• Al neo Prefetto di Catania Dottoressa Silvana RICCIO

Oggetto:  Saluti sinceri di benvenuto dagli Armatori e Pescatori del Settore Pesca Marittima Professionale

Lo scrivente Fabio Micalizzi, nella qualità di Presidente della Federazione Armatori Siciliani, … che ha sempre operato nel rispetto dei valori della Legalità e in Difesa del Lavoro, costituita  a Catania nel 1991 -… un’area metropolitana che l’Istituto TerraeLiberAzione definisce correttamente: “caratterizzata da disagio sociale, ma anche da una diffusa e inquietante illegalità “d’altobordo”, che trascende la stessa persistenza dell’egemonia trasversale dei clan mafiosi”->Augurandole una proficua permanenza, ci consideri a Sua civile disposizione per quanto Ella dovesse ritenere utile al Bene Comune.

Catania lì, 13-02-2017.

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TERRAELIBERAZIONE

L’Isola senza Mare

Diario di Bordo

La comunità siciliana TERRAELIBERAZIONE- sul FRONTE del MARE- agisce in sinergia con la Federazione Armatori Siciliani della piccola pesca, attiva dal 1991, che promuove l’auto-organizzazione di centinaia di LAVORATORI SICILIANI del MARE – peraltro esclusi “misteriosamente” dalla nuova super CAMERA di COMMERCIO (CamCom Sicilia Orientale), l’ISOLA senza MARE!.

La F.A.S. è impegnata in una dura battaglia in difesa dei diritti di tutti i lavoratori del mare e della qualità del pescato, denunciando scelte strategiche, ma anche truffe, irregolarità, sprechi che stanno devastando un mondo marinaro che appare “condannato a morte”, nella più terrificante assenza di una qualunque SOVRANITA’ SICILIANA sul TERRAMARE e sullo SPAZIO AEREO dell’ARCIPELAGO di TRINAKRIA.

La Federazione Armatori Siciliani della piccola pesca artigianale -> ha aderito all’OSSERVATORIO SICILIANO sulla gestione dei “FONDI Europei” 2014-2020 promosso dall’Istituto TERRAELIBERAZIONE.

Lo dedichiamo al nostro Capitan Precipiziu: «Di tempeste ne aveva incontrate, naturalmente. Era stato bagnato fino all’osso, sbattuto, travagliato… Ma non aveva mai intravisto la forza incommensurabile e la collera smodata, la collera che passa e si esaurisce senza mai placarsi – la collera e la furia del mare irritato. Egli sapeva che ciò esiste, come sappiamo che esiste il delitto e l’odio».

Il capitano MacWhirr – nel Tifone di CONRAD – alla fine si salvò. A Capitan PRECIPIZIU il suo MARE antico lo ha voluto e se lo è preso.

In questa nostra “Isola senza MARE”, Uomini come Capitan PRECIPIZIU non hanno nessun RICONOSCIMENTO. ROMAfia lo ordinò e l’EUROPACELOCHIEDE. E ci tormentano anche con le sagre colorate per “promuovere” quel PESCE AZZURRO che le direttive “N/euro-GIAPPONESI” delle “Quote TONNO” stanno portando all’ESTINZIONE!. Si deve “uscire con le barche” anche in condizioni pericolose: o si rischia il fallimento ogni mese.

Il “CIMITERO MARINO” c’è sempre stato. Ma MAI – nella sua STORIA MILLENARIA – le responsabilità politiche lo avevano reso più popolato di quanto esso non sia per sua sacrosanta natura. (…)

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PORTO DI CATANIA.

Denunciato alle Procure anche il governatore Crocetta. La fusione delle 3 Camere di Commercio della Sicilia Orientale (CT-SR-RG) è ILLEGGITTIMA!. Al di là della demenziale ESCLUSIONE del “MONDO della PESCA”…L’ISOLA SENZA MARE, ma “ricca di paludi popolate da una borghesia parassitaria, mercenaria e squattrinata, che gioca a Cam Com…” (TerraeLiberAzione).

PLAYA

 

Alla Procura della Repubblica di Catania

Alla Procura della Repubblica di PALERMO

Al Sig. Procuratore della Repubblica di Catania

Al Signor Presidente del TRIBUNALE di Catania

  • P.M. Dr Valentina GROSSO
  • Al Signor Questore c/o Questura di Catania

Oggetto:  Integrazione Procedimento Penale n. 6971/2014

ESPOSTO DENUNCIA

Il sottoscritto Micalizzi Alfio Fabio nato a Catania il 04-10-1972, residente in Catania Via Regina Bianca n. 156/D, nella qualità di Presidente regionale dell’Associazione “Consitalia” Associazione di Consumatori, domiciliato presso lo studio dell’Avvocato Francesco Silluzio in  Catania Via E. D’Angiò n.2, che sin d’ora, quale eventuale persona offesa, nomina quale difensore (art.33 Norme d’attuazione), in nome proprio,

Espone e denuncia

Il sottoscritto denunciante è Presidente regionale della su detta Associazione la quale ha nello Statuto la difesa degli utenti e consumatori da ogni atto di sopruso o malgoverno.

Ebbene, da notizie apprese dagli organi di stampa locale, poi anche verificate con la pubblicazione del decreto del Presidente della Regione Sicilia n.694 del 30.12.2016, di cui si allega copia, sta per insediarsi la Super Camera di Commercio di Siracusa-Catania- Ragusa, pur a seguito di numerosi esposti e denunce presentati dal sottoscritto e da diffide formalizzate sia dal sottoscritto che dal legale dell’Associazione.

Infatti il sottoscritto Consigliere camerale della Camera di Commercio di Catania presentava, anche nella qualità di Presidente della Federazione armatori siciliani, ricorso avverso i provvedimenti dei Commissari straordinari che si sono succeduti alla Camera di Catania che hanno letteralmente defraudato il Consiglio in carica, hanno approvato l’accorpamento delle Camere di Commercio, senza alcuna votazione da parte del Consiglio stesso; si impugnavano infatti i Provvedimenti D.A. n.538/ Gab del 20.10.2014, D.A. n.583/ Gab del 16.12.2014 ed  D.A. n.27/gab del 28.012015 definitivi di nomina del Commissario ad Acta della Camera di Commercio di Catania e di ampliamento poteri, emessi dall’Assessorato delle Attività Produttive della Regione Siciliana ciò in palese Violazione dell’Art. 97 Cost., della Legge 241/90 Art. 21 bis e ss.e art. 3 della Legge regionale 10/91- mancata notifica dei D.A. Ai Consiglieri camerali. Dopo la novella di cui all’art. 21 bis l. 7 agosto 1990 n. 241 e la riforma della Legge 10/91 la ratio del legislatore nella scrittura di tali disposizioni conduce l’interprete a rivedere la funzione propria della comunicazione o notifica del provvedimento amministrativo che, se non comunicato, tale circostanza incide sulla perfezione dell’atto e sulla sua validità, ma incide anche sull’efficacia del provvedimento nonché, sul piano processuale, sul decorso dei termini per l’impugnativa. In altre parole proprio l’art. 21-bis della L. 7 agosto 1990 n. 241 conferma che la mancata comunicazione integrale da parte dell’autorità emanante al soggetto interessato impedisce l’esplicazione degli effetti (Conferma della sentenza del T.a.r. Veneto – Venezia, sez. I, n. 563/2010). Il Consigliere nulla sapeva della nomina e dell’ampliamento poteri del Commissario quanto, proprio come organo camerale e destinatario dei provvedimenti, gli dovevano essere notificati o comunicati tali atti anche per via telematica. Si impugnavano tali provvedimenti anche per la Violazione dell’Art. 97 Cost., della Legge 241/90 Art. 3 e ss. E dell’art. 3 L.R. 10/91- Eccesso di potere per carenza di istruttoria, nonché per la Violazione, falsa ed erronea applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 8 del DPREG n.45/97;

In breve, l’art. 8 prevede che “ In caso di decesso, dimissioni o decadenza di un consigliere il presidente della Camera ne dà immediato avviso all’Assessore alla cooperazione il quale, sulla base delle indicazioni dell’organizzazione imprenditoriale o sindacale o dell’associazione dei consumatori che aveva designato il componente deceduto, dimissionario o decaduto trasmette la designazione al Presidente della Regione che provvede, entro trenta giorni, alla nomina del successore. Il relativo decreto di nomina è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione”.

Non si è mai compreso il perchè non sono mai stati sostituiti i Consiglieri camerali entro i termini previsti ex lege e si è preferito nominare un Commissario ad acta in successione ad altri in palese violazione della disposizione citata, addirittura aumentandone sempre più i poteri.

Ancora si evidenziava la Violazione, falsa ed erronea applicazione delle disposizioni contenute nella Legge regionale n.4 del 02.03.2010 art.5: l’art. 5 della Legge regionale prevede, in questi casi o nei casi di mal funzionamento, lo scioglimento dei Consigli; in particolare: “a) nel caso di gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico;  b) nel caso di decadenza per mancata ricostituzione entro il termine di cui all’articolo 38 della legge 12 dicembre 2002, n. 273, per effetto di ritardi o inadempimenti dell’amministrazione regionale. I consigli sono sciolti dal presidente della regione interessata: a) quando non ne possa essere assicurato il normale funzionamento; b) quando non è approvato nei termini il preventivo economico o il bilancio di esercizio; c) nel caso di decadenza per mancata elezione del presidente di cui all’articolo 16, comma 1; d) nel caso di decadenza per mancata ricostituzione entro il termine di cui all’articolo 38 della legge 12 dicembre 2002, n. 273, fuori dai casi di cui alla lettera b) del comma 1.

Nella ipotesi di cui al comma 2, lettera b), trascorso il termine entro il quale il preventivo economico o il bilancio di esercizio devono essere approvati senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo progetto, la regione nomina un commissario ad acta con il compito di predisporre il progetto stesso per sottoporlo al consiglio. In tal caso, e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini il progetto di preventivo economico o di bilancio di esercizio predisposto dalla giunta, la regione assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la loro approvazione, decorso inutilmente il quale dispone lo scioglimento del consiglio. Con i provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 si provvede alla nomina di un commissario straordinario, scelto tra dirigenti pubblici, anche in quiescenza, ed esperti di comprovata esperienza professionale.

Entro e non oltre centoventi giorni dalla data di emanazione del decreto di nomina, il commissario straordinario avvia le procedure per il rinnovo del consiglio camerale, pena la decadenza dall’incarico; questi e solo questi sono i casi di nomina di un Commissario ad acta in sostituzione del Consiglio camerale; Nel D.A. che si impugnava, si parlava di una nomina al fine di partecipare ad un incontro presso l’Unioncamere Sicilia, avvenuta di già, quando si poteva benissimo delegare un Consigliere camerale e poi si ampliano sempre più tali poteri sostituendo di fatto il Consiglio camerale ed estromettendolo dalle funzioni per cui esso è in carica.

Per esempio, una decisione come quella relativa all’accorpamento delle Camere di Commercio dovrebbe essere di sola ed esclusiva valutazione del Consiglio camerale e dei suoi Organi in quanto incide sia sulla vita del Consiglio stesso, sia sul territorio di Catania. In spregio a tutto ciò, il Commissario ad acta pur avendo ricevuto numerose segnalazioni, denunce e impugnativa dei propri atti circa le illegittimità che stavano connotando il suo agire, ha completato il proprio lavoro in spregio a tutto ciò; così, dopo avere aperto, in seduta riservata, i plichi contenenti la documentazione presentata dai candidati, ha proceduto all’estrazione degli iscritti alle Organizzazioni ed alle Associazioni concorrenti per i controlli a campione, che sono poi stati effettuati secondo modalità del tutto illegittime.

Successivamente, il Commissario ad acta ha trasmesso i risultati dei controlli svolti e le risultanze dell’istruttoria all’Assessorato delle Attività Produttive della Regione Siciliana. Quest’ultimo, a seguito di tale attività svolta dal Commissario, ha adottato il Decreto 1854/7/2016 impugnato innanzi a TAR Catania, con il quale sono state individuate le Associazioni ed Organizzazioni legittimate a designare i componenti della nuova Camera di Commercio ed il numero dei componenti a ciascuna spettante.

A seguito di tali provvedimenti, e a dimostrazione della illegittimità della procedura di costituzione della nuova Camera di Commercio della Sicilia orientale e della sfiducia che la stessa ha provocato in molti enti, la Camera di Commercio di Siracusa, con delibera del 17.6.2016, ha revocato la propria decisione di aderire alla nuova Camera di Commercio. Circostanza, questa, che non potrà non produrre effetti rilevantissimi sulla costituzione di tale nuovo Ente. Il decreto assessoriale n. 1854/7 impugnato, conseguenza diretta dei provvedimenti impugnati con il ricorso madre, non prevede l’assegnazione di alcun seggio ai settori “servizi alla persona” e “commercio estero” e “pesca”; individua erroneamente le organizzazioni e le associazioni chiamate a designare i componenti del consiglio camerale, nonché il numero dei componenti a ciascuna spettante, all’esito dei controlli e dei calcoli effettuati sulla base delle illegittime modalità individuate dal Commissario con i provvedimenti originariamente impugnati.

Per ciò che riguarda il mancato inserimento dei settori di rilevante interesse per l’economia della circoscrizione sia consentito rilevare che, con nota prot. n. 199854 del 15.10.2015, pervenuta appena 6 giorni dopo la specifica richiesta di chiarimenti da parte del Commissario ad acta, il MISE ha chiarito che, contrariamente a quanto affermato dal Commissario, quest’ultimo aveva pieni poteri per l’inserimento di detti settori, previa consultazione dei consigli camerali e delle associazioni di categoria. Cosa che il Commissario non ha invece fatto,  imponendo tempi tali da escludere ogni genere di coinvolgimento dei consigli camerali e delle associazioni di categoria.

Ciò che veniva impugnato era proprio il mancato inserimento del settore Pesca nel nuovo Consiglio: in base al comma 2 dell’articolo 10 della legge regionale 29/95 ed al comma 2 dell’articolo 1 della legge regionale 4/2010 LA PESCA ha diritto ad una autonoma rappresentanza. La scelta del commissario di accorpare pesca e agricoltura ha  illegittimamente modificato la composizione del consiglio. Infatti dai calcoli effettuati, si evince chiaramente che, se fosse stata rispettata la norma di legge riguardo il settore pesca, il consiglio risultante sarebbe stato composto da 4 seggi per l’agricoltura ed un seggio per la pesca, mentre il turismo avrebbe ottenuto un solo seggio, anziché due.

Il decreto assessoriale e tutti gli altri provvedimenti indicati, comunque e per scrupolo difensivo, vengono in questa sede ritualmente impugnati venivano impugnati proprio per la Violazione e falsa applicazione dell’art. 12, co. 2, l. 580/1993. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2, co. 2, 3 e 4, 5 e 7 DM 156/2011. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, lett. h) e 9, co. 2, DM 156/2011. Difetto di motivazione. Difetto di istruttoria. Eccesso di potere per irragionevolezza ed illogicità. Disparità di trattamento. Contraddittorietà-; per la Violazione e falsa applicazione della Direttiva Assessoriale n. 9 del 4.3.2016. Violazione e falsa applicazione dell’art. 12, co. 2, l. 580/1993. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2, co. 2, 3 e 4, 5 e 7 DM 156/2011. Eccesso di potere per irragionevolezza. Contraddittorietà. Violazione del principio della concorrenza e della massima partecipazione sotto un ulteriore aspetto. Violazione dei generali principi di imparzialità e di trasparenza; per la Violazione e falsa applicazione del comma 2 dell’articolo 10 della legge regionale 29/95 ed al comma 2 dell’articolo 1 della legge regionale 4/2010: ciò perché la pesca ha diritto ad una autonoma rappresentanza.

La scelta del commissario di accorpare pesca e agricoltura ha illegittimamente modificato la composizione del consiglio. Infatti dai calcoli effettuati anche da parte ricorrente, si evince chiaramente che, se fosse stata rispettata la norma di legge riguardo il settore pesca, il consiglio risultante sarebbe stato composto da 4 seggi per l’agricoltura ed un seggio per la pesca, mentre il turismo avrebbe ottenuto un solo seggio, anziché due. Va evidenziato come tutti i commissari ad acta nominati per l’accorpamento delle altre Camere di commercio siciliane in fase di accorpamento, e cioè Palermo-Enna e Caltanissetta-Agrigento-Trapani, abbiano doverosamente recepito sia le indicazioni pervenute dal MISE con la citata circolare del 07.03.2014 prot. 0039517 sia le indicazioni di UNIONCAMERE che altro non sono che l’attuazione nella pratica – un vademecum per i Commissari ad acta diremmo – della normativa di settore (cfr. Determinazione n. 1 del 14.09.2015 del a firma del Commissario ad acta della Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Agrigento, Caltanissetta e Trapani, dott. Guido Barcellona, che attribuisce un seggio al settore “pesca”; Determinazione n. 1 del 23.04.2015 del Commissario ad acta della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Palermo ed Enna a firma del dott. Vincenzo Genco, che attribuisce ben 2 seggi al settore dei “servizi alla persona” ). Al contrario, difforme e in violazione della normativa risulta l’operato del Commissario ad acta dell’istituenda Camera di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa della Sicilia orientale la cui condotta appare, invero, infirmata da una sequela di violazioni di legge in danno dei principi di trasparenza, imparzialità, leale cooperazione e parità di trattamento che disciplinano l’azione amministrativa implicanti un modus procedendi suscettibile di procurare un danno ingiusto alla interveniente associazione sia un ingiusto vantaggio – anche di natura patrimoniale – per quelle che ne risulteranno favorite.  Paradossalmente è stato lo stesso Commissario ad acta, nel corso di un incontro tenutosi presso la sede della Camera di Commercio di Catania in data 10.11.2015, a mettere in luce i profili di illegittimità che hanno sorretto le proprie decisioni, ammettendo come le stesse siano state ispirate dal chiaro intento di favorire alcuni settori in danno di altri.

Il denunciante ha ripetutamente segnalato con esposti e comunicazioni l’illegittimità della procedura di costituzione della Nuova Camera di Commercio della Sicilia orientale. Tanto è vero che, come risulta dal Decreto n. 1854/7, il MISE ha chiesto al Commissario ad acta di fornire “urgenti elementi, a seguito di segnalazioni di anomalie nella procedura di costituzione della camera di commercio”.

Al fine di tutelare i propri diritti ed interessi legittimi, e considerato che il Commissario ha omesso di dare pubblicità a rilevantissime fasi del procedimento, si chiede che Codesta Autorità giudiziaria chieda l’acquisizione degli elenchi delle imprese associate di cui all’art. 2, co. 3 e 4, DM 156/2011 presentati dalle organizzazioni concorrenti, redatti secondo lo schema dell’Allegato B DM 156/2011, nonché di tutti gli atti istruttori e/o interlocutori relativi all’esclusione delle imprese appartenenti alle stesse, oltre ai provvedimenti contenenti i dati trasmessi all’Assessorato a seguito dei controlli al 100% sulla base dei quali è stato predisposto il decreto impugnato..

Pur dopo tutto ciò il Presidente della Regione Sicilia ha emesso il Decreto de quo commettendo non solamente una violazione delle Leggi citate, ma ha commesso i reati sotto delineati.

Ancora infine si apprende dal Giornale “Corriere della Sera” che oltre 17.000 imprese sono state iscritte a loro insaputa ad Associazioni; tutto denunciato con lettere ed esposti inviati al Ministero competente e al Presidente della Regione Sicilia che sembra non prestare attenzione a tale vicenda che ha dato vita alla fusione illegittima delle tre Camere di commercio e che ne ha falsato la relativa composizione.

MOLTI DEI CONSIGLIERI DIMISSIONARI – DI CUI SI ATTENDEVA DECRETO DI SOSTITUZIONE – SONO STATI INVECE RICONFERMATI DALLE ASSOCIAZIONI APPARTENENTI

Pertanto, con la presente, il sottoscritto

Denuncia e querela

i soggetti responsabili dei fatti sopra denunciati, il Presidente della Regione Sicilia e ulteriori soggetti responsabili per omissioni d’atti d’ufficio ed abuso d’ufficio per la violazione palese delle norme citate , per l’esclusione del settore pesca previsto come rappresentante ex lege, per la mancata nomina dei sostituti dei Consiglieri camerali di Catania, per il mancato ottemperamento a ben due decisioni del TAR Catania e del CGARS che sia lelgano e quant’altro la S.V. vorrà ravvisare, riservandosi, gli istanti, di costituirsi parte civile nei modi e termini di legge e di indicare ulteriori testimoni.

Si chiede l’acquisizione ed il sequestro di tutta la documentazione relativa ai lavori commissariali sopra citati.

Si chiede l’audizione come persone informate sui fatti del sottoscritto.

Da ultimo chiede di essere eventualmente informati ai sensi dell’art.408 comma 2° c.p.p..

ESPOSTO INVIATO A MEZZO PEC.

Con osservanza

Catania, 18 gennaio 2017.

Il Presidente Regionale dell’Associazione Consitalia Rag. Alfio Fabio Micalizzi

LA FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI e l’ A.P.M.P. Associazione Pescatori Marittimi Professionali organizzano gli STATI GENERALI della PESCA ARTIGIANALE – QUALE FUTURO?

Palazzo di Città – Riposto (CT)

Salone del Vascello ore 9,00 del 17 Dicembre 2016

Saluto del Sindaco Dr Enzo Caragliano

INVITATI:

On. Maurizio Martina Ministro MIPAAF

On. Castiglione Sottosegretario con Delega Pesca

On. Cracolici Assess. Reg.le Agric. e Pesca

Contrammiraglio Nunzio Martello Comandante Capitaneria di Porto di Catania Direzione Marittima

On. Giulia Grillo Deputato Nazionale Mov. 5 Stelle.

On. Angela Foti Deputato ARS Mov 5 Stelle

RELATORI:

Totò Bonura – Segretario Regionale CNA Trasporti

Mario Di Mauro – Istituto TerraeLiberAzione

Nino Accetta – Presidente Federcoopesca Sicilia

Sebastiano Patti – Coordinatore Marinerie Acesi e di Riposto – Federazione Armatori Siciliani

Dr Giuseppe Giansiracusa – Presidente Legacoop Catania

Alessandro Barbagallo – A.P.M.P. SICILIA

Giovanni Lo Coco – Assoc. Marinerie d’Italia e d’Europa

Pino Gullo – Responsabile Dipartimento Pesca Legacoop.

Salvatore Tredici – A.P.M.P. CALABRIA

Giuseppe Mirabella – COORDINATORE MARINERIA CATANESE – FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI

Aldo Vigo – A.P.M.P. SARDEGNA

Nunzio Vasta -Presidente Naz Nuovi Consumatori Europei

Salvatore Molino – A.P.M.P. Catania

Sebastiano Caruso – Coord Marinerie Siciliane FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI

Avv. Francesco Silluzio – Vice Presidente Regionale FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI e CONSITALIA CT

Agata Salines- FEDITALIMPRESE

Fabio Micalizzi- FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI (…)

In Sicilia marchi di qualità della pesca inesistenti: gli ‘eurocrati’ del FEAMP 2014-2020 lo sanno?

TimeSicilia.it

In Sicilia marchi di qualità della pesca inesistenti: gli ‘eurocrati’ del FEAMP 2014-2020 lo sanno?

riceviamo e pubblichiamo, da TERRAELIBERAZIONE-CATANIA (FRONTE del PORTO)

Fabio MICALIZZI: “La Federazione Armatori Siciliani della piccola pesca artigianale -> aderisce all’OSSERVATORIO SICILIANO sulla gestione dei “FONDI Europei” 2014-2020 promosso dall’Istituto TERRAELIBERAZIONE…In Sicilia si registra un record di MARCHI di QUALITA’ del pescato INESISTENTI e che non hanno mai coinvolto i pescatori nella loro sedicente attività produttiva: convegni e sagre ben finanziati che si risolvono in passerelle di progettisti e politicanti” /.

I titoloni sparati dai giornali marchettari della SICILIA ITalienata annunciano il solito MILIARDO eurotricolorato: caritatevole e salvifico (di cui i pescatori vedranno poco o nulla!). E’ il turno del PESCE AZZURRO che verrà “salvato” dal nuovo FEAMP 2014-2020. E’ il “Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca”, il cui “Programma Operativo” per l’Italia è stato presentato a Catania il 18 luglio 2016.

Il “MILIARDO” spalmato su 7 anni è di per sé una goccia dispersa nel MARE di un comparto storico come la PESCA MEDITERRANEA italiana, che rischia di uscire del tutto dal MONDO PRODUTTIVO, sopravvivendo nel carnevale eurofolk delle sagre colorate = bankomat pubblicitari per editori di giornali che restituiscono il favore sponsorizzando il circo politicante di turno.

E’ MARKETING POLITICO maldestramente camuffato. E’ un sintomo della demenza senile che divora il sedicente “popolo di poeti, santi e marinai…”. I poeti proliferano, ma non li legge nessuno; i santi vengono canonizzati in serie, ma non funzionano; quanto ai marinai, ci resteranno solo gli skippers sugli yacht d’altobordo e le comparse folk alle sagre del pesce artico pescato già surgelato.

Il PESCE AZZURRO dei MARI SICILIANI – da decenni – è divorato dai TONNI euro-giapponesi, anche grazie a una sofisticata campagna pseudoambientalista che criminalizzò le millenarie TONNARE siciliane, ormai trasformate in musei e resort di lusso.

Il pesce che acquistiamo al supermerkato – gestito da grandi piattaforme industriali globali e correlata G.D.O. – è surgelato di regola a bordo delle NAVI-INDUSTRIA oceaniche e ce lo servono anche in tanti “ristoranti di mare”, per non dire della palude dei “matrimonifici” low coast.

La logica del FEAMP è il prodotto dell’egemonia ideologica di un Imperialismo NORDICO che trova sintesi spettacolare nell’allucinazione apocalittica dei falsi “cambiamenti climatici” privi di una qualunque EQUAZIONE PREVISIONALE. Fatte salve le regole del buonsenso e del riposo biologico, la salute dei Tre MARI SICILIANI non dipende certo dalla nostra resistente Flotta PESCHERECCIA, erede di una tradizione plurimillenaria che va restituita alla VERITA’ dell’Isola senza Mare, una COLONIA di ROMAfia Capitale, svuotata di qualunque sovranità e capacità tecno-civile di sè.

Alla presentazione del FEAMP -> il “ceto dei pescatori” – come lo definisce il contrammiraglio Martello – non è stato neanche invitato!.

Dalla nuova CAM COM della SiciliAfrica Orientale il “ceto dei pescatori” è stato appena espulso nelle nebbie di una faida tra bande mercenarie sullo sfondo di TRAFFICI di INFLUENZE nel contrabbando di “iscrizioni”, petrolio, rifiuti, rottami…che si riflette anche nella tormentata tragicommedia della S.A.C.-Fontanarossa in vista della privatizzazione della CHIAVE del CIELO SICILIANO.

Così in Terra come in Cielo -> l’Isola senza Mare sarà servita a tavola sullo sfondo di un carnevale di sagre e convegni sul Pesce Azzurro magari di importazione, che verrà spacciato nelle nebbie del FEAMP folkloristicamente tricolorato nella Sicilia italienata.

Lo SPETTACOLO coloniale che produce la SICILIA ITalienata è ormai TOTALITARIO. Atterriamo, anzi: anneghiamo nelle paludi coloniali dell’Isola REMOTA, chè accuddhì la definiscono a Bruxelles in un pubblico atto della “Commissione”.

“In Sicilia si registra un record di MARCHI di QUALITA’ del pescato INESISTENTI e che non hanno mai coinvolto i pescatori nella loro sedicente attività produttiva: convegni e sagre ben finanziati che si risolvono in passerelle di progettisti e politicanti” (F.Micalizzi -Federazione Armatori Siciliani).

E’ vero o no? Basterebbe solo questo per denunciare la logica parassitaria del FEAMP = uno strumento pernicioso di propaganda spettacolare dell’Imperialismo eurotricolorato che nell’Arcipelago SICILIANO ha presentato fino ad oggi tutti i crismi dell’aggravante colonialista.

Il FEAMP non affronta i problemi del comparto pesca artigianale, in compenso li aggrava nelle nebbie ipocrite dei suoi convegni, delle sue sagre, dei suoi titoloni a buon rendere sulla stampa coloniale. E’ il circolo vizioso della dipendenza e dell’alienazione culturale: è la loro “normalità”, tanti neanche lo sanno.

Intanto in mare si muore… a fine giugno la malasorte è toccata al pescatore catanese Giovanni COSTANZO, 54 anni. Al largo di PORTOPALO -> Onde alte quanto Montagne. I naufraghi lo hanno visto ancora a bordo – sulla chiglia – mentre la BARCA affondava. Era il nostro Capitan Precipiziu. Ora riposa insieme a Migliaia di CADUTI – antichi e recenti – che il MARE SICILIANO accumula nel suo CIMITERO MARINO anche a causa di politiche scellerate che costringono ad attraversarlo solo per portare un pezzo di pane e quattro pesci a casa. Per gli “imprenditori italiani” del tessile schiavistico uccisi a Dacca da una banda di figli di papà in versione islamista, il sindaco di Catania Enzo Bianco ha proclamato il lutto cittadino. A Capitan Precipiziu neanche il pensiero di un necrologio. La cosa non ci sorprende, anzi ha una sua coerenza classista: odiosa, miserabile e antipopolare.

E il “MILIARDO” per il Pesce Azzurro?. Servirà: al “consolidamento della governance marittima integrata”, al “controllo e raccolta dei dati”, alla “assistenza tecnica”… Tradotto dal bruxellese: è una manna per le fabbriche burocratiche di carte che figliano carte in un carnevale di sagre e convegni sul Pesce Azzurro di importazione, che verrà spacciato nelle nebbie del FEAMP folkloristicamente tricolorato e sicilianato.

Sia chiaro: noi siamo per l’applicazione integrale della millenaria Legge del Mare e per l’abbattimento del Muro sull’Acqua che ci divide dai fratelli tunisini. E’ il Pesce Azzurro dell’intero Mediterraneo che difendiamo. Da chi? Dalle LOGICHE colonialiste dell’Imperialismo NORDICO che trovano sintesi sofisticate e ipocrite nei vari FEAMP e nelle tante direttive che stanno distruggendo le nostre Antiche Marinerie, colonizzando il TerraMare e il Cielo dell’Isola Contesa.

Il FEAMP è uno strumento concepito nella logica antimediterranea che anima da secoli l’Imperialismo NORDICO. Il buonsenso del Sicilianu Novu suggerisce misure semplici e immediate: basterebbe eliminare le accise sul carburante delle nostre barche e smetterla di tormentare e criminalizzare perfino il piccolo commercio a kilometrozero, come accade alla Pescheria di Catania, che è stata circondata da centinaia di sbirri a caccia di fantasmi nei poveri cascioli di masculinu, sarde, stummi e capuneddhi: l’unico pesce autentico che il popolo siciliano si può permettere, quel meraviglioso Pesce Azzurro, del quale non frega niente agli incravattati seminaristi che hanno presentato il FEAMP all’Hotel Nettuno di Catania. I nostri lavoratori del mare ci dicono: “iddhi vanno ad aragoste e champagne, non abbiamo mai visto neanche un’euro dei molti milioni annunciati negli ultimi ventanni!”.

L’Istituto TerraeLiberAzione e la Federazione Armatori Siciliani della piccola pesca artigianale denunciano apertamente la logica ipocrita e antieconomica del FEAMP. Servono misure semplici come la defiscalizzazione dei carburanti; strutture serie, come una Banca Siciliana di Sviluppo (MedioCredito) e, soprattutto, un vero protagonismo del “ceto dei pescatori”.

La Federazione Armatori Siciliani della piccola pesca artigianale -> ha aderito all’OSSERVATORIO SICILIANO sulla gestione dei “FONDI Europei” 2014-2020 promossa dall’Istituto TERRAELIBERAZIONE.

Lo dedichiamo a Capitan Precipiziu: «Di tempeste ne aveva incontrate, naturalmente. Era stato bagnato fino all’osso, sbattuto, travagliato… Ma non aveva mai intravisto la forza incommensurabile e la collera smodata, la collera che passa e si esaurisce senza mai placarsi – la collera e la furia del mare irritato. Egli sapeva che ciò esiste, come sappiamo che esiste il delitto e l’odio».

Il capitano MacWhirr – nel Tifone di CONRAD – alla fine si salvò. A Capitan PRECIPIZIU il suo MARE antico lo ha voluto e se lo è preso.

In questa nostra “Isola senza MARE”, Uomini come Capitan PRECIPIZIU non hanno nessun RICONOSCIMENTO. ROMAfia lo ordinò e l’EUROPACELOCHIEDE. E ci tormentano anche con le sagre colorate per “promuovere” quel PESCE AZZURRO che le direttive “N/euro-GIAPPONESI” delle “Quote TONNO” stanno portando all’ESTINZIONE!. Si deve “uscire con le barche” anche in condizioni pericolose: o si rischia il fallimento ogni mese.

Il “CIMITERO MARINO” c’è sempre stato. Ma MAI – nella sua STORIA MILLENARIA – le responsabilità politiche lo avevano reso più popolato di quanto esso non sia per sua sacrosanta natura.

Il MARE lo RISPETTIAMO perché lo CONOSCIAMO nella profondità della Legge del Mare che non distingue razze e colori della pelle, sebbene a morire –oggi- siano sempre lavoratori e naufraghi sociali delle politiche imperialiste.

La Sicilia REALE  – che la Commissione di Bruxelles definisce “Isola REMOTA”- è al CENTRO di un Mondo. A saperlo sono i nostri emigrati e i nostri marinai, i generali del Pentagono e gli economisti di Pekin -> e perfino i “naufraghi dello sviluppo” imposto dal Fondo Monetario Internazionale e dalla PolitiGUERRA dell’Imperialismo NORDICO, di cui raccogliamo i cadaveri sulle nostre spiagge di questa nostra Isola senza Mare. A estrarne profitti miliardari è la Flotta CORSARA dell’Imperialismo NORDICO vera padrona dell’Isola del Tesoro = COLONIA di SACCHEGGIO e BANKOMAT MILIARDARIO.

Il MARE non ha alcuna COLPA e la SICUREZZA ragionevole sui Tre Mari dell’Arcipelago dei Siciliani la ristabiliremo solo quando NOI SICILIANI saremo di nuovo SOVRANI: liberi e indipendenti: “di TEMPESTE ne abbiamo incontrate, naturalmente…”-> questa ce la stiamo cercando: ne va della nostra Salute spirituale e materiale -> della nostra Dignità Siciliana e UMANA.

@Luglio 2016. TERRAELIBERAZIONE-FRONTE del PORTO*

(*circolare interna-abbiamo aspettato prudentemente le “prime mosse del FEAMP”- è come previsto: una pagliacciata propagandistica dell’imperialismo nordico e dei suoi pochi beneficiari nostrani).

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GRAZIE!

all’Istituto Superiore della Pesca e dell’Acquacoltura di Biserta (TUNISIA)

“Creazione di un club transfrontaliero per la promozione dei prodotti della pesca artigianale – Club Bleu Artisanal”…
NOTARE L’ASSENZA DI UNIVERSITA’ E REGIONE SICILIANA (MA COME, CROCETTA E’ UNO “STATISTA” A TUNISI!-U DISSI IDDHU!)- Ma in fondo è meglio: ci basta il Distretto produttivo della Pesca di Mazara del Vallo.
@TERRAELIBERAZIONE-FRONTE del PORTO.
TUNISI, 26 MAG – E’ stata presentata oggi a Tunisi, alla presenza del ministro del Turismo tunisino, Salma Elloumi Rekik, e dei rappresentanti del Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse idriche e della Pesca e del Ministero dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, oltre che dell’ambasciatore d’Italia e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, la conferenza di chiusura del progetto “Creazione di un club transfrontaliero per la promozione dei prodotti della pesca artigianale – Club Bleu Artisanal”…
 
Il progetto ha avuto come obiettivo il rispetto della qualità e della tracciabilità delle risorse alieutiche del mar Mediterraneo e al contempo la valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche congiunte italo-tunisine con approvvigionamento a ”Km 0” di prodotti di qualità controllata. Le attività del progetto si sono concentrate su un’intensa azione di studio e ricognizione, sull’attività di formazione e sensibilizzazione, l’apertura di due antenne di assistenza permanente (in Sicilia e in Tunisia), la formazione di un primo gruppo di pescatori nel processo di qualità e tracciabilità del prodotto e di albergatori e ristoratori nella valorizzazione delle specie ittiche nel rispetto delle tradizioni del territorio.
 
L’Istituto Superiore della pesca e dell’acquacoltura di Biserta, partner del progetto, in collaborazione con la Federazione Regionale degli albergatori di Tunisi, Cartagine e Biserta, la Direzione Generale della Pesca e dell’Acquacoltura, la Camera di Commercio di Trapani capofila del progetto e il Distretto produttivo della Pesca di Mazara del Vallo, hanno organizzato ieri una manifestazione gastronomica al vecchio porto di Biserta, aperta al pubblico, con la presentazione dei menù del Club Bleu Artisanal, uno show cooking e una degustazione della gritliya bizertine, piatto a base di una pasta tradizionale tipica del territorio della regione di Biserta “con un pesce Club Bleu Artisanal di stagione la salpa (Chelba) di Sidi Mechreg”. (ANSAmed)

CATALDO ULTIMO RAIS TONNARA FAVIGNANA

Auguri di buon compleanno a Gioacchino Cataldo, 75 anni di Amore per il Terramare dell’Arcipelago di Trinakria.
E’ l’Ultimo Rais della tonnara di Favignana, memoria storica delle vicende dell’Isola legate alla pesca del tonno. E’ stato inserito dall’Unesco nell’elenco delle persone che nel mondo costituiscono un “bene immateriale” dell’Umanità.

@Catania, 25-5-2016. TerraeLiberAzione-Fronte del Porto.

30 marzo 2016

NEGLI ANNI OTTANTA HANNO CRIMINALIZZATO LE TONNARE MILLENARIE, SVENDENDO IL MEDITERRANEO ALL’Imperialismo NORDICO e GIAPPONESE!. “AMBIENTALISTI COLORATI” AL SERVIZIO DEL CAPITALE!. GLI STESSI CHE SPACCIANO LE BALLE SPAZIALI DEI FALSI “CAMBIAMENTI CLIMATICI” privi di una qualunque EQUAZIONE PREVISIONALE. Gli stessi che hanno sostenuto il GolpeGuerra della NATO contro la Libia di Gheddafi per impedire il decollo della MONETA AFRICANA DI SVILUPPO. LA PESTE COLORATA E’ UNA FALSA FLAG DELLE FORZE MENTALI DELL’Imperialismo NORDICO che saccheggia il TerraMare dell’ARCIPELAGO di TRINAKRIA.

“l’eccessiva presenza del TONNO ha creato e continua a creare problemi al ripopolamento ittico, mentre si annunciano miliardate di fondi n/europei per spot pubblicitari sul Pesce Azzurro -che sta scomparendo divorato dai tonni- e sulle “eccellenze agricole” che si stanno salvando da sole, mentre il deserto economico  avanza dalle campagne e dai mari siciliani”.

TERRAELIBERAZIONE-FRONTE DEL PORTO (CATANIA)

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Concerto della Campane e delle Sirene.

L’Associazione Pescatori Marittimi Professionali di Catania aderisce al concerto delle campane e delle trombe delle navi e pescherecci di stasera, anche al fine di urlare la VOCE DEL PORTO e dei PESCATORI ARRABBIATI, i quali si sentono “abbandonati dalla politica”. Il comparto rischia di perdere oltre 4.000 posti di lavoro a causa dell’eccessiva presenza del TONNO il quale ha creato e continua a creare problemi al ripopolamento ittico, mentre si annunciano miliardate di fondi n/europei per spot pubblicitari sul Pesce Azzurro -che sta scomparendo divorato dai tonni- e sulle “eccellenze agricole” che si stanno salvando da sole, mentre il deserto economico  avanza dalle campagne e dai mari siciliani.

La Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”, ricordando che questa forma di Arte evoca l’antica Katabba Siciliana, che suonava anche ad Allarme davanti a un pericolo, affiancherà le nostre marinerie sul Fronte del Porto nell’Isola senza Mare, senza sovranità alcuna su nulla. E’ la nostra Cultura che r/esiste. Lo comprenda chi vuole.

19 Marzo 2016. Mario Di Mauro, con Fabio Micalizzi.

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Alla Capitaneria di Porto di Reggio Calabria
AL SIG. PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI (PALERMO-NAPOLI-GENOVA-CATANZARO)
Il Sig. Micalizzi Alfio Fabio, nato a Catania il 04.10.1972, nella qualità di Presidente dell’Associazione Pescatori Marittimi Professionali” con sede in Catania P.zza Duca di Genova n.1, cod. Fisc. 9307310876, rappresentata e difesa dall’Avv. Francesco Silluzio del Foro di Catania con Studio in Catania Via E. D’Angiò n. 2,
DENUNCIA
quanto segue:
La ripartizione delle quote di cattura del tonno rosso nel Mediterraneo stabilita dal Governo sta mettendo in ginocchio l’intero comparto della pesca, già duramente colpito dalla crisi economica. Vi è il serio rischio di compromettere in maniera definitiva il tessuto economico di intere comunità. La UE impone dei limiti generali stabiliti all’interno della politica comune della pesca, ma sono gli Stati membri a deliberare le norme che influenzano la gestione delle quote in questione. Ciò sta  decretando la chiusura di tutte le aziende che producono e commerciano tonno rosso; In realtà l’obiettivo della salvaguardia dell’ambiente marino potrebbe essere raggiunto tenendo in debito conto le esigenze e le istanze di coloro che lavorano nel settore e che rischiano di perdere il posto di lavoro.
Si deve chiedere all’UE, e questa è una precisa responsabilità del Governo, di rivedere l’accordo con la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT), di cui l’Unione europea è parte contraente. L’Associazione Pescatori Marittimi professionali da tempo denuncia l’attuale ripartizione delle quote del tonno rosso in quanto favorisce una ristretta minoranza di realtà, che ha in mano il 90 per cento delle risorse, e penalizza la stragrande maggioranza delle altre aziende detentrici. In merito ai criteri di assegnazione dei diritti di pesca, tra l’altro già finiti nel mirino di una sentenza del Tar del Lazio (Sent. 5123/14), negli ultimi 14 anni, tutti i provvedimenti assunti hanno di fatto affidato quello che è un bene comune, gestito da norme internazionali, ad alcuni soggetti per il solo fatto che nel 2000 avessero pescato più di altri. In merito al sistema “palangaro” è venuta dunque ad esistere una disparità immotivata di ripartizione delle quota che va da soggetti che detengono 2,5 tonnellate di tonno ad altri che ne detengono fino a 40 tonnellate, con un criterio più o meno storico ed in certi casi con osmosi di quote da settori diversi.

Pur riconoscendo la necessità di limitare il numero dei soggetti in grado di pescare il tonno per il particolare regime di controllo internazionale da parte dell’Iccat-Fao e da parte delle norme Ue, l’Associazione, unitamente ai propri associati, non può comprendere la diversificazione di quote per ogni barca solo sulla base delle differenti quantità pescate nel 2000, né come tale quota possa essere dichiarata un bene privato di alcuni pescatori a danno di tanti altri operatori e dell’intera collettività. Lo ha chiarito la citata stessa sentenza del Tar del Lazio, che ha di fatto ribadito che il tonno affidato tramite alle imprese di pesca tramite specifica autorizzazione non è un bene su cui il titolare possa vantare un vero e proprio diritto soggettivo, per questo motiva l’intangibilità delle quote e della percentuali dietro cui si è trincerata la d.g. pesca del Mipaaf è del tutto superata e solo volendo potrebbe essere rivista, sia come percentuale tra classi di mestieri (circuizione, palangaro, tonnare fisse e pesca sportiva) e di seguito all’interno delle singole classi tra ditte autorizzate .

Inoltre si evidenzia che nell’ipotesi in cui l’amministrazione valutasse per l’anno 2016 l’opportunità di ampliare il numero di soggetti beneficiari della quota nazionale 2016 affidati all’Italia dall’ICCAT, si potrebbe ipotizzare di gestire le maggiori tonnellate del 2016 (circa 20% pari a 400 ton.), ciò valere anche per gli aumenti 2017 e 2018, di utilizzare in parte gli aumenti per riequilibrare tra loro i segmenti di pescata (classi) a favore delle segmenti e delle imprese svantaggiata, ed in parte per permettere l’accesso di nuovi soggetti con quote minime premiando quelle realtà regionali che storicamente, in un non lontano passato, avevano fatto di tale pesca una consolidata tradizione e che oggi non hanno alcuna impresa autorizzata a tale attività.

Va detto che attualmente solo n.9 imprese di pesca gestiscono circa l’80% della quota tonno-rosso nazionale, non è pensabile che l’amministrazione conceda loro il beneficio degli aumenti della quota nazionale in proporzione facendo passare il principio dell’ulteriore premio che si premiamo i ricchi ed i monopolisti, e si penalizzano i poveri fino a lasciarne altri fuori dalla porta, un concetto inammissibile per una corretta gestione dalla cosa pubblica e di un bene comune come il tonno-rosso. Tale proposta ha il consenso di molte Regioni e di tantissime imprese.
La super presenza di Tonni nei nostri mari è diventata motivo di mancato ripopolamento ittico visto che mangiano tutto il pesce azzurro, pesce azzurro che rischia di scomparire ed infatti l’Italia ogni giorno importa centinaia e centinaia di tonnellate di pesce azzurro.
Ed è per tali ragioni che l’Associazione ed i suoi associati pescatori incolpevoli di quanto accadrà, di qui a breve, con la incolpevole pesca di tonni, si
AUTODENUNCIANO
e, considerato che nei periodi di passa dello stesso e dunque dal 15 maggio al 30 giugno, accadrà che gli stessi pescheranno tonni senza autorizzazione; visto che le Leggi in materia di sconfinamento sono datate e andrebbero obiettivamente riviste; che la QUOTA TONNO è stata distribuita e/o assegnata solo a n. 12 “Tonnare” – quasi tutte “Salernitane”; che riducendo la quota alle 12 “autorizzate” non si consente a centinaia e centinaia di pescatori di sopravvivere; che  in Italia le Quote Tonno non sono state distribuite ad esempio come in Spagna o altri paesi europei; si chiede che venga accertata ogni singola responsabilità dei pescatori in caso di pesca dei tonni e, di contro, si denuncia la illegittima e non equa e corretta  distribuzione delle quote tonno ed anche dei Fondi Europei destinati al Comparto Pesca in quanto gli stesso debbono essere di aiuto vero per l’ammodernamento delle flotte marinare e adeguamento di tutte le dotazioni di bordo, creazioni di nuovi mercati all’interno dei Porti, maggiore sicurezza nei Porti (spazi destinati solo al Comparto pesca con possibilità di depositi, celle frigo, spazi per le attrezzature e/o riparazioni reti).
L’Associazione A.P.M.P. dichiara la propria volontà di difendere i propri associati e non nei vari procedimenti penali e amministrativi e chiede di essere informata in caso di archiviazione del presente esposto>

 

SIMBOLO M33

Chiederemo -affiancando le nostre Marinerie- l’accesso agli atti per capire il metodo di assegnazione delle “Quote Tonno” in Italia, causa di distruzione del PESCE AZZURRO, che nella logica spettacolare dei fondi n/europei, vorrebbero anche pubblicizzare con milionate di spot. Un necrologio n/europeo per il PESCE AZZURRO dei nostri Mari, delle nostre tavole, della nostra tradizione gastronomica.
La Sicilia è l’Isola senza mare (e senza pesce)-priva di qualunque sovranità sulle sue acque territoriali: trivelle e petroliere, portaerei e sommergibili nucleari, gasdotti e dorsali TLC, elettrodotti e droni…NON DEVE CRESCERE NIENTE IN QUESTA SICILIAFRICA!. NEANCHE IL PESCE AZZURRO!. LA N/EURO-PROGRAMMAZIONE DEI “FONDI COMUNITARI” E’ PARTE DEL PROBLEMA NON DELLE SOLUZIONI!.

@FEBBRAIO 2016. TERRAELIBERAZIONE-FRONTEDELPORTO.

1985-2016. AL SERVIZIO DEL POPOLO SICILIANO.

EMERGENZA SUPER PRESENZA DI TONNI

Dalla Federazione Armatori Siciliani.
riceviamo e pubblichiamo.

a) In Italia a parere di molti Armatori del settore Pesca Marittima che effettuano la Pesca artigianale con il sistema/attrezzo denominato Palangaro è stato commesso un “Atto Illegittimo” in occasione dell’assegnazione delle “QUOTE TONNO” – le quali “Quote” sono state assegnate, pare, in maniera anomala (secondo il parere degli armatori) a solo n. 12 barche che effettuano la pesca del “TONNO” con il sistema/attrezzo denominato TONNARA (Rete), penalizzando tutti gli altri armatori italiani (circa 700 barche che effettuano la pesca artigianale con il sistema Palangaro – tra le n. 700 barche meno del 50% effettua la pesca con il sistema Palangaro come attrezzo principale avendo nella licenza più attrezzi);
b) Pare, che in merito alla questione “Quote Tonno” nel tempo sia stata fatta una vera e propria “Compravendita di Quote” – cosa anomala visto che la quota non dovrebbe essere “vendibile”;
c) In merito alla gestione, assegnazione “Quote Tonno” al momento pare, ci siano, diversi metodi di interpretazione di Leggi e Regolamenti Europei, tant’è, che in Europa (vedi ad esempio Spagna, Francia ecc.), le quote non sono state gestite tramite compravendita e/o assegnazioni anomale;
d) Nonostante negli anni si sono spesi parecchi soldi per ridurre lo sforzo di Pesca, non si è registrato nessun segnale positivo in merito al ripopolamento ittico;
e) Dopo l’entrata in vigore delle famose “Quote Tonno” si registra una forte riduzione di PESCE AZZURRO, e di conseguenza diminuzione di pescato dal 50 al 70% ;

EMERGENZA SUPER PRESENZA DI TONNI
f) Se rimangono così le cose, a parere dei pescatori marittimi professionali nel giro di pochi anni il mare nostrum sarà povero di flora, fauna e dunque senza pesci;
g) Nel periodo di passa dei Tonni, i pescatori, anche a non voler pescare il Tonno, purtroppo quando effettuano la pesca con il sistema artigianale del Palangaro (ami e conzi) pescano TONNI, e pescando Tonni, non avendo le famose “Quote Tonno” rischiano grosse sanzioni penali, civili, danni all’impresa, all’economia, mancato sviluppo, mancato lavoro, danni alle attrezzature oltre che danni morali.

La Federazione Armatori Siciliani insieme ad altre piccole Associazioni Locali di Pescatori ha affidato incarico ad uno studio legale per valutare l’ipotesi di “AUTODENUNCIA” – nel senso che presenteremo una denuncia dettagliata presso tutte le Procure, evidenziando il fatto che la SUPER presenza del TONNO nei nostri mari, e il conseguente pescato di TONNI anche senza la nostra volontà provocherà dei danni notevoli sia all’economia del Comparto, per mancato sviluppo, danno alle attrezzature e il rischio di incorrere in pesanti sanzioni penali.

Chiederemo inoltre l’accesso agli atti per capire il metodo di assegnazione delle “Quote Tonno” in Italia.

Catania lì, 26-02-2016
Il Presidente Regionale
Alfio Fabio Micalizzi

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FRONTE DEL PORTO-CATANIA

da FABIO MICALIZZI*

*(CONSIGLIERE CAMERALE-CAMERA DI COMMERCIO DI CATANIA)

Al Signor Comandante della Capitaneria di Porto di Catania

Prot. N. 01-2016

p.c. Alla Camera di Commercio di Catania. Regione Siciliana – Assessorato Attività Produttive-Al Signor Sindaco del Comune di Catania- Al Signor Prefetto c/o Prefettura di Catania-Al Signor Questore c/o Questura di Catania-

Oggetto:   Richiesta elenco aggiornato delle Imprese di Pesca iscritte nel Compartimento Marittimo di Catania.

Il sottoscritto Micalizzi Alfio Fabio nella qualità di Consigliere della Camera di Commercio di Catania (dal 19-03-2014) in rappresentanza del settore Agricoltura e Pesca, c h i e d e di poter prendere visione e ottenerne copia dell’elenco di tutte le Imprese di Pesca iscritte regolarmente al R.I.P. (Registro Imprese di Pesca) aggiornato al 31-12-2015, chiede inoltre di sapere tipo di pesca effettuato (da ogni singola Impresa) attrezzi da pesca riportati nelle Licenze di Pesca, tipo di navigazione, tonnellaggio, tabella d’armamento (personale imbarcato).

Con l’occasione si chiede inoltre di informare lo scrivente n.q. di  quale  reato o reati statisticamente vengono sanzionate le Imprese di Pesca Locale, e che tipo di controlli si effettuano per contrastare i pescatori di frodo, i pescatori abusivi ecc.

La presente richiesta viene effettuata nel rispetto delle norme vigenti in materia e quindi si chiede voler rispondere nei modi e nei tempi previsti dalla legge.

Catania lì, 12-01-2016

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INTERVISTA ESCLUSIVA A FABIO MICALIZZI,

presidente dell’Assopescatori siciliana, dalle cui denunce ha avuto origine l’inchiesta Poseidon sulla maxitruffa a danno del comparto pesca siciliano.

Realizzata oggi, a casa sua.

 

Dal 2008 a oggi ha presentato un centinaio di esposti e denunce ai Carabinieri, alle Procure di Catania, Palermo e Roma, nonché alla Guardia di Finanza. A seguito delle sue segnalazioni ha visto la luce l’inchiesta denominata ‘Poseidon’ sulle truffe ai fondi europei destinati alla pesca. Stiamo parlando del nostro fratello Fabio Micalizzi, presidente regionale dell’A.P.M.P., Associazione Pescatori Marittimi Professionali e consigliere della Camera di Commercio di Catania in rappresentanza del comparto pesca. Camminiamo insieme da anni, al Fronte del Porto di Catania, il suo quartier generale. On the road. (S.Fiamingo)

Fabio Micalizzi, grazie alle tue denunce è stata scoperta quella che il sostituto procuratore di Catania ha definito una «collaudata organizzazione», composta da «soggetti in una rete di aziende compiacenti e pubblici funzionari inseriti in diverse istituzioni», che gestiva «il sistema dei finanziamenti pubblici, allo scopo di un illecito arricchimento». Ci può spiegare cos’è in breve “Poseidon” e da cosa nasce?


‘Poseidon’ nasce perché, a seguito dell’approvazione del Programma Operativo Regionale POR Sicilia 2000-2006 finanziato dai fondi strutturali dell’Unione Europea, è sorta una vera e propria <<progettopoli>> siciliana in cui comitati d’affari gestiti dalla malapolitica sono andati a pesca di contributi per progetti inutili e spesso mai realizzati. In particolare, nell’ambito del Progetto Integrato Territoriale PIT 30 delle Aci per la valorizzazione della pesca, sono stati finanziati 9 progetti, finiti adesso sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Nella lista delle persone coinvolte – 36 indagati, di cui 6 rinviati a giudizio – figurano amministratori, dipendenti e alti funzionari della Regione e del Comune di Acireale, imprenditori, manager, soci e dipendenti di società private, consorzi e cooperative. Sin dal 2006 ho scritto dapprima alla Regione e ai Comuni interessati di Acireale ed Aci Castello e successivamente alla Procura, per segnalare e denunciare come questi fondi europei destinati al comparto pesca stessero finendo nella rete fraudolenta di amministratori, consulenti e progettisti piuttosto che essere utilizzati per le numerose problematiche da cui è afflitto il comparto pesca siciliano.


Quella riguardante la truffa sui fondi strutturali europei è solo una delle tante denunce da Lei presentate. Su cosa si incentrano le altre battaglie che ha condotto?

Alcune delle battaglie più importanti sono certamente quelle relative a: 1) la creazione di marchi di qualità; 2) i consorzi di ripopolamento ittico; 3) la gestione delle “quote tonno”.
Nella provincia di Catania c’è il record di “marchi di qualità del pescato”, dei quali non sono a conoscenza nè i pescatori nè gli armatori nè tantomeno i consumatori. Grazie alla creazione di questi marchi, de facto fittizi, si ricevono fondi per incarichi, consulenze, studi di settore, ricerche e pubblicazioni. L’ultimo di questi è stato finanziato, se non ricordo male, (d)alla Provincia Regionale di Catania poco prima del suo commissariamento.

Per quanto attiene, invece, i Consorzi di Ripopolamento Ittico, essi costituiscono degli enti che, secondo quanto previsto dalla L.R. n. 31 dell 1 agosto 1974, avrebbero dovuto implementare iniziative per il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di ripopolamento della fauna marina e, più ampiamente, per la tutela, lo sviluppo e il rilancio del comparto della Pesca. Ho scoperto la loro inutilità, l’inutilità dei consorzi, quando sono stato nominato consigliere del Consorzio di Ripopolamento Ittico del Golfo di Catania, istituito nell’aprile 1997. Ritenendo tale Ente di dubbia utilità al fine di perseguire le finalità per le quali era stato istituito, comunicai subito di voler recedere dalla qualità di socio del Consorzio, poiché mancava una progettualità strategica che ne giustificasse l’esistenza e la finalità pubblica.

Preparai, dunque, un dossier in cui evidenziavo che i consorzi di ripopolamento ittico erano ben undici, ciascuno dei quali con presidente e relativo consiglio di amministrazione, e denunciai come essi rappresentassero dei veri e propri ‘stipendifici’ che costavano alle casse regionali ben due milioni di euro l’anno. Vi erano persino Consorzi ittici “di montagna” come il “Consorzio di Ripopolamento Ittico dei Nebrodi”!

Grazie alle mie ripetute segnalazioni, nel 2012 si è arrivati al commissariamento dei consittici, ma siamo ancora in attesa che vengano sciolti definitivamente.
Un’altra anomalia contro la quale mi sono battuto riguarda la gestione delle quote tonno. L’Unione Europea, sulla base delle raccomandazioni dell’ICCAT, assegna a ciascuno Stato membro un quota di cattura del tonno e delle altre specie affini, ponendo così limitazioni al quantitativo di pesca consentito.

Lo scopo, protezione e conservazione dei tonnidi, è certamente virtuoso e condivisibile: sono poco chiari e molto sospetti, invece, i meccanismi di assegnazione e gestione di codeste quote da parte del Ministero competente della Repubblica Italiana. Nutro forti sospetti che l’attribuzione e la distribuzione delle ‘quote tonno’ sia soggetta alla corresponsione di tangenti. Il tutto a discapito della pesca siciliana.


A proposito di pesca siciliana… La interrompo per chiederLe, appunto, qual è la situazione del settore ittico dell’Isola per quanto concerne i piccoli e medi pescatori che Lei rappresenta?


Innanzitutto posso dire che il ‘mercato unico’ europeo e i meccanismi del liberismo stanno uccidendo il pescato locale di qualità. Bisogna far sapere ai cittadini che l’80% del pesce che finisce sulle loro tavole proviene dall’estero. Tornando per un momento al tema delle ‘quote tonno’, i meccanismi di assegnazione favoriscono il mercato di scambi internazionale ed i grossi pescherecci multinazionali (giapponesi, canadesi) a discapito della pesca locale.

Mi raccontano i pescatori di Porticello che si trovano spesso a dover assistere da spettatori nel “mare nostrum” alla pesca da parte di imbarcazioni battenti bandiera nipponica (situazione denunciata da Terra e LiberAzione, ventanni fa!, ndr). Sotto certi aspetti , inoltre, i pescatori professionali sono svantaggiati persino rispetto ai diportisti (pesca sportiva), ai quali è consentita la pesca di un tonno ogni 6 ore: se invece uno di loro, durante la pesca di altre specie, aggancia accidentalmente un tonno, è costretto a rigettarlo in mare (anche morto) per evitare di incorrere nelle severe multe della Capitaneria di Porto e della Guardia Costiera. La flotta della piccola e media pesca negli ultimi anni si è sostanzialmente dimezzata.

A questo ha contribuito naturalmente anche la gestione truffaldina di fondi che avrebbero potuto dare una boccata d’ossigeno, innovare e rilanciare il comparto pesca. Chiedo poi a gran voce che la Regione Siciliana intervenga direttamente in materia di pesca, legiferando autonomamente come il vigente Statuto le consente. Mi rendo conto che la mia risulta essere una richiesta surreale, considerato l’atteggiamento di troppi amministratori ascari che da decenni vendono e svendono le ricchezze del suolo del sottosuolo e del mare siciliani.

E’ paradossale, peraltro, che in una Terra come la Sicilia, con oltre 1000 chilometri di costa, non esista un Assessorato al Mare, che si occupi interamente delle nostre acque territoriali con tutto ciò che ad esse afferisce in termini di patrimonio e produttività (come giustamente sostiene Mario Di Mauro, il fondatore di Terra e LiberAzione).

Signor Micalizzi, per concludere ritorniamo all’inchiesta Poseidon che ha dato inizio alla nostra intervista. Come crede che si concluderà la vicenda? Prevede una condanna a strascico di tutti i responsabili delle truffe o teme una soluzione “all’italiana” con ennesimo buco nell’acqua… giudiziario?
Posso dire che, dopo anni di denunce e battaglie, mi sono emozionato nell’apprendere che la magistratura aveva finalmente scoperchiato questo vaso di Pandora della ‘progettopoli’ siciliana. Naturalmente auspico che i responsabili di qualsiasi livello e prestigio vengano condannati. Sono stato spesso deriso per la mia ostinazione nel denunciare il malaffare e hanno provato anche ad isolarmi e a mettermi contro gli stessi pescatori, creando associazioni alternative all’A.P.M.P. con il solo scopo di sgretolare la categoria. Adesso, però, riacquisto fiducia che anche altre mie denunce possano trovare sbocco in inchieste giudiziarie. Ad esempio quella riguardante l’Area Marina Protetta di Aci Trezza: per la sua istituzione e mantenimento vengono incassati parecchi quattrini, ma nella realtà essa è invasa da discariche abusive che riversano in mare ogni minuto ettolitri di liquami e rifiuti.

FORZA FABIO!

@TERRAELIBERAZIONE-FRONTEDELPORTO-CATANIA.

-a cura di Stefano Fiamingo.

il-porto-di-catania

PORTO DI CATANIA.