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ISTITUTO MEDITERRANEO PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA –“TERRAELIBERAZIONE”

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CARLO MURATORI

pensiamo a “liberarci” noi: a unu a unu!. e a organizzarci bene, nella VITA QUOTIDIANA.
gli “altri” -se vogliono…ci trovano.
ma servono CHIAREZZA e buona comunicAzione.
E le cose costano: fatica, sacrifici, soldi, tempo, sudore…
E’ un Cammino di LiberAzione organizzato nella “DISCIPLINA della CONCRETEZZA”, nel RISPETTO reciproco e nella CoSCIENZA.
U SICILIANU NOVU non ha altre strade: le avremmo viste.

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vespro 1282: nascita di una nazione-entra e leggi

diffuso in migliaia di copie a Palermo e Catania per l’anniversario del Vespro (2016)

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“La Scienza è solo una perversione, se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’Umanità”. Nikola Tesla

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INTER-COPERTINA 1INTERFERENZE N°1

Finalmente si torna regolarmente in TIPOGRAFIA. Con un bel FOGLIO di Sintesi e Orientamento. E’ uno STRUMENTO DI LAVORO-COMUNICAZIONE-ORGANIZZAZIONE. Sulle STRADE!. Ora va fatto crescere, passo dopo passo, sul Cammino del Sicilianu Novu. E ci guardiamo in faccia, senza nick name e troll!.

E’ POCO?. NO!. Quello che TERRAELIBERAZIONE può comunicare, in un semplice FOGLIO regolare, sulle tonnellate di carta stampata del NEMICO DI CLASSE non lo scriveranno neanche in 100 anni!.

@15 Maggio 2016. Edizioni TerraeLiberAzione

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TerraeLiberAzione MAGGIO 2016.

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15 MAGGIO 2016. A Niscemi contro i MUOStri della GUERRA.

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 MIGLIAIA DI COPIE IN DIFFUSIONE STRAORDINARIA A PALERMO- 30 MARZO 2016.

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I TRE MARI DI VARSAVIA!

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INTERFERENZE-MONOGRAFICO SU ZITARA-X

“A SUD DI GRAMSCI: LA LEZIONE DI NICOLA ZITARA”.
Introduzione Generale all’Opera e al Metodo di un grande scienziato sociale.

(prima parte)

“Nicola Zitara (1927-2010) fu un grande e nobile socialista critico. Critico della dipendenza coloniale del nostro “Sud” e dunque indipendentista; militante scientifico per l’autodeterminazione dei Popoli delle Due Sicilie e del Mondo, in quanto internazionalista; radicato in profondità nella sua Realtà, nel suo paese calabrese, metafora e laboratorio di un mondo perduto a sé stesso, guardava al Mondo con gli occhi dello scienziato sociale e del cercatore di Verità, con la passione, l’amore e la cultura del grande Teorico rivoluzionario.
Un marziano a Siderno?. No, lui se li studiò i “marziani” delle defunte Due Sicilie, popoli perduti a sé stessi, che sopravvivono aggrappati alle perline colorate che le Massomafie toscopadane distribuiscono – sempre peggio-  attraverso i consolidati canali e rivoli della dipendenza coloniale, dalle banlieux metropolitane fino alle più paesane riserve indiane.
Il lavoro Teorico, la ricerca storica, l’intervento pratico, trasformarono, nel tempo, un grande solitario in un riferimento sicuro per decine di realtà più o meno organizzate che r/esistevano in varie forme alle devastazioni sociali e spirituali che un colonialismo pervasivo e invisibile determinava nel paesaggio umano e storico-naturale di quelle che furono le Due Sicilie e prima ancora culle di incomprese Civiltà.
Nicola è il Maestro che ha salutato un nostro Cuncumiu in questo modo: “Per noi la Patria ha più vasti confini perché sappiamo cos’è una siepe”. (M. Parrella – poeta lucano). Nella condivisione di una Visione della Vita e del Mondo, su un cammino di ricerca di nuove pratiche politiche guidate da una più sviluppata Teoria della LiberAzione, è al canto dell’Internazionale che Ti salutiamo, nondimeno che al Canto dei Sanfedisti del nostro Fabrizio Ruffo. Non ci possono capire, Nicola!. Non importa”.                                
@TERRAELIBERAZIONE.

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 “La Scienza è solo una perversione, se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’Umanità”. Nikola Tesla

“Nella Notte coloniale non è semplice distinguere le parole e le cose. La grande rapina colonialista del vento e delle acque, non meno del saccheggio secolare del sottosuolo siciliano…non li capisci se non alzi uno sguardo scientifico sul Mondo. L’Isola senza Cielo e senza Mare, senza sovranità alcuna neanche sul suo suolo e il suo sottosuolo, senza Memoria fertile e condivisa. L’Isola contesa, dal 1860, è riserva sicilindiana delle massomafie tosco-padane. Una fabbrica di figli per l’emigrazione, che va analizzata ora al tempo della sua “delocalizzazione” che si sta risolvendo nel crollo demografico e nella devastazione irrimediabile di un intero metabolismo sociale: nell’Isola delle culle vuote e dell’assenza di Futuro; questa Sicilia che di direttiva in bando e di bando in direttiva, è ormai un Protettorato coloniale di Bruxelles e una colonia di saccheggio delle multinazionali dell’imperialismo europeo: la SiciliAfrica.

Questa Sicilia che è negoziata come “rendita geopolitica” dalle massomafie tosco-padane nella loro relazione con Washington, è la Tana della Bestia amerikana nel MediterrAfrica (Sigonella City ne è la capitale geopolitica!), una grande base strategica della terza guerra mondiale; questa Realtà non la capisci se non ne comprendi la Geostoria nel Tempo.

La “Lotta per l’Indipendenza del Popolo siciliano”, contro la borghesia coloniale della Sicilia italiana, una classe fallita, culturalmente kitsch, politicamente subalterna, storicamente in putrefazione, che si è sviluppata nell’adesione cieca allo Spettacolo coloniale, gestendo la sua Regione come un bankomat scellerato nel quadro del compromesso moderato con “Roma”: riciclaggio di spesa pubblica in cambio di voti e consenso all’italietta risorgimentata Una e Fatta. 

L’ascensore sociale è stato attivato selettivamente in funzione dell’obbedienza e della sottomissione: ecco spiegato il clientelismo come forma di mobilità sociale nel Regime coloniale, nella palude dei suoi clan notabilari e delle sue logge professionali, delle sue cosche mafiose e antimafiose, del suo carnevale di maschere elettorali, nella sua demenza senile. Questa demenza senile della borghesia coloniale della Sicilia italiana non potrà essere “curata” con le pillole al cavoletto di Bruxelles. Non hanno futuro. Lo sanno perfino i loro figli.

Se l’Autonomia vigilata (da Roma e da Washington) venne concessa nel 1946, in fretta e malafede, per spegnere la rivolta indipendentista, è pur vero che ne hanno fatto scempio dimostrando la propria inconsistenza irrimediabile. E’ stato un giro a vuoto lungo 70 anni.

E’ tempo di Assemblea Costituente del Popolo Siciliano. Punto.

Senza alcuna illusione sull’immediato, consapevoli che il Tempo coloniale sospende la Storia del colonizzato, lo aliena dalla Realtà mondiale, e che la stessa Sicilia italiana è una formazione storico-sociale strutturata e radicata quantomeno dal 1915:

-l’euforia socialimperialista che accompagnò a Catania l’aggressione alla Libia (1911), “per lo sviluppo del porto e la nuova centralità dell’isola”,  preparò le mobilitazioni patriottarde che, dal 1915, si risolsero nella macelleria di 100.000 giovani siciliani (morti, feriti e fucilati di Caporetto!) nella guerra “irredentista” contro la civiltà austro-ungarica!. Da “Tripoli bel suol d’amor…”, al “Piave mormorava…”. I socialisti massoni dell’isola si scavarono la fossa da soli.

– il Ventennio fascista, con la sua “nazionalizzazione delle masse” trovò la strada spianata, ma l’opera fu completata, nel Dopoguerra, dall’emigrazione biblica verso il boom padano nell’era della RAI a canale unico, della motorizzazione e scolarizzazione di massa, dell’emergere, nelle pieghe stesse del pubblico impiego, della famiglia plurireddito, e dal rifluire delle rimesse degli emigrati che alimentarono, per quanto mal governato, un lungo ciclo del cemento e del mattone proletario, mentre bel altro ciclo di accumulazione si sviluppava nelle metropoli ad opera del vero partito della borghesia urbana isolana: il partito della rendita fondiaria. Fu un’orgia di sviluppismo cementifero, che ci lascia un paesaggio devastato e i semi avvelenati della sua ingegneria sociale che deportò il proletariato in ghetti partoriti da visioni allucinate dell’urbanistica popolare: ma una base di consenso tricolorata era assicurata anche dall’opportunismo del PCI che spacciava perfino i poli petrolchimici siciliani per “elementi di socialismo”. Dementi di socialismo!.

Ci misero un secolo, ma completarono l’Opera “garibaldina” avviata con l’invasione anglo-piemontese del 1860. La Sicilia italiana l’hanno fatta. A loro immagine e somiglianza: kitsch, smidollata, sradicata, priva di qualunque buongusto. Una Catastrofe psicoculturale che proietta nel lungo periodo la vaghezza identitaria che caratterizzò la ben più dignitosa borghesia siciliana del primo Ottocento. Il Golpeguerra del 1860 è il nostro “passato che non passa”: ben organizzato a Londra da forze mentali potenti, sintetizzate da lord Palmerston e da mister Cobden, in vista dell’apertura del Canale di Suez, che presupponeva il dominio sofisticato sui porti e sui Tre Mari dell’Isola contesa, oltre che sul sottosuolo siciliano (zolfo+salnitro=polvere da sparo!).

Ci lasciarono legati mani e piedi a un Re savojardo che puzzava di stalla e alle massomafie tosco-padane, coi loro Banchieri alla Bombrini e i loro generali alla Cialdini. I libri di scuola sono stati epurati perfino del Regno millenario dei Siculi e dell’Epopea del Douketios, chè siamo un popolo frutto di millenni di dominazioni politiche e stupri coloniali: ce lo ripetono fin da piccoli e il ripasso ce lo sparano dal British Museum di Londra. E’ tutto falso, ma proprio tutto. Si immagini se scriveranno mai qualcosa sul 1860 dei criminali risorgimentati e sul nostro recente Passato che non passa!. 

 E’ tempo storico di Assemblea Costituente del Popolo Siciliano. Il resto è fumo nelle nebbie dello Spettacolo coloniale. L’Isola contesa, protettorato coloniale di Bruxelles , Tana della Bestia amerikana, ha una sola vera capitale politica: Sigonella City.

Lo spaccio della balla spaziale: “Sicilia povera”, copre il saccheggio coloniale della SiciliAfrica ad opera dei vari Bollorè, Veolia, Enel,Terna, A2A, Edison e trivellatori di ogni latitudine e longitudine…senza scordarci l’immancabile premiata ditta vel-ENI in bio-riciclaggio africano.

Alla borghesia coloniale getteranno la zattera del miliardo n/europeo per spiegarci che un ulivo produce olio e che l’olio si chiama olio, e che la Sicilia è un’isola e dunque non può che essere sventurata e irredimibile, dunque incapace di intendere e di volere alcunchè: per natura, per geografia, per storia, per genetica. Scordandosi che anche l’Inghilterra e l’Irlanda, Malta e la Nuova Zelanda, Cuba e i Caraibi, l’Indonesia e l’Australia, le Filippine e l’Islanda, sono Isole. Molte isole. E il Giappone…che sir Artur Cotterel definì, per morfologia storico-culturale, la Sicilia dell’Est-Asia…Ecco: tutti sventurati, tutti irredimibili, tutti bisognosi di cavoletti avvelenati di Bruxelles. Ma su quali carte geografiche hanno studiato?.

Radio Sicilia 2050. Nebbia sul Canale di Messina!. L’Europa è isolata!.

La coscienza geo-storica del paesaggio plurale dell’Arcipelago siciliano custodisce la verità più profonda di un Cammino di LiberAzione ora e qui, nel Secolo XXI, che è la nostra patria che abitiamo nel Tempo. E’ Lotta di Classe allo stato puro, perchè il Nemico appartiene a una Classe: a struttura piramidale, stratificata, consolidata in cinque secoli di esercizio del Potere: invisibile se non possiedi il Laser del Realismo dialettico sparato contro le Nebbie dello Spettacolo coloniale. Lo sforzo di Analisi scientifica è la precondizione di una Azione cosciente, indipendente, indipendentista. In questa Terra Sacra che è la nostra Matria che abitiamo nello Spazio; in questo Secolo XXI, che è la nostra Patria che abitiamo nel Tempo. Col Sintimentu, sicula concrezione di Cuore e Cervello. Come le “api dell’invisibile che portano il miele negli alveari del visibile”. (Rilke)

IL “REALISMO DIALETTICO” APPLICATO ALLA REALTA’ SICILIANA, NEL MONDO DEL SECOLO XXI. E’ GIA’ UN BEL PROGRAMMA RI-EVOLUZIONARIO, UNA BUSSOLA PER IL “CAMMINO DEL SICILIANU NOVU, OLTRE LE NEBBIE DELLO SPETTACOLO COLONIALE”. USIAMO LE PAROLE GIUSTE, NON PAROLE CHE NECESSITANO UN MILIONE DI ALTRE PAROLE PER GIUSTIFICARSI. LA RI-EVOLUZIONE NON SI “GIUSTIFICA”. SI FA.

Ci sarà Tempo per spiegare, ma la Società Nuova nasce dalle contraddizioni di quella vecchia. Ergo, non nasce dal Nulla. Essa vive già, in nuce, imprigionata in questa moribonda e decadente Società capitalistica.Il suo superamento ri-evoluzionario è sintetizzato da Marx nella meravigliosa formula: N+1.

 N+1 è il rovesciamento della prassi. Il programma della ri-evoluzione è inscritto nella Realtà stessa. La sua Coscienza si forma FUORI standoci dentro. LA LOTTA E’ IL SUO ELEMENTO. Ma la “lotta cosciente”, come dovrebbe essere chiaro, presuppone DISCIPLINE che fanno paura a chi pensa di star agendo “in piena libertà”.  

LA GEOSTORIA DELLA FORMAZIONE STORICO-SOCIALE SICILIANA E’ UN CAMPO DI BATTAGLIA. TEORICA E PRATICA. Se c’è una cosa di cui questa Realtà coloniale non ha bisogno è la replica di linguaggi suicidati e cretinaggini sessantottine. L’INDIPENDENZA DEL POPOLO SICILIANO E’ IL ROVESCIAMENTO DELLA SUA DIPENDENZA COLONIALE, NEL LINGUAGGIO DEL REALISMO DIALETTICO E’ LA NEGAZIONE DELLA NEGAZIONE (MARX-ZITARA).

Le Edizioni TerraeLiberAzione, riattivate, dopo una lunga sospensione, in questo anno trentesimo della nostra fondazione, hanno prodotto, nel tempo, oltre un centinaio di pubblicazioni. Ne riproporremo una vasta antologia, oltre alle nuove produzioni.

La rinascita delle Edizioni era un obiettivo del Trentesimo anno del nostro Cammino. E’ stato centrato. E’ solo l’inizio, ma è già un Fatto. Un passo pratico.

@1985-2015. Le Edizioni TERRAELIBERAZIONE.

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TERRAELIBERAZIONE

RICHIEDILO ALL’ISTITUTO TERRAELIBERAZIONE. E’ IN DIVERSE LIBRERIE ED EDICOLE. NE SEGNALIAMO ALCUNE-A CATANIA: CATANIA LIBRI-PIAZZA VERGA/ ALL’ASS. AMICI DEL LIBRO-VIA MUSUMECI…/ A PALERMO. AL CENTRO ZABUT c/o STUDENTATO SAN SAVERIO-ERSU/ A CALTAGIRONE-EDICOLA PIAZZACOPERTA/ A LINGUAGLOSSA-EDICOLA “DA ANTONIO”/ A RAMACCA-EDICOLA TERRANOVA…LA RETE E’ IN COSTRUZIONE.

INTERFERENZE  1 copertina

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INTERFERENZE N°1/a

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SIMBOLO M33

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Siamo 30 anni avanti- ma in Sicily è facile:

basta restare fermi!.

 

Il gruppo TerraeLiberAzione nasce nel 1985, le nostre bandiere giallorosse venivano insultate (ultras della Roma), il Sacro Triskeles sbeffeggiato (il tappo della birramessina). Ben presto ci siamo scoperti “mafiosi separatisti e traditori della patria”. Una via crucis lunga 30 anni, in un deserto di anime morte.

E’ passato molto tempo, ma a rileggere la nostra stampa di allora pare che il Tempo nella colonia siciliana si sia fermato.
Sul numero 1 tipografico del nostro giornale (1987) apriamo e sviluppiamo il discorso con i seguenti articoli:

 “NO TRIV!”

“Né Maf. Né Antimaf. – Liberare la Sicilia e i Siciliani!”.
“Un posto al sole per la flotta padana, nella guerra prossima ventura”.
“La rapina del petrolio siciliano. Il Sud finanzia il Nord. Il caso della piattaforma Vega”.
“Contro tutte le droghe. Col cervello sulla Luna e il veleno nel sangue”.
“Quarant’anni di stragi, bombe, attentati, contro la gente: perché?. Una lunga guerra segreta, le massomafie, Gladio…”.
“Immigrazione colorata nella metropoli imperialista italiana. Cronache dall’Inferno. –Pomodori rosso sangue” –
“Civiltà islamica. Luoghi comuni e razzismo culturale”.
“No al nucleare capitalista!. I Referendum passano…Gli inquinatori restano!”.
“Niscemi come Beirut. Inchiesta del Comitato popolare di Niscemi”.
“Ricchezza e Povertà nella Sicilia del Settecento. Il mito della Sicilia feudale. Sfruttamento, certo: ma puramente capitalistico e del tutto inserito nel mercato mondiale”.
“1860-1900. Intrallazzi nordisti all’origine della questione meridionale. La speculazione ferroviaria e la formazione del capitale finanziario padano” (Nicola Zitara).
“Infame attacco a TerraeLiberAzione da parte del Corriere della Sera”!.
E tutto il resto…incluso uno studio sull’AIDS e sul suo uso politico (insieme al gruppo Filorosso di Catania).
Se il Numero Uno tipografico di TerraeLiberAzione del 1987 lo ristampiamo OGGI con la data e qualche nome cambiati (Orlando no, c’è ancora, bontà sua!)…E’ l’Isola senza Tempo.

Una Antologia del nostro giornale-rivista sarà presto pubblicata su Internet a cura delle rinate Edizioni TerraeLiberAzione, che animeranno un sito specifico, il quale includerà anche le nostre edizioni in tedesco, inglese, francese…e via via i link delle decine di istituti, centri di ricerca, riviste… coi quali siamo in rapporto, nel Mondo.

30 anni avanti- in Sicily è facile: basta stare fermi!.

***

1860, MACCHE’ GARIBALDI!. LA SICILIA VENNE INVASA…

di M. DI MAURO, A. LATTANZIO, P. ALTIMARI, N. ZITARA*

La cosiddetta Impresa dei Mille copriva la conquista coloniale anglo-piemontese delle Due Sicilie. Garibaldi fu solo uno degli attori, e manco il più importante.

Che ci fossero in mezzo anche qualche decina di siciliani, più o meno convinti, importa ancor meno. Del ruolo e della funzione di Crispi, il Macellaio di Ribera, ci occuperemo in seguito. E senza appello. Non ha alcun senso storiografico il sopravvalutare, nel bene e nel male, il ruolo di un qualunque individuo in fatti di grande portata. Nè conta men che zero il suo luogo di nascita. Dell’individuo se ne può rilevare la sola funzione accessoria al fatto storico.

Altra cosa ancora è la costruzione del mito. E il mito dell’Eroe dei Due Mondi è un caso da manuale che va affrontato con gli strumenti dell’indagine critica applicata allo Spettacolo delle Ideologie. Perfino l’Opra dei Pupi venne stravolta per far largo a Don Peppino. Ne parleremo in seguito.

Quali siano stati, nella lunga durata, gli effetti della distruzione, annessione e fagocitazione delle Due Sicilie a una entità statuale il cui baricentro politico-economico non s’è mai mosso dalla Padania… ci pare siano sotto gli occhi di tutti, e il “1860” è una Catastrofe che agisce sul Presente. Facciamo parlare i Fatti.

La cosiddetta “Impresa dei Mille” fu nient’altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie. In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera. Chiediamoci piuttosto perchè -dopo quasi un secolo e mezzo- sia sostanzialmente vietato raccontare nelle scuole la Verità Siciliana sui fatti del 1860. Quanti insegnanti delle nostre scuole, per dirne solo una, sanno che l’8 maggio del 1860 Garibaldi, già mercante di schiavi, e i suoi, in navigazione verso Marsala, fecero sosta a Talamone, in Toscana: e qui si allenarono in saccheggi e violenze in attesa di imbarcare circa 2.000 finti “disertori” dell’esercito piemontese?. E’ solo un dettaglio, nè può bastare questo spazio a raccontare tutto.

Un immenso Archivio di documenti -che studiamo da anni- lo dimostra in forme scientificamente inconfutabili.

Dietro i “Mille” avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione. Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.

I “piemontesi” dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti contratti a Genova, a Londra, a Parigi. Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il nostro maestro Nicola Zitara. Ma soprattutto dovevano “controllare” le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Ci hanno fottuti.

Bloccata la Russia al di là del Bosforo (Guerra di Crimea 1852-1856), nel 1860 la massoneria inglese muove contro le Due Sicilie i pupi piemontesi e garibaldeschi, nonchè un corpo di spedizione coloniale mercenario: ungheresi, zuavi, polacchi, indiani… assoldati e pilotati a distanza da Londra. Mentre fu la Francia a sostenere l’espansione piemontese in Padania, in funzione anti-austriaca.

Giova ricordare che l’Impero inglese, alla metà dell’Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA, che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l’industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l’applicazione dei dazi.

Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell’influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L’impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo False Flag (Falsa Bandiera): come quella dei “Mille”. E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo. L’operazione di false flag dei garibaldeschi venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d’oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari. Il resto lo rapinarono strada facendo, dopo esser entrati a Palermo con l’aiuto della Maffia (mafia). Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla. Le navi militari inglesi, “casualmente” alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei “Mille”. Era l’11 Maggio 1860.

I “Mille” si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie “legioni straniere” di tagliagole ungheresi e zuavi). Basta dire che il 14 Maggio, Garibaldi e i generali borbonici Landi e Anguissola si incontrano in segreto per concordare il tradimento. Dove? A bordo di una nave ammiraglia inglese! Gli obiettivi strategici erano chiari, e può anche darsi che Garibaldi non li conoscesse. Non abbiamo mai detto che fosse una persona intelligente, nè ci interessa saperlo.

Gli obiettivi di Londra più che di Torino erano chiari:

1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell’apertura del Canale di Suez.

2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano “i solfi siciliani” a muovere l’industria e la flotta d’Inghilterra e non solo.

3-saccheggiare l’oro e l’argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con la requisizione dei beni ecclesiastici -in gran parte frutto delle donazioni delle famiglie al figlio monaco- e con l’astuzia del corso forzoso, con la quale si rastrellò la grande massa monetaria metallica circolante nelle Due Sicilie in cambio di pezzi di carta con su stampata l’effigie del Re savoiardo.

Questo doveva accadere senza “dichiarare la guerra”, dunque nel caos, con la corruzione, l’ipocrisia, l’inganno. E accuddhì fu. Chi si oppose venne chiamato brigante e fucilato senza tanti complimenti. Benvenuti in Italia.

La Sicilia fu saccheggiata. Per due anni posta in “stato d’assedio” con tanto di blocco navale anglopiemontese a cui fecero seguito mirate misure “protezionistiche” che ne devastarono l’economia tutt’altro che povera. Se nella Piana di Catania venne spazzata via l’industria della canapa e del lino, perfino l’armatore palermitano Florio venne costretto a farsi cooptare dalla compagnia di navigazione del genovese Rubattino, lo stesso che fornì le navi ai garibaldeschi.

Una minoranza di isolani venne intanto cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può “fare carriera” purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la nostra Isola.

Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l’aveva “sperimentato” sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere.

Nè va sottovalutato quel conflitto secolare che contrappose la Sicilia e Napoli, che aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale.

Ad ogni modo, per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860, perchè quel “passato” non è ancora passato. Poi parliamo del seguito. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella… perchè è sulla Questione bancaria e sulla Speculazione ferroviaria, oltrechè sulle rimesse degli emigrati, che si giocarono in combinazione il decollo padano e l’affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei “mezzogiornali”.

Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con “ritardo” dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri. Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico…che la RAI non produrrà mai.

A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Ce lo dice il nostro Antonio Pagano. Il seguito dell’ “Impresa”, da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re.

E ora dovremmo anche stare zitti e celebrare non Spartaco, ma “un Garibaldi qualunque”, come ebbe a dire, anni dopo, il vecchio Karl Marx, allorquando la massoneria inglese accolse il suo Eroe in pompa magna tra ali di folla ubriaca. Già nel luglio 1866 cinque grandi banche londinesi, insieme al Banco di Sconto parigino, operanti in India e Cina, annunciavano che non avrebbero più trattato cambiali “che non fossero emesse a più di quattro mesi vista”. (K.Marx, Il Capitale-Il Tempo di Circolazione). Si preparavano all’apertura del Canale di Suez che, accorciando Tempo e Spazio tra Occidente e Oriente, dischiudeva la via ai conflitti coloniali dell’Avvenire.

Di questi conflitti coloniali le nostre Due Sicilie furono le prime vittime.

@1860-2010. Nel 150°. TERRAELIBERAZIONE.

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Der Neue Sizilianer – The New Sicilian

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CASTELLO FEDERICO CT

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“Der Neue Sizilianer”

“The New Sicilian”

“Der Neue Sizilianer” è la voce della comunità siciliana TerraeLiberAzione in lingua tedesca. “The New Sicilian” lo è in lingua inglese (con particolare attenzione agli USA).

Sono semi di conoscenza per lo sviluppo dell’Indipendentismo siciliano nell’Internazionalismo sociale; si rivolge a chi vuole conoscere la Realtà siciliana senza filtri e ipocrisie coloniali. Sono newsletter sintetiche, che svilupperanno il Discorso fino a versioni STAMPATE E DIFFUSE AD ALTA TIRATURA. Passi pratici sul Cammino del Sicilianu Novu nel Mondo del Secolo XXI, la nostra patria che abitiamo nel Tempo.

Un buon biglietto da visita per il Cammino del Sicilianu Novu nei mondi di lingua tedesca e inglese. Ma sono anche piccoli semi di orgoglio che doniamo ai nostri emigrati, che lo vorranno diffondere camminando addhitta nello spirito siciliano, indistruttibile, che li anima. Pani, Pacenzia e Tempu!.

VIVA

“Der Neue Sizilianer”!

Sikanen, Sikeler, Sikelianer, Siqillyaner, Sizilianer… Es ist Sizilien das die Sizilianer macht. Eine Schicksalsgemeinschaft.

“Der Neue Sizilianer”

Die Zeit ist gekommen uns neu zu gründen! Dies ist das politische, menschliche und wissenschaftliche Programm des Sicilianu Novu – des neuen Sizilianers.

“Der Neue Sizilianer”

„Weder Maf –  noch Anti-Maf! – Die Befreiung von Sizilien und der Sizilianer!“

„Sizilien finanziert den Norden!“

Unabhängiges und entmilitalisiertes Sizilien!

“Der Neue Sizilianer”

Bonu Statu e Libbirtà!

Guten Staat und Freiheit!

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Das Institut „Terra e LiberAzione“ hat berechnet, dass der souveräne Raum des sizilianischen Volkes – außer den 25.832 km2 an Bodenfläche des Archipels der Sizilianer – von Natur aus auch über 20.000 km2 an territoriale Gewässer besitzt, die theoretisch durch internationales Recht anerkannt sind. Die Souveränität über den Luftraum, in dieser sogenannten „Insel ohne Himmel“, würde übrigens über 45.000 km2 betragen.

Das „italienische“ Sizilien ist nicht bloß eine Kolonie des 1860 geborenen zerlumpten Imperialismus, der schon damals von freimauerisch-mafiösen, toskanisch-padanischen Kräften angetrieben wurde und der mit der anglo-piedmontesischen Invasion und Beziehung zu Washington aus Siziliens geostrategischen Lage Kapital schlug. Die strittige Insel ist nun gänzlich zu einer drehbaren Plattform für militärische Manöver und Energieerzeugung geworden. Ein neuralgisches Gelenk weitreichender geopolitischer Szenarien. 

Es ist das „italienische Sizilien“, das in der militaristischen Orgie von 1915 erfunden wurde und in der „nazionalisierung der Massen“ (aus dem italienischen: nazionalizzazione delle masse) des 20-jährigen Faschismus versiegelt wurde.

Es ist das amerikanische Sizilien, das von Rom aus geleitet wird, mit dem Alibi eine falschen Autonomie: Eine autonome Region mit Sonderstatus, die unter Sonderüberwachung steht. Eine als autonome Region: Sizilien ist schlimmer dran als Puerto Rico.

@TERRAELIBERAZIONE.

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emigrazione 2

mario a palermo

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