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pacenziaForza CATALUNYA!. Avete RESISTITO 300 ANNI… 15 giorni in più o in meno, fa niente. 🙂

@ La Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”.

 

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ilaria alpi.jpgDaphne Caruana GaliziaLa giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia è stata uccisa a Bidnija, nell’isola di Malta, da una bomba che ha fatto saltare in aria la sua auto.
Il sospetto è l’anticamera della verità. (…) “Ha fatto la fine di ILARIA ALPI”. “I Panama Papiers…coinvolgono ambienti ministeriali maltesi…”. Tutto può essere.
A Malta -ipotesi 2- crediamo gliela stiano “combinando” dalle varie Romafia Capitale: l’off shore maltese da fastidio a troppi, nell’UE – e l’assassinio di una grande e coraggiosa giornalista è realizzato in forme troppo “spettacolari” per essere un insider job (malgrado il malcelato CONSENSO DIFFUSO all’infame azione terroristico-mafiosa). Il governo maltese ha chiesto e ottenuto l’intervento dell’FBI americana: c’è da riflettere. Che possano “chiuderla” su un traffico di carburanti “gestito dalla mafia catanese” è possibile, ma inverosimile.
Comunque è la “PERDITA dell’INNOCENZA” per la nostra cara ISOLA SORELLA. Ci dispiace.

@Sicilia, 17/10/2017. TERRAELIBERAZIONE.

 

olio statistiche

Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta – TerraeLiberAzione

Aggiornamento scheda tecnica: OLIVICOLTURA – SICILIA.

La superficie olivicola siciliana è di circa 160.000 ettari = 20 milioni di piante .

Circa il 10% olive da mensa, il resto diventa olio… Il prodotto è mediamente di ottima qualità, ma l’offerta è polverizzata (e insufficiente o “fuori mercato” perfino per il consumo interno: è l’Isola dei Poveri, condannati al cibo-monnezza).

***

FABBISOGNO ITALIANO: almeno 600.000 TONNELLATE

Olio PRODOTTO in ITALIA:

2015/2016 (474.620 tonnellate)

2016/2017 (182.325 tonnellate)

2017/2018 (273.000 tonnellate)

la Puglia, mediamente, resta la Regione leader (galleggia sul 50%, malgrado la Xylella nel Salento)

Sicilia: nel 2015 la produzione è stata di circa 53.000 TONNELLATE…

(continua)

olio statistiche 2

archivio/

OLIO

(stime per il 2016)

FABBISOGNO ITALIANO: almeno 600.000 TONNELLATE

PRODOTTO ITALIANO: meno di 300.000 tonnellate (-37% < 2015).

> Sicilia 52.400 tonnellate (-42% < 2015)

> Non consideriamo l’OLIO necessario a garantire l’export made in Italy in tutto il Mondo (si stima: 400mila tonnellate!).

E qualche cervello fritto parla ancora di “INVASIONE di olio straniero”*. Meno male che l’OLIO è OLIO -> Made in… PIANETA TERRA.

A PRESCINDERE:

L’Olio è Santo. L’Olio è l’essenza della Civiltà MEDITERRANEA.

Abbattere tutti i dazi, tutti i muri e tutte le frontiere del Mediterraneo!

Serve una Grande Banca per la rifondazione e la Crescita Qualitativa del Paesaggio agro-energetico siciliano. Non servono sagre settennali di “FONDI n-europei”, né questi IGP e DOP : miserabili e ingabbianti, che inducono dipendenza coloniale e stupidità “a kilometrozero”. Altra e sacrosanta cosa è la tracciatura di ogni prodotto = il diritto di sapere quello che compri.

Resta la Domanda: un big buyer (=grande acquirente) che volesse comprare al miglior prezzo il 50% dell’OLIO SICILIANO a chi dovrebbe TELEFONARE?.

Tra i FRUTTI marci e i SEMI avvelenati nelle campagne dell’Isola Remota – al Tempo del PROTETTORATO coloniale di Bruxelles- il VIRUS peggiore è l’ALIENAZIONE COLONIALE. L’unica CURA è la SICILIA INDIPENDENTE (“senza olio di palma”, ovviamente!).

“Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria umana sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria. Ogni vittoria ha infatti, in prima istanza, le conseguenze sulle quali avevamo fatto assegnamento; ma in seconda e terza istanza ha effetti del tutto diversi, imprevisti, che troppo spesso annullano a loro volta le prime conseguenze”.

(Engels, Dialettica della Natura, giugno 1876 ->in Marx-Engels, Opere complete, vol. 25, pag. 467, Editori Riuniti)

SIMBOLO M33

All’Onorevole Presidente della Generalitat de Catalunya
Sr. Carles Puigdemont e Casamajó

Come CUP-CC vogliamo avanzare qualche riflessione riguardo la richiesta del governo spagnolo sulla dichiarazione di indipendenza e sulla sua sospensione.
Abbiamo detto al Plenum del Parlamento il 10 ottobre che la CUP-CC non è il protagonista nella storia del nostro paese e, tuttavia, che lo è la gente, le persone. Persone con la lettera maiuscola, perché quando parliamo di persone pensiamo e ci riferiamo alle centinaia di migliaia di persone che hanno difeso le loro scuole, i loro collegi elettorali a petto della violenza dell’occupazione militare e poliziesca. Alle centinaia di persone che sono state picchiate, ferite, umiliate e spaventate dal brutale intervento della Policia Nacional e della Guàrdia Civil. Le persone sono quelle che sono andate a votare perché così era stabilito; sia chi ha votato SÌ sia chi ha votato NO; ma anche chi non lo ha fatto per paura. Le persone sono quelle che si muovono per sopravvivere nella vita quotidiana della precarietà e della povertà.
È da tempo che parliamo di un paese spezzato, della necessità di investirvi tutte le risorse esistenti e di quelle che potrebbero essere ottenute ridistribuendo meglio la ricchezza per affrontare l’emergenza sociale. Questo è il motivo per cui la gente ha fermato il paese giorno 3 in uno Sciopero generale senza precedenti, una massa traboccante che è sfilata per le strade per condannare l’allarmante regressione dei diritti e delle libertà.
La gente, le persone sono l’unica struttura solida che ha questo paese in assenza di un sostegno esplicito a livello internazionale, in assenza di un potente tessuto produttivo radicato e con una coscienza del paese (malgrado l’importante e crescente eccezione dell’economia sociale e cooperativa) e in assenza di ricchezze naturali che potrebbero essere collocate in modo diverso nella geopolitica internazionale. La nostra forza è la gente e le sue esigenze, le persone e le loro speranze.
Non possiamo aspettarci un sostegno esplicito se non teniamo fermo l’obiettivo di auto-determinarci. Forse ora ci si rende conto che il trasferimento di settori economici strategici in mani private (per troppi anni la tendenza di quelli che erano chiamati sovranisti e, persino, di sinistra) non è la migliore opzione se si vuol governare da soli. Forse ora capiamo che tempo fa avremmo dovuto lavorare per una banca pubblica, per un paese più votato all’uguaglianza e con un forte settore pubblico e in grado di resistere alle minacce di uno Stato spagnolo, disposto, a quanto pare, a tutto. Quando si parla di superare il regime del ‘78 si parla anche di superare i sottoregimi del ‘78: quello del sistema bancario anche – La Caixa, il Banco Sabadell.
Per questi motivi, tra l’altro, era e rimane ancora così necessaria la proclamazione della Repubblica. Perché è il mandato di più di due milioni di persone che, nonostante l’offensiva minacciosa, giudiziaria e repressiva dello Stato, hanno dichiarato SI’ all’indipendenza. Più di due milioni di persone che già sono Repubblica… È anche necessario per dimostrare a tutti coloro che non sono a favore o non hanno una posizione netta, che la Repubblica permette di conseguire una crescita di diritti civili, politici, economici e culturali.
La CUP-CC considera che il 10 ottobre si sia persa un’opportunità, ma soprattutto, e in considerazione della posizione immediata dello Stato, non intendiamo che la risposta alla richiesta del presidente Rajoy non cada sotto i termini del mandato popolare che avete assunto lo scorso martedì: quello del rispetto per il diritto all’autodeterminazione che si è espressa alle urne lo scorso 1 ottobre. Solo attraverso la proclamazione della repubblica saremo in grado di rispettare ciò che la maggioranza ha espresso nel voto. Solo proclamando la repubblica saremo in grado di posizionarci come soggetto disposto a proteggere i diritti civili e politici della popolazione ancora gravemente minacciati. Solo con la repubblica potremo rendere possibili le speranze ormai inesistenti all’interno delle autonomie dello Stato spagnolo, non solo per il Principato di Catalogna, ma per l’insieme dei Paesi Catalani e per gli altri popoli dello Stato. Solo in questo modo saremo in grado di far sì che l’intervento di attori internazionali accada a partire dal nostro riconoscimento come soggetto politico.
Rispondere altrimenti alla richiesta del presidente Rajoy significherebbe avallare ciascuna delle sue minacce, il suo disprezzo e la sua repressione, e tornare nell’ambito di quella legalità costituzionale spagnola con la quale la maggioranza sociale ha già deciso di rompere. Lo Stato, il suo sistema giudiziario, il suo esercito e la polizia, ma soprattutto i partiti politici che in questi ultimi giorni si sono mostrati assolutamente contrari a permettere il diritto di auto-determinazione, costituiscono maggioranza al Congresso spagnolo e sono disposti a continuare a negarci i diritti e le libertà, protetti da una costituzione spagnola delegittimata e sapendo che essi hanno il potere economico e l’UE al proprio fianco.
Certamente, non abbiamo potentati economici, né l’UE è disposta ad ammettere che il diritto all’autodeterminazione sia un diritto fondamentale dei popoli. Ma è altrettanto vero che rimanere immobili davanti le loro minacce, i loro rifiuti, e la loro autorità non ci permette di esistere come popolo, di governare noi stessi, né ci permetterà di avanzare per ottenere più diritti e libertà. Semmai perdendoli. Insomma, fare ciò che il potere (anche con le maiuscole) raccomanda non permetterà alle persone, alla gente, al popolo di essere un soggetto protagonista della storia di questo paese.
Crediamo che la risposta alla richiesta dello Stato debba essere chiara: se la mediazione internazionale significa dare sostegno al dispiegamento di forze di polizia e militari, portarci in tribunale con accuse molto gravi, che comportano pene detentive e multe elevate; se la mediazione significa tollerare che ci siano stati più di 900 feriti che semplicemente volevano votare e, in cambio, chiede solo allo Stato di porre al Congresso se valutare la riforma della Costituzione spagnola, senza alcuna garanzia che questo produca nuovi elementi di rispetto per i diritti civili e politici, nonché per le minoranze; se è così, se la mediazione internazionale dovesse servire a questo scopo, possiamo già mettere fine alla speranza in questa mediazione internazionale.
Se intendono continuare a applicare, ora con requisiti formali, le disposizioni dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, e desiderano continuare a minacciare e imbavagliare, che lo facciano con la Repubblica già proclamata. Forse continueremo senza il sostegno dei mercati e degli Stati, continueremo senza grandi ricchezze naturali e senza poteri economici che ci sostengano, ma lo faremo con il popolo e con le loro speranze e con tutta la loro dignità.
Per la Repubblica catalana, la repubblica popolare!

Cordiali saluti,
CANDIDATURA DE UNIDAD POPULAR-CRIDA CONSTITUENTE

traduzione di L. Caminiti – http://www.antudo.info

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10 10 2017 palermoSOLO PER ADULTI

VACCINAZIONE CONTRO LE ILLUSIONI ELETTORALI.

 Elezioni? – Se servissero a liberare il popolo siciliano le avrebbero già abolite!

(estratti dal nostro “documento elettorale” -che uscirà la settimana prossima)

 

L’Ente Regione della Sicilia italienata –istituito CONTRO il Movimento per l’Indipendenza nel 1946 e telecomandato da ROMA (e WASHINGTON) – nelle NEBBIE coloniali di una falsa “Autonomia”- è un equivoco lungo 70 anni, che riproduce uno ZOO politicante in una RISERVA INDIANA. (…)

Elezioni? – Se servissero a liberare il popolo siciliano le avrebbero già abolite!. La SICILIA è RICCA. Questo STATO italiano ci RAPINA e non ci serve. Ma non c’è UNIVERSITA’, né CHIESA, SINDACATO, TELEVISIONE, FOOTBAL CLUB, ROCKSTAR, PORNOSTAR… che pongano al centro del proprio agire la Questione della SOVRANITA’ SICILIANA, che coincide esattamente col Diritto dei Siciliani all’Evoluzione nel Mondo del Secolo XXI. Né sorgeranno inseguendo illusioni e chimere elettoralistiche.

La Sicilia è una COLONIA senza più alcuna “mediazione”: sprofondata nella più spaventosa “crisi di direzione” della sua storia moderna, il suo SPETTACOLO è programmato Altrove. L’attuale ciclo andrà in scena nell’ISOLA CAYMAN –l’OHIO italiano – ben oltre il carnevale elettorale regionale. Lo swing state dell’Isola Contesa oscilla: ma il pendolo è ben agganciato a Roma –Bruxelles –Washington > che vi inscenano –a maggio 2017- il loro G7 a Taormina: altro che “Isola REMOTA” di Bruxelles ed elemosine “aeree” sulla “continuità territoriale” (idioti!).

IL POPOLO SICILIANO NON HA “ISTITUZIONI”: de jure e de facto. L’identificazione del POPOLO SICILIANO con un ENTE REGIONALE italiano è una distorsione della REALTA’.

La Regione della borghesia coloniale di questa Sicilia italienata è stata una Macchina formidabile di controllo e coesione sociale, sebbene priva di autentica forza mentale nella società isolana. In effetti, Palermo è lontana…e i treni TAV non si devono fare, né l’HUB aeroportuale globale: i Terroni isolani li prendono per il culo a Ponte… per Villa San Giovanni!. Punto. Per fortuna siamo INDIPENDENTISTI di “lungo corso”, attivi dal 1984 contro la FARSA dell’AUTONOMIA VIGILATA (da ROMAfia e Washington).

La SICILIA ITALIENATA è :

–un Mercato protetto per il consumo di merci padane (al 100% quando c’erano!).

– una Fabbrica di Figli per la C.E.M. -COERCIVE ENGINEERED MIGRATION.

– una Riserva indiana il cui Ascensore sociale è regolarmente presidiato da una borghesia mercenaria kitsch e parassitaria che si riproduce, ai piani alti, nelle serre accademiche e massoniche.

– un’Isola del Tesoro per una Compagnia delle Indie di gruppi grandi e medi dell’Imperialismo italiano ed europeo -in particolare a trazione energetica, alimentare, bancaria…

NOI SICILIANI -sconfitti da una STORIA che sconosciamo- SIAMO CONDANNATI a ripercorrerla all’infinito. E’ il circolo vizioso della dipendenza-occultato nelle nebbie dello SPETTACOLO coloniale, che inscena perfino l’odio contro i migranti di pelle B. Siamo tutti sfruttati e oppressi, giocati in concorrenza dall’imperialismo nordico che è senile e sterile!. E il MEDITERRANEO, oltre il demenziale MURO sull’ACQUA, è libero pascolo per le bande imperialiste nordiche e le loro mafie più o meno legalizzate. (sintesi)

WWW.TERRAELIBERAZIONE.WORDPRESS.COMTerraeLiberAzione – Der Neue Sizilianer – The New Sicilian

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In Sicilia bolletta elettrica più cara d’Italia: “Legalità colonialista”

Terra e Liberazione, nell’ultimo numero della sua rivista, affronta la questione energetica siciliana partendo dal nuovo elettrodotto di Terna, ultimo simbolo del saccheggio di risorse siciliane…

Come mai in una regione come la Sicilia che produce energia elettrica in eccedenza arrivano le bollette più care d’Italia? A questa domanda tenta di rispondere Terra e Liberazione (questo il blog del movimento) nell’ultimo numero della sua rivista.

Le risposte che troviamo nell’articolo in questione ci restituiscono un quadro paradossale e amarissimo. Intanto, l’energia in eccedenza viene letteralmente regalata alla rete italiana senza che questo comporti il minimo vantaggio per i Siciliani. Anzi…

L’analisi di Terra e Liberazione parte da un recente fatto di cronaca ‘energetica’ presentato come una grande conquista per la Sicilia. Ovvero, l’entrata in funzione del nuovo elettrodotto ad alta tensione Terna che passa sotto lo Stretto di Messina:

“Il 28-Maggio scorso viene inaugurato da Renzi – sulla sponda calabrese e nella retorica del Ponte elettrico più lungo del Mondo- l’Elettrodotto di Terna che raddoppia (a 1500 MegaWatt) il vecchio collegamento della Zona Sicilia alle 5 Zone continentali della rete elettrica italiana. L’Alta Tensione scorre da Pachino ad Aosta. Finalmente –dicono- l’Isola non è più isolata e avrà benefici in bolletta”.

E’ così?

“Balle strutturali, cortocircuito della logica-scrive Terra e Liberazione. Cortocircuito della logica comune,ma non di quella delle grandi imprese che seguono una loro particolarissima logica fatti di interessi, di sfruttamento, di profitti sulle energie rinnovabili (da cui deriva parte del nostro surplus energetico).  

A chi serve questo ponte elettrico dunque?

”Il Ponte sotto lo Stretto non risolve alcuna crisi di sovra produzione ma aumenta la capacità di export dalla Zona SICILIA a vantaggio dell’imperialismo nordico canalizzando la SUA “eccedenza siciliana” nella rete continentale”. Altro che scambio.

Insomma si portano via la nostra energia elettrica, ma a noi cosa resta?

“La bolletta più cara d’Europa perché continuiamo a pagare accise, imposte e Iva con cui già abbiamo finanziato anche quest’ opera. Ecco la vera ECCEDENZA”.

“La Sicilia -continua Terra e Liberazione – è la più grande CENTRALE ELETTRICA COLONIALE dell’Imperialismo italiano”.

Qualche numero ora:

 “ll sistema-Sicilia, nel 2014, ha prodotto 4,81 MILIARDI di kwh di ENERGIE rinnovabili, a costo carburante zero, pari a circa ¼ del totale (19,808 MILIARDI di kwh). Il 2015 è analogo. L’eccedenza di circa un MILIARDO E MEZZO di Kwh di energia viene venduta da TERNA a MALTA attraverso un Elettrodotto di 120 km, da Ragusa a Maghtab”.

La verità, per Terra e Liberazione è che “il SURPLUS elettrico prodotto in Zona SICILIA dal boom eolico dell’ultimo decennio vale MILIARDI in INCENTIVI+CERTIFICATI VERDI oltre al valore dell’energia ceduta a TERNA ed ENEL. Profitti rinnovabiIi per 20 anni garantiti dallo Stato e pagati dai Siciliani. Facciamo i conti?. Stimiamo sul nostro modello econometrico: dal 2005->2015= un anno di PIL siciliano ->80 MILIARDI. E’ ENERGIA non sono PATATE”.

Non solo.
L’elettrodotto sarebbe già saturo e “il collasso della rete ci regalerà piuttosto un immane SPRECO di ENERGIA che verrà buttata ma facendocela pagare lo stesso nella “BOLLETTA più CARA d’EUROPA”.

“Il SURPLUS elettrico prodotto in Zona SICILIA è colpa –dicono- dell’INSULARITA’ che gli complica il SACCHEGGIO, ma questo non ce lo dicono. L’INSULARITA’ sarebbe anche causa di Black Out e sciagure elettriche nazionali. Tutto FALSO. Perfino il TEXAS dei petrolieri è un’ISOLA ELETTRICA poiché –saggiamente- non si è mai voluto connettere alla Rete USA e la corrente notturna da FONTE Eolica possono perfino REGALARLA come misura semplice e geniale a sostegno di migliaia di piccole imprese”

“L’Assalto all’Isola del Tesoro –con le sue TORRI EOLICHE e i suoi Ponti ELETTRICI- è rilanciato nelle NEBBIE colorate dello SPETTACOLO coloniale. ROMAfia Capitale -rapinando la sua COLONIA SICILIANA- FINANZIA la Flotta CORSARA dell’Imperialismo EUROPEO che saccheggia il VENTO SICILIANO. Nel CAOS e nella CORRUZIONE MERCENARIA della “SICILIA ITALIANA”- se ne VOLA al NORD il “MILIARDO SICILIANO” del COLONIALISMO ELETTRICO. Inodore e incolore. GARANTITO dallo Stato”.

“La Sicilia legata mani e piedi – si legge nell’articol o- è stata CONSEGNATA ai LADRI di VENTO. E’ un Mondo CapoVolto quello che inscena lo SPETTACOLO tricolorato e “autonomisticamente conquistato” nell’Isola del Tesoro abitata da un Popolo di Poveri che ne pagano il conto nella “BOLLETTA più CARA d’EUROPA”. Di “RINNOVABILI” –per 20 ANNI- ci sono solo i PROFITTI INCENTIVATI di una FLOTTA corsara dell’Imperialismo NORDICO &C…”.

“…Ecco perché siamo POVERI e 800.000 GIOVANI SICILIANI sono stati DEPORTATI lasciando anche 923.000 APPARTAMENTI vuoti e con le LUCI SPENTE: ecco l’ECCEDENZA di CORRENTE ELETTRICA generata dai VUOTI creati dalla CORRENTE MIGRATORIA. Sempre corrente è, no? Si chiama C.E.M.-Coercive Engineered Migration”.

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Ernesto Guevara, el Che

Rosario, 14 giugno 1928

La Higuera, 9 ottobre 1967

 

libro

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IL GLIFOSATO NON FA MALE ALLA SALUTE?. LO DICONO GLI “SCIENZIATI” DELL’UNIONE EUROPEA -> contro gli “scienziati” dell’OMS!.

PAGATI DA BAYER-MONSANTO?. TANGENTI o cos’altro?

QUANTO LI PAGANO? E CHI LI PAGA?

(e Bayer non viene neanche nominata!)

mariodimauro- terraeliberazione.

The Monsanto Papers: MDL Glyphosate Cancer Case Key Documents & Analysis

https://usrtk.org/pesticides/mdl-monsanto-glyphosate-cancer-case-key-documents-analysis/

testata-agosto2016terra-agosto2016

catalunya3Viva la REPUBBLICA CATALANA!

@La Comunità Siciliana TerraeLiberAzione

Perfino alla fine del ciclo storico della RIVOLUZIONE SICILIANA del VESPRO 1282, un secolo dopo, gli ingegneri navali siciliani costruivano “i PONTI di Barcellona”.
Eravamo ormai una comunità storica r/esistente e unita. Nella buona e nella cattiva sorte… Il “partito siculo-catalano di Artale Alagona” che ebbe -e mantenne- a Catania la sua Roccaforte. Poi ci siamo inventati i BEATI PAOLI: per resistere all’oppressore e ai suoi ascari.
mariodimauro- TERRAELIBERAZIONE.

Viva la REPUBBLICA CATALANA!

@La Comunità Siciliana TerraeLiberAzione

leggi anche: https://terraeliberazione.wordpress.com/2016/05/04/stanno-fabbricando-le-armi-del-negoziato-con-madrid-la-catalunya-al-tempo-della-disconnessione/
https://terraeliberazione.wordpress.com/2017/10/04/chi-conosce-artale-alagona-il-siciliano-piu-grande-del-suo-tempo-/

http://www.inuovivespri.it/2017/03/30/anna-gabriel-cup-la-vera-sinistra-si-batte-per-lautodeterminazione-dei-popoli/

 

† Chrysostomos Sabbatos,

Metropolita di Messenia

La dimensione antropologica delle icone sacre secondo la tradizione dei Padri della Chiesa.

Prima di tutto, vorrei ringraziare l’ arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, per l’ invito con cui mi ha onorato a partecipare come confenziere per il 750° (settecentocinquantesimo) anno dalla consacrazione della Basilica Cattedrale di Monreale con i suoi splendidi mosaici, in cui troneggia il Cristo Dominatore del Mondo nell’ arco del Vima, in questi mosaici è reso, con arte eccelsa e subblime espressione teologica, il sacramento della salvezza dell’ uomo, sicchè queste rappresentazioni musive coniugano in maniera formidabile la profondità teologica degli eventi che rappresentano con una sensibilità particolare alla dimensione pedagogica ed antropologica.

Per queste ragioni, ho scelto in questa riunione di trattare l’ argomento: “La dimensione antropologica delle immagini sacre secondo la tradizione e l’ insegnamento dei Padri della Chiesa”.

L’ insegnamento dottrinale della Chiesa sulle immagini si basa sulle decisioni e sull’ insegnamento del VII (settimo) Consiglio Ecumenico, che è stato convocato a causa delle opinioni di chi combatteva il culto delle icone, gli iconoclasti, che avevano una cognizione errata su di loro.

Il rifiuto delle icone, il considerare come unica e vera immagine di Cristo quella del Pane Eucaristico e l’ identificazione erronea dell’ icona con il prototipo, che si basa sul monofisismo, hanno portato gli iconoclasti a considerare una rappresentazione come un immagine “pseudonimica” e nel formulare di un’ antropologia fuorviante ed un concetto di salvezza erronea. Per questi motivi, il rifiuto verso le icone religiose è trattato dalla Chiesa come una questione dogmatica, e allo stesso tempo, antropologica.

Dal momento che gli iconoclasti rifiutano l’ iconografia di Cristo, rifiutano anche l’ iconografia dei membri gloriosi del corpo mistico-sacramentale, cioè dei santi, ritenendo le icone come idoli.

Al contrario, per quanto riguarda la fede della Chiesa, le icone proclamano l’ incarnazione di Dio e la Theosis dell’ uomo come uomo e cittadino del Regno di Dio, esprimendo e rivelando contemporaneamente la vita dei membri della Chiesa in Cristo.

Ciò che cercheremo di presentare nella nostra odierna relazione è il significato antropologico dell’ icona per l’ uomo nella sua condizione fondante e essenziale di membro della Chiesa.

Il fondamento antropologico dell’ icona si basa sul rispetto e l’ accettazione per la Chiesa dell’ uomo, composto di corpo, anima e spirito, senza sottovalutare l’ elemento materiale e sensibile rispetto alla vita spirituale del credente, e nello stesso tempo rifuggendo l’ autonomia dell’ elemento spirituale, con il quale gli iconoclasti hanno considerato venisse connessa e realizzata la communicazione dell’ uomo con Dio.

In questa prospettiva, gli iconoclasti ignorarono non solo l’importanza del corpo umano, ma introdussero una antropologia strumentale a sostenere ed assicurare la loro polemica; accettando come icone umane le sole virtù ed escludendo come inaccessibile l’iconografia sensibile di Dio. Il loro argomentare in relazione ad una comunicazione puramente spirituale-intellettuale dell’evento storico della rivelazione di Dio li porterà ad escludere la possibilità di una rappresentazione iconografica.

Contrariamente agli iconoclasti, la Chiesa nel solco della tradizione biblica, accoglie l’ uomo come un’ interezza, constituita dal corpo insieme all’ anima e in questa interezza colloca l’ iconografia. Secondo la Chiesa, il corpo e l’ anima sono sempre in dipendenza e interazione diretta, perciò è impossibile che l’ anima dell’ uomo entri nella realtà immateriale e spirituale, senza il coinvolgimento attivo del corpo. Una caratteristica particolare, è che San Giovanni Damasceno premette la vista fisica rispetto alla spirituale, che la considera un ponte necessario per l’ accesso e il passaggio nella realtà spirituale che viene rappresentata.

L’ argomento più potente ad ogni risposta unidimensionale della spiritualità, è che la relazione essenziale e spirituale dell’ uomo con Dio avviene all’ interno della Chiesa insieme alla dimensione materiale e sensibile degli elementi del corpo e del sangue del Cristo, che sono offerti nella Comunione Divina ai fedeli e attraverso di loro i fedeli diventano membri di Dio. Comunque, le icone dei santi, anche se rappresentano solo le caratteristiche esterne del corpo umano, si riferiscono anche all’ interezza dell’ uomo in questione e non si limitano alla descrizione delle caratteristiche fisiche dei loro prototipi. Descrivono gli elementi del corpo che esprimono la dimensione spirituale degli umani rappresentati e allo stesso tempo vengono onorate e baciate dai fedeli.

Ma l’ antropologia della Chiesa non solo stabilisce l’ iconografia dei santi, ma garantisce anche l’ accoglienza delle icone dei fedeli. Noi, come umani, siamo “carne et sanguine coagmentati” (carne e sangue congiunti), come osserva il sostenitore delle icone il Patriarca Germano, perciò “et per visionem ea quae animae satisfacere possunt, certissime noscere competlimur” (e per la visione che anime possono essere soddisfatte e conoscere certissimamente incontrandosi).

Le icone corrispondono all’ entità psicosomatica dell’ uomo. Invitano le persone invisibili con le quali i fedeli condividono la fede di Cristo nella Chiesa. Presentano le persone invisibili, con le quali i fedeli fanno la Comunione la fede di Cristo nella Chiesa.

Il contenuto comune delle icone e dei Vangeli è la rivelazione della nuova realtà, la nuova creazione che la presenza storica di Cristo ha portato nel mondo e nella storia.

Ciò significa che le immagini esprimono il contenuto del Vangelo gli eventi della vita dei santi, che sono espressioni della rivelazione stessa di Dio, nonché le descrizioni degli eventi della salvezza e dell’ Economia Divina.

Quindi l’ iconografia delle chiese, implica l’ istruzione e conferma la funzione dell’ iconografia, con la presentazione delle verità evangeliche e della vita dei santi.

L’ icona rappresenta la dimensione morale che forma l’ esperienza della parola del Vangelo, mentre “ὁμόφωνον τῆς εὐσεβείας… τήν μάθησιν διαγράφουσα” (parla la stessa parola del religioso…l’impara dal disegno). Le icone delle Chiese sono una “buona interpretazione” del Vangelo perché esprimono per azione visiva ciò che il Vangelo predica nella parola. E dal momento che l’ azione è la più chiara espressione del morale, è facilmente compreso l’ effetto pedagogico della manifestazione del morale degli uomini delle icone nei fedeli.

Secondo i Padri del Settimo Consiglio Ecumenico, le immagini della Chiesa constituiscono un modo “διδασκαλίας τῶν λαῶν, μάλιστα τῶν ἁπλουστέρων” (per l’insegnamento del popolo, meglio dei più semplici), mentre secondo il San Giovanni Damasceno “εἶναι ἀσίγητοι κήρυκες ἐν ἀήχῳ φωνῇ τούς ὁρῶντας διδάσκουσαι” (non tacciono gli araldi senza voce cercando dei maestri). È dunque chiaro che le icone comunicando il contenuto della fede e della vita della Chiesa, funzionano come mezzi pedagogici di insegnamento, che si riferiscono generalmente a tutti gli esseri umani, in particolare agli ingenui. È particolarmente importante che le icone non richiedono conoscenze letterarie per poter comprendere la verità, perciò sono caratterizzati come Bibbia degli illetterati (biblia pauperum). Come “Bibbie degli illetterati” le icone riempiono la parola scritta della Chiesa a quegli uomini che non hanno la conoscenza letteraria. Questa verità viene sottolineata anche da San Neilos, il discepole di sacro Chrysostomos, questo giustifica l’ iconografia della Chiesa con persone e avvenimenti del Antico e del Nuovo Testamento. La possbilità dell’ icona di essere compresa da tutti i credenti, in generale, ha portato il Settimo Consiglio Ecumenico a sottolineare la superiorità dell’ imagine nei confronti della parola e interpretare quella superiorità come provvidenza di Dio ai “ιδιώτας ανθρώπους” (uomini rudi). Su questo significato pedagogico delle icone san Nikiforos sostiene la posizione più vantaggiosa delle immagini contro la parola. Le immagini formano tutti i fedeli per quanto riguarda la fede e la vita della Chiesa. La caratteristica fondamentale dell’ icona contro la parola è la sua “brevità”, concisione. Comunque, l’ imagine esprime in breve, vale a dire brevemente, ciò che è importante e fondamentale. Così, la brevità dell’ immagine non si fa ai danni del contenuto che intende esprimere. Inolte, anche rispetto alla parola (parlata o scritta) la concisione è una grande capacità, quando viene combinata con la completezza della formulazione, mentre il parlare in modo prolisso, è un’ indicazione di incapacità oratoria.

Le imagini, in oltre, come la parola del Vangelo, sono risorse educative essenziali per l’ educazione e la coltivazione di tutti i credenti, indipendentemente non solo dal loro livello di istruzione, ma anche dal loro livello di perfezione. Le immagini esistono nella Chiesa per coloro che sono imperfetti e per coloro che sono perfetti, osserva il San Teodoro Studita. La posizione di San Teodoro Studita si caratterizza come una regola di Ortodossia e viene interpretata dall’ argomento secondo cui l’ immagine è conforme al contenuto del Vangelo. Quindi, è inacettabile una divisione dei fedeli come imperfetti e perfetti secondo l’ utilità o no, delle immagini per loro. Esprimendo, quindi, il Settimo Sinodo Ecumenico, l’ “equivalenza” del contenuto delle immagini con il contenuto del Vangelo è facile comprendere, perchè l’ espressione ecclesiastica della Chiesa non sia solo utile ai suoi fedeli ma anche necessaria. Come l’ incarnazione è un’ economia filantropica di Dio per la salvezza dell’ uomo, segnala il patriarca Niceforos, anche l’ iconografia è un modo di economia per la chiesa affinché la comprensione della sua verità sia data a tutti i credenti. Il sacramento dell’ economia divina è stato rivelato agli uomini come una vera realtà. È caratteristica la testimonianza di Giovanni l’ Evangelista, “ὅ ἀκηκόαμεν, ὅ ἑωράκαμεν τοῖς ὀφθαλμοῖς ἡμῶν, ὅ ἐθεασάμεθα καί αἱ χεῖρες ἡμῶν ἐψηλάφησαν, περί τοῦ λόγου τῆς ζωῆς… ἀπαγγέλλομεν καί ὑμῖν” (quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato la Parola della vita…questo vi annunziamo). La Chiesa, dunque, dipingendo immagini sacre dà al mondo la stessa testimonianza data dalla parola del Vangelo e dalla incarnazione di Cristo, mentre allo stesso momento riferendosi ad un’ altra emozione umana, al senso della vista. Anche se i sacramenti esprimono la stessa verità della fede, data dall’ udito della parola, essi sono il mezzo più efficace per comunicare la fede, poiché l’ uomo per natura è più rassicurato da ciò che si palesa alla vista. La vista porta più velocemente alla conoscenza dell’ ascolto.

Molte volte i credenti non riescono a comprendere il contenuto della fede offerto loro dalla lingua parlata, mentre la vista dell’ immagine trasmette la verità in modo più chiaro senza possibilità di confusione. Come mezzo educativo, le immagini della Chiesa escludono ogni incomprensione della verità che palesano, perché sono un mezzo per la “visione” delle persone e dei fatti che esprimono.

Il significato di “osservare con i propri occhi” è particolarmente enfatizzato da San Fozio il Grande, che si riferisce alla verità dell’ incarnazione e della rivelazione dell’ immagine di Cristo che la rende autentica. La visione, che consideriamo nell’eccezione cristiana è più forte rispetto al moderno principio pedagogico dell’apprendimento per visione; per la teologia dell’icona il credente è come uno spettatore dell’immagine e testimone oculare, non solo di un dipinto, ma soprattutto di una persona che viene percepita come “presente” nella sua rappresentazione pittorica.

La verità dogmatica della Chiesa nella presenza carismatica degli originali nelle loro immagini rende ai fedeli la grande importanza pedagogica delle immagini che, presentando chiaramente i loro prototipi, influenzano i fedeli, non come persone morali, ma come la presenza di persone, coloro che sono socialmente e direttamente coinvolti.

Ma il significato antropologico delle immagini è collegato direttamente con il beneficio dei fedeli e la realtà della loro salvezza. Le immagini dei santi, rimarca il settimo Sinodo Ecumenico, sono meno utili nella Chiesa per la verità storica che affermano, di quanto siano necessarie a beneficio dei fedeli. Le immagini sono lo stimolo necessatio contro la lentezza e indolenza spirituale, che presenta la natura umana, e mirano a infoltire la vigilanza dei credenti per la coltivazione dei benefici spirituali, segnala il sacro Niceforos.

Il beneficio che risulta dalla vista delle immagini è dovuto al loro contenuto. Il contenuto delle immagini è legato con l’ ethos della Chiesa da San Giovanni Damasceno, il quale come una azione benefica, provoca in modo diretto e naturale il beneficio dei credenti. Il beneficio reso ai fedeli dall’ iconografia dei santi è anche raffigurata da San Gregorio di Nissa riferendosi alla descrizione del martirio di San Teodoros.

San Giovanni Damasceno collega l’ importanza antropologica dell’ immagine con la salvezza dei credenti. L’ immagine, osserva, e comprende “πρός ὠφέλειαν καί εὐεργεσίαν καί σωτηρίαν” (per il vantaggio il beneficio e la salvezza). Infatti, segnalando la verità e lo scopo delle immagini, verifica che l’ immagine ecclesiastica della Chiesa è intesa a incoraggiare la virtù e ad evitare la malgavità, avendo come obiettivo finale la salvezza.

L’ immagine, come mezzo pedagogico di espressione della Chiesa, ha un vantaggio particolare. A chiunque ignori il contenuto della realtà che è rappresentata, gli viene provocato il desiderio di chiedere e imparare. Pertanto, l’ immagine funziona come un ottimo mezzo pedagogico di apprendimento. Questo apprendimento, offerto in modo percettivo, ha un particolare contenuto di salvezza quando il credente arriva davanti alle icone che rivelano la persona e la vita di Cristo. Qui si da l’ opportunità per lo sviluppo di tutta l’ economia divina.

All’ interno di questa prospettiva, le icone vengono caratterizzate dal Papa di Roma Gregorio II “μεγίστη σωτηρίας ὑπόθεσις” (il più grande fondamento della salvezza) e “capitolo” che ha consegnato alla Chiesa “θεοβούλως ἡ τῶν ἁγίων ὁμήγυρις” (decisione divina o dell’assemblee dei santi). Interpretando il significato delle immagini di Cristo, il Papa Gregorio II osserva che queste aiutano il credente nella comprensione dell’ umiltà della Parola di Dio e del condurre nella memoria della passione, della morte salvifica e della salvezza del mondo. Presentando l’ iconografia in modo chiaro, l’ intera economia divina conduce attraverso l’ascesi i fedeli alla divinità.

Ma anche i Padri del Settimo Sinodo Ecumenico associano il significato pedagogico dei sacramenti con la salvezza dei fedeli. Le “passioni” dei sacramenti sono espressi nelle loro immagini, “πρός ἡμετέραν σωτηρίαν ἐστί παιδαγωγικά” (per nostra salvezza è insegnamento), segnala il Sinodo. Per questo motivo le immagini della Chiesa esprimono la realtà della salvezza e come mezzo d’ istruzione servono i fedeli per la loro salvezza. E il modo in cui le immagini servono i fedeli nel processo di salvezza è l’ interpretazione che esercitano nel contenuto della fede e della vita della Chiesa. È caratteristico che, recentemente, i teologi della Chiesa Occidentale (A. Rosenberg e R. Guardini) abbiano descritto l’ icona come elemento e strumento importante per l’esercizio della fede, ed abbiamo anche richiamato la necessità delle icone appropriati per raggiungere questo obiettivo.

A tal fine, considero il servizio dei monaci e l’illustrazione dell’evento della salvezza dell’economia divina “ἀπ’ ἀρχῆς ἕως ἐσχάτων” (dall’inizio alla fine), meritevole di apprezzamento e di preghiera per l’ eterno ricordo non solo per gli artisti e i restautori, ma anche tutti coloro che presentano e onorano le opere di questa arte creativa.

Vi ringrazio.

odigitria monreale

madonna terraeliberazione

giovanni damasco

La Madonna dell’Itria

“Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, Υἱὲ Θεοῦ, ἐλέησόν με τὸν ἀμαρτωλόν

[Kyrie Iisù Christé, Iié Theù, eléisòn me tòn amartolòn]

Sul Cammino del SICILIANU NOVU – Laiche RIFLESSIONI sulla Sacra ICONA della Madonna dell’ITRIA, Nostra Signora delle Acque. Da Hiblaya all’Icona della Madonna delle Acque >Odigitria>Itria. Forze Mentali mediterranee>matriarcali-il femminino profondo- trasmigrando permangono invarianti nella collisione e nel mutamento immane di intere formazioni storico-sociali e Civiltà. E’ l’Ombra della Grande Madre Terra –Anima Mundi della Civiltà dell’Ulivo. Suo è l’Albero di Trinakria. E il suo OLIO è SANTO nella SRADDHA – la ripulitura dalle croste coloniali -> RITO preliminare, lustrale, per camminare ADDHITTA.

Delle icone è difficile “scrivere”. La IMAGO costruita in FORMA DI PREGHIERA accetta piuttosto l’ESICASMO ortodosso –la più alta forma di preghiera che la cristianità abbia sintetizzato.

Può bastare.

Nel recitativo cantato –analogo allo ziqqer dell’islam sufi- la “preghiera del cuore” consiste nella ripetizione incessante della stessa formula, secondo il ritmo del respiro: Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, Υἱὲ Θεοῦ, ἐλέησόν με τὸν ἀμαρτωλόν [Kyrie Iisù Christé, Iié Theù, eléisòn me tòn amartolòn]. “Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”. (…)

@TERRAELIBERAZIONE.