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SIMBOLO M33

LA REGIONE PARASSITARIA

E’ UN ENTE COLONIALE

DELLA BORGHESIA COLONIALE

DI UNO STATO COLONIALISTA.

LA REGIONE PARASSITARIA

E’ UNA CENTRALE DI SPESA

SENZA “SOLDI DA SPENDERE”.-

MA COSA C’ENTRIAMO NOI?

*”METTERE IN SICUREZZA” LA SANITA’

(FONDAZIONE PUBBLICA “SALUS SICULORUM”)

CHE CI PAGHIAMO GIA’ DA SOLI E SOLDI AVANZANO!.

IL RESTO, MANCIA!

-COI LORO BUROCRATI PENSIONATI A 200.000 EURO ALL’ANNO-

U RESTU SU PONU TENIRI!

IL NEMICO E’ A CASA NOSTRA!

E’ LA REGIONE COLONIALE DI UNO STATO COLONIALISTA.

E’ LO “STATUTO” peraltro SVUOTATO dalla BORGHESIA MERCENARIA della SICILIA ITALIANA e del tutto INUTILE e NOCIVO per l’Idea stessa di SICILIA SOVRANA nel SECOLO XXI.

Lo STATUTO del 1946 è una TRUFFA RIUSCITA. Oggi solo uno SPECCHIETTO ROTTO per L’ALLODOLA sicilianista fuori-tempo-massimo.

LEGGILO BENE-> L’ART.1. Se lo capisci da solo, brucialo. E vai AVANTI. E’ stato un GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI. Non ti bastano?.

Terra e Liberazione Niscemi2 001“leggi e finiscila con ROMAfia Capitale e il suo “regionismo siciliano” -> TerraeLiberAzione

TerraeLiberAzione Luglio 2016TerraeLiberAzione Luglio 2016

 

 niscemi oggi 15 5

SOL 1terra giugno 16GIUGNO 2016

17 GIUGNO 16

LA REGIONE FALLITA

ALLA RESA DEI…CONTI!

Palermo, 25-10-2015. Comunque finisca il “rimpasto” nel governicchio regionale, in scena andrà il nuovo episodio di un B-Movie intitolato: “La Resa dei Conti”. Non tra Tizio e Caio, non tra Pupi e altre Controfigure, ascari e mercenari, guardie e ladri, Antimaf e Mafie bianche. In Realtà, ciò che doveva accadere, è già accaduto.

Il Rapporto tra “spesa in conto corrente” (STIPENDI ecc) e spesa in conto capitale (INVESTIMENTI) della Regione Fallita è andato in cancrena dalla metà degli anni Ottanta: con l’invenzione del “welfare della riserva indiana”, ingegneria sociale coloniale: 100.000 precari e 50.000 neoparassiti accedono così all’Ascensore sociale. Gli sprechi e la sciatteria, con la disapplicazione integrale del defunto Statuto, hanno fatto il resto.
La Regione Fallita è il risultato terminale del “compromesso moderato” tra la borghesia coloniale siciliana e le massomafie tosco-padane: RICICLAGGIO PARASSITARIO DI SPESA PUBBLICA IN CAMBIO DI VOTI E CONSENSO: AL RESTO CI PENSA L’EMIGRAZIONE (e un modello di consumi che produce la desertificazione di un tessuto produttivo, già fragile di suo).

E non c’è più niente da fare, se non impacchettare il niEnte inutile denominato Regione Siciliana: la Carta c’è, perfino “costituzionale”: lo “Statuto”. Metterci sopra una bella “nocca” tricolore e rispedire il tutto al suo legittimo proprietario: lo Stato italiano.

Poi, c’è l’Assemblea Costituente. Questa è una linea politica: che si possa attuare o meno non cambia la direzione né il passo del Cammino intrapreso da “Terra e Liberazione” nel 1985. E di recente anche da molti altri.

E’ questo -solo questo!- il vero “Statuto di Autonomia”: quello dei mercenari siculicani, che hanno gestito “in Autonomia” la Riserva Sicilindiana, in nome e per conto di uno Stato abusivo che raccoglierà in Sicilia quello che ha seminato, fin dal 1860.

Sbaglia chi riduce tutto a una polemica nominalistica, a una zuffa da pollaio. O solo a un teatrino in cui tutti i ruoli sono già stati occupati: ci mancavano i Tre Buffoni autodichiarati -Fava, Buttafuoco e Ferrandelli!. A loro il Premio speciale della Giuria, ex-equo col dott. Baccei, assessore toscano all’Economia siciliana, che ha consegnato a Renzi la proposta di abrogazione dell’art.37 e dintorni del defunto Statuto, quello che prescrive alle imprese operanti in Sicilia ma con sede legale fuori dall’Isola di pagare le loro Tasse alla Regione siciliana, cosa che, de facto, non fanno!.

Finalmente hanno scoperto lo Statuto del 1946!. Per cannibalizzarlo. Buon pranzo!.

Qualcuno continua ad indignarsi, a rigurgitare rabbie “sicilianiste”. Noi di TerraeLiberAzione, da trentanni, siamo intransigenti nel considerare il “sicilianismo” una forma di polmonite di una sana Sicilianità: sana e capace di alzare uno sguardo critico e solidale sulle cose della Vita e del Mondo. Questo provincialismo, in questa “Sicilia peggio di Portorico”, non serve al Cammino di Liberazione del Popolo Siciliano. Che i morti seppelliscano i propri morti.

LE ILLUSIONI ELETTORALI SONO UN VELENO MORTALE!.
SERVE UN “SINDACATO DEL POPOLO SICILIANO”, NON L’ENNESIMO PARTITINO SICILIANISTA, CONDANNATO A PERCENTUALI DA PREFISSO TELEFONICO!
IL TEMPO E’ UN DONO PREZIOSO, SPRECARLO E’ UN PECCATO MORTALE!.
CHI VUOLE FOTTERE IN QUESTO TEATRINO COLONIALE LO FACCIA PURE: MA NON CON LA NOSTRA MINKIA!

L’ULTIMA E’ DI IERI SERA: BEPPE GRILLO -CON “MILLE CITTADINI”- SBARCHERA’ A MARSALA PER LIBERARE LA SICILIA! (LANCERANNO COSI’ LA CANDIDATURA GARIBALDESCA DI CANCELLIERI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE FALLITA?).

“LA STORIA SI RIPETE SEMPRE DUE VOLTE: LA PRIMA COME TRAGEDIA, LA SECONDA COME FARSA” (KARL MARX)

SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA! – FORA ‘TALIANI E MIRIKANI!

@TERRAELIBERAZIONE (MDM)

CASTELLO FEDERICO CT

LA REGIONE PARASSITARIA E’ UN ENTE COLONIALE DELLA BORGHESIA COLONIALE DI UNO STATO COLONIALISTA.

LA REGIONE PARASSITARIA E’ UNA CENTRALE DI SPESA SENZA SOLDI DA SPENDERE.-

MA COSA C’ENTRIAMO NOI?

METTERE IN SICUREZZA LA SANITA’ (FONDAZIONE PUBBLICA “SALUS SICULORUM”!) CHE CI PAGHIAMO GIA’ DA SOLI E SOLDI AVANZANO!.
IL RESTO -COI LORO BUROCRATI PENSIONATI A 350.000 EURO ALL’ANNO- SU PONU TENIRI!

IL NEMICO E’ A CASA NOSTRA!

E’ LA REGIONE COLONIALE DI UNO STATO COLONIALISTA.

PER APPROFONDIRE LEGGI

LA “DICHIARAZIONE DI NISCEMI”

1946- 15 MAGGIO – 2016

Leggi TerraeLiberAzione Entra

MUOS BERTUCCI 1

 DEPOSITATA LA STORICA SENTENZA DEL CGA. IL MUOS FA BENE ALLA SALUTE.

UNA SENTENZA PRO-MUOS “DEFINITIVA” (MA LA BASE RESTA ABUSIVA, SOLO CHE FA BENE ALLA SALUTE!). IL SUICIDIO DEL CGA E DELLA REGIONE FALLITA, ESITO INEVITABILE DELL’AUTONOMIA VIGILATA (DA ROMA E DA WASHINGTON).

6/5/2016. DEPOSITATA LA SENTENZA DEFINITIVA DEL C.G.A. FAVOREVOLE AL MINISTERO DELLA DIFESA.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA

in sede giurisdizionale

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 379 del 2015, proposto dal Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, con la quale è domiciliato in Palermo, Via De Gasperi 81;

contro

Presidenza della Regione Siciliana, Giunta Regionale Siciliana, Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, Azienda Regionale Protezione Ambiente – Arpa Sicilia, Assessorato Regionale Agricoltura,Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, Dipartimento Regionale Sviluppo Rurale e Territoriale presso l’Assessorato (già Azienda Foreste Demaniali), Assessorato Regionale Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea;
Concetta Gualato in proprio e nella qualità di presidente del Comitato “Mamme No Muos”, Gioele Cannore, in proprio e nella qualità di legale rappresentante della “Associazione Movimento No Muos Sicilia”, Sabrina D’Amanti, Comune di Acate, Comune di Mirabella Imbaccari, Associazione Consumatori Cittadini Europei;
Comune di Niscemi, rappresentato e difeso dall’avv. Edoardo Nigra, con domicilio eletto presso Daniela Macaluso in Palermo, Via G. Ventura 1;
Associazione Legambiente Comitato Regionale Siciliano, rappresentato e difeso dagli avv. V.Corrado Giuliano, Daniela Ciancimino, Antonella Bonanno, Marilena Del Vecchio, Nicola Giudice, con domicilio eletto presso Nicola Giudice in Palermo, V. M. D’Azeglio 27/C; Associazione Movimento No Muos Sicilia, Giuseppe Maida, Rosario Buccheri, rappresentati e difesi dagli avv. Rossella Zizza, Claudia Virgadavola, con domicilio eletto presso l’avv. Nicola Giudice in Palermo, V. M. D’Azeglio N. 27/C;
Filippo Arena, Muscia Fida Santa, Elvira Cusa, Sandro Rinnone, Antonio Rinnone, Livio Cannizzo, rappresentati e difesi dagli avv. Nicola Giudice, Sebastiano Papandrea, Paola Ottaviano, con domicilio eletto presso l’avv. Nicola Giudice in Palermo, V. M. D’Azeglio N. 27/C;
Salvatore Terranova, Francesco Di Dio Cafiso, Giuliana Reale, Giandomenico Militello, Desireè Ristagno, Alessandro Vacirca, rappresentati e difesi dagli avv. Nicola Giudice, Paola Ottaviano, Sebastiano Papandrea, con domicilio eletto presso l’avv. Nicola Giudice in Palermo, V. M. D’Azeglio N. 27/C;
Ottaviano Evola in proprio e nella qualità di legale rappresentante della “Associazione Movimento No Muos Sicilia”, rappresentato e difeso dall’avv. Claudia Virgadavola, con domicilio eletto presso l’avv. Nicola Giudice in Palermo, V. M. D’Azeglio N. 27/C;
Gugliemo Panebianco, rappresentato e difeso dall’avv. Rossella Zizza, con domicilio eletto presso Roberto De Petro in Palermo, Via Villa Sperlinga 13;
Comune di Vittoria, rappresentato e difeso dall’avv. Angela Bruno, con domicilio eletto presso Michele Costa in Palermo, Via Dante 166;
Comune di Ragusa, rappresentato e difeso dagli avv. Sergio Boncoraglio, Carmelo Giurdanella, con domicilio eletto presso il medesimo legale in Palermo, Via Notarbartolo 5;
Comune di Modica, rappresentato e difeso dagli avv. Sebastiano Papandrea e Nicola Giudice, con domicilio eletto presso l’avv. Nicola Giudice in Palermo, V. M. D’Azeglio 27/C;
Comune di Gela, rappresentato e difeso dall’avv. Dionisio Nastasi, con domicilio eletto presso il Consiglio di Giustizia Amministrativa in Palermo, Via F. Cordova 76;
Associazione Italiana per il World Wide Fund For Nature – Onlus, rappresentato e difeso dagli avv. Nicola Giudice e Corrado V. Giuliano, con domicilio eletto presso il primo in Palermo, V. M. D’Azeglio 27/C;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. SICILIA – PALERMO, Sez. I, n. 461/2015, resa tra le parti, concernente autorizzazione installazione sistema di comunicazione satellitare M.U.O.S..

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Niscemi, dell’Associazione Legambiente -Comitato Regionale Siciliano, dell’Associazione Movimento No Muos Sicilia, di Filippo Arena, Salvatore Terranova, Muscia Fida Santa, Francesco Di Dio Cafiso, Elvira Cusa, Giuliana Reale, Sandro Rinnone, Giandomenico Militello, Antonio Rinnone, Desireè Ristagno, Livio Cannizzo, Alessandro Vacirca, di Ottaviano Evola, in proprio e nella qualità di legale rappresentante della Associazione Movimento No Muos Sicilia, di Gugliemo Panebianco, dei Comuni di Vittoria, Ragusa, Modica e Gela, dell’Associazione Italiana Per il World Wide Fund For Nature – Onlus, di Giuseppe Maida e di Rosario Buccheri;

Visti gli appelli incidentali;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Vista, in particolare, la sentenza parziale n. 581/2015 emessa da questo Consiglio;

Visti gli atti della verificazione disposta da tale pronuncia;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 14 aprile 2016 il Cons. Nicola Gaviano e uditi per le parti l’avv. dello Stato Pollara e gli avv. C. Virgadavola, E. Nigra, A. Bonanno, N. Giudice anche su delega di A Bruno e D. Nastasi, S. Papandrea, P. Ottaviano e C. Giurdanella anche su delega di S. Boncoraglio;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Nell’ambito di questo giudizio il Consiglio ha già pronunciato la sentenza parziale n. 581 del 3 settembre 2015, con la quale la gran parte delle problematiche oggetto di causa ha trovato definizione.

Di tale pronuncia va subito ripresa, anche per comodità espositiva, la parte narrativa, che occupa i suoi paragrr. 4-14, per ricordare i termini essenziali della vicenda amministrativa sub judice e del relativo giudizio di primo grado.

“ 4. – La sentenza impugnata contiene una approfondita narrativa dei fatti della causa e un’analitica descrizione del materiale cognitorio e decisorio cristallizzatosi in primo grado. Per intuibili esigenze di sinteticità, dunque, il Collegio ritiene di poter rinviare a detta pronuncia per la ricostruzione della vicenda dedotta in contenzioso e per l’individuazione delle questioni controverse. Tanto precisato, ai fini della presente decisione, è sufficiente ripercorrere a grandi linee i principali fatti del complesso procedimento sul quale si è innestata la lite e riferire succintamente del ragionamento giuridico che sorregge la sentenza gravata.

5. – In sintesi, il giudizio ha ad oggetto una lunga vicenda procedimentale, riguardante l’autorizzazione all’installazione del sistema di comunicazione satellitare Muos (acronimo di Mobile User Objective System) che prevede la realizzazione di quattro satelliti e di quattro stazioni terrestri localizzate, rispettivamente, nel sud ovest dell’Australia, nelle Hawaii, in Virginia e, per l’appunto, in Sicilia, nella stazione radio di Niscemi. A Niscemi è stata prevista la realizzazione, con fondi degli Stati Uniti, di tre antenne paraboliche (trasmittenti su banda Ka, ciascuna con diametro di 18,4 metri e altezza di 25 metri circa, poggianti su basi alte m. 6 e di mq. 112,14), due antenne elicoidali ad altissima frequenza (UHF), tre fabbricati, un serbatoio idrico, una vasca di contenimento quale serbatoio di gasolio, una strada di accesso, marciapiedi, vari impianti di supporto (illuminazione, video sorveglianza ed allarme, ecc). Tale sito ricade: 1) all’interno della zona B (dal 30 dicembre 2009 divenuta zona A), della riserva naturale orientata (RNO) denominata “Sughereta di Niscemi”, istituita con D.A. n. 475 del 25 luglio 1997 ed affidata in gestione all’Azienda foreste demaniali della Regione siciliana; 2) in area sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 142, comma 1, lett. f) e g), del D.Lgs. n. 42/2004); 3) nell’ambito della rete ecologica “Natura 2000”, all’interno del sito di importanza comunitaria (SIC) ITA050007, istituito ai sensi delle Direttive europee 92/43/CEE e 79/409/CEE.

6. – Del procedimento volto all’autorizzazione dell’installazione del sistema Muos vanno riferiti i seguenti passaggi essenziali:

– il Comune di Niscemi – dopo aver espresso un parere favorevole (in data 9 settembre 2008) all’esecuzione degli interventi (fatte salve alcune prescrizioni) e dopo aver prestato il proprio assenso nell’ambito della conferenza dei servizi (tenuta in pari data) indetta per il rilascio del nulla osta prescritto per la realizzazione di opere all’interno della riserva naturale – sollecitò una verifica dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) sulle emissioni elettromagnetiche incidenti sulle case di abitazione più prossime alla stazione radio e poi, il 23 febbraio 2009, avviò un procedimento di riesame del nulla osta rilasciato ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 357/1997 e, ancora, il 22 ottobre 2009, dispose l’avvio del procedimento di revoca in autotutela del nulla osta rilasciato il 9 settembre 2008, ritenendo indispensabile l’effettuazione di una nuova valutazione di incidenza; quest’ultimo procedimento si concluse con la determinazione dirigenziale n. 45 del 19-20 novembre 2009 recante l’annullamento in autotutela del nulla osta rilasciato il 9 settembre 2008;

– a questo punto, con atto dell’1 giugno 2011, prot. n. 36783, l’Arta – Servizio 1 VAS – VIA, richiamati la relazione tecnica dei professionisti incaricati dal Comune di Niscemi, i dati dell’Arpa, il parere del Dipartimento di ingegneria elettrica, il parere del Consiglio regionale per la protezione naturale (CRPPN) dell’11 maggio 2011, espresse in via sostitutiva, ai sensi della L.R. n. 13/2007, parere favorevole, con prescrizioni, sulla valutazione d’incidenza ambientale relativa al progetto ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 357/1997 e con provvedimento, prot. n. 43182, del 28 giugno 2011, l’Assessorato – Servizio 4 – PPN autorizzò, ai sensi della L.R. n. 98/1981, l’esecuzione del progetto, con prescrizioni.

7. – Quest’ultimo provvedimento fu impugnato dal Comune di Niscemi, avanti al T.a.r. per la Sicilia, sede di Palermo, con il ricorso n.r.g. 1864/2009, notificato il 5 settembre 2011 e dichiarato improcedibile con la pronuncia impugnata.

8. – Successivamente, con delibera n. 61 del 5 febbraio 2013 la Giunta regionale, “considerato che l’Assessorato regionale per il territorio e l’ambiente rappresenta che ad oggi mancano indagini preliminari circa le interferenze del MUOS rispetto alla navigazione area diretta o in partenza dall’aeroporto di Comiso, nonché studi in materia di tutela della salute dalle esposizioni elettromagnetiche e di tutela ambientale delle aree SIC”, diede mandato all’Arta e al dirigente generale del Dipartimento regionale dell’ambiente (D.R.A.) di avviare immediatamente il procedimento per la revoca dei provvedimenti autorizzatori, prot. n. 36783, dell’1 giugno 2011 e prot. n. 43182, del 28 giugno 2011. Sicché, avviato il procedimento, questo si concluse con le seguenti note dell’Arta: a) la n. 15513 del 29 marzo 2013, con cui – richiamato il contenuto della deliberazione della Giunta regionale n. 61/2013 – il dirigente generale del D.R.A., invocando il principio di precauzione, revocò l’autorizzazione ex art. 5 del D.P.R. n. 357/1995, rilasciata con nota n. 36783 dell’1 giugno 2011; b) la n. 15532 del 29 marzo 2013, con cui il dirigente generale del D.R.A., ancora invocando il principio di precauzione, revocò l’autorizzazione all’installazione del sistema Muos, rilasciata con nota n. 43192 del 28 giugno 2011.

9. – Tali atti della Regione furono impugnati dal Ministero della difesa, con i ricorsi n.r.g. 808/2013 e 950/2013, di contenuto pressoché identico, respinti entrambi con la sentenza impugnata.

10. – Infine, con provvedimento dirigenziale del 24 luglio 2013 prot. n. 32513 – premesso che in data 3 maggio 2013 erano stati autorizzati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti e che in data 19 luglio 2013 era stato trasmesso uno studio dell’Istituto superiore di sanità (ISS) dal quale poteva desumersi l’inesistenza di rischi rilevanti e che, consequenzialmente, non sussistessero più i presupposti per l’applicazione del principio di precauzione – il dirigente generale dell’Arta revocò i provvedimenti in autotutela (c.d. “revoca delle revoche”).

11. – Contro quest’ultimo atto si diressero i ricorsi proposti da Legambiente e da No Muos, impugnative accolte con la sentenza gravata, da cui il consequenziale annullamento della revoca delle revoche.

12. – Per una migliore intelligenza del contenuto e del finalismo dell’appello interposto dal Ministero della difesa, giova ripercorrere velocemente lo svolgimento del primo grado del giudizio e il ragionamento decisorio sviluppato dal T.a.r.

13. – Con riguardo allo svolgimento del processo merita dar conto delle seguenti circostanze:

– con ordinanza del 21 dicembre 2012, n. 2713, il T.a.r. dispose una verificazione, individuando quale verificatore il Preside della Facoltà d’ingegneria dell’Università di Roma “La Sapienza” (con facoltà di delega, poi esercitata nei confronti del Prof. Marcello D’Amore), al quale formulò i seguenti quesiti:

“1) qual è l’effettiva consistenza e quali sono gli effetti delle emissioni elettromagnetiche generate dall’impianto MUOS e dagli impianti di radiotrasmissione già esistenti presso la stazione radio di Niscemi?

2) tali emissioni sono conformi alla normativa nazionale e regionale in materia di tutela dalle esposizioni elettromagnetiche e di tutela ambientale delle aree SIC, nonché a quella antisismica?”;

– in data 27 giugno 2013 il verificatore depositò la relazione, concludendo per l’incompletezza tanto dell’indagine di conformità del sito (con finalità di approvazione per gli effetti ambientali elettromagnetici del sistema Muos), proveniente dalla Space and Naval Warfare System Center e riportata nello studio di incidenza ambientale dell’aprile 2008, quanto di quella svolta dall’Arpa;

– a seguito di ciò la Presidenza della Regione siciliana avviò una procedura di revoca delle due autorizzazioni impugnate;

– contro gli atti regionali di revoca, poi adottati, il Ministero della difesa, come sopra riferito, propose un ricorso affidato ai seguenti motivi: la deliberazione n. 61/2013 avrebbe violato le competenze attribuite alla Giunta regionale, giacché esorbitante rispetto al potere di indirizzo generale politico-amministrativo dell’Organo di Governo; del pari illegittimi sarebbero stati anche i provvedimenti dell’Arta, in quanto, benché asseritamente finalizzati alla tutela del traffico aeroportuale di Comiso e della salute della popolazione di Niscemi, sarebbero stati adottati dal dirigente generale dell’Arta, privo di competenze in materia di traffico aereo e di salute pubblica; la deliberazione sarebbe stata comunque illegittima perché avrebbe ignorato l’esistenza di studi di segno positivo sulla salute e sull’ambiente e la permanente chiusura dell’aeroporto di Comiso, dopo il viaggio inaugurale, né avrebbe dato contezza dell’interesse pubblico concreto e attuale perseguito; la Giunta avrebbe conferito mandato congiunto all’Assessore e al dirigente generale per la revoca, ma poi i provvedimenti sarebbero stati adottati dal solo dirigente, in violazione dell’incarico congiunto; la nota dell’Arta n. 36783 dell’1 giugno 2011 sarebbe stata adottata in sostituzione del Comune di Niscemi e, quindi, il provvedimento di ritiro avrebbe dovuto essere adottato dal soggetto istituzionalmente competente a provvedere, appunto il Comune; tutte le motivazioni riferite nella predetta nota sarebbero in realtà insussistenti (stante l’asserita inattività dell’aeroporto e considerata l’esistenza di numerosi studi tutti positivi in materia di tutela della salute, nonché il riferimento del tutto generico ai motivi di interesse pubblico); per tutte le note dell’Arta il Ministero sostanzialmente denunciò altresì la carenza di motivazione;

– in tutti e cinque i procedimenti furono spiegati numerosi interventi sia da parte di soggetti privati, che da parte di enti locali che ancora per conto di organizzazioni che, a vario titolo, assunsero di avere interesse;

– il Tribunale chiese poi al verificatore, Prof. D’Amore, di esprimere le proprie compiute deduzioni sullo studio dell’ISS richiamato nella nota prot. n. 32513/13 (oggetto degli ultimi due ricorsi);

– il verificatore depositò una relazione integrativa in data 12 settembre 2014.

14. – In ordine all’articolato impianto motivazionale della sentenza, occorre riferire, in estrema sintesi, che i cinque snodi fondamentali dell’iter decisorio percorso dal Tribunale possono essere così ricostruiti in ordine di successione logica:

a) dopo aver riunito i cinque ricorsi proposti in primo grado, in ragione della loro stretta e reciproca connessione e afferendo tutti a una medesima vicenda procedimentale, il T.a.r. ha ritenuto di dover principiare lo scrutinio del materiale cognitorio e decisorio dalle due impugnative, sorrette da censure tra loro sovrapponibili, dirette contro il provvedimento del 24 luglio 2013, prot. n. 32513 (id est la revoca delle revoche), in quanto unico atto all’epoca produttivo di effetti e perché non impugnato dal Comune di Niscemi (ossia il Tribunale ha esaminato, per primi, i ricorsi n. 1825/2013 R.G. e n. 2397/2013 R.G., rispettivamente proposti dalla Legambiente e dal No Muos);

c) una volta riconosciuta la legittimazione ad agire della Legambiente e del No Muos, il Tribunale ha giudicato fondati i due ricorsi; più in dettaglio, il T.a.r. ha ritenuto che tale illegittimità discendesse da tre distinte cause, rispettivamente correlate alla qualificazione degli atti “revocati” risalenti al marzo 2003 (v., subito infra, c.1.), nonché a una duplice carenza istruttoria (v., infra, c.2. e c.3);

c.1) (illegittimità conseguente alla qualificazione degli atti ritirati) il Tribunale ha difatti ritenuto fondata la doglianza con la quale la Legambiente e il No Muos avevano dedotto che le revoche del 29 marzo 2013, prot. n. 15513, e prot. n. 15532, fossero da qualificare più esattamente come annullamenti d’ufficio e, quindi, con effetto ex tunc, con la conseguenza che i lavori medio tempore eseguiti si sarebbero dovuti considerarsi abusivi, perché privi ab origine di titolo legittimante; la revoca del 24 luglio 2013 (c.d. revoca delle revoche) sarebbe stata, invece, tale, avendo essa tenuto conto di un dato sopravvenuto, ossia della relazione dell’ISS (Istituto superiore di sanità) e, quindi, essa – avendo efficacia ex nunc – non avrebbe spiegato alcun effetto ripristinatorio, con la conseguenza che si sarebbero dovuti nuovamente acquisire i prescritti nulla osta e pareri; in sostanza, secondo l’avviso espresso dal T.a.r., l’amministrazione regionale non avrebbe potuto adottare una revoca senza aver disposto, prima, la riedizione del relativo procedimento implicante la nuova acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica (in quanto quella resa nel 2008 era da reputarsi irrimediabilmente scaduta non potendosi fare applicazione, per varie ragioni, dell’art. 39 del D.L. n. 69/2013) e anche del nulla osta dell’Azienda regionale delle foreste demaniali (poiché quello rilasciato il 10 aprile 2008, prot. n. 2610, era del pari da considerarsi scaduto giacché avente validità annuale); in altri termini, la revoca delle revoche non avrebbe potuto far salve le autorizzazioni rilasciate nel 2011 e definitivamente eliminate dal mondo giuridico; più in particolare, gli atti del 29 marzo 2013, attinti dalla revoca del 24 luglio 2013, sarebbero stati, in realtà, degli annullamenti d’ufficio (con esclusione, peraltro, della necessità di prevedere un indennizzo a favore dei soggetti direttamente interessati dai provvedimenti di primo grado), in quanto, in disparte il (non determinante) nomen iuris utilizzato, i due atti riprendevano il contenuto della delibera di Giunta n. 61/2013 e si fondavano, quindi, sulla mancanza di indagini preliminari circa le interferenze del Muos rispetto alla navigazione aerea relativa all’aeroporto di Comiso e di studi in materia di tutela della salute dalle esposizioni elettromagnetiche e di tutela ambientale, e invocavano poi il principio comunitario di precauzione; sennonché tali valutazioni non si basavano su alcun fatto né su alcuna valutazione di interessi sopravvenuti tra la data di rilascio delle autorizzazioni e l’intervento in autotutela, ma ribadivano unicamente una carenza originaria di tipo procedimentale, ossia un radicale vizio di legittimità dell’originario provvedimento, sub specie del difetto d’istruttoria (e non già una nuova valutazione dell’interesse pubblico); sicché detti atti avrebbero avuto efficacia retroattiva ex tunc;

c.2) (illegittimità dovuta alla prima carenza istruttoria) posto che le autorizzazioni del 2011 erano state propriamente annullate ex tunc per mancanza di studi inerenti, non soltanto alla salute, ma anche all’ambiente e al traffico, l’amministrazione, una volta optato per un nuovo e contrario intervento in autotutela, avrebbe dovuto integrare l’istruttoria su tutti e tre i riferiti profili, rinnovando la valutazione di incidenza e l’indizione della conferenza dei servizi, atteso che non sarebbe stato possibile ritenere sufficiente e determinante l’acquisizione di un solo parere scientifico reso ab externo del procedimento da un organismo tecnico di promanazione ministeriale;

c.3) (illegittimità discendente da una seconda carenza istruttoria) in ogni caso detto studio dell’ISS non era attendibile né adeguato, dal momento che in esso non si dava conto della posizione contraria espressa dai componenti designati dalla Regione siciliana e tenuto anche conto della circostanza che il verificatore nominato dal Tribunale aveva ritenuto che le osservazioni critiche dei predetti esperti fossero condivisibili e che l’ISS si fosse basato su procedure di calcolo semplificate, non in grado di fornire indicazioni accettabili nell’ottica del “caso peggiore”, e che, quindi, fossero necessari ulteriori approfondimenti; né, del resto, si sarebbe potuta considerare la motivazione postuma di cui alle osservazioni fatte pervenire dalla difesa erariale in data 14 e 15 ottobre 2014 (controdeduzioni dell’Ispra, dell’ISS e dell’Enav, depositate nei ricorsi promossi dal Ministero), poiché estranee al procedimento nell’ambito del quale, invece, tutte le indagini avrebbero dovuto eventualmente essere condotte:

d.) i due ricorsi proposti dal Ministero della difesa (n. 808/2013 e n. 950/2013), diretti contro le “revoche” (annullamenti) regionali, erano invece da respingere perché:

– erano infondati i motivi coi quali il Ministero aveva denunciato l’incompetenza della Regione (trattandosi, invero, di atti in autotutela essi erano stati correttamente posti in essere dalla stessa autorità che aveva adottato i provvedimenti ritirati);

– sussisteva in ogni caso la rilevata carenza istruttoria dovuta alla mancanza d’indagini preliminari circa le eventuali interferenze del Muos sulla navigazione aerea in partenza dall’aeroporto di Comiso (il quale non rimase chiuso dopo l’inaugurazione, come invece aveva asserito il Ministero), siccome confermato dai pareri resi dall’Enav (nei quali si individuano procedure strumentali di volo potenzialmente interessate dal fascio Muos) e dal verificatore nella propria relazione, richiamando anche quanto dichiarato proprio dal dott. Bufo dell’Enav nel corso della seduta del 5 febbraio 2013;

– tale circostanza rendeva superfluo qualunque ulteriore approfondimento sui motivi di interesse pubblico all’annullamento in autotutela;

– era pure irrilevante il richiamo ai “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” di cui al comma 9 dell’art. 5 del D.P.R. n. 357/1997, che avrebbero giustificato la realizzazione dell’opera posto che di detta speciale disposizione non risultava essersi fatta applicazione nel corso del procedimento di valutazione di incidenza;

e) infine del ricorso promosso dal Comune di Niscemi avverso i due atti autorizzativi del 2011 doveva esser dichiarata l’improcedibilità per omessa impugnativa del provvedimento del 24 luglio 2013; peraltro, l’annullamento in via giurisdizionale di quest’ultimo atto e il rigetto delle impugnative promosse dal Ministero della difesa, sortendo l’effetto di conservare gli interventi in autotutela del 29 marzo 2013, privavano comunque il Comune di qualunque interesse alla coltivazione del proprio ricorso.”

Orbene, avverso la sentenza del T.A.R. n. 461/2015, i cui contenuti sono stati appena ricordati, è insorto con appello principale il Ministero della Difesa.

Sono stati proposti inoltre appelli incidentali da parte del Comune di Niscemi e di Legambiente (gravami i cui contenuti sono stati descritti nei paragrr. 16 e 17 della sentenza parziale del C.G.A. n. 581/2015).

Si sono costituiti in giudizio, altresì, i Comuni di Vittoria, Ragusa, Modica e Gela, l’associazione Movimento No MUOS, nonché le ulteriori associazioni e i cittadini elencati in epigrafe.

Occorre ora sinteticamente ricordare quanto questo Consiglio ha già deciso con la propria citata sentenza non definitiva n. 581/2015, per identificare gli aspetti che rimangono da definire.

Con tale sentenza il Consiglio, in primo luogo:

– ha respinto le eccezioni che erano state sollevate in primo grado dal Comune di Niscemi, e da questo riproposte con il suo appello incidentale, nel senso dell’inammissibilità, irricevibilità e improcedibilità dei due ricorsi proposti dinanzi al T.A.R. dal Ministero della Difesa (paragrr. 19-20);

– ha confermato, con riferimento all’atto regionale recante la c.d. revoca delle revoche, l’approdo del primo Giudice circa l’illegittimità di tale provvedimento, e quindi la necessità del suo annullamento, sia pure attraverso un iter logico diverso da quello seguito dal Tribunale (paragr. 22);

– in tale contesto ha confermato, segnatamente, la valutazione del T.A.R. che gli atti di autotutela formanti oggetto della suddetta “revoca delle revoche” avevano natura giuridica di atti di annullamento (paragr. 22);

– in accoglimento dell’appello ministeriale, invece, ha riformato la sentenza di primo grado nei contenuti di cui al suo par. 2.2, osservando che l’autorizzazione paesaggistica non era scaduta il 17 giugno 2013, bensì aveva beneficiato del regime di prolungata efficacia introdotto dall’art. 39 del d.l. n. 69/2013;

– sempre in accoglimento dell’appello ministeriale, il Consiglio ha riformato la sentenza di primo grado anche nella parte in cui il T.A.R. aveva accertato l’intervenuta scadenza del nulla osta rilasciato dall’Azienda regionale Foreste demaniali il 10 aprile 2008 (paragr. 25);

– ha disatteso per manifesta infondatezza le due questioni di legittimità costituzionale sollevate nell’appello incidentale di Legambiente con riferimento all’art. 146, comma 4, del d.lgs. n. 42 del 2004, nonché circa la pretesa contrarietà degli accordi internazionali conclusi tra il Ministero della Difesa e il Dipartimento della Difesa degli U.S.A. rispetto agli artt. 80, 87 e 11 della Costituzione (paragrr. 26 e 34-35);

– ha confermato l’illegittimità della c.d. revoca delle revoche, e quindi il suo annullamento, in particolare, sotto il profilo che tale atto si era occupato della sola problematica della salute umana trascurando le altre questioni che erano state sollevate, quali la sicurezza del traffico aereo e l’ambiente (paragr. 27);

– in accoglimento dell’appello ministeriale sotto altro profilo, ha riformato la sentenza di primo grado anche nella parte in cui questa aveva giudicato validi gli atti di autotutela del 2013, che sono stati invece giudicati illegittimi sotto più profili (paragrr. 28-31);

– il Consiglio ha dato infine atto che “per effetto delle superiori statuizioni”, a seguito della necessaria caducazione tanto della c.d. revoca delle revoche quanto degli atti di autotutela che ne avevano formato oggetto, il contenzioso in esame regrediva all’esame del solo originario ricorso proposto dal Comune di Niscemi (paragr. 32: “A questo punto il Collegio osserva che, una volta rimossi in via giurisdizionale sia la revoca delle revoche sia gli annullamenti d’ufficio (poi ritirati), l’esame della controversia inevitabilmente regredisce allo scrutinio dei motivi dedotti dal Comune di Niscemi con il ricorso n.r.g. 1864/2011”).

Questo Consiglio, una volta ridefinito nei termini esposti l’ambito del giudizio residuo, sempre con l’anzidetta sentenza parziale:

– ha ricordato i motivi d’impugnazione formulati a suo tempo dal Comune di Niscemi mediante il ricorso n. 1864/2011 R.G. e riproposti in appello (paragr. 33);

– ha respinto, dei relativi quattro motivi di gravame, il terzo, il quarto, e la seconda parte del secondo (paragrr. 36-37);

– ai fini della decisione sui motivi restanti, ossia il primo e la prima parte del secondo, ha disposto infine una verificazione, formulando i seguenti quesiti:

– “Accerti il collegio dei verificatori:

1) quale sia l’effettiva consistenza e quali siano gli effetti, anche sulla salute umana, delle emissioni elettromagnetiche generate dall’impianto Muos, quando funzionante, considerato sia isolatamente sia in cumulo con gli impianti di radiotrasmissione già esistenti e ricadenti all’interno del territorio siciliano potenzialmente suscettibile di essere investito dalle emissioni prodotte dal suddetto impianto;

2) se tali emissioni siano conformi, o no, alla normativa (sovranazionale, nazionale e regionale) in materia di tutela dalle esposizioni elettromagnetiche, di tutela ambientale delle aree SIC e di prevenzione antisismica;

3) se le emissioni elettromagnetiche dell’impianto Muos possano mettere in pericolo, tenendo conto anche della possibilità di un errore di puntamento delle antenne, la sicurezza del traffico aereo civile.

I verificatori incaricati dell’incombente hanno depositato una (prima) relazione il 29 gennaio 2016.

Di lì a poco, peraltro, il Consiglio, con ordinanza n. 59 del 26 febbraio 2016, ha disposto il completamento delle operazioni di verificazione mediante l’effettuazione delle necessarie misurazioni in sito con l’impianto in funzione.

I verificatori hanno quindi depositato una relazione integrativa il 24 marzo 2016.

Nelle frattempo, le parti costituite hanno ripreso e ulteriormente approfondito le loro rispettive tesi con l’ausilio di molteplici scritti difensivi.

Alla pubblica udienza del 14 aprile 2016 la causa è stata trattenuta definitivamente in decisione.

IN RITO

Ia Si desume da quanto è stato fin qui esposto anche in ordine alle decisioni già assunte con la sentenza parziale n. 581/2015, nonché dai principi processuali, che il Collegio non può prendere in esame in questa sede censure ulteriori rispetto a quelle dedotte nel ricorso del Comune di Niscemi n. R.G. 1864/2011 e riproposte in appello (non a caso, le sole indicate dalla sentenza parziale quali doglianze che residuavano).

Non possono pertanto essere presi in considerazione rilievi addizionali nemmeno di altre parti costituite: e questo anche ove, come nel caso di Legambiente, a suo tempo sollevati mediante atto d’intervento spiegato nell’ambito del medesimo giudizio n. 1864/2011, e indi riproposti in questa sede mediante appello incidentale (è il caso, ad es., della questione della violazione del limite di edificabilità di cui al regolamento della Riserva Naturale “Sughereta di Niscemi”, questione dall’associazione ripresa sino alla memoria autorizzata del 9 aprile 2016).

Tanto per la fondamentale ragione che, per pacifica quanto notoria giurisprudenza, dalle facoltà dell’interventoread adiuvandum esula quella di modificare il thema decidendum proprio del giudizio nel quale viene spiegato il suo intervento.

Deve invero ricordarsi, in primo luogo, che nel giudizio amministrativo è di norma inammissibile l’intervento adesivo spiegato in primo grado da parte di un soggetto legittimato alla proposizione di un ricorso autonomo, e come tale esperito in contrasto con la regola che l’intervento ad adiuvandum può essere proposto, nel processo amministrativo, solo dal titolare di una posizione collegata o dipendente da quella del ricorrente in via principale, e non anche dal portatore di un interesse che lo abilitava a ricorrere in via principale (C.d.S., IV, 12 giugno 2013, n. 3252; V, 8 marzo 2011, n. 1445).

E infatti sia nella previgente disciplina, sia secondo il disposto dell’art. 28, comma 2, C.P.A., l’intervento nel processo amministrativo non è litisconsortile autonomo, bensì adesivo dipendente, ossia a sostegno delle ragioni altrui, ed è consentito a condizione che il soggetto, se legittimato, non sia decaduto dal diritto di impugnare il provvedimento: sarebbe quindi inammissibile l’intervento ad opera del soggetto che sia comunque legittimato a proporre direttamente ricorso in via principale avverso il medesimo atto impugnato da terzi nel processo in cui ritiene di intervenire, eludendosi altrimenti il rispetto dei termini decadenziali imposti dalla legge (C.d.S., IV, 29 febbraio 2016, n. 853; analogamente, nel senso che l’intervento adesivo autonomo o litisconsortile, traducendosi, diversamente dall’intervento adesivo dipendente, nella proposizione di un vero e proprio ricorso, dovrebbe indefettibilmente essere spiegato nel termine di decadenza previsto per impugnare in via autonoma lo stesso provvedimento, si veda C.d.S., VI, 25 marzo 2011, n. 1843).

Una volta acquisito, dunque, il punto fermo che l’intervento tipicamente consentito nel processo amministrativo è quello di natura adesivo-dipendente, fatto valere dai soggetti titolari di un interesse giuridicamente rilevante ma solo riflesso rispetto a quello azionato in via di principalità, e non direttamente coinvolto dall’atto impugnato dal ricorrente, si comprende come l’interventore adadiuvandum, in ragione di tale propria posizione, non sia legittimato a proporre domande nuove rispetto a quelle fatte valere dal ricorrente, dovendo invece limitarsi ad aderire a quest’ultimo (C.d.S., V, 31 marzo 2015, n. 1687).

All’interveniente ad adiuvandum è invero precluso di modificare o ampliare il thema decidendum rappresentato dai motivi di ricorso formulati avverso i provvedimenti impugnati (C.d.S., VI, 31 gennaio 2011, n. 698); e, analogamente, nel processo amministrativo d’appello è precluso all’interveniente ad adiuvandum di modificare o ampliare il thema decidendum definito mediante i motivi dedotti avverso la sentenza impugnata (C.d.S., V, 20 aprile 2012, n. 2325).

Dal carattere dipendente dell’intervento ad adiuvandum deriva, infatti, che l’interveniente, come non può ampliare il thema decidendum, così non è legittimato a impugnare la sentenza che definisce il giudizio, se non per ragioni attinenti all’ammissibilità dell’intervento e alla condanna delle spese (C.d.S., IV, 10 luglio 1996, n. 835).

Richiamati questi principi, in relazione alla fattispecie concreta va sottolineato che, mentre il ricorso del Comune di Niscemi è stato proposto nel mese di settembre del 2011, gli interventi adadiuvandum spiegati nel relativo giudizio, in presenza di una vicenda, oltretutto, di ampio rilievo e risonanza, sono stati proposti soltanto nel 2013, almeno un anno e mezzo dopo (e senza effettive spiegazioni in merito al tempo frattanto decorso).

Tant’è che il T.A.R. con la sentenza n. 461/2015, nel suo paragr. 4, dopo aver dato atto che in tutti e cinque i giudizi pendenti erano stati proposti atti d’intervento da parte di enti, associazioni e soggetti privati, aveva inequivocabilmente escluso la possibilità di una presa in esame delle “censure ulteriori eventualmente spiegate nei suddetti atti, pena l’elusione dei termini decadenziali di impugnativa individuati dalla legge.”

Tale specifico capo di decisione non ha formato tuttavia oggetto d’impugnativa da parte dell’appellante incidentale (cfr. il suo atto introduttivo alle pagg. 7-8), che nemmeno ha censurato la sostanza della relativa motivazione (limitandosi a un’astratta e apodittica affermazione di avere spiegato intervento “allorché è venuta a conoscenza dei provvedimenti autorizzatori, nonché del ricorso presentato nel 2011 dal Comune di Niscemi avverso questi ultimi”). L’associazione ha proceduto solo, e sic et simpliciter, a una irrituale riproposizione delle proprie precedenti censure addizionali a quelle comunali.

Va da sé, infine, che l’inammissibilità delle autonome censure introdotte in via di intervento non può non riflettersi anche sull’oggetto del presente secondo grado di giudizio, che soggiace, oltre tutto, anche al divieto dinova confermato dall’art. 104 C.P.A.. Sicché la circostanza che siffatte irrituali censure siano state riproposte mediante appello incidentale non vale a far loro conseguire un’ammissibilità della quale esse erano in radice prive.

Ed è appena il caso di aggiungere che il fatto che le tematiche oggetto dei cennati, irrituali rilievi formino anche materia di un giudizio penale in atto non può in alcun modo ovviare alla loro ininfluenza ai fini propri del presente diverso giudizio, che è naturalmente governato da una disciplina processuale autonoma e sua propria.

Ib Proseguendo questa ricognizione preliminare, il Collegio osserva inoltre di non poter prendere in esame le contestazioni che sono state mosse alle valutazioni espresse dal C.G.A. in occasione della sentenza parziale già emessa (tra l’altro, sul significato e la portata del principio di precauzione), valutazioni le quali non sono suscettibili di riesame da parte del Consiglio, che comunque non potrebbe che ribadire le proprie precedenti osservazioni e statuizioni.

Ic Il Consiglio in questa sede deve richiamare e confermare, infine, le considerazioni svolte nella propria ordinanza n. 59/2016 con le quali sono stati già respinti tanto la richiesta di sospensione del presente giudizio d’appello avanzata da taluni degli appellati sul rilievo della pendenza di un’impugnazione per revocazione della sentenza parziale n. 581/2015 e in attesa della definizione del relativo giudizio, quanto le critiche indirizzate dalle stesse parti sulla composizione del collegio di verificazione (posta in discussione soprattutto per l’asserita mancanza di terzietà di alcuni dei suoi membri).

SUL MERITO

II Si può a questo punto procedere all’esame dei motivi di ricorso residui.

Con la sentenza parziale n. 581/2015 è stato osservato che la disamina dei relativi temi meritava un approfondimento istruttorio. La verificazione disposta in primo grado giustificava invero dei dubbi, quali quelli palesati dal Comune, senza però fornire in proposito una risposta che potesse reputarsi già convincente e conclusiva, alla luce tanto del principio di precauzione (ricostruito nella sua effettiva portata nel paragr. 29 della stessa sentenza parziale) quanto degli altri elementi in atti.

Da ciò la conclusione interlocutoria del Consiglio che l’incertezza fattuale ravvisabile in merito potesse trovare soluzione -e dovesse appunto essere risolta- attraverso la nuova verificazione che in concreto è stata in seguito espletata.

IIa Vanno allora senza indugio qui illustrati, pur se in forma sintetica, modalità ed esiti di tale seconda verificazione.

Quest’ultima si è svolta attraverso una prima fase di natura teorica, sulla base di modellistica e predizioni mediante simulazioni di campo elettromagnetico le quali facevano già prevedere “con ampi margini di cautela che alle frequenze di trasmissione del sistema MUOS i livelli di campi in aree esterne alla base … fossero lontani dai riferimenti di legge (ove presenti)”: tanto che il collegio incaricato non riteneva nemmeno necessaria l’effettuazione di una sessione di misure presso l’impianto in funzione (relazione di verificazione del 29 gennaio 2016, pag. 5).

Questa prima fase d’indagine, che portava a ritenere -tra l’altro- che già le misurazioni svolte da ARPA Sicilia nel giugno 2014, sui sistemi MUOS e UHF, nonché da ISPRA nel 2013, sui sistemi NRTF HF e LF, fossero “sufficientemente rappresentative della effettiva entità delle emissioni di campo elettromagnetico prodotte da tali impianti” (relazione cit., pag. 27), si concludeva quindi in sintesi per l’assenza di criticità (cfr. le conclusioni di cui alle pagg. 48-50 della relazione).

I verificatori rilevavano, in particolare:

– che il contributo allo scenario espositivo generato dalle antenne MUOS paraboliche e da quelle UHF non presentava criticità a distanze superiori a circa 50 metri, e rispettivamente 80 metri, dalle antenne stesse;

– che, rispetto alle aree SIC, né la relativa normativa nazionale di tutela ambientale, né le linee guida e gli standard sovranazionali, recavano previsioni sulla tutela della fauna, flora, e ambiente naturale in genere con riferimento all’esposizione ad emissioni elettromagnetiche.

La seconda fase d’indagine dei verificatori si è invece sostanziata in accertamenti e misurazioni eseguiti in locopresso l’impianto in funzione, ed è culminata nella relazione di verificazione integrativa del 24 marzo 2016.

La nuova fase ha portato a una sostanziale conferma dei valori di campo elettromagnetico che erano stati predetti in fase di simulazione. E’ accaduto anzi che alcune misurazioni hanno fatto emergere (relazione integrativa, pag. 43) che i corrispondenti valori elaborati in precedenza erano stati sovrastimati a causa delle ipotesi cautelative allora introdotte (in particolare, secondo il modello c.d. del “caso peggiore”, l’ipotesi di ritenere nulle le perdite di potenza del sistema di trasmissione: cfr. le pagg. 23 e 48 della relazione), il che ha condotto a rettifiche che hanno permesso di escludere la possibilità che le emissioni delle antenne UHF portassero a un superamento dei livelli di immunità elettromagnetica previsti per le apparecchiature elettromedicali.

Alla luce dei concreti risultati ottenuti la relazione integrativa puntualizzava, pertanto, che l’impianto MUOS “non contribuisce in modo apprezzabile all’emissione di campo elettromagnetico irradiato da tutti i sistemi di radiotrasmissione della base NRTF nell’ipotesi di cumulo” (rel. integrativa, pag. 42; cfr. anche la “Motivata Posizione del Collegio sulla relazione finale depositata in giudizio dai consulenti tecnici delle parti”, pag. 6).

In merito alla problematica antisismica, inoltre, i verificatori, che avevano già valorizzato che l’impianto delle antenne paraboliche era dotato di un sistema di spegnimento automatico ove l’elevazione del fascio principale fosse scesa sotto una determinata soglia, e avevano suggerito all’uopo che il relativo limite d’intervento fosse fissato ad un angolo non inferiore agli 8 gradi, hanno accertato poi sul campo che l’angolo in questione era fissato, in realtà, in corrispondenza ai 10 gradi, e verificato anche l’esistenza e l’efficacia di tale sistema di spegnimento (cfr. la Motivata Posizione del Collegio cit., pag. 12). I verificatori davano altresì atto che la committente aveva dichiarato che il progetto e il susseguente contratto di costruzione si era conformato alle previsioni nazionali antisismiche, per il che la relativa certificazione era in corso di finalizzazione.

E nemmeno relativamente al traffico aereo civile erano riscontrati elementi di criticità, venendo superate con motivazione circostanziata e appagante le obiezioni mosse dai consulenti tecnici di parte (cfr. la relazione cit., pagg. 39-47 e 49-50; Motivata Posizione cit., pagg. 12-15).

IIb Tali essendo le risultanze della verificazione, il Consiglio deve subito prendere in esame le critiche di ordine metodologico che sono state formulate avverso l’operato dei tecnici che l’hanno condotta.

Tali critiche si polarizzano sostanzialmente su tre addebiti principali:

– l’insufficienza del contraddittorio;

– l’utilizzazione di materiale documentale estraneo al fascicolo processuale, fornito dall’Ambasciata Americana;

– la circostanza che le misurazioni dei verificatori erano state effettuate portando le antenne a una potenza (200 W) che sarebbe stata inferiore al relativo valore massimo (in tesi, 1600 W).

Queste critiche sono destituite di fondamento.

A) Con riferimento al contraddittorio la sentenza parziale prescriveva che i verificatori avrebbero dovuto preventivamente comunicare ai tecnici nominati dalle parti la data, il luogo e l’ora dell’inizio delle operazioni di verificazione e delle successive sedute; sottoporre la prima versione della relazione di verificazione alla valutazione degli stessi tecnici; redigere, infine, una versione definitiva che tenesse conto delle loro osservazioni.

La pronuncia del Consiglio intendeva pertanto assicurare il contraddittorio dei verificatori con i consulenti tecnici delle parti.

Ciò premesso, se è vero che i consulenti di parte hanno lamentato difficoltà in tema di contraddittorio (tanto da spingersi all’affermazione che questo sarebbe in pratica venuto a mancare), è però almeno altrettanto vero che tale loro doglianza è stata espressa, in realtà, muovendo dalla considerazione delle condizioni che in astratto sarebbero state “ottimali” per lo svolgimento del mandato di parte. I consulenti delle parti non si sono infatti rivelati in grado di denunciare dei precisi profili di effettiva violazione delle garanzie ed esigenze sostanziali del contraddittorio, avendo essi fatto riferimento, piuttosto, essenzialmente al ridotto tempo messo loro a disposizione (il che è tuttavia valso in primis, per la verità, per la verificazione nel suo complesso), alla brevità del preavviso ricevuto, e infine alla circostanza che la bozza di relazione integrativa loro trasmessa sarebbe stata di difficile lettura e interpretazione.

La documentazione in atti attesta, per contro, che la verificazione ha debitamente coinvolto anche i consulenti di parte, che sono stati posti in condizione di fornire il loro pieno contributo alle valutazioni istruttorie.

La verificazione risulta pertanto regolarmente condotta.

Non merita poi miglior sorte la critica che vorrebbe far risalire la violazione del contraddittorio alla mancanza di comunicazioni del collegio di verificazione ai difensori delle parti, i quali, si lamenta, sarebbero stati conseguentemente impediti dal partecipare alle sedute di tale collegio e alle operazioni di verificazione.

La verificazione è un incombente tecnico, e tanto comporta che il naturale e principale interlocutore del verificatore sia il consulente tecnico di parte. Ciò posto, va rilevato che la gran parte degli appellati aveva nominato dei consulenti, che erano complessivamente in numero di sei: e che anche per loro tramite i legali delle parti potevano essere notiziati dell’andamento delle operazioni.

Quel che è decisivo osservare, però, è soprattutto il fatto che risulta per tabulas la partecipazione anche di almeno alcuni dei legali di parte alle operazioni della seconda fase della verificazione, quella delle verifiche sul campo: emerge invero dagli atti come fossero state date disposizioni per permettere l’accesso al sito di tutti gli avvocati delle parti costituite che ne avessero fatto richiesta (cfr. gli all. 3 e 4 alla relazione integrativa e le pagg. 6-9 di tale documento).

Né è stato addotto alcun elemento per far comprendere quale reale vulnus sarebbe stato cagionato dal mancato coinvolgimento formale dei legali delle parti nelle operazioni teoriche di simulazione, invero squisitamente tecniche, che hanno connotato la fase istruttoria precedente.

B) Le appellate si sono altresì dolute dell’acquisizione e utilizzazione da parte dei verificatori di materiale documentale estraneo al fascicolo processuale, che era stato loro fornito dall’Ambasciata Americana: materiale che definiva i parametri tecnici sulla cui base sarebbe stato poi elaborato il modello impiegato nella verificazione.

Osserva il Collegio che la relazione dei verificatori illustra tuttavia con chiarezza le ragioni dell’acquisizione documentale.

I verificatori, rilevata “la notevole ambiguità sui dati di effettivo funzionamento dell’impianto riscontrata nella documentazione allegata al fascicolo”, tale per cui “alcuni dati radioelettrici caratterizzanti l’impianto MUOS risultavano incerti e non chiaramente definiti”, in tale contesto hanno ragionevolmente ritenuto “opportuno richiedere al Ministero della Difesa italiano la comunicazione dei dati radioelettrici completi dell’impianto”.

La relazione avverte inoltre con la stessa trasparenza che la verificazione è stata basata, appunto, “sui dati relativi alle caratteristiche dell’impianto MUOS, così come sottoscritte nei documenti trasmessi al Collegio dalla sezione “United States European Command Office of Defense Cooperation” dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Roma … del 12, 15 e 22 gennaio 2016” (documenti acclusi alla relazione quali suoi all. 5 e 6).

Dalle dette fonti documentali sono stati pertanto tratti dati di funzionamento dell’impianto quali la massima potenza di esercizio, le direzioni e la tipologia delle antenne, ecc. (relazione cit., pagg. 4, 6-7 e 47).

Anche questa contestazione si presenta allora infondata.

La verificazione, essendo intesa ad accertare quale fosse “l’effettiva consistenza e quali siano gli effetti, anche sulla salute umana, delle emissioni elettromagnetiche generate dall’impianto Muos, quando funzionante”, non poteva evidentemente prescindere da una cognizione certa dei dati di funzionamento dell’impianto.

I detti dati, d’altra parte, non potevano essere acquisiti se non dalla committente e titolare di quest’ultimo.

Sicché la loro acquisizione, riguardando documenti valutabili come “indispensabili ai fini della decisione della causa” ai sensi e per gli effetti dell’art. 104 cpv. C.P.A., deve senz’altro essere convalidata dal Consiglio, che in difetto avrebbe dovuto esso stesso disporla adottando apposita ordinanza istruttoria (anche la relazione dei consulenti di parte, dopotutto, alla pag. 89, conviene che i suddetti documenti contengono “molti importanti elementi, non presenti nel progetto e mai resi noti”).

C) Le appellate hanno dedotto infine che le misurazioni dei verificatori sarebbero state effettuate portando le singole antenne del MUOS al valore di potenza di 200 W, intesa quale potenza massima di trasmissione, laddove tale dato sarebbe però stato inferiore alla relativa indicazione progettuale, che riportava il ben superiore valore di 1600 W. Di conseguenza, il valore utilizzato non sarebbe stato coerente con la corrispondente indicazione del progetto; e, soprattutto, l’utilizzazione di un dato di potenza più basso di ben otto volte di quello risultante dal progetto avrebbe falsato i risultati dell’istruttoria.

Nemmeno questa contestazione risulta persuasiva.

Tanto la relazione del 28 gennaio 2016 (pag. 6) quanto la relazione integrativa del marzo 2016 (pag. 4) avvertono con chiarezza che le risultanze cui la verificazione è approdata si basano sui dati di funzionamento dell’impianto che sono stati sottoscritti e trasmessi dall’Ambasciata degli Stati Uniti, e figurano dagli allegati 5 e 6 alla prima di tali relazioni; i verificatori hanno quindi coerentemente sottolineato che le conclusioni esposte non sono direttamente applicabili a differenti condizioni di funzionamento dell’impianto.

Da tanto emerge che i verificatori, sia nella prima fase, sia nella seconda delle loro operazioni, hanno assunto l’impianto come funzionante alla massima potenza dichiarata nelle effettive condizioni di funzionamento quale desumibile dalle fonti documentali appena dette, ossia al valore di 200 W. Tanto per le antenne paraboliche quanto per le antenne MUOS UHF è stato dunque puntualizzato che la potenza massima di trasmissione di ciascuna antenna è di 200W (relazione cit., pagg. 16-17, 21; relazione integrativa, pagg. 7-8).

Ciò posto, i verificatori non hanno mancato di spiegare (relazione cit., pag. 7) l’apparente incongruenza derivante dal richiamarsi di alcuni documenti del fascicolo al diverso valore massimo di potenza di 1600W. Il che è stato fatto osservando che tale maggior valore di potenza non può rappresentare, “in condizioni effettive di funzionamento, il valore massimo di potenza che l’antenna può irradiare, in quanto è definito come il valore al di sopra del quale il feeder può subire danneggiamento a causa dell’elevato valore di campo”.

Pertanto, come si legge nella “Motivata Posizione del Collegio sulla relazione finale depositata in giudizio dai consulenti tecnici delle parti” (pag. 7), “il valore di 200W è stato utilizzato sulla base delle dichiarazioni dell’Ambasciata Americana, che conferma tale valore come corrispondente a quello massimo di potenza trasmessa nelle condizioni di effettivo utilizzo del sistema MUOS a 30-31 GHz. … Per tale tipologia di sistemi, i valori di dimensionamento di potenza dei singoli componenti del sistema sono ben al di sopra dei valori di massima potenza di funzionamento che garantiscono le prestazioni effettive richieste al sistema di radiotrasmissione nella modalità di funzionamento prevista.”

Da parte degli appellati si è tentato infine di contestare la bontà del dato di potenza massima attestato dall’Ambasciata Americana: ma non sono stati forniti elementi di consistenza a sostegno delle loro deduzioni, che pertanto non possono che essere disattese.

D) Un’ulteriore critica di metodo ha poi investito il mancato cumulo dell’antenna operante in banda LF a 46 KHz.

I verificatori hanno tuttavia motivato in modo ben preciso la loro impostazione tecnica (cfr. la relazione cit. alle pagg. 29-30, la Motivata Posizione cit. alla pag. 6, nonché la relazione integrativa alla pag. 43), facendo notare che era proprio la normativa vigente a stabilire che l’antenna, in quanto estranea alla banda 100 KHz – 300 GHz, non dovesse essere considerata in occasione del calcolo del cumulo. E questa loro trasparente motivazione non ha formato oggetto di persuasiva confutazione.

IIc Il Collegio, constatata così la correttezza complessiva del modus procedendi dei verificatori, desidera a questo punto sottolineare la qualificata attendibilità dei risultati cui i medesimi sono pervenuti. Vanno difatti richiamati l’ampia collegialità e multidisciplinarietà dell’organo, composto di cinque membri, la trasparenza delle operazioni da questo condotte, ordinatamente e linearmente motivate, e, infine, l’unanimità con cui lo stesso organo si è espresso (laddove il provvedimento che lo aveva investito facultizzava esplicitamente anche l’espressione di dissensi, purché motivati).

L’attendibilità dell’esito dell’incombente è confermata dal fatto che nella fase di verifica delle effettive emissioni dell’impianto le misurazioni compiute hanno corroborato le previsioni e simulazioni precedenti (a loro volta convergenti con i dati tratti dalle misurazioni svolte da ARPA Sicilia nel giugno 2014 e da ISPRA nel 2013).

Non può quindi fondatamente sostenersi che le misurazioni sarebbero state prese in assenza di un preciso modello previsionale, né che le stesse sarebbero prive di rigore scientifico.

L’attendibilità della verificazione induce pertanto il Consiglio a ritenere superabili le critiche di merito mosse alle sue risultanze dai consulenti di parte e dalle difese delle appellate, critiche che non risultano atte a inficiare la solidità dell’istruttoria compiuta e la sostanza dei risultati cui la stessa è approdata.

IId Con riferimento alla tutela dell’area SIC della “Sughereta di Niscemi”, in particolare, le parti appellate si sono diffuse nel sostenere che, pur in assenza di una normativa di riferimento fissante, in tema di campi elettromagnetici, dei valori e limiti precisi a salvaguardia di simili aree protette, soltanto un’approfondita verificaad hoc -nella specie asseritamente omessa- avrebbe potuto far concludere nel senso della mancanza di effetti pregiudizievoli per l’integrità del sito.

Il Consiglio tuttavia, dopo aver richiamato le riflessioni già svolte in occasione della propria sentenza parziale n. 581/2015 intorno al principio di precauzione, deve esprimere l’avviso che anche sotto questo profilo le deduzioni degli oppositori dell’impianto debbano essere disattese.

Con la sentenza parziale, invero, nella più ampia prospettiva delle tematiche della tutela paesaggistica e ambientale rilevanti ai fini di causa il Consiglio ha già puntualizzato quanto segue:

– che l’autorizzazione paesaggistica rilasciata il 18 giugno 2008 dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. non era scaduta il 17 giugno 2013, bensì aveva conservato la propria efficacia nel tempo (paragr. 24);

– che l’efficacia del nulla osta rilasciato il 10 aprile 2008 dall’Azienda regionale Foreste demaniali, cui la Riserva Naturale era affidata in gestione, non era decaduta, e che comunque la volontà amministrativa dell’Azienda era rifluita nel favorevole atto conclusivo della conferenza dei servizi del 9 settembre 2008 (paragr. 25);

– che erano illegittimi gli atti regionali del 29 marzo 2013 di ritiro delle due precedenti autorizzazioni del giugno 2011 (di cui una, quella del 1° giugno 2011, era stata rilasciata proprio con riguardo ai profili ambientali relativi alla conservazione degli habitat di cui al d.P.R. n. 375/1997, e resa ai sensi dell’art. 5 di tale fonte): autorizzazioni le quali erano state accordate a suo tempo previa valutazione degli esiti, tutti favorevoli, degli atti istruttori acquisiti, a conclusione di un’articolata istruttoria tecnica dalla quale non era emersa alcuna evidenza circa l’effettiva sussistenza di rischio che le esposizioni elettromagnetiche potessero creare per la flora e la fauna del SIC (paragr. 29);

– che ai fini di causa risultava comunque rilevante anche la previsione dell’art. 5 del d.P.R. cit., che, come l’art. 6, comma 4, della direttiva europea del 21 maggio 1992, consentiva la realizzazione di un progetto per motivi connessi alla sicurezza pubblica anche in caso di negativa valutazione di incidenza ambientale: e questo tanto più in quanto nella specie non vi era stata nemmeno alcuna valutazione negativa del genere (paragr. 31).

Inoltre, con il paragr. 37 della stessa sentenza parziale questo Consiglio ha respinto la seconda parte del secondo motivo del ricorso del Comune di Niscemi n. 1864/2011 svolgendo le seguenti, incisive considerazioni.

Per le medesime ragioni va anche ripudiata la tesi secondo cui l’assessorato avrebbe espresso una valutazione di incidenza in aperta violazione dell’art. 5, comma 10, del D.P.R. n. 357/1997, in quanto a) non sarebbero sussistite le specifiche esigenze, tassativamente indicate dalla norma che eccezionalmente consentirebbero l’esecuzione di costruzioni all’interno delle aree SIC e b) l’assessorato regionale non avrebbe richiesto, come sarebbe stato asseritamente suo obbligo, il parere preventivo della Commissione europea, prescritto dalla norma citata in caso di “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (comunque non esplicitati dall’assessorato). Si ribadisce, al riguardo, che il Comune di Niscemi espresse in conferenza dei servizi il proprio parere favorevole e solo oltre un anno dopo, in autonomia, annullò in autotutela il nulla-osta del 9 settembre 2008. Non ricorre dunque un’ipotesi sussumibile nella previsione del richiamato comma 10.

In ogni caso, anche a voler ritenere, come mera ipotesi argomentativa, che, a seguito del riesame in autotutela del nulla-osta, fosse necessario acquisire una nuova valutazione di incidenza, non può essere obliterato il dato che fu lo stesso Comune di Niscemi con la nota del 25 maggio 2011, prot. n. 10824, a chiedere, in sostanza, l’intervento sostitutivo dell’assessorato a norma dell’art. 1, comma 3, della L.R. n. 13/2007, invocando quest’ultima disposizione e trasmettendo la documentazione per i provvedimenti di competenza. Assume allora i contorni di una condotta contraria alla buona fede, e dunque non tutelabile, il contestare contra factum proprium l’avvenuto rilascio della valutazione di incidenza in via sostitutiva laddove tale adempimento risulti esser stato sollecitato dallo stesso Ente sostituito.”

Emerge dunque una volta di più la latitudine dell’accertamento giurisdizionale compiuto dal Consiglio in occasione della propria sentenza parziale. E non occorre qui certo ripetere che le valutazioni già operate non potrebbero essere rimesse in discussione.

Vale semmai aggiungere alle considerazioni così ricordate che:

– il progetto in controversia coinvolge l’habitat protetto nella misura, irrisoria e già ex se ai limiti della trascurabilità, dello 0,0085 % dell’intero SIC, ossia lo investe per appena un quarto di ettaro su un totale di ettari 2939,37 di estensione del sito protetto;

– l’orientamento delle antenne del MUOS è verso l’alto: nella relazione di verificazione (pag. 20), in particolare, con riferimento alle antenne paraboliche si legge che, “in corrispondenza del minimo angolo di elevazione di effettivo funzionamento delle parabole (11.2 °), l’asse del fascio si localizza a una quota maggiore di 40 m rispetto alla quota della piattaforma sulla quale sono installate le antenne, per una distanza dal basamento dell’antenna di 155 m nella direzione di propagazione del fascio. Il fascio prodotto dall’antenna parabolica ha forma approssimativamente cilindrica … con diametro approssimativamente pari circa al diametro della parabola. Al di fuori di tale regione il campo decade molto rapidamente, passando da valori prossimi a 30.5 V/m a valori inferiori a 1 V/m spostandosi … di soli 3-4 m”;

– infine, le prospettazioni di parte in tema di ipotetici rischi per l’ habitat protetto sono state formulate solo in termini del tutto generici e congetturali, e pertanto insuscettibili di denotare vizi istruttori nelle valutazioni compiute dall’Amministrazione.

IIe Tirando le fila di tutto quanto precede, il Consiglio non può che convenire che per principio generale la legittimità dei provvedimenti amministrativi debba essere accertata con riferimento allo stato di fatto e di diritto esistente al momento della loro emanazione.

Nondimeno, quando sia in discussione la dedotta lacunosità di un’istruttoria della P.A., non pare dubbio che il giudizio sull’effettiva esistenza del relativo vizio possa ben acquisire lumi da una puntuale riflessione sulla materia che di tale istruttoria formava oggetto, atteso che è soprattutto il modo di essere della materia stessa che può permettere di concludere, in definitiva, se l’istruttoria volta a conoscerla sia stata o meno effettivamente deficitaria.

Orbene, l’esito dell’approfondita verificazione espletata denota proprio che le inadempienze istruttorie denunziate dal Comune di Niscemi attraverso i motivi di cui residuava l’esame integrano incompletezze formali cui non corrisponde, tuttavia, alcuna reale lacuna sostanziale, essendo emerso con sufficiente sicurezza come l’impianto in discussione non generi emissioni illegali né faccia sorgere le altre criticità che erano state ipotizzate dall’Ente locale (fermo restando, beninteso, che la rilevanza dell’installazione esige comunque che l’Amministrazione non manchi di monitorarne le emissioni nel tempo).

Ne consegue che anche le censure del ricorso del Comune di Niscemi n. 1864/2011 che rimanevano da vagliare devono essere respinte, e pertanto il relativo gravame va per intero rigettato.

CONCLUSIONI

III Si ricorda che questo Consiglio, con la propria sentenza parziale, nel mentre ha confermato, pur con motivazione parzialmente diversa da quella svolta dal T.A.R., l’accoglimento dei ricorsi di primo grado nn. 1825 e 2397/2013 avverso il provvedimento regionale n. 32513 del 24 luglio 2013 (“revoca delle revoche”), in riforma della sentenza impugnata, invece:

– ha accolto i ricorsi di primo grado del Ministero della Difesa nn. 808 e 950 del 2013, e per l’effetto annullato gli atti di ritiro che ne avevano formato oggetto;

– ha parzialmente respinto il ricorso di primo grado del Comune di Niscemi n. 1864/2011.

Ebbene, con la presente decisione quest’ultimo ricorso viene respinto anche per la parte che residuava, stante l’immunità complessivamente emersa delle autorizzazioni impugnate e degli atti conseguenti dai vizi dedotti dalla detta Amministrazione comunale.

SULLE SPESE

IV Il Collegio deve disattendere l’appello incidentale di Legambiente nella parte in cui inteso a contestare il rigetto, da parte del T.A.R., della sua richiesta di ammissione a patrocinio a spese dello Stato. Avverso l’approfondita motivazione svolta al riguardo dal Tribunale (cfr. il par. 5 della sentenza sub 2.2), infatti, alcuna puntuale critica l’appellante incidentale ha mosso in termini tali da poter evidenziare la presenza di un errore nella decisione (cfr. le pagg. 43-44 del gravame incidentale).Venendo alla controversia nel suo insieme, infine, il Collegio ritiene che le spese processuali del doppio grado di giudizio debbano essere compensate tra tutte le parti in causa -come del resto già stabilito dal Giudice di prime cure- in considerazione della particolare complessità della controversia, della natura dei soggetti in essa coinvolti e dello spessore pubblicistico degli interessi che vi si sono confrontati.

Le spese di verificazione dei due gradi, invece, secondo una valutazione di maggiore aderenza all’esito del giudizio vanno definitivamente poste, in solido, nella misura di due terzi a carico dell’Amministrazione regionale siciliana, e, per il residuo terzo, a carico del Ministero della Difesa, istituzionale titolare degli interessi pubblici che hanno dato causa al procedimento che ha generato il relativo contenzioso di legittimità.

Gli oneri della verificazione eseguita nell’ambito del presente giudizio saranno liquidati con successivo decreto.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunziando nel giudizio in epigrafe a seguito della sentenza parziale n. 581 del 3 settembre 2015, dichiara la parziale inammissibilità dell’appello incidentale di Legambiente nei termini di cui in motivazione e respinge il ricorso di primo grado del Comune di Niscemi n. 1864/2011 nella parte che rimaneva da decidere.

Compensa integralmente tra le parti in causa le spese processuali del doppio grado di giudizio, con esclusione degli oneri delle verificazioni dei due gradi.

Le spese di verificazione, quelle del primo grado nei termini in cui già liquidate dal T.A.R., e quelle del grado d’appello nei termini da liquidare con separato decreto, sono definitivamente poste, in solido, per due terzi a carico dell’Amministrazione regionale, e per il residuo terzo a carico del Ministero della Difesa.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella Camera di consiglio del giorno 14 aprile 2016 con l’intervento dei magistrati:

Claudio Zucchelli, Presidente

Hadrian Simonetti, Consigliere

Nicola Gaviano, Consigliere, Estensore

Giuseppe Mineo, Consigliere

Alessandro Corbino, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 06/05/2016

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

LA “MOZIONE FANTASMA”

NELLA REGIONE DEGLI ZOMBI.

PALERMO, APRILE 2016.-IL GOVERNATORE-MERCENARIO, SARO CROCETTA, E’ STATO DEMOLITO DALLA “MOZIONE FANTASMA” (MPA) -CHE DA MESI VAGAVA ALLA RICERCA DI UN CONSENSO…-.

NELLA “REGIONE DEGLI ZOMBI”, ALCUNI SOPRAVVISSUTI DEL VECCHIO “MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA” RIESCONO A IMPALARE IL GOVERNATORE-MERCENARIO, CHE “HA REGALATO 5 MILIARDI A ROMA”, RINUNCIANDO AL CONTENZIOSO -ORMAI VINTO- CHE A SUO TEMPO VENNE ATTIVATO DAL PRESIDENTE RAFFAELE LOMBARDO…

E’ UNA SUA VITTORIA POSTUMA, MENTRE E’ COSTRETTO A DOVERSI DIFENDERE DA UN CASTELLO KAFKIANO DI ACCUSE MAFIOSE E ANTIMAF.

L’APPROVAZIONE IN AULA DELLA “MOZIONE FANTASMA”, CHE IMPALA IL GOVERNATORE-MERCENARIO, E’ ANCHE UN SIPARIO CHE CALA, COI TITOLI DI CODA, SU UNA STAGIONE POLITICA SEGNATA DAL TENTATIVO ESTREMO E DISPERATO DI “SALVARE IL SALVABILE” E PUNTARE PIU’ IN ALTO, ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO SICILIANO…PER “VIA ISTITUZIONALE”. IL GOLPE MEDIATICO-GIUDIZIARIO DEL 2010 HA STRONCATO QUEL TENTATIVO, CONTRADDITTORIO E GENEROSO. L’AUTONOMIA VIGILATA (DA ROMA E WASHINGTON) NON AMMETTE ESPERIMENTI. CHI LO CAPISCE, LO CAPISCE…PUNTO.

ALL’A.R.S. E’ ANDATO IN SCENA UN BEL COLPO DI CODA DEL VECCHIO MPA…NON SERVE A “SALVARE LA PATRIA”, MA CERTAMENTE E’ UTILE A SALVARE LA FACCIA. ANCHE QUELLA DEL “PARLAMENTO PIU’ INUTILE DEL MONDO”.

MA LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA E’ ALTRA COSA. – La Regione coloniale della SiciliAfrica italiana non va salvata, ma rasa al suolo. NIENTE PAURA: CI RIUSCIRANNO DA SOLI. E CE NE FAREMO UNA ReGIONE.

@TERRAELIBERAZIONE.

La cronaca del lieto evento parlamentare la consegniamo alla STORIA E ALL’EPICA nella chiara versione  del blog I NUOVI VESPRI (Antonella Sferrazza).

vespro 2016 -2

Un sussulto di dignità del Parlamento siciliano porta all’approvazione della mozione contro la rinuncia ai contenziosi con lo Stato. 37 i voti favorevoli su 69 presenti, 31 i no. Prossimo passo una commissione di indagine per valutare il danno fatto ai Siciliani. Tutti i nomi

L’Assemblea regionale siciliana è tornata riunirsi per il secondo capitolo della questione ‘scippi romani’. In questo caso, parliamo della mozione contro la rinuncia ai contenziosi con lo Stato  firmata nel 2014 dal Presidente della Regione, Rosario Crocetta. Rinuncia firmata all’insaputa di tutti e che ha privato la Sicilia di svariati miliardi di euro che avrebbe potuto incassare grazie ad alcune sentenze favorevoli della Corte Costituzionale. La mozione chiede al Governo siciliano di rivedere quel patto scellerato, che altro non è se non un bel regalino al governo Renzi.

Ieri, come sappiamo, la mozione in questione – la numero 439 del Maggio 2015 (primo firmatario Toti Lombardo, Mpa)- è arrivata a Sala d’Ercole, ad un anno esatto dalla sua presentazione. Un anno di boicottaggi da parte di chi non voleva affrontare il tema in Aula. Tanto che ormai l’avevamo definita ‘la mozione fantasma’. Ma  evidentemente, nei giorni scorsi, i capigruppo non hanno più voluto accontentare il governo regionale, e hanno così deciso di metterla all’ordine del giorno. Meglio tardi che mai….

Sappiamo come è andata ieri (qui i dettagli):il PD, per bocca della capogruppo, Alice Anselmo, prima ha chiesto di rinviare la discussione e la votazione per l’assenza del governatore Rosario Crocetta (c’era solo l’assessore, Alessandro Baccei che ha minimizzato i danni arrecati dalla rinuncia, ma che comunque non è responsabile). Poi, visti i mugugni dei deputati, sempre il PD ha fatto venire meno il numero legale. Così il rinvio ed arriviamo ad oggi.

La seduta si è aperta alle 16.30. A presiederla, Giovanni Ardizzone (ieri era stato Giuseppe Lupo) che, in apertura di seduta, e qui la prima ‘sorpresa’-  ha proposto di discutere prima  la mozione 559 del Movimento 5 Stelle, ovvero la censura contro l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici.

Mossa che non è piaciuta a Toti Lombardo, il quale ha fatto  notare che sarebbe stato opportuno occuparsi prima della sua mozione, visto che era già stata discussa il giorno precedente e che doveva solo essere votata, prima di aprire un nuovo fascicolo.

E già, a pochi minuti dall’apertura delle seduta, l’atmosfera si è fatta tesa e i lavori sospesi. Dopo qualche minuto di pausa, i deputati si mostrano decisi: si vota la mozione contro la rinuncia ai contenziosi. E, a sorpresa,  viene approvata: 37 voti favorevoli su 69 presenti, 31 i no (in calce all’articolo l’elenco con tutti i voti e il testo della mozione).

Crocetta non ha detto una parola (ha votato no, ovviamente), nonostante ieri Il PD avesse annunciato un suo intervento sul tema (motivo per cui hanno chiesto il rinvio).

Per chiarezza di informazione bisogna dire che la mozione non vincola Crocetta, ma la sua approvazione ha una grande valenza politica. Innanzitutto dimostra che il governatore ha fatto una magagna in combutta col Governo nazionale in danno dei siciliani e di nascosto all’Ars; conferma che il ‘furto’ c’è stato e mette in difficoltà la maggioranza che ne esce sconfitta. Non ultimo, rivela un sussulto di dignità del Parlamento Siciliano contro uno scippo che grida vendetta in un momento in cui la Sicilia è senza un soldo (qui una panoramica della situazione finanziaria).

Soddisfatto Toti Lombardo: “E’ stata una fatica arrivare alla votazione di questa mozione- dice ai Nuovi Vespri.it- ma ce l’abbiamo fatta. Crocetta ora dovrebbe trarne le conseguenze politiche, 37 deputati gli hanno detto che deve reimpostare i rapporti con lo Stato scardinando le ruberie”.

Poi in una nota aggiunge:

“Oggi è una giornata storica per il Parlamento siciliano e per il popolo che rappresenta: con il voto che ha approvato la mozione presentata dal MpA, il Governo Crocetta e la sua maggioranza trasformista a guida PD escono sconfitti e dovranno ora tornare a Roma per cancellare il punto 6 dell’accordo del 5 giugno 2014 sottoscritto dal Presidente, un accordo che aveva calpestato 60 anni di autonomia. Oggi il Parlamento siciliano- continua Lombardo-  ne ha giustamente fatto una questione di dignità ed orgoglio, su una vicenda che vale 5 miliardi di euro ed apre una stagione fondata sullo smantellamento dell’impalcatura finanziaria di ruberie e saccheggi impostata negli ultimi anni dal governo regionale, con atteggiamento prono ai voleri del governo centrale. Oggi – chiosa il deputato- si avvia una stagione nuova proiettata ad una maggiore autonomia e capacità di autodeterminazione del popolo siciliano”.

Prossimo passo, annuncia il giovane deputato del Mpa, – d’accordo con Ardizzone-  l’istituzione di una commissione di indagine sul valore economico delle sentenze favorevoli a cui Crocetta ha rinunciato, visto che le stime parlano di 5 miliardi di euro, mentre ieri in Aula, Baccei aveva ridotto la cifra a meno di un miliardo.

Gemelli

Abbiamo U PIACIRI di proporre ai nostri lettori un piccolo capolavoro di Anonimo Siciliano. Ci è stato inviato dagli amici del blog U BABBIU, animato da Rino Piscitello e altri.

Nel nostro giudizio, anche politico-letterario, questo testo è degno del grande poeta rivoluzionario del Settecento, Micio Tempio.

Complimenti all’Autore.

@ L’Istituto TerraeLiberAzione.

I QUATTRU GEMELLI !

dal blog U BABBIU.

 

Na vota li chiamavanu patruna. Ora li chiamassiru mbrugghiuna.

Sunnu in Sicilia di la Confindustria ‘i capi. Ma tutti li sò affari nun c’è nuddu ca li sapi.

Li chiamanu li gemelli di la legalità e di li sò chiacchiri n’abbastanu ‘a mità.

30 marzo 2016

Dicivanu ca lu pizzu nun s’avia a pajari, ma sta cosa la dicivanu sulu ppi cuntari.

Lu primu nta la fotu era lu chiù carusu. Gemelli si chiamava; era propriu fitusu.

Truvau na bedda fimmina, figghia di nu ndustriali e pinzau d’arricchirisi in modu originali.

Idda persi la testa, iddu si ni futteva e pinzava sulu zoccu ci vuscava.

E siccomu a lu tintu l’aiuta la furtuna, la ficiru ministru e iddu truvò la luna.

A li so mbrogghi ci spuntaru l’ali, parrannu cu putenti, riccuna e generali.

Nfilava currezioni nta li liggi e cu lu cuntrastava putia fari li valigi.

Travagghiava pi li multinazionali ma a idda la trattava sempre mali,

sulu a lu pitroliu iddu ora pinsava e comu na cammarera sempri la utilizzava.

Ma, si sapi, a lu telefunu fa mali parrari, specie quannu è la custura ca ti voli acchiappari.

E l’avvintura di lu primu finiu daccussì, lu stissu spiramu fussi ppi l’autri tri.

30 marzo 2016

Allatu nta la fotu ci sta lu capu in testa, Montante si chiama, e pur’iddu è sutta inchiesta.

Chi grandi cummidianti senza nuddu disagiu, iddu facia la vittima china di curaggiu.

Parraru li pintiti e sapiti chi nisciu? Ca era amicu di la mafia e l’immagini spariu.

Ma comu nun si sapeva stu fattu camurriusu? Ca puru a li sò nozzi lu testimoni era ‘n mafiusu.

E macari ca è sutta indagini di la magistratura, iddu nun s’arritira e voli cupirtura

di tutti l’amici e di tutti li putenti di cui forsi sapi cosi di cui nun sapemu nenti.

Respunsabili Confindustria di la legalità, fa tanticchia mprissioni a diri ‘a virità,

ca chista è propriu mancanza di decenza, comu daricci a Dracula di l’AVIS ‘a Prisidenza.

30 marzo 2016

Poi ci sta lu viciprisidenti, Catanzaro è lu sò nomu e nun è omu differenti.

A lu so capo ha statu sempri divotu, e sutta a iddu è misu nta la fotu.

La munnizza è lu sò affari principali, e li dinari nun fetunu e mancu su immorali

pi chiddi ca li naschi ci l’hannu ntuppati e cori e cuscienza ci l’hannu addurmisciuti.

Sò e di li sò frati è la discarrica di Siculiana, ma a cu apparteni davero? Chista è na bella grana.

30 marzo 2016

Pinzati ca ci sunnu na pocu di cristiani, ca vulissinu dire c’apparteni a lu comuni.

Ma nun ci putemu cridiri, nun po’ essiri veru, livamunillu di la testa stu pinzeru,

ca nun c’è omu di la legalità ca facissi sta vastasata a la sò cumunità.

E poi a la fini c’è lu veru centru di sta battaria, la testa di l’acqua, chiamatilu vossia,

la pinzau iddu tutta la nvinzioni, amici, alliati, putenti e prutizioni.

Lo Bello è lu sò nomu e fa lu mprendituri, ma di chi cosa nun si sapi e mancu si pò sapiri,

nasciu ndustriali senza ndustria, pi dirittu, comu diventa curnutu senza corna cu sta zittu.

Ora fa finta di nenti e fa ‘u marpiuni, talia nta l’aria e canta na canzuni,

e cerca di scansari la timpesta, ca, siddu arriva, la sò è la prima testa.

30 marzo 2016

E nui ca li taliamu, cchi putemu diri? Ca sta gran camurria putissi macari finiri.

E sti finti generali putissiru pruvari pi tutti na jurnata iddi stissi a travagghiari.

Pi battiri la mafia nun servunu patenti. Servunu omini, liggi e boni sintimenti.

E sti quattru gemelli fatti cu lu stissu stampu, spiramu ca quantu prima sparisciunu nta ‘n lampu.

@2016. Anonimu Sicilianu.

CATE

LO STATUTO-ZOMBI E I SUOI BECCHINI “RIFORMATORI”.

LO STATUTO-ZOMBI DELLA SICILIAFRICA ITALIANA, AL TEMPO DEL PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES, LO DOBBIAMO SEPPELLIRE NOI INDIPENDENTISTI, PRIMA CHE QUESTI “STATISTI” SBAGLINO PURE LA TOMBA.

crastuna

ARS-XVI Legislatura-Seduta del 15.03.16- Commissione  Riforma Statuto- eletta Segretario Bernadette Felice Grasso (ma –a oggi, 28/3- non c’è scritto, mancando del tutto il Resoconto Ufficiale dal sito istituzionale, anche in relazione ai “programmi di lavoro”). La Commissione, in deroga all’articolo 29 bis del Regolamento interno, si compone di 17 membri e le è assegnato, per l’espletamento dei suoi lavori, il termine di sei mesi dall’insediamento. Ha il compito di esaminare i disegni di legge in materia di revisione dello Statuto della Regione, procedere ad una verifica delle disposizioni statutarie rimaste inattuate ed elaborare una proposta organica di nuovo Statuto.

ARS-Seduta n. 2- del 23.02.16- XVI Legislatura RESOCONTO SOMMARIO  Il giorno  23  febbraio  2016  la  Commissione  Riforma Statuto é  stata convocata con il seguente ordine del giorno. 1. Elezione dell’Ufficio di Presidenza. Membri: Panarello Filippo (PD).• Anselmo Alice (PD).• Cordaro Salvatore (GRANDE SUD-PID CANTIERE POPOLARE verso FI).• D’Asero Antonino (NCD).• Di Giacinto Giovanni (MEGAFONO-PSE).• Fazio Girolamo (MISTO).• Lombardo Salvatore Federico (PARTITO DEI SICILIANI-MPA).• Lupo Giuseppe (PD).• Panepinto Giovanni (PD).• Ragusa Orazio (UDC Unione Di Centro).• Savona Riccardo (FORZA ITALIA). Il PRESIDENTE comunica l’esito della votazione….avendo ottenuto la prescritta maggioranza assoluta dei  voti,  proclama  eletto  Presidente  l’on. Antonino D’ASERO….VICE: Hanno ottenuto voti i deputati: Panarello, 7; Savona, 4…eletti Vice Presidenti.

30 marzo 2016

TUTTI ALL’ARENA.

IL RITORNO DI TORO SCATENATO?.

NO. E’ CROCETTA NELL’ARENA DI GILETTI.

untitled IL GRANDE JACK LA MOTTA. TORO SCATENATO, QUELLO VERO. ORGOGLIO DEI SICILIANI NEL MONDO.

Crocetta, il Torero nell’Arena di Giletti, a RAI 1?. Ma chi se ne frega?. E’ Domenica!. Ma pensate a pregare, a leggere, a camminare, a passiare figli e cani…  Giletti?…PERCHE’ NON INTERVISTA IVAN LO BELLO? (E MONTANTE, E LA SAGUTO, E…ANCHE DON CIOTTI). – IL PARTITO ANTIMAF-CONFINDUSTRIA COMANDA ANCHE ALLA RAI…- ALTRO CHE GILETTI!. – IL CLUB DELL’HOTEL BERNINI E’ ANCORA IN PIEDI. IN ATTESA DI ESSERE GAMBIZZATO, NELLE FAIDE CHE STANNO PER TRAVOLGERE TUTTI, UNO E CENTOMILA. O NESSUNO!. VIVA PIRANDELLO!. NE’ MAF. NE’ ANTIMAF. – LIBERARE LA SICILIA E I SICILIANI!. Buona Domenica.

VIVA JACK LA MOTTA, TORO SCATENATO. ORGOGLIO DEI SICILIAN’S NEL MONDO. AL DIVOLO CROCETTA, GILETTI, LA RAI COLONIALISTA…LA RAI E’ SPUTOSA.
13/3/2016. Ore 14.10. @TERRAELIBERAZIONE.
*Segnaliamo l’intervista di Mario Barresi al giudice Marino sul quotidiano “La Sicilia” di oggi. Dice cose che sosteniamo da dieci anni…e intuiamo da 30 anni. E’ una paginata assai ben fatta. Bravo Mario, quannu ci vo, ci vo!.

12 ANNI PER “SCOPRIRE” QUELLO CHE ERA DAVANTI AGLI OCCHI DI TUTTI- LI ABBIAMO VISTI: fin dal 1987…!!!- Quando ci vennero a cercare, per fare una Cosa Nuova che sarebbe stata “Libera”—. MARINO DICE, OGGI: “..questo modo fittizio di gestire l’antimafia di Confindustria in diverse occasioni, anche nel 2003 e nel 2004. Anche una volta in cui Lo Bello era relatore. La cosa che mi fa specie è che fior fiori di prefetti e di uomini delle Istituzioni hanno tessuto le lodi o si sono fatti fotografare al momento della firma dei protocolli di legalità, che erano la finzione più grande. Chiunque, anche l’uomo della strada poteva accorgersene. Eppure gli uomini delle istituzioni hanno fatto finta che fossero altro».- FRA 12 ANNI QUALCUNO PARLERA’ ANCHE DI FINMECCANICA, DEL BUSSINES INTERNAZIONALE DI ARMI…FRA 24 ANNI…SI SCOPRIRA’ CHE TUTTO QUESTO ERA NORMALE. “E’ IL CAPITALISMO, BELLEZZA!”

NE’ MAF.-NE’ ANTIMAF.!

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ORA TE LA RIBEVI!. TI SCAPPO’…

MASSIMO COSTA (SEDICENTE “MESSIA” DELLA PATRIA SICILIANA E DEL SUO “INDEPENDENCE DAY”-CHE SBAGLIA INNO NAZIONALE E CONTI DELLA REGIONE-LEADER DEL MICROSCOPICO PARTITO POLITICO “SICILIANI LIBERI”)-IN UN RIGURGITO DI ODIO CONTRO LA JAMAHYRIA LIBICA DI GHEDDAFI, AVENDO PURE SIMPATIZZATO A FAVORE DEL GOLPEGUERRA ANTI-LIBICO DEL 2011-DICE: “Se vuole iscriversi una persona che vuole aprire una discussione interna sulla democraticità di Stalin o di Hitler, finché ho i poteri provvisori che ho, questa discussione non può avere diritto di cittadinanza nel nostro movimento. Essere d’accordo con Massimo Costa non c’entra nulla. La pregiudiziale democratica è essenziale e, questa sì, indiscutibile. Se vuoi, per queste idee c’è Terra e Liberazione“. –
M. COSTA E’ LIBERO DI PENSARLA COME GLI PARE. CIOE’ -SPESSO- COME IMPONE LO SPETTACOLO TELEVISIVO…MA A UN GRUPPO STORICO E FORTE – di radice TROTSKJSTA – COME TERRAELIBERAZIONE, QUESTE COSE NON PUOI DIRLE.
LA NOSTRA DEMOCRAZIA E’ DIRETTA O NON E’. DELLE TUE IDEE SEI PADRONE TU. MA HAI PISCIATO FUORI DAL RINALE. ORA TE LA RIBEVI.- TI SCAPPO’. E’ GIA’ ARCHIVIATA. E’ STATO UN EQUIVOCO, NE SIAMO CERTI.
Grazie a Cecilia M. per averlo stanato.
@3/3/2016. TERRAELIBERAZIONE.

***

COMICHE PARLAMENTARI

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

INSEDIATA L’ENNESIMA “COMMISSIONE RIFORMA STATUTO”.

PRIMO RESOCONTO SOMMARIO DELLA SUA BRILLANTE ATTIVITA’.

Il giorno 2  febbraio  2016,  al  termine  della  seduta d’Aula, la Commissione é stata convocata con il seguente ordine del giorno: 1. Insediamento; 2. Elezione dell’Ufficio di Presidenza.

Assume la Presidenza il Vice  Presidente  dell’Assemblea regionale siciliana, onorevole Giuseppe Lupo.

La seduta inizia alle ore 18.25.

Il PRESIDENTE dichiara aperta la seduta e passa al primo punto  all’ordine  del  giorno.  Dichiara  insediata  la Commissione ed invita il deputato più  anziano  di  età, onorevole Filippo Panarello, ad assumere la Presidenza. Assume la Presidenza l’onorevole Filippo Panarello. Il PRESIDENTE rinvia la trattazione  del  secondo  punto all’ordine del giorno recante ‘Elezione dell’Ufficio  di Presidenza’ a martedì 16 febbraio 2016, alle ore 15. Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito. Il PRESIDENTE, non  avendo  altri  chiesto  di  parlare, dichiara chiusa la seduta. La seduta è tolta alle ore 18.30.

LA RIUNIONE DEL 16-2-2016 –H.15 (SALA ROSSA) E’ STATA DISDETTA.

Riassunto: la Sessione plenaria è durata minuti 5. La seconda Sessione è stata annullata. Perché?. Boh?. Non lo sanno neanche tutti i membri della Commissione. Quale Commissione? Ah, si, quella della rifomma. Si, rifomma. Fomma e Rifomma. Abbiamo “battesimato” anche i “rifommisti”.

NEBBIA FITTA SUL FUTURO, SUL PASSATO E SUL PRESENTE.

Abbiamo sempre seguito le vicende tragicomiche del “riformismo regionista”. Anche se la cosa ci interessa poco, gli dedicheremo qualche attenzione come redazione giornalistica. Per la Cronaca.

@18/2/2016. TERRAELIBERAZIONE-NEWS

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Febbraio 2016. INTERNO ARS-CORRIDOI DEI PASSI PERDUTI-VOLANO GLI STRACCI-L’ON. KAPPA INSULTA L’ON. PINCOKAPPA?.NON CE NE PUO’ FREGARE DI MENO!. IL FILM DA VEDERE LO DECIDIAMO NOI…NON L’OPRA DEI PUPI DEL DEFUNTO “PARLAMENTO PIU’ ANTICO DEL MONDO”!. L’ARS E’ UN DORMITORIO DI LUSSO. VA CHIUSO. A PALAZZO REALE APRIAMO IL PIU’ IMPORTANTE MUSEO DEL MONDO: IL MUSEO DELLA NAZIONE SICILIANA. E’ NECESSARIO FARNE UN “BIVACCO PER I NOSTRI MANIPOLI”?. NON CI BASTANO IDDHI?- Non trattiamo merce avariata. Serve una Assemblea Costituente del Popolo Siciliano. Punto. Il resto non ci interessa. Niente. NON VOTIAMO. @TERRAELIBERAZIONE.

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RESET!

QUANDO LA FINIREMO DI IDENTIFICARE IL POPOLO SICILIANO CON LA “REGIONE FALLITA” DELLA BORGHESIA COLONIALE DELLA “SICILIA ITALIANA”, AVREMO FATTO UN PASSO AVANTI.

Lo Statuto del 1946 è il Trattato di Pace delle Massomafie toscopadane con le Riserve sicilindiane. Fu “concesso”, con un “impianto pattizio”, ma in assoluta malafede, sulle macerie del Dopoguerra e in risposta al movimento popolare per l’Indipendenza del Popolo Siciliano.

LO STATUTO E’ ORMAI SOLO UN FETICCIO, UN ALIBI. NULLA DI PIU’. E’ SCADUTO NEL 1957 CON LA SOSPENSIONE DELL’ALTA CORTE E NEL 1970 COL SUO SEPPELLIMENTO DEFINITIVO.

BRUCIAMO IL TOTEM DELLO “STATUTO SPECIALE” DEL 1946, LA TRAPPOLA DELL’AUTONOMIA VIGILATA DELLA RISERVA SICILINDIANA. UN GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI. MA COSA CE NE FACCIAMO DI UN PEZZO DI CARTA -CHE NESSUNO HA MAI DIFESO, NEANCHE QUANDO SI POTEVA?- UN PEZZO DI CARTA GIA’ SCARICATO NELLE FOGNE DI MAASTRICHT, NEL 1992?.

Lo abbiamo studiato, difeso, spiegato, lo Statuto, quando tutti cascavano dalle nuvole o ci ridevano in faccia. Quando le nostre bandiere giallorosse venivano satireggiate come “gli ultras della Roma”, quando la nostra Sacra Trinakria veniva declassata a marchio della Birra Messina.

Lo abbiamo impugnato il Titolo Quinto dello Statuto, nella lezione di Guarino Amella e di Natale Turco, come un’arma tattica che legittimava il nostro Cammino, lo “riparava” dalle aggressioni del Regime coloniale.

Ne abbiamo posto la centralità, ma anche la necessità di una Riforma attuativa rafforzandone il profilo sovranista, quando abbiamo dato vita, insieme a pochi altri Siciliani Vivi, alla Federazione Noi Siciliani, alla metà degli anni Novanta.

Abbiamo sdoganato la Bannera Siciliana e molti temi dell’Autonomia sviluppista.

L’operazione “Noi Siciliani” venne pianificata nel 1994, come tentativo di insediare un soggetto politico dinamico e plurale nello Spazio pubblico siciliano, cogliendo al volo l’opportunità che la crisi devastante del vecchio sistema dei partiti ci offriva.

Abbiamo fatto il possibile, con materiale umano generoso ma non sempre all’altezza, rimettendoci anni delle nostre vite, sudore, soldi. Oltre un miliardo.

L’idea di “Noi Siciliani” siamo riusciti a proiettarla nell’Immaginario di massa, l’Organizzazione no. Da quella “non-vittoria” abbiamo tratto una Lezione.

Il Cammino di TerraeLiberAzione riprese con l’apertura della grande Casa Trinakria a Catania, come luogo qualificato di aggregazione. Centinaia di uomini e donne, partecipando alle attività che vi si svolgevano, ma anche avvicinati dall’impegno civile che il gruppo sviluppava nella città, hanno potuto maturare una idea di Sicilianità ripulita da folklorismi e da soggezioni. Molti venivano a trovarci per ritrovarsi. Ritrovarsi. Questo è il Cammino di TerraeLiberAzione: una Casa del Sicilianu Novu. (…)

Cartapesta da impupare è quello Statuto che al suo art.1 sancisce già il non riconoscimento del Popolo siciliano come soggetto storico.

Quel Trattato che  resta comunque un “Atto di Accusa” e una occasione persa anche per la “nostra” borghesia coloniale, la peggiore borghesia coloniale del Pianeta. Un giro a vuoto lungo 70 anni.

Nelle nostre Tesi di Fondazione -1985- avevamo posto, con errato ottimismo, il tema dell’urgenza di una vera Assemblea Costituente del Popolo Siciliano. Era e resta la nostra posizione: ragionevole, onesta, argomentata, urgente. Che fa paura: quasi a Tutti. Perché lascia Tutti Liberi di Essere Liberi. Ma chi è nato schiavo non sa neanche di cosa stiamo parlando.

Un ciclo storico si è definitivamente chiuso. E’ il ciclo storico dell’“Autonomia vigilata” (da Roma e Washington). Un giro a vuoto lungo 70 anni.

L’unica via di uscita dal circolo vizioso della dipendenza neocoloniale che strozza il 97% del Popolo Siciliano coincide, senza equivoci e tatticismi di alcun genere, col Cammino verso la piena Sovranità della Sicilia nel Mondo del Secolo XXI.

Sovranità sul suolo, sul sottosuolo, sulle acque territoriali e sullo spazio aereo, nel rispetto del Diritto internazionale vigente.

Nulla di straordinario. Sarebbe la vera “normalità”. La soluzione storico-naturale e giuridica della “Questione Siciliana”. Un Cammino di Liberazione, organizzato e strutturato, che ponga al centro, come sua forza motrice, la Questione dei Diritti civili e sociali di ciascuna persona, alzando uno sguardo condiviso, critico e solidale, sulle cose della Vita e del Mondo.

L’Organizzazione sociale autonoma è la chiave di tutto. Niente “partitini”, prego!.

Nel “Palazzo” non c’è un bel niente da Riformare. Qualunque numero moltiplicato per zero da zero. Zerotituli. Buona fortuna. Abbiamo altro da Fare.

Il Cammino del Sicilianu Novu si sviluppa in piena autonomia dallo Spettacolo coloniale della Sicilia italiana e n/europea. Caminamu Addhitta!.

@TERRAELIBERAZIONE.

pa concaL’ABC. Quattro cose chiare…

1-QUANDO LA FINIREMO DI IDENTIFICARE IL POPOLO SICILIANO CON LA “REGIONE FALLITA” E -DUNQUE- COL SUO LEGITTIMO PADRONE ITALIANO, AVREMO FATTO UN PASSO AVANTI. LASCIATE PERDERE QUEL PEZZO DI CARTA “STATUTARIA”: LEGGETENE BENE L’ART.1…IL RESTO E’ GIA’ NULLIFICATO DALL’ART.1. LO STATUTO DEL 1946 E’ UN ATTO DI SOTTOMISSIONE ALL’ITALIA, NEL QUADRO, FORSE INEVITABILE, DI UNA RESA CONDIZIONATA. E’ UN “TRATTATO DI PACE” CON GLI INDIANI DELLE RISERVE. UN TOTEM CHE NON FA MIRACOLI PERCHE’ NON LI PUO’ FARE.
SIMBOLO M33
2-IL “RIPARAZIONISMO” DELLA MACCHINA BUROCRATICA DEL NI/ENTE INUTILE, IL “REGIONISMO”,SERVE SOLO ALLA “SICILIA ITALIANA”, UNA E FATTA: ALLA BORGHESIA COLONIALE, AGLI ASCARI, AI MERCENARI E LACCHE’, DELLO SPETTACOLO COLONIALE CHE IMPRIGIONA UN POPOLO DISSANGUATO DALL’EMIGRAZIONE E PLAGIATO FIN DALLA CULLA.
CHE FALLISCA SUBITO, QUESTA “REGIONE”, CON TUTTO IL SUO BLOCCO SOCIALE IN DISFACIMENTO. LA REGIONE FALLITA E’ PARTE DEL PROBLEMA NON DELLA SOLUZIONE. PER QUANTO CI RIGUARDA “ROMA” SE LA PUO’ PURE …MANGIARE!. NON LO FARA’!. GLI SERVE!.
UNA ORGANIZZAZIONE DI LOTTA QUOTIDIANA, CONTRO IL COLONIALISMO E PER L’INDIPENDENZA, SI SVILUPPERA’ MEGLIO QUANTO PRIMA FINISCE QUESTO EQUIVOCO, QUESTO GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI.
SIMBOLO M33
3-LO STATUTO DEL 1946, IL TRATTATO “SPECIALE” DELLA FALSA AUTONOMIA E’ IL “MARCHINGEGNO” DEL NOSTRO SUICIDIO INDOTTO.
 VA BRUCIATO, DA NOI INDIPENDENTISTI!
LO STATUTO TRADITO RESTA UN ATTO D’ACCUSA CONTRO “ROMA”. UN ATTO D’ACCUSA COME TANTI ALTRI ATTI D’ACCUSA. ANCHE PIU’ GRAVI. IL DISSANGUAMENTO PIANIFICATO (EMIGRAZIONE), L’ISOLA DEI VEL-ENI, LA TANA DELLA BESTIA AMERIKANA, L’ISOLA DEL TESORO SACCHEGGIATO DAI LADRI COLONIALISTI, QUESTA “COMPAGNIA DELLE INDIE” CHE HA PUPARI EURO-TOSCO-PADANI + MAFIOSI E ANTIMAF NOSTRANI- LADRI DI ACQUA, SOLE, VENTO, BOSCHI…MARE, CIELO, PETROLIO, GAS…LA SICILIA E’ UN BANKOMAT MILIARDARIO, ALTRO CHE “POVERA E BISOGNOSA DI CARITATEVOLI AIUTI”!.
SIMBOLO M33
 
4-LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA E’ LOTTA DI CLASSE E SI SVILUPPA NELLA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA CONTRO L’IMPERIALISMO E LE SUE GUERRE! LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA FARA’ CRESCERE NUOVE FORZE, LIBERANDO NUOVE ENERGIE, SVILUPPANDO UN NUOVO IMMAGINARIO SICILIANO, UNA NUOVA COSCIENZA DI SE’, UNA INEDITA CAPACITA’ DI ALZARE UNO SGUARDO SULLE COSE DELLA VITA E DEL MONDO.
NON E’ LOTTA PER IL “POTERE”. ABBIAMO LA POSSIBILITA’ PARADOSSALE DI COSTRUIRCI COME CIVILTA’ SICILIANA E NON COME “STATO” DI VECCHIO TIPO. LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA E’ LOTTA PER RESTARE UMANI!. E’ LOTTA QUOTIDIANA, VITTORIA QUOTIDIANA.
NON SI TRATTA DI ISSARE UNA BANDIERINA AL POSTO DI UN’ALTRA, NE’ DI ASPETTARE CHISSA’ QUALE “ORA X”. LA NOSTRA TERRA LA DOBBIAMO DIFENDERE PALMO A PALMO, OGNI GIORNO. ESSERE SICILIANI NUOVI E’ UN MESTIERE. E NESSUNO CI POTRA’ TOGLIERE LA GIOIA DI VIVERE IN QUESTA TERRA IMPAREGGIABILE. ALTRI SE NE DEVONO ANDARE.
SIMBOLO M33
LO “STATUTO SPECIALISSIMO”?. MA COSA CE NE FACCIAMO DI UN PEZZO DI CARTA -CHE NESSUNO HA MAI DIFESO, NEANCHE QUANDO SI POTEVA!- UN PEZZO DI CARTA GIA’ SCARICATO NELLE FOGNE DI MAASTRICHT, NEL 1992?.
LA BATTAGLIA PER L’INDIPENDENZA -NEL NOVECENTO- L’ABBIAMO PERSA IL 17 GIUGNO DEL 1945. A RANDAZZO. E’ TEMPO DI CHIAREZZA. INTANTO SPAZZIAMO VIA LA MISERIA DEL “SICILIANISMO” E IL “SICILIANISMO” DELLA MISERIA.
FARE CHIAREZZA. SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!
SIMBOLO M33 @1985-2015. TERRAELIBERAZIONE.

pupi

Breve cuntu intitolato: Vincenzo e l’Inno scambiato. Vincenzo è l’Autore dell’Inno Nazionale Siciliano.

PARTE PRIMA

A un recente congresso fondativo di un partitino sicilianista, a Enna, -laddove, scrivendo una “memorabile pagina di Storia”, è stata avviata l’ennesima liberazione del nostro popolo da sé stesso- le masse colà convenute per l’inedito “Independence Day”, hanno, come è giusto che sia, intonato commosse l’Inno Nazionale Siciliano.

Il loro Lider Maximo, da sempre dirigente politico indipendentista (addirittura da sei mesi!) , sfidando Tutti i Nemici della Sicilia, tranne quelli Veri, ma sfidando sopratutto il rischio del ridicolo, dirige il coro dei malcapitati 166 accorsi al vattìo:

“Sicilia terra mia …/Tra le tue braccia è nata la Storia / sulla tua bocca «Fratelli d’Italia»!/e per difenderti io morirei/Madreterra di Uomini e Dei”.

Alcuni, il cerchio magico del Lider Maximo, lo hanno imparato a memoria. Gli altri –inclusi i tanti curiosi, imbucati e spie (anche nostre)- lo cantano per la prima volta. Magnifico!.

Una pagina di storia della musica patriottica e indipendentista!. La Sicilia è in buone mani!. Dopo 30 anni spesi inutilmente sulle barricate spirituali e materiali, a volte anche affumicate e manganellate, noi indipendentisti sociali di TerraeLiberAzione, ci possiamo anche sciogliere, magari unendoci al coro dell’Inno Nazionale Siciliano composto dal nostro grande Vincenzo.

Inno Siciliano? Vincenzo?. Al suddito medio della Sicilia italiana, di cui quell’Inno è coerente espressione, suonerebbe comunque aramaico!. Ma quello che è accaduto a Enna ha del tragicomico, di cui avremmo preferito non occuparci. Si dichiarano “indipendentisti”: e non ce ne eravamo accorti?.

Viva Vincenzo!. Bellini?, No, è Spampinato. E l’Inno? Non era quello vero, che suona la tromba intrepida, gridando: Libertà! (Bellini, Vincenzo macari iddhu!).

Hanno scambiato Vincenzo e pure l’Inno*. Càpita, a dirigenti di lungo corso per demenza senile; ai neofiti, per presunzione: bastava chiedere all’Istituto TerraeLiberAzione, invece di insultarci e di scappare.  Ne abbiamo visti, megghji ri vuatri, perdersi nelle nebbie coloniali…”Siciliani liberi” di perdervi come meglio vi pare!. Ma senza fare danno, please!.

Cantate pure :“sulla tua bocca «Fratelli d’Italia»!/e per difenderti io morirei”. E’ l’Inno della Sicilia italiana, della sua Regione fallita, è l’Inno di Cuffaro (e Fabio Granata). Ecco cosa avete cantato: “sulla tua bocca «Fratelli d’Italia»!/e per difenderti io morirei”. Io morirei?. Passate avanti, prego!. Noi tocchiamo ferro, zinco, ramu, nzokkegghjiè!. Macari i baddhi ru Liothru!.

E’ proprio questo l’Inno che TerraeLiberAzione, nel giugno 2003, criticò in diretta e sui giornali dopo averlo ascoltato in anteprima al Teatro antico di Taormina: una critica dura la nostra, ma ben congegnata, che scatenò un piccolo putiferio negli ambienti della Sicilia sveglia. Sempre da soli, controcorrente, contro lo Spettacolo coloniale, ma da tutti rispettati, anche da Spampinato: perché non sbagliamo Inno, non sbagliamo Vincenzo, non sbagliamo Secolo!. (La nostra Nota ufficiale, intitolata “L’INNO DI UNA COLONIA”,  uscì il 18/6/2003, in grande evidenza, sul quotidiano “La Sicilia”, lanciata dai nostri siti web di allora; ebbe oltre 200.000 lettori e una serie di ottimi commenti, sia favorevoli che critici: come è giusto che sia-la riproporremo a parte).

Breve cuntu intitolato: Vincenzo e l’Inno scambiato. Vincenzo è l’Autore dell’Inno Nazionale Siciliano.

PARTE SECONDA

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

Vincenzo Bellini nasce a Catania il 3 novembre 1801. Si spegne a Parigi, a Puteaux, stroncato da una malattia, il 23 settembre 1835. I Puritani è l’ultima sua Opera. Venne eseguita per la prima volta a Parigi il 24 gennaio 1835. Fu un successo immenso, che sorprese anche Vincenzo.

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

Intorno al 1944, Attilio Castrogiovanni, leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, tra i pochi attenti ai temi identitari, dopo aver definito la Bannera Naziunali, indica anche l’Innu Naziunali Sicilianu, traendolo genialmente dall’Opera “I Puritani” del nostro Vincenzo Bellini.

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

E’ l’Inno degli Indipendentisti  Siciliani: di ieri, di oggi, di domani. Ci sono anche versioni in lingua siciliana. Oziosa e sterile è la diatriba linguistica: noi Siciliani siamo azionisti di maggioranza della lingua franca italiana. E’ nostra, quanto nostre sono le decine di lingue siciliane che hanno generato non solo suoni, ma anche gestualità e modi, che un colonialismo feroce non è ancora riuscito a sterilizzare del tutto. Ci siamo quasi?. Re sesan ires!. E’ lingua sicula arcaica: alzi la zampa chi ne conosce il significato!.

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

Il tema della coscienza linguistica e geostorica è stato sviluppato a livelli altissimi in una serie di Cuncumi di TerraeLiberAzione. Quanto all’Inno, noi indipendentisti ce l’abbiamo!. E’ l’Inno degli Indipendentisti che porteremo in dono, come proposta, all’Assemblea Costituente del Popolo Siciliano, se e quando dovesse essercene una. Non è l’Inno “nazionale”, in verità: perchè “una nazione è un plebiscito di tutti i giorni” (Renan). E in Sicilia, i siciliani coscienti sono solo una minoranza r/esistente, nelle nebbie e nelle paludi dello Spettacolo coloniale. Comunque, l’Inno della Lotta per l’Indipendenza ce l’abbiamo. Non ce ne servono altri, grazie!. Soprattutto non ci serve un sicilianismo, sebbene sincero, che sbaglia pure l’Inno!. O meglio, in verità, non lo hanno sbagliato: è l’inno dei regionisti, in quanto tale è corretto. L’Inno di Cuffaro!.

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

L’Inno vero, U Sicilianu Novu lo deve imparare a cantare…anche sotto la doccia della Sraddha!.

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

E poi a cantarlo insieme. E’ l’Inno di Bellini, quello adottato genialmente da Attilio Castrogiovanni. Altre sono le cose di cui ci si deve sbarazzare: noi lo abbiamo fatto. Niente zavorre, niente scheletri negli armadi, niente riesumazioni di carte e mummie che la Storia ha liquidato. Ma l’Inno è ottimo. E ce lo teniamo. Grazie a Vincenzo B. e ad Attilio C.!.

Suoni la tromba intrepida/E io pugnerò da Forte/ E’ bello affrontar la morte/Gridando: Libertà!

Quando migliaia di Siciliani rinati canteranno l’Inno vero, col Sintimentu, sicula concrezione di Cuore e Cervello…ne riparleremo. P’accamora, cca, nun si canta e ‘un si sona!. E’ nebbia fitta, anche nei cervelli di tanti che intuiscono la Realtà coloniale ma non vogliono o non possono vederla.

Del folklore politico e delle illusioni culturali del sicilianismo, al Sicilianu Novu di TerraeLiberAzione non è mai interessato nulla. Se non la confusione che alimenta nelle molte persone in buona fede.

C’è poi un altro sicilianismo, di alto bordo: quello può essere pericoloso, è l’altra faccia borghese dell’unitarismo allucinato della Sicilia italiana. Ma non è il caso dei nostri “sbagliatori di Inno”. Iddhi su fratuzzi e suruzzi nostri, anche Massimo Costa.

Cosiccome è per amicizia e con dispiacere che ne rileviamo i limiti. Questi limiti li vediamo bene, perché riconosciamo i nostri, e abbiamo una storia lunga e sofferta, ma decisamente Gloriosa!.

Noi di TerraeLiberAzione siamo alla Terza Generazione di Indipendentisti r/esistenti. L’Ultimo dei Ragazzi di Canepa è tuttora Militante Attivo nelle nostre file: a 91 anni e sei mesi. Il più giovane dei nostri militanti in formazione ha 16 anni e ce vorranno almeno altri 4 prima di poterlo immettere in ruolo pubblico. Altro che “distribuzione di tessere” al primo che capita, e “moltiplicazione di pani e pesci” nella sagra delle illusioni e della sciatteria.

L’Indipendentismo sociale è scienza, metodo del Realismo dialettico: un’Arma del Sintimentu, sicula concrezione di cuore e cervello, che ti permette di fendere le nebbie dello Spettacolo coloniale e di alzare dalla Cima dell’Etna uno sguardo critico e solidale sulle cose della vita e del Mondo. Il Secolo XXI è la nostra patria che abitiamo nel Tempo. Non una fantasmatica Sicilia italiana che canta il suo suicidio.

Dalla Cima dell’Etna, il Sicilianu Novu canta il suo Inno immortale:

Suoni la tromba intrepida

E io pugnerò da Forte

E’ bello affrontar la morte

Gridando: Libertà!

Forse dell’Alba al sorgere il Nemico ci assalirà…

Morrà! Morrà!

Gli sia voce di terror

Patria! Vittoria! Onor!

All’Alba! All’Alba!

Alba che sorgi a un popolo

Che a Libertà s’affidi

Felice a lui sorridi

Nunzia d’eterno Sol!

Alba che sorgi

Ai perfidi tiranni della Terra

Sii nunzia a lor di guerra

Alba d’eterno dolor!

Suoni la tromba intrepida

E io pugnerò da Forte…

Sicilia Indipendente e smilitarizzata!

Smascherare senza pietà l’ideologia sicilianista, per salvarne le vittime in buonafede.

Il sicilianismo, comunque mascherato, è una falsa flag dello Spettacolo coloniale, spacciata nelle sue Nebbie!. La Ri-Evoluzione culturale, il Cammino del Sicilianu Novu, lo deve avere ben chiaro.

Semu simenza. Pani, Pacenzia e Tempu.

Mario Di Mauro-Fondatore di “Terra e LiberAzione”

*Scusa Vincenzo, Vincenzo Spampinato, per la precisione; amico nostro ca tu meriti, vacci lisciu: diritti d’autore, sicilianistiche liberatorie, cosi e cunti: lassa peddiri! Tu si bonu cristianu, ri kori ranni! Avà, vabbè ca u sapeviti, o no?, anzammà c’arrifriscata nesci ‘n avvucatu, e s’allippa a  ssi malassurtati, cà voli i soddi? Vacci lisciu, e mutu cu sapi u joku! Fallu ppa nosthra  Tappallira ru vuvvu e per tutti gli Dei dell’affollato siculo pantheon!. Fai beni e scoddilu. Tutti Devoti!.

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CONTRO IL SICILIANISMO,

SUL CAMMINO DEL SICILIANU NOVU!

di Francesco Vecchio – per l’Istituto “TerraeLiberAzione”

E’ finita! Non c’è più trippa per gatti in Sicilia. Ora che non possono più distribuire pasta e posti, finiranno per andare alle urne gli accoliti e chi nei partiti ha trovato bassa la mangiatoia. Già Crocetta -(che, lo ricordiamo, abbiamo querelato essendone stati diffamati)- sgoverna con il 10%.

E i partitini? si coalizzeranno? si stringeranno alla coorte di questo o quel big per superare lo sbarramento e portare un deputatino all’Ars che tra qualche anno finirà per avere meno funzioni di un consiglio comunale? Spiegatemi di cosa state parlando quando ci dite siete soli!. Soli sono loro, come soli sono tutti quei sindaci che stanno facendo più le funzioni di liquidatori fallimentari che di pubblici amministratori che se pensavano di poter sistemare qualcuno o qualcosa a metà guado si accorgono che … non c’è più trippa per gatti in Sicilia!.

Restano gli affari, quelli grossi succosi grondanti miliardi coloniali (studiatela TERRAELIBERAZIONE, è diventata fonte primaria anche per la stampa “ufficiale”!).  

La “politica” è solo un paravento per continuare ad amministrare la cosa pubblica con criteri privati e ne so qualcosa, forse anche più di qualcosa. Volete confondervi in questo scenario tetro e senza sbocchi?. Prego! Avanti c’è posto, è legittimo. Ma c’è chi pensa che l’Indipendenza è altra cosa che ha che fare con la pulizia e prima ancora di procedere alla ricostruzione di un Sistema, si deve far diventare la denuncia, il bisogno di trasparenza, l’obiettivo di una Sicilia libera da secolari retaggi, Patrimonio Collettivo o la storiella finirà per ripetersi senza fine. Si uniscano i Siciliani non comprabili, tutto il resto è storia vista.

IL NOSTRO ADDIO AGLI AMICI “SICILIANISTI”.

conca L’ORGANIZZAZIONE INDIPENDENTISTA TERRAELIBERAZIONE, DAL 1985, E’ ALTERNATIVA AL “SICILIANISMO REAZIONARIO” IN TUTTE LE SUE FORME.
SONO DUE LINEE LEGITTIME, CONTRAPPOSTE E STRATEGICAMENTE INCONCILIABILI.
LA CHIAREZZA STRATEGICA, IL METODO SCIENTIFICO, IL MODELLO ORGANIZZATIVO: NON ABBIAMO NULLA IN COMUNE, SE NON LA NOSTRA UMANITA’ -CHE VA POSTA AL DI SOPRA DI TUTTO.

NON POSSIAMO AVERE NULLA IN COMUNE CON CHI PROPONE CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER I PROFUGHI…FACENDO RETROMARCE PARZIALI IN MALAFEDE: ALMENO SIATE COERENTI!.
NULLA IN COMUNE CON CHI NON VEDE NELLA SOLIDARIETA’ ATTIVA COI MOVIMENTI ANTIMPERIALISTI DEL MONDO UNA COLLOCAZIONE OPERATIVA PER LA LOTTA IN SICILIA.
E’ IL SICILIANISMO REAZIONARIO E CIECO, FUORI DAL MONDO.
IL NOSTRO MONDO, QUELLO CHE LOTTA PER LA SUA LIBERAZIONE…

E’ IL SICILIANISMO CONTABILE DELLA REGIONE FALLITA, CHE VORREBBE PURE “RIFORMARE”, E’ IL REGIONISMO CHE SBAGLIA DI 7,5 MILIARDI I SUOI CONTI…E TERRAELIBERAZIONE LI CORREGGE -SUL QUOTIDIANO “LA SICILIA”: NON SULLA GAZZETTA DI ROCCACANNUCCIA -. E’ LA PALUDE ELETTORALISTA…LASCIAMO PERDERE. SIAMO TROPPO DIVERSI.

IL SICILIANISMO DEL SILENZIO TOMBALE SULLE MULTINAZIONALI DEL SACCHEGGIO COLONIALE DI CUI IGNORA L’ESISTENZA…POSSONO SOLO SCOPIAZZARE QUALCHE DATO DAL LAVORO IMMANE SVILUPPATO DALL’ISTITUTO TERRAELIBERAZIONE (SPECIE DA PARIGI!). NON SAPETE NULLA DI NOI, NE’ POSSIAMO SOVRAESPORCI PIU’ DEL DOVUTO.

IL SICILIANISMO CHE HA NELLA NATO IL SUO RIFERIMENTO GEOSTRATEGICO E NELL’UNIONE EUROPEA DEI “FONDI DROGATI” PER LA BORGHESIA COLONIALE, LA SUA GABBIA… NON ABBIAMO NULLA A CHE SPARTIRE, PRENDIAMONE ATTO.

IL SICILIANISMO REAZIONARIO E’ UNA FORMA DI POLMONITE.
IL CAMMINO DEL SICILIANU NOVU E’ UN SECOLO AVANTI. ANZI, RISPETTO AL 1812, I SECOLI SONO DUE.
E NON SI TRATTA SOLO DEL PARTITELLO DI TIZIO O DEL PARTITINO DI CAIO. SIETE PERDUTI, QUESTO CI DISPIACE.

L’INDIPENDENTISMO E’ LOTTA DI CLASSE INTERNAZIONALISTA.
NOI SAPPIAMO CHI SIAMO, CONOSCIAMO IL NEMICO E SAPPIAMO COME COSTRUIRE NELLA LUCE LE NOSTRE VITE.
CI BASTA QUESTO.
IL DECIMU CUNCUMIU DI TERRAELIBERAZIONE HA IL RESPIRO DEL MONDO, OLTRE LE NEBBIE DELLO SPETTACOLO COLONIALE DI CUI IL “SICILIANISMO REAZIONARIO” E’ PARTE INTEGRANTE, VARIANTE DI CONFUSIONE DI CUI SOLO UNA AVANGUARDIA INTERNAZIONALISTA, CON OLTRE UN SECOLO DI STORIA ED ESPERIENZA, PUO’ COGLIERNE TRATTI SPECIFICI E PSICOLOGIE INFANTILI.
NEL RISPETTO PIU’ ASSOLUTO VERSO LE PERSONE, NEL RISPETTO PIU’ ASSOLUTO VERSO NOI STESSI, VERSO LA NOSTRA FUNZIONE DI AVANGUARDIA POLITICA MILITANTE CHE NON HA SBAGLIATO UNA SOLA PREVISIONE DA ALMENO VENTANNI. SCRIPTA MANENT.
NON PERCHE’ SIAMO “MIGLIORI” DI ALTRI, MA SOLO PERCHE’ LA SCIENZA DEL REALISMO DIALETTICO E’ MIGLIORE DI ALTRE SCUOLE.

UN ESEMPIO: IERI I PADRONI DELL’ACQUA SICILIANA HANNO AVUTO UN NOME PER 340.000 SICILIANI. TERRAELIBERAZIONE GLIELO HA DETTO. SAPETE QUANTO LAVORO DI INCHIESTA E QUANTI RISCHI SI CORRONO PER FARE UNA COSA DEL GENERE?
NO, NON LO SAPETE. E NON LO VEDETE.
LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA NON E’ UNA SBANDIERATINA FESTAIOLA…SAREBBE TROPPO BELLO, MA NON E’ ACCUDDHI’.

SCUSATE IL DISTURBO, MA NOI ABBIAMO CENTINAIA DI SICILIANI CHE SI ASPETTANO UNA INDICAZIONE ORGANIZZATIVA PIU’ AMPIA E ADEGUATA, NON ASFITTICA E AUTROPROCLAMATORIA. ABBIAMO DECINE DI MIGLIAIA DI SICILIANI CHE SI ASPETTANO ALMENO UN LAMPO DI VERITA’, UNA INTERFERENZA NELLO SPETTACOLO COLONIALE. ABBIAMO TANTO LAVORO SCIENTIFICO DA SVILUPPARE. TANTE RELAZIONI INTERNAZIONALI DA CURARE. E LA VITA DA VIVERE, SUL CAMMINO DEL SICILIANU NOVU. CI BASTA.

BON ANNU NOVU!.

PANI, PACENZIA E TEMPU.

MARIO DI MAURO-FONDATORE DI “TERRAELIBERAZIONE”

TERRAELIBERAZIONE

La Lezione di Guarino Amella, Grande Avvocato del Popolo Siciliano, il padre dello Statuto tradito.

 di MARIO DI MAURO

Fondatore di “Terra e LiberAzione” (membro  del Comitato scientifico per le celebrazioni del 60° dello Statuto presieduto dal prof. Francesco Renda – promosso dalla presidenza dell’A.R.S. 2006/7).

 

524240_381849148537512_1468202988_n Che lo Statuto Siciliano del 1946 valga meno di un qualunque vecchio “Trattato di Pace” tra il Governo americano e gli Indiani delle Riserve, è chiaro da decenni. Dal 1957, per la precisione. (…)

Ma che questo “Trattato di Pace”, vilipeso e maldigerito quasi quanto la “Pace di Versailles”; questo “Patto Costituzionale” -mai seriamente “normato” né tantomeno applicato-… sia, formalmente, ancora in vigore, mi pare pacifico. Anzi, in tutta la sua vicenda, l’unica cosa “pacifica” è la sua vigenza giuridico-formale.Un convitato di pietra, un fantasma protettivo, un incubo di Verità Storica, un provvidenziale incidente di percorso nella distruzione finale della Nazione Siciliana…Fate voi.

Cominciamo un viaggio: la mente giuridica, quella vera, dello Statuto, è una sola. Ha un nome e un cognome. Anzi, ne ha due+due, non si mai!.

Odoacre Giovanni Guarino Amella.

Nacque a Sant’Angelo Muxaro nel 1872 in una famiglia di contadini poveri, potè studiare a Palermo e conseguire la laurea in giurisprudenza nella simpatia generosa del barone Francesco Lombardo di Canicattì.

Da ragazzo si fa notare per la pubblicazione di articoli polemici verso gli ambienti conservatori della sua Girgenti che uscivano su giornali da lui stesso fondati e animati: “Il Moscone” ” La Fiaccola “, “Il Chiodo”, “Il Risveglio”, ” La Zanzara “.

Intorno al 1891 è impegnato, come migliaia di giovani siciliani, nei Fasci dei Lavoratori, il movimento per i diritti civili che venne schiacciato nel sangue dal governo di Roma, dopo essere stato isolato dagli stessi “socialisti italiani”. Il giovane Amella, per sfuggire all’arresto, si diede alla latitanza.

In quell’esperienza matura -nell’avversione al conservatorismo parassitario interno e, non di meno, al centralismo neocoloniale italiano- una impostazione solidaristica incentrata sullo sviluppo in Sicilia del cooperativismo e della media impresa produttiva, che lo portò ad attaccare il latifondo parassitario in nome della sua amministrazione cooperativistica sulla base di una riarticolazione democratica ma non demagogica degli assetti proprietari. Cosiccome non esitò a impugnare la logica autonomista contro la calata dei gruppi elettrici padani sostenuti dallo Stato e organizzati nella Società Generale Elettrica in Sicilia, divenendo portavoce di una rete di imprese siciliane che operavano già -malgrado tutto- nel settore. Chissà cosa direbbe oggi delle bollette “siciliane” dell’Enel, le “più alte d’Europa”!.

Giovanni Guarino Amella, nel primo Novecento, sempre eletto nella sua Girgenti, fu anche parlamentare per tre legislature nelle file della “Democrazia del Lavoro”, nel 1924 divenne Segretario dell’Aventino, che tentò di trasformare in un Fronte politico di combattimento contro l’avanzata del Fascismo. Si racconta che cacciò fuori da una riunione -con una pistola in pugno- il braccio destro di Mussolini, Farinacci.

Com’è noto, all’Aventino, prevalse la tesi codarda dei vari Amendola. Visse da Antifascista pragmatico, nel Ventennio. E sempre attivo, forte di spirito e protetto da un indiscusso prestigio personale.

Fu tra i pochi a riuscire a criticare apertamente l’operato “fascistissimo” di Cesare Mori, il “prefetto di ferro”, inviato dal Duce nell’Isola a reprimere ogni resistenza comunitaria in nome della “lotta alla mafia”.

“Quelle notti di San Bartolomeo -scriveva- in cui per arrestare un pugno di malviventi si travolgevano nell’abisso interi paesi”. Si legga al proposito il bel libro del Duggan sulla “Sicilia durante il Fascismo”, dal quale Leonardo Sciascia trasse spunto per lanciare l’indimenticata e malcompresa invettiva contro i “professionisti dell’antimafia”. Già nel 1928 gli arrestati, i confinati, i diffidati…erano decine di migliaia. Una azione colonialista in piena regola.

Maturava in questa Resistenza pratica, operaia e operosa, di matrice autonomista e produttivista – una sorta di socialismo corporativo a pianificazione democratica – l’esigenza di elaborare uno strumento giuridico che permettesse lo sviluppo endogeno delle forze produttive, la liberazione delle energie siciliane: l’Autonomia giuridica dell’Isola. Quell’Autonomia, fiume carsico secolare della drammatica vicenda siciliana, che “puntava soprattutto a spezzare l’impalcatura fiscale e doganale che teneva l’isola in condizioni di inferiorità economica, malgrado la bilancia commerciale attiva dei suoi traffici”.

Caduto quel Regime ventennale che completò, nella “nazionalizzazione delle masse”, l’azione imperialista e sanguinaria avviata col cosiddetto “Risorgimento”, quel Fascismo figlio del Nord e profondamente odiato dai Siciliani…il Grande Avvocato del Popolo Siciliano, nominato Sindaco di Canicattì dall’Amgot -ma come, non erano tutti “maffiosi”?- si distinse per aver giustamente violato la legge sull’ammasso coatto del grano che affamava la sua gente. Denunciato dalle autorità militari “liberatrici” viene ancora una volta protetto dalla sollevazione della sua gente.

Nella stessa estate del 1943 promuove, con Andrea Finocchiaro Aprile e Attilio Castrogiovanni, il primo nucleo del movimento per l’Indipendenza –(al quale aderiscono sopratutto esponenti dell’antifascismo liberale, azionista, socialista e comunista, altro che i i dongesualdi e ripuddhuti, pidocchi rifatti, dell’agraria reazionaria; i parassiti dei “Gattopardi”, che almeno furono Grandi!)- sebbene mantenendo un rapporto dialettico ed una marcata autonomia d’azione. Era un realista, vedeva lontano: oltre i Sogni.

Impegnò ben presto il suo prestigio e la sua intelligenza nella battaglia per l’Autonomia Siciliana. Nel progetto di Statuto siciliano che presentò al Congresso Regionale del Partito Democratico del Lavoro, tenutosi a Catania nell’aprile 1945, e poi, come contributo, alla Consulta regionale, Guarino Amella sostenne le ragioni politiche e giuridiche di una Autonomia più vicina al Federalismo, anche nell’organizzazione interna dell’amministrazione incentrata sui liberi consorzi tra Comuni previa abolizione di Province e Prefetture (Art.15, tuttora vigente…si fa per dire!).

Il suo sguardo era rivolto, criticamente, alla lezione della Costituzione Siciliana del 1848, quella che recita, all’Articolo 2: “La Sicilia sarà sempre Stato indipendente” e all’Articolo 3: “La Sovranità risiede nell’universalità dei Cittadini Siciliani”. Ma anche, non v’è dubbio, alla democrazia sociale e autonomista catalana schiacciata dalla tenaglia stalinista e anarco-ministerialista prima e dalla dittatura fascista del Generale Franco poi. Una tragedia immane del Novecento europeo che vide soccombere uno straordinario movimento di liberazione degli operai, dei minatori e dei contadini sotto i colpi della più trasversale coalizione controrivoluzionaria che si fosse mai vista: stalinisti, fascisti, democratici, papisti…pronti a scannarsi tra di loro, ma non prima di aver scannato i minatori delle Asturie, i contadini dell’Andalusia, gli operai della Catalogna, la gente dei Paesi Baschi…per risolversi in una versione tardiva e reazionaria di Stato assolutista.

Giovanni Guarino Amella, come detto, aveva aderito al primo nucleo del movimento indipendentista, già nell’estate del 1943. Nella galleria “ufficiale” dei Padri dell’Autonomia appare di tutto: in verità andrebbe epurata per bene. E prima o poi lo faremo.

Giovanni Guarino Amella fu un padre vero dello Statuto siciliano e poi Presidente della Commissione paritetica Stato Italiano-Regione Siciliana.

L’Autonomismo amelliano -che si inserì nel varco aperto dalla battaglia eroica degli Indipendentisti- nulla ebbe a ché spartire col “riparazionismo” dei vari La Loggia , che si risolse, forse malgrado il suo maggiore propugnatore, in quel politicantismo sicilianoide, piagnone e parassitario, che aprì le porte, in uscita, a milioni di emigranti siciliani, e in entrata al saccheggio italoimperialista e poi multinazionale dell’Isola. Fino ai velENI che, dal Sessanta, seppellirono l’Autonomia conquistata in un mare mefitico di mercurio e di corruzione morale, per non dire altro: Crocetta incluso.

Nel progetto amelliano di Autonomia la competenza legislativa esclusiva della Regione configurava un quasi-Stato (art. 25), ed appariva limitata soltanto dalle materie riservate alla esclusiva competenza del governo dello Stato centrale. Cosiccome non è difficile scorgere il contributo amelliano nell’impostazione di quell’illustre sconosciuto che è l’Art.41 dello Statuto (41 senza Bis!), la cui applicazione organica permetterebbe alla Nazione Siciliana di battere legalmente una sua moneta sociale, come notò inorridito Luigi Einaudi.

Rileva il Gangi: “L’influsso dello Statuto catalano è evidente”. Per dirne una: nel progetto amelliano “le fonti della finanza regionale sono costituite mediante l’avocazione da parte della Regione “del diritto di imporre e di riscuotere imposte, tasse e contributi, sulla ricchezza, sulla produzione, sulle attività personali e commerciali, sulle importazioni e sulle esportazioni…” (art. 31), mentre la Regione in quanto persona giuridica contribuirà al finanziamento di “quei lavori, servizi, funzioni e attività che sono di competenza dello Stato e che si riversano a vantaggio della Regione e comunque riguardano anche la Regione “, mediante una Commissione Superiore di Finanza; nominata pariteticamente da Stato e Regione, essa stabilirà il contributo da versarsi dalla Regione allo Stato”.

Quella del nostro Grande Avvocato era autentica Logica dell’Autonomia intesa come strumento di autogoverno responsabile e virtuoso, non ascaro, parassitario e sprecone. L’Autonomia autorevole perchè fondata sulla promozione del Lavoro produttivo, anch’esso strumento di autogoverno responsabile e virtuoso. Sono le cose che disse fino alla fine. Morì a Palermo, nel 1949.

Nel suo ultimo scritto al momento a me noto intravedo quasi un monito a futura memoria, che propongo volentieri: “La costituzionalità intrinseca dello Statuto deriva, prima ancora che dalla sua recezione nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n.2, dal fatto che essa fu espressione di un equilibrio faticosamente raggiunto a seguito di turbamenti, lotte, sacrifici. Nessuna clausola di tale accordo transattivo è modificabile senza il consenso delle parti (Stato e Regione Siciliana), perché tutte furono sottoscritte come essenziali e tutte sono reciprocamente collegate mediante nessi indissolubili…Le norme in esso contenute erano espressione dell’accordo raggiunto e non potevano essere alterate o integrate che, o col mutuo consenso…” (Guarino Amella, Per l’Autonomia regionale della Sicilia, Tipografia del Giornale L’Ora, Palermo).

Quelli che stiamo vivendo sono anni cruciali. Giovanni Guarino Amella non ci avrebbe dormito la notte. Qui dormono anche di giorno. Anche quando celebrano l’Autonomia (che non c’è).

Resta lo Statuto, la cui vicenda merita di essere conosciuta e compresa seriamente. Lo Statuto speciale della “Sicilia italiana”, concesso in fretta e in malafede per sedare la rivolta indipendentista, è un atto d’accusa che solo il nuovo indipendentismo può formulare con serietà. Per andare oltre.

E resta la Lezione del Grande Avvocato del Popolo Siciliano.

@2007. Palermo. Mario Di Mauro.

guarino amella

IL GRANDE AVVOCATO DEL POPOLO SICILIANO.

GIOVANNI ODOACRE GUARINO AMELLA

(1872-1949)

SIMBOLO M33http://www.terraeliberazione.wordpress.com

 

LA SICILIA ITALIANA.

La confusione, nell’ambiente umano della Sicilianità critica, è dilagante. La cosa non ci sorprende: in molti intuiscono che qualcosa “va fatto”. Ma cosa? E come? E con chi? E contro cosa e contro chi?. E per andare dove?. I rischi sono grandi, la Chiarezza è urgente. L’Attenzione vera, la capacità di ascolto, subiscono distrazioni continue. Il Cammino del Decimu Cuncumiu di “Terra e LiberAzione” è una scommessa aperta. Molti aspetti verrano chiariti. Eccone uno. LA SICILIA ITALIANA ESISTE. I SICULICANI ‘TALIANI ESISTONO! ESSI VIVONO! ATTENTI PERO’ A NON PRENDERCELA CON GLI “ITALIANI VERI”. SONO I NOSTRI MIGLIORI ALLEATI. VEDRETE… IL “SICILIANISMO” E’ CIECO. L’INDIPENDENTISMO DEL SECOLO XXI GUARDA LONTANO, E SA DOVE METTERE I PIEDI. UN GRANDE LAVORO CI ASPETTA.

@TERRAELIBERAZIONE.

lapa
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IL NEOPARTITINO REGIONISTA DI MASSIMO COSTA, 

SINTOMO DELLA FASE TERMINALE DEL SICILIANISMO FALLITO.

-L’INDIPENDENTISMO E’ ALTRA COSA-

Nella Notte coloniale non è semplice distinguere le parole e le cose, men che meno la validità di una analisi dal punto di vista della cultura indipendentista avanzata. Che diversi “sicilianisti” confondano lucciole con lanterne non ci ha mai sorpreso. Ecco un esempio, uno dei tanti, non il più grave: <<Siamo la terra che paga il prezzo più alto per i diktat aberranti del Governo italiano nel fiancheggiare l’Unione europea nelle sue follie dell’austerity, così come nella politica dissennata sugli immigrati, volta a fare della Sicilia un unico grande ghetto/hotspot, senza controlli né limiti>> (Massimo Costa o Lega Sicilia-Noi con Salvini?).

Va precisato “solo” che: IL GOVERNO DI ROMA NON FIANCHEGGIA L’UE. NE E’ PARTE FONDAMENTALE. LE MASSOMAFIE TOSCOPADANE (CHE COSTA SCONOSCE!) NE SONO UNO DEI MOTORI PIU’ POTENTI!. E LO HANNO DIMOSTRATO COL GOLPE IN CORSO IN ITALIA DA 4 ANNI. COSTA DICE MINKIATE. “ROMA” NON E’ “ATENE” GIA’ DA QUALCHE MILLENNIO!. HA UN SUO PESO SPECIFICO, RELATIVO, MA OGGETTIVAMENTE DETERMINANTE.

QUANTO ALLE “POLITICHE DELL’IMMIGRAZIONE”,…COSTA, che non vede la Tana della Bestia (Sigonella), scavalca a destra Salvini profetizzando una “Sicilia invasa dai migranti”.  -Che Costa guardi troppa Tv è probabile, che Costa di geopolitica non ha mai capito nulla è sicuro. Sostenne il golpeguerra della Nato contro Gheddafi, quando i veri Indipendentisti sfilavamo sulle strade, rischiando-. Costa è il co-autore principale del documento razzista del suo già ex-partito SICILIA NAZIONE. Un documento che, insistiamo tuttora, va ripensato profondamente. In quel documento SI PROPONGONO CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER MIGRANTI E L’ESPULSIONE DEI “PROFUGHI ECONOMICI”: VITTIME DELL’EUROIMPERIALISMO, CIOE’ DEL NOSTRO STESSO NEMICO. NOI INDIPENDENTISTI DI TERRAELIBERAZIONE, “IN AFRICA CI SIAMO”, E SAPPIAMO QUELLO CHE C’E’. NOI CI SIAMO. NOI SAPPIAMO DI COSA PARLIAMO.

QUANTO A FRONTEX…COSTA FA RIDERE: NON RIFIUTA I “FONDI EUROPEI” (CHE DA 20 ANNI TERRAELIBERAZIONE, CON FIOR DI ANALISI E NONSOLO, DENUNCIA COME STRUMENTO DI COLONIZZAZIONE)- COSTA VUOLE I PICCIOLI INFETTATI DELL’UE IMPERIALISTA, PERO’ NON VUOLE LA “POLIZIA EUROPEA”!. DOMANI DIRA’ PURE, FORSE, CHE E’ CONTRO IL MUOS (BENVENUTO!), MA NON CONTRO LA NATO E L’IMPERIALISMO AMERIKANO!

SAPETE DOVE SI TROVA LA CENTRALE SUD DI FRONTEX?. LA CITTA’, LA VIA E IL NUMERO?. COSTA NON LO ABBIAMO MAI VISTO NE’ CONTRO FRONTEX, NE’ A NISCEMI, NE’ CONTRO VEOLIA, ENEL, TERNA, NESTLE, E SACCHEGGIATORI COLONIALISTI VARI. COSTA E’ UN REGIONISTA, IN QUANTO TALE, UN BUON REGIONISTA. IN OGNI CASO, ABBIAMO INVITATO MASSIMUZZO A UN CONFRONTO PUBBLICO, DIVERSE VOLTE.

COSTA HA FONDATO IL SUO PARTITINO: IL PARTITINO N°36, OVVIAMENTE L’UNICO VERO E AUTENTICO, CI MANCHEREBBE. GLI FACCIAMO I MIGLIORI AUGURI. GLI RICORDIAMO SOLO CHE GLI INDIPENDENTISTI STORICI, CHE LUI HA CANCELLATO PERFINO -AUTOPROCLAMANDOSI MESSIA? O COSA? CAPRA! – MERITIAMO RISPETTO. CU VOLI RISPETTU PORTA RISPETTU, PRUFISSUREDDU!. NOI SIAMO SULLE STRADE, NEI QUARTIERI, NEI PAESI. MA ANCHE IN CORSICA, IN CATALOGNA, IN SCOZIA, A PORTORICO, A BERLINO… E DI “UOMINI DELLA PROVVIDENZA” E DI PARTITINI NATI MORTI COME LA PECORA DOLLY NE ABBIAMO VISTI A DECINE. NON CE NE SERVONO.

@1985-2015. TERRAELIBERAZIONE.

 

emigrazione 1

LE ILLUSIONI DEL “REGIONISMO”, IL MALE MINORE?

SALTATE IL FOSSO O CI CASCATE DENTRO!

Massimo Costa scrive, giustamente: “Se il Governo Regionale ha intenzione di togliere norme vitali dallo Statuto, deve prima parlarne in ARS”. – E POI?. DIFENDIAMO ANCORA IL NI/ENTE INUTILE, LA REGIONE FALLITA: IL VERO OSTACOLO AL DISPIEGAMENTO DI UNA VASTA CAMPAGNA D’OPINIONE PRO-INDIPENDENZA.

LO ZOMBI-STATUTO VA PIETOSAMENTE SEPPELLITO: PREVIO ESPIANTO TITOLO V: MA SOLO PER SFIDA, PROVOCAZIONE, TATTICA. E FORSE E’ PURE INUTILE. SI E’ CONCLUSO UN CICLO STORICO, QUELLO DELL’AUTONOMIA VIGILATA: UN GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI.
IN OGNI CASO QUALUNQUE AZIONE DIFENSIVA -NELLA SUA INUTILITA’- HA VALORE DI TESTIMONIANZA. DUNQUE VA SOSTENUTA CON AFFETTO.
C’E’ UNA RAFFICA DI SENTENZE COLONIALISTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE HANNO GIA’ CHIUSO LA QUESTIONE “STATUTO”.
IL TEMA DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL POPOLO SICILIANO CE LO STANNO SERVENDO SU UN PIATTO D’ARGENTO.

IL “REGIONISMO” NON E’ INDIPENDENTISMO DEL SECOLO XXI. SEMPRE MEGLIO DEI PUPI DELL’ARS…MA LA SFIDA ORMAI E’ UN’ALTRA. SALTATE IL FOSSO O CI CASCATE DENTRO! IL “REGIONISMO” E’ UNA “FORTEZZA BASTIANI” NEL DESERTO COLONIALE.
SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!
FERMARE IL SACCHEGGIO DELLE RICCHEZZE SICILIANE, FERMARE L’IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI: LADRI DI VENTO, SOLE, ACQUA, PETROLIO…DIGNITA’!.

@1985-2015. TERRAELIBERAZIONE (5/12/2015)

copertina 1993

UNA QUESTIONE DI METODO.
L’INDIPENDENTISMO E’ CHIAREZZA.

NOTA FB TERRAELIBERAZIONE.-28-2-2016.

GILETTI (RAI) SPARA SUI DIRIGENTI DELLA REGIONE SICILIANA?. UN COLPO E’ GIUSTO, UN’ALTRO, NO…SBAGLIA MIRA?.
MA CHI SE NE FREGA?. CHIEDERE ALLA RAI DI FARE INCHIESTA SUL COLONIALISMO GLOBALE IN SICILIA E’ COME CHIEDERE ALLA CASA BIANCA DI CONSEGNARCI LE CHIAVI DI SIGONELLA CITY E DI TOGLIERE IL DISTURBO!.
MA QUANTE ILLUSIONI “SICILIANISTE” AVETE ANCORA?. GILETTI HA DETTO MEZZA VERITA’. L’ALTRA MEZZA FORSE NEANCHE LA CONOSCE, O FORSE SI. MA CHI SE NE FREGA?. ABBIAMO BEN ALTRI MOTIVI PER “INDIGNARCI”!. Invece di perdere tempo a guardare lui in tv…
SE VOGLIONO, L’ONORE DEI 1800 DIRIGENTI PARASSITI DELLA REGIONE FALLITA, SE LO DIFENDONO IDDHI, COI LORO SINDACATINI PARASSITARI: UNA CANCRENA NELLA CANCRENA!.

MA PER QUALE “REGIONE” DOVREMMO DIFENDERE I DIRIGENTI DEL NIENTE INUTILE?. AL DI LA DI CAUTELE, CHE POI NESSUNO LEGGE…LA BUROCRAZIA PARASSITARIA DELLA REGIONE FALLITA DELLA SICILIA ITALIANA E’ UN COMODO ALIBI DELLO SPETTACOLO COLONIALE. NEL CASO DELLE AUTOSTRADE E DEI PONTI NON HANNO RESPONSABILITA’?. SULLA CARTA FORSE NO. NELLA REALTA’ CERTAMENTE LE HANNO, ECCOME SE LE HANNO. DA 70 ANNI!. MOLTI DI QUESTI DIRIGENTI HANNO MANEGGIATO DI TUTTO E DI PIU’…HANNO RICATTATO PERFINO GOVERNI: COMANDANO LORO IN REGIONE, NON GLI ASSESSORI!. E LE CONCESSIONI, AUTORIZZAZIONI, ECC. PASSANO DAI LORO UFFICI, NON DA QUELLI DEGLI STESSI ASSESSORI…
COMUNQUE, ESSI SONO VERAMENTE IRRESPONSABILI. IRRESPONSABILI MENTALI E MERCENARI DELLA SICILIA ITALIANA. IL “REGIONISMO” A CACCIA DI VISIBILITA’ RIFLESSA, SI CONFERMA UNA FALSA FLAG CHE NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LA LOTTA DI CLASSE PER L’INDIPENDENZA DEL POPOLO SICILIANO.
CHI NON LO VEDE SI PROCURI UN PAIO DI OCCHIALI. -TERRAELIBERAZIONE LE INCHIESTE VERE LE FA E LE COMUNICA. AL MONDO. IN MOLTE LINGUE ORMAI…
LA REGIONE FALLITA DELLA SICILIA ITALIANA -AL TEMPO DEL PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES E DI SIGONELLA CITY CAPITALE DEL SICILISTAN- E’ UNA SCATOLA VUOTA. VUOTA COME IL CERVELLO DELLE SUE BUROCRAZIE, DEL SUO INTERO BLOCCO SOCIALE IN DISFACIMENTO. E DEL “REGIONISMO” CHE VORREBBE SALVARLI. A SPESE DI CHI?
DI 5 MILIONI DI SICILIANI?.
NON E’ LA NOSTRA “CASA” CHE STA BRUCIANDO.
E L’INCENDIO L’HANNO APPICCATO LORO STESSI, CON DECENNI DI GESTIONI SCELLERATE E DI INERZIA MENTALE. PRIMA SI TOLGONO DAI COGLIONI E MEGLIO E’.

E’ UN BLOCCO SOCIALE IN DISFACIMENTO. NON NE APPOGGIAMO GLI SCIOPERI REAZIONARI, TANTOPIU’ POSSIAMO RISCHIARE EQUIVOCI IN TEMA DI BUROCRAZIE APICALI, I DIRIGENTI-MERCENARI DELLA SICILIA ITALIANA.
SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!
@TERRAELIBERAZIONE.

foto


VERSO IL DECIMO CUNCUMIU DI “TERRA E LIBERAZIONE”

SUL TEMA:

U PARTITU NOVU.

SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!

SIMBOLO M33

QUANDO LA FINIREMO DI IDENTIFICARE IL POPOLO SICILIANO CON LA “REGIONE FALLITA” E -DUNQUE- COL SUO LEGITTIMO PADRONE ITALIANO, AVREMO FATTO UN PASSO AVANTI. 
IL “RIPARAZIONISMO” DELLA MACCHINA BUROCRATICA DEL NI/ENTE INUTILE, SERVE SOLO ALLA BORGHESIA COLONIALE, AGLI ASCARI, AI MERCENARI E LACCHE’, DELLO SPETTACOLO COLONIALE CHE IMPRIGIONA UN POPOLO DISSANGUATO DALL’EMIGRAZIONE E PLAGIATO FIN DALLA CULLA.
CHE FALLISCA SUBITO, QUESTA “REGIONE”, CON TUTTO IL SUO BLOCCO SOCIALE IN DISFACIMENTO. LA REGIONE FALLITA E’ PARTE DEL PROBLEMA NON DELLA SOLUZIONE. PER QUANTO CI RIGUARDA “ROMA” SE LA PUO’ PURE MANGIARE!. SALVEREMO TANTO MEGLIO IL NECESSARIO, QUANTO PRIMA FINISCE QUESTO EQUIVOCO, QUESTO GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI.

LO STATUTO DEL 1946, IL TRATTATO “SPECIALE” DELLA FALSA AUTONOMIA, IL “MARCHINGEGNO” DEL NOSTRO SUICIDIO INDOTTO?
VA BRUCIATO, DA NOI INDIPENDENTISTI!

LO STATUTO TRADITO RESTA UN ATTO D’ACCUSA CONTRO “ROMA”. UN ATTO D’ACCUSA COME TANTI ALTRI ATTI D’ACCUSA. ANCHE PIU’ GRAVI. IL DISSANGUAMENTO PIANIFICATO (EMIGRAZIONE), L’ISOLA DEI VEL-ENI, L’ISOLA DEL TESORO SACCHEGGIATO DAI LADRI COLONIALISTI, QUESTA “COMPAGNIA DELLE INDIE” CHE HA PUPARI EURO-TOSCO-PADANI + MAFIOSI E ANTIMAF NOSTRANI- LADRI DI ACQUA, SOLE, VENTO, BOSCHI…MARE, CIELO, PETROLIO, GAS…LA SICILIA E’ UN BANKOMAT MILIARDARIO, ALTRO CHE “POVERA E BISOGNOSA DI CARITATEVOLI AIUTI”!.

LASCIATE PERDERE QUEL PEZZO DI CARTA “STATUTARIA”: LEGGETENE BENE L’ART.1…IL RESTO E’ GIA’ NULLIFICATO DALL’ART.1. LO STATUTO DEL 1946 E’ UN ATTO DI SOTTOMISSIONE ALL’ITALIA, NEL QUADRO, FORSE INEVITABILE, DI UNA RESA CONDIZIONATA (CON CLAUSOLE FARLOCCHE APPOSTE PER NON ESSERE RISPETTATE!). E’ UN “TRATTATO DI PACE” CON GLI INDIANI DELLE RISERVE…UN FETICCIO, UN ALIBI, UN ATTO D’ACCUSA, APPUNTO. NULLA DI PIU’. BRUCIATELO!.

SICILIA INDIPENDENTE! QUELLO STATUTO NON SERVE A NIENTE NEL SECOLO XXI!. A NIENTE CHE POSSA SERVIRCI!. LO USERANNO ANCORA, PER AUTOFINANZIARE LA REGIONE FALLITA E I SUOI MERCENARI E PARASSITI, SENZA I QUALI NON SAREBBE POSSIBILE IL SACCHEGGIO COLONIALE E PIRATESCO DELL’ISOLA DEL TESORO!.
E SE PER ASSURDO DOVESSERO “APPLICARLO” -LO “STATUTO SPECIALISSMO”-SARA’ SOLO PER MASSACRARCI SENZA LASCIARE TRACCE! 

LO “SPETTACOLO COLONIALE”, CHE CI DESCRIVE FIGLI BASTARDI DI DECINE DI “DOMINAZIONI” (MAI ESISTITE!) E’ UNA PISTOLA PUNTATA DALLE MASSOMAFIE TOSCO-PADANE E DALLA BORGHESIA COLONIALE SICILIANA CONTRO IL POPOLO SICILIANO!

LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA E’ LOTTA DI CLASSE E SI SVILUPPA NELLA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA CONTRO L’IMPERIALISMO E LE SUE GUERRE! LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA FARA’ CRESCERE NUOVE FORZE, LIBERANDO NUOVE ENERGIE, SVILUPPANDO UN NUOVO IMMAGINARIO SICILIANO, UNA NUOVA COSCIENZA DI SE’, UNA INEDITA CAPACITA’ DI ALZARE UNO SGUARDO SULLE COSE DELLA VITA E DEL MONDO.

NON E’ LOTTA PER IL “POTERE”. ABBIAMO LA POSSIBILITA’ PARADOSSALE DI COSTRUIRCI COME CIVILTA’ SICILIANA E NON COME “STATO” DI VECCHIO TIPO. LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA E’ LOTTA PER RESTARE UMANI!. E’ LOTTA QUOTIDIANA, VITTORIA QUOTIDIANA.

NON SI TRATTA DI ISSARE UNA BANDIERINA AL POSTO DI UN’ALTRA, NE’ DI ASPETTARE CHISSA’ QUALE “ORA X”. LA NOSTRA TERRA LA DOBBIAMO DIFENDERE PALMO A PALMO, OGNI GIORNO. ESSERE SICILIANI E’ UN MESTIERE. E NESSUNO CI POTRA’ TOGLIERE LA GIOIA DI VIVERE IN QUESTA TERRA IMPAREGGIABILE. ALTRI SE NE DEVONO ANDARE.

LO “STATUTO SPECIALISSIMO”?. MA COSA CE NE FACCIAMO DI UN PEZZO DI CARTA -CHE NESSUNO HA MAI DIFESO, NEANCHE QUANDO SI POTEVA!- UN PEZZO DI CARTA GIA’ SCARICATO NELLE FOGNE DI MAASTRICHT, NEL 1992?.
LA BATTAGLIA PER L’INDIPENDENZA -NEL NOVECENTO- L’ABBIAMO PERSA IL 17 GIUGNO DEL 1945. A RANDAZZO. E’ TEMPO DI CHIAREZZA. INTANTO SPAZZIAMO VIA LA MISERIA DEL “SICILIANISMO” E IL “SICILIANISMO” DELLA MISERIA. SPAZZIAMOLO VIA ANCHE DALLE NOSTRE MENTI. E’ NEBBIA COLONIALE, PERDITA DI TEMPO, FALSA FLAG, FALSA BANDIERA. E’ “IL NEMICO A CASA NOSTRA”.

FARE CHIAREZZA. SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!

 

@1985-2015.TERRAELIBERAZIONE.

SIMBOLO TERRA LOTTA

EDITORIALE

LA REGIONE FALLITA: UN GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI

E’ TEMPO DI LOTTA SOCIALE PER L’INDIPENDENZA! MA CHI LO CAPISCE?

Come Garibaldi nel 1860, che promise “terra e libertà” ai contadini siciliani (ppi vurricalli!), anche nel 1946 “…ci fecero molte promesse, più di quante ne ricordi, ma ne mantennero una sola: promisero di prendere la nostra terra. E se la presero.” (Nuvola Rossa).

Lo Statuto siciliano del 1946, che sancisce l’Autonomia amministrativa dell’Isola, fu uno dei tanti “prodotti” che sigillarono la fine della Seconda Guerra Mondiale, dando forma giuridica ai nuovi equilibri geopolitici. Come altri “Trattati” anche questo “Statuto” non ha avuto vita facile. In verità venne già stato “abrogato” nel 1957, con la “sospensione” dell’Alta Corte (in realtà di quasi tutto il Titolo Terzo art.24-25-26…un golpe bianco in piena regola!). Quell’Alta Corte che, de facto ancor più che de jure, lo avrebbe potuto e forse anche dovuto far applicare integralmente e correttamente. Dobbiamo discutere del Nulla?. Di improbabili referendum per l’abrogazione del già defunto Statuto “speciale” in nome di una ritrovata “normalità”?. Non serve nessun Referendum abrogativo, nè alcun Commissariamento straordinario, nè un improbabile “Comitato di Salute Pubblica” (la Rivoluzione per insediarlo chi la fa?), né un “Uomo della Provvidenza” (abbiamo già dato!).

Cosiccome, per uscire dalla palude neocoloniale, non servono elezioni anticipate, nè volenterose grosse koalition posticipate, nè (contro)riforme rattoppate, nè illusioni politiciste di alcun genere e colore. Nè servono autoproclamati “Governi provvisori” in questua all’ONU di un de facto inesistente Diritto all’autodeterminazione dei popoli. Nè servono altri partitini ispirati all’ideologia sicilianista, che, nella nostra diagnosi trentennale, consideriamo una forma di polmonite della Sicilianità. Serve piuttosto un inedito e combattivo Sindacato Politico… Lo predichiamo, inutilmente, da decenni. Ma si deve insistere, non c’è altra via. I tentativi di costruirlo, sia dal basso quanto dall’alto, sono finora falliti, tutti.

Un ciclo storico si è definitivamente chiuso. E’ il ciclo storico dell’“Autonomia vigilata”. Meglio così. L’unica via di uscita dal circolo vizioso della dipendenza neocoloniale che strozza il 97% del Popolo Siciliano coincide, senza equivoci e tattiche di alcun genere, col Cammino verso la piena Sovranità della Sicilia nel Mondo del Secolo XXI. Sovranità sul suolo, sul sottosuolo, sulle acque territoriali e sullo spazio aereo, nel rispetto del Diritto internazionale vigente. Nulla di straordinario. Sarebbe la vera “normalità”. La soluzione storico-naturale e giuridica della “Questione Siciliana”. Un Cammino di Liberazione che ponga al centro, come sua forza motrice, la Questione dei Diritti civili e sociali di ciascuna persona, alzando uno sguardo critico e solidale sulle cose della Vita e del Mondo.

L’”Autonomia vigilata” divenne ben presto la foglia di fico di un compromesso moderato semplice ed efficace: mano libera al notabilato politicante e affaristico, ascaro di “Roma”, nel riciclaggio clientelare e parassitario della spesa pubblica, in cambio di voti e controllo sociale, modello “riserve indiane”: al resto ci pensava l’emigrazione di massa, una vera e propria selezione genetica al contrario, una “secessione dei migliori”. Un etnocidio sofisticato completato dalla “società dello spettacolo”. Il sicilianoide medio è del tutto un colonizzato irrecuperabile, è il tipo sociale selezionato dallo Spettacolo neocoloniale nel ciclo storico dell’ “Autonomia vigilata”.  E la nostra Sicilia non ha una classe dirigente, né politica, né economica, né culturale…Quanto al “ceto politico” non può che essere espressione della Palude sociale che lo riproduce come proiezione delle sue miserie culturali. Accuddhì è.

Non cambierà una virgola l’abrogazione formale del vecchio Statuto -Carta di valore costituzionale “concessa” in fretta e furia per spegnere la Rivolta indipendentista e ben presto svuotata di ogni “forza mentale”.  Non cambierà una virgola l’abrogazione formale del vecchio Statuto finalizzata alla trasformazione di questa Regione da “speciale” a “ordinaria”. Non cambierà di una virgola la Realtà siciliana, che è neocoloniale a prescindere.

Sia chiaro: le inadempienze inaudite nell’attuazione dello Statuto siciliano si configurano come un crimine storico attuato con metodo da “Roma” con la complicità di un esercito di ascari che ai partiti centralisti deve le sue miserabili fortune. E questo al di là dell’inadeguatezza strutturale della nostra Regione, di questo niEnte inutile, che è una specie rara di ircocervo, per metà Stato e per metà…Incubo. In realtà il vecchio Statuto –che sancisce la subordinazione politica del Popolo Siciliano allo Stato italiano fin dal suo Art.1- fu concepito per non funzionare, malgrado gli sforzi titanici di Guarino Amella, Grande Avvocato del Popolo Siciliano, “socialista sviluppista” del tutto alternativo al “riparazionismo straccione” dei vari La Loggia. Poi, in tanti, ci hanno messo del loro…

Il ciclo storico della falsa Autonomia, alibi della dominazione neocoloniale sulla nostra Isola, è chiuso: plasticamente, per dirne una, non serve più neanche il Commissario dello Stato, antieroe della commedia autonomistica, infatti, da pochi mesi, è stato sostanzialmente eliminato con sentenza della Corte costituzionale. Era una figura pensata dai padri costituenti per bilanciare i poteri dell’Alta Corte, vera garanzia costituzionale dello Statuto, già “sospesa” alla fine degli anni Cinquanta e poi del tutto cassata. Simul stabunt, simul cadent: ci sono voluti cinquantanni, ma tant’è, nelle colonie il Tempo non esiste, il colonizzato ritrova un senso solo nel Mito, nelle Feste religiose, nella Fantasie…annotava Albert Memmi nel suo Portrait du colonisé. Solo nella Lotta per il suo Risveglio scoprirà che lo Spettacolo neocoloniale, di cui intuisce già l’esistenza, è una allucinazione collettiva. E imparerà a coltivare l’Isola-Giardino, ad aver Cura del grano e delle rose.

Nel Deserto sociale che avanza, dobbiamo come prima cosa riconoscere che un ciclo storico si è chiuso. E’ il ciclo storico che, nello specifico statale della relazione “centro-periferia” e delle sue forme e dosaggi,  possiamo definire dell’ “Autonomia vigilata”, legittimato da uno Statuto che, (tantopiù dal 1992 : Maastricht, le stragi politiche in Palermo, l’Operazione Britannia…)- vale meno di certi Trattati di Pace tra il Governo di Washington e le Nazioni indiane; una “Autonomia vigilata” e subordinata a “Roma”, perché il colonizzato è un mezzo ritardato incapace di camminare da solo nella Vita. Lo ricorderemo come uno Statuto, di natura formalmente “pattizia”, che venne comunque del tutto sterilizzato, già negli anni Cinquanta, malgrado o forse proprio perchè fu oggettiva conquista di indipendentisti come il professore Antonio Canepa, fondatore dell’EVIS, che ci rimise la vita, e di molti altri Siciliani coraggiosi. Un ciclo storico si è definitivamente chiuso. E’ il ciclo storico dell’“Autonomia vigilata”, maschera e alibi di una dominazione neocoloniale volgare per quanto sofisticata. Un giro a vuoto lungo settantanni.               

 @ 17 Giugno 2015. Terra e LiberAzione.

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1945-17 GIUGNO-2015

70° ANNIVERSARIO DELLA PRIMA “STRAGE DI STATO”

GLORIA ETERNA AI COMBATTENTI DELL’ESERCITO VOLONTARIO PER L’INDIPENDENZA DELLA SICILIA!

Catania, mercoledì 17 Giugno, ore 12.

LA FRATELLANZA SICILIANA “TERRA E LIBERAZIONE”, COME OGNI ANNO, HA PORTATO LE SUE ROSE ROSSE AL SACRARIO DEI CADUTI PER L’INDIPENDENZA DEL POPOLO SICILIANO, SITUATO SUL VIALE DEGLI UOMINI ILLUSTRI DEL CIMITERO MONUMENTALE DI CATANIA. LA NOSTRA DELEGAZIONE, GUIDATA DA MIRKO STEFIO, HA COME SEMPRE OSSERVATO UN MOMENTO DI RACCOGLIMENTO E SVILUPPATO UNA SOBRIA RIFLESSIONE, SALUTANDO PER NOME I NOSTRI MARTIRI. TUTTI PRESENTI NEI NOSTRI CUORI.

Anche quest’anno, per la trentesima volta, abbiamo ricordato, riportato ai nostri cuori, le migliaia di Martiri e Combattenti per la Liberazione della nostra Terra Sacra, che hanno scritto, col loro coraggio, pagine gloriose in ogni epoca storica. E’ accaduto nel 70° Anniversario della Strage di Randazzo, la prima Strage di Stato del Dopoguerra, in cui, il 17 Giugno del 1945, su ordine del governo “antifascista” di Roma, vennero trucidati il prof. Antonio Canepa, fondatore dell’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, e i giovani Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice.

Quel giorno, a Murazzu Ruttu, nei pressi di Randazzo, non ci fu nessun conflitto a fuoco né scoppiò alcuna bomba a mano, né partì alcun “colpo diretto” dal posto di blocco dei carabinieri. La versione ufficiale è spudoratamente falsa, a tal punto che lo Spettacolo neocoloniale ha dovuto produrre e spacciare tutta una serie di pillole scadute, sofisticherie e mascariate. Intanto continuano, quasi per inerzia: il silenzio assordante delle “Istituzioni” (ma anche dell’A.N.P.I. e di tutto il “partigianesimo” di marca CLN, peraltro omertoso e complice); la vigliaccheria del “mondo accademico” e la denigrazione “letteraria” ad opera perfino di “islamonazisti esoterici” come Buttafuoco in allegra compagnia con l’asineria storiografica “de sinistra”, tanto di derivazione togliattiana quanto di radice azionista o cattolica: neanche le veline del “Regime” e l’olio di ricino dell’OVRA sarebbero stati capaci di ammucciare per 70 anni una Verità che li inchioderebbe alla Croce della Storia una volta per tutte.

Silenzio, vigliaccheria, denigrazione su una pagina di Storia che illuminerebbe tutta la vicenda italiana fino ai nostri giorni, non sono frutto di sola ignoranza, ma esito di un calcolato interesse non solo storiografico, quanto del tutto Politico. Per questi figuranti prezzolati dello Spettacolo neocoloniale la Sinistra siciliana indipendentista non è mai esistita e l’Indipendentismo è mafia e banditismo, o, quando sono confessati, mito e illusione. Comunque la si pensi, è una Pagina di Storia che merita di essere studiata e meditata seriamente, tantopiù che vennero massacrati nella prima Strage di Stato, il 17 giugno del 1945, al culmine di una “democratica” campagna di repressione che vide il sequestro di persona “legalizzato” dei dirigenti indipendentisti, confinati all’isola di Ponza (ma che il popolo siciliano salvò eleggendoli all’Assemblea Costituente!); la chiusura delle sedi e dei giornali indipendentisti; la caccia al Siciliano libero condotta strada per strada, casa per casa:  la sbirraglia terrorizzava perfino le madri dei giovani patrioti siciliani, mentre l’esercito mitragliava le manifestazioni popolari per il pane e contro la guerra. La “democrazia”, in Sicilia, presentò subito il suo ipocrita bigliettino da visita.

La ricerca della Verità Siciliana sulla “Strage di Randazzo” è un compito morale che abbiamo caricato sulle nostre giovani spalle nel 1985. Una Croce che siamo onorati di portare e di difendere da una Impostura coloniale lunga Settantanni. Nella condivisione militante con quanti a questa Ricerca dedicano sforzo metodico e passione per la Verità. Dal nostro presidente ing. Mignemi, l’ultimo vivente e attivo tra i “ragazzi di Canepa”, al confratello Salvo Barbagallo, che del “Professore guerrigliero” è il massimo e riconosciuto biografo.

GLORIA ETERNA AI COMBATTENTI DELL’ESERCITO VOLONTARIO PER L’INDIPENDENZA DELLA SICILIA!

@Catania, 17 Giugno 2015. La Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”.

Canepaultimoatto

 

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