COMUNICATO. A chi ha da intendere…

Non siamo interessati a “contestare” FARINETTI alla FESTA NAZIONALE del PD a CATANIA, addirittura criticando la presunta “incoerenza” degli eurodep “siciliani”. FARINETTI E’ LIBERO DI SPARARE TUTTE LE CAZZATE CHE VUOLE, anche antisiciliane. Non è il primo, né sarà l’ultimo.
FARINETTI –EATALY- E’ BIG SPONSOR DELLE LEOPOLDE DI RENZI. IL PD E’ COERENTE.
I DEPUTATI del PD eletti in SICILIA sono espressione di una visione coloniale e mercenaria della REALTA’ SICILIANA, in cui LEGITTIMI SPECULATORI come FARINETTI vengono proposti come “SALVATORI della PATRIA”!.
Che lo sappiano o meno il PD E’ UN PARTITO COLONIALISTA E ANTISICILIANO COERENTE.
Non saremo noi a contestare questa “coerenza”!.
COSA VI ASPETTATE dal PD? – di cosa state parlando?.
Prendiamo le distanze pubblicamente da qualunque “contestazione” alla Festa Nazionale del PD. A ciascuno il suo.

Cari “contestatori”, fatevi la vostra Festa!.
Cosa cercate? La visibilità?. O credete di “cambiare il PD”?.
Il PD si propone come ZATTERA alla borghesia mercenaria e culturalmente kitsch della SICILIA ITALIENATA–coi suoi giovani rampanti- destinati a regolamentare il “TRAFFICO di INFLUENZE” -guidati Sotto&Sopra da un ProConsole che verrà rottamato al prossimo giro di boa. Forse anche prima.
Ma è un problema nostro?. Nel Comune di Catania il PD ha due “gruppi consiliari” che neanche si parlano tra di loro: la “contestazione” la faranno iddhi!. Ma è un problema nostro?. “Qualcuno” manovra “contestazioni” per poter negoziare altro, altrove…Ma è un problema nostro?. Liberi Tutti, per carità.
Ci siamo da 31 anni nella metropoli catanese, altre sono le QUESTIONI e il PD è parte del PROBLEMA e non della SOLUZIONE. Va da sé che coi singoli, con le persone, si può e si deve discutere. A prescindere. E tanto basta.
@27 agosto 2016. Comitato Metropolitano di Catania. TERRAELIBERAZIONE

(a cura di Salvo Di Stefano)

NO alle proteste folkloristiche con programmi buoni anche per la provincia di Bergamo!.
SI alla TAV CATANIA-PALERMO.
SI alla SICILIA-ZONA FRANCA REGOLAMENTATA con imposta unica al 10% e vere tutele del lavoro e dell’ambiente.
SI alla FILIERA INTEGRATA -MADE IN SICILY- nell’AgroAlimentare!
SI a una FONDAZIONE SOVRANISTA per il decollo degli AEROPORTI SICILIANI e dell’INDUSTRIA del TURISMO!
SI alle GRANDI OPERE che servono, ma anche alle piccole che sono urgenti!.
SI a CATANIA CITTA’-STATO come AMBURGO!
SI alla smilitarizzazione dell’Arcipelago di Trinakria!
e così via…tanti SI e un grande NO.
NO ALLO SPETTACOLO COLONIALE che viene imposto da 156 anni alla nostra SICILIA da ROMAFIA CAPITALE.
NO alla Flotta CORSARA dell’Imperialismo NORDICO&C. che saccheggia acque-vento-suolo-sottosuolo del nostro TerraMare e sta lanciando l’assalto finale al nostro spazio aereo- con la privatizzazione dell’Aeroporto di Catania!.
NO alla SICILIA ITalienata che produce feste e controfeste mentre la C.E.M.-COERCIVE ENGINEERED MIGRATION ha deportato al NORD ottocentomila giovani siciliani…
RIBELLARSI E’ GIUSTO, ma cum grano salis!.
TERRAELIBERAZIONE

pag 1 1987 piattaforma vega 001 (1)

LA PRIMA PAGINA DI “TERRAELIBERAZIONE”-N°1 del 1987. (E’ il secondo stampato in tipografia, dopo una prima serie ciclostilata 1985-1986/ E un numerozero tipografico).

Non abbiamo MAI rivendicato “SCONTI” sulla BENZINA. Se ne DEVONO ANDARE!. PUNTO.

IERI-OGGI-DOMANI

Fratelli e Sorelle Indipendentisti!-MACCHE’ PETROLIO e sconticino benzinaro che mai avremo (anche la Legge è CAMBIATA: le ACCISE vengono riscosse alla POMPA non in RAFFINERIA!)- SVEGLIA!.
MACCHE’ “PETROLIO NOSTRO”. NON E’ NOSTRO.
NOSTRI SONO I 46.000 MORTI DELL’OLOCAUSTO dei vel-ENI!
Non si monetizza l’ORRORE. Che minkia di indipendentisti saremmo?. Le buttane sicilianiste?. SVEGLIA!.
 
MACCHE’ PETROLIO!-NON CI SERVE…-SE NE DEVONO ANDARE E TANTO BASTA. – E’ UN TEMA VECCHIO E SCADUTO- che TerraeLiberAzione QUI conosce meglio di chiunque, purtroppo.-E’ ormai un tema vecchio e scaduto-COME IL LORO PETROLIO!-SIAMO NEL 2016, NON NEL 1950 DELLA MOTORIZZAZIONE A “SCOPPIO”- I MOTORI SONO ELETTRICI-IBRIDI-A BIOFUEL-A IDROGENO…E IL PETROLIO COSTA MENO DELLA BIRRA: CE LO REGALANO!. LA POCA BENZINA CHE CI SERVE “CE LA PRENDIAMO” IN FORMA DI PRELIEVO-IMPOSTA IN NATURA-DALLE RAFFINERIE “SICILIANE”- ANZI DA QUELLA CHE SCEGLIEREMO DI NON CACCIARE VIA.- …UNA, “A IMPATTO ZERO”: UN GIOIELLO ECO-TECNO. Esistono!. E una ci BASTA.-
 
TERRAELIBERAZIONE.
20160515_170400

Contro i LADRI di VENTO!

L’Assalto all’Isola del Tesoro –con le sue WIND FARM e i suoi Ponti ELETTRICI- è rilanciato nelle NEBBIE colorate dello SPETTACOLO coloniale. ROMAfia Capitale -rapinando la sua COLONIA SICILIANA- finanzia la Flotta CORSARA dell’Imperialismo EUROPEO che saccheggia il VENTO SICILIANO -(La “COSA NUOVA” è a bordo: altro che le 4 “vacche mafiose” dei Nebrodi che sparano sull’Antimaf stuppagghjiara!)-. Nel CAOS e nella CORRUZIONE MERCENARIA della “SICILIA ITALIANA”- se ne VOLA al NORD il “MILIARDO SICILIANO” del COLONIALISMO ELETTRICO. Inodore e incolore. GARANTITO dallo Stato. PAGATO in BOLLETTA. RINNOVABILE per 20 ANNI.
 
Alla faccia dell’Isola dei Poveri avvelenata dai pusher del PD nello SPACCIO di “salvifici” FONDI EUROPEI: 7 miliardi IDEOLOGICI spalmati in 7 lunghi anni: è quanto PAGHIAMO di sola IRPEF in un solo anno!. Soldi NOSTRI riciclati nello SPETTACOLO che occulta una spaventosa PRESA per il CULO: è NOSTRO pure questo. Ci rubano 50 MILIARDI all’ANNO. Ci restituiscono –nell’infamia dei falliti- perline colorate e cavoletti di Bruxelles. Non si tratta solo di soldi. Chi ha una DIGNITA’ è…
 
CONTRO
 
ROMAfia Capitale e la sua REGIONE ELETTRICA dei LADRI di VENTO!
 
LOTTIAMO per:
 
1-L’ABBATTIMENTO immediato al 50% dell’intera BOLLETTA ENEL-Zona SICILIA. La REGIONALIZZAZIONE di SVILUPPO SOCIALE dell’ENERGIA SICILIANA per Famiglie e Imprese SICILIANE che PAGANO LE TASSE in SICILIA.
 
2- Lo STOP a impianti energetici oltre >200 kilowatt.
 
3-La SACRALIZZAZIONE delle MONTAGNE SICILIANE.
 
Il DESERTO coloniale della MISERIA divora la RICCHEZZA sociale dell’Isola CONTESA. La RAPINA COLONIALISTA va FERMATA con la FORZA d’URTO!. BASTA ELEMOSINE e PERLINE COLORATE per le RISERVE SICILINDIANE!.
 
PRENDIAMOCI TUTTO!
 
Solo una FORZA d’URTO organizzata nella CoScienza può SVILUPPARE una valida LEGITTIMA DIFESA della VITA SICILIANA, sul CAMMINO costruttivo della nostra INDIPENDENZA critica e solidale nel MONDO del SECOLO XXI: “la Patria che abitiamo nel Tempo” (Trotskj). La LOTTA – organizzata nella CoScienza- è VITA QUOTIDIANA concepita sul Filo del Tempo. “Chi si FIDA delle ETICHETTE è PERSO!”-LENIN. U Sicilianu NOVU camina ADDHITTA!.

terra giugno 16GIUGNO 2016

Ecco anche l’efficace Sintesi realizzata della giornalista ANTONELLA SFERRAZZA e uscita sul quotidiano I NUOVI VESPRI -> 1/7/2016.

In Sicilia bolletta elettrica più cara d’Italia: “Legalità colonialista”

Terra e Liberazione, nell’ultimo numero della sua rivista, affronta la questione energetica siciliana partendo dal nuovo eletrodotto di Terna, ultimo simbolo del saccheggio di risorse siciliane…

Come mai in una regione come la Sicilia che produce energia elettrica in eccedenza arrivano le bollette più care d’Italia? A questa domanda tenta di rispondere Terra e Liberazione (questo il blog del movimento) nell’ultimo numero della sua rivista.

Le risposte che troviamo nell’articolo in questione ci restituiscono un quadro paradossale e amarissimo. Intanto, l’energia in eccedenza viene letteralmente regalata alla rete italiana senza che questo comporti il minimo vantaggio per i Siciliani. Anzi…

L’analisi di Terra e Liberazione parte da un recente fatto di cronaca ‘energetica’ presentato come una grande conquista per la Sicilia. Ovvero, l’entrata in funzione del nuovo elettrodotto ad alta tensione Terna che passa sotto lo Stretto di Messina:

“Il 28-Maggio scorso viene inaugurato da Renzi – sulla sponda calabrese e nella retorica del Ponte elettrico più lungo del Mondo- l’Elettrodotto di Terna che raddoppia (a 1500 MegaWatt) il vecchio collegamento della Zona Sicilia alle 5 Zone continentali della rete elettrica italiana. L’Alta Tensione scorre da Pachino ad Aosta. Finalmente –dicono- l’Isola non è più isolata e avrà benefici in bolletta”.

E’ così?

“Balle strutturali, cortocircuito della logica-scrive Terra e Liberazione. Cortocircuito della logica comune,ma non di quella delle grandi imprese che seguono una loro particolarissima logica fatti di interessi, di sfruttamento, di profitti sulle energie rinnovabili (da cui deriva parte del nostro surplus energetico).  

A chi serve questo ponte elettrico dunque?

”Il Ponte sotto lo Stretto non risolve alcuna crisi di sovra produzione ma aumenta la capacità di export dalla Zona SICILIA a vantaggio dell’imperialismo nordico canalizzando la SUA “eccedenza siciliana” nella rete continentale”. Altro che scambio.

Insomma si portano via la nostra energia elettrica, ma a noi cosa resta?

“La bolletta più cara d’Europa perché continuiamo a pagare accise, imposte e Iva con cui già abbiamo finanziato anche quest’ opera. Ecco la vera ECCEDENZA”.

“La Sicilia -continua Terra e Liberazione – è la più grande CENTRALE ELETTRICA COLONIALE dell’Imperialismo italiano”.

Qualche numero ora:

 “ll sistema-Sicilia, nel 2014, ha prodotto 4,81 MILIARDI di kwh di ENERGIE rinnovabili, a costo carburante zero, pari a circa ¼ del totale (19,808 MILIARDI di kwh). Il 2015 è analogo. L’eccedenza di circa un MILIARDO E MEZZO di Kwh di energia viene venduta da TERNA a MALTA attraverso un Elettrodotto di 120 km, da Ragusa a Maghtab”.

La verità, per Terra e Liberazione è che “il SURPLUS elettrico prodotto in Zona SICILIA dal boom eolico dell’ultimo decennio vale MILIARDI in INCENTIVI+CERTIFICATI VERDI oltre al valore dell’energia ceduta a TERNA ed ENEL. Profitti rinnovabiIi per 20 anni garantiti dallo Stato e pagati dai Siciliani. Facciamo i conti?. Stimiamo sul nostro modello econometrico: dal 2005->2015= un anno di PIL siciliano ->80 MILIARDI. E’ ENERGIA non sono PATATE”.

Non solo.
L’elettrodotto sarebbe già saturo e “il collasso della rete ci regalerà piuttosto un immane SPRECO di ENERGIA che verrà buttata ma facendocela pagare lo stesso nella “BOLLETTA più CARA d’EUROPA”.

“Il SURPLUS elettrico prodotto in Zona SICILIA è colpa –dicono- dell’INSULARITA’ che gli complica il SACCHEGGIO, ma questo non ce lo dicono. L’INSULARITA’ sarebbe anche causa di Black Out e sciagure elettriche nazionali. Tutto FALSO. Perfino il TEXAS dei petrolieri è un’ISOLA ELETTRICA poiché –saggiamente- non si è mai voluto connettere alla Rete USA e la corrente notturna da FONTE Eolica possono perfino REGALARLA come misura semplice e geniale a sostegno di migliaia di piccole imprese”

“L’Assalto all’Isola del Tesoro –con le sue TORRI EOLICHE e i suoi Ponti ELETTRICI- è rilanciato nelle NEBBIE colorate dello SPETTACOLO coloniale. ROMAfia Capitale -rapinando la sua COLONIA SICILIANA- FINANZIA la Flotta CORSARA dell’Imperialismo EUROPEO che saccheggia il VENTO SICILIANO. Nel CAOS e nella CORRUZIONE MERCENARIA della “SICILIA ITALIANA”- se ne VOLA al NORD il “MILIARDO SICILIANO” del COLONIALISMO ELETTRICO. Inodore e incolore. GARANTITO dallo Stato”.

“La Sicilia legata mani e piedi – si legge nell’articol o- è stata CONSEGNATA ai LADRI di VENTO. E’ un Mondo CapoVolto quello che inscena lo SPETTACOLO tricolorato e “autonomisticamente conquistato” nell’Isola del Tesoro abitata da un Popolo di Poveri che ne pagano il conto nella “BOLLETTA più CARA d’EUROPA”. Di “RINNOVABILI” –per 20 ANNI- ci sono solo i PROFITTI INCENTIVATI di una FLOTTA corsara dell’Imperialismo NORDICO &C…”.

“…Ecco perché siamo POVERI e 800.000 GIOVANI SICILIANI sono stati DEPORTATI lasciando anche 923.000 APPARTAMENTI vuoti e con le LUCI SPENTE: ecco l’ECCEDENZA di CORRENTE ELETTRICA generata dai VUOTI creati dalla CORRENTE MIGRATORIA. Sempre corrente è, no? Si chiama C.E.M.-Coercive Engineered Migration”.

 

 

Terra e Liberazione Niscemi2 001TerraeLiberAzione

2016.

POPOLO SICILIANO ALZA LA TESTA!

IL 30 MARZO, SULLE STRADE DI PALERMO, CAMINAMU ADDHITTA!

UN NUOVO VESPRO IN CAMMINO…

CAMINAMU ADDHITTA!

UN NUOVO VESPRO, GIOIOSO E CREATIVO, INNOVATIVO E SORPRENDENTE, PUO’ CAMMINARE SOLO SULLE GAMBE FORTI DI UNA NUOVA GENERAZIONE DI SICILIANI. SARA’ UN CAMMINO LUNGO E COMPLESSO. MA NON ESISTONO ALTRE VIE. LE ALTRE VIE SONO SOLO ILLUSIONI, DISPERSIONE DI ENERGIE, E SFOGATOIO DI AMBIZIONI PERSONALISTICHE.

 

 

NON SOLO CONTRO IL “CROCETTA” DI TURNO.

E CHE VI HA FATTO DI MALE, STU “MERCENARIU”?. LA MASCHERA NON E’ IL VOLTO. IL POTERE CHE OPPRIME IL POPOLO SICILIANO E’ ALTROVE. CROCETTA E’ SOLO UNA MASCHERA DELLA BORGHESIA COLONIALE DELLA SICILIA ITALIANA. CERTO, L’AVREBBERO POTUTA SCEGLIERE MEGLIO STA MASCHERA!. IL 30 MARZO E’ IL “GIORNO” DEL RIBBELLAMENTU DEL 1282, IL VESPRO DELLA NAZIONE RIBELLE, CHE SCATENO’ UNA GUERRA EUROPEA LUNGA DECENNI!. TUTTI IN PIAZZA PER LA LIBERAZIONE DELLA SICILIA DALLO SFRUTTAMENTO COLONIALE, PER LA SOVRANITA’ SICILIANA, PER IL NUOVO VESPRO!. NON CONTRO IL SIGNOR NESSUNO!. – SENNO’ SI FINISCE PER FARE UN FAVORE AI PRO-CONSOLI DELLE MASSOMAFIE TOSCOPADANE, CHE DAL 1860 FANNO I PUPARI NELL’ISOLA DEI PUPI…LA SICILIA CHE E’ OGGI UN PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES, UNA TANA DELLA BESTIA AMERIKANA, UNA COLONIA DI SACCHEGGIO DEI GRANDI GRUPPI DELL’IMPERIALISMO EUROPEO…- SERVE CHIAREZZA. SENZA AUTONOMIA DI ANALISI CI SI PERDE NELLE NEBBIE DELLO SPETTACOLO COLONIALE. -Ovviamente ci saremo. Come sempre.
Dillu ciciri!-

L’INDIPENDENTISMO DEL SECOLO XXI E’ LOTTA DI CLASSE: CONTRO IL SACCHEGGIO COLONIALE DELLE ACQUE, DEL VENTO, DEL SOLE, DEL SUOLO, DEL SOTTOSUOLO, DEL MARE…DELL’ISOLA CONTESA!. E’ LOTTA DI CLASSE, CONTRO POTERI GLOBALISTI E BORGHESIA COLONIALE SICILIANA CHE NE ASSICURA IL DOMINIO A DANNO DEL SEMPRE PIU’ VASTO PROLETARIATO SICILIANO. E’ TEMPO DI CHIAREZZA: POLITICA, CULTURALE, SOCIALE. STRATEGICA!.

pag petrolio 1994

 

BASTA EMIGRAZIONE!

NO MUOS! NO SIGONELLA! NO TRIVELLE!

NO LADRI DI ACQUA, ALBERI, VENTO ED ENERGIA!

NO ALLE GUERRE DELL’IMPERIALISMO EURO-AMERICANO!

LO DICIAMO CHIARO: COMBATTIAMO PER DIFENDERE LE NOSTRE VITE E LA NOSTRA DIGNITA’!

COMBATTIAMO CON CHIAREZZA:

CONTRO QUESTA “SICILIA PEGGIO DI PORTORICO”, LA TANA DELLA BESTIA AMERIKANA;

CONTRO QUESTA SICILIA DEI “FONDI N/EUROPEI”, PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES;

CONTRO QUESTA SICILIA ‘TALIANA, RISERVA INDIANA E FABBRICA DI FIGLI DOMINATA DALLE MASSOMAFIE TOSCO-PADANE E DALLA BORGHESIA COLONIALE DELLA SICILIA ITALIANA.

CONTRO L’ISOLA DEI VEL-ENI!

CONTRO LA SICILIA DEGLI ILLUSI E DEI MERCENARI CHE TROVA SINTESI CARNEVALESCA NELLA MASCHERA PIU’ GROTTESCA CHE IL TEATRINO POLITICANTE ABBIA MAI MESSO IN SCENA NELLA FARSA DELL’AUTONOMIA VIGILATA: LA MASCHERA DEL PISCIACALAMARU”, SARO IV, IL CROCETTA. AMARA A MANNIRA C’HAVI PICURARU AMICU DI LI LUPI (E DE CANI…A SEI ZAMPE!). SCAPPA, CROCETTA, SCAPPA!

LA SICILIA CHE VOGLIAMO E’ UN’ALTRA COSA. NOI SIAMO UN’ALTRA COSA. IL SICILIANU NOVU, NELLA MEMORIA DEL GLORIOSO VESPRO DEL 1282, CAMMINA NELLA LUCE, SULLE STRADE DELLA VITA.

IL 30 MARZO, TUTTI A PALERMO. ACCUDDHI’!. DILLU, CICIRI!.

LA COMUNITA’ SICILIANA “TERRAELIBERAZIONE”

che ovviamente aderisce, co-organizza, partecipa, cammina…insieme a una nuova generazione di Siciliani Novi, sorridenti e combattivi.

www.terraeliberazione.wordpress.com

palermo zabutSIMBOLO TERRA LOTTA

“Riceviamo e pubblichiamo “

Mercoledi’ 30 Marzo 2016

concentramento a Piazza G. Verdi (Teatro Massimo)

MARCIA POPOLARE CONTRO IL GOVERNO CROCETTA!

 

 2013. La coalizione di centro-sinistra, formata dal Partito Democratico e da una sua costola, il Megafono, vincono le elezioni regionali siciliane: Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela, si impone sul suo sfidante Nello Musumeci nel quadro di una tornata elettorale che verrà ricordata ai posteri soprattutto per il bassissimo afflusso alle urne: circa la metà dei siciliani decide di non votare.

 Intanto Crocetta esulta: la sua vittoria – dice – sarà l’inizio della “rivoluzione” per la Sicilia: basta con le clientele, le corruzioni, le complicità, i blocchi di potere del passato – aggiunge il nuovo governatore.

 Siamo oggi alle porte della primavera 2016. Dopo quasi tre anni cosa è rimasto della rivoluzione di Crocetta? Come si è mossa la “nuova” politica siciliana in questo grosso arco di tempo?

 A guardare alcune facce e nomi, dobbiamo iniziare con l’annotare che proprio “nuova” questa politica pare non essere: intanto per le facce che compongono l’assemblea regionale; poi ci sono i volti degli assessori: qualcuno “nuovo”, in effetti, è stato provato: sempre con pessimi risultati o traumatiche uscite di scena. Poi, però, dopo quattro rimpasti di governo ecco puntualmente spuntare qualche nome di peso: uno su tutti, Antonello Cracolici.

 In generale, alla Regione Siciliana, ben poco si è mosso nella macchina governativa: i burocrati sono quasi tutti ancora lì, moltissimi coinvolti in procedimenti giudiziari; i privilegi di questi, e dei partiti, e dei politici ancora tutti vivissimi; l’assetto complessivo non pare essere stato molto “rivoluzionato”.

 E le politiche di questo governo, allora? Cosa ha cambiato Crocetta nelle scelte politiche, sociali, economiche, di sviluppo e tutela ambientale, infrastrutturali, per la Sicilia?

 E qui il discorso si fa assai complicato: non per noi – attenzione – ma per lo stesso Crocetta. Chiaro che, quando si parla di amministrazioni locali, in tempi di crisi come questi, la scusa per le istituzioni è sempre pronta: colpa dell’Europa, dei tagli dei governi, dei vincoli di legge. Eppure stavolta la scusa non tiene granché: i conti della Regione Siciliana sono peggiorati in questi tre anni; non tutti quelli a disposizione sono stati spesi (possibili fondi europei) e quando ci si è riuscito lo si è fatto male e seguendo sempre le stesse logiche clientelari.

 Inoltre, il governatore Crocetta, pur di mantenere salda la poltrona di fronte alle minacce del capo-Renzi, ha accettato di buon grado di farsi commissariare le scelte economiche direttamente dalle stanze del potere Romano, infatti il governo Renzi gli ha imposto l’attuale assessore all’economia, Baccei. E con Baccei ha così deciso di non pretendere la restituzione delle imposte prelevate dallo Stato ma che spettavano alla Regione: milioni di euro lasciati alle esigenze del Pd romano – questo il risultato! E sempre con Baccei si è, in questi anni, proceduto con la sistematica operazione di attacco allo stato sociale: tagli alla sanità, al sistema scolastico, alle università, agli ammortizzatori sociali. Le partecipate e gli enti convenzionati sono stati lasciati a casse vuote con enormi danni per i lavoratori di questi. I progetti utili al rilancio di alcuni settori lavorativi abbandonati miseramente: si pensi al nuovo bacino di carenaggio promesso per i cantieri navali palermitani e utilissimo per l’acquisizione di commesse da parte di Fincantieri. Intanto, le statistiche nazionali ed internazionali dimostrano il disastro: il più alto numero di giovani disoccupati in Europa, il reddito familiare sceso sotto i livelli greci.

 La Sicilia va così incontro alla desertificazione socio-anagrafica oltre che industriale: ogni anno aumenta il numero di GIOVANI EMIGRATI a cercar fortuna!

 In termini industriali e/o produttivi la dinamica è altrettanto peggiorativa: decine di migliaia di piccole imprese sono fallite senza che la Regione muovesse un dito. L’economia agricola (che dovrebbe essere una vocazione oltre che una risorsa) è ridotta all’osso; negli altri campi il quadro non cambia. Le società di recupero crediti fanno poi la restante parte necessaria alla sistematica frustrazione delle possibilità di vita per i siciliani.

 Lavoro ed economia, servizi sociali e istruzione sono, dunque, chiare emergenze politiche; ma c’è di peggio – anche se ciò potrebbe apparire paradossale. Di peggio c’è, infatti, che il governatore Crocetta e la sua “rivoluzionaria” macchina di governo hanno – mentre lasciavano morire migliaia di piccole imprese – continuato la politica di svendita dei territori e delle risorse siciliane ai vecchi potentati locali e alle grandi imprese e multinazionali.

 Più in generale, ad essere stato perpetuato senza alcun ritegno è un modello di sviluppo mortificante e nocivo, utile a generare enormi guadagni per interessi esterni alla popolazione siciliana; tra l’altro, ciò sta avvenendo sempre secondo una schema di assoluta supinità politica ai grandi capitali ed agli interessi speculativi. Nulla viene così concesso alle reali esigenze dei territori, al diritto collettivo alla salute, o alle possibilità di autodeterminare lo sviluppo dei luoghi in cui si vive. Tutto deve essere imposto dall’alto.

 Facciamo alcuni esempi. I Lavoratori della FORMAZIONE PROFESSIONALE e gli operai FORESTALI sono trattati come carne da macello dal governo regionale commissariato dal Pd di Renzi, mentre i nostri insegnanti sono stati deportati al Nord per riuscire a lavorare, con un effetto disastroso per le famiglie Siciliane che si sono trovate a dover affrontare grandi sacrifici. Per non parlare del quotidiano bollettino di guerra che proviene dai nostri edifici scolastici sempre piu’ fatiscenti e con sempre meno investimenti da parte del governo.

 Inoltre L’ultimo piano-rifiuti preparato dall’attuale governo regionale e’ stato sconfessato dal governo Italiano che ha imposto la costruzione di 2 maxi inceneritori nella nostra terra , mentre Crocetta ne aveva proposti addirittura 6 di piu’ piccole dimensioni…e prevedendo anche la costruzione di inquinanti discariche ed INCENERITORI in una terra già martoriata da un sistema di smaltimento che inquina e uccide; e, in sostanza, affidandone la tenuta del sistema agli stessi industriali che da decenni speculano sulle risorse ambientali e territoriali: e i nomi sono quelli ai vertici di una Confindustria Sicilia guidata da quel Montante sotto inchiesta per appalti irregolari e tangenti ad amici di amici.

 C’è poi la vicenda MUOS in cui Crocetta ha dato il meglio di sé, facendosi prima campagna elettorale proclamandosi contrario, per poi fare dietro-front di fronte al richiamo alla disciplina del Partito Democratico e degli Usa. Questa totale subalternità ad interessi esternii, non a caso, è la strada che conduce alla sempre più spiccata caratterizzazione della Sicilia come avamposto di guerra per gli interessi imperialistici stranieri: Sigonella, Niscemi, Birgi sono stati consegnati ai giochi guerrafondai di Usa e Nato che addirittura realizzano nella nostra regione (Birgi, Marsala) le loro esercitazioni con danno per la salute e le economie locali.

 Ma essere costantemente subalterno ai ricatti politico-economici è una costante del “rivoluzionario” governo siciliano. Ciò avviene, per esempio, anche quando un’azienda di stato, l’Eni, decide di ricattare il nostro Crocetta e tutto il Pd per farsi “regalare” le coste siciliane alla ricerca di nuovo petrolio e quindi di nuovi miliardari profitti. È questo il caso delle trivellazioni nel Canale di Sicilia, cui Crocetta ha detto sì in cambio della promessa, da parte di Eni, di non smantellare il sito produttivo (la raffineria) di Gela. Dunque, nella scelta del governatore, non hanno avuto un peso né gli enormi danni che queste trivellazioni comporteranno in termini ambientali ed economici (basti pensare al settore ittico di Licata) né i terribili danni che Eni ha già provocato a Gela e nei territori vicini; a guardare la mappa dei territori siciliani a più alto tasso di tumori, leucemie, malattie infantili, del resto, viene molto facile trovare il collegamento: lì dove si segnala un elevatissimo tasso di queste malattie corrisponde sempre la presenza di un sito produttivo di Eni; Gela (per l’appunto) ma anche Milazzo, Priolo, Melilli sono la dimostrazione di quanto terrificante sia il modello di sviluppo imposto alla Sicilia e quanto la questione-ambientale (dello sfruttamento dei territori) sia un’emergenza dirimente e drammatica per la nostra terra.

 E veniamo, in questi giorni, a sapere che le concessioni petrolifere alle multinazionali verranno concesse anche a largo di Pantelleria e in altre aree vicine alle coste siciliane: a imporlo è il governo-Renzi ma la Regione, che pure potrebbe opporsi grazie al suo statuto speciale, ha già fatto sapere che accetta di buon grado la decisione.

 Ma se la “rivoluzione” di Crocetta altro non si è dimostrata che la più classica prosecuzione dei precedenti sistemi di governo (Cuffaro e Lombardo) da quale strada passa un possibile riscatto della Sicilia?

 Alcune strade sono già state, del resto, letteralmente percorse. Le strade di Licata, Marsala, Trapani, Niscemi, Palermo, Valle del Mela, Messina, Catania … queste strade e quelle piazze hanno già assistito al “manifestarsi” di queste possibilità di riscatto; esse parlavano il linguaggio del rifiuto e dell’opposizione: dei No pieni di dignità e determinazione hanno colorato quelle strade di riscatto.

 I NoMuos, NoTriv, NoInceneritori, NoDiscariche, NoNato, riempivano quelle piazze e parlavano agli altri siciliani di “sottrazione” dall’imposizione e, soprattutto, della possibilità di costruire altro: ben altro. Parlavano del fatto che questa Sicilia merita un modello di sviluppo meno inquinante, meno nocivo, più attento alle reali vocazioni dei territori e delle popolazioni, del diritto alla salute e della tutela dell’ambiente, di paesaggi e di giustizia sociale. Parlavano e parlano a tutta la Sicilia di un nuovo modello di sviluppo: parlano di autodeterminazione per il popolo siciliano e del diritto a decidere del proprio futuro.

 Crediamo che questi siano diritti inalienabili; sappiamo che dovremo conquistarceli! E per farlo due sono le condizioni necessarie: che le lotte che inondano le strade siciliane di dignità e coraggio siano, tra di loro, unite, collegate; l’altra è cacciare, dal basso, chi si è reso responsabile ed esecutore materiale degli scempi che stiamo subendo: e molte strade portano a Crocetta e all’attuale governo regionale!

 Difendere il nostro territorio cacciando, con la lotta, il governo siciliano; cacciare il governo-Crocetta difendendo, con la lotta, il nostro territorio: due facce della stessa medaglia; due necessità urgenti e collegate. Per queste ragioni ci appelliamo alle realtà di lotta, ai comitati, coordinamenti, collettivi che in Sicilia animano il riscatto e mobilitano le piazze; ci appelliamo alla voglia di riscatto e rivalsa del popolo siciliano; proponiamo e lanciamo la costruzione di una manifestazione del popolo Siciliano contro il governo di Rosario Crocetta e a difesa dell’ambiente e del territorio siciliano; crediamo sia urgente far sentire la nostra voce sotto, davanti e contro i palazzi del potere; il 30 marzo ricorrerà l’anniversario (era il 1282) della rivolta del Vespro: oggi, come allora, dovremo liberarci dal giogo di una politica che vorrebbe sopraffarci e sfruttarci. Oggi come allora lo faremo lottando!

 POPOLO SICILIANO ALZA LA TESTA!

CROCETTA PROCESSATO

A ROMA, GLI INDIPENDENTISTI SICILIANI DI “TERRAELIBERAZIONE” TRASCINANO ROSARIO CROCETTA IN TRIBUNALE!. <<CHI SAREBBE “MAFIOSO”, SIGNOR PRESIDENTE?. SCAPPA, SARO, SCAPPA!>>

MARIO DI MAURO (FONDATORE DI TERRAELIBERAZIONE) QUERELA ROSARIO CROCETTA, ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA.

IN DATA 20 SETTEMBRE 2013 (REGISTRATA AL N° 057219)
IL PRESIDENTE DELL’ISTITUTO “TERRA E LIBERAZIONE”, MARIO S. DI MAURO, ASSISTITO DALLO STUDIO LEGALE TADOLINI DI REGGIO EMILIA, SPECIALIZZATO NELLA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI,  E DALLO STUDIO LEGALE ZAPPACOSTA DI ROMA, PATROCINANTE IN CASSAZIONE E SPECIALIZZATO IN DIRITTO INTERNAZIONALE- HA PRESENTATO QUERELA  CONTRO IL PRESIDENTE PRO-TEMPORE DELLA REGIONE SICILIANA ROSARIO CROCETTA, ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA PER LE GRAVI, PARANOIDI E REITERATE ACCUSE DI MAFIOSITA’ RIVOLTE AL MOVIMENTO POPOLARE NO-MUOS, DI CUI SIAMO ORGOGLIOSI DI ESSER PARTE CIVILE, ACCUSE PUBBLICATE A ROMA, DA UN QUOTIDIANO NAZIONALE, IN DATA 10 AGOSTO 2013.
NON E’ NEL NOSTRO STILE QUERELARE AVVERSARI POLITICI, TANTOPIU’ QUANDO RICOPRONO CARICHE ISTITUZIONALI DELICATE NEL CUI ESERCIZIO PUO’ ESSERE TOLLERATO UN “FALLO DI REAZIONE” VERBALE: UNO. SIA CHIARO: SE “TERRA E LIBERAZIONE” COMINCIA UNA AZIONE, LA PORTA SEMPRE A TERMINE.
IDDHI HANNO I “ROLEX”, NOI ABBIAMO IL TEMPO.
PRESIDENTE CROCETTA, CI RISPONDERA’ SUL NEW YORK… TIMES?

Catania, 27 Settembre 2013.

@“TerraeLiberAzione”

SIMBOLO TERRA LOTTA

QUERELA

Io sottoscritto MARIO SEBASTIANO DI MAURO, nato a Ramacca (Ct)  il 14-12-1961 …, personalmente ed in qualità di presidente dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta “Terra e Liberazione, domiciliato in oggetto presso la mia residenza , difeso nella presente procedura penale dall’Avv. Luca Tadolini del Foro di Reggio Emilia, nato a Reggio Emilia il 21.12.1962,  con studio in Via Crispi 10, PEC luca.tadolini@ordineavvocatireggioemilia.it

espone

In data 10 Agosto 2013, veniva pubblicato l’articolo intervista con titolo: “Anche la mafia infiltrata nella protesta / tensioni prevedibili, avevo avvertito Alfano” sul quotidiano “La Repubblica” edizione nazionale, apparso anche online  sul quotidiano  <la Repubblica MOBILE>  pubblicazione web del quotidiano nazionale <la Repubblica> col titolo “ROSARIO CROCETTA “Anche la mafia si è infiltrata nella protesta  contro il radar alla base del Muos,  a Niscemi“. La firma è Emanuele Lauria.

Il testo cartaceo è qui di seguito allegato. La pagina web è la seguente;

‘La Repubblica’, ha sede in Roma, via Cristoforo Colombo 98, e REDAZIONE, in Reggio Emilia, via Isonzo 72\A-b,  e viene venduto su tutto il territorio nazionale ed ha pagine locali e web in internet.

Il riferimento è alle proteste contro la costruzione del sistema di comunicazioni satellitari Mobile User Objective System  (MUOS) gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il MUOS, è un sistema di comunicazione ad altissima frequenza ed è composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali è appunto quella in costruzione a Niscemi.

Le proteste contro il MUOS si sviluppano nell’ambito del Diritto Costituzionale della Repubblica Italiana, del quale lo Statuto di Autonomia che istituisce la Regione Siciliana è parte integrante e addirittura “precedente”.

Il Movimento “No-MUOS”, democratico e plurale, si oppone alla presenza militare straniera in Italia, e, nello specifico, in Sicilia: in nome dell’Autonomia Siciliana come Valore non negoziabile, in tutela della Pace nel Mediterraneo e nel Mondo; in tutela del diritto alla Salute eco-sistemica…

Queste ragioni sono animate anche dal sottoscritto e dall’Istituto che rappresenta, il quale insiste, nell’ambito del Movimento “No-Muos”, anche sull’Art.50 del Trattato di Parigi del 1947, sospeso ma non abrogato, che prescrive la smilitarizzazione della Sicilia.

Nel suddetto articolo intervista, venivano riportate virgolettate le dichiarazioni del Sig. ROSARIO CROCETTA, -presentato impropriamente come “il governatore della Sicilia“- il quale rispondeva alle domande del giornalista sulle proteste avvenute il giorno prima che avevano investito il cantiere U.S.A. di Contrada Ulmo (Niscemi) in cui sta sorgendo l’impianto MUOS della Marina Militare U.S.A.-

In particolare il Sig. ROSARIO CROCETTA alla domanda del giornalista “Che idea si è fatta degli incidenti attorno alla base del MUOS?” Rispondeva: “(…) a manifestare, insieme alla pacifica popolazione di Niscemi, ci sono punte estremiste che esasperano la lotta. Ma ci sono anche altre infiltrazioni” Il giornalista chiede, quindi, “Allude alla mafia?” Risponde ROSARIO CROCETTA: “In una realtà come quella di Niscemi è scontato che anche gli ambienti della criminalità organizzata si approprino di una vicenda del genere. E credo che il dissenso nei miei confronti, oltre che da qualche componente ideologica, provenga proprio da quegli ambienti“.

E’ evidente che la dichiarazione di ROSARIO CROCETTA è gravemente diffamatoria della reputazione e lesiva del decoro e dell’onore del sottoscritto in quanto essere umano, in quanto cittadino dell’U.E., in qualità di militante del movimento “No Muos” e presidente dell’Istituto dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta “Terra e Liberazione.

Si precisa che l’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta “Terra e Liberazione ha formalmente partecipato alla manifestazione cui si riferisce il Sig. ROSARIO CROCETTA nell’intervista su ‘La Repubblica’, con relativo comunicato in data 8 Agosto 2013, con titolo “A Niscemi, nel bosco, a piedi come Francesco, contro il MUOStro”.

Lo stesso sottoscritto, Mario Sebastiano Di Mauro, ha partecipato anche ad altre manifestazioni contro la base del MUOS, come può essere provato, tra l’altro, con testimoni e con almeno un filmato.

La dichiarazione di Rosario Crocetta, dichiarando che “vi sono infiltrazioni”  legate alla mafia ed alla “criminalità organizzata“, con preciso riferimento alla manifestazione contro la base del MUOS , integra la lesione della reputazione del sottoscritto e dell’Istituto che rappresenta, in quanto viene indebitamente, ingiustamente, falsamente ed illegittimamente associato alla generica e subdola affermazione che la manifestazione contro il MUOS e l’organizzazione della stessa sia “infiltrata” dalla mafia e dalla criminalità organizzata.

Nelle qualità e funzioni che in questa sede rappresento dichiaro che ritengo in sé “fumosa” la stessa valenza giuridica del concetto di “infiltrazione mafiosa”, a meno che non se ne dimostri col dovuto rigore la funzione organizzatrice di una manifestazione pubblica o privata, inclusi matrimoni e funerali, gare ciclistiche e tornei di bricola al Bar Sport.

Il termine usato da Rosario Crocetta –infiltrazione di mafia o di criminalità organizzata– è certamente capace di offendere la reputazione, il decoro e l’onore, in quanto il termine mafia e criminalità organizzata sono universalmente negativi e offensivi e anche precisamente identificabili con i gravi reati penali dell’associazione a delinquere di stampo mafioso, che, peraltro, mi onoro di aver Combattuto nei Fatti durante tutta la mia Vita cosciente.

La diffamazione deve poi essere considerata aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato in quanto il Sig. Rosario Crocetta riferisce la sua offensiva  dichiarazione a circostanze precise e circoscritte nel tempo e nello spazio: il Crocetta riferisce “l’infiltrazione” mafiosa e di criminalità organizzata alla manifestazione contro la base MUOS di Niscemi (CL) avvenuta il 9 Agosto 2013 ed alla organizzazione della manifestazione stessa, e a nulla valgono i confusi tentativi di “distinzione”. Non intendo “distinguermi” da chiunque abbia partecipato civilmente alla manifestazione in oggetto, fosse pure etichettato -da chi?- “mafioso”, manco se fosse una nuova forma di “cittadinanza”, magari “ereditaria”!. Il mio compianto amico Peppino Impastato non avrebbe potuto partecipare alla manifestazione in oggetto!.

Particolarmente grave  è l’utilizzo del termine INFILTRAZIONE: questo termine associato alla parola Mafia risulta particolarmente subdolo ed odioso perché rappresenta un agire clandestino, capace di ingannare e di nascondere la propria  natura criminale. Rosario Crocetta accusa di infiltrazione mafiosa in Sicilia, in un territorio universalmente noto per essere, almeno dal 1860, sofferente di questa piaga criminale: quindi la sua accusa risulta gravissima dal punto di vista della diffamazione perché rappresenta un pericolo concreto e reale per la mia stessa serenità di Vita; è una accusa precisa nella sua mediatizzazione, che non può quindi in nessun caso essere confusa, col legittimo prendere in prestito un termine, magari metaforico, riferibile ad una realtà lontana ed estranea rispetto alle circostanze di cui tratta nella intervista diffamatoria. Le conseguenze dell’infamante e falsa accusa di infiltrazione  mafiosa sono altrettanto gravi: essere accusati di infiltrazione mafiosa dal Presidente della Regione Siciliana può essere informazione di interesse dell’Autorità Giudiziaria.

L’accusa di infiltrazione mafiosa, come viene genericamente espressa da ROSARIO CROCETTA nei menzionati articoli-intervista è gravissima perchè viene a ledere il diritto costituzionale di libertà di riunione, di associazione e di manifestare il proprio pensiero, perché tramite un mezzo di comunicazione potente diffonde nella pubblica opinione il sospetto -senza fornire vere prove e certe fonti del suo sapere- che una pubblica manifestazione possa essere manipolata dalla criminalità organizzata e dalla mafia.

Rosario Crocetta non ha avuto scrupoli ad accusare falsamente di infiltrazione mafiosa utilizzando l’importante carica di Presidente della Regione Siciliana, caricando quindi la propria dichiarazione diffamatoria dell’importanza, dell’autorevolezza e del carisma della carica istituzionale ricoperta.

La diffamazione deve poi essere considerata anche aggravata per essere stata recata con il mezzo della stampa di larghissima diffusione alla quale devono essere pienamente ricondotte la pagina dell’edizione nazionale e la pagina web del giornale ‘La Repubblica’.

*

Si sottolinea che successivamente alla pubblicazione dell’articolo-intervista su ‘La Repubblica’, ROSARIO CROCETTA non ha pubblicato o comunicato in altro modo nessuna smentita o inviato scuse ufficiali.

*

In considerazione di quanto sopra

SI SPORGE QUERELA

nei confronti di ROSARIO CROCETTA, nato l’8 Febbraio 1951 a Gela, attualmente Presidente della Regione Siciliana

per il reato di DIFFAMAZIONE, AGGRAVATA DALL’ATTRIBUZIONE DI UN FATTO DETERMINATO E RECATA CON IL MEZZO DELLA STAMPA, EX ART. 595 e 597  CP,  per aver offeso la reputazione di MARIO SEBASTIANO DI MAURO, nato a Ramacca (Ct)  il 14-12-1961 , …ed in qualità di presidente dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta “Terra e Liberazione, con le affermazioni pubblicate nell’articolo intervista con titolo: “Anche la mafia infiltrata nella protesta / tensioni prevedibili, avevo avvertito Alfano” sul quotidiano “La Repubblica” edizione nazionale, apparso anche online  sul quotidiano  ‘la Repubblica MOBILE’  pubblicazione web del quotidiano nazionale ‘la Repubblica’ col titolo “ROSARIO CROCETTA “Anche la mafia si è infiltrata nella protesta  contro il radar alla base del Muos,  a Niscemi“, ambedue a firma Emanuele Lauria, sul quotidiano  ‘la Repubblica MOBILE’  pubblicazione web del quotidiano nazionale ‘la Repubblica’,   laddove ROSARIO CROCETTA alla domanda del giornalista “Che idea si è fatta degli incidenti attorno alla base del MUOS?” risposndeva: “(…) a manifestare, insieme alla pacifica popolazione di Niscemi, ci sono punte estremiste che esasperano la lotta. Ma ci sono anche altre infiltrazioni” Il giornalista chiede, quindi, “Allude alla mafia?” Risponde ROSARIO CROCETTA: “In una realtà come quella di Niscemi è scontato che anche gli ambienti della criminalità organizzata si approprino di una vicenda del genere. E credo che il dissenso nei miei confronti, oltre che da qualche componente ideologica, provenga proprio da quegli ambienti“.

*

  • Si chiede di essere informati in caso di richiesta di archiviazione.
  • Si comunica la volontà di costituirsi parte civile contro ROSARIO CROCETTA, attualmente Presidente della Regione Siciliana;

Si Allega: copia dell’intera pagina de “la Repubblica” in oggetto. (…)

 

11885206_10205263093440002_1598940391634025877_n

FRONTE DEL PORTO-CATANIA

da FABIO MICALIZZI-CONSIGLIERE CAMERALE-CAMERA DI COMMERCIO DI CATANIA-Al Signor Comandante della Capitaneria di Porto di Catania

Prot. N. 01-2016

p.c. Alla Camera di Commercio di Catania.Regione Siciliana – Assessorato Attività Produttive-Al Signor Sindaco del Comune di Catania- Al Signor Prefetto c/o Prefettura di Catania-Al Signor Questore c/o Questura di Catania-

Oggetto:   Richiesta elenco aggiornato delle Imprese di Pesca iscritte nel Compartimento Marittimo di Catania.

Il sottoscritto Micalizzi Alfio Fabio nella qualità di Consigliere della Camera di Commercio di Catania (dal 19-03-2014) in rappresentanza del settore Agricoltura e Pesca, c h i e d e di poter prendere visione e ottenerne copia dell’elenco di tutte le Imprese di Pesca iscritte regolarmente al R.I.P. (Registro Imprese di Pesca) aggiornato al 31-12-2015, chiede inoltre di sapere tipo di pesca effettuato (da ogni singola Impresa) attrezzi da pesca riportati nelle Licenze di Pesca, tipo di navigazione, tonnellaggio, tabella d’armamento (personale imbarcato).

Con l’occasione si chiede inoltre di informare lo scrivente n.q. di  quale  reato o reati statisticamente vengono sanzionate le Imprese di Pesca Locale, e che tipo di controlli si effettuano per contrastare i pescatori di frodo, i pescatori abusivi ecc.La presente richiesta viene effettuata nel rispetto delle norme vigenti in materia e quindi si chiede voler rispondere nei modi e nei tempi previsti dalla legge.

Catania lì, 12-01-2016

Agatocle+monete+Apollo491

PER LA “PROMOZIONE DEI PRODOTTI SICILIANI” STA FACENDO PIU’ L’AGRUMICOLTORE SIRACUSANO GIACOMO RINDONE, COL SUO PICCOLO PULMINO “ARANCE SICILIANE”, IN GIRO PER L’EUROPA, DI QUANTO NON FARANNO MICHELA GIUFFRIDA E ANTONELLO CRACOLICI CON LA MILIARDATA PUBBLICITARIA DEL PSR 2014-2020, LA PIU’ DEMENZIALE DELLE “MISURE” SPRECHISTE E PARASSITARIE…DAI TEMPI DELL’AIMA, QUANDO I TRATTORI EUROPEI SCAFAZZAVANO LE ARANCE SICILIANE, PER IMPORRE LE CULTIVAR “BIONDE”, ED ELIMINARE LA NOSTRA BIODIVERSITA’: ALTRO CHE CRISI DI SOVRAPRODUZIONE. IL MERCATO MONDIALE DEGLI AGRUMI CRESCEVA MAGNIFICAMENTE BENE: DAL BRASILE ALLA SPAGNA AL MAROCCO AD ISRAELE…LA GIOVANE TERRAELIBERAZIONE LO URLAVA AI QUATTRO VENTI: SULU CCA C’E’ LA “CRISI DI SOVRAPRODUZIONE”?. NOI ERAVAMO GIA’ NEL MONDO, QUESTI ERANO E RESTANO CHIUSI NELLE RISERVE SICILINDIANE!. CI HANNO SRADICATI DA UN INTERO PAESAGGIO-COMPLICE ANCHE UN MONDO AGRARIO IN LARGA PARTE IGNORANTE, PROVINCIALE E PARASSITARIO-QUELLA CHE CI IMPONGONO DA MEZZO SECOLO, CON LA PAC E I VARI “FONDI” E “PIANI” E “BANDI” E “MISURE”…E’ UNA LOGICA CHE FA DELLA SICILIA UN “PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES”. ALTRO CHE “STATUTO-ZOMBI”!. (…)

ABBIAMO I GRANI ANTICHI “SEMI” CLANDESTINI, MENTRE L’INDUSTRIA MANIFATTURIERA (L’UNICA CHE PRODUCA OCCUPAZIONE VERA!) E’ COMPLETAMENTE RIMOSSA DA OGNI DIBATTITO E INTERVENTO!.

NON CI SERVONO I “FONDI TOSSICI” SPALMATI COME NUTELLA SU 7 ANNI, CHE INGESSANO ANCHE I CERVELLI, PUNTELLANDO QUASI SOLO CHI I SOLDI LI HA GIA’, NELLA COSTRUZIONE DI UN CONSENSO ALLA SICILIA “PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES”…

CI SERVE UNA BANCA SICILIANA DI SVILUPPO -UN GRANDE MEDIOCREDITO- APERTA AI FONDI DI INVESTIMENTO ASIATICI! .

IL SECOLO XXI CE LO DOBBIAMO PRENDERE, PRIMA CHE LE SUE PEGGIORI FORZE MENTALI CI DIVORINO DEL TUTTO A “NOSTRA INSAPUTA”.

E’ URGENTE ALZARE UNO SGUARDO SICILIANO SULLE COSE DELLA VITA E DEL MONDO, OLTRE LE NEBBIE FITTE DELLO SPETTACOLO COLONIALE CHE CI INCATENATE COME NULLA AL NIENTE CHE CI ASPETTA!. ALTRO CHE PARTITINI!.

VIVA GIACOMO RINDONE COL SUO PULMINO “ARANCE SICILIANE”! -RIFIUTARE I “FONDI TOSSICI” DI BRUXELLES!

L’EURO NON E’ UNA MONETA! L’EURO E’ UN REGIME!

SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!

ZONA FRANCA REGOLAMENTATA E MONETA SOVRANA!

BANCA SICILIANA DI MEDIOCREDITO!

PRIMA CHI HA FAME, NON LA PUBBLICITA’ DELLA MERCE!

PRIMA LE AGRO-TOWN IPER-TECH PER I GIOVANI SICILIANI CHE IN CAMPAGNA CI VOGLIONO VIVERE E LAVORARE, E NON LA MILIARDATA PER LA SAGRA DI SPOT “SICILIANISTI”, ALLUCINATI E DEMENZIALI!.

@TERRAELIBERAZIONE

SIMBOLO M33

 

E’ L’ACQUA DEI SICILIANI…

IL QUOTIDIANO “LA SICILIA” RILANCIA L’INCHIESTA DI “TERRAELIBERAZIONE” SUL SACCHEGGIO COLONIALISTA DELLE ACQUE DELL’ISOLA. E’ UNA “BOMBA”!.

Acqua pubblica, la grande impostura nella Sicilia assetata fra inchieste e affari.

di Mario Barresi

 

 Fra le più grandi imposture dell’anno che sta per finire c’è la grancassa – nei palazzi della politica e nelle piazze virtuali dei social network, entrambi luoghi in cui le bugie non lasciano tracce, né rossori – sull’acqua pubblica in Sicilia. Terra di sete storica e di affari consolidati.

Nonostante il massiccio voto dei cittadini siciliani al referendum del 2011; nonostante la legge regionale 19/2015 a “trazione grillina”, approvata nell’agosto scorso e impugnata in ottobre da Palazzo Chigi perché «eccede i limiti di competenza regionale».

Una questione aperta e tutt’ora oggetto, in attesa del rattoppo, di mediazione fra integralisti del servizio pubblico (il presidente Rosario Crocetta) e laici del libero mercato (l’assessora, Vania Contrafatto, renziana). Il testo della riforma bocciata da Roma è il festival dei buoni propositi. Si va dal «nessuno può essere privato dell’acqua, nemmeno se indigente» al proclama secondo il quale «l’acqua, come bene pubblico non assoggettabile a finalità lucrative» avrà una tariffa unica e popolare. Anzi, «tendenzialmente» unica; perché in Sicilia un avverbio è meglio comunque aggiungerlo, non si sa mai. Sul campo c’è la battaglia, sincera e a testa alta, di decine di comitati di cittadini. Ma la realtà, nell’isola racconta un’altra storia.

Che non è soltanto quella della scandalosa sete di Messina, dei guasti all’Ancipa con disservizi nell’Ennese, dell’acqua «potabile ma non bevibile» di Gela, delle tariffe astronomiche per un’erogazione a singhiozzo nell’Agrigentino. E non basta nemmeno il fil rouge che lega le numerose inchieste delle procure siciliane in materia: dall’acquedotto in tilt (Messina) al liquido torbido (Caltanissetta), dalla gestione del servizio (Agrigento) all’acqua adulterata (Siracusa). Il punto è un altro. E cioè che in Sicilia l’acqua è in mano ai privati. Multinazionali, soprattutto. Intoccabili.

Tant’è che persino la pioneristica riforma votata all’Ars non sarebbe riuscita a scalfire, ad esempio, il monopolio di Siciliacque Spa. Una società partecipata al 25% dalla Regione, ma per 3/4 in mano a Idrosicilia Spa. Una società composta dal colosso francese Veolia Water St (59,6%), da Enel (40%) e da Emit (0,1%). Veolia, fino al 2005, era Vivendi. Un colosso, legato (14%) al magnate francese Vincent Bellorè, che in Italia ha interessi nelle assicurazioni e nelle telecomunicazioni, con il 14,9% di Telecom Italia e una partership con Enel per Metroweb nella banda larga. La cassaforte di Bellorè (il cui fatturato è al 27% generato in Africa) è il potentissimo fondo Usa “BlackRock”.

Siciliacque eroga 90 milioni di metri cubi di acqua potabile a mezza Sicilia anche grazie agli impianti ereditati dall’Eas (Ente acquedotti siciliani), in liquidazione da oltre un decennio ma mai liquidato. In tutto 1.800 chilometri di rete, 13 acquedotti, 6 invasi, un dissalatore e 5 mega-potabilizzatori. Siciliacque è concessionaria fino al 2044, con un investimento – coperto da Unicredit e Banca Intesa – di 580 milioni nel quarantennio.

«La piratizzazione dell’acqua siciliana», la definisce Mario Di Mauro, spin doctor della fase più autentica dell’autonomismo di Raffaele Lombardo e fondatore di “Terra e LiberAzione”.

«Un leader del neoindipendentismo, -si definisce-oggi siciliano scazzato ma resistente». E incontinente – aggiungiamo noi – nei suoi blog. La privatizzazione? «Inscenarono lo spettacolo della sete, nell’estate 2002, per legittimare la svendita. Un capolavoro di cinema coloniale». Il partner privato della Regione ha vinto regolarmente un bando, voluto dal governo di Totò Cuffaro. E non ha alcuna intenzione di mollare la gestione.

Al di là delle onerose clausole rescissorie, il presidente della società, Antonio Tito, ha ricordato che se la Regione si tirasse indietro dovrebbe anche «restituire i 160 milioni di investimenti già effettuati».

Ma i Comuni si lamentano di tariffe ritenute troppo alte. «Siciliacque – racconta Di Mauro – acquista l’acqua dai disidratati consorzi di bonifica a 5 centesimi al metro cubo, a fronte di una tariffa media nazionale praticata al gestore che è di 20 centesimi, e la rivende a un prezzo compreso fra 79 e 98. Cioè: la compra a un quarto del valore e la rivende con un ricarico medio di 18 volte».

Va però ricordato che il Tar, a giugno scorso, ha dato ragione a Siciliacque contro l’Eas: non è dovuto il canone dell’ex gestore alla nuova società, e lo “sconto” «non determina alcun vantaggio in favore di Siciliacque, riflettendosi esclusivamente sull’abbattimento delle tariffe agli utenti».

Cioè: mezza Sicilia. Di Mauro, a proposito di multinazionali, cita un altro caso-simbolo: Acqua VeraSanta Rosalia, marchio della San Pellegrino, di proprietà del colosso Nestlé. Dal 2007 operava in concessione con la Regione: 100 euro al giorno di royalties («quanto una prostituta sulla Catania-Gela», ironizza l’indipendentista) per una dotazione di 10 litri al secondo nel bacino idrico di Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino. L’accordo, nel quinquennio, prevedeva la possibilità di raggiungere quota 250 milioni di litri di produzione. «Nel 2009 la società chiede un’altra concessione per raddoppiare il prelievo, ma il presidente Lombardo decide di bloccarla. La Nestlé impugna la delibera e nel 2011 il Tribunale superiore delle Acque di Roma accoglie il ricorso e riapre i termini per l’istanza all’Ente minerario di Caltanissetta». Così, nel luglio del 2013, nella Gurs viene pubblicato il via libera «a 380 milioni di bottiglie di acqua minerale» prese dal ricco bacino che rifornisce l’area dei monti Sicani e Agrigento. «Mentre dai rubinetti degli agrigentini non è mai uscita una sola goccia di acqua potabile e quella lurida è stata razionata fino a quattro ore in 18 giorni», annota Di Mauro. Che sfodera anche tre studi geologici (dei docenti Trevisan, Alaimo e Daima, dal 1963 al 1990) sul bacino acquifero della Quisquina, esteso 48 kmq, che alimenta diversi sorgenti. E «la falda acquifera intercettata non è una nuova risorsa idrica, come invece prescriveva l’originario permesso di ricerca, ma trattasi di una risorsa ben nota».

New entry in arrivo? «Dopo l’acquisizione di un’impresa locale, nell’Ennese, da parte del colosso Ferrarelle, il mercato – “rassicura” Di Mauro – è saturo, il cartello è chiuso». Anche se è giusto ricordare che fra i punti della riforma dell’Ars c’era lo stop a nuove concessioni per l’imbottigliamento.

Il servizio idrico di Agrigento è gestito da Girgenti Acque, 330 dipendenti. «Un assumificio», la definizione del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti ambientali. La società al centro di indagini su assunzioni e bollette pazze, ma anche su un’ipotesi di truffa per la mancata riparazione della rete fognaria di Ribera nonostante il canone di depurazione chiesto in bolletta. Il presidente di Girgenti Acque, Marco Campione, è stato stato arrestato nel blitz sulle tangenti all’Agenzia delle Entrate di Agrigento. Ma questo, con l’acqua, non c’entra. C’entra, invece, la circostanza che capofila del raggruppamento d’imprese di Girgenti Acque sia Acoset. Che a Catania eroga il servizio a 20 comuni e 350mila cittadini, «con tariffe fra le più alte d’Italia», secondo le associazioni dei consumatori. Acoset entrò anche nella gestione di Caltanissetta, come si legge nel dossier “Privati dell’acqua” di Carlo Ruta, assieme alla “Ibi” di Pozzuoli (fra le sconfitte nella gara) «attraverso l’acquisizione di una quota cospicua dalla Galva del gruppo Pisante».

Lo stesso, indagato per vari reati da più Procure d’Italia, a cui è riconducibile la quota Enit in Siciliacque; lo stesso interessato, assieme ad altri, all’affare degli inceneritori nell’Isola. A proposito di Caltanissetta. Come ricostruisce Saul Caia sul Fatto Quotidiano, Caltacqua (denominazione ufficiale “Acque di Caltanissetta Spa”) è stata fondata nel 2006 da dalla spagnola Aqualia, che si aggiudicò l’appalto da 16 milioni. Il colosso spagnolo controlla il 33% del mercato iberico ed è un pezzo della holding Fcc (”Fomento de Construcciones y Contratas”), presente in 34 Paesi con azionisti vip come Bill Gates e George Soros. Ma la Procura di Caltanissetta non guarda in faccia nessuno: a febbraio, nell’operazione “Acqua Pulita”, sequestrò 15 autolavaggi. I pm riscontarono «valori inquinanti e tracce di metalli pesanti» nei torrenti nisseni. Reti fognarie e depuratore in tilt, ma anche «nessun controllo sui reflui scaricati nella rete», come ha detto il sostituto della Dda nissena, Luigi Leghissa, alla commissione parlamentare d’inchiesta. Confermando, in quella sede, l’apertura di «un procedimento a carico di dirigenti e amministratori» di Caltacqua.

 

Che s’è sempre difesa, legittimamente, ricordando di aver ereditato «una situazione con grossi problemi di inefficienza». Ma i magistrati, guidati da Lia Sava, vogliono vederci chiaro anche sui 127 milioni di fondi pubblici stanziati per il piano triennale 2006/08 per adeguamenti di depurazione mai realizzati. Soldi ricollocati per il triennio 2013/15. Ultimo accenno al Sud-Est. Con passaggio obbligatorio su Siracusa. Dove, dopo il crac di Sai8 (70 milioni di debiti), l’appalto da 16 milioni è stato vinto da Siam (Servizio integrato acque mediterraneo), che fa capo a un’altra società spagnola, la Dam, “Depuratión de Aguas del Mediterraneo”, in partnership con la Onda Srl. Quest’ultima, amministrata da Luigi Martines (cognato dell’ex assessore regionale Fabio Granata), è controllata al 90% da Sinergia R&S, mentre un 5% a testa è di Eurospark Holding Limited e Rolpena Limited. Società che, a loro volta, detengono Sinergia. Entrambe riconducibili ad Anton L. Tabon, figlio dell’ex speaker del Parlamento maltese, Anton. La Sicilia dei padroni dell’acqua è un giro del mondo fra multinazionali, fondi stranieri, big della finanza planetaria. E poi dicono che l’Isola non attrae capitali stranieri. Non è vero, quando ci sono guadagni facili. Anche se, talvolta, sulla pelle dei cittadini.

twitter: @MarioBarresiVv

 

 

INTERFERENZE  1 copertinaLA BOLLETTA COLONIALISTA

Mentre a Parigi andava in scena COP21, la replica dello spettacolo globale sui presunti “cambiamenti climatici” di causa antropica, con massicce dosi di catastrofismo e future piaghe d’Egitto: una balla spaziale, priva di Equazione, inventata dalle forze mentali di una frazione dell’imperialismo americano, quella dei profitti “eco-rinnovabili”, una balla griffata IPCC, impugnata nella contesa energetica in corso contro la “frazione petrolifera”, quella dei trivellatori benzinari…Mentre milioni di umani sfilavano per la salvezza del Pianeta, ignari che il clima è determinato dal Sole e dai Vulcani assai più che dai pur sempre nocivi e sostituibili attuali “motori dello sviluppo”…Mentre capi di stato e illustri accademici sfilavano sorridenti a favore di telecamere, dopo essersi scannati in dark room per tutt’altre spartitorie ragioni… a Roma, il 2 dicembre, senza schiamazzi né pubblicità spettacolare, è stata varata l’ennesima riformetta delle Massomafie tosco-padane, che ci dominano fin dal 1860. La riformetta delle tariffe elettriche:  aumenti devastanti fino al 30% alle fasce medio-basse, “profitti rinnovabili” per circa un miliardo e mezzo. In più. Ogni anno. Olè!. Vengono colpite brutalmente anche le famiglie e aziende che hanno installato pannelli fotovoltaici.

In Sicilia continueremo a pagare la bolletta elettrica più cara d’Europa. Molto più cara. Una bolletta colonialista, che pochi studiano veramente, che quasi nessuno capisce. Che tutti pagano, come un branco di pecore cornute e mazziate. Mentre Terna, la multinazionale tricolorata, costruisce il suo Ponte elettrico per saccheggiarci del tutto, spacciando, in simultanea, la pillola scaduta della necessità del “Ponte” di connessione con la rete italiana, per abbassare le nostre bollette. E’ una bufala colossale. L’Istituto TerraeLiberAzione l’ha smontata. Senza bisogno di alcuna Equazione. Ma per analogia: studiando diverse reti regionali, e scoprendo l’isola-elettrica nella rete texana!. In Texas, ogni notte, hanno anche corrente gratuita, da fonti eco-rinnovabili: possono farlo non essendosi mai connessi alla rete statunitense integrata!. In Texas, dove la lotta tra “frazione fossile” e “frazione rinnovabile”, almeno, è una cosa seria. E non una farsa da avanspettacolo come quella inscenata in questa italietta fallita che da pure lezioni alla Sicilia fallita, sprofondata nelle nebbie di una lunga Notte coloniale. Ne scriviamo sulla nostra nuova rivista “Interferenze” (scaricabile dal blog: http://www.terraeliberazione.wordpress.com). Buon Anno Nuovo, e prepariamo le candele!.

Mario Di Mauro-Fondatore di “TerraeLiberAzione”

SIMBOLO M33

“PREZZI NAZIONALI” E “MERCATO COLONIALE”.

NESSUNO LI CAPISCE?

E’ FACILE CONFONDERE LA “BOLLETTA PIU’ ALTA D’EUROPA” COI LIMITI PUBBLICIZZATI DEL MERCATO COLONIALE SICILIANO E LE SUE OBSOLESCENZE STRUTTURALI…UNA ANALISI CHE -PER ESEMPIO- IGNORA L’EOLICO, LA PETROLCHIMICA ENERGIVORA…ECC.-IN TEXAS NE RIDEREBBERO. MA IL TEXAS E’ UN’ISOLA (ELETTRICA), LA SICILIA E’ UNA COLONIA ENERGETICA. LA BOLLETTA PIU CARA D’EUROPA E’ PAGATA IN SICILIA. I MOTIVI SONO ALTRI…E IL SURPLUS PRODUTTIVO (CONGESTIONE), -SE AVESSERO GLI ACCUMULATORI AL LITIO!-I PREZZI DOVREBBE ABBASSARLI NON AUMENTARLI. IL PROBLEMA ‘ E’ IL P.U.P., IL MERCATO ITALIANO… L’INDIPENDENTISMO E’ SCIENZA CRITICA CHE GUARDA AL FUTURO: NON CON GLI OCCHI DI TERNA E DEI SUOI COLONIALISTICI “PONTI ELETTRICI”. SUL BLOG TERRAELIBERAZIONE QUALCOSA LA SPIEGHIAMO…DA ANNI.

INTERFERENZE  1 copertina

INTERFERENZE imp V-03 aggiornata

“LADRI DI VENTO”

524240_381849148537512_1468202988_nAlla vigilia di capodanno, da Ganci, arriva un altro no all’istallazione di un impianto eolico nelle Madonie. Dopo quello di Petralia Soprana, anche il consiglio comunale di Gangi, ha votato all’unanimità un documento in cui si esprime parere contrario al progetto presentato dalla società Fonteolica che prevede la realizzazione di un parco eolico sul territorio di Geraci Siculo: <<Il parco ricadrebbe in una zona a ridosso del centro abitato del comune di Gangi e del Santuario dello Spirito Santo dove si trovano diverse aziende agricole. Il parco sarebbe anche vicino alla zona archeologica di Monte Alburchia e in parte del territorio che il comune di Gangi ha proposto per l’inclusione nel Parco regionale delle Madonie. Verrebbe a deturpare un paesaggio di rara bellezza e suggestione, di assoluto interesse naturalistico, nonché di attrattiva turistica>>.

Sull’impatto paesaggistico devastante dei grandi boschi di Torri del Vento nessuno dovrebbe avere dubbi. Poco si sa però dell’impatto sociale devastante sul piano finanziario, al di là degli incentivi (ora ridotti, ma pur sempre una manna madonita!)… l’impatto storico sul mancato sviluppo della Sicilia in chiave sovranista e indipendente, a partire da un settore strategico decisivo come quello energetico. La Sicilia è colonia energetica, e paga le bollette più alte d’Europa. Il resto sono chiacchiere, parole al…vento. Ignoranza spaventosa. E complicità da corte marziale.

L’Eolico siciliano vale anche Miliardi di dollari, euro, sterline…E il modello di calcolo che usiamo non è quello rozzo dei bocconiani!. Miliardi ogni anno. Alla faccia della Sicilia povera e bisognosa di caritatevoli aiuti dalle Massomafie tosco-padane ed europee: coi soldi nostri!.

La finestra scellerata che il caos della Regione fallita ha riaperto, per lunghi mesi, ai profitti rinnovabili del macro Eolico, alle sue Multinazionali &C., è un regalo alla logica coloniale dei “Ladri di Vento”: che sia distrazione crocettiana o risultato dell’azione di una lobby di ascari e mercenari, del PD o meno, cambia poco la sostanza della questione energetica nell’Isola contesa. La questione del saccheggio di ogni risorsa siciliana. Un saccheggio invisibile come il vento, avvolto nelle nebbie fitte dello Spettacolo coloniale, spezzate solo da qualche interferenza che TerraeLiberAzione e pochi altri si riesce a produrre.

La finestra è stata riaperta, dopo lo stop che avevamo imposto come dei Don Chisciotte negli anni buoni del movimento per l’Autonomia. Ciò malgrado la “quota eolica” nel saccheggio energetico dell’Isola contesa è al momento “saturata”: non solo e non tanto dalla Rete- interessata da una ristrutturazione colonialista convergente verso il Ponte Elettrico di Terna che porterà al Nord l’energia prodotta in Sicilia (e non il contrario). Con la menzogna spudorata secondo cui il “Ponte Elettrico” –connettendo la nostra “regione elettrica” alla Rete italiana- servirà ad abbassare le bollette dei Siciliani!.

In Texas l’energia eolica produce corrente gratuita tutte le notti: ciò è possibile perché il Texas è un’Isola Elettrica, avendo sempre rifiutato la connessione con la rete statunitense. A dirla tutta c’è anche un elettrodotto sottomarino che conduce corrente dalla Sicilia a Malta. Terna bluffa, l’ignoranza dei Siciliani fa il resto.

Il mercato elettrico “eolico” comunque, al momento è saturo. I consumi del sistema-Sicilia non cresceranno. Il problema dei saccheggiatori è questo. E va rilevata, in prospettiva, anche la ridislocazione di grandi gruppi industrial-finanziari verso il business “africano” delle biomasse e del biogas. E della “Banda Larga”…Molto larga. I nomi saranno i soliti sconosciuti, incluso Vincent Bollorè e la sua Veolia-Vivendi, padroni, con Enel, di Siciliacque S.p.A.. Spunteranno, in ordine sparso, i colossi energetici dell’imperialismo europeo: grandi manovre sono in corso, con una EDF francese, che inglobata AREVA e il nucleare dell’Esagono, si sviluppa nell’idroelettrico cercando sponde finanziarie in Italia (F2i di Gamberale, si dice); con ENI che si rilancia nelle biomasse e nel solare termico. Attenti: senza la piattaforma siciliana “a costo zero” non vanno da nessuna parte. La Sicilia sarà al centro di molti giochi. I Siciliani no. Non esistono. Zerotituli.

Chi comanda in Sicilia?. A chi appartiene la Sicilia?. Chi ne controlla il suolo e il sottosuolo, lo spazio aereo e le acque territoriali?. Altri pirati hanno messo le mani sull’Isola contesa, l’Isola del Tesoro, facendone un bankomat miliardario, oltre chè una Fortezza militare strategica nella loro visione diabolica del Mondo. E’ una Sicilia peggio di Portorico. Basterebbe avere “occhi per vedere”: perfino i dettagli. Eccone uno, chiaro e preciso, sebbene invisibile come il Vento e inafferrabile come un’Aria che cambia.

“LADRI DI VENTO”. I dati 2014 di produzione di elettricità eolica –in Sicilia: 2,4 miliardi di kilowattora. ll sistema-Sicilia, nel 2014, ha prodotto 4,81 miliardi di kwh di energie rinnovabili, a costo carburante zero, pari a circa ¼ del totale (19,808 miliardi di kwh). L’Isola è una grande Wind Farm dell’imperialismo europeo, destinata a diventarne una Piattaforma Energetica Strategica integrata nelle Reti e dorsali globali energetiche, informatiche e militari.

Al centro del Mediterraneo, tra Suez e Tangeri, il primo corridoio commerciale del Pianeta, il cui Porto-Zona Franca di comando è però quello di Amburgo, Città-Stato tedesca, integrato al grande hub di Rotterdam!. Sebbene contrastato appena in tempo, dopo l’iniziale e coloniale via libera di Cuffaro, quello dell’Eolico in Sicilia è stato un ciclo di investimenti a redditività strepitosa (energia venduta a Terna o Enel D.+incentivi stellari dalle bollette/certificati verdi=moltiplicatore 4+X!).

Una decina di anni fa il decollo del mercato energetico dei profitti “rinnovabili” e il suo impazzimento venne determinato dalla remunerazione garantita dal sistema dei Certificati verdi: un valore intorno ai 155 euro/kWh. E prima dell’introduzione delle aste basate sul ribasso il costo della generazione da fonte eolica era “automaticamente” allineato al valore dei Certificati verdi. Una doppia cuccagna: altro che “libero mercato” e leggi bronzee della concorrenza!. Se qualcuno volesse passarsi il tempo…per farsi una idea di quali cifre siano in ballo si giochi i numeri del 2014: 2,4 miliardi di kwh col dato estratto a caso relativo ai soli Certificati verdi: 155 euro kwh. Per dare una misura delle cifre miliardarie…Una bella moltiplicazione e poi mi viene a spiegare perchè la Sicilia è povera e bisognosa di caritatevoli aiuti.

I “Ladri di Vento &C” operano nel rispetto della Legge. La Legalità coloniale. Ma anche la Matematica anticolonialista ha le sue Leggi. A capirci qualcosa sono in pochi, e tra questi pochi non ci sono i deputati regionali. Una pagliacciata -purtroppo- è stata anche la Legge sull’Eolico appena varata, martedì 17 novembre. No, non cercatela con questa denominazione!. Il ddl 847/A si intitola: “Norme in materia di tutela aree caratterizzate da vulnerabilità e valenze ambientali e paesaggistiche”.

Nebbia fitta nella Riserva sicilindiana!. Il capolavoro, “tendenzialmente” epocale, partorito dalla Commissione Ambiente dell’ARS, è stato approvato dall’Aula con un solo voto contrario!. I Cinquestelle hanno brindato alla “loro” vittoria in un clima festoso sintetizzato dall’on.Trizzino: “In casi come questo non c’è colore politico, ma solo la volontà di fare al meglio l’interesse pubblico!”.

Vero è, il Vento non ha colore, di alcun genere. L’Intelligenza neanche…

Imporre un tetto di 20 kilowatt a un impiantino eolico –(200-400 kwh occorrono per una discreta Azienda agricola, zootecnica, artigianale ecc. o per un grande condominio o isolato o piccolo villaggio!)- denota una visione bucolica della Realtà. Passiamo dai Ladri di Vento colonialisti su scala industriale (2,4 miliardi di kilowattora-2014!), a Robinson Crosuè e Venerdì nell’Isola dei Naufraghi!. Ma il problema non è più solo questo.

Qui si gioca con gli zeri, si entra in Aula con 200 e se ne esce con 20, quando gli zeri si moltiplicano nelle nebbie coloniali, nei milioni di investimenti trasformati in miliardi di profitti dai “Ladri di Vento” e, fra un po’, dagli alchimisti trasformatori in luce elettrica di monnezze e vegetazione siculafricana (se ne occupò Jonathan Swift –tre secoli fa- nei Viaggi di Gulliver: gli scienziati dell’Accademia di Lagado, ma quelli almeno trasformavano in cibo, i barili di Bristol pieni di merda!).

E’ una leggina asfittica come chi l’ha votata, un passo indietro rispetto alla logica di “Piano Energetico” finalizzato però non più a legittime difese donchisciottesche dal rischio Giungla di Torri a Vento, quanto alla Sovranità energetica del Popolo siciliano. Perfino i grandi Fondi di investimento asiatici non disdegnerebbero joint venture con un “Ente Siciliano Energia Elettrica e Gas” preferendolo ai profitti “rinnovabili” delle Massomafie europee e tosco-padane e delle loro “Compagnie delle Indie”. Washington direbbe: Not in Sicily!. Ma a chi stiamo parlando? A un muro di gomma!. Io Tarzan, tu Cita?.

Bon Annu Novu.

@30 dicembre 2015. Mario Di Mauro-Fondatore TerraeLiberAzione.

foto

L’ISOLA DELLA MONNEZZA MILIARDARIA

IL RITORNO DEI MEGAINCENERITORI COLONIALI

 SIMBOLO TERRA LOTTA

QUELLO DELLA MESSA A PROFITTO SU SCALA INDUSTRIALE DEL CICLO DEI RIFIUTI DELLA RISERVA SICILINDIANA, E’ UN FRONTE DECENNALE, ANIMATO DA UNA LOBBY POTENTISSIMA -IL GRUPPO FALK NON MOLLA!- E SOSTENUTO, COME E’ NORMALE CHE SIA DA 155 ANNI, DAI VARI “NAZARENI” DELLE MASSOMAFIE TOSCOPADANE. UN FRONTE DEL PROFITTO E DEL SACCHEGGIO COLONIALE DELL’ISOLA CONTESA.

QUESTA OPERAZIONE “MONNEZZA MILIARDARIA” ERA STATA SBARRATA NEL 2008. CON CONSEGUENZE POLITICHE MICIDIALI…POICHE’ LO STOP AI MEGAINCENERITORI -FABBRICHE DI DIOSSINE FURANI POLVERI SOTTILI…-CONTRIBUI’ NON POCO AL “GOLPE MEDIATICO-GIUDIZIARIO” CHE TRAVOLSE IL GIA’ PRECARIO ULTIMO GOVERNO LOMBARDO E L’INCONSISTENTE E RAFFAZZONATO “MPA”.

ORA, I GRANDI MONNEZZARI TOSCOPADANI -MA ANCHE ENEL, CHE E’ PEGGIO DI LORO!- SONO TORNATI ALLA CARICA: E’ UNA LOBBY MOLTO POTENTE, E STAVOLTA HANNO IL GOVERNO AMICO.

Si comprano tutti?. Potrebbero perfino non averne bisogno!.

No ai Megainceneritori! Ci sono almeno dieci alternative! No al colonialismo della monnezza!.

@2007-2015. La Lotta continua!. TERRAELIBERAZIONE.

 ***

DOCUMENTI di TERRAELIBERAZIONE (archivio 2007-2008) DISCUSSI -QUANNU FU- ANCHE A LIVELLO DI “GOVERNANCE” REGIONALE. PRIMA DEL GOLPE MEDIATICO-GIUDIZIARIO…UNA STORIA SCONOSCIUTA, TUTTA DA RACCONTARE: AL MOMENTO LA STORIA LA SCRIVONO NEI TRIBUNALI. CI TOLGONO ANCHE IL GUSTO DI CRITICARNE I LIMITI E LE CONTRADDIZIONI CHE AVEVAMO BEN PREVISTO…

PER CAPIRE IL RITORNO DEGLI “INCENERITORI” SPONSORIZZATI DALLE MASSOMAFIE TOSCO-PADANE SI DEVE CAPIRE INTANTO QUANTO E’ ACCADUTO IN QUEGLI ANNI…LO STOP AGLI “INCENERITORI” E’ UNA DELLE  CAUSE DEL GOLPE MEDIATICO-GIUDIZIARIO DEL 2010-2011 E DEI SUOI EFFETTI DEVASTANTI, CHE HANNO APERTO LA STRADA ALL’UOMO DEI VEL/ENI, DELLE TRIVELLE, DEI CONTENZIOSI “CHIUSI” COL GRUPPO FALK (COMPROPRIETARIO PARE DEL PARTITO-GIORNALE LA REPUBBLICA) E COSI’ VIA COLONIZZANDO. SULL’ARGOMENTO NON APRIAMO DIBATTITI. LA NOSTRA PAZIENZA E’ INFINITA, IL NOSTRO TEMPO, NO!.

 

 Nostre lettere del 2007-2008 al Presidente della Regione/.

Ciclo dei Rifiuti: altri Veleni?

 FERMARE IL DESERTO CHE AVANZA

In vista della Conferenza dei Servizi della Regione Siciliana che si terrà il 4 Dicembre 2007, per dare il via alla costruzione dei previsti e discussi 4 Megainceneritori in Sicilia, chiediamo una moratoria urgente, così motivata:

 1) Che la Regione Siciliana aderisca, sul piano della Strategia da perseguire con Metodo nel Tempo, al “percorso rifiuti zero” per restituire la Sicilia alla sua storica vocazione di “Isola – Giardino”.

2) Siano annullate le esorbitanti quote fisse di conferimento stabilite per gli “inceneritori a recupero energetico” e siano comunque ridimensionati gli impianti, rispetto a quote variabili riferite alla frazione residua inferiori al 25% del totale RSU (Rifiuti Solidi Urbani). La massimizzazione del profitto, obiettivo del gestore privato, dipende in gran parte dall’aumento dell’incenerimento, il che si traduce in interesse all’incremento del totale dei rifiuti prodotti e ostacolo legalizzato alla riduzione dei rifiuti e al decollo della raccolta differenziata con connessi riutilizzo e riciclaggio. Prova di tale palese contrasto sono clausole contrattuali “blindate” che prevedono una sovratassa a carico dei Comuni serviti, in caso di minore conferimento di RSU, provenienti da frazione residua indifferenziata, rispetto ad un quantitativo annuo coincidente al pieno regime dell’impianto. E’ un delirio colonialista e sfacciato, che deve necessariamente avere in Sicilia complici potenti e corrotti.

 3) Si preveda intanto di sottoporre gli “impianti” ad un monitoraggio continuo delle emissioni accessibile ad ogni cittadino via internet.

 4) Si scelga con maggior assennatezza tra inceneritore, gassificatore, pirolizzatore… ed in caso di auspicato esito alternativo alle attuali scelte si predisponga, con urgenza, un piano di sostituzione, poichè, è ovvio, il problema rifiuti esiste e va affrontato comunque.

 5) L’allocazione dell’impianto di Paternò, sul Fiume Simeto (area S.I.C.), è un crimine puro e semplice. Che la sua revoca sia immediata. Vogliono la “guerriglia” nella Piana di Catania?. Noi siamo pronti.

 @ 4 Novembre 2007. Terra e LiberAzione.

 

Ciclo dei rifiuti: altri veleni?

 CERCARE SUBITO LA SOLUZIONE MIGLIORE

 E’ sotto gli occhi di tutti l’urgenza di riorganizzazione del ciclo dei rifiuti: ma l’alternativa al suo primitivismo attuale non può essere il colera tecnologico che parla la lingua delle diossine, dei furani e delle polveri sottili (PM10 e PM25)!. Una strage annunciata in cui il Popolo siciliano, per l’ennesima volta, sarebbe sacrificato sull’altare del Dio Profitto in versione coloniale.

 Considerando prioritaria la tutela della Salute (cioè del Paesaggio naturale e umano, inclusi i Conti pubblici), rileviamo che agli albori della nostra Autonomia una solida concezione della Funzione pubblica informava la politica regionale: l’Ente Siciliano Energia, l’Ente Sviluppo Agricolo, l’Ente Minerario Siciliano, l’Azienda Siciliana Trasporti… furono tutti germogli presto divelti per l’inefficienza di un ceto politico “distratto”.

 Di quello sforzo positivo vanno raccolti i semi, da noi gelosamente conservati a disprezzo dell’indifferenza o della sprezzante derisione.

 Lodiamo intanto l’accorta moratoria de facto -peraltro da noi suggerita il 4 Novembre 2007 e di cui abbiamo discusso nel merito anche col nostro amico Raffaele Lombardo, inclusi alcuni retroscena della vicenda a dir poco inquietanti. La “moratoria de facto” aprirà certamente una guerra di carte (e speriamo solo carte), ma ha per il momento bloccato le infauste soluzioni finora paventate.

///E’ chiaro che il “partito degli inceneritori”, guidato da gruppi storici del capitale padano (Falk/ERG&C.) e supportato da quegli ascari “antimaf professionisti” di Confindustria Sicilia, non mollerà facilmente un affare ventennale, incentivato perfino coi fondi CIP6 destinati alle energie pulite e rinnovabili: un affare gigantesco di oltre 5 miliardi di euro (di cui 2 Mld già quasi nel…sacco!). Quanto alle animebelle dell’ambientalismo di regime è meglio non farci troppo affidamento: sono venduti alle multinazionali dei velENI, perfino apertamente, a botte di sponsorizzazioni e consulenze. Quanto a certi massmedia basta guardare i loro bilanci, le loro entrate pubblicitarie…per non dire di chi è direttamente a libro-paga dei Padroni. E tutti uniti, nello Spaccio alla Bestia, sotto l’ombrello ipocrita e anti-scientifico del Protocollo dei Savi di Kioto. Chi li conosce li evita.///

 La Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione” , con senso di responsabilità e sintesi scientifica, propone oggi:

 1-La costituzione di un Ente Regionale o comunque di una Task-force istituzionale per la direzione strategica delle Politiche Energetiche e della Gestione Integrata del Ciclo dei Rifiuti.

 2-La valutazione -e quindi la scelta, che potrà includere anche più tipologie- della tecnologia con minor impatto strategico sulla Salute e sui Conti pubblici.

 3) Un paio di alternative praticabili. Pur ritenendo un passo avanti la decisione politica del Governo regionale di non costruire i 4 sovradimensionati mega-termovalorizzatori e l’orientamento verso 8 impianti “al plasma” di piccole dimensioni che dimezzano l’impatto sull’aria e riducono al minimo possibile quello sulla rete viaria, produciamo anche alcuni esempi tra i meno attenzionati, , considerandoli sollecitazione per una più ingegnosa azione di Governo, della quale, nel suo piccolo, il presente Secondo Appello pregia essere parte:

  1. a) Gassificatore modello Husavik o pirolizzatore (produzione “Energo”), che rientrando nell’ambito del già predisposto Piano integrato di gestione dei rifiuti, presuppone nell’ottimizzazione il maggior impiego possibile dei trattamenti a freddo (recupero, compostaggio e TMB) per la riduzione della massa termovalorizzata e delle relative scorie;
  2. b) Sistema alternativo THOR (Total house waste recycling – riciclaggio completo dei rifiuti domestici), che trattando rifiuti indifferenziati esenta dai processi -e dai costi- preliminari della termovalorizzazione. Ancora in fase sperimentale, può supporsi avviabile una collaborazione attiva (compartecipativa) fra Regione, Università siciliane, CNR, e la ASSING spa (società già coinvolta nella realizzazione dei prototipi);

 Aprile 2008. Terra e LiberAzione.

il-porto-di-catania

NOTA INTEGRATIVA (PRIVATA) ALLE DUE “LETTERE”.

di Mario Di Mauro

(…) Non so fino a che punto riusciremo a conquistare una Verità sulle discariche abusive della nostra Piana: come fanno a non “vedere” centinaia di camion, in una zona tra le più sorvegliate del Pianeta?. Li c’è Sigonella -che peraltro scarica a Lentini tonnellate di rifiuti speciali: inclusi quelli del suo Ospedale militare, forse il più grande d’Europa?. Le denunce pubbliche le abbiamo fatte, le sollecitazioni di atti ispettivi istituzionali anche…la Mal’Aria è unnegghjiè. (…) Escludendo che il nostro possa essere un abbaglio, qui ci deve essere una Organizzazione “ecomafiosa” (mi viene pure da ridere!) di cui non si verrà mai a capo, tali e tante devono essere le complicità: bene che vada si aprirà un fascicolo, magari verrà istruito un processino, che finirà a niente, fra una decina di anni…L’aver bloccato le navi della monnezza al Porto di Catania (MPA+alleati) è stata una azione buona e un segnale chiaro: a tutti. Ma il “partito” dei Megainceneritori è l’interfaccia industrializzata di queste “ecomafie” nostrane che sembrano uscite dalle caverne del paleolitico. Non credo che la Mafia S.p.A. -quella globalizzata- abbia in questi immondezzai il suo core business. In ogni caso lo “spot della monnezza” dei Siciliani selvaggi verrà servito a pranzo e cena dai telegiornali dello Spettacolo coloniale, per spianare la strada alla Lobby dei vari Falk (e forse anche di grandi gruppi europei). Un miliardo all’anno, come minimo: e otterrebbero anche gli “incentivi” del conto energia per le rinnovabili. Un altro Pet Coke dei vel-ENI!.

La possibilità di batterli, senza una chiara strategia alternativa che includa il coinvolgimento popolare, è pari a zero.

Mettiamoci anche che la nostra gente è così alienata, ignorante, sradicata…questo popolo inesistente il cui metabolismo sociale è stato devastato dall’emigrazione dei migliori, che non saprebbe neanche farla una vera raccolta differenziata!.

Questa è l’Isola della Monnezza, in tutti i sensi.

Ad ogni modo, amu fattu trenta, facemu trentunu. Tra le diverse soluzioni alternative alle “discariche neolitiche” -business infinito dei soliti noti (Partito Antimaf-Confindustria incluso, vi raccumannu!)- credo possa essere valutato anche il sistema ARROWBIO.

L’ARROWBIO è un sistema che riesce a riciclare circa il 90% dei rifiuti senza l’ausilio della raccolta differenziata, come metalli ferrosi e non ferrosi, la plastica e il vetro. La carta viene invece utilizzata nella produzione di fertilizzanti e Biogas, utilizzabile per la produzione di energia elettrica.

Alla base di tutto il processo c’è l’ACQUA. Infatti tutti i rifiuti ne contengono una grande quantità. Questa viene utilizzata per una prima separazione dei materiali (i più pesanti non galleggiano), e per trattenere i cattivi odori. Grazie alla separazione in acqua, la produzione di compost pulito (cioè con meno contaminanti) avviene molto più facilmente e l’acqua è l’elemento base per la produzione di Biogas di ottima qualità (con elevato contenuto di metano) mediante digestione anaerobica (cioè con batteri che operano in assenza di ossigeno). Inoltre, visto che i rifiuti hanno un alto contenuto di umidità, quando si è a regime, il sistema non ha più bisogno di prelevare acqua dall’esterno.

Ma tralasciando i dati più tecnici che potete trovare a questo link: (da cui ho preso gran parte dei dati e ringrazio) http://cittadiariano.it/blog/aixes/2008/06/21/la-soluzione-arrowbio/

Passiamo ai numeri: questo metodo consente di recuperare l’80-90% dei materiali riciclabili (95% dei metalli ferrosi, 85% dei metalli non ferrosi, 85% della plastica, il 90% del vetro), malgrado non necessiti di raccolta differenziata.

Produce Biogas, essenzialmente metano, utile per ottenere energia elettrica (per alimentare lo stesso impianto, ad esempio) o come carburante pulito per il trasporto pubblico al posto dei carburanti fossili altamente inquinanti.

Non produce cattivi odori, né microparticelle, né diossina, né alcun tipo di elemento inquinante per l’aria, l’acqua e il suolo.

La percentuale di residuo è bassa (< 20%) e ulteriormente riducibile, e comunque è inerte.

Naturalmente ci sono molti altri vantaggi tecnici (come la qualità e la stabilità del metano e del compost prodotti dalla fermentazione anaerobica rispetto a quella aerobica, etc.)

Per far capire che non sto dando i numeri segnalo che lo Stato israeliano ha acquistato l’ArrowBio per trattare i rifiuti dell’intera Telaviv e del suo aereoporto. Grazie a questo riuscirà a fornire luce all’intera città.

Questo video è molto interessante e riassume tutto:

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=BYaC3EqsGyQ

Per quanto riguarda i costi, per un impianto di tipo ArrowBio da 75.000 t/anno, il costo dell’impianto è di circa 15 milioni di Euro. Ogni tonnellata di rifiuti in ingresso costa circa 40 Euro, ma produce una ricchezza (materiali riciclati + Biogas + fertilizzanti) pari a 25 Euro, cioè in pratica con questo sistema smaltire una tonnellata di rifiuti costa “solo” 15 Euro.

Tanto per fare un raffronto: mandare i rifiuti all’inceneritore o in discarica costa 90 Euro a tonnellata –in Sicily di più!!!- e per quanto possa essere fatto bene ci sarà sempre una percentuale di ceneri e microparticelle tossiche prodotte.

Servono comunque una Due Diligence rapida e chiara. E forse il coinvolgimento immediato dell’ANCI e di tutti i Sindaci. (…)

@2008. Istituto Terra e LiberAzione-Archivio.

SIMBOLO TERRA LOTTA

INTERVISTA ESCLUSIVA A FABIO MICALIZZI, presidente dell’Assopescatori siciliana, dalle cui denunce ha avuto origine l’inchiesta Poseidon sulla maxitruffa a danno del comparto pesca siciliano.

Realizzata oggi, a casa sua.

il-porto-di-catania

Dal 2008 a oggi ha presentato un centinaio di esposti e denunce ai Carabinieri, alle Procure di Catania, Palermo e Roma, nonché alla Guardia di Finanza. A seguito delle sue segnalazioni ha visto la luce l’inchiesta denominata ‘Poseidon’ sulle truffe ai fondi europei destinati alla pesca. Stiamo parlando del nostro fratello Fabio Micalizzi, presidente regionale dell’A.P.M.P., Associazione Pescatori Marittimi Professionali e consigliere della Camera di Commercio di Catania in rappresentanza del comparto pesca. Camminiamo insieme da anni, al Fronte del Porto di Catania, il suo quartier generale. On the road.

Fabio Micalizzi, grazie alle Sue denunce è stata scoperta quella che il sostituto procuratore di Catania ha definito una «collaudata organizzazione», composta da «soggetti in una rete di aziende compiacenti e pubblici funzionari inseriti in diverse istituzioni», che gestiva «il sistema dei finanziamenti pubblici, allo scopo di un illecito arricchimento». Ci può spiegare cos’è in breve “Poseidon” e da cosa nasce?
‘Poseidon’ nasce perché, a seguito dell’approvazione del Programma Operativo Regionale POR Sicilia 2000-2006 finanziato dai fondi strutturali dell’Unione Europea, è sorta una vera e propria <<progettopoli>> siciliana in cui comitati d’affari gestiti dalla malapolitica sono andati a pesca di contributi per progetti inutili e spesso mai realizzati. In particolare, nell’ambito del Progetto Integrato Territoriale PIT 30 delle Aci per la valorizzazione della pesca, sono stati finanziati 9 progetti, finiti adesso sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Nella lista delle persone coinvolte – 36 indagati, di cui 6 rinviati a giudizio – figurano amministratori, dipendenti e alti funzionari della Regione e del Comune di Acireale, imprenditori, manager, soci e dipendenti di società private, consorzi e cooperative. Sin dal 2006 ho scritto dapprima alla Regione e ai Comuni interessati di Acireale ed Aci Castello e successivamente alla Procura, per segnalare e denunciare come questi fondi europei destinati al comparto pesca stessero finendo nella rete fraudolenta di amministratori, consulenti e proggettisti piuttosto che essere utilizzati per le numerose problematiche da cui è afflitto il comparto pesca siciliano.
Quella riguardante la truffa sui fondi strutturali europei è solo una delle tante denunce da Lei presentate. Su cosa si incentrano le altre battaglie che ha condotto?
Alcune delle battaglie più importanti sono certamente quelle relative a: 1) la creazione di marchi di qualità; 2) i consorzi di ripopolamento ittico; 3) la gestione delle “quote tonno”.
Nella provincia di Catania c’è il record di “marchi di qualità del pescato”, dei quali non sono a conoscenza nè i pescatori nè gli armatori nè tantomeno i consumatori. Grazie alla creazione di questi marchi, de facto fittizi, si ricevono fondi per incarichi, consulenze, studi di settore, ricerche e pubblicazioni. L’ultimo di questi è stato finanziato, se non ricordo male, (d)alla Provincia Regionale di Catania poco prima del suo commissariamento.

Per quanto attiene, invece, i Consorzi di Ripopolamento Ittico, essi costituiscono degli enti che, secondo quanto previsto dalla L.R. n. 31 dell 1 agosto 1974, avrebbero dovuto implementare iniziative per il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di ripopolamento della fauna marina e, più ampiamente, per la tutela, lo sviluppo e il rilancio del comparto della Pesca. Ho scoperto la loro inutilità, l’inutilità dei consorzi, quando sono stato nominato consigliere del Consorzio di Ripopolamento Ittico del Golfo di Catania, istituito nell’aprile 1997. Ritenendo tale Ente di dubbia utilità al fine di perseguire le finalità per le quali era stato istituito, comunicai subito di voler recedere dalla qualità di socio del Consorzio, poiché mancava una progettualità strategica che ne giustificasse l’esistenza e la finalità pubblica. Preparai, dunque, un dossier in cui evidenziavo che i consorzi di ripopolamento ittico erano ben undici, ciascuno dei quali con presidente e relativo consiglio di amministrazione, e denunciai come essi rappresentassero dei veri e propri ‘stipendifici’ che costavano alle casse regionali ben due milioni di euro l’anno. Vi erano persino Consorzi ittici “di montagna” come il “Consorzio di Ripopolamento Ittico dei Nebrodi”! Grazie alle mie ripetute segnalazioni, nel 2012 si è arrivati al commissariamento dei consittici, ma siamo ancora in attesa che vengano sciolti definitivamente.
Un’altra anomalia contro la quale mi sono battuto riguarda la gestione delle quote tonno. L’Unione Europea, sulla base delle raccomandazioni dell’ICCAT, assegna a ciascuno Stato membro un quota di cattura del tonno e delle altre specie affini, ponendo così limitazioni al quantitativo di pesca consentito. Lo scopo, protezione e conservazione dei tonnidi, è certamente virtuoso e condivisibile: sono poco chiari e molto sospetti, invece, i meccanismi di assegnazione e gestione di codeste quote da parte del Ministero competente della Repubblica Italiana. Nutro forti sospetti che l’attribuzione e la distribuzione delle ‘quote tonno’ sia soggetta alla corresponsione di tangenti. Il tutto a discapito della pesca siciliana.
A proposito di pesca siciliana… La interrompo per chiederLe, appunto, qual è la situazione del settore ittico dell’Isola per quanto concerne i piccoli e medi pescatori che Lei rappresenta?
Innanzitutto posso dire che il ‘mercato unico’ europeo e i meccanismi del liberismo stanno uccidendo il pescato locale di qualità. Bisogna far sapere ai cittadini che l’80% del pesce che finisce sulle loro tavole proviene dall’estero. Tornando per un momento al tema delle ‘quote tonno’, i meccanismi di assegnazione favoriscono il mercato di scambi internazionale ed i grossi pescherecci multinazionali (giapponesi, canadesi) a discapito della pesca locale. Mi raccontano i pescatori di Porticello che si trovano spesso a dover assistere da spettatori nel “mare nostrum” alla pesca da parte di imbarcazioni battenti bandiera nipponica (situazione denunciata da Terra e LiberAzione, ventanni fa!, ndr). Sotto certi aspetti , inoltre, i pescatori professionali sono svantaggiati persino rispetto ai diportisti (pesca sportiva), ai quali è consentita la pesca di un tonno ogni 6 ore: se invece uno di loro, durante la pesca di altre specie, aggancia accidentalmente un tonno, è costretto a rigettarlo in mare (anche morto) per evitare di incorrere nelle severe multe della Capitaneria di Porto e della Guardia Costiera. La flotta della piccola e media pesca negli ultimi anni si è sostanzialmente dimezzata. A questo ha contribuito naturalmente anche la gestione truffaldina di fondi che avrebbero potuto dare una boccata d’ossigeno, innovare e rilanciare il comparto pesca. Chiedo poi a gran voce che la Regione Siciliana intervenga direttamente in materia di pesca, legiferando autonomamente come il vigente Statuto le consente. Mi rendo conto che la mia risulta essere una richiesta surreale, considerato l’atteggiamento di troppi amministratori ascari che da decenni vendono e svendono le ricchezze del suolo del sottosuolo e del mare siciliani. E’ paradossale, peraltro, che in una Terra come la Sicilia, con oltre 1000 chilometri di costa, non esista un Assessorato al Mare, che si occupi interamente delle nostre acque territoriali con tutto ciò che ad esse afferisce in termini di patrimonio e produttività (come giustamente sostiene Mario Di Mauro, il fondatore di Terra e LiberAzione).

Signor Micalizzi, per concludere ritorniamo all’inchiesta Poseidon che ha dato inizio alla nostra intervista. Come crede che si concluderà la vicenda? Prevede una condanna a strascico di tutti i responsabili delle truffe o teme una soluzione “all’italiana” con ennesimo buco nell’acqua… giudiziario?
Posso dire che, dopo anni di denunce e battaglie, mi sono emozionato nell’apprendere che la magistratura aveva finalmente scoperchiato questo vaso di Pandora della ‘progettopoli’ siciliana. Naturalmente auspico che i responsabili di qualsiasi livello e prestigio vengano condannati. Sono stato spesso deriso per la mia ostinazione nel denunciare il malaffare e hanno provato anche ad isolarmi e a mettermi contro gli stessi pescatori, creando associazioni alternative all’A.P.M.P. con il solo scopo di sgretolare la categoria. Adesso, però, riacquisto fiducia che anche altre mie denunce possano trovare sbocco in inchieste giudiziarie. Ad esempio quella riguardante l’Area Marina Protetta di Aci Trezza: per la sua istituzione e mantenimento vengono incassati parecchi quattrini, ma nella realtà essa è invasa da discariche abusive che riversano in mare ogni minuto ettolitri di liquami e rifiuti.

FORZA FABIO!

@TERRAELIBERAZIONE-FRONTEDELPORTO-CATANIA.

-a cura di Stefano Fiamingo.

554616_360782560644171_214374934_n

AL ROGO LE PROVE!

Palermo, 30 gennaio 2016. “Incursione, la notte scorsa, nella sede Ciapi di Palermo, in via Agostino Barbarigo, dove ignoti, dopo avere forzato l’ingresso, hanno portato via documenti, ma soprattutto la cassaforte. Sul posto ci sono ancora gli agenti della Digos e della polizia scientifica che stanno eseguendo il sopralluogo. Da una prima ricognizione, mancano all’appello le carte dei processi che hanno coinvolto l’ente di formazione. Rovistati anche tutti gli armadi che custodivano gli archivi…”. Al rogo le prove, e cu n’appi-n’appi!.

Il Ciapi è un ente regionale di formazione professionale; ebbe anche una sua fase positiva: falegnami, meccanici, tornitori…Non era ancora il tempo degli estetisti e tronisti da “Uomini e Donne”.

Quella del Ciapi è una storia siciliana che, in un certo senso, è metafora del ciclo storico dell’Autonomia vigilata e scientificamente fatta fallire: un giro a vuoto lungo 70 anni. Fatta fallire da Roma e dai suoi ascari, burocrati e mercenari sicilidioti.

Nel business dei “corsi di formazione” si è consumata una delle vicende più demenziali della storia recente della “Sicilia italiana”. Il “miliardo della deformazione professionale” venne denunciato oltre dieci anni fa dall’Istituto “Terra e LiberAzione”.

La palude dei formatori a caccia di formati e riformati e, soprattutto, le “teste dell’acqua”, che ne fecero una macchina di riciclaggio clientelare ed elettorale di danaro pubblico: da Giacchetto a quell’onorevole Genovese, rais del PD messinese e grande elettore di Crocetta, ora trasmigrato –attraversate le patrie galere e con procedimenti penali in corso, e rianimate le truppe dei clientes e parentes del verminaio- nell’armata Brancaleone di Forza Italia diretta dal fantasma di Gianfranco Miccichè, il Disintossicato. E magari vinceranno le elezioni!.

Alla fine del Cinquecento i soliti ignoti bruciarono l’archivio dell’Ospedale grande, a Palermo. Conteneva le prove del più immane saccheggio di rendite fondiarie e donativi che la storia del tempo ricordi…

Niente di nuovo sotto il Sole!. Solo i Beati Paoli r/esistevano a un sistema di potere che neanche i Vicere riuscivano a controllare.

Ma se gli eventi remoti hanno il fascino della grande Tragedia storica, le attuali cronache coloniali si snodano noiose sul canovaccio di una farsa grottesca. A casciaforti si futteru!. Cantava Carosone!.

Indignarsi è inutile. Ci vuole un Nuovo Vespro. O niente.

Mario Di Mauro-Fondatore di “TerraeLiberAzione”

LOTTA DI CLASSE PER L’INDIPENDENZA DEL PROLETARIATO SICILIANO!. IL NEMICO E’ A CASA NOSTRA: E’ LA “SICILIA ITALIANA”, LA SUA BORGHESIA COLONIALE, I SUOI TANTI “CIAPI” E “FONDI EUROPEI”!. @TERRAELIBERAZIONE.

GENNAIO 2016-TERRAELIBERAZIONE_V03-001

PAGINA IN COSTRUZIONE. L’ARCHIVIO DI INCHIESTE E AZIONI DI LOTTA DI TERRAELIBERAZIONE E’ IMMENSO. (F.Vecchio-S.Di Stefano)

MEGARA HYBLAIA

Silurato don Palmiro Prisutto,

il prete che parla di strage di Stato e olocausto industriale

 www.inuovivespri.it

Il sacerdote di Augusta che da sempre si batte contro l’indifferenza di media e istituzioni dinnanzi al dramma dell’inquinamento del polo petrolchimico siracusano verrà rimosso. Si mobilitano i cittadini che hanno aperto una pagina Facebook in suo sostegno e che parlano apertamente di poteri forti a cui il prete non va giù…

Ha già più di mille fan la pagina Facebook aperta qualche giorno fa in sostegno di Don Palmiro Prisutto, sacerdote di Augusta da sempre impegnato contro la piaga dell’inquinamento ambientale nel “triangolo della morte” di Augusta-Priolo-Melilli.  Un sacerdote ‘speciale’ che, senza alcun timore, negli anni, ha denunciato l’indifferenza delle istituzioni e dei media nei confronti di un’area martoriata da tumori e malformazioni neonatali.

Una situazione drammatica che il sacerdote non ha esitato a definire “olocausto industriale”. Così come non ha esitato a parlare di “strage di Stato”. A lui sono andati diversi riconoscimenti -come il premio Nenni 2015-  che hanno tributato onore al suo impegno civile e cristiano.

“Dobbiamo morire, sì; ma non essere assassinati dalle istituzioni” ha scritto in una lettera indirizzata alle redazioni giornalistiche un paio di anni fa (che pubblichiamo integramente qui sotto). Dello stesso tenore la missiva inviata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in cui parla di uno Stato che ha abbandonato la gente della sua terra ad un triste destino (ne pubblichiamo uno stralcio in calce), mentre a Giorgio Napolitano aveva rivolto un invito a recarsi ad Augusta, per vedere con i propri occhi quello che la colonizzazione industriale aveva provocato.

Un prete coraggioso, un prete vero. Un prete troppo scomodo? Così pare. E’ notizia di questi giorni, infatti, che il vescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, ha chiesto le sue dimissioni. Da qui la protesta dei cittadini di Augusta e dintorni che hanno aperto la pagina Facebook e che per domani hanno organizzato un flashmob. 

In pochi credono alle voci che parlano di dissapori con le confraternite locali. E non è difficile capire perché.

“Per chi non è di Augusta (SR), Don Palmiro Prisutto, sacerdote augustano, da circa trent’anni, combatte contro la piaga dell’inquinamento ambientale, nel “triangolo della morte”, Augusta-Priolo-Melilli, l’alta mortalità di cancro e l’alta incidenza di natalità con malformazioni- – si legge sulla pagina Facebook Io sto con Don Palmiro Prisutto–  Quindi, per i poteri forti, e nella Chiesa ce ne sono e come, sin dai tempi del sommo sacerdote del tempio, Kaifa, risulta essere un personaggio scomodo.
Noi, persone dall’alta coscienza civile, che prediligono la luce del Bene, dobbiamo fermare l’ennesimo scempio tutto italiano e tutto eclesiastico: la rimozione di un arciprete, di un uomo di buona volontà e di sano spirito cristiano, guida e faro di civiltà, cultura della legalità e spiritualità, anche per non credenti o diversamente credenti, da parte di un alto prelato dell’arcidiocesi di Siracusa spinto, dal fango buttato dalle confraternite interne alla chiesa Madre di Augusta. Fermiamo questa autentica vergogna, magari organizzando un sit in silenzioso e pacifico d’innanzi alla sede dell’arcivescovado di Siracusa”.

Di lui Terra e Liberazione scrive:  “Vescovo e confraternite “tradizionaliste” (?!) vogliono tappare la bocca a padre Palmiro Prisutto… Padre Palmiro Prisutto, che ogni ventotto del mese, nella gremita Chiesa Madre di Augusta, dedica la messa serale ai tanti concittadini morti a causa di un tumore. Grazie al nostro vecchio amico “prete combattente” il censimento dell’Olocausto petrolchimico&affini è giunto a circa 800 nomi e cognomi. Altro che confraternite “tradizionaliste” dell’altro ieri!. Chi le usa contro padre Prisutto?. Non hanno altro da fare, nella Vita? Ad Augusta? Ne riparleremo. Don Palmiro lo conosciamo da trentanni. Lo abbiamo affiancato sempre nella battaglia contro l’Olocausto dei vel-ENI. Don Palmiro è un vero siciliano. Un anticolonialista cristiano come ce ne sono pochi”. 

Per capire chi è Don Prisutto e, soprattutto, per capire a chi possa veramente dare fastidio, basta leggere alcuni sui scritti. Ecco dunque la lettera alle redazioni e, a seguire, uno stralcio di quella inviata al Presidente Mattarella nel Febbraio del 2015:

LA LETTERA AI GIORNALI:  prisutto_palmiro

“Dobbiamo morire, sì; ma non essere assassinati dalle istituzioni! C’era una volta… Marina di Melilli. Non è l’inizio di una favola, ma una delle pagine più oscure e vergognose della storia italiana. Io sono un cittadino di Augusta, quarantamila abitanti, una città tra Catania e Siracusa, dove c’era anche Marina di Melilli. Il nome di Augusta, di solito, ormai, si trova unito a Priolo e Melilli, con le quali condivide un destino amaro: l’olocausto industriale. Forse, un giorno, questa tragedia entrerà a pieno titolo nei libri di storia come Bhopal, Chernobyl, Minamata, Seveso, Hiroshima, Auschwitz. 

“Sono poche, credo, in Italia, – prosegue Don Prisutto nella lettera- le città che come Augusta, si trovano esposte a ben tre rischi: sismico, chimico-industriale e militare. Ma di questa città e del suo triste destino si preferisce non parlare. Ma quando se n’è parlato, lo si è fatto quasi sempre perché era successo qualcosa di grave. Non è di tutti questa sorta di “guiness dei primati”: su 40 kmq di territorio sono stati concentrate 12 industrie ad alto rischio (tre centrali termoelettriche, una fabbrica di cloro a celle di mercurio, quattro raffinerie, un cementificio, un inceneritore, una fabbrica di magnesio, un depuratore, ed altro). Un territorio con viabilità fatiscente ed insufficiente, disseminato di discariche – non se ne conoscerà mai il numero esatto; un territorio più volte interessato da eventi sismici rilevanti; un territorio su cui insistono basi militari italiane, Nato ed Usa; un territorio con una grave emergenza igienico-sanitaria in atto (accertato tasso di mortalità per cancro superiore al 30%; 1000 bambini nati malformati negli ultimi dieci anni; patologie legate al degrado ambientale del territorio; mare non balneabile dove è stato scaricato perfino mercurio in enormi quantità… su un territorio dichiarato dal ministero dell’Ambiente nel 1990 ad alto rischio di crisi ambientale, e recentemente definito dal prof. Corrado Clini, assimilandolo a Porto Marghera, area in piena crisi ambientale, come se tutto ciò non bastasse, per decisione dell’attuale classe politica dirigente della Regione Sicilia, una centrale termoelettrica sarà, in parte, riconvertita a carbone ed in parte trasformata a “termovalorizzatore” per il trattamento di 500.000-650.000 tonnellate annue di rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalle province di Enna, Catania, Siracusa e Ragusa”.

“Rimane irrisolto un altro problema: dove saranno smaltite le altre 173.000 tonnellate/anno di rifiuti tossici e nocivi della zona industriale di Augusta-Priolo? Non c’è da preoccuparsi: detti rifiuti è stato decretato che verranno smaltiti nella progettata piattaforma polifunzionale che, guarda caso, sarà costruita anch’essa ad Augusta. All’inquinamento attuale, che si protrae da oltre 50 anni, si aggiungerà anche quest’altro voluto dal presidente della Regione Cuffaro.

“Se mettessimo insieme il numero dei morti e dei feriti degli incidenti industriali, degli infortuni sul lavoro, e se unissimo ad essi il numero di morti per tumori ed il numero dei bambini malformati, potremmo parlare, senza alcuna retorica, di strage: ma di una strage di stato. Forse un giorno, – chiosa il sacerdote- verranno le telecamere a documentare l’ennesimo disastro, ad innescare polemiche, dibattiti e passerelle. Ma non sarebbe opportuno che le telecamere venissero ora per evitare ulteriori disastri”?

Distinti saluti. Sac. Prisutto Palmiro. 

LA LETTERA A MATTARELLA:

Don Prisutto invita il Presidente Mattarella ad occuparsi di  una strage silenziosa che ha fatto più vittime dell’incidente di Marcinelle e delle Fosse Ardeatine che lei da presidente, ha recentemente visitato. L’assassino silenzioso è il cancro, provocato dall’inquinamento industriale che dura pressocchè impunito da oltre sessanta anni. Quella Repubblica di cui lei è capo da qualche giorno, ha abbandonato al suo triste destino questa città, la Costituzione sulla quale lei ha giurato e che in teoria avrebbe dovuto tutelare la salute, la vita, il lavoro, il territorio e gli stessi abitanti di questa città, qui, è palesemente violata da chi ritiene che col denaro si può fare tutto: dalla corruzione delle istituzioni che ci dovrebbero difendere fino a comprare il silenzio delle vittime e delle loro famiglie. Una logica aberrante – ha aggiunto- il ricatto occupazionale, la monetizzazione del rischio, da oltre mezzo secolo unitamente all’inquinamento generale di tutto l’ecosistema costringe gli abitanti di Augusta e dintorni ad affermare che è meglio morire di cancro che di fame”.

Distinti saluti. Sac. Prisutto Palmiro

*NELL’IMMAGINE. L’ANTICA MEGARA HYBLEA. L’AREA VENNE DEVASTATA NELLA COSTRUZIONE DEL POLO PETROLCHIMICO. NEGLI ANNI SESSANTA…

 

Annunci