incalcolabile per lo Zio Sam e gli interessi del Sistema a Stelle e Strisce.

La base militare di Sigonella
© AP Photo/ Andrew Medichini

Dai nodi di Palermo, Catania, Trapani e Mazara si diramano 16 cavi transcontinentali che raggiungono gli Stati Uniti, l’Africa, il Mediterraneo Orientale e l’Asia fino all’Estremo Oriente, tutte aree sensibili di enorme valore. E di enorme valore è la rete che attraversa la Sicilia, un’infrastruttura d’incalcolabile interesse strategico che è alla base dell’offensiva della francese Vivendi per assicurarsi il controllo di Telecom, che come detto controlla la Sparkle.

Il motivo è che il Sicily Hub nasce come diretto competitor dell’hub di Marsiglia, per contendergli una torta economica stimata in 142 Mld di dollari, ma d’inestimabile valore per il controllo su quei flussi, non mediato da Parigi, esercitato dalla Intelligence Usa. Attualmente il 90% di quella torta è in mani francesi ma, secondo stime prudenziali, entro due anni sarà la metà di essa a passare dalle reti siciliane, con la prospettiva di notevoli incrementi nel futuro.Insomma, per la Intelligence Usa è una guerra per il power control dell’informazione vinta in partenza sul territorio siciliano, un vantaggio enorme che spazia dall’area miliare (vedi Muos) al business ed al commercio. Ma, come sempre, di quell’immenso tesoro nulla rimarrà in Sicilia, al più qualche scarso impiego secondario, meno che briciole per compensare una sudditanza che dura da oltre settant’anni. Insomma, un paradiso offerto ancora e sempre gratis alla Intelligence Usa e allo Zio Sam.  / Salvo Ardizzone – http://www.ilfarosulmondo.it

 

 

 

 

SI!

alla scomunica di mafiosi e corrotti, nel Mondo. Ma anche dei monsignori e preti che li “proteggono”!. Nel Mondo.

Per liberare il POPOLO SICILIANO dalla dominazione coloniale che lo sta annichilendo ci vuole ben altro. Ma se PAPA FRANCESCO -mal sopportato e perfino odiato in certe paludi settarie catto-coloniali siciliane- fa la Scelta di SCOMUNICARLI, lo sosterremo: come possiamo, e con l’aiuto di Sant’Ajita e dello Spirito Santo.

@La Comunità Siciliana TerraeLiberAzione.

«Quello che mi ha colpito nella mia frequentazione dei mafiosi è l’avere constatato che si tratta in moltissimi casi di cattolici credenti e praticanti, e non c’è simulazione […] Come è compatibile il fatto che questi uomini uccidono, sono mafiosi, eppure sono in pace con se stessi e con Dio? La conclusione a cui sono arrivato è che in realtà non pregano lo stesso Dio, pregano un Dio diverso. Pregano un Dio diverso, perché nella cultura cattolica il rapporto tra il singolo e Dio è gestito da un mediatore culturale: ciascuna articolazione sociale esprime dal suo interno un mediatore. E così abbiamo i sacerdoti della mafia e i sacerdoti dell’antimafia […] Il mafioso ha un rapporto con Dio che non è conflittuale perché il mediatore con Dio che lui stesso sceglie è espressione della sua stessa cultura. Vi sono delle chiese che sono piene, la domenica, del popolo di mafia, dove ci sono dei sacerdoti che mediano il rapporto con Dio in modo da eliminare qualsiasi attrito e qualsiasi frizione».

Roberto Scarpinato

MADONNA ODIGITRIA BERTUCCI

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da: La TESTA dell’ACQUA (dossier di TERRAELIBERAZIONE-2001/2017).

Lo SPETTACOLO della SETE e la PIRATIZZAZIONE dell’ACQUA SICILIANA. Dalla GRANDE IMPOSTURA di “SICILIACQUE” & C. a Watec Italy – Palermo, che va in scena dal 21 giugno 2017…

Sulle ACQUE siciliane, l’IMPERIALISMO italiano ed europeo attua sistematicamente, da circa 15 anni, un feroce saccheggio coloniale incompreso, che gli rende almeno un MILIARDO NETTO, blindato per Legge. Un MILIARDO all’anno.

Lo SPETTACOLO della SETE e la PIRATIZZAZIONE dell’ACQUA SICILIANA, compresa e denunciata solo da TERRAELIBERAZIONE nel 2002, inscena di tutto e di più. Ecco l’ultima.

“Coordinata dal Prof. Corrado Clini, comunica Prema Zilberman, Direttore Generale di Kenes Exhibitions -l’edizione 2017 di Watec Italy, mostra-convegno internazionale sulla sostenibilità idrica, si svolgerà a Palermo (21-23 giugno) in collaborazione con l’Università di Palermo e la Regione Sicilia. La Regione Sicilia sta correndo ai ripari realizzando interventi finanziati (delibera CIPE 60/2012) per complessivi 1,1 miliardi di euro riguardanti 51 agglomerati con popolazione superiore a 15.000 unità, o superiori a 10.000 unità se ricadenti in aree sensibili. Nel recente “Patto per il sud – regione Sicilia”, per il settore idrico sono previsti ulteriori finanziamenti per complessivi 237 milioni di euro per fognature e depurazione (143 mln €); per infrastrutture idriche ed irrigue (52 mln €); per dighe ed acquedotti (42 mln €)”.

Non dubitiamo che per la sicilietta politicante & affarista italienata sia perfino una buona occasione per “vendere il prodotto” (culo compreso). Né dubitiamo che milioni di colonizzati non ne sapranno nulla. Ce li osserviamo. Punto. Presupponiamo lettori intelligenti, nulla di più.

@TERRAELIBERAZIONE.

SETE di VERITA’

I Padroni delle Acque siciliane sono degli illustri sconosciuti. La Testa dell’Acqua ha molti nomi e parla molte lingue: è un’Hydra dalle Sette Teste. E’ molto potente: vi traspare anche il fondo Black Rock. E sopra Black Rock c’è solo Dio.

L’Istituto TerraeLiberAzione ha scavato per decenni, raccolto e ordinato dati, incrociato personaggi (alcuni inquietanti, ma assai informati). Ha prodotto dossier sintetici. Uno è stato utilizzato per la coraggiosa inchiesta firmata da Mario Barresi, uscita su “La Sicilia” del 27 dicembre 2015. http://www.lasicilia.it/news/cronaca/11641/acqua-pubblica-la-grande-impostura-nella-sicilia-assetata-fra-inchieste-e-affari.html

Quello che si sa sulla PIRATIZZAZIONE COLONIALE delle ACQUE PUBBLICHE SICILIANE –in un modo o nell’altro- deve molto al nostro lungo lavoro di inchiesta, ed è appena filtrato anche in una coda di puntata a “Presa Diretta” di Roberto Iacona –RAI TRE (30/1/2017). Un lampo, ma ben fatto.

Di tanto in tanto qualche tubo si rompe, ma solo a valle, nelle paludi mercenarie, qualche rondella della Macchina coloniale finisce in manette per raggiri e intrallazzi da Riserva indiana. Ma la Testa dell’Acqua resta avvolta nelle Nebbie fitte dello Spettacolo coloniale.

Dalla grande multinazionale spagnola Aqualia all’impero svizzero di Nestlè. Dal gigante francese Veolia di Bollorè all’ENEL, colosso energetico dell’imperialismo italiano (la cui presenza nel saccheggio è la meglio occultata) –che controllano de facto SICILIACQUE S.p.A. –grazie a un contratto blindato per 40 anni (scade nel 2044). Cuffaro gli regalò tutto.

Siciliacque -con 1.743 km di rete di adduzione costituita da 13 sistemi acquedottistici interconnessi- gestisce il grande “sovrambito” della Sicilia Occ. (grosse condotte, dighe, potabilizzatori)- vendendo poi la “potabilizzata” agli A.T.O., gestiti da diverse società, come Girgenti Acque – che la distribuiscono all’utenza. Le bollette sono le più alte d’Europa. Il servizio è il peggiore. Punto.

Siciliacque sostiene fornisca circa 90 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno, coprendo l’intero fabbisogno delle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta ed Enna e una parte di quello di Palermo e Messina. La compra a 7 la rivende a 70. Due conti chi li fa?.

La Sicilia è un bankomat coloniale delle Massomafie europee. Una Entità evanescente e inafferrabile come il Vento dei megaparchi eolici che paghiamo tre volte nella bolletta elettrica più coloniale d’Europa. Una Entità misteriosa …quotata in Borsa!. La SICILIA ITALIENATA non sa vedere, non sa parlare, non sa contare, sconosce sé stessa e non comprende il Mondo. E’ autistica (e corrotta).

Siciliacque sostiene fornisca circa 90 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno, coprendo l’intero fabbisogno delle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta ed Enna e parte di quello di Palermo e Messina. La compra a 7 la rivende a 70. Due conti chi li fa?.

Dal 2001, quando l’operazione si delinea, la piratizzazione delle acque siciliane non incontra alcuna vera opposizione. Solo la piccola TerraeLiberAzione –che di acque si occupa da decenni- la denuncia subito, urlando nel Deserto. La SICILIA italienata è trascinata dalla corrente generale dell’imperialismo globale e si adatta come un camaleonte idiotizzato alla nuova moda. Va da sé che, in regime capitalistico-coloniale, pubblico o privato, in sé, configurano due facce della stessa fregatura.

Nel 2004 scrivevamo: <<Rivendichiamo solo acqua potabile, in quantità sufficiente e a tariffe sociali. Il resto se lo possono pure tenere. Chi sgarra vada buttato in un lago di piragna con una pietra al collo. Questo è il nostro benecomune. L’acqua dei Siciliani, che è stata già “privatizzata” dalle multinazionali petrolchimiche e dal notabilato democristiano per cinquant’anni, verrà ora “ceduta” del tutto a multinazionali assatanate di profitti. E’ la piratizzazione. L’Ente Acquedotti Siciliani era nato sulla spinta della prima ottima legislatura dell’ARS. Ormai affondato da una gestione burocratico-clientelare di tipo speciale, che sintetizza il peggio del capitalismo russo spacciato per “comunismo” e del terronismo democristiano spacciato per “cattolico decoro”- l’EAS viene così sbaraccato, al suo posto ci mettono una società nuova di zecca, la “Siciliacque”, che controllerebbe almeno metà delle risorse idriche siciliane. La Regione manterrà il 25% di “Siciliacque”, il resto è sul mercato: e a farsi avanti è la sola IDROSICILIA S.p.A. guidata dall’ENEL e sostenuta dalla multinazionale francese Vivendi (Veolia) del magnate bretone Bollorè, che qui nessuno conosce…Profitti blindati per 40 anni!. La Regola della Casa dell’Idro: “Acqua in bocca!”. Ne riparliamo nel 2044, salute permettendo!>>.

Da decenni andiamo solo alla Testa dell’Acqua, per spiegare l’essenza delle questioni e trarne lezioni per il nostro Cammino di LiberAzione organizzato nella CoScienza. Non ci hanno mai prestano vera attenzione neanche gli “agitatori della società civile per l’acqua pubblica e il bene comune”!. La SICILIA italienata importa anche referendum e movimenti illusori. “Ho visto le menti migliori della mia Generazione impiccarsi alla corda della Legalità (coloniale)”. (@1994. M. Di Mauro – Cuncumiu di TerraeLiberAzione).

Gli Innominabili che la nostra stessa acqua ce la comprano a 7cent dai Consorzi di Bonifica (falliti!) e ce la rivendono a 70cent. (metrocubo) possono dormire tranquilli. La SICILIA ITALIENATA non sa vedere, non sa parlare, non sa contare, sconosce sé stessa e non comprende il Mondo. E’ autistica e corrotta, e lo sarà fin quando non avrà sete. Ma di VERITA’.

La nostra INCHIESTA LUNGA sulle ACQUE SICILIANE che sviluppiamo dal 2001 con difficoltà nell’acquisizione, verifica e connessione di dati – consiste, nel complesso, in un migliaio di pagine, spesso noiose, ma ricche di informazioni che la SCIENZA del REALISMO dialettico sa leggere, traendone conclusioni che illuminano come un lampo la NOTTE coloniale in cui marcisce la SICILIA ITALIENATA. Abbiamo deciso di farne un libretto sintetico rivolto alle centinaia di giovani siciliani che seguono con attenzione crescente la nostra attività di comunicazione.

Produciamo INTERFERENZE nello SPETTACOLO COLONIALE- non ci facciamo illusioni. Le RIVOLUZIONI le fanno i POPOLI. Ma è SIMENZA FERTILE che consegniamo alla nostra TERRA PULITA sul CAMMINO del SICILIANU NOVU. Nell’Amore per la Verità che rende Liberi.

@TerraeLiberAzione.

 

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Una storia esemplare

ACQUA VERA, SETE FALSA

Acqua Vera-Santa Rosalia è un marchio della San Pellegrino, che, a sua volta, è un asset della multinazionale svizzera Nestlè: dal 2007 operava in concessione della Regione siciliana con una dotazione autorizzata di 10 litri al secondo. Versando alle casse regionali una royalty di cento euro al giorno!. Quantu na buttana sulla Catania-Gela: ma quella però è onesta e ci mette il suo c…non quello degli altri. Acqua minerale coloniale, saccheggiata nelle assetate riserve idro-indiane della mesopotamia siciliana. Ma non gli bastava: la concessione permetteva alla Nestlè di raggiungere, nell’arco di un quinquennio, la produzione di 250 milioni di litri.

Nel 2009 la Nestlè avanza la richiesta alla Regione Siciliana di ottenere un’altra concessione per raddoppiare il “prelievo”. Il Presidente della Regione Raffaele Lombardo decide di bloccarla. La Nestlè impugna la delibera regionale e nel 2011 il Tribunale Superiore delle Acque di Roma ne accoglie il ricorso, riaprendo i termini della sua istanza presso l’Ente Minerario di Caltanissetta.

Leggiamo su quel bollettino clandestino denominato Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 12-07-2013. Con decreto –vistato dal dirigente generale del dipartimento dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità- viene raddoppiata la dotazione di 10 litri al secondo per lo sfruttamento del bacino idrico pubblico di Santo Stefano Quisquina (Agrigento) e dunque i 380 milioni di bottiglie di Acqua Vera (fonte Santa Rosalia). Alla Regione “speciale” va la solita royalty di 100 euro al giorno, mentre dai rubinetti delle famiglie agrigentine non è mai uscita una sola goccia di acqua potabile: e quella lurda è “razionata fino a 4 ore in 18 giorni!”. Il ricco bacino idrico di Quisquina «è lo stesso a cui attinge oggi un sistema di acquedotti che rifornisce sia l’area dei monti Sicani che la stessa Agrigento» (fonte: Nestlè!).

Viene ignorata la netta opposizione dei Comuni di Santo Stefano Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana e dell’Unione dei Comuni del Fiume Platani. Una opposizione che era stata sostenuta dal Presidente Raffaele Lombardo, che per le multinazionali del saccheggio coloniale non aveva certo simpatie, piegandosi con riluttanza a logiche soverchianti solo dopo il Golpe mediatico-giudiziario che lo investi nella primavera del 2010. Le concessioni e autorizzazioni fanno capo all’Ente Regionale delle Miniere di Caltanissetta. Il “nulla osta”, ovviamente, spetta al Presidente della Regione (Rosario Crocetta) e al suo Assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità (Nicolò Marino). Il Puparo svizzero ordina, i Pupi mercenari obbediscono. Detto, fatto. E cu n’appi-n’appi.

Come se non bastasse, nella realtà capovolta tipica di tutte le colonie, anche la Scienza viene piegata alle logiche del saccheggio. Nel caso, le scienze geologiche. Il bacino acquifero della Quisquina è esteso 48 kmq ed alimenta diverse sorgenti. A sostenerlo sono Studi geologici condotti dal prof. Livio Marino Trevisan, ordinario di Geologia dell’Università di Pisa nel 1963, dal prof. Rosario Alaimo (Geochimico) e dal prof. Antonio Daina (Geologia applicata) dell’Università di Palermo nel 1988 e nel 1990. E “la falda acquifera intercettata non è una nuova risorsa idrica, come invece prescriveva l’originario permesso di ricerca, ma trattasi di una risorsa ben nota”. “Doppia Truffa”.

Il prof. Alfonso Leto, animatore del Comitato civico LiberAcqua di Santo Stefano Quisquina, nostra fonte preziosa, che lo aveva anche sostenuto in campagna elettorale, pose a Crocetta una domanda chiara alla quale l’Uomo dei vel-ENI non ha mai risposto: <<Quando lei –Presidente- dice ripetutamente “No a forme di privatizzazione pericolose che aprono a infiltrazioni mafiose”, in concreto, di cosa sta parlando?>>. E’ una buona domanda, per niente retorica. La nostra risposta è semplice: non avendo mai creduto alle illusioni referendarie benecom sull’acqua pubblica (2011), e non avendo mai creduto all’impostura dell’Antimaf professionista, rispondiamo con candore: l’Antimaf è uno strumento delle Massomafie toscopadane e multinazionali per “pacificare” il saccheggio coloniale delle risorse siciliane. Non serve a molto altro, tant’è che i beni confiscati vengono mandati in malora scientificamente, dopo essere stati cannibalizzati da zombi e “liberatori” vari.

Ma chiudiamo su Nestlè. Voleva la nostra acqua per trasformarla in oro bianco. E se la prese (peraltro riciclando prospezioni effettuate pochi anni prima da Montedison). Senza sforzo rilevò anche la locale impresa Santa Rosalia Platani Rossino srl, che ne facilitò anche la distribuzione capillare. Quanto frutta questa ennesima rapina coloniale legalizzata del sottosuolo siciliano?. Faremo i conti, al centesimo: ma sul nostro modello di calcolo, che non è quello rozzo dei bocconiani, ma quello scientifico della nostra Scuola del Realismo dialettico. Il mantra della Sicilia povera, assetata e bisognosa di aiuti è un mito dello Spettacolo coloniale: animato anche dalla multinazionale svizzera Nestlè.

@2013. MDM.

Lo sradicamento di interi POPOLI è l’essenza dell’Epoca dell’IMPERIALISMO. A prescindere, TUTTI hanno DIRITTO alla CURA, alla SCUOLA, al RISPETTO UMANO…E -a 18 anni- al VOTO (che, lo ricordiamo, non è obbligatorio!). Dall’attuale “dibattito” strumentale, squallido, ipocrita e provinciale ci asteniamo. Siamo indipendentisti e internazionalisti. La SICILIA che vogliamo sarà RICCA e SOLIDALE, non COLONIA-OSTAGGIO. Cerchiamo di contare di più a CASA NOSTRA: come SICILIANI LIBERI E CONSAPEVOLI. 

E tanto basta.

@terraeliberazione.

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Sabato 17 Giugno –come ogni anno dal 1984- la comunità siciliana TerraeLiberAzione ha ricordato I MARTIRI CADUTI in ogni Tempo per l’Indipendenza del Popolo Siciliano.

Quest’anno le iniziative sono state due: la pubblicazione di un numero monografico del nostro giornale, dedicato al Comandante Canepa > e la consueta e sentita VISITA -a MEZZOGIORNO- a questo cruciale LUOGO della MEMORIA > il SACRARIO ai caduti dell’E.V.I.S. sul viale degli Uomini Illustri del Cimitero di Catania.

All’iniziativa ha aderito anche la Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano, di cui siamo cofondatori. Un report più dettagliato verrà diffuso in seguito.

***

La seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Ripuliti i fatti dalle ideologie, purificata la nostra stessa Memoria, quello che resta della seconda GUERRA MONDIALE è uno scontro micidiale tra Potenze concorrenti, che si risolse nella divisione del Mondo in due, dell’Europa in due, della Germania in due, di Berlino in due. E nella lunga ritirata dei vecchi imperi coloniali europei…”vincitori”, scatenata dall’indipendenza dell’India e, soprattutto, dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao.

Nel luglio del 1943 – con l’Operazione Husky – gli “Alleati” (sostenuti da una efficace Resistenza contro il nazifascismo) occupano la Sicilia. E’ la fine di un Regime, ma, come vedremo, non è quello per cui combatterono i Partigiani siciliani.

Il 24 ottobre 1943, ben oltre la temporanea A.M.G.O.T. (il Governo militare dei Territori Occupati)- era nata anche la SICILY REGION 1 di Washington nel Mediterraneo, che permane come un “non detto” sotto un Cielo popolato di aerei stranieri, droni assassini, santi che non funzionano e G7 in gita turistica. Questa Sicilia è un’Isola contesa, giocata come carta geopolitica da ROMAFIA CAPITALE nella sua relazione strategica con l’Amico amerikano. Un’Isola del Tesoro ridotta a Paese di Poveri costretti all’emigrazione di massa. Un’Isola OSTAGGIO avviata alla deriva nelle Tempeste del Secolo XXI.

***

Nei cruciali primi anni Quaranta del Novecento, tra i pochi intellettuali che compresero lucidamente la Questione Siciliana nella sua essenza di problema irrisolto dell’Autodeterminazione di un Popolo, spicca un già celebre giovane studioso, peraltro docente di storia delle Relazioni e dei Trattati internazionali all’Università di Catania. Era un trentenne coltissimo, poliglotta e molto metodico: Antonio Canepa.

In quella Sicilia in Rivolta per la sua sacrosanta Indipendenza, il COMPAGNO ANTONIO CANEPA FU L’UNICO VERO CAPO della RESISTENZA ANTI-FASCISTA (come capo politico-militare del micidiale “Gruppo Etna” e poi “comandante TOLU’ di Giustizia e Libertà” in missione al Nord) – IL COMPAGNO ANTONIO CANEPA FU UN VERO CAPO della RESISTENZA SICILIANA ANTI-COLONIALISTA (E’ IL COMANDANTE MARIO TURRI dell’EVIS).

Venne assassinato, in un agguato, a Randazzo. Era il 17 giugno del 1945. Il suo cadavere venne occultato dal Segreto di Stato per un decennio. La sua Memoria è tuttora oggetto di mascariamenti e depistaggi.

LA VERITA’ (OCCULTATA) SU CANEPA E’ LO SCANDALO PIU’ INAUDITO della STORIA SICILIANA degli ULTIMI 70 ANNI. L’EVIS NON ERA UN “ESERCITO” PER VINCERE UNA “GUERRA”. L’EVIS fu un “PARTITO ARMATO” PER VINCERE UNA PACE PIU’ GIUSTA, sul Cammino di una RiEvoluzione Socialista della Realtà Siciliana. Il “campo militare” dell’EVIS, a Cesarò, aveva anche la segnaletica stradale!.

L’EVIS –oltre ogni ragionevole dubbio- E’ LA CONTINUAZIONE –anche fisica- della RESISTENZA ANTIFASCISTA nell’ISOLA. QUELLA VERA. L’UNICA che abbia avuto un ruolo politico-militare. La rete partigiana di Canepa era radicata in profondità nell’Università di Catania…e contava anche sul gruppo trotskjsta “SICILIA ROSSA”, che uscì dalla clandestinità il PRIMO MAGGIO 1945.

L’EVIS –che nasce e muore con Canepa- non ebbe mai alcun “rapporto” con BANDE e BANDITI. Semmai ebbero scontri col banditismo. In uno di questi cadde il giovane Francesco Ilardi (sepolto poi al Sacrario di Catania, insieme al Comandante e ai suoi compagni). L’EVIS era formato in prevalenza da giovani studenti, artigiani e contadini. (…)

Il Futuro è di chi saprà alzare uno sguardo critico e solidale sulle cose della vita e del mondo. Quel Mondo al quale il compagno Canepa guardava con straordinaria capacità scientifica vivendo la sua Vita come una battaglia e la sua Morte come un’avventura.

“La Sicilia di domani sarà quale noi la vogliamo: pacifica, laboriosa, ricca, felice, senza tiranni e senza sfruttatori”. La Sicilia che vogliamo saprà difendere i propri interessi con fermezza, sviluppando rapporti fraterni con tutti i popoli del mondo. Noi siamo “indipendentisti”, non “separatisti”; è la Sicilia coloniale di oggi ad essere “separata” dal resto del mondo. L’indipendenza la renderà “unita” al novero dei Paesi liberi. Ma “guai a chi tradisce: il Passato sarà dimenticato, non l’Avvenire”. (Canepa, “La Sicilia ai Siciliani!”, Catania 1942).

La Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”.

canepa 1TerraeLiberazione marzo-aprileTerraeLiberAzione n°2/2017

Una Questione Privata

Chi era il partigiano Canepa?

Appena trentenne, Antonio Canepa era un brillante studioso di geopolitica e docente di diritto internazionale: molto metodico ed esaustivo nell’esposizione della sua materia, dialogante ma riservato nel gestire le sue relazioni, sicuro di sé, sempre gentile, diventava socievole e spesso sinteticamente scherzoso con le singole persone: “lasciando intendere”, ma rivelando sempre nulla, li lasciava dire… Un gioco di specchi di cui controllava ogni riflesso. Per strada camminava spesso da solo, disinvolto e distinto: un trentenne di Intelligenza verticale, poliglotta e autore di studi specialistici ma anche di acute riflessioni geopolitiche sul Grande Gioco britannico “visto da Mosca”, conoscitore profondo delle dinamiche che travagliavano la Russia sovietica… Uno capace. Di tutto!. La sua RESISTENZA era vissuta anche come una Questione Privata, una SFIDA r/esistenziale con sé stesso. “Aveva Tutto”, e lo rischiava ogni giorno: per una Idea di Libertà, inquieta, ma calcolata.

A Berlino lo chiamavano “Herr Professor”. A Londra era un Fantasma “svizzero” con passaporto falso Made in Catania fabbricato dal “compagno Eugenio” (D’Arrigo, artista cesellatore, ma anche abile falsario già coinvolto nel processo Ciulla: “stampiamo soldi per i poveri!”).

Il Professore viaggiava, forte del suo titolo accademico e di una immane rete di relazioni, che lo vedeva recensito scientificamente perfino sulla rivista elitaria delle SS a Berlino, per l’invidia del pluralismo fascista accademico, che lui irrideva con sofisticato rigore filologico: di tutto, di più (il “Totalitarismo”, a quei livelli, in un certo senso era una balla di…Regime!).

Nel suo peregrinare in una Europa avviata all’implosione, seminava Idee criptate, il nostro Professore, ma anche figli. A Firenze ne ebbe uno con Clelia Rosati, di cui era innamoratissimo. La “compagna Clelia”, la futura comandante partigiana e icona della Resistenza toscana: il piccolo lo chiamarono Antonio Canepa Junior (negli anni Ottanta fu eletto deputato del PSI in Liguria: socialista inquieto e disperato, morì di overdose a Montecitorio: mi è stato detto che Bettino lo pianse una notte intera).

Herr Professor  “giocava carte” –quasi certamente- anche come Jean Soredan… E’ certo invece che –nella Resistenza partigiana- in Abruzzo, sulla Maiella, divenne il “comandante Tolù”, e che in Sicilia era già il comandante Mario Turri fin dall’inverno 1940.

canepa tessera

Un geroglifico avvolto in un mistero?. No, un PARTIGIANO VERO, di lungo corso, fin dal tentato golpe antifascista “dimostrativo” a San Marino nel 1933: venne arrestato e chiuso in manicomio, ma ne uscì, salvato da amici e parenti potenti (anche in Vaticano). La sua Intelligenza fece il resto, avviandolo a una carriera universitaria che lo vedrà –prima dell’approdo alla cattedra catanese- ben presto a Palermo (ad animare un criptico centro studi sull’Oriente, che peraltro gli permette di sviluppare conoscenza diretta della Realtà sovietica).

Questa sua Intelligenza camminava da almeno un decennio accompagnata e inseguita da una inquietudine lucida e tranquilla. Ora tra corridoi vocianti delle università e dimore cariche di inutili libri nell’insofferenza borghese contro il “Regime”; ora muovendosi tra i quartieri operosi che covano rabbia popolare e infine tra i sentieri contadini etnei che si perdono tra lave e ginestre, restituendo la Pace del Tempo, quello che scorre ammatula nell’impotenza del vivere quotidiano. Animato da una Idea radicale di Libertà, costruisce il suo Tempo vivendo l’Amore per Donne difficili e la Passione per le Scienze più difficili: le Scienze Politiche. (…)

***

Catania. Inverno dell’anno 1940. Il giovane Professore, in sofisticata clandestinità, crea il “Gruppo Etna” della RESISTENZA siciliana contro il nazifascismo e il colonialismo italiano. I molti nuclei del “Gruppo Etna” agivano in autonomia, ma collegati da Canepa-Turri alla rete di “Giustizia e Libertà” sostenuta da Londra. Peraltro Canepa, Oltre Manica, era ben noto, ma non era un “agente inglese” (abbiamo anche chiesto agli “Archivi britannici”: “era un riferimento noto, ma come organico non c’è”).

E’ un lavorìo metodico, il suo: molto maturato e dissimulato, prudente e selettivo, tanto sofisticato, quanto concreto. All’inizio del 1942 –nel Gruppo Etna- erano un centinaio, articolati in una rete di nuclei di 3-4 che quasi mai erano a conoscenza gli uni degli altri. Sappiamo che una decina di giovani attivisti battevano e ribattevano a macchina, su cartacarbone, un documento politico intitolato: “Ventanni di malgoverno fascista”. Era un capitolo de “La SICILIA ai SICILIANI!”, il manifesto politico della FASE 2. Che era già stata concepita dall’inafferrabile “Mario Turri”, già ricercato dall’OVRA, la polizia politica fascista.

Dentro la Resistenza al “Regime” stava nascendo l’EVIS. L’Esercito dei Volontari per l’Indipendenza della Sicilia. A parte il prof. Matteo Gaudioso e il prof. Petroncelli –che sarà Rettore dell’Università catanese nominato dall’AMGOT (col sostegno di Canepa)- quasi nessuno conosce la vera identità di “Mario Turri”. Quasi Nessuno, ma è un INTOCCABILE -> dal Vaticano a Berlino, da Londra a Roma. Si muove nelle Terre di Mezzo, ma non lascia tracce: parla con tutti, ascolta. E viene ascoltato. Quello che dice o non dice, e perché lo dice, resterà un mistero.

Sta organizzando il Gruppo Etna, che non è un circolo culturale di cospiratori onirici. Se il “compagno Eugenio” (D’Arrigo) –mastro cesellatore, già coinvolto nel processo Ciulla: “stampiamo soldi per i poveri!”- fabbrica documenti falsi per Uomini veri, non mancano minatori esperti in esplosivi, né contadini-cacciatori, mappe viventi del territorio. E c’è il giovane “compagno caporale” Carmelo Rosano, futuro vicecomandante dell’EVIS (…). E’ la luce dei suoi occhi.

E siamo alla vigilia dell’Operazione Husky (un Inferno lungo 38 giorni: 10 luglio-17 agosto 1943) –che cambierà le sorti della Guerra Mondiale. Il Gruppo Etna distrugge l’aviazione germanica posizionata all’aeroporto di Gerbini, nella piana di Catania. Il 7 luglio viene sabotato anche il treno armato denominato “Gruppo Mondiale n°4” nella stazione ferroviaria di Catania. Un altro treno militare viene fatto deragliare a Ramondetta (Messina). Ma non furono le uniche azioni “ferroviarie”- (La guerra è la guerra: dell’azione più devastante, sebbene del tutto legittima, preferiamo tuttora non parlare; né facciamo sconti ai bombardamenti terroristici degli “Alleati”). Ci serve la VERITA’. Tutta.

Nella notte del 9-10 luglio 1943 la cruciale difesa militare di Augusta viene “neutralizzata” dai commandos patriottici del Professore, forse col supporto di partigiani radicati a Lentini (un summit regionale della Resistenza vi si svolse approfittando della confusione della Festa di Sant’Alfio).

Il 4 agosto del 1943 –giunti a Catania, dopo la cruciale Battaglia del Simeto (dal Ponte di Primosole a Sferro-Gerbini)- i Britannici cercano una sola persona: il prof. Canepa (presso la villa del prof. Petroncelli, a piazza “Borgo”).

Lo convincono ad assumere il comando della Resistenza sulla Maiella, in Abruzzo. Poi si trasferirà a Firenze, partecipando all’insurrezione, fondandovi un giornale e un piccolo “Partito dei Lavoratori”: viene arrestato e condannato –sentenza lieve e assai formale, ma politicamente chiara- da un Tribunale Militare Alleato, sollecitato dal CLN. Non se ne fa un problema.

E’ OTTOBRE 1944. Rientra in Sicilia e trasforma il Gruppo Etna in EVIS, avviando la pubblicazione del giornale “SICILIA INDIPENDENTE”.

L’EVIS NON FU IL “BRACCIO ARMATO” del MIS –al di là di un paio di comunicatini criptati nella reciproca “strumentalizzazione”-. L’EVIS ERA UN “PARTITO ARMATO”, la cui vera STRATEGIA era nota forse solo a CANEPA e al giovane e brillante “compagno caporale Carmelo”: ROSANO. (…)

Nello scenario euro-mediterraneo della devastante crisi mondiale degli anni Quaranta, quello del trentenne Professore Guerrigliero è un tentativo –certo prematuro, ma profetico- di insediare una FORZA di LIBERAZIONE anticoloniale e sociale… Canepa non riponeva speranze in soluzioni della Questione siciliana alla Società delle Nazioni (ed era, peraltro, tra i massimi specialisti di Diritto internazionale in Europa).

L’EVIS NON ERA UN “ESERCITO” PER VINCERE UNA “GUERRA”. L’EVIS fu un “PARTITO ARMATO” PER VINCERE UNA PACE PIU’ GIUSTA, sul Cammino di una RiEvoluzione Socialista della Realtà Siciliana. Il “campo militare” dell’EVIS, a Cesarò, aveva anche la segnaletica stradale!.

L’EVIS –oltre ogni ragionevole dubbio- E’ LA CONTINUAZIONE –anche fisica- della RESISTENZA ANTIFASCISTA nell’ISOLA. QUELLA VERA.

La rete partigiana di Canepa era radicata in profondità nell’Università di Catania…e contava anche sul gruppo trotskjista “SICILIA ROSSA”, che uscì dalla clandestinità il PRIMO MAGGIO 1945- (E’ il Partito Social-Comunista Siciliano –Sicilia Rossa: animato da Natale Turco, che, appena espulso dal FNS filo NATO – nel 1985 diventa il Grande Vecchio nella fondazione di TerraeLiberAzione -> che era già nata da una uscita organizzata da Democrazia Proletaria, su posizioni anticolonialiste -ndr).

E’ utile ricordare che dall’inizio del 1944 l’attività dei partiti era ormai libera (con l’eccezione degli indipendentisti, che subivano una feroce repressione a tutti i livelli: anche con sequestri di persona di alti dirigenti, chiusura di sedi e giornali, intimidazioni perfino alle madri dei giovani militanti…). E l’EVIS –che fu un PARTITO ARMATO- era dunque anche un rifugio per la LEGITTIMA DIFESA dei giovani indipendentisti.

 “CANEPA DEVE MORIRE!”. CHI LO DISSE STAVA A ROMA. Era nel CLN “antifascista”. Fu uno dei tanti “regolamenti di conti” nel “mondo partigiano”, ma le pallottole sono quelle della nascente GLADIO: nel caos del primo DopoGuerra –in Sicilia- quella di Murazzu Ruttu a Randazzo (17 giugno 1945) fu la STRAGE più cinica e politicamente criminale. E la meglio occultata.

L’EVIS non ebbe mai alcun “rapporto” con BANDE e BANDITI. Era formato in prevalenza da giovani studenti, artigiani e contadini. Semmai ebbero scontri col banditismo. In uno di questi cadde il giovane Francesco Ilardi (sepolto poi al Sacrario di Catania, insieme al Comandante e ai suoi compagni).

In ogni caso, l’EVIS –che nasce e muore con Canepa e Rosano- non ebbe nè avrebbe potuto avere alcun rapporto con la BANDA FERRERI-GIULIANO, tanto più che l’EVIS non ebbe mai nessuna base operativa in tutta la SICILIA OCCIDENTALE. MAI. NESSUNA. PUNTO.

Nel caos di quegli anni, ben altri furono i referenti politici della banda Ferreri-Giuliano-> (Pisciotta al processo di Viterbo evoca Mattarella e l’OSS->CIA. Venne avvelenato col noto caffè di marca GLADIO).

***

Nel corso della seconda G.M. – l’immane Mattatoio in cui si risolve la “Crisi del 1929”- il 24 ottobre 1943, ben oltre la temporanea A.M.G.O.T., era nata la SICILY REGION 1 di Washington nel Mediterraneo, che permane come un “non detto”… sotto un Cielo popolato di aerei stranieri, droni assassini e santi che non funzionano. Per il Popolo Siciliano è un altro PASSATO che non passa, la cui comprensione non può prescindere dalla VERITA’ su CANEPA, il PARTIGIANO siciliano, il GRANDE DOCENTE di STORIA delle RELAZIONI e del DIRITTO INTERNAZIONALI, l’analista geopolitico che, in pieno “Regime”, studiò con Metodo anche l’Opera di TROTSKJI –tentandone in Sicilia la più clamorosa applicazione pratica: la TEORIA-PROGRAMMA della RIVOLUZIONE PERMANENTE nelle condizioni storico-sociali di un’Isola-Nazione sfruttata e oppressa da uno Stato neocoloniale.

L’EVIS fu il PARTITO ARMATO che LEGITTIMAVA –nella continuità della RESISTENZA ANTIFASCISTA- sul terreno dell’INDIPENDENTISMO POLITICO – il futuro di una SINISTRA SICILIANA autonoma sul piano ideologico, programmatico, organizzativo, operativo. In ogni caso, l’EVIS nasce e muore con Canepa e Rosano. Dopo c’è altro: dal generoso GRIS del buon Concetto Gallo che si distinse, nel dicembre 1945, in quella battaglia di Monte San Mauro (Caltagirone) contro l’ESERCITO ITALIANO che accelerò la “concessione” dello Statuto, fino al successivo caos delle false flag banditesche che coprivano un PLOTONE d’ESECUZIONE di GLADIO (e che Canepa avrebbe affrontato col mitra in mano!). Concetto Gallo venne eletto all’Assemblea Costituente nel MIS: è un Padre della Repubblica!. Altro che “banditi mafiosi-separatisti”, come li descrive una storiografia tricolorata drogata di piccioli accademici, politicamente infame e culturalmente vigliacca.

Certamente, con i suoi 100 ragazzi, il Professore Guerrigliero “Mario Turri” non voleva fare guerra all’Italia, non era pazzo, né scemo. L’EVIS non fu neanche il “braccio armato” del MIS, che CANEPA conosceva bene. Semmai CANEPA “Mario Turri” offriva –in alternativa all’imbelle MIS e in buoni rapporti con la Lega Giovanile Separatista di Carcaci- un canale pratico alla LEGITTIMA DIFESA della GIOVENTU’ INDIPENDENTISTA perseguitata e tormentata dalle BELVE sbirresche di Aldisio, “Commissario” di ROMAfia Capitale.

L’11 febbraio 1944, il governo della Sicilia venne trasferito dall’A.M.G.O.T. –l’Amministrazione Militare dei Territori Occupati- al “Regno del Sud”, guidato dal governo Badoglio. L’Alto Commissariato civile per la Sicilia viene istituito formalmente con il regio decreto legge del 18 marzo 1944, n. 91.

La sbirraglia fascista in Sicilia aveva solo cambiato uniforme e mandante. Ora c’era il debole CLN, in particolare la “sbarcata” corrente azionista, quella di PARRI, quella di “Giustizia e Libertà”, la stessa del Canepa partigiano: i casi della Vita e… della Morte”!. Quel CLN col quale mantiene razionali rapporti diplomatici, confermati de facto dal non appoggio tattico alla rivolta del “NON SI PARTE!” nel dicembre 1944 – che vide insorgere i giovani siciliani contro il “richiamo al fronte”: “né aderire, né sabotare!”. Cosiccome, nell’aprile 1945, “Mario Turri” non avallò – da specialista di Relazioni internazionali!- le speranze illusorie che Finocchiaro Aprile riponeva sulla Conferenza di San Francisco alla quale il MIS inviò un generico Memorandum per l’Indipendenza della Sicilia. (Da quella conferenza dei Vincitori della seconda G.M. venne prodotta, a fine giugno, la Carta delle Nazioni Unite: per la cronaca, Canepa sarebbe stato ammazzato pochi giorni prima).

E’ una pagina da scrivere, e la stiamo scrivendo: purtroppo col sangue dei MARTIRI di RANDAZZO.

Neanche Finocchiaro Aprile, leader del MIS, li volle Ricordare ad appena un mese dall’Eccidio, quando, intervistato da un grande quotidiano romano, a precisa domanda sull’EVIS liquida la questione come “problema, comunque di pochi estremisti”…, senza un solo cenno alla strage politica di Randazzo e al Professore Canepa. Non mancava a lui il modo di ricordarne il sacrificio senza sovraesporsi oltre la comprensibile prudenza, a Trattativa segreta ormai avviata con Roma (Statuto “speciale”), dopo l’arresto e il confino a Ponza. Ebbe paura, nulla di più: era un galantuomo, un onesto massone liberale, poi eletto all’Assemblea Costituente – fece quello che poteva fare: un Padre della Repubblica che contribuì non solo alla “concessione” dello Statuto, ma anche a imporre il modello regionalista alla nuova Forma-Stato. Rifiutò anche la carica di senatore a vita!. Punto.

L’eliminazione di Canepa era certo inscritta nelle sue scelte politiche e culturali radicali, ma anche nella fama che lo avrebbe protetto nei decenni della prima Repubblica. Era una figura “ingombrante”, in un certo senso “dovevano ammazzarlo”. LA SUA UCCISIONE -PER DISSANGUAMENTO in ospedale, dopo ore di agonia (e poi l’occultamento con Segreto di Stato della sua stessa tomba per un decennio!)- FECE COMODO a tanti. Tanto più che l’EVIS, in quanto PARTITO POLITICO, NASCE e MUORE con CANEPA e ROSANO il 17 GIUGNO 1945. Altro che banditi!. Quanto a Canepa è indicativo che non morì in contrada Murazzu Ruttu, ma venne assassinato in ospedale: nessuna autopsia. I corpi degli evisti vennero occultati in tombe anonime coperte dal Segreto di Stato per quasi un decennio, prima di essere traslati nel SACRARIO di viale degli uomini illustri al cimitero monumentale di Catania. Ed è qui che li ricordiamo ogni anno, il 17 Giugno, chiamandone l’appello: PRESENTI!. Antonio Canepa aveva 37 anni. Carmelo Rosano, 22 anni. Giuseppe Lo Giudice, 18. E il compagno Francesco Ilardi, 19 anni, ucciso un mese dopo nei boschi delle Caronìe, in uno scontro a fuoco con banditi che rapinavano i contadini spacciandosi per combattenti dell’EVIS. La mascariata era cominciata. A Monte Soro. E continua tuttora.

@25 aprile 2017. Mario Di Mauro-Fondatore di TerraeLiberAzione.