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SOLE della TERRA

Quanto segue ha anche una FUNZIONE METAPOLITICA. Di cui non diciamo nulla.

Premessa -> tagliati del tutto i ponti con la demenza della storiografia accademica della Sicilia ITalienata e coi suoi effetti collaterali massmediali…Non c’è giorno che non sparino una minkiata!. Ora spuntò –sulle coste girgentane-la Sicilia MICENEA in cui ciprioti e maltesi venivano per…..”scambiare i loro oggetti”. Si davano appuntamento in TRINAKRIA, presso una città fortificata, costruita da…dai Micenei!. Ma cosa gli puoi rispondere a questi poveracci?. Non perdiamo altro tempo. Le domande serie sono tante, le risposte ce le troveremo.

Domanda cerca Risposta. Niente divagazioni. Circoscrivere il campo e formulare una DOMANDA costa fatica. Meglio una buona DOMANDA che una pessima RISPOSTA.

Eccone DUE.

In breve.

1-La metanarrazione slavo-balcanica ci trasmette che il Dio del Tuono era costretto ad affrontare ogni mattina ora un Drago ora un Serpente, creature tenebrose che davano la Caccia al Sole. Il mito è costituente della civiltà dei Tokhariani, caratterizzata peraltro dal culto del Sol Levante.

Anche INDRA –nei VEDA- sconfigge un Serpente che dava la caccia al Sole e alle Acque.

Nella mitologia cinese qualcosa di analogo accade –mi pare- nel titanico combattimento tra Huangdi e Chiyou.

Anche Apollo –assai più tardi- uccide Pitone, nei pressi di Delfi. Ignoriamolo, non ci allarghiamo.

Domanda->Proviamo a conoscere meglio la dimensione storica dei Tokhariani?. Se incrociano o meno i Siculi lo vedremo in corso di ricerca. Non prima. Sennò che ricerca è?.

2-La sikana Grande Madre Hyblaia, Nostra Signora delle Api, è identificabile anche nell’imago potente di “SOLE della TERRA”?. Tentiamo –senza divagare!- l’analogia con UTU taknas – “il Sole della Terra” venerato ad Arinna dagli ITTITI (è situata nella triade di vertice del pantheon ittita, assieme ad UTU nepisas – “il sole del cielo” e alla Grande Dea di Arinna: manifestazione plurale di un’unica Grande Madre, o no? -Non importa).

SERVONO IMMAGINI

della Dea “Sole della Terra”.

@MARIODIMAURO. (8 LUGLIO 2016)

PALIKE LAGHETTI 

NAFTIA VENNE DEVASTATA “SCIENTIFICAMENTE”!

NAFTIA. I SACRI LAGHETTI DEI PALIKOI 

(DISTRUTTI DALLO SPETTACOLO COLONIALE -NEGLI ANNI ’60) 

Oggi producono bollicine per la CocaCola. Una INCHIESTA devastante -già pronta da molti anni- verrà pubblicata al momento giusto. Per FARE. O niente.

PANI, PACENZIA E TEMPU!

@TERRAELIBERAZIONE.

 I LAVUREDDHI CRISCINU. SIMENZA BONA E'!. VIVA A SIMENZA SICILIANA!

IMPERI E LUOGHI COMUNI.

“LA SICILIA FU IL GRANAIO DI ROMA”.

NON E’ VERO.

Ma a nessuno passa per la testa di andarsi a studiare i dati rimediabili sul mercato cerealicolo&derivati che riforniva la metropoli imperiale?. 
Qualcuno -certo- ci ha studiato: ma non se lo fila nessuno. Il “luogocomune” non lo smonti manco con la bomba atomica.
I dati che la scienza DEMOGRAFICA (!) -da Beloch a Beloch!- ci fornisce suggeriscono ben altro (studia Angus MADDISON**-ma comincia da BELOCH= calcolo sofisticato sulla produzione di GRANI SICILIANI: iugeri SUOLI e medimni QUANTITA’> sottrae il consumo medio/ne ricava la popolazione>SURPLUS=export /a ROMA-a sostegno del riformismo controrivoluzionario: CATILINA li fece tremare per davvero!-vado a memoria).
LA SICILIA produceva una RENDITA STRATEGICA: ma non era solo e tanto “farina”. IL GRANAIO DI ROMA ERA IN NORD-AFRICA. Una rendita coloniale della TERZA GUERRA PUNICA (CHE LA BORGHESIA COMMERCIALE DI CARTAGINE NON SI ASPETTAVA: AVEVANO PERFINO DISMESSO LA GRANDE FLOTTA MILITARE! Si fidarono della PAX romana, dopo l’occupazione della Sicilia e la caduta dell’alleata SIRACUSA nel 212 a.C.).
Il vero TESORO siciliano di ROMA era l’INSULARITA’-il SEA POWER- i TRE MARI SICILIANI. Per questo si scontrarono due MODI DI PRODUZIONE ANTAGONISTI: quello di Roma e quello di KARTADESH…
Da notare che Marx -nel Das Kapital- coglie nel “modello siciliano” di 2000 anni fa l’emergere di un protocapitalismo in millenario anticipo!. E’ solo un lampo -non lo approfondisce: forse lo avrebbe fatto in uno dei 9 libri del Das Kapital che non riuscì neanche a cominciare: NON LO SA QUASI NESSUNO!. Quel LAMPO SICILIANO del Das Kapital va sviluppato fino a oggi: non lo ha mai fatto nessuno. Non è un caso, Marx riflette sull’Anno Zero: quello vero. Ma sul piano della comprensione scientifica della Realtà siciliana siamo invece… all’Anno Zero. TANTO PER SAPERLO.
 
IL REALISMO DIALETTICO analizza dati precisi e non spaccia fumo ideologico. CHI CONTROLLA LA SICILIA HA IN PUGNO UN MONDO. Altro che “provincia-periferia” e neanche “granaio” per la plebe romana. Le stesse GUERRE CIVILI di Roma si combatterono più in Sicilia che nelle immense periferie abusive della speculazione edilizia romana…si, c’era già!.
@piccolo post-chat FACEBOOK. A una amica per la sua Tesi di Laurea- MARIODIMAURO.
30 marzo 2016
*nella foto: siamo noi SIMENZA, oggi. I GRANI ANTICHI SICILIANI sono figli di quelli di cui tratta questo piccolo post FB.- SIMENZA SICILIANA clandestina e salvata: che i “romani” trovarono, in verità non inventarono MAI NULLA, MA FURONO BRAVI A COPIARE E A VALORIZZARE MODELLI E INTELLIGENZE. E’ il lato attivo e attuale dell’IDEA-POTENZA di IMPERO (l’unica degna di esistere!).
Gli imperatori erano illirici, libici, daci, traci, ispanici e…calabrisi!. La carica non era “ereditaria per linea di sangue” e quando un imperatore non funzionava lo scannavano senza pensarci due volte!. L’Impero romano non ha nulla a che vedere con nessuna idea di “italianità”. Tutto furono tranne che “italiani” -per fortuna!.
L’Italia geopolitica è una invenzione recente…e destinata a svaporare quanto prima. Un bluff senza capo nè coda. Una invenzione di lord Palmerston e mister Codben. Il resto…furono massacri e saccheggi del NORD contro il SUD. Punto. (…)
**A. MADDISON è pubblicato in italiano dalle edizioni PANTA REI-LOTTA COMUNISTA.
THE NEW SICILIAN -2-001

THE NEW SICILIAN -2

 TELLARO ASINARO

Una data: 18 settembre 413 a.C. -Impariamola a Memoria.

SIKELIA! – Non Grecìa.

Ne’ Magna Grecìa.

 
L’IMPERIALISMO ATENIESE VENNE DISTRUTTO IN SIKELIA.
 
ANNICHILITO NEL FIUME ASINARO-TELLARO…
 
A questo si riferisce Marx: “il suolo siciliano fu sempre fatale agli invasori…”.

Atene crolla in Sikelia, sul Fiume Asinaro, nella collisione storica tra due “modi di produzione” antagonisti (18 settembre 413 a.C.).

La Sikelìa fu America e Viet Nam di quel Mondo. (…) 

Sarebbe l’ABC. Lo sostiene con Forza e Argomenti l’Istituto TERRAELIBERAZIONE in diverse Sintesi d’Analisi che non temono alcun confronto con l’Accademia coloniale tricolorata e la sua inesistente “Sicilia angolo d’Italia”.
Sollecitiamo la libera convergenza di studi e comunicazione tra quanti non si riconoscono nello SPETTACOLO COLONIALE che propone la più spaventosa falsificazione storiografica dell’intera Storia Umana: “Sicily conquest” ovvero l’unica millenaria “Civiltà senza Popolo”.
L’EcoNazione dei Siciliani -l’Arcipelago di Trinakria- non ha alcuna esistenza positiva per milioni di sradicati e annichiliti: dunque facilmente dominabili: numeri senza storia.
 Inutile al momento aggiungere altro.
Ci rivolgiamo alle Nuove Generazioni. Abbiamo FORZA sufficiente per raggiungere decine di migliaia di giovani, ci basta PER VINCERE.
PANI, PACENZIA E TEMPU!
@TERRAELIBERAZIONE.

SICILIAN’S GRAFFITI all’ADDAURA.

Decenni di dogmi archeologici sovvertiti. Al contrario di quanto creduto finora, gli artisti più antichi erano donne. Recenti studi hanno rivelato infatti che gran parte delle antiche pitture rupestri preistoriche sono state eseguite da esponenti del genere femminile, mentre la maggior parte degli studiosi ha sempre supposto che gli autori fossero uomini.

È stato l’archeologo Dean Snow, docente della Pennsylvania State University, a dare l’input a questa nuova analisi che mette in discussione quella che per anni è stata una certezza. Snow ha esaminato le contro-impronte di mano lasciate sulle pareti di 8 siti diversi tra Francia e Spagna e, semplicemente confrontando le lunghezze di alcune dita, è giunto alla conclusione che almeno i tre quarti delle impronte appartengono a mani femminili.

La nuova scoperta suggerisce che nella maggior parte delle società sono gli uomini a occuparsi della caccia, ma a trasportare le prede al campo in realtà sono le donne, particolarmente attente ai risultati e premurose nel conservare la selvaggina.

Claudio D’Angelo.

 

Quel Mare dei Siculi e dei “popoli delle isole”, che l’Egitto temeva…

Nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi, il popolo dell’Ulivo, ha marcato l’identità dell’Isola, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani. La storia dei Siculi -pirati e allevatori di cavalli, coltivatori e guerrieri- si concretizza nel “Regno Millenario” che ebbe nelle Valli dei Palikoi, i Gemelli Santi identificati coi Laghetti di Naftìa, il suo cuore di zolfo spirituale e politico. Scriveva Virgilio, intorno all’anno 30 a.C.: “Symaethia circum flumina, pinguis ubi et placabilis ara Palici…” (Eneide, IX).
Intorno alle simetine correnti, laddove ricca e misericordiosa è la terra sacra dei Dvi Palikoi, i Gemelli protettori degli esuli, degli schiavi e delle donne in fuga. Quelle stesse Terre dei Siculi che, quattro secoli prima, erano state teatro dell’epopea della Sunteleya del Douketios, “il Siciliano che condusse la prima Guerra d’Indipendenza che la Storia ricordi”. Nel quinto secolo delle Guerre Costituenti. (…) – per approfondire vai anche ai bollettini in PDF del nostro blog tematico: http://www.terradeisiculi.wordpress.com

***

Da testi sopravvissuti dal regno dell’ultimo re degli Ittiti (circa 1180 a.C.), risulta che gli Shikalayu (Siculi) insieme ai loro alleati, aggredirono Ugarit, Memfi, Cipro, il grande regno Ittita, e li rasero al suolo.
Gli stessi attaccarono l’Impero Miceneo, distruggendo e dando alle fiamme le rocche e i palazzi, determinando l’improvvisa fine della potenza Micenea.
Subito dopo è la volta di un nuovo attacco, questa volta portato all’Egitto.
Il faraone Ramses III che regnò nella metà del XII secolo a.C., li indicò come Sekelesh (Siculi) e scriveva: “Le nazioni straniere hanno messo a punto una cospirazione presso le loro isole. Improvvisamente essi hanno abbandonato le loro terre e si sono gettate nella mischia. Nessuno poteva resistere alle loro armi: da Hatti, a Qode, a Cherchemish, ad Arzawa e Alashiya, tutte furono distrutte allo stesso tempo. Un campo militare fu da loro insediato in Amurru; qui essi fecero strage della gente del posto e la terra fu lasciata in uno stato di desolazione come se non fosse mai stata abitata. Quindi essi si diressero verso l’Egitto, dove era stato innescato il focolaio della rivolta…”.
Siamo in grado di avere un assaggio di come si presentava un Shekelesh… capelli raccolti al di sotto di un copricapo di stoffa, in alcuni casi rigonfio, fermato sul capo da un nastrino; indossano un medaglione sul petto. Avevano in dotazione due lance e uno scudo rotondo.

@Istituto TerraeLiberAzione-Contributi: Claudio D’Angelo.

 

MEGARA HYBLAIA

Ci scrivono: “i discendenti calcidesi fondatori di Katane e Neapolis”- Precisiamo: COFONDATORI DELLA SIKELIA GLORIOSA. NE’ GRECA, NE’ MAGNOGRECA. -ERANO PROFUGHI, accolti con senso dell’ospitalità -e interesse economico- dai Siculi, e già ben conosciuti, nel Tempo! -“RACCOLSERO LA MISERIA DI TUTTA LA GRECIA…E SI MISERO IN VIAGGIO VERSO LA SICILIA…”- ARCHILOCO (VII SEC. a.C.). -LI RITRADUCIAMO SUGLI ORIGINALI …NEANCHE LA PAROLA “COLONIA” ESISTE, quantomeno non nell’uso corrente che se ne fa oggi!.

Apoikia

Αποικία
in inglese: away-settlement

= insediamento distante

E l’Ecista, il Fondatore, non è un conquistadores, né guidò di regola spedizioni militari…Erano migranti, spesso espulsi dalle proprie terre aride: sconfitti dalle carestie e nelle guerre civili…La hybris della disperazione semmai scoprì l’Isola di Trinakria, il Giardino, questo vuol dire “Trinakria”, in siculo arcaico.

@post FB-MDM- (immagine: “Megara Hyblea”).

 

“Proprio in quel tempo(728 a.C.) Lamide approdò da Megara(Attica) in Sicilia alla guida di una  Αποικία e a settentrione del fiume Pantachio fondò una cittadina dandole nome Trotilo. Più tardi passò di là a Leontini dove, per un breve periodo, divise con i Calcidesi la direzione politica di quella colonia; scacciato dai Calcidesi, fondò Tapso e venne a morte, mentre i suoi, espulsi da Tapso, eressero Megara denominata Iblea, poiché il re dei Siculi Iblone aveva loro concesso la terra, anzi ve li aveva condotti di persona. E per duecentoquarantacinque anni fu la loro sede, finché Gelone tiranno di Siracusa li espulse dalla città e dal suo contado”.

 (La Guerra del Peloponneso, VI libro – Tucidide)

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PALIKE LAGHETTI

I Laghetti Sacri di Palikè

Nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani.

La storia dei Siculi -navigatori e allevatori di cavalli, coltivatori e guerrieri- si concretizza nel “Regno Millenario” che ebbe nelle Valli dei Palikoi, i Gemelli Santi identificati coi Laghetti di Naftìa, il suo cuore di zolfo spirituale e politico. Scriveva Virgilio, intorno all’anno 30 a.C.: “Symaethia circum flumina, pinguis ubi et placabilis ara Palici…” (Eneide, IX).
Intorno alle simetine correnti, laddove ricca e misericordiosa è la terra sacra dei Dvi Palikoi, i Gemelli protettori degli esuli, degli schiavi e delle donne in fuga. Quelle stesse Terre dei Siculi che, quattro secoli prima, erano state teatro dell’epopea della Sunteleya del Douketios, “il Siciliano che condusse la prima Guerra d’Indipendenza che la Storia ricordi”. Nel quinto secolo delle guerre costituenti. (…) – per approfondire vai anche ai bollettini in PDF del nostro blog tematico: http://www.terradeisiculi.wordpress.com

simeto gole

Il Simeto.

SIMBOLO M33

I Siculi

Pirati nel Mediterraneo del XII secolo

ARMI DI FERRO E BARCHE VELOCI.

UNA POTENZA DEL MARE

CHE SFIDO’ GLI IMPERI DI TERRA, 3200 ANNI FA…

L’ISOLA DI TRINAKRIA, DA ZANCLE, DIVENNE UNA GRANDE “TORTUGA” NEL CUORE DEL MEDITERRANEO, UN MARE CHE L’EGITTO TEMEVA…

Il faraone Ramses III che regnò nella metà del XII secolo a.C., in un’iscrizione del suo tempio funerario a Medinet Habu (ai piedi della Valle dei Re, a Luxor),  indica un attacco degli Haunebu (Popoli del Mare – popolo delle isole che stanno in mezzo, nel cuore del grande verde, identificabile con il Mediterraneo) all’Egitto, sferrato da un’alleanza, stretta in Siria. (…)

Ramses III scriveva: “Le nazioni straniere hanno messo a punto una cospirazione presso le loro isole. Improvvisamente essi hanno abbandonato le loro terre e si sono gettate nella mischia. Nessuno poteva resistere alle loro armi: da Hatti (Anatolia centrale), a Qode (Cilicia), a Cherchemish (Eufrate superiore), ad Arzawa  (Anatolia nord/occidentale – Troia) e Alashiya (Cipro), tutte furono distrutte allo stesso tempo. Un campo militare fu da loro insediato in Amurru; qui essi fecero strage della gente del posto e la terra fu lasciata in uno stato di desolazione come se non fosse mai stata abitata. Quindi essi si diressero verso l’Egitto, dove era stato innescato il focolaio della rivolta. La loro confederazione era composta dai Pelaset, dai Tjeker, dai Šekeleš, dai Denyen e dai Weshesh. Essi misero le proprie mani sulla terra che si stendeva, mentre i loro cuori confidavano che il piano sarebbe andato in porto”. (…)

ŠEKELEŠ

Sappiamo che i Šekeleš erano gli stessi Šikala che si presentarono davanti alle coste di Ugarit con 20 navi, poi davanti a Cipro con altre 7 navi, assalendo, saccheggiando, radendo al suolo e poi incendiando sia Ugarit, sia Cipro.

Non di meno, si può dire dell’Impero Ittita il cui re, Suppililiuma II cerca disperatamente informazioni sui Siculi chiedendo al re di Ugarit di inviare ad Hatti una certa Ibnadušu, rapita dal popolo di Šikala, così da poterle porre delle domande su quale fosse la loro terra di provenienza. (…)

La conferma di quest’affermazione la troviamo nelle parole dello stesso re Suppililiuma II, il quale, pur conoscendo fin troppo bene i vari popoli del mare (indicati dagli Egizi come responsabili del crollo Ittita), dichiara di non conoscere il popolo che li ha assaliti, tant’è che in una drammatica tavoletta in argilla attesta la capitolazione del suo impero di fronte a un: “nemico di difficile identificazione”. Quanto detto ci porta a capire che i Šekeleš fossero un popolo pirata (che viveva per lunghi periodi nelle barche), che possedeva un’arma invincibile per quel tempo (lance e spade di ferro) tanto da riuscire a battere facilmente popoli guerrieri ed eroi imbattibili come quelli esistenti tra le file dei Micenei e degli Ittiti, che distrusse e incendiò tutte le città ostili, che depredò i ricchi imperi spogliandoli delle loro ricchezze.

Certo non fu per nessuno una “fortuna” averli nemici!. E’ una Tesi. Ma molte deduzioni e combinazioni di dati la stanno via via consolidando, in un lavoro di ricerca INDIPENDENTE che procede da decenni…e si avvale di apporti preziosi, anche in Sicilia: da Carubia a D’Angelo fino ai “dissidenti” del mondo accademico della Sicilia colonizzata che annichilisce sé stessa anche quando rinuncia alla propria Storia millenaria. Altro che “figli” di 13 dominazioni (inesistenti). Quell’estremista separatista di…Don Luigi Sturzo scrisse che solo due sono state le “dominazioni”: quella romana e quella angioina (franco-papalina). Noi vi aggiungiamo quella della massomafie tosco-padane, cominciata nel 1860, che ha ammucciato e mascariato millenni di Storia dell’Isola di Trinakria, e perfino la geografia stessa!.

Gli Egizi, disorientati e sgomentati nel vedere la facilità con cui i cosiddetti “popoli del mare”, erano riusciti a disfarsi dei loro antichi e imbattibili rivali, l’Impero ittita, presero tempo, arretrarono nei loro antichi confini e tentarono un’estrema mediazione. Si ritirarono dal Delta del Nilo e dal Mare?. E’ l’ipotesi più plausibile. (…)

Dalla descrizione degli Egizi e dalle immagini delle stele Egizie, in cui sono ritratti Šekeleš, prigionieri di guerra, riusciamo a individuare l’aspetto fisico e la sfarzosità degli abiti indossati da quel popolo guerriero.

Sono descritti come grandi, con i capelli raccolti al di sotto di un copricapo di stoffa, in alcuni casi rigonfio, fermato sul capo da un nastrino, indossano un medaglione sul petto e hanno due lance e uno scudo rotondo. In  base alle descrizioni, riusciamo a immaginare l’aspetto fisico.

Dalla descrizione degli Egizi e dalle immagini delle stele Egizie, in cui sono ritratti i Šekeleš, riusciamo a individuare l’aspetto fisico e la sfarzosità degli abiti indossati da quel popolo guerriero.

Sono descritti come grandi, con i capelli raccolti al di sotto di un copricapo di stoffa, in alcuni casi rigonfio, fermato sul capo da un nastrino, indossano un medaglione sul petto e hanno due lance e uno scudo rotondo. In  base alle descrizioni, riusciamo a immaginare l’aspetto fisico.

@Archivio TerraeLiberAzione-C.D’Angelo-F.Carubia-M.DiMauro.

piramide calafato

QUESTA E’ UNA PIRAMIDE-ZIQQURAT. DOVE SI TROVA?. NELLA PIANA DI CATANIA!.CHI, COME, QUANDO E PERCHE’…L’ABBIA EDIFICATA..NON LO SAPPIAMO. IL DOVE SI. E NON E’ LA SOLA.

@TerraeLiberAzione

 I SICULI

Nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani.

Fin dalla mitica Notte dei Tempi, da quando i primi uomini sapiens si misero in cammino dagli altipiani etiopici per cambiare il volto del nostro Pianeta, le migrazioni e le sedentarizzazioni vanno considerate fondamentali chiavi di lettura della Storia Umana.

Sebbene non manchino eccezioni, l’ethnos, la cultura materiale e spirituale di un popolo, si definisce in relazione al tellus, all’anima stessa dei Luoghi, e al modo in cui, nel corso di un paio di generazioni, dunque mezzo secolo e non di più, le comunità organizzate degli Uomini si insediano in un determinato territorio. Nessuno più dell’antico Popolo dei Siculi ha marcato l’identità dell’Isola, a tal punto che essa si chiama ancora Sicilia e i suoi abitanti si chiamano ancora Siciliani. I pirati si concentrarono sull’allevamento e l’agricoltura nell’Isola di Trinakria (il Giardino!). In che misura mutò il loro rapporto col mare non è dato sapere. Per ora.

E il sostrato del nostro Popolo, al di là degli innesti successivi, -nella Sicilia orientale- è fondamentalmente riconducibile al misterioso “Regno Millenario” dei Siculi. Gli studi e il metodo di Cavalli Sforza lo confermano (Storia e Geni). Mettiamoci i nomi!.

L’insularità mediterranea della Sicilia, le complesse vicende geopolitiche che l’hanno segnata, agendo nell’invarianza come luogo di accumulo di energie umane, ha plasmato, sincretizzato e sfaccettato la psiche e i caratteri plurali del suo Demos fin dalle epoche più remote. Ma il sostrato di questo Popolo, al di là degli innesti successivi, nella Sicilia orientale, è fondamentalmente riconducibile al misterioso “Regno Millenario” dei Siculi.

Ancora prevalente nel demos isolano orientale almeno fino all’anno Mille.  La Sicilia non fu, peraltro, né magnogreca, né greca, né etnicamente romanizzata (ammesso che voglia dire qualcosa!). Sikeliana semmai. Né mancarono le aggressioni imperialiste (fallite) di Atene contro i Sikeliani (415-413 a.C.)…Una vera potenza geopolitica greca, unitaria, non è mai esistita, se non per reazione (Guerre Persiane).

La storia dei Siculi -navigatori e allevatori di cavalli, coltivatori e guerrieri- è una storia mediterranea, che lascia tracce di sé in spazi e dimensioni assai più ampi di quanto l’Accademia coloniale, nella sua ossessione sbiancatrice, si ostini a sostenere. Fu un “Regno Millenario”, in movimento, che ebbe infine nelle Valli dei Palikoi, i Gemelli Santi identificati coi Laghetti di Naftìa, il suo cuore di zolfo spirituale e politico. Scriveva Virgilio, intorno all’anno 30 a.C.: “Symaethia circum flumina, pinguis ubi et placabilis ara Palici…” (Eneide, IX).

Intorno alle simetine correnti, laddove ricca e misericordiosa è la terra sacra dei Dvi Palikoi, i Gemelli protettori degli esuli, degli schiavi e delle donne in fuga. Quelle stesse Terre dei Siculi che, quattro secoli prima, erano state teatro dell’epopea del Douketios, il condottiero che li federò nella Sunteleya, rifacendone un soggetto politico indipendente nel quinto secolo delle Guerre costituenti. Dai conflitti che segnerà il secolo anche nella nostra Isola prende forma la civiltà di Sikelya. Una Sicilia “greca”, né tantomeno “magnogreca”, non è mai esistita. Nè l’isola di Trinakria venne “invasa” da flotte militari. Erano barche di migranti ioni e dori, sulle quali era raccolta la miseria e la sconfitta di tutta la Grecia (Archiloco dixit). Guidati da ecisti, fondatori di piccole colonie di vita, si fecero largo come potevano. Spesso chiedendo protezione ai Siculi.

“Proprio in quel tempo(728 a.C.) Lamide approdò da Megara(Attica) in Sicilia alla guida di una colonia e a settentrione del fiume Pantachio fondò una cittadina dandole nome Trotilo. Più tardi passò di là a Leontini dove, per un breve periodo, divise con i Calcidesi la direzione politica di quella colonia; scacciato dai Calcidesi, fondò Tapso e venne a morte, mentre i suoi, espulsi da Tapso, eressero Megara denominata Iblea, poiché il re dei Siculi Iblone aveva loro concesso la terra, anzi ve li aveva condotti di persona. E per duecentoquarantacinque anni fu la loro sede, finché Gelone tiranno di Siracusa li espulse dalla città e dal suo contado”.

(La Guerra del Peloponneso, VI libro – Tucidide)

Su YOUTUBE. “IN TRINAKRIA: LEPAROLE E LE COSE”

Docufilm dell’Istituto TerraeLiberAzione.

Il Ducezio, Signore delle Valli dei Palikoi, per meriti acquisiti sul campo divenne Condottiero dei Siculi. Poliglotta e abile diplomatico, ne catalizza le aspirazioni in una fase specifica della Storia siciliana, il quinto secolo delle “guerre costituenti”.

La dinamica di quei conflitti, sociali ed economici, non meno che etno-identitari, va liberata da letture riduttiviste, proposte tanto dall’Accademia coloniale, che sbianca e mascaria; quanto dalle evanescenze sicilianistiche. I Siculi furono una Grande Civiltà, che, nominandola, lasciò il segno più durevole ed evidente del suo contributo alla storia della “Sicilia”. Il fatto che non ci sia, in Sicilia, un solo Museo che ne ricordi le Imprese e la Vita, è semplicemente vomitevole.

Poi, anche per millenni -malgrado cataclismi e quant’altro- potrebbe anche non accadere più nulla di fondamentale. L’insularità mediterranea della Sicilia, agendo nell’invarianza come luogo di accumulo di energie umane, ha plasmato e sfaccettato la psiche e i caratteri del suo Popolo fin dalle epoche più remote. E il sostrato di questo Popolo, al di là degli innesti successivi, -nella Sicilia orientale- è fondamentalmente riconducibile al misterioso “Regno Millenario” dei Siculi. Gli studi e il metodo di Cavalli Sforza lo confermano (Storia e Geni).

Scuncicando cento siciliani per strada, domani mattina, quanti saprebbero rispondere decentemente non a chissà quale quiz di storia antica, ma alla semplice domanda: perchè ti chiami Siciliano?.

Il Ducezio cominciò la sua Guerra di Liberazione contro i mercenari –specie campani- che l’Oligarchia della metropoli siracusana scagliò contro le ricche e prospere Terre dei Siculi. La lotta di classe infuriava a Siracusa…La guerra ai mercenari, e poi alle armate dell’Oligarchia siracusana, infuriò nelle Terre dei Siculi!. (…)

Una Lezione per l’Avvenire.

@1998. MARIO DI MAURO-Fondatore di “TerraeLiberAzione”

Su YOUTUBE. “IN TRINAKRIA: LEPAROLE E LE COSE” –Docufilm dell’Istituto TerraeLiberAzione.

Per approfondire, leggi il nostro blog tematico: http://www.terradeisiculi.wordpress.com

PALIKE LAGHETTI

 

APPUNTI DI STORIA DELLA SICILIA ANTICA

L’EPOPEA DEL DOUKETIOS

DALLA GUERRA AI MERCENARI ALLA LOTTA PER L’INDIPENDENZA

(Nel Quinto Secolo delle Guerre Costituenti)

di Mario Di Mauro-Fondatore di “Terra e Liberazione”

@SIAE-“IN TRINAKRIA: LE PAROLE E LE COSE”

in Bollettino PDF –  www.terradeisiculi.wordpress.com

(Primavera 2007)

HYBLAIA

HYBLAIA MATER, RE SESAN IRES!

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https://terradeisiculi.files.wordpress.com/2012/02/bollettino_1.pdf