MADONNA ODIGITRIA BERTUCCI

Pani, Pacenzia e Tempu.

@10° CUNCUMIU di TERRAELIBERAZIONE:

“L’Albero di Trinakria nel Secolo XXI” (2015-2017…)

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.”
San Bernardo di Chiaravalle 
 
“Chi si fida delle etichette è perso”
Lenin

Cu c’è, c’è!

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La Sicilia è una colonia. La sua popolazione è del tutto priva di una qualsiasi identità autentica, dinamica, distinta e plurale, elaborata nell’insularità mediterranea nel corso di una Storia millenaria. Se, nella lunga durata, è la Sicilia a FARE i Siciliani, nell’ immediato è chi ne controlla la Memoria, nonchè le acque territoriali e lo spazio aereo, a farsene quel che vuole: questa Sicilia Ostaggio è come Giona nel ventre della Bestia.

Il nostro Cammino di LiberAzione è un’ impresa titanica, non una operazione contabile nella partita doppia della relazione malata tra uno STATO imperialista e una sua REGIONE fallita. E non siamo un bankomat di “crediti formativi”, né cassonetto nella raccolta differenziata di voti elettorali. RISPETTO per Tutti. Anche “aiuto pratico” a chi lo merita. Ma U SICILIANU NOVU è già Altro.

La storia siciliana degli ultimi due secoli è segnata da eroiche rivoluzioni e rivolte per la “Libertà”, ma anche da generosi tentativi istituzionali per affermarla. In comune –senza alcuna eccezione- hanno il loro esito: il FALLIMENTO.

La storia siciliana degli ultimi due secoli è quella di una nazione abortita. Girare questa pagina è possibile?.

SI!. Con la FORZA d’URTO dei SICILIANI che camminano ADDHITTA.

Una CIVILTA’ millenaria la sospinge e legittima agli occhi del Mondo.

SI!. Facendo CHIAREZZA sulla REALTA’ siciliana nel Mondo del SECOLO XXI, che è la nostra “Patria che abitiamo nel Tempo”.

La Questione Siciliana –come problema irrisolto della SOVRANITA’ dei SICILIANI sul proprio Terramare e, oggi, anche sul proprio SPAZIO AEREO- è fin dal 1866 risolvibile sul terreno della Lotta tra Classi. Una nuova polarizzazione sociale è in corso, per quanto occultata nelle nebbie colorate dello SPETTACOLO coloniale; deviata nelle paludi del CARNEVALE elettorale; e rallentata dalla C.E.M. –Coercive Engineered Migration- che svuota l’Isola: la GENERAZIONE perduta. Peggio della stessa repressione spudorata che ha sempre colpito la “protesta siciliana”, una deportazione sofisticata segna il mutamento sociale nell’Isola del Tesoro che diviene l’Isola dei Poveri e dei Vecchi. La Sicilia-Ohio oscilla confusa e “reazionaria”, ma il pendolo è ancora bene agganciato a ROMAFIA CAPITALE che la gestisce come COLONIA INTERNA e la gioca in quanto CARTA GEOSTRATEGICA nella sua RELAZIONE SPECIALE con WASHINGTON. E’ un sistema marcio, miserabile e senza alcun Avvenire. Al momento ci basta averlo chiaro ed evitarne le paludi e i campi minati. Il CHE FARE c’è.

@ -> in Cammino verso la quarta sessione del DECIMU CUNCUMIU della Comunità Siciliana TerraeLiberAzione.

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TerraeLiberazione marzo-aprileTerraeLiberazione n°2-2017copterra-1-2017terraeliberazione n°1-2017

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10° Cuncumiu di TerraeLiberAzione

Sessione d’Autunno 2016 (SABATO 3 DICEMBRE h.17-A CATANIA-Caffè della Corte via Firenze 88-Tribunale)

1)relazione sul tema: GeoPolitica dell’INSULARITA’ SICILIANA al TEMPO dell’IMPERIALISMO NORDICO.

2) presentazione del libro di MUAMMAR GHEDDAFI: “I RACCONTI della TENDA” (Coedizioni TerraeLiberAzione-Armando Siciliano)

L’Isola dei Siciliani è stata, in varie forme, indipendente per molti secoli e, in varie forme, dominata per diversi secoli.

Nel 1985, nelle Tesi di Fondazione di “Terra e LiberAzione”, scrivevamo: “La Questione Siciliana, l’irrisolto e non prescritto problema dell’Autodeterminazione del Popolo siciliano sulla propria Terra di appartenenza e di Vita, si conferma, in primis, Questione geopolitica determinata dalla oggettiva centralità strategica della nostra Isola-Nazione (…)”.

Con questa collocazione geostrategica dobbiamo reimparare a fare i conti, alzando uno sguardo siciliano e internazionalista sulle cose della Vita e del Mondo, chè il 30% del traffico commerciale del Pianeta –tantopiù col raddoppio dei flussi sul nuovo Canale di Suez- passa dal “nostro” Mare, e se l’Orologio dell’Umanità, come sempre, cammina, è ormai l’Asia a scandirne il Tempo. Da Porto Said a Tangeri, da Rotterdam ad Amburgo, lo hanno capito.

Surrealismo geografico. Siamo una colonia geostrategica dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO), mentre il principale porto-industria del “Corridoio Mediterraneo” è Amburgo, città-stato e zona franca…tedesca!.

L’Isola senza Mare -prigioniera del MURO sull’ACQUA che taglia i Mari del Mediterraneo- è sequestrata dalla logica stessa dell’Imperialismo NORDICO, euro-atlantico. Se Amburgo è ZES, Zona Economica Speciale della KernEuropa carolingia, la Sicilia, che fu federiciana, è N.A.S., base aero-navale della Tecno-War che avrà nel MUOS la sua centrale operativa: altro che elettrosmog!.

Un Cordone Sanitario neocoloniale priva l’Isola del suo Mare fin dal 1860. La Sindrome di Fanon -nell’alienazione di massa- fa il resto. (…)

spot-libro

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Tra i tanti studi realizzati in un trentennio, anni fa abbiamo prodotto anche una simulazione in chiave sovranista dello Statuto di Autonomia vigilata (da ROMA e Washington +Gladio). Una semplice simulazione fondata sull’applicazione integrale dello Statuto 1946 e successive modificazioni –in relazione a: spazio aereo-acque territoriali- energia- reti e infrastrutture… tutte questioni-chiave per liberarci dalla DIPENDENZA e costruire l’INDIPENDENZA…il risultato ci dice: FALLA COMU VOI-E’ UNA TRAPPOLA NEOCOLONIALE. In fondo ci hanno fottuti con intelligenza: con un GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI ci hanno lasciato solo la corda per impiccarci. L’unico articolo applicato al 100% è l’art.1. =LA SICILIA E’ UNA COLONIA dello STATO-NAZIONE ITALIANO. Non esiste nessuna NAZIONE SICILIANA –né viene menzionato alcun POPOLO SICILIANO. E’ lo Statuto che regola la vita amministrativa di un Ente regionale, per quanto “con concessioni”. Che si rimangiarono del tutto già nel 1957. E a nessuno gliene importò nulla, poiché la “costituzione materiale” di questo ”speciale” rapporto STATO-REGIONE  venne fondata sullo SCAMBIO tra consensi tricolorati e RICICLAGGIO CLIENTELARE di SPESA PUBBLICA.  Un efficente “compromesso moderato” tra Roma e la borghesia mercenaria della Sicilia italienata, che è durato fino al crollo del Muro di Berlino e all’avvio del processo di unificazione europea (Maastricht 1992).

Nell’ambiente della buona sicilianità –ci piace chiamarlo accuddhì- si comincia finalmente a maturare l’idea dell’Assemblea Costituente, che –va chiarito- è una LINEA STRATEGICA, non è una cosa che qualcuno si inventa dalla sera alla mattina. Va costruita in anni di lavoro comune, nella società siciliana e nel Mondo. Noi lo sosteniamo già dal 1985 –fin dalle nostre Tesi di Fondazione: l’Assemblea Costituente del Popolo Siciliano è storicamente e ragionevolmente l’unica VIA POSSIBILE per uscire dalla condizione di minorizzazione e alienazione coloniale. Né l’elettoralismo, né il terrorismo portano da nessuna parte. Essi sono due facce della stessa medaglia illusoria. Ma prima dobbiamo costruire una vera CULTURA SICILIANA che animi una vasta RETE SOCIALE indipendentista. NON CI SONO SCORCIATOIE. Le avremmo viste. Questo è lo zombi, buona lettura: https://www.ars.sicilia.it/home/Statuto.pdf

e questa è la DICHIARAZIONE di NISCEMI diffusa da TERRAELIBERAZIONE nel 70° dello Statuto -il 15 maggio 2016, a partire dalla grande manifestazione contro il MUOS che -casualmente!- si tenne quel giorno.

Terra e Liberazione Niscemi2 001

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“S” 

SICILIA!
SOVRANITA’!
SVILUPPO!
SICUREZZA SOCIALE!
SOLIDARIETA’ UMANA!
IN TERRA, IN MARE, IN CIELO! 

 

SOL 8

Arkiviu

Placido ALTIMARI intervento alla
II^ sessione del kuncùmju di TerraeLiberAzione -Ottobre 2003
RÀPITI KUGGHJÀNCULA
Esistono delle parole chiave, delle key-word che schiudono le strade della conoscenza e della operatività. Che rimuovono i macigni che nascondono i tesori dell’intelligenza e della fantasia. E che si susseguono come in un gioco di scatole cinesi, ogn’una delle quali nasconde in sé un nuovo universo da esplorare e conquistare. Ràpiti kugghjàncula! Apriti sesamo.
Nazione è una di queste. Ad essa si perviene attraverso quel viaggio che partendo dalla Memoria identifica nel Popolo la sua dinamica, nella Patria il luogo della sua presenza, nello Stato lo spazio istituzionale dove si esercita la sua pratica. E nella Nazione l’Ente che definisce e denomina la Memoria (intervento al IV kuncùmju).
Memoria, Popolo, Patria, Stato, Nazione. Parole chiave che spiegano, motivano e determinano il diritto di autodeterminazione dei Popoli, ed il suo universale riconoscimento nella Civiltà del diritto. E che spiegano, motivano e determinano il diritto alla nostra autodeterminazione, alla nostra Indipendenza. Altra parola chiave, tanto radicata nella nostra storia da essere indissolubilmente legata al coevo desiderio umano di Giustizia e Libertà da assumerne la sintesi semantica dalla quale deriva la facile dizione di Indipendentismo. Facile, perché ridotta l’Indipendenza a –ismo, anche la Memoria, il Popolo, la Patria, lo Stato, e la Nazione possono venir liquidate nel breve spazio di una idea, di un ideologismo. Che può compiutamente abbracciarsi nel solo slancio del sentimento, ma che può con altrettanta facilità essere strumentalizzato dalla perversa meccanica dell’ideologia, o –peggio ancora- del potere.
La natura pattizia dello Statuto Speciale della Regione ha autorizzato la fantasia del potere a risolvere la questione siciliana sostituendo la parola Indipendenza con la parola Autonomia, a questo attribuendo tutti i valori di una Indipendenza amministrativa coordinata all’unità statuale italiana. Ma lo Statuto è l’enunciazione di una Autonomia senza norme d’attuazione! (art.43 Stat.). E una Autonomia non attuata è una dominazione pienamente esercitata. E se da una parte è risibile l’ingenuità dei tanti che ancora riconducono la lotta sicilianista (altra parola chiave) ad un rivendicazionismo sullo Statuto, dall’altra è stupefacente come la classe politica si ammanti di eroica legittimità tratta proprio dallo Statuto, sicché Cuffaro può nominarsi campione del sicilianismo, e Nuova Sicilia sua punta avanzata. Forse non sono bastati 57 anni di prese in giro. Ma certamente non sono bastati 57 anni di onori e prebende al corpo collaborazionista di Palermo-Vichy. E Petain è certamente maestro del loro patriottismo.
Lo Statuto, la nostra Charta, è rimasta inutilizzata. E delle carte inutili si sa di cosa servirsene! Carta igienica con la quale ripulire il gioco sporco del collaborazionismo. Ma anche denuncia viva ed imprescrittibile dell’assenza del diritto. L’Italia non è Stato di diritto. Non nella sua creazione, attuata nei termini della squisita conquista militare; non nella sua Costituzione, disattesa nei termini e sconfessata nella pratica; non nella sua evoluzione, volta alla sempre più piena subalternità all’oligopolio capitalistico globale.
Da 57 anni siamo prigionieri dell’Autonomia. Prigionieri di una parola. Parola chiave, che può aprire, ma anche chiudere. E che da sola può spiegare l’annichilimento del Movimento patriottico, la sua ambiguità, le sue sconfitte. L’Autonomia non può più professarsi come obiettivo: essa è appena strumento –dove utilizzabile-, e denuncia –dove impugnabile-. Null’altro.
Quale chiave-parola potrà aprire la cella dell’Autonomia?
La via intrapresa dal cammino di Terra e Liberazione passa attraverso la riconquista del significato ontologico dell’Uomo e del suo esistere in una specifica Terra ed in uno specifico Tempo, ricostruendone i semi –i segni semantici- della sua libertà. I semi. I segni significanti. Le parole. Parole chiave, estrapolati dai percorsi della Memoria e dalla Civiltà del diritto: ràpiti kugghjàncula!
Si è così giunti ad individuare la key-word del XXI secolo: Nazione Siciliana.
Nazione. In una parola la sintesi di una Storia che si fa diritto. Intransigente, inequivocabile, fermo. Ed immanente. Perché Nazione non è idea, progetto, mito o sogno.
La Nazione Siciliana è,,,
La Nazione Siciliana è,,, a prescindere.
A prescindere da quanto si possa credere, negare o proclamare. Perché la Realtà esiste a prescindere dalla sua codificazione.
La Nazione Siciliana non è una idea, né una ideologia. Essa è “…l’Ente che definisce e denomina la Memoria condivisa del Popolo” (dal IV cuncumiu). A prescindere dalla consapevolezza che di essa possa ancora avere il Popolo.
Per soggiogare un Popolo è necessario far sì che esso perda fiducia nella sua autosufficienza, affinché leghi la sua esistenza e sussistenza all’Ente protettore dominante. La lobotomia della Memoria è prelimine al plagio da attuare. Ed alla Memoria estratta viene sostituita una memoria artificiale, un macro-cip che ossessivamente ripete che siamo stati sempre dominati, che Garibaldi ci ha liberati, che la Repubblica è nata dalla Resistenza, e che siamo tutti Fratelli d’Italia. È naturale conseguenza del plagio che il Siciliano cessi di essere Uomo e Cittadino per divenire un OGM, Organismo Geneticamente Modificato. E che quindi -perdendo la consapevolezza della Memoria condivisa perda con essa anche la consapevolezza della Nazione Siciliana. La quale però continua ad esistere. …A prescindere.
Noi siamo l’incontrovertibile prova della sua esistenza. Avanguardia di una diffusa cognizione che non va infusa ma soltanto individualmente riscoperta.
Ma professarci prova della sua esistenza, resto di Sicilia –mutuando la terminologia biblica-, significa dichiarare che “La Sicilie som noi”! “la Sicilia Siamo Noi”. Significa operare l’atto arbitrario e autoreferenziale di De Gaulle. Significa rivestirci di Autorità.
Autorità. Invito a concentrare l’attenzione su questa nuova parola chiave: dichiararci Nazione comporta ed esige la competente Autorità. Che non è autoritarismo. Ma che non si limita neanche alla simbolica autorevolezza. Autorità è uno stile, un modo di concepirsi e di concepire la propria incisività sul mondo. Non si può chiedere – scusandoci, ‘ppi sculicienza-: tollerate la nostra pittoresca presenza e permettete che ci ritagliamo un angolino dove collocarci sul palcoscenico della politica. Una Nazione non chiede: si impone. A prescindere dall’effetto pratico dell’imposizione: la forma, in questo caso, precede la sostanza. Perché una Nazione è Sovrana. O non è. Noi, Nazione Siciliana, non dobbiamo chiedere permesso a nessuno: perché noi esercitiamo la nostra Sovranità. perché noi esercitiamo il nostro possesso su noi stessi. Perché noi siamo nostri.
Sovranità. Altra parola chiave. È la Sovranità a giustificare, motivare e pretendere l’esercizio dell’Autorità. Parola chiave, ma anche chiave di lettura. I testi sacri dell’indipendentismo, dai Capitoli del Regno agli Atti del Generale Parlamento del Regno del 1848, fino ai documenti elaborati nel 1943-’47 sono pregni dell’Autorità dalla cui discende la libertà di pretendere la sottomissione della Corona alla legge, di dar vita ad un Regno o di proclamare la Repubblica di Comiso, e di parlare coi Grandi della Terra riuniti all’Aja o a San Francisco –o con i Piccoli della Costituente- con imperio scevro da soggezione alcuna. Solo la consapevole e manifesta Autorità poteva esigere un trattato paritetico con l’Italia sotto forma di Statuto di Autonomia. Come solo la rinuncia a questa Autorità poté capitolare al collaborazionismo ascaro.
La storia dell’Indipendentismo degli ultimi cinquant’anni è segnata dalla rinuncia dell’Autorità, nel duplice aspetto di rinuncia alla Sovranità promanante ed allo stile conseguente.
“Le folle restarono stupite dal suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.” Mt 7,29
L’Autorità ha i suoi segni, i quali trovano immediata risposta nel Popolo. La rinuncia dell’Autorità ha limitato e circoscritto la nostra incisività –al massimo al massimo- nell’orbita dell’erudito intellettualismo iniziatico. Scribi iniziati… e mai finiti! È difficile radunare una folta tifoseria militando in serie promozione.
Ora, una lotta di liberazione nazionale che intenda far propri i principi ghandiani e le procedure democratiche –uniche tecnicamente praticabili e uniche storicamente efficaci- non può prescindere dal Numero. (Altra parola chiave). Il numero è potenza. Il numero si consegue con le adesioni –ad una ad una- del Popolo ad una compagine politica definita e distinta. Se questo è vero, ecco delinearsi il nodo inestricabile: se le adesioni atte a conseguire il Numero necessario all’esercizio della Autorità si consegue con l’esercizio dell’Autorità, come poterla esercitare in assenza del numero non ancora conseguito?
Una radicata scuola di pensiero ha elaborato la strategia per cui, conseguendo con qualsiasi mezzo ed in qualsiasi compagine uno scranno in una qualsiasi Assemblea elettiva può –per forza quello scranno- conseguirsi l’Autorità necessaria su cui imperniare lo sviluppo del Numero. Avi cinquant’anni ka ci si prova je nu’nn’arrinesci! La cosa dovrebbe far pensare.
Probabilmente noi strateghi d’alta politica possiamo soprassedere ai compromessi ed all’ambiguità che queste operazioni implichino. Ma la risposta politica ottenuta rimprovera un’eresia sottesa: il credere che la nostra pretesa autorità discenda dal soglio conquistato nelle istituzioni italiane implicitamente riconosce in queste una qualche Autorità maggiore della nostra.
Hanno più potere. Non più autorità. I loro Atti hanno forza di Legge, ma non la legittimità del Diritto. In più dettano le regole del gioco, ed è un gioco sporco, dove l’amicizia e la riconoscenza divengono clientela, quindi macchina di corruttela e ricatto. È difficile competere con le virtù delle idee contro le capacità persuasive di un coltello puntato alla gola! I chjàcchiri su chjacchiri, je u putiaru voli i picciuli. Quando si afferma che la Sicilia è bacino di mercato si sottintende che sia anche area di consumo, e che quest’ultimo è mercede alla funzione di bacino di consenso. Non prendiamoci per il bacino! Non possiamo competere col regime coloniale nel suo stesso terreno e con le sue stesse armi. Per incapacità economica, per impreparazione tecnica, e -voglio sperare anche- per incapacità morale.
Non possiamo competere col regime coloniale nel suo stesso terreno e con le sue stesse armi. Ma in un altro terreno, e con altre armi? Costruendo la dialettica politica e democratica al di fuori degli schemi del controllo demagogico imperiale? È questo il punto in cui il nodo di Gordio trova la lama alessandrina: non dobbiamo più essere indipendentisti, ma dobbiamo essere, concepirci e strutturarci quali Indipendenti. Cioè autoreferenti, autarchici e autosufficienti. Classe dirigente in nuce, noi dobbiamo bastare a noi stessi, perché siamo l’Autorità, e la Sicilia siamo noi!
E non abbiamo bisogno di alcun riconoscimento da parte delle istituzioni dominanti, e men che mai da un riconoscimento elettorale deviato e sempre plebiscitario. L’egida siciliana non lo necessita perché lo prescinde. E prescindendolo può anche utilizzarlo -quando e come vuole- come strumento dialettico accessorio, con la libertà incoercibile di chi se ne può fottere.
Concepirci indipendenti. Rivestirci di autorità autoreferente. Esercitare la nostra Sovranità. Senza attendere il Placet del dominatore italiano. E senza il conforto delle urne, questo essendo pertinenza di quello. Ed esercitarla subito. Ora e adesso. Perché nostre sono questa Terra e questo Tempo. A prescindere da che ne possieda il rogito notarile.

alivu-saracinu

U Sicilianu Novu cammina ADDHITTA -> SEMINA conoscenza-> coltiva BELLEZZA.

INTER-COPERTINA 1

INTERFERENZE-ESTATE 2016/1

17 GIUGNO 16

 

dal CUNCUMIU 1998.

Forza di ricostruzione interna dell’Identità siciliana, “Terra e LiberAzione”, nella sua essenza, è un Cammino di ricerca della Verità e della Bellezza nella Lotta per la Salute, fisica e spirituale, e per la Libbirtà ri spriXioni.

“Terra e LiberAzione” opera per coltivare l’Albero di Trinakria nel Mondo del Secolo XXI, che è la nostra patria che abitiamo nel Tempo. L’Albero di Trinakria è oggi disseccato da uno Spettacolo coloniale che “non fa prigionieri”.

“Terra e LiberAzione” si rivolge solo a chi vuole riabitare l’Isola di Trinakria, nella consapevolezza che non basta essere nati in questo posto per avere quella coscienza identitaria necessaria all’esserCi con competenza, nella Cura dell’Albero della Vita.

Non facciamo “proselitismo”, non partecipiamo alle faide delle Riserve Sicilindiane, non cerchiamo effimere “visibilità”: come le Api nel Cielo di Aprile, che portano il miele dall’Alveare dell’Invisibile alla Realtà, trasformiamo la Vita quotidiana in Arma della Lotta per la Vita. Non è facile, né difficile. E’ un Mestiere. Si impara. Si cade, ci si rialza. Si cammina, si vince, si perde…Ogni santo giorno. Ne va della Salute autentica, diceva Simone Weil. E’ uno stile di vita.

Essere Siciliani è un Mestiere. Il Sicilianu Novu è l’Artigiano, il Coltivatore, il Navigante, il Custode. Il Poeta. Lo Scienziato. Il Guerriero. Il Camminante. Il semplice proporre temi del genere ci salva già dalla bestialità dello Spettacolo coloniale che divora suolo e sottosuolo, cielo e mare, ma, sopratutto, u Sintimentu, sicula concrezione di cuore e cervello. E’ un anticorpo, che proteggerà il cammino del Sicilianu Novu.

pag petrolio 1994

In questa Sicilia al capolinea i nodi verranno tutti al pettine e a poterli sciogliere non saranno le ideologie e i figuranti della commedia neocoloniale che imprigionano l’immaginario siciliano, né il carnevale elettorale, chè se servisse a cambiare le cose l’avrebbero già abolito. Inefficaci risultano tutti i tentativi di “salvataggio”: sia dall’alto, che dal basso. Destinati al fallimento, se non animati dall’Avanguardia Organizzata nella CoScienza sul Cammino del Sicilianu Novu.

Il bilancio spietato di una esperienza trentennale, la verifica pratica, la riflessione di profondità storica, l’analisi regolare delle strutture e dinamiche del “Potere”, a tutti i livelli, ci hanno tolto ogni residuale dubbio. Liquidare ogni illusione è premessa di chiarezza strategica. Nella certezza che le carte geopolitiche di oggi sono le vesti di Arlecchino di domani!. In difesa della nostra Salute pratichiamo la secessione attiva dallo Spettacolo dell’Impero e dai suoi teatrini nostrani. Li analizziamo per coglierne la bestialità, per evitarne i campi minati.

Sulla nostra mappa le mine segnalate sono tante. Eccone una. La borghesia coloniale siciliana, una borghesia storicamente fallita, che indossa ciclicamente anche la peggiore delle maschere, quella “sicilianista”.

Il “sicilianismo” è una forma di polmonite della sana Sicilianità, e costituisce l’interfaccia dell’ossessione unitarista (Gramsci). Una ideologia di riserva nelle crisi di astinenza, che si innesta oggi nell’ideologia dell’europeismo straccione, quello dei fondi comunitari in versione babbonatale e del suo marketing politico: eurosedativo per la borghesia coloniale e il suo ceto professionale; perline colorate e copertine infettate col vaiolo per la fame formicaia che risale dalle Riserve sicilindiane.

Il Sicilianu Novu ha finito le sue lacrime, e il suo Cuore è di pietra. Il Sicilianu Novu sa che “la situazione è tragica, ma non seria” (Flaiano). L’ironia e il surrealismo, non meno del Realismo dialettico, diventano Armi di Comunicazione che possono essere utilizzate bene, per aprire la via a Riflessioni e Azioni più ampie e profonde, producendo interferenze nello Spettacolo coloniale, lampi nella Notte siciliana.

R/esistenza è coltivare l’Albero di Trinakria nel cuore antico dell’Isola-Giardino (Trinakria, in siculo arcaico, significa Spazio-Giardino!). Quanto lo stesso nomen demotico Sikan, in una nostra interpretazione, evoca il Fico, l’Isola del Fico.

L’Albero di Trinakria, con le sue radici millenarie e i suoi rami d’oro che cercano la Luce, è l’imago del Sintimentu. In lingua siciliana la Ragione è denominata “Sintimentu”. U Sintimentu, sicula concrezione di cuore e cervello, è l’arma di questo Combattimento per la Salute.

La cognizione del Sintimentu prefigura la cosmovisione della Vita Nuova, la reintegrazione dell’Uomo, tra Terra e Cielo. Nella Grande Triade, la matrice dell’idea stessa di Triangolo, tra Cielo e Terra.

E’ Tempo di rifondare noi stessi!. Questo è il programma politico, umano e scientifico, del Sicilianu Novu.

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U Sicilianu Novu cammina Addhitta, semina Conoscenza, coltiva Bellezza. U Sicilianu Novu è “straniero a casa sua” ma non è isolato. E poi «…non scoppiano forse tutte le rivolte, senza eccezione, nel disperato isolamento dell’uomo dalla comunità [Gemeinwesen]? Ogni rivolta non presuppone forse necessariamente questo isolamento? Avrebbe avuto luogo la rivoluzione del 1789 senza il disperato isolamento dei cittadini francesi dalla comunità? Essa era appunto destinata a sopprimere tale isolamento». MARX

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U Cuncùmiu dei Beati Paoli. Ieri e Oggi.

“Si cunta ca a tempi arreri cc’era ‘na Sucità di Maistri e di populu abbàsciu ca difinníanu li gritti di li boni aggenti e li vinnicavanu contra li priputenti ricchi e li nobili ca avíanu lu putíri ‘mmanu e facíanu angarii e cosi torti a la pupulazioni. Mittemu ca c’era un riccu ca ‘ncujtava ‘na picciotta onesta di lu populu abbasciu; lu sapíanu Iddhi, e zittu tu e zittu iu, cci facíanu asséntiri ca o si cujtava iddhu, o chi lu luvavunu da ‘menzu; e suddhu nun la sintía sta canzuna, si l’astutavunu ppi daveru, e nuddhu sciatava. Suddhu c’era, fuguramunni, un Viciarré, ca facía priputenzi e cunnannava attortamenti e mannava ‘n galera senza raggiuni, Iddhi ca lu sapíanu (pirchí avianu amicizzi ntra tuttu lu Regnu e canuscianu li suspiri di li Populi) cci facíanu giustizia contra lu Viciarré, ca si lu spidugghjavinu bellu bellu cu du corpa di cuteddhu. ‘Nsumma, addifinníanu li nostri gritti, e li cosi caminavinu cu lu versu, non comu camininu ora, ca Iddhi ci vulissiru ppi daveru”. (fonte: Salomone Marino)

Iddhi, loro, erano i Beati Paoli, nel racconto dell’anziana serva del demologo Salomone Marino. Nel seicento di questi Biati Pauli “cci nn’erinu ppi tutti li paisi di lu Regnu, ca ‘n Palermu tinianu cuncúmiu ‘nta na grutta sutta terra chi c’era allatu San Cosimu…javanu vistuti comu monaci e facevinu Giustizzia ppi daveru”. Era una organizzazione di r/esistenza anticolonialista. L’unica possibile al tempo della dominazione ibero-cattolica e della nobiltà saccheggiatrice ad essa infeudata. Era il tempo dell’Inquisizione che metteva al rogo, con le “streghe” e gli “eretici”, la millenaria sapienza del Popolo Siciliano. Lo Spettacolo neocoloniale inscena oggi altri roghi, il Predatore che divora l’energia dei Siciliani dispone di mezzi ben più potenti. I Beati Paoli non sono il passato, ma l’Avvenire del Sicilianu Novu.

(da. Atti del Terzu Cuncumiu- Quaderno di TerraeLiberAzione”, Catania 2004)

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L’Albero di Trinakria nel Secolo XXI

Katabba di Convocazione del 10° Cuncùmiu della Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”

Catania, 21 Dicembre 2015.

 SIMBOLO M33

PANI, PACENZIA E TEMPU!

U SICILIANU NOVU CAMMINA ADDHITTA, SEMINA CONOSCENZA, COLTIVA BELLEZZA.

NEL MONDO DEL SECOLO XXI, “LA PATRIA CHE ABITIAMO NEL TEMPO”…

BONU STUDIU, BONA CURA, BONA VIGGHJIA!

 GENNAIO 2016-TERRAELIBERAZIONE_V03-001

clicca e leggi>GENNAIO 2016-TERRAELIBERAZIONE 3

 

nicola-zitara
ALLA MEMORIA DI NICOLA ZITARA (1927-2010)-SCIENZIATO SOCIALE E COMPAGNO DI LOTTA.
CON RICONOSCENZA INFINITA.

TEDESCO VESPRO-001Der Neue Sizilianer VESPRO

 THE NEW SICILIAN -2-001THE NEW SICILIAN -2

U Sicilianu Novu cammina ADDHITTA -> SEMINA conoscenza-> coltiva BELLEZZA.

mario a palermo

 

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CLICCA E LEGGI >Diffuso a Palermo il 30 Marzo 2016. Vespro oggiDer Neue Sizilianer 1_V3Der Neue Sizilianer 1_V320160308_182025pag 1 1987 piattaforma vega 001 (1)

pa conca

21 GENNAIO 2016- CONCA PALERMITANA DI TERRAELIBERAZIONE in collaborazione col Centro Zabut.

“Per composito etnico e comunanza psicologica i Siciliani costituiscono un Popolo che, attraverso una vicenda plurimillenaria, ha consolidato una fisionomia propria nell’Insularità mediterranea del territorio e in una Tradizione che si esprime in un linguaggio, in una letteratura, in un modo originale di sentire e percepire le cose, in una specifica concezione dei rapporti umani e familiari. Per la sua debolezza politica, derivata dalla propria collocazione geostrategica e dal servilismo dei suoi ceti dominanti interni, il Popolo siciliano non è stato in grado di conservare e sviluppare quell’Indipendenza che ha più volte conquistato al costo di sacrifici immensi. Malgrado tutto, però, la Questione Siciliana, come problema dell’autodeterminazione del Popolo siciliano sulla propria Terra di appartenenza e di vita, è tuttora una Questione aperta ed essa non andrà in prescrizione”.
Con questa visione della Realtà nasceva nel 1985, a Ramacca, nel cuore di zolfo della Sicilia contadina, il gruppo di “Terra e LiberAzione”, che lo storiografo Natale Turco, citando D. Mack Smith, definì, generosamente: “profetica espressione di un indigenato che è stato raramente controllato da un qualsiasi governo, ma ha obbedito quasi continuamente ad una Legge propria”. La Questione Siciliana non andrà in prescrizione, fin quando anche uno solo dei Siciliani r/esistenti camminerà addhitta in questo paesaggio di rovine morali, di saccheggio coloniale, di spreco umano; alzando dalla Cima dell’Etna uno sguardo scientifico sulle cose della vita e del Mondo.

comiso 7

Progetto di Manifesto di TERRAELIBERAZIONE 2004

-Venne approvato al termine del 9°Cuncumiu nel 2005-L’ipotesi mediterranea, che veniva riproposta e precisata, è stata distrutta dall’Imperialismo NORDICO nel 2011. Il Cammino del Sicilianu Novu -materiale e spirituale- è il tema del 10° Cuncumiu, che guarda all’EurAsia, ma anche al Nord Africa, come sempre.

SEMU SIMENZA!

IL NUOVO SICILIANO ANTICO in Cammino per la rifondazione dal basso della Nazione Siciliana.

Ecco il Manifesto che “Terra e LiberAzione” propone alla riflessione di tutti. Se vuoi dire la tua scrivici, è un testo aperto, discusso, importante.

“La rifondazione dal basso della Nazione Siciliana, la sua Indipendenza fondata sulla piena sovranità popolare, è nell’interesse, nel diritto e nel destino di noi Siciliani. L’Indipendenza non è l’Ora X di una improbabile rivoluzione, nè l’esito di una campagna elettorale… L’Indipendenza è un processo storico che le generazioni di un Popolo, sulla base di un accumulo e di una rielaborazione incessanti, costruiscono ogni giorno, partendo dall’ABC e andando oltre. E nessuno ce la regalerà. Solo i Siciliani stessi, adulti e responsabili, possono “cambiare le cose” in Sicilia, restituendo l’Isola di Trinakria alla Verità e alla Bellezza, alzando uno sguardo siciliano sulla Vita e sul Mondo, praticando la libbirtà ri sprixioni, riabitando Trinakria a partire dalle proprie città…”

U Cuncùmiu dei Beati Paoli. Ieri e Oggi.

“Si cunta ca a tempi arreri cc’era ‘na Sucità di Maistri e di populu abbàsciu ca difinníanu li gritti di li boni aggenti e li vinnicavanu contra li priputenti ricchi e li nobili ca avíanu lu putíri ‘mmanu e facíanu angarii e cosi torti a la pupulazioni. Mittemu ca c’era un riccu ca ‘ncujtava ‘na picciotta onesta di lu populu abbasciu; lu sapíanu Iddhi, e zittu tu e zittu iu, cci facíanu asséntiri ca o si cujtava iddhu, o chi lu luvavunu da ‘menzu; e suddhu nun la sintía sta canzuna, si l’astutavunu ppi daveru, e nuddhu sciatava. Suddhu c’era, fuguramunni, un Viciarré, ca facía priputenzi e cunnannava attortamenti e mannava ‘n galera senza raggiuni, Iddhi ca lu sapíanu (pirchí avianu amicizzi ntra tuttu lu Regnu e canuscianu li suspiri di li Populi) cci facíanu giustizia contra lu Viciarré, ca si lu spidugghjavinu bellu bellu cu du corpa di cuteddhu. ‘Nsumma, addifinníanu li nostri gritti, e li cosi caminavinu cu lu versu, non comu camininu ora, ca Iddhi ci vulissiru ppi daveru”. (fonte: Salomone Marino)

Iddhi, loro, erano i Beati Paoli, nel racconto dell’anziana serva del demologo Salomone Marino. Nel seicento di questi Biati Pauli “cci nn’erinu ppi tutti li paisi di lu Regnu, ca ‘n Palermu tinianu cuncúmiu ‘nta na grutta sutta terra chi c’era allatu San Cosimu…javanu vistuti comu monaci e facevinu Giustizzia ppi daveru”. Era una organizzazione di r/esistenza anticolonialista. L’unica possibile al tempo della dominazione ibero-cattolica e della nobiltà saccheggiatrice ad essa infeudata. Era il tempo dell’Inquisizione che metteva al rogo, con le “streghe” e gli “eretici”, la millenaria sapienza del Popolo Siciliano. Lo Spettacolo neocoloniale inscena oggi altri roghi, il Predatore che divora l’energia dei Siciliani disponne di mezzi ben più potenti. I Beati Paoli non sono il passato, ma l’Avvenire del Sicilianu Novu.

***

Essere Siciliani non è un incidente, nè un hobbye. Piuttosto è un mestiere. Essere Siciliani è un “esperimento con la Verità”. Alzare uno sguardo siciliano sul Mondo è possibile solo attingendo l’acqua dell’Essere e dell’Esserci dal fiume carsico di una Trinakria millenaria, perchè la Verità non è lontana, è appena sotto la Terra sulla quale camminiamo. Per dirla con Proust ci mancano solo gli “occhi nuovi per vedere”.

I depositi memoriali del nostro Popolo e della nostra Terra contengono un tesoro; e una smisurata eredità di libertà ci giunge da uomini e donne che spesso non ci hanno lasciato neanche il loro nome e quando l’hanno fatto c’è sempre stato, c’è, un Potere che ha provveduto e provvede a cancellarlo. Un Potere che inscena uno Spettacolo neocoloniale e ci costringe a vivere dentro una Grande Bugia, come un invisibile Predatore dalle mille maschere che alimenta la passività sociale e l’egoismo competitivo, sradicandoci dalla nostra Terra Sacra, dalla nostra Lingua antica, dal nostro diritto di essere e di esserci con competenza e con Amore, dalla possibilità di restituire la nostra Sicilia al suo destino di “Isola-Giardino”.

Non c’è partito parlamentare, sindacato, scuola, università, chiesa, televisione…che ponga al centro del suo agire il diritto dei Siciliani alla libertà autentica, all’evoluzione spirituale, all’Indipendenza.

Anzi: ogni istanza di liberazione delle nostre energie viene ostacolata da una ostinata produzione industriale di bugie, sofismi, distrazioni.

Restaurare una Verità Siciliana sulla Realtà e sulla Vita è possibile solo coltivando nello studio e nella vita l’Amore per la nostra Terra, l’Albero di Trinakria che nasce dalla Conoscenza e ch’è disseccato dall’azione devastante e quotidiana dello Spettacolo neocoloniale, delle sue scuole, dei suoi massmedia, della sua politica puttana…che ci priva d’un passato glorioso, d’un presente dignitoso, d’un avvenire sereno, e della possibilità stessa d’alzare uno sguardo siciliano sul Mondo.

La ricerca della Verità come metodo e il riabitare Trinakria come stile di vita configurano un unico, potente Principio spirituale. La storia ci insegna che se una Azione Umana non vuole degenerare, deve radicarsi in un Principio spirituale.

A noi basta poter camminare cercando Verità e Bellezza sulla nostra Terra: non è forse questa una forma di Preghiera?. E c’è Azione più sensata di questa Preghiera?.

Il Predatore che divora la nostra Energia e confonde i nostri cuori ci distrae dalla Terra, ci sradica dall’idea stessa di Isola-Giardino.

L’eredità spirituale del Popolo Siciliano è un Albero antico di cinquemila anni, con molte radici e molti rami d’oro. Questa eredità spirituale non può essere ridotta ad una sola radice. E’ una eredità spirituale plurale che purtroppo, per ignoranza e fideismi malriposti, stentiamo tutti a riconoscere in noi stessi, preferendo spesso, alla ricerca faticosa della Verità e della Bellezza, le facili scorciatoie che al Nulla conducono. Raddrizzare il corso degli eventi per rifondare dal basso la società siciliana è possibile solo liberando noi stessi dallo Spettacolo neocoloniale. Fuori da questa possibilità non ci resta che la miseria (la quale non è una esclusiva dei poveri).Proviamo dunque a riabitare Trinakria per diventare Siciliani Nuovi, per riconquistare il nostro antico Cuore di Zolfo nella Luce meridiana del Mare dei Canti, il Mediterraneo, e accedere, attraverso questo Essere e questo Esserci, a cittadinanze più ampie.

La Via che indichiamo è Pratica, parla della Vita Nuova nella Lingua dell’Identità ritrovata che sfida lo Spettacolo degli zombies e delle veline, della politica cattiva, dell’economia truccata, delle banche usuraie, dell’incultura spettacolarizzata.

Aggregarsi, formarsi, mobilitarsi, creare luoghi e strumenti per farlo, ispirandosi alla lunga r/esistenza del nostro Popolo, dal Vespro 1282 ai Beati Paoli del Seicento ai Fasci dei Lavoratori dell’Ottocento, è il nostro “che fare”. Ne va della Salute e della nostra Civiltà. La r/esistenza, intellettuale e popolare, allo Spettacolo neocoloniale è una necessità. Se ci siamo ancora, malgrado tutto, un motivo ci sarà. (…)

Sulle Vie dell’Indipendenza

Il Popolo Siciliano, gli uomini e le donne, le famiglie e le comunità dell’Isola di Trinakria hanno diritto ad una autentica libbirtà ri sprixioni, cioè a riconoscersi, a vivere ed a svilupparsi come nazione libera ed indipendente?.

L’idea di indipendenza può essere criticata, come tutte le idee, ma non ci si venga a dire che è inattuale: a parte il fatto che la Libertà di un Popolo non può passare di moda come un paio di scarpe vecchie, si pensi solamente che ben 7 dei 10 nuovi paesi entrati nell’Unione Europea sono più piccoli della Sicilia: conteranno però 40-50 volte di più, e ciò malgrado il carattere affaristico e oligrachico di questa Europa.

La rifondazione dal basso della Nazione Siciliana, la sua Indipendenza fondata sulla piena sovranità popolare, è nell’interesse, nel diritto e nel destino di noi Siciliani. L’indipendenza non è l’Ora X di una improbabile rivoluzione, nè l’esito di una campagna elettorale… L’indipendenza è un processo storico che le generazioni di un Popolo, sulla base di un accumulo e di una rielaborazione incessanti, costruiscono ogni giorno, partendo dall’ABC e andando oltre. E nessuno ce la regalerà. Solo i Siciliani stessi, adulti e responsabili, possono “cambiare le cose” in Sicilia, restituendo l’Isola di Trinakria alla Verità e alla Bellezza, alzando uno sguardo siciliano sulla Vita e sul Mondo, praticando la libbirtà ri sprixioni, riabitando Trinakria a partire dalle proprie città…

Ma può esistere un Popolo senza una propria identità autentica,condivisa e tutelata da Istituzioni coerenti? Può esistere un Popolo senza la sua libbirtà ri sprixioni, senza la possibilità di edificarsi in pace come Nazione libera e indipendente?. Cos’è il Popolo Siciliano senza istituzioni, scuole e mass media che ne coltivino il rispetto di sè, la storia vera, la lingua millenaria, il valore culturale dell’insularità mediterranea, il diritto di essere “Isola-Giardino” nel Mondo che verrà?.

Quello che ti proponiamo è un Cammino di ricerca della Verità e della Bellezza nella concretezza della Vita e dei suoi Luoghi. Per Essere ed Esserci con competenza. Essere Siciliani al 100% per essere del Mondo al 100%, provarci almeno, è una gioia che vale già la fatica necessaria a migliorarsi.

Il Cammino per riabitare Trinakria e alzare sul Mondo uno sguardo siciliano, guidato dall’idea-forza di Isola-Giardino, si fonda sull’Amore che nasce dalla Conoscenza.

Solo la Conoscenza -condizione primaria della difesa creativa dei depositi memoriali e dell’anima dei luoghi- può alimentare Stili di Vita radicati e coerenti in grazia dei quali diviene possibile il miracolo di rielaborare, col Codice d’Onore che produce il Popolo, un rinnovato senso dell’esserci con competenza, una ritrovata capacità di prendersi Cura della Vita e dei suoi Luoghi.

Uno Spettacolo neocoloniale imprigiona l’immaginario e la materialità della vita in Sicilia, privandoci d’un passato glorioso, d’un presente dignitoso, di un futuro in cui la Speranza non sia solo una vuota parola. A questo Spettacolo neocoloniale ci si sottrae solo dispiegando nella Vita, nell’Essere e nell’Esserci, la capacità di riabitare l’Isola di Trinakria, di radicarsi in una Storia, di rielaborare nella vita una Identità, situando la propria Azione dove la Fraternità e la Natura subiscono le loro quotidiane disfatte.

L’Indipendenza autentica si fonda sulla Socializzazione delle forze produttive fondamentali nel quadro di un modello di sviluppo autocentrato, bioregionalista e aperto: non c’è “indipendenza” se non si pongono le risorse e il lavoro dei Siciliani al servizio dell’evoluzione sociale e spirituale del Popolo Siciliano e della “sacralizzazione” della nostra Terra.

Quello che si produce, il modo in cui lo si produce, le forme del consumo, gli stili di vita: tutto deve essere sottoposto, nella massima libertà individuale, all’autocritica collettiva della decolonizzazione. Una Sicilia indipendente sarà un’Isola-Giardino, o non sarà niente. La nostra Terra non può continuare ad essere quello che è oggi: una colonia delle multinazionali e dei poteri forti di turno. Una Sicilia indipendente deve aprirsi, in modo realistico, anche al mercato globale, che è quello che è: ma sulla base del proprio interesse e dei propri bisogni. Mai più colonia di nessuno!. E l’Italia?. La rifondazione della società siciliana è un momento della rifondazione identitaria e civile dell’Italia stessa. Se, come sostengono fior di scrittori, la Sicilia è l’Italia portata alle estreme conseguenze, se solo conoscendo la Sicilia si capisce l’Italia, se due più due fa quattro, le forze reali del Cambiamento che operano in Sicilia e in Italia non sono due cose separate, ma due cose da confederare nella comprensione della Realtà e nell’Azione per la crescita civile di tutti i Popoli dell’area italiana. Sebbene sia solo da una ristrutturazione euromediterranea e dall’emergere di un inedito “socialismo mediterraneo” che contrapponga alla piratizzazione oligarchica delle risorse la loro socializzazione democratica, che la “Questione Siciliana” potrà essere del tutto risolta e il Popolo Siciliano restituito infine alla sua Sovranità e alla Storia Umana.

L’alternativa è il teatrino della politica vendifumo e vendipatria che dopo aver rovinato la Sicilia con una perdurante “unificazione” violenta, truffaldina, coatta, ignorante, rovinerà anche l’Italia. Vedrete. In mezzo al fumo dello Spettacolo la piratizzazione è cominciata.

Un modello di sviluppo indipendente è la condizione della nostra stessa apertura al Mondo, del nostro “essere-Mondo”. Indipendenza spirituale, culturale, politica, monetaria, bancaria, ferroviaria, aeroportuale, diplomatica…E’ della libertà che stiamo parlando!. Indipendenza solidale con tutti i popoli, a partire da chi sta peggio di noi, perchè non saremo del tutto liberi fin quando tutti i popoli non saranno del tutto liberi.

E’ la nostra Storia, è la nostra Geografia, è la nostra Etica dell’Onore, che ce lo dicono.

Il Popolo Siciliano esiste da 10.000 anni!. Siamo in grado di dimostrarlo in modo rigoroso. Di questa Storia gloriosa, a volte tragica, spesso commovente (per chi la conosce) non siamo solo gli eredi, ma l’intera eredità.

In ogni fase storica la Nazione Siciliana ha assunto una forma specifica. Ovviamente la definizione di “Nazione” -in generale- serve a semplificare la comprensione della Storia, della “lunga durata”. Questo concetto assume contenuto sociale e forme istituzionali differenti nelle diverse epoche: non potrebbe che essere così. E differente è la percezione di sè che i Siciliani hanno elaborato nel corso di una vicenda plurimillenaria, complessa, che presenta però delle invarianti, delle costanti: una di esse è la tendenza, mai del tutto annichilita, all’Indipendenza.

La Nazione Siciliana aristocratica ha scritto, a suo tempo, pagine gloriose. Ma i suoi Re ed i suoi Eroi sono tutti morti, mentre quel che restava del suo essere si è disintegrato nella palude dei gattopardi.

La Nazione Siciliana borghese ha scritto pagine gloriose. Ma le sue Rivoluzioni ed i suoi Eroi sono tutti svaniti. Quel che ne restava si è disintegrato nella palude degli sciacalli.

La Nazione Siciliana dell’avvenire appartiene, in primo luogo, a quel proletariato siciliano che paga oggi i costi più pesanti dello Spettacolo neocoloniale: precarietà della vita ed emigrazione infinita, sradicamento e confusione ideale, prigioniero di una palude sociale marchiata da svuotamento culturale ed alta ricattabilità clientelare. Un nuovo proletariato che, nei sui reparti avanzati, è formato da ingegneri informatici, insegnanti precarizzati, giovani laureati, emigrati che hanno maturato una coscienza della situazione siciliana (e sono migliaia!), intellettuali radicati nei paesi (e sono centinaia!)…Uomini e donne che possono costruire uno stile di vita e determinare scelte politiche sganciate dal carro mortifero di una borghesia parassitaria capace solo di prostituirsi allo Spettacolo neocoloniale. Solo il “popolo profondo” può disarticolare lo Spettacolo neocoloniale e liberare le forze necessarie ad una rinascita civile e politica di un Popolo intero, a rielaborare la lingua materna come nuova lingua di libertà, a riconnettersi con la Terra attraverso una nuova visione dei territori e delle loro mappe.

A riconnettersi col Mondo riconoscendo nell’esercizio della propria libbirtà ri sprixioni il diritto alla libertà di tutti i Popoli, dell’Umanità intera: quell’internazionalismo che è inscritto nel DNA della Storia del Popolo Siciliano e nell’essenza dell’insularità mediterranea. Ovviamente non sarà indifferente l’emergere o meno di nuclei di “borghesia illuminata”, di imprenditori locali con la testa sulle spalle, di conoscitori del mercato e dei meccanismi finanziari… Che si pongano al servizio di una Causa che è anche la loro, diventando “Siciliani al 100%”. Non c’è soluzione alla dipendenza neocoloniale (culturale, bancaria, politica…) se non sulla Via dell’Indipendenza.

Il Popolo Siciliano, liberandosi dalle sue scorie, deve prendere il Potere sulla sua Terra e affermare la propria indivisibile e inalienabile Sovranità!. Perchè nessuno debba più affruntarsi d’essiri sicilianu, perchè nessuno debba più patire un sottosviluppo imposto, sbattersi per un lavoro dignitoso, emigrare in cerca di salvezza civile, vedere frustrata la propria originalità, disseccate le proprie radici, scoraggiate le proprie speranze. Semu un Populu anticu, stamu nta na Terra ricca. Che il Sapere e la Ricchezza vengano socializzati!. Ce n’è per tutti.

Semu simenza. Simenza che non deve essere sprecata. Il Cammino è tracciato, i suoi passi pratici sono quotidiani.

@MARZO 2004.

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 FEBBRAIO 2016-(TERRAELIBERAZIONE)

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CICIRI

giarrizzo  UNA E TRINA

LA SICILIA E’ UNA?. SI, LA SICILIA E’ UNA: UNA COLONIA, PEGGIO DI PORTORICO.
LA SICILIA E’ STATA GRANDE SOLO QUANDO LE SUE CITTA’-STATO FURONO GRANDI. LO STESSO GRAN RIBBELLAMENTU DEL 1282 -LA GUERRA RIVOLUZIONARIA DEL VESPRO- FU INSURREZIONE DI CITTA’ CHE SI FEDERARONO NELLA “COMMUNITAS SICILIANA”, CHE FU, COL SUO PARLAMENTO, IL “BONU STATU E LIBBIRTA’” CHE RIUSCI’ A RESISTERE, NELL’ALLEANZA NATURALE CON L’ARAGONA DI PIETRO E COSTANZA, ALLA REAZIONE FRANCO-PAPALINA…

E’ BENE CHIARIRE LE DINAMICHE DI FONDO DELLA GEOSTORIA SICILIANA. UN ASPETTO DELLA SICILIA ITALIANA: CI UNISCONO SOTTO “ROMA”, MA CI DIVIDONO PERFINO FISICAMENTE (L’ISOLA SENZA TRENI!), ALIMENTANDO CAMPANILISMI CHE DEGENERANO OVUNQUE. E’ SOLO UN ESEMPIO: IL DEMENZIALE “PALERMITANO-CENTRISMO” CHE E’ IL PRODOTTO IDEOLOGICO PEGGIORE DEL CICLO FALLIMENTARE DELLA “REGIONE SPECIALE”, CHE HA ROVINATO IN PARTICOLARE LA STESSA IDENTITA’ PALERMITANA…ECCO, CHI BANALIZZA DECENNI DI STUDI DI TERRAELIBERAZIONE, FONDATI SUI LAVORI DI GIGANTI COME BRESC, BRAUDEL E LO STESSO NOSTRO “NEMICO” GIARRIZZO, DEVE RESPIRARE PROFONDAMENTE E VEDERE NELLA STESSA REALTA’ COLONIALE LE CONTRADDIZIONI CHE DOVREMO IMPUGNARE PER RIPOLARIZZARE LA SOCIETA’ SICILIANA.

IN OGNI CASO LA SICILIA CHE VOGLIAMO HA LA CAPITALE A HENNA-NEW TOWN, E’ FEDERALE, FONDATA SU CITTA’-STATO -COME AMBURGO- E COMUNI AUTOSUFFICENTI QUANTOMENO SUL PIANO ENERGETICO E DEL REDDITO. IL FETICCIO DELL'<> E’ UN PRODOTTO DELL’ALIENAZIONE COLONIALE IN VERSIONE “SICILIANISTA”, INCAPACE DI ALZARE UNO SGUARDO SICILIANO SUL MONDO E DI GUARDARE ALLA SICILIA CON GLI OCCHI DEL MONDO. SIAMO UNA ISOLA-NAZIONE POLICENTRICA, SIAMO UNA CONCREZIONE DI NERVI E DI STORIA, UNA CIVILTA’. QUALCUNO PENSA CHE LO “STATO SICILIANO” CHE VERRA’ SARA’ UNA SPECIE DI “REGIONE SICILIANA” COL NOME CAMBIATO…NOI QUESTA “REGIONE SICILIANA” LA CONSIDERIAMO UNA MACCHINA PARASSITARIA E CARNEVALESCA: DA ROTTAMARE. E DEL SUO “CENTRALISMO BUROCRATICO” NE FAREMO CORIANDOLI.
AL MOMENTO PUO’ BASTARE.
CATANIA, PALERMO E MESSINA: CITTA’ STATO FEDERATE NELLA “COMMUNITAS SICILIANA”! – HENNA NEW TOWN CAPITALE!.

IL SICILIANU NOVU DEVE INSORGERE NELLA VERITA’, PER RISORGERE NELLA LUCE.

@ da FACEBOOK TERRAELIBERAZIONE

Nella foto: il prof. Giarrizzo, il più grande, compianto e rispettato dei nostri “Nemici”.

2° INTERFERENZE-V2-001 (1)INTERFERENZE-VIVA ZITARA!-X

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