Un’altra pagina di STORIA ammucciata, svelata da una RICERCA che volentieri pubblichiamo.

Un’emigrazione boicottata (e sconosciuta): siciliani e italiani nella Cecoslovacchia del Dopoguerra > di Luca Baldelli

12445508-czechoslovakia-circa-1960-a-stamp-printed-in-czechoslovakia-shows-slovnaft-chemical-industry-base-de-stock-photoIl 10 febbraio 1947, la stampa salutava la conclusione di un Accordo tra Italia e Cecoslovacchia per l’emigrazione di lavoratori del nostro Paese verso la rinata Nazione dell’Europa centro-orientale. Quell’accordo era costato mesi e mesi d’impegno, di limature e di pazienti trattative non per colpa dei cecoslovacchi ma a causa delle titubanze interessate, dei freni e degli intoppi frapposti dai circoli anticomunisti italiani, saldamente arroccati nelle burocrazie ministeriali, appena sfiorate da un’epurazione all’acqua di rose. La capacità ed il tatto del Ministro degli Esteri Pietro Nenni, al quale dall’inizio di febbraio era succeduto il filoatlantico Carlo Sforza, erano stati decisivi per concludere l’intesa. Essa prevedeva, contestualmente al dettato, un flusso di 5000 lavoratori italiani verso la Cecoslovacchia, in modo particolare minatori, cavatori, operai metallurgici, operai agricoli. Nel dettaglio, si richiedevano: 600 minatori per i lavori di profondità, scelti fra gli addetti delle zolfare siciliane; 1400 minatori per i lavori di superficie, reclutati nei giacimenti toscani e sardi; 2000 operai agricoli (in modo particolare boscaioli); 500 tra cavatori e metallurgici. Assieme a questo, 20 lavoratori italiani affetti da talune patologie avrebbero ricevuto cure e trattamenti nelle principali stazioni di cura del Paese, mentre 20 lavoratori cecoslovacchi, egualmente in condizioni non ottimali di salute, avrebbero beneficiato di riposo e trattamenti presso le riviere italiane. Il Sindacato, nel quadro della definizione, regolamentazione e gestione di tali flussi, veniva ad assumere un ruolo di primo piano, sancito chiaramente nei termini dell’accordo: l’articolo 15 del medesimo, infatti, delegava alla CGIL, di concerto con il Sindacato cecoslovacco, i reclutamenti della manodopera intenzionata ad emigrare.
Qual era, allora, la situazione della Cecoslovacchia, dal punto di vista politico ed economico? Il Paese stava avviando, con enorme impegno e ampia profusione di volontarismo, il proprio processo di ricostruzione, dopo i danni, i saccheggi, le distruzioni apportate dai nazifascisti e dalla guerra in generale. Occorreva rimettere in piedi l’industria, spina dorsale dell’economia, con i suoi impianti, pesanti e leggeri, riconvertiti per sei lunghi anni alle esigenze dei monopoli e dell’apparato bellico tedeschi; in molti settori, da quello minerario a quello agricolo–forestale, si avvertiva un’acuta carenza di mano d’opera. Occorreva poi ripristinare condizioni di vita decorose per tutti, elevando, per quanto possibile, il benessere materiale dei cittadini. I comunisti erano all’avanguardia di tale processo, guidati con saggezza, equilibrio e insieme determinazione da fulgide figure di combattenti quali Klement Gottwald e Antonin Zapotocky. La loro battaglia era, principalmente, quella volta all’ampliamento dei diritti dei lavoratori e all’equa ripartizione degli inevitabili sacrifici che sempre accompagnano ogni processo di ricostruzione. Le forze della borghesia, però, facevano di tutto per frapporre ostacoli, nel tentativo di far ricadere sulla classe operaia tutti gli oneri e d’indebolire il Paese per legarlo poi, mani e piedi, al carro dell’imperialismo statunitense. Il patto italo–cecoslovacco sull’emigrazione si situava in questa dialettica di forze e di fermenti. Qual era il trattamento previsto, in terra cecoslovacca, per gli operai italiani che optavano per l’emigrazione? Grazie ai comunisti ed alle forze più sane del progressismo, le condizioni di vita di un lavoratore italiano che scegliesse di emigrare in Cecoslovacchia erano infinitamente migliori rispetto a quelle, semi–schiavili, degli emigrati nell’area del Benelux o in Francia, zone nelle quali i minatori stranieri, italiani in primis, erano spesso persino trattenuti forzosamente e, comunque e sempre, ospitati in baracche da lager, che in molti casi avevano accolto addirittura prigionieri di guerra del Terzo Reich. In Cecoslovacchia non esistevano poi tutte quelle “amenità” ampiamente diffuse nelle fabbriche lager del mondo capitalista: reparti–confino, punizioni arbitrarie, multe elevate per decurtare i salari senza alcuna giustificazione. Tutti i lavoratori stranieri ricevevano lo stesso, identico trattamento dei colleghi cecoslovacchi, beneficiando di un regime generoso di tessere annonarie, calibrate in base alle esigenze derivanti dal lavoro svolto. Una tessera annonaria normale dava, ad ogni lavoratore, il diritto di ricevere mensilmente:
17 kg di pane e farina
4 kg di carne
840 g di grassi
300 g di burro
1,4 kg di zucchero
3,5 litri di latte
Chi svolgeva lavori pesanti e faticosi aveva diritto ad una tessera speciale, con razione supplementare composta da 1 kg di zucchero, 3 kg di farina e pane, 1 kg di carne. Oltre al contingente di merci garantito dalle tessere, c’era ovviamente la possibilità di acquistare in libera vendita tutto ciò che non era razionato, o quantitativi aggiuntivi degli stessi generi distribuiti con le tessere. Il salario giornaliero di base era di 90/100 corone: in tutto, 2700–3000 corone al mese, benefit compresi. Se si superavano le norme di produzione, anche la retribuzione veniva notevolmente incrementata, fino a 4000–5000 corone. Per il vitto e l’alloggio, se ne andava il 20–30% appena del salario base: la spesa complessiva era infatti di 800/900 corone, comprendendo anche l’acquisto di generi alimentari non razionati. Da sottolineare il fatto che l’alloggio del lavoratore italiano non era la baracca o la sistemazione di fortuna degli operai che emigravano nei Paesi dell’Europa centro–occidentale, ma il convitto, l’albergo/locanda o anche la casa, dopo alcuni anni di lavoro. La quantità massima di denaro che si poteva spedire ai familiari rimasti in Italia era di 1400 corone. L’Ufficio Italiano Cambi aveva provveduto ad aprire un “conto lavoratori italiani” presso la Banca Nazionale di Cecoslovacchia, presso il quale affluivano le rimesse degli emigrati. Parte delle quote veniva utilizzata per pagare il carbone importato, l’altra parte era destinata alle famiglie dei lavoratori.

Klement Gottwald

Klement Gottwald

A sei mesi dalla firma dell’accordo, il primo contingente di lavoratori italiani partiva alla volta della Cecoslovacchia. Si erano frapposti e si sarebbero ancor di più frapposti in futuro, come vedremo, numerosi ostacoli da parte dei circoli anticomunisti e della burocrazia ministeriale italiana, piena zeppa di fascisti abilmente riciclatisi e ancora più arroganti dopo la mancata epurazione. L’idea che dei lavoratori italiani potessero vedere coi loro occhi la realtà di un Paese libero e veramente democratico e restarne “contagiati” spaventava tali circoli; in più, un’emigrazione rivolta verso un Paese in procinto di marciare verso il socialismo, creava un polo attrattore che “deviava” il flusso di manodopera dai Paesi capitalistici euro-occidentali ( n particolare, dal BENELUX) e non consentiva quindi, ai monopoli ed oligopoli di quei Paesi, lo sfruttamento a buon mercato della manodopera italiana. Il viaggio del primo contingente italiano veniva reso oltremodo rocambolesco prima da un’alluvione, che costringeva il convoglio ferroviario in marcia a cambiare percorso, poi dall’alt imposto dalle truppe inglesi di stanza in Austria. Se il primo evento era certamente inevitabile e riconducibile a forze non umanamente controllabili, il secondo d’inevitabile aveva ben poco: era un sabotaggio in piena regola, volto a rendere accidentata e quindi poco appetibile la rotta migratoria dei lavoratori occidentali, italiani in particolare, verso la Cecoslovacchia e altri Paesi socialisti. Si puntava a scoraggiare in ogni modo altri italiani dall’emigrare, anche facendo leva su un dato “antropologico” insopprimibile: il loro carattere mediterraneo, istintivo, impulsivo e poco paziente, esasperato per giunta da complicazioni create artificiosamente. Non a caso, con riferimento a quel primo tormentato viaggio, dopo la sua temporanea battuta d’arresto cominciavano repentinamente a giungere (c’informano di questo gli incartamenti del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, custoditi presso l’Archivio Centrale dello Stato) “notizie preoccupanti, poiché i lavoratori avevano esaurito i viveri, erano digiuni da circa 24 ore senza avere la possibilità di rifornirsi in territorio austriaco e chiedevano di essere rimpatriati”. Superati gli ostacoli, naturali e non, i lavoratori italiani del primo contingente riuscivano a mettere piede in terra cecoslovacca. Fin dal primo contatto con la realtà di quella Nazione, al di là delle chiacchiere e delle mene di elementi sobillatori al soldo della reazione, i lavoratori italiani potevano scoprire un Paese certamente attanagliato da difficoltà e problemi materiali causati dai nazifascisti e dalla guerra, ma anche ottimista, pieno di energia, desideroso di voltare pagina. Non è un caso che, in breve tempo, da poche decine di lavoratori italiani presenti si arriverà a 1000 circa! Una progressione numerica che non si era mai vista prima! Questo fatto non andava giù al Ministro del Lavoro Amintore Fanfani il quale, fresco di camicia nera, cominciava a dar credito ad ogni sorta di voce falsa e a far circolare deliberatamente tutta una serie di illazioni malevoli per mettere in cattiva luce la Cecoslovacchia e l’apparato del Ministero degli Esteri, presso il quale l’operato di Pietro Nenni, titolare del dicastero fino al principio del 1947, aveva conseguito eccellenti risultati. Vi è tutta una serie di rapporti (visionabili presso l’Archivio Centrale dello Stato, fondo Ministero del Lavoro e della previdenza sociale) volutamente disinformanti circa le reali condizioni di vita degli emigrati italiani, istruiti ed elaborati per forzare l’arresto della sempre più cospicua emigrazione verso la Cecoslovacchia. Rapporti anche ridicoli, palesemente non credibili, che parlano di vitto a base di caffelatte con pane al mattino, minestra con patate a pranzo e di nuovo caffelatte con pane a sera. Un vitto che, se realmente distribuito, avrebbe determinato la morte per inedia o l’impossibilità concreta di utilizzare la manodopera per qualsivoglia lavoro produttivo. Ovvero, un inconcepibile darsi la zappa sui piedi da parte dello Stato cecoslovacco! Si era “dimenticato”, in quelle note, che quelle pietanze erano le distribuzioni aggiuntive di viveri, elargite in più rispetto ai precedentemente menzionati generi alimentari garantiti dal tesseramento e a quelli reperibili in libera vendita. Si davano per attendibili e indiscutibili tutte le lamentele provenienti da individui asociali, vagabondi, perennemente scontenti di tutto e tutti, anziché mettere in rilievo i tanti apprezzamenti e le attestazioni di stima per il sistema economico cecoslovacco, provenienti dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. In quel difficile 1947 si cercava anche di sfruttare in ogni modo, strumentalizzandolo, un episodio avvenuto il 1° dicembre: l’arresto di 8 operai italiani a Most, con l’accusa di eccessive assenze dal lavoro, sulla base dell’imputazione di sabotaggio contro il Piano biennale predisposto dal governo per risollevare l’economia. Si faceva gran chiasso attorno a questa vicenda, ben oltre la normale, legittima e sacrosanta preoccupazione umanitaria per la sorte di nostri connazionali, anche se una legge approvata pochi mesi prima, con chiarezza esemplare, aveva sancito l’arresto per prolungate e ingiustificate assenze dal posto di lavoro, pena giustificata dalla necessità di prevenire e colpire i sabotaggi che allora erano all’ordine del giorno ed erano indirizzati proprio a dimostrare l’inefficienza dell’economia socialista, dopo aver creato artatamente episodi di aritmie, disorganizzazione e carenza nell’apparato produttivo. La reazione non stava con le mani in mano, anzi era tentacolare e come tale andava colpita anche con misure draconiane, legittime in modo particolare perché dirette non contro il popolo, bensì, viceversa, proprio a difesa delle sue conquiste e contro una minoranza vile e subdola di eversori. Si aveva anche l’ardire di sostenere che quegli arresti erano illegali, perché avevano violato l’accordo sull’emigrazione: argomentazione destituita di ogni fondamento, visto che il lavoratore straniero era comunque sottoposto alle leggi del Paese ospitante, esattamente come ogni suo altro collega cecoslovacco, e che il suo status di emigrante non giustificava di certo condotte antisociali o pericolose. Il caso di Most, ad ogni buon conto, veniva preso in mano e risolto non certo grazie ai crociati della destra democristiana, ma grazie all’impegno e all’energia della CGIL, unitamente, dobbiamo ricordarlo per amor di verità, all’equilibrio dimostrato in quella fase dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi che, pur non rinnegando le proprie intime convinzioni, sapeva tenere a bada le spinte più oltranziste provenienti dal suo Partito, in primis da Fanfani, volte a far naufragare e rendere inoperante l’accordo italo–cecoslovacco. Un accordo che, con la testardaggine che solo i fatti possono avere, continuava a beneficiare un numero crescente di lavoratori, in barba alla propaganda anticomunista sempre più pervasiva e agguerrita. Certo, proprio per colpa dell’atteggiamento italiano, non si riuscì mai a raggiungere il numero di 5000 lavoratori contemplato nei termini dell’accordo, né tantomeno a predisporre le condizioni perché, negli anni, vi fosse la possibilità di inviarne anche 100000, numero questo che era stato proposto dalle autorità cecoslovacche a Nenni, Ministro degli Esteri, nei primi contatti risalenti all’agosto del ’46.
Quanto fossero false e ridicole le accuse mosse alla Cecoslovacchia, quanto fosse diverso, quel Paese, dal regno della fame descritto dai detrattori interessati, appare evidente dalle cifre e dalle percentuali di sviluppo registrate nel cruciale periodo 1947/53:
Produzione industriale pressoché raddoppiata (+93%)
Produzione di macchinari cresciuta del 294%!
Costruzione del colosso siderurgico “Klement Gottwald” a Kuncize, impianto destinato a spostare gli equilibri geoeconomici verso l’area est–europea, con grave scorno dei capitalisti mondiali
12 nuove centrali con produzione di energia elettrica cresciuta complessivamente del 65%
Produttività del lavoro elevatasi in misura del 73%
Come queste cifre potessero essere garantite da lavoratori messi a pane, caffelatte e sbobbe, solo la malafede della propaganda borghese ce lo può spiegare!

Antonin Zapotocky

Antonin Zapotocky

Ad ogni modo, il 1948 si apriva all’insegna di tensioni e sussulti che percorrevano come sangue avvelenato ogni vena, ogni capillare dell’economia cecoslovacca. All’inizio dell’anno, la reazione borghese latifondista, protetta dallo scudo statunitense, tentò di dare l’assalto allo Stato e di mettere i comunisti fuori legge: il PC e la milizia operaia, appoggiati dai lavoratori di tutto il Paese, rintuzzarono tale orribile minaccia e la rispedivano al mittente, consolidando il loro potere, espressione della volontà del 9 % dei cittadini, compresi i non comunisti che, con spirito leale e patriottico, collaborarono con il PC nella vasta opera riformatrice intrapresa e coraggiosamente portata avanti. In un contesto simile, dal gennaio–febbraio 1948 vi fu una battuta d’arresto dei flussi migratori provenienti dall’Italia, unitamente al rientro di diversi lavoratori per naturali ricongiungimenti con le famiglie e scadenza dei contratti di lavoro. Fino alla fine dell’anno, si registrerà un sostanziale blocco dei flussi. Gli USA, i circoli capitalisti e reazionari mondiali, mentre armavano la mano dei cospiratori a Praga, Bratislava e altri centri, al tempo stesso cercavano in ogni modo di ricattare la Cecoslovacchia, di strangolarla economicamente, bloccando crediti pattuiti da tempo e facendo balenare agli occhi dei governanti gli illusori luccichii del Piano Marshall. Il governo cecoslovacco non cadeva però nella trappola del ricatto e, appoggiandosi da un lato alle energie positive e all’orgoglio delle masse, dall’altro ad un aiuto internazionalista sempre più massiccio proveniente dall’URSS, riusciva a traghettare il Paese fuori dalle secche della destabilizzazione. Intanto, da parte cecoslovacca, pur nel contesto di difficoltà create dall’imperialismo nel 1947-48, evitava sempre di compromettere i termini dell’accordo con l’Italia, anche quando lo Stivale non si mostrava granché leale e limpido nei comportamenti. Addirittura, nel maggio–giugno 1948 toccava alla Cecoslovacchia, assieme all’URSS, spendere una parola a favore del patrimonio coloniale italiano affinché non fosse spartito tra gli imperialisti statunitensi ed inglesi, che d’ipocrita amicizia col Bel Paese facevano osceno quotidiano sfoggio, desiderando invece null’altro che mettere le mani sull’economia e i territori italiani. Vi era stato anche un periodo, poco prima, nel quale il carbone era parso in procinto di venir soppiantato, nelle partite commerciali, dal caolino e dalle argille, a causa delle pressioni esercitate dall’industriale Richard Ginori (autore di un piano di collaborazione economica per niente irragionevole ed anzi all’avanguardia, appoggiato da tutte le rappresentanze dei lavoratori), ma alla fine le ragioni dell’industria estrattiva e di quella energetica avevano avuto il sopravvento e il carbone cecoslovacco aveva ripreso il suo “posto” nelle dinamiche dell’interscambio, dopo alcuni incontri chiarificatori.
Nel fatidico 1948, approfittando anche della sostanziale pausa della corrente migratoria, il governo di Praga arrivava poi a proporre un nuovo sistema d’immigrazione, non più imperniato su contingenti collettivi, ma su flussi individuali regolamentati. Ai lavoratori italiani si offriva un ampio ventaglio di opzioni, tra le quali quella, particolarmente allettante, di costituire cooperative in territorio cecoslovacco con l’appoggio dello Stato e del sistema creditizio. In questo modo, gli emigrati venivano coinvolti ancor più attivamente nel processo di costruzione della società socialista. Queste novità venivano accolte con entusiasmo dai lavoratori, ma venivano, di converso, osteggiate in ogni modo da un governo sempre più spostato a destra per le irresistibili pressioni provenienti da Washington, che avevano provocato l’estromissione dall’Esecutivo di PCI e PSI. La diplomazia italiana aveva ormai una sola preoccupazione: quella di far rientrare il maggior numero di lavoratori dalla Cecoslovacchia, per poi dirottarli verso i Paesi capitalisti del BENELUX e verso la Francia, dove ad attenderli non sarebbero stati certo i caseggiati ampi ed ariosi o i confortevoli convitti della Cecoslovacchia socialista, ma le ben note baracche, regno della promiscuità e della precarietà economica ed esistenziale. Il governo italiano non si dava pace anche per un altro fatto: tra gli italiani presenti in Cecoslovacchia non solo regnava la piena soddisfazione per il benessere economico crescente, ma cominciava a maturare anche una coscienza politica a tutto tondo. Infatti, era stata costituita un’Associazione, “Democrazia popolare”, che appoggiava attivamente il governo e promuoveva la cultura marxista–leninista tra gli associati. Nonostante i fisiologici rientri nel Paese natio, le lusinghe, le minacce, i subdoli sistemi di “persuasione” messi in campo dalle autorità italiane, nel 1949 l’emigrazione verso la Cecoslovacchia riprendeva in maniera considerevole e, ancora all’inizio del 1951, erano presenti in Cecoslovacchia almeno 400 lavoratori, con sempre più figure qualificate nei loro ranghi. Il 30 novembre 1951, il Ministero degli Esteri tornava alla carica, invitando la Legazione di Praga a “fornire gli elenchi di quei connazionali che intendessero rimpatriare” (leggi: di quei lavoratori che si voleva costringere a tornare in Italia con l’inganno e le mendaci promesse di improbabili Bengodi). Nonostante quest’ennesima pressione, il 90% e oltre degli italiani presenti decideva di restare nel Paese est–europeo.
Nel 1954, a sette anni ormai dalla firma dell’accordo, i governi italiano e cecoslovacco non erano riusciti a definire e risolvere alcune questioni relative alle rimesse degli emigrati perché, dichiaravano gli stessi funzionari italiani, non era chiaro quanti fossero, costoro, in territorio cecoslovacco. Tutto vero, per una volta! Infatti, le centinaia di italiani che non ne volevano sapere di tornare a condividere il manganello di Scelba e la fame, avevano smesso di rivolgersi alla Legazione italiana e si erano resi “irreperibili” per proteggersi dall’invadenza della martellante propaganda anticomunista e dai maneggi dei funzionari. Essi però non solo esistevano ancora, ma tramite canali paralleli, continuavano pure a inviare alle famiglie, rimaste in Italia, notizie e denaro. Intanto, con lealtà assoluta, certamente incomprensibile agli occhi dell’immoralità e dell’inaffidabilità tipiche dei capitalisti, il governo cecoslovacco, pur nel contesto della guerra fredda ulteriormente acuito dalla guerra di Corea, continuava sempre ad onorare alla lettera, passo per passo, gli impegni per le spedizioni di carbone, senza trattenere nemmeno un grammo rispetto al dovuto. Molte industrie italiane marciavano e molti proletari italiani riscaldavano le proprie umili dimore grazie al carbone della Cecoslovacchia socialista! Questo, però, la propaganda borghese e filo–governativa si guardava bene al metterlo in evidenza…

1382213985998515558Riferimenti:
Storia Universale dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, VOLL. 10, 11 e 12 (Teti Editore, MILANO, 1975);
L’Unità”, in particolare i seguenti numeri, per una comprensione dei termini dell’accordo e per una panoramica sulla condizione dei lavoratori nella Cecoslovacchia socialista, sulla situazione politica e sui rapporti tra Cecoslovacchia socialista e Italia: 9/2/1947; 15/2/1947; 6/7/1947; 21/2/1948; 28/2/1948; 4/3/1948; 2/6/1948.

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Nell’indifferenza generale, qualcuno almeno SI INDIGNA, ma…

“MATTARELLA IGNORA L’EMIGRAZIONE DI MASSA dei SICILIANI!”

E allura?
La classe di Mattarella -la BORGHESIA coloniale siciliana- esiste perché esiste la deportazione di massa dei PROLETARI siciliani. Mattarella -tacendola- fa BENE il suo LAVORO. Ben fatto, complimenti caro presidente di st’italietta di merda! (e finitela cu stu sicilianismu vittimistico e terronismu confusionista!)

Fora st’ITALIA!
SICILIA INDIPENDENTE -> Economia SOCIALIZZATA!
La borghesia coloniale si spegnerà “da sola”…maf o antimaf che sia.
@6/10/2016. TERRAELIBERAZIONE.

FOGLIO SUMARISSIMI

LE CULLE VUOTE ->IN SICILIA-> PRODUCONO SCUOLE VUOTE.

ANDIAMO ALLA RADICE DELLA QUESTIONE.

Quanto alle “lamentazioni” degli 8000 insegnanti DEPORTATI al NORD – le giudichiamo sterili: la COERCIVE ENGINEERED MIGRATION svuota-deporta intere GENERAZIONI di Siciliani: da 150 anni. O si attacca ROMAFIA CAPITALE per conquistare l’INDIPENDENZA SICILIANA…oppure è tempo perso. Neanche il “TEMPO PIENO” nelle SCUOLE SICILIANE riescono a rivendicare!. Per la cronaca: SICILIA 8% -TOSCOPADANIA con punte dell’80%!.

Quanto a “IL FOGLIO”…se è il secondo “quotidiano nazionale” nell’ISOLA-> il “merito” è di CIANCIO (e della SICILIA ITalienata): è distribuito a 50 cent con “LA SICILIA”. Hanno più lettori in Sicilia che in Lombardia…Si finanziano insultandoci!.— Il direttore del Foglio -CLAUDIO CERASA- è un SOMARO nato a Palermo nel 1982. A manovrare i pupi è quel genio buttanissimo di SOTTILE, palermitano macari iddhu. Vivono di questo!. In questo momento stanno festeggiando il successo mediatico!. Li conosciamo.

Quanto al P.I.S.A.-OCSE…e al suo “QUOZIENTE INTELLETTIVO” ne discutiamo con persone mature e colte (non con Cirasa&Sottile)…ma senza fare sconti alle SCUOLE COLONIALI della SICILIA ITalienata e all’Accademia MASSOMAFIOSA che ne riproduce la “classe docente” di ogni ordine e grado. (15 agosto 2016)

***

Dal 2001 al 2014 – 526 mila GIOVANI SICILIANI sono emigrati dall’Isola: 205 mila i laureati.

“Produrre” un GIOVANE LAUREATO ha un costo sociale valutabile in 400.000 euro. La sua emigrazione ha un costo sociale di valore almeno triplo: poiché include capacità lavorativa, di consumi, di fiscalità, di riproduzione ecc. PRODUCONO ANCHE FIGLI, IN TOSCOPADANIA.

Un GIOVANE EMIGRATO costituisce una sottrazione potenziale al sistema-Sicilia valutabile, mediamente, in almeno un milione di euro. Il conto, per quanto impressionante, non è difficile.

E’ un flusso invisibile di ricchezza di dimensioni immani: la Sicilia, Fabbrica di Figli, finanzia il Nord con la sua Risorsa più preziosa. E’ una GENERAZIONE PERDUTA. Il dissanguamento si traduce in un metabolismo sociale devastato, una selezione genetica al contrario.

L’emigrazione di massa, combinata allo sradicamento culturale imposto dallo Spettacolo coloniale, ci fa considerare l’ipotesi che la Dominazione attuale -quella di Washington, delle Massomafie toscopadane e di un pugno di Multinazionali- abbia ormai disintegrato ogni nostra possibilità di ricostruzione materiale e spirituale nel Mondo del Secolo XXI, che non sia espressione del Cammino di Testimonianza di ristrette Comunità autonome di r/esistenza.

Il “popolo siciliano”, non riconoscendo sè stesso, non può riconoscere i suoi Nemici: interni ed esterni. Era la prima vera Tesi di Fondazione di “Terra e LiberAzione” nel 1985, mutuata da una poesia intimista di Paul Eluard, e pubblicata sulla copertina del secondo numero del nostro ciclostilato. 

http://www.terraeliberazione.wordpress

ULIVO TUNISIA PIANTARE

In SENEGAL. Parla MUAMMAR GHEDDAFI->Incontro con gli Intellettuali AFRICANI (5-2-2003).

DOBBIAMO FARE COME GLI EBREI!

C’è la fuga dei cervelli. Mandiamo i nostri figli a imparare all’estero, ma non tornano mai. Trovano le fabbriche e la tecnologia imparata in altri paesi, ma non in Africa. È una perdita ingente, che significa che diamo istruzione ai nostri figli, dall’asilo all’università, a beneficio degli stati coloniali. Una volta laureati, i giovani vanno all’estero per gli studi superiori e ci rimangono; a perderci siamo noi. È un dilemma su cui riflettere e bisogna ritrovare un rapporto con chi abbiamo perso, così che possano rientrare nella diaspora africana. Dovrete essere le loro guide, così che il sapere acquisito sarà messo al servizio del continente africano e del paese che ha dato istruzione fino alla laurea.

Mi sono rimaste alcune note brevi, molto brevi. Chiedo agli intellettuali africani di prendere una copia del Libro Verde. Dovrebbero studiarlo bene e chiedere la sua applicazione in Africa, così che possiamo evitare ricadute nel costruire una nuova Africa. Dovremmo farlo senza scimmiottare nessuno, perché il nostro ambiente non è adatto per importazioni politiche, sociali o economiche. Spero che leggiate il Libro Verde e che si riesca a restituire il potere alla gente. Spero che, a risultato di questo incontro, fratelli Presidente Wad e Presidente Konare, l’assistenza venga estesa ai nostri fratelli africani emigrati, diasporici, per aiutarli a formare un’associazione o un’organizzazione che possiamo contattare, così da non dover essere dispersi come individui nella diaspora. Come abbiamo detto, dappertutto gli ebrei, anche se sono leali ai paesi ospiti, usano tale fedeltà per servire ciò che considerano la loro madrepatria. Noi africani dobbiamo essere così. Noi neri dobbiamo lealtà ai paesi in cui siamo, ma dovremmo usare tale lealtà nell’interesse del nostro continente e della nostra madrepatria, MADRE AFRICA.

@Istituto TERRAELIBERAZIONE->ARCHIVIO (Fondo GHEDDAFI).

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SU DENUNCIA COLLETTIVA

ARRESTATI TUTTI GLI ESTORSORI MAFIOSI CHE TORMENTAVANO

LA COMUNITA’ CINESE DI PALERMO.

VIVA I CINESI SICILIANI!.
 
Crediamo sia la prima volta, in assoluto.

I CINESI SICILIANI HANNO LE PALLE.

Ricordiamo che l’ambiente “Sinistrato” – ArcobaleNATO e Antimaf palermitano -nel 2010 scatenò una campagna razzista e demenziale contro la piccola comunità cinese in Sicilia (8000 persone). Parlavano di “dominazione cinese” in Sicilia, mentre Hillary Clinton a Pekino diceva: “In Sicily? NO HUB AEROPORTUALE SULLA VIA DELLA SETA, IL MUOStro ci dobbiamo fare!”.

Unni sunu ora i sinistrati anticinesi?.

NE’ MAF-NE’ ANTIMAF. 

L’IMMIGRATO E’ NOSTRO ALLEATO. BASTA VOLERLO (IN DUE, OVVIAMENTE).

NO AL RAZZISMO, MA ANCHE ALL’IPOCRISIA “UMANITARISTA”!

SI ALL’INTERNAZIONALISMO SOCIALE!

Dedicato ad Agata Wang, siciliana cinese.

@24/5/2016. TERRAELIBERAZIONE.

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NON CREDO CHE SIAMO STRETTI PARENTI, MA SE LEI E’ CAPACE DI TREMARE D’INDIGNAZIONE OGNI QUALVOLTA SI COMMETTA UN’INGIUSTIZIA NEL MONDO, ALLORA SIAMO COMPAGNI, IL CHE E’ PIU’ IMPORTANTE.

Ernesto Che Guevara, lettera a Maria Rosario Guevara, 20 Febbraio 1964

 

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UNA GENERAZIONE PERDUTA

LA SICILIA NON SOFFRE PER I SUOI “TROPPI” IMMIGRATI, MA PER I SUOI TROPPI EMIGRATI!

Dal 2001 al 2014 – 526 mila GIOVANI SICILIANI sono emigrati dall’Isola: 205 mila i laureati.

“Produrre” un GIOVANE LAUREATO ha un costo sociale valutabile in 400.000 euro. La sua emigrazione ha un costo sociale di valore almeno triplo: poiché include capacità lavorativa, di consumi, di fiscalità, di riproduzione ecc. 

Un GIOVANE EMIGRATO costituisce una sottrazione potenziale al sistema-Sicilia valutabile, mediamente, in almeno un milione di euro. Il conto, per quanto impressionante, non è difficile.

E’ un flusso invisibile di ricchezza di dimensioni immani: la Sicilia, Fabbrica di Figli, finanzia il Nord con la sua Risorsa più preziosa. E’ una GENERAZIONE PERDUTA. Il dissanguamento si traduce in un metabolismo sociale devastato, una selezione genetica al contrario.

L’emigrazione di massa, combinata allo sradicamento culturale imposto dallo Spettacolo coloniale, ci fa considerare l’ipotesi che la Dominazione attuale -quella di Washington, delle Massomafie toscopadane e di un pugno di Multinazionali- abbia ormai disintegrato ogni nostra possibilità di ricostruzione materiale e spirituale nel Mondo del Secolo XXI, che non sia espressione del Cammino di Testimonianza di ristrette Comunità autonome di r/esistenza.

Il “popolo siciliano”, non riconoscendo sè stesso, non può riconoscere i suoi Nemici: interni ed esterni. Era la prima vera Tesi di Fondazione di “Terra e LiberAzione” nel 1985, mutuata da una poesia intimista di Paul Eluard, e pubblicata sulla copertina del secondo numero del nostro ciclostilato. 

@2015. TERRAELIBERAZIONE

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IL MIGRANTE E’ UNA VITTIMA DELLA POLITIGUERRA DELL’IMPERIALISMO EURO-AMERICANO!

NON ESISTONO PERSONE DI “PELLE B”!

L’EMIGRAZIONE=DEPORTAZIONE, LO SRADICAMENTO E IL DISSANGUAMENTO, CHE SVUOTANO UN POPOLO SONO UNO STRUMENTO VAMPIRESCO DI CONTROLLO SOCIALE. NOI SICILIANI LO SAPPIAMO, DA OLTRE UN SECOLO.

LA NOSTRA “EMIGRAZIONE=DEPORTAZIONE” E’ PIANIFICATA DALLO SPETTACOLO COLONIALE: DAI SUOI REGISTI MASSOMAFIOSI TOSCO-PADANI E DAI LORO MERCENARI ISOLANI. E’ UN PRODOTTO VOLUTO DA UNA DOMINAZIONE SOFISTICATA SU QUESTA “SICILIA PEGGIO DI PORTORICO!”.

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L’EMIGRAZIONE SICILIANA NON E’ UNA MALEDIZIONE DEL CIELO.

L’IMMIGRATO E’ NOSTRO ALLEATO!. LA LEGGE DEL MARE E’ LA NOSTRA LEGGE!.

 

Barcone-Di-Clandestini

SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA, SVILUPPATA E ACCOGLIENTE!

@TERRAELIBERAZIONE

SIMBOLO TERRA LOTTA

 Editoriale

CULLE VUOTE NELLA “FABBRICA DI FIGLI”

LA SICILIA, TRA CROLLO DEMOGRAFICO, MIGRAZIONI E FLUSSI INVISIBILI DI RICCHEZZA

di Mario Di Mauro

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Le Scienze statistiche e demografiche sono un campo di battaglia e i loro “risultati scientifici” vengono impugnati a sostegno delle Tesi, delle Propagande e Contro-propagande più diverse. La nostra Scuola del Realismo dialettico attinge a questi “risultati” col suo Metodo critico, né potrebbe fare altrimenti.

Mentre la scena è occupata da una campagna razzista anti-migranti a dir poco ipocrita, diversi report annuali di Fondazioni e Istituti di ricerca confermano, con autorevolezza, quanto sappiamo già: il 70% dei siciliani vive con meno di mille euro al mese, il 41%, senza eufemismi, è del tutto europeo povero. Il reddito pro-capite in Sicilia è circa la metà di quello del centronord. Non abbiamo nuovi dati precisi, al momento, sul trend specifico della famiglia plurireddito, ma la sua erosione è intuibile dal dato generale, quanto rilevabili sulle Strade della Vita ci appaiono la rinnovata centralità degli anziani pensionati nel sostegno alle nuove generazioni e l’irrilevanza delle “rimesse” dei nostri nuovi Emigrati verso le famiglie e le città di origine: semmai vengono aiutati “da casa”. E’ una economia di guerra, e il dato sintetico che la descrive plasticamente parla la lingua statistica declinata nel verbo “inconfutabile” della Demografia.

Il crollo demografico: si fanno meno figli che nel 1860, l’anno dell’annessione e distruzione dello Stato delle Due Sicilie, terza potenza economica d’Europa spazzata via da una Guerra coloniale anglo-piemontese con tanto di falsa flag garibaldina. Meno figli in valore assoluto e ancor meno in percentuale. E non più di tanto per “scelta culturale”, come mascarìa qualche “scienziato”, chè in Sicilia semmai vale più il contrario.

Quando nel 1995, girando tutta l’Isola, avevamo colto sul campo la ripresa dell’emigrazione giovanile di massa dalla Sicilia verso Nord ci eravamo accorti che i dati venivano camuffati in forma di “mobilità interna”. Perché se emigri in Lombardia non sei “emigrato”, se apri bottega a Malta, a venti minuti da Catania, lo sei. L’emigrazione giovanile di massa, selezione genetica al contrario, avrebbe prodotto, nell’arco di una generazione, un crollo demografico anche in termini di natalità: ci voleva tanto a fare una previsione del genere?. E non saranno le “ricette salvifiche” dei “Miliardi spettacolari” a poter curare un metabolismo sociale giunto allo “stadio terminale di insensatezza”. Senza l’apporto positivo della nuova immigrazione, e lo vediamo con piacere nelle scuole elementari multietniche di Catania, il saldo demografico sarebbe del tutto catastrofico. La Sicilia non soffre certo per i suoi “troppi immigrati” (una balla spaziale!), ma per i suoi troppi emigrati. Ma anche la debole immigrazione – frutto comunque di politiche imperialistiche secolari del cosiddetto “Occidente”- questo innesto provvidenziale, è a rischio, non tanto per il razzismo vigliacco e ignorante alimentato dallo Spettacolo televisivo italidiota, quanto per una crisi generale che spinge all’emigrazione dall’Isola gli stessi immigrati, senza il cui contributo (e sacrificio umano) sparirebbe del tutto quel che resiste di agricoltura e pesca e di servizi alla persona, specie anziana… Fallirebbero la scuola pubblica e anche l’INPS!.

Ne concludiamo che, a dati costanti, la Fabbrica di Figli del Popolo siciliano –inclusa la sua piccola componente immigrata- non produrrà più Emigranti, ma solo Profughi. Profughi economici?. No, Profughi di Guerra!. Perché quella che subisce il Popolo siciliano è una Guerra coloniale sofisticata. E mentre si “dibatte” su quelle macchine criminogene e ipocrite denominate CARA, non si vedono i 100 Comuni siciliani a rischio estinzione, né il milione di vani sfitti che ci cascheranno addosso!. Quella delle migrazioni in Sicilia è una storia lunga: lo dovrebbero sapere anche gli asini: è la Sicilia a fare i Siciliani. NOI SICILIANI SIAMO IL RISULTATO, UNICO E ORIGINALE, DI UNA STORIA MEDITERRANEA CHE HA NELLA MIGRAZIONE LA SUA DINAMICA COSTITUENTE. NEL BENE E NEL MALE. E, per esempio, l’attuale “composizione filogenetica” del Popolo siciliano ha le sue radici prevalenti nei secoli luminosi dell’Emirato islamico di Siqillia. L’ignoranza imposta dallo Spettacolo neocoloniale, lo sbiancamento dell’Identità siciliana reale, non è casuale. Il siciliano medio di oggi è un idiotizzato, sradicato, dominato che si crede perfino “taliano”. E si sente “invaso” dai profughi, non dai suoi veri padroni euro-americani e tosco-padani. “Pensa” che Garibaldi con Mille eroi venne a liberarlo…E così via. Il grande poeta siciliano Vito Tartaro (1938-2014) li chiamava, con dolore: i Siculicani.

Lo “Stato d’Assedio” che sigilla la sanguinaria repressione dei Fasci dei Lavoratori si risolve, nel decennio lungo a cavallo del 1900, nell’emigrazione di un milione di Siciliani (su 3 milioni e mezzo di abitanti). Le navi transoceaniche caricano le loro “Tonnellate Umane” di Terroni. Un dissanguamento pianificato: lotta di classe al contrario. Nel decennio lungo, a cavallo del 1970, un milione e mezzo di Siciliani (su 4 milioni e mezzo) vengono deportati sui “Treni del Sole”, nel “Triangolo” padano e nell’Europa renana…Tanto la prima, quanto la seconda ondata, con le imponenti “rimesse” , finanziarono, per taglieggiamento nei cambi, lo Stato “Uno e Fatto”, ma anche il relativo sviluppo economico e civile dei paesi e città della nostra Isola.

Una Sicilia “normale”, cioè libera e indipendente, potrebbe collocarsi, per reddito pro-capite ponderato, tranquillamente tra le prime 20 “economie” del Pianeta, non meno di Singapore o del Qatar o della Svizzera. Ma queste quattro cose chiare i Siciliani non le devono sapere. Devono sapere solo che cu nesci arrinesci, e dunque “valigie pronte e via!”. Non più di cartone, legate con lo spago, sui “Treni del Sole”; ma griffate Samsonite con dentro una laurea e un tablet e sul volo low coast: ma la sostanza non cambia. Per allevare un ragazzo da zero a 25 anni Famiglia&Società investono (X+1) euro: e i conti non li facciamo col metodo borghese-bottegaio della “partita doppia”, ma nella Logica della nostra Scuola del Realismo dialettico. Quando il carusu o la picciotta emigrano a Milano non solo stanno trasferendo l’intero investimento di (X+1) euro, ma anche il moltiplicatore Y, le loro capacità di produzione-consumo-fiscalità spesso per il resto della loro vita. Producono altrove: figli, beni, servizi, gettito fiscale e contributivo, depositi bancari ecc… Il “valore sottratto” alla Sicilia, nell’alchimia dei flussi invisibili di ricchezza, si trasforma in “valore aggiunto”, altrove. (X+1) x Y x T anni… E tanto basta.

Il Rapporto SVIMEZ 2015, o meglio la sua Anteprima –che forse tanti non hanno manco letto!- ha resuscitato nei suoi spesso improvvisati commentatori estivi le solite ricette salvifiche di sempre: tutte le parti in Commedia sono state subito occupate. Chi propone un Piano Marshall (e perché non anche l’AMGOT?), chi vorrebbe rifondare la Cas.Mez. (e chi glielo conta a Wolfgang Schauble?), chi propone la balla propagandistica dei Fondi UE: l’annuale Miliarduccio europeo –trasfusione del nostro stesso sangue già versato all’UE- ingessato in Bandi costruiti per Banditi, chè ti dicono anche dove puoi e dove non puoi pisciare: sottosviluppo teleguidato e neocolonialismo sofisticato…della serie: “L’Europa ce lo chiede”. Cosiccome va respinta al mittente la logica dell’ euro-militarizzazione –e dell’euro-parassitismo affaristico- nell’Accoglienza dei Profughi: l’Accoglienza si può fare bene, senza “terrorismo psicologico”, con realismo e amore.

AMORE! I PROFUGHI NON HANNO VOCE, TUTTI POSSONO DIRE SU DI LORO QUELLO CHE GLI PARE, SONO CORPI SEQUESTRATI IN UN PURGATORIO NON SI SA PER SCONTARE QUALI COLPE, ARRIVANO DA LUOGHI IN CUI NEANCHE IL DIO DELLE PERIFERIE TIENE PIU’ IL CONTO DELLE VITTIME. I PROFUGHI IN SICILIA CHIEDONO SOLO IL DIRITTO DI ACCOGLIENZA E DI PASSAGGIO, CON UN RAGIONEVOLE CONTROLLO –MA LA QUARANTENA DURA 40 GIORNI, NON 4 ANNI!. E’ QUESTO UN DIRITTO DOVUTO A QUALUNQUE ESSERE UMANO. NIENT’ALTRO. E INVECE VENGONO SEQUESTRATI PER MESI E ANNI DA UNA COSCA DI PARASSITI “UMANITARI”…NEL CARA DI MINEO, FINANZIATO CON UNA ACCISA SULLA BENZINA, IMPOSTA IN SORDINA MENTRE L’AVIAZIONE ITALIANA BOMBARDAVA L’UNICO PAESE “ALLEATO” CHE AVEVAMO NEL MEDITERRANEO: LA LIBIA DI MUAMMAR GHEDDAFI, L’ULTIMO RE DELL’AFRICA, IL PROFETA DELLA MONETA AFRICANA DI SVILUPPO!. DUE VOLTE CRIMINALI!

Le imposizioni imperialistiche della cosiddetta “Unione Europea” – (anche quelle servite calde in salsa umanitaria che tanto piace alla Boldrini e al partito ArcobaleNato dei pacifinti, quelli che la mattina bombardano la Libia e la Siria, e la sera raccolgono i profughi che hanno prodotto!)- tutte le imposizioni Frontex&C., vanno respinte al mittente. Tutte. Sono coperte infettate col vaiolo, come quelle che il Governo americano donava ogni inverno agli indiani delle Riserve per “difenderli” dal freddo. Le stesse coperte che “mandano” in Africa, per “aiutarli a casa loro”, ed hanno anche la facciatosta di distinguere tra profughi di guerra e profughi economici: non esiste, sono tutti vittime della stessa Politiguerra dell’imperialismo decadente di un “Occidente” fallito e miserabile. Restiamo Umani!.

Il sistema-Sicilia ha bisogno urgente di una Zona Franca Regolamentata, di un grande Istituto bancario di mediocredito e di una Moneta sociale complementare. Oltrechè di infrastrutture essenziali da realizzare in joint venture anche con Banche internazionali euroasiatiche. La lunga crisi dell’economia mondiale si risolverà in una grande ristrutturazione geopolitica alla scala globale. Ma è crisi di sovraproduzione di merci e capitali. Non ci serve nessun “aiuto”, non ci servono “coperte infettate”, non ci servono “perline per gli indiani”. Serve, in Sicilia, una “Economia di Guerra” al contrario, per Crescere. In mezzo non c’è niente. Anzi, c’è lo Spettacolo fumogeno del carnevale democratico e delle sue campagne: ora tele-buoniste caritatevoli, ora tele-terroristiche securitarie, che stanno creando le basi per l’instaurazione della “democrazia imperialista perfetta”, il Fascismo sofisticato del Secolo XXI. Il gioco è collaudato: il Cattivo spara a zero sui migranti, il Buono se li accoglie per sfruttarli. Anche in Sicilia, dove gli “immigrati extracomunitari” non raggiungono la soglia del 2%: mancu in Albania!. Impugnano la Tragedia umana come arma di distrazione di massa, mentre stanno saccheggiando suolo e sottosuolo, spazio aereo e acque territoriali della nostra Sicilia (applicando peraltro lo stesso modello neocoloniale che l’Africa conosce bene).

Gli immigrati sono nostri alleati!. Solidarietà internazionalista contro l’Impero degli zombi!. Scateniamo una guerriglia culturale contro l’imperialismo e il razzismo, la peste nera del Secolo XXI!. Ne va dell’Avvenire della Civiltà siciliana e della stessa Civiltà europea, deturpata dall’UE e dalle sue tante maschere!.

@Catania, Settembre 2015. ISTITUTO “TERRA E LIBERAZIONE” (MDM)      

TERRAELIBERAZIONE

SCHEDA

LA POPOLAZIONE SICILIANA “ANNASPA” INTORNO AI 5 MILIONI DI RESIDENTI. La componente immigrata extra-UE non raggiunge le 100.000 unità, pari al 2% della popolazione, ed è formata per un terzo da comunità storiche, come quelle tunisina e marocchina, che vanno considerate siciliane a tutti gli effetti. La componente europea (UE) più grande è quella rumena (51.000) seguita da quella polacca (5000), e comprende anche 1300 bulgari e 1600 tedeschi. In Sicilia sono residenti anche 1200 europei russi e appena 7.640 cinesi, meno che in un quartiere di Milano o Amburgo. Troppo pochi.

“GLI IMMIGRATI SALVANO ANCHE IL PICCOLO COMMERCIO POPOLARE”. L’ultimo rapporto “Territorio” (Settembre 2015) di Confartigianato-Sicilia rileva che su 76.581 imprese iscritte nel registro delle Camere di Commercio ben 27.238 sono di immigrati: oltre alle piccole botteghe etniche, all’ambulantato regolare e agli ottimi store cinesi, si coglie anche l’emergere di mestieri a rischio estinzione come il falegname e il “riparatore”. L’iscr. alla Camera di Commercio è anche un buon viatico per facilitare l’inserimento sociale, molto usato dai ghanesi e dai senegalesi. Il dato 2015 segna anche un boom (+5000) rispetto a quello dello scorso anno. Circa metà delle imprese sono nelle città metropolitane di Palermo e Catania, e servono provvidenzialmente tante famiglie (siciliane e non) in difficoltà. Tutti i commentatori avveduti sottolineano un dato: gli immigrati hanno più voglia e forza di lavorare, e meritano rispetto e gratitudine.

LA “FABBRICA DI FIGLI” DIVENTA UN’ISOLA DI VECCHI, SEMPRE PIU’ POVERI. In soli 12 anni=mezza Generazione, l’indice di vecchiaia è cresciuto in % di 32 punti!. La progressione, sulla base dei dati disaggregati che abbiamo studiato, è rallentata SOLO dalla resistenza delle comunità immigrate, specie quelle del tutto integrate, mentre sostanzialmente la sola metropoli catanese sta reggendo (e non solo sul piano demografico). Troppo poco. La tendenza all’invecchiamento è inarrestabile. Un’Isola di Vecchi…Siamo al “modello giapponese”, senza la Toyota, al massimo ci potremo permettere una Yakuza!. La “Fabbrica di Figli” produceva per l’Export in Padania, Belgio, Germania… A breve, esaurito l’attuale ciclo di emigrazione, l’offerta siciliana “di massa” andrà fuorimercato!.

ISTAT-SICILIA/Indice di vecchiaia (valori percentuali) – al 1° gennaio 2002-2013

99,2 101,7 104,4 107,7 111,2 114 134,2 137,6 116,6 118,8 120,7 123,1 127 131

 

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PRIMA CHI HA FAME

CATANIA 6 Ottobre 2015. Stamattina, in piazza Borgo (ufficialmente intitolata Cavour) abbiamo visto 4 ragazzotti con un gazebo che raccoglievano scatolame alimentare per la “solidarietà italiana” davanti a un supermercato, con lo slogan “prima gli italiani”. Certamente convinti di essere nel giusto, di essere patrioti al fronte…alimentare, miliziani eletti di una causa divina, eredi di una Tradizione millenaria…

Una parodia di quegli stessi valori in cui sinceramente si riconoscono.

Non se li filava nessuno. In pochi minuti sono entrati nel “paesaggio”, tra l’eterna briscola pazza dei soliti noti, il via-vai alla fermata dell’autobus, le regolari e innocue escandescenze dei fuoriusciti dalle vicine Case-Famiglia, i ragazzetti al Sole in calia scolastica, la lapa coi frutti dell’Etna, la coppietta di turno che si sciarrìa, il profumo di mandarino-al-limone che giunge dal Chiosco e ti ricorda dove ti trovi e ti fa ringraziare Dio di EsserCi… E l’Etna a-kkianari e il Mare ri-calata: sotto lo sguardo perplesso della Tapallira, la statua settecentesca più bella della città (in verità è Cerere-Demeter, nostra Signora del Grano e della Natura Vegetante, quella Dea che millenni arreri, come si sa, disse: “questo è il grano, però: prima gli italiani!”.

ULIVO TUNISIA PIANTARE

Torniamo ai nostri “italiani solidali” macca Liothru: una signora gli ha portato due pacchi di pasta convinta che gli affamati fossero iddhi…”poviri carusi!”. Inutile dirgli, ai “poviri carusi”: prima chi ha fame, intanto. E in questa metropoli paesanazza, con tutti i suoi difetti ma anche con tutto il suo cuore grande, non c’è alcun bisogno del cibo avvelenato di marca fascioleghista: noi, paesanazzi metropolitani, col cuore grande, abbiamo una rete di mense popolari e solidali, che mobilita volontari silenziosi, angeli invisibili, dalla Caritas, al Centro Astalli, alla Comunità di Sant’Egidio…fino ai Centri Sociali Autogestiti…E a tante Famiglie normali, che fanno la loro parte, senza pubblicità. Ed entra chi ha fame: semplicemente chi ha fame, e chi sennò?.

I ragazzotti razzistelli non ci sono sembrati denutriti: forse tantikkia di fame gli farebbe bene. Un sano digiuno penitenziale, per depurarsi il Cuore da veleni pestilenziali che non fanno Onore agli occhi di Agata, e seminano oscurità dove c’è bisogno di solidarietà autentica, non ostentata, incarnata nell’Umanità.

Ma è come parlare ai muri, i muri che hanno nel cervello, i muri che alzano sull’acqua, i muri che erigono perfino nei frigoriferi e nelle dispense con quelle scatolette (portate da casa!) per distribuire volantini alla ricerca di chissà quale consenso elettorale. Non li odiamo, non ci riusciamo. Forse esistono solo per metterci alla prova…

La nostra patria è il Secolo in cui viviamo, la nostra Matria è una Terra Impareggiabile che si chiama Sicilia… e comunque: “Prima, la Vita!”.

@ 3 ottobre alle ore 15:59. A Squatra peri-peri di “Terra e Liberazione”-Catania.

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LE LINGUE DELLA TRAGEDIA DI PALAGONIA

di Mario Di Mauro

Vincenzo era emigrato da ragazzo in Germania. Ha lavorato, Operaio specializzato, fino alla meritata pensione, alla Mercedes. Lì ha conosciuto la compagna della sua vita: una bellissima catalana di Barcellona, Mercedes Ibanez. Con Lei era rientrato nella sua Palagonìa, dove aveva costruito con le sue mani la Casa sognata insieme da una Vita. Le Lingue di queste vite spezzate: il Siciliano e il Catalano, che si incontrano nella Lingua italiana, in un contesto di Lingua tedesca…

Fin quando arriva il rapinatore Assassino (il presunto ce lo risparmiamo, ci pensa il luminol). “Orrore a Palagonia (Catania). Lui sgozzato, lei gettata dal balcone”. La notizia fa il giro del Mondo. Il “fermato” si chiama Mamadou Kamara, ha 18 anni, è fuggito dalla Costa d’Avorio. Scampato alla mattanza che falcidia il Viaggio della Speranza, superato il Muro sull’Acqua, un Muro dell’Ipocrisia e della Vergogna, l’8 giugno è stato accolto al C.A.R.A. di Mineo, un’altra Fabbrica dell’Ipocrisia e della Vergogna. Il Signor Kamara andrebbe consegnato a un Tribunale Popolare formato dagli stessi Richiedenti Asilo Politico…Loro saprebbero cosa Fare di questo scarto-sventurato dell’Umanità.

La Lingua Madre di questa Tragedia è il Francese. Quello di Parigi e quello smozzicato dalla Lingua Diula, il creolo ivoriano alimentato dai dialetti baulè, malinkè e compagnia parlante: sono 60 le lingue etniche della Costa d’Avorio.

Nella Lingua della Geografia. Dove si trova la Repubblica della Costa d’Avorio?. Sull’antica Costa degli Schiavi, nel grande Golfo di Guinea, massacrato per secoli dal colonialismo europeo. Diventa formalmente indipendente nel 1960, ma è, da allora, tormentata dalle guerre civili e dai colpi di stato inventati e organizzati da Parigi. L’attuale governo è un governo-fantoccio della Francia: “aiutiamoli a casa loro”!.

La Costa d’Avorio è uno dei paesi più ricchi del Mondo, ma questa ricchezza è la sua maledizione. Oltre al sottosuolo carico di oro, diamanti, petrolio e quant’altro, è il maggior produttore mondiale di caffè e di cacao: il vero oro delle multinazionali europee del settore, “aiutiamoli a casa loro!”.

Le nuove generazioni ivoriane sono costrette a emigrare in massa, sostituite perfino da immigrati provenienti da paesi africani più poveri…Alcuni giovani ivoriani diventano famosi, come Didier Drogba, tantissimi si integrano rapidamente nei paesi di accoglienza: migliaia di operai specializzati ivoriani fanno la fortuna di numerose industrie europee, anche nel settore strategico della logistica intermodale. E poi c’è anche qualche criminale…Come in tutte le “Migrazioni” della Storia, inclusa quella siciliana. E’ fisiologico.

Nella Lingua della Storia, tutto questo accade nell’Anno del Signore 2015, in quelle che furono le antiche Terre Sacre dei Gemelli di Palikè, nel cui Santuario trovavano rifugio sicuro gli schiavi e le donne in fuga. Tremila anni fa.

Nella Lingua della Verità, tutto questo accade e continuerà ad accadere, fin quando i Popoli non si sbarazzeranno delle Massomafie Globali che sfruttano il Pianeta e opprimono l’Umanità. Restare Umani è l’unica cosa seria che possiamo fare. Restiamo Umani. Accoglienza e Diritto di Passaggio non si discutono. Serve un Corridoio Umanitario internazionale. Basta con l’Ipocrisia e le Menzogne europee!. Il nostro amico Gheddafi, l’Ultimo Re dell’Africa, il Profeta della Moneta Africana di Sviluppo, aveva ragione!. Chi lo ha assassinato è il mandante morale dell’Orrore di Palagonia!. Napolitano e Sarkozi, Erdogan l’Ottomano, gli sceicchi del Qatar, i principi d’Arabia Saudita, gli inventori americani, sionisti e islamofascisti del Califfato immaginario. Loro sono tutti mandanti morali dell’Orrore di Palagonia, dell’Orrore del Mare Mortum, dell’Esodo di Popoli interi. Questo è il Mondo malato dell’Imperialismo euro-americano e dei suoi Soci. Saperlo ci vaccina dal Razzismo e dall’Ignoranza. Non basta, ma, vista l’aria che tira, non è poco.

Nella Lingua dell’Amore, le nostre sentite condoglianze alle Famiglie colpite e all’intera comunità siciliana di Palagonia. Restiamo Umani.

@Catania, 31 Agosto 2015. Mario Di Mauro -per la Fratellanza Siciliana “Terra e Liberazione

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