banner-terra-1Un anno fa (confermiamo al 100%).
@9/2/2017. TERRAELIBERAZIONE.

Onore e sostegno critico al movimento “PROGETTO SICILIA” e alla sua battaglia per la MONETA SOCIALE “GRANO”!.

***
LA REGIONE VAL D’AOSTA BATTE LA SUA MONETINA COMPLEMENTARE?. OTTIMO. Lo può fare perché ha più stambecchi e turisti che abitanti?.
Val d’AOSTA-3 260,9[2] km² -Abitanti: 127 562
CATANIA-3.553 km²-Abitanti: > 1. 116.168 abitanti (…)
La Vallèe è più piccola della sola Catania metropolitana, ed ha gli abitanti di un Quartiere di Catania. La sua “Autonomia frontaliera” –certo ben gestita da un forte partito autonomista (che conosciamo)-fa il resto. Ma non da fastidio a nessuno!. Non succede mai nulla nella meravigliosa Vallèe!. Ha più stambecchi e turisti che abitanti!.
La “Regione fallita” della SICILIA ITALIANA non risponde a nessuna sollecitazione positiva: il motivo è semplice, ma tanti non lo vogliono vedere. E’ uno zombi!.
QUALUNQUE BUONA IDEA VA SVILUPPATA AL DI FUORI DEL CADAVERE DI UN ni-ENTE INUTILE.


LA SICILIA E’ UN “PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES”, UNA TANA DELLA BESTIA AMERIKANA, UNA RISERVA INDIANA DELLE MASSOMAFIE TOSCO-PADANE, FIN DAL 1860. TERRA DI SACCHEGGIO DI UNA DOZZINA DI MULTINAZIONALI DELL’IMPERIALISMO EUROPEO, DI CUI SOLO “TERRAELIBERAZIONE” PARE AVERCI CAPITO L’ESSENZIALE!.
LA BATTAGLIA PER LE MONETE COMPLEMENTARI D’EMERGENZA E’ GIUSTA. MA VA SVILUPPATA ANCHE LIVELLO DI CITTA’ METROPOLITANE E DI COMUNI FUNZIONANTI. E VA RIDISLOCATA IN UNO SPAZIO PIU’ AMPIO, DI ALTA PROVOCAZIONE STRATEGICA: LE DUE SICILIE.
LA RIESUMAZIONE DELLO ZOMBI E’ AFFARE CHE LASCIAMO VOLENTIERI AGLI ESORCISTI DI BRUXELLES. I COMMISSARI EUROPEI: NE ARRIVA UNO OGNI SETTIMANA!. AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA, SPORT E TURISMO…ALTRO CHE “REGIONE SPECIALE”. L’AUTONOMIA VIGILATA E’ UN GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI. STOP.


SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!
MONETA AUREA SOVRANA!
FUORI DALLE RISERVE INDIANE!
Onore e sostegno critico al movimento “PROGETTO SICILIA” e alla sua battaglia per la MONETA SOCIALE “GRANO”!.”
@TERRAELIBERAZIONE.

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Discutere e Aiutare a Discutere. Sempre. @TERRAELIBERAZIONE 

Quando la matematica del debito pubblico non fa l’economia.

Almeno in Sicilia.

December 22, 2016 -Lanfranco Caminiti

Secondo i dati della Banca d’Italia (Supplementi al Bollettino Statistico, Debito delle Amministrazioni locali, 31 ottobre 2015, numero 57) il debito pubblico (tra consolidato e non consolidato) delle Amministrazioni e degli Enti in Sicilia ammonta a una cifra superiore ai 20 miliardi di euro. Un quadro peggiorativo rispetto quello tracciato nel passaggio di consegne tra il governo Lombardo e quello Crocetta in una Relazione dell’Assessorato all’Economia, che indicava in 18 miliardi la situazione debitoria degli enti pubblici, aggiungendo al debito della Regione Sicilia quello dei Comuni (6,5 miliardi), quello delle Province (1 miliardo), degli Iacp, Consorzi Asi, Consorzi Bonifica (1 miliardo), delle Aziende sanitarie provinciali (2,5 miliardi).

Il rapporto delle regioni tra debito pubblico e Pil è superiore al 130 percento il che crea uno squilibrio per l’intero sistema per la forte tassazione resa necessaria per supportare la spesa pubblica e ripagare gli interessi sul debito. Tuttavia Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Marche e Piemonte hanno un rapporto debito/pil intorno all’80 percento; di contro il sud ha un debito/pil del 230 percento con punte di oltre il 300 percento (Calabria). Nello specifico, la Lombardia ha un rapporto debito/Pil del 71,9 percento, l’Emilia-Romagna del 73,3 percento, mentre la Sicilia del 256,3 percento.

Secondo i dati delle sezioni regionali della Corte dei Conti, che hanno passato al microscopio i bilanci del 2014 dopo il decreto del 2012 che ha aperto le porte dei bilanci regionali, che prima non avevano nemmeno l’obbligo di farsi controllare da revisori dei conti professionisti, il totale del disavanzo delle regioni è di circa 33 miliardi di euro. In questa voce la fa da padrone la voce “Sanità”. Per dire, nel Lazio, a fronte di un debito complessivo di 19.842.045.000, la voce “sanità” pesa per 11.280.153.000 (quasi il 57 percento); in Sicilia, a fronte di un debito complessivo di 6.704.013.000 la voce “sanità” pesa per 2.351.926.000 (ovvero il 35 percento).

Il disavanzo in rosso per abitante vede la Sicilia al terzo posto delle Regioni più indebitate: al primo, il Lazio con un debito per abitante di 1854,94 €; al secondo, il Piemonte – che pure è una regione virtuosa nel rapporto debito/Pil – con un debito per abitante di 1640,59 € (pesano ancora gli sprechi dell’amministrazione Bresso, centrosinistra, e di quella Cota, leghista-centrodestra); al terzo, la Sicilia con un debito per abitante di 1216,11 €. È questa la cifra che grava su ciascuno di noi.

Più o meno, questi sono i numeri. Più o meno, perché le nuove regole hanno centinaia di pagine di principi contabili e non è facile districarvisi, anche per addetti ai lavori. Per capirci, riguardo la Sicilia: a fine 2014, il risultato prima degli accertamenti, era positivo per 6,4 miliardi, e dopo la pulizia dei conti dalle voci da spostare o cancellare, si è trasformato in un rosso da 1,9 miliardi che a fine 2015, calcolate anche le somme vincolate o accantonate per effetto delle nuove regole, è sfociato in un disavanzo da poco meno di 7 miliardi.

In queste condizioni, un qualunque piano di investimenti è impensabile: il problema è sempre quello di ripagare il debito. E di ricorrere a prestiti (la Regione Sicilia è indebitata con le banche nazionali, tra cui Mps, con la Cassa Depositi e Prestiti, e con banche “straniere” come Nomura e Merril Lynch, quella dei “derivati killer”) per ripagare il debito, accrescendo il debito, benché lo si spalmi su più anni.

La Corte ha riconosciuto una certa “virtuosità” alla Regione Sicilia che nel Documento di programmazione economica presentato ha ridotto le spese correnti (in genere accade per il blocco del turnover nella Pubblica amministrazione, per i tagli ai servizi, a esempio). Va detto però – come si evince dall’Allegato n.5/A, Bilancio di previsione 2016-2018, Riepilogo generale delle spese per Titoli) che il Disavanzo di amministrazione per il 2017 e 2018 è invece in crescita benché il Totale generale della spesa diminuisca. Com’è possibile? È possibile perché si riducono drasticamente le Spese in Conto capitale: esse passano da 5 miliardi 185.665.794 € del 2015 a 2 miliardi 669.034.274 € per il 2016, a 844 milioni 604.099 € per il 2017, a 651 milioni 890.012 € per il 2018. La Regione Sicilia ha deciso di non investire più. Ma se non investi più, come fai a creare sviluppo e crescita? Puoi solo stabilizzare la povertà.

La Sicilia è tra le regioni più povere d’Italia, secondo i dati Ocse e Eurostat per il 2015. Messa peggio della Sicilia (ex aequo con la Puglia) c’è solo la Calabria. Fatto 100 il Pil prodotto nazionalmente, la più ricca è la Lombardia (134 percento), seguita da Valle d’Aosta (132 percento), provincia autonoma di Trento (127 percento), Emilia Romagna (120 percento), Lazio (118 percento), Liguria (112 percento), Veneto 111 percento), Friuli Venezia Giulia e Toscana (107 percento), Piemonte (106 percento), Marche (93 percento) e Umbria (90 percento). Tra le più povere, dopo la Calabria (57 percento), ci sono Sicilia e Puglia (61 percento), Campania (63 percento), Basilicata e Sardegna (69 percento), Molise (70 percento) e Abruzzo (85 percento). Confrontato con i dati del 2012-2013, il Pil pro-capite delle regioni del Nord Italia è rimasto sostanzialmente stabile (restando di circa un quarto superiore alla media Ue), mentre è calato significativamente nel Sud e nelle isole.

Secondo i dati del rapporto Ocse sulle diseguaglianze, l’1 percento più ricco della popolazione italiana detiene il 14,3 percento della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40 percento più povero, che detiene solo il 4,9 percento. La ricchezza in Italia è distribuita in modo molto disomogeneo, con una concentrazione particolarmente marcata verso l’alto. Il 20 percento più ricco (primo quintile) detiene infatti il 61,6 percento della ricchezza, e il 20 percento appena al di sotto (secondo quintile) il 20,9 percento. Il restante 60 percento si deve accontentare del 17,4 percento della ricchezza nazionale, con appena lo 0,4 percento per il 20 percento più povero. Il 5 percento più ricco della popolazione detiene infatti il 32,1 percento della ricchezza nazionale netta, ovvero oltre la metà di quanto detenuto del primo quintile, e di questa quasi la metà è in mano all’1 percento più ricco.

Niente fa pensare che in Sicilia la distribuzione diseguale della ricchezza sia diversa. È a partire da questa considerazione che si può rivedere quel primo dato grezzo per cui ciascun siciliano ha un debito di 1216,11 €. A pensarci, forse 1216,11 € non sono poi una cifra così esosa. Però: 1) è un debito praticamente “a vita”, perché lo spalmamento dei debiti della Regione e degli Enti ha un ciclo di venti-trent’anni: per venti, trent’anni ciascuno di noi dovrà “pagare” 1216,11 € l’anno (mentre intanto si accendono nuovi prestiti e quindi nuovi debiti); 2) è vero, il debito è soggetto annualmente anche a contrazioni per circostanze favorevoli (calo del tasso di interessi, a esempio), ma soprattutto al taglio delle spese, da cui ricavare somme da destinare al pagamento dei debiti: ora, se per ipotesi si tagliano 1216,11 l’anno di spese correnti (sanità, scuola, assistenza, rifiuti) il cittadino indebitato ne avrà di certo un sollievo, però una cosa sarà l’effetto per il primo e il secondo quintile detentori di ricchezza, e una cosa per il restante sessanta percento, e figurarsi per il venti percento più povero. Risultato? Niente scuola e sanità pubblica, niente assistenza, degrado dei quartieri a livelli inimmaginabili.

In realtà, è quanto già succede. Il dato del Pil è un dato relativo, esso andrebbe sempre comparato con quanto viene restituito in servizi. Se tutte le regioni fossero degli stati indipendenti il valore sintetico potrebbe anche essere considerato assoluto. Tuttavia in uno stato centralista come l’Italia, diventa rilevante calcolare anche il residuo fiscale, ossia la differenza tra quanto viene prelevato in tasse e quanto viene restituito in servizi pubblici. Vediamo questi dati, su base Istat 2012 e 2014 (fonte «Sole 24ore»): il Pil della Lombardia, pro capite, è di 33.272 €, e quello della Sicilia è di 16.244 €, già la metà; ma se calcoliamo anche il residuo fiscale, i dati si modificano così: Lombardia, Pil pro capite: 39.060 € (va cioè aggiunto al Pil il residuo fiscale, quanto viene restituito in servizi, di 5.788 €; Sicilia, Pil pro capite: 13.037 € (va cioè sottratta la differenza tra carico fiscale e servizi). La forbice tra nord e sud, tra Lombardia e Sicilia si dilata ancora di più.

È guardando le cose in quest’ottica che si può capire il comunicato-stampa dell’ABI (Associazione bancaria italiana) che «a conferma della solidità del settore e della propensione al risparmio degli italiani» comunica l’aumento dei depositi, a fine giugno 2016, di quasi 45 miliardi di euro rispetto all’anno precedente (su base annua, +3,4 percento), segnando un aumento in valore assoluto su base annua di quasi 44 miliardi di euro. L’ammontare dei depositi raggiunge a fine giugno 2016 un livello di 1.321,3 miliardi (mentre si conferma la diminuzione, sempre su base annua, della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni: la variazione annua delle obbligazioni è risultata pari a -15,1 percento). L’ABI rileva che la dinamica crescente dei depositi bancari è riscontrabile in tutte le regioni italiane. I depositi delle famiglie registrano un aumento del 3,6 percento su base annua, e gli incrementi più sostenuti si registrano in Trentino Alto Adige (+8,5 percento), in Veneto (+5,3 percento), in Lombardia (+5,2 percento), in Emilia Romagna (+4,4 percento), in Friuli Venezia Giulia (+3,9 percento) e +3,9 percento in Piemonte e +3,6 percento in Toscana. Segni positivi anche in tutte le regionali meridionali: con punte del +3 percento in Puglia e del 2,6 percento in Basilicata. In Sicilia si registra un aumento dei depositi bancari dell’1,1 percento.

Chi cazzo ha messo l’1,1 per cento di più in banca in Sicilia (e nel resto d’Italia), incrementando il gruzzolo?

Secondo il Bollettino statistico III trimestre 2016 della Banca d’Italia (tabella B6.2, Depositi e Risparmio postale), la raccolta tra Banche e Bancoposta in Sicilia vede depositi per 48 miliardi e 39 milioni di euro. Dovrebbe essere una buona notizia: ciascun siciliano ha un deposito (tra banche e poste) di 9.496 €. In fin dei conti posiamo anche tirare un sospiro di sollievo: quel maledetto debito che pesa su ciascuno di noi di 1216,11 € l’anno possiamo affrontarlo serenamente. Solo che qui la teoria del pollo di Trilussa torna convincente: «da li conti che se fanno / seconno le statistiche d’adesso / risurta che te tocca un pollo all’anno: / e, se nun entra nelle spese tue, / t’entra ne la statistica lo stesso / perch’è c’è un antro che ne magna due». Mentre è sicuro che il pollo del debito di 1216,11 € l’anno ce lo cucchiamo ciascuno, non è altrettanto sicuro che il pollo dei 9.496 € di depositi ce lo teniamo stretto ciascuno. Qualcuno s’è fottuto tutti i miei depositi.

Il bazooka del signor Pezzino è una pistola ad acqua.

È stato Henry Paulson, “Hank”, a inventare la teoria del bazooka. Hank è stato segretario al Tesoro americano dal 2006 al 2009, nel pieno dell’esplosione della crisi finanziaria. Quando cominciarono a venire giù le grandi compagnie finanziarie e la gente usciva dai grattacieli del denaro con gli scatoloni pieni di cose raccattate alla scrivania dopo il loro licenziamento e si formavano le file agli sportelli, e poi crollò persino Lehman Brothers, Paulson si rese conto che non si poteva più andare avanti con “i metodi convenzionali”. E fu allora che impugnò il bazooka: avrebbe stampato dollari senza risparmio. È, in economia, la teoria del Quantitative easing: immissione di liquidità nel mercato finanziario per fronteggiare il crollo di valore e la fuga degli investimenti. Il Tesoro stampa obbligazioni che vende alle Banche centrali che hanno stampato moneta, ma può anche comprare titoli tossici o crediti in sofferenza delle banche, cui presta il denaro praticamente a costo zero. Ben Bernanke, che era a capo della Fed, la Federal Reserve, concordò con Paulson questa politica. E la proseguì. E così ha fatto Janet Yellen, che è succeduta a Bernanke, anche se adesso ha iniziato a alzare lievemente i tassi. E anche Mario Draghi, a capo della Banca centrale europea, nonostante l’opposizione della Germania, ha praticato questa politica – resta famosa la sua dichiarazione dell’agosto 2012 in piena turbolenza di spread e speculazioni sulle nazioni più deboli, tra cui l’Italia, che la Bce avrebbe fatto «whatever it takes», qualunque cosa fosse stata necessaria. Non era un’esplicita citazione del bazooka, ma ci andava molto vicino.

Dopo cotanti – Paulson, Bernanke, Yellen, Draghi – anche il signor Pezzino, buon ultimo, modestamente, si è reso conto che i metodi convenzionali non bastano più per fronteggiare il debito pubblico siciliano. Così, ha inventato il “grano”, moneta da affiancare all’euro. “Progetto Sicilia: un sogno fatto in Sicilia”, si chiama così la cosa. E ci ha fatto i suoi diagrammi e le sue slide per spiegare come dovrebbero funzionare le cose.

Poggiando sulla forza dell’articolo 41 dello Statuto siciliano (che recita così: 1. Il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni), Pezzino propone che FinSicilia stampi obbligazioni regionali (BOR) per 6 miliardi l’anno per 5 anni fino a raggiungere i 30 miliardi; ogni anno, la Regione emetterebbe 1 milione 200mila BOR del valore di 5mila € ciascuno per un totale di 6 miliardi. 6 miliardi per cinque anni, uguale 30 miliardi. Questi 30 miliardi andrebbero a aggiungersi a 20 miliardi dell’Unione europea (che sono sostanzialmente bloccati per mancanza di co-finanziamento) per un totale di 50 miliardi in cinque anni. In realtà sarebbero due miliardi l’anno europei per cinque anni, cioè dieci miliardi, ma diventerebbero venti perché sarebbero cofinanziati. Una bella cifretta, no?

Chi dovrebbe comprare i BOR da 5mila euro ciascuno? Ma i siciliani, naturalmente. Perché? Perché Pezzino promette di restituirgliene, in sette anni, il doppio (un tasso che neppure Bernard Madoff, il re della truffa americana con lo schema Ponzi si sognava di ventilare ai suoi gonzi clienti). E peraltro sarebbero garantiti. Da cosa? Dal patrimonio immobiliare della Regione (i beni immobili sono stimati in un valore di 6 miliardi) e dei Comuni (un valore di altri 4 miliardi) per un totale di dieci miliardi. Ma già qui le cifre non tornano.

Succederebbe perciò questo: tu mi dai cinquemila euro e io intanto ti dò diecimila “grani” (una carta di credito, in cui viene fissato un valore convenzionale di 1 euro = 2 grani). Che ci fai tu con questi “grani”? Ma li spendi, naturalmente. E dove? Presso tutta una serie di aziende convenzionate che li accettano anche perché possono poi pagarci le tasse e i tributi, quindi restituirli alla Regione. Li puoi spendere per fare la spesa. Puoi andare nelle “putie” che accettano i “grani” e comprarti i pomodori siciliani e il vino siciliano e la pasta siciliana. E così, non solo si incrementa il commercio (Pezzino ha calcolato quanti sarebbero i lavoratori delle putie, che potrebbero essere pure quelli in Cassa integrazione, così la Regione risparmia) ma anche la produzione (Pezzino ha calcolato quanto crescerebbe la produzione e quindi l’occupazione) e la distribuzione e il logistico (Pezzino ha calcolato quanta movimentazione crescerebbe per autotrasportatori e piattaforme). E poi, visto che tutto gira, si pagherebbero tranquillamente le tasse – aumentando così il gettito fiscale per la Regione – e diminuirebbero i trasferimenti regionali alle aziende in crisi (altri soldi che la Regione risparmia). In breve, con i “grani” si creerebbe un’economia siciliana virtuosa che abbatterebbe il debito pubblico in men che non si dica. E naturalmente avanzerebbero i soldi per restituire, raddoppiati, gli investimenti dei risparmiatori.

«Sono numeri questi», urla Pezzino. «È matematica, questa», strepita Pezzino. Convinto della incontrovertibilità dei numeri e della matematica, e quindi della bontà del suo “sogno fatto in Sicilia”, il signor Pezzino non riesce a rendersi conto del perché la Regione non dovrebbe fare proprio questo bel progetto – «Crocetta lo accetterà, sono certo», assicura Pezzino. E inonda di documentazione ogni assessorato alla Regione – «Anche ai portieri l’ho spedito», geme Pezzino – o si appresta a munirsi di banchetto e stazionare davanti gli uffici regionali finché non gli daranno ascolto. «È tutto a costo zero!», si sbraccia Pezzino.

Ora, io di principio non ho nulla in contrario a una doppia moneta. C’è stato un momento storico abbastanza recente in cui l’Italia ha vissuto una doppia (e tripla e quadrupla) circolazione monetaria. Nel 1943, in preparazione dello sbarco in Sicilia, gli Alleati costituirono l’AMGOT (Allied Government Occupied Territory). Tra le varie «divisioni» a cui spettava governare il territorio, fu istituita quella finanziaria, la Financial. Le autorità alleate sapevano che nell’isola ridotta allo stremo anche le banche avevano esaurito la scorta di banconote. Fu perciò istituita una banca militare, l’Allied Military Financial Agency (AMFA) con il compito di emettere cartamoneta destinata alle spese correnti e al soldo dei militari. In tal modo, prima ancora dello sbarco, incominciarono a circolare dollari con il sigillo giallo, per distinguerli da quelli ufficiali con il sigillo blu. C’era pure uno scambio ufficiale con la lira: 100 il dollaro. Al mercato libero, il dollaro raddoppiava. Verso la fine di giugno si aggiunsero le Allied military liras, che sarebbero diventate le «AM-lire» e cominciarono a circolare sin dallo sbarco in luglio. Le Allied Military Line Currency della serie 1943 furono stampate negli Usa da due differenti tipografie, la Bureau of Engraving and Printing (BEP) e la Forbes Lithograph Corporation (FLC). La differenza è valida solo per l’emissione del 1943. I biglietti si differenziano perché quelli della BEP sono privi di indicazioni dello stampatore, mentre quelli della FLC hanno una piccola «f» nel ricciolo inferiore destro sopra al valore. Una enorme liquidità venne immessa sul mercato con effetti inflattivi. I tagli erano da 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 e 1.000. Sul retro, ogni biglietto pubblicizzava le quattro libertà americane: Freedom of Speech (libertà di parola), of Religion (di fede), from Want (dal bisogno), from Fear (dalla paura). Contemporaneamente alle AM-lire, gli inglesi fecero un analogo tentativo di emettere moneta di occupazione, pence, scellino e sterlina della British Military Authority, che però ebbero scarsa fortuna per la difficoltà che gli italiani incontrano a conteggiare una moneta suddivisa su base non decimale. I prezzi si infiammarono. A ridosso dello sbarco le banconote furono poi stampate in Tunisia, ma con la conquista di Palermo le autorità statunitensi ebbero a disposizione il Banco di Sicilia, del quale già nei preparativi dell’invasione veniva prefigurato l’impiego come Istituto di emissione. Trasformato in Banca centrale, il Banco di Sicilia guadagnò un potere enorme. Le AM-lire passarono per tutte le mani degli italiani fra il 1943 e il ’45. Quanto meno, il Sud ne fu invaso [Malaparte ne La pelle, scrive che amministravano «i cuori e i corpi»] e progressivamente i territori «liberati», mentre nella Repubblica Sociale continuavano a circolare le lire. Nel 1944 intanto la Banca d’Italia stampò la cosiddetta «serie della Luogotenenza», in cui c’erano anche i biglietti da 500 e 1.000 lire, mai messi in circolazione. Le AM-lire furono dichiarate fuori corso soltanto nel 1950, con la legge del 5 gennaio n. 3 del ministro del Tesoro. [Alfio Caruso, Arrivano i nostri, 2004, Longanesi].

Ecco, il “grano” non creerebbe inflazione? Con quello scambio convenzionale di 1 a 2, tipo il cambio che Kohl effettuò tra il marco dell’Ovest e la moneta dell’Est in una notte dopo la caduta del Muro, non ci sarebbe questo rischio? Per la verità, non ho neanche nulla di principio contro l’inflazione (farla crescere lievemente fino al 2 percento, è peraltro uno degli obiettivi dichiarati del Quantitative easing, ancora non raggiunto). Ma non vorrei ritrovarmi in una situazione tipo Repubblica di Weimar, quando ci volevano tre miliardi di marchi per comprare un chilo di pane e la gente veniva pagata giorno per giorno e spendeva subito il denaro perché nello spazio di ore i prezzi lievitavano. Quanti milioni di “grani” ci vorranno per comprare un chilo di pomodori di Pachino in una delle putie del signor Pezzino? Manderà in giro (altra occupazione, signor Pezzino, da conteggiare!) delegati dell’Annona a controllare i prezzi delle putie?

Ma la vera questione è la trappola della liquidità. Fu Keynes – che di certo è nella biblioteca di casa del signor Pezzino – a parlarne: la liquidity trap è quella situazione in cui nessuna politica monetaria (e il “grano”, e la sua stampa e circolazione collaterale, lo sarebbero) riesce a provocare alcuna influenza sulla domanda e quindi sull’economia. L’offerta di moneta a tassi di interesse bassissimi dovrebbe indurre le aziende a indebitarsi e investire e spingere le famiglie al consumo, anziché al risparmio: se prendi denaro praticamente a gratis, perché non farlo? Solo che accade – è accaduto sinora – che quando i tassi di interesse sono prossimi allo zero o a zero (così, a esempio, era negli Stati uniti fino adesso) agire sulla leva della liquidità non provoca automaticamente investimenti e consumo, soprattutto se questa liquidità resta intrappolata nelle banche che non forniscono credito ma continuano a risanare i propri debiti, per l’avidità di speculazioni insensate, e le proprie sofferenze (che sono cresciute in maniera abnorme). Il vero motore dei consumi delle famiglie è il sentimento di fiducia: aspettarsi che la propria situazione lavorativa migliori; aspettarsi che i propri figli e nipoti abbiano un destino lavorativo migliore del proprio e una mobilità verso l’alto; aspettarsi che la tua vecchiaia sia serena e che tu possa contare su una pensione decente e finalmente curarti l’orto dietro la casa che decidi di comprare; aspettarsi che intorno a te la condizione economica sia positiva. Quando, quando è stata l’ultima volta che c’era questo sentire sociale? Che il futuro sembrava possibile?

Se ti rimane qualcosa alla fine del mese, oggi preferisci tenerlo alla posta o alla banca: è come metterlo sotto il materasso, né più né meno (ricordate quella cifra, citata prima, dell’aumento dei depositi?) Ma questo è il dato: le imprese non investono, le istituzioni non investono, le famiglie non investono (quelle che potrebbero, le altre devono ridurre persino i consumi per tirare fino a fine mese). Perché “questa” economia fa paura, perché la paura è il sentimento sociale diffuso.

Ma rovesciare la paura, immaginare un futuro personale e comune, caro signor Pezzino, è una questione politica, non un fatto contabile o monetario. Rovesciare la paura, immaginare un futuro personale e comune, caro signor Pezzino, è un processo sociale, non un provvedimento amministrativo. Il debito pubblico è questione dei rapporti di forza sociali, non da registri della spesa.

La Sicilia forse un giorno stamperà i suoi “grani”, signor Pezzino, perché no? O come diavolo la vorremo chiamare, questa nuova moneta. Ma non è a mezzo dei suoi “grani” che conquisteremo l’indipendenza – che è politica e monetaria. È a mezzo dell’indipendenza – che è un processo politico, sociale e amministrativo, la fiducia nel futuro – che avremo una “moneta siciliana”.

www.antudo.info

MARX 2

MONETA VIRTUALE e dintorni: bit! bit!…a travagghjiari jativinni! poi ci sono i bit! bit!. caro mio, i sistemi del tipo BIT-COIN li conosciamo da quando sono nati. li ho anche usati…ma per avere danaro devi produrre qualcosa o almeno rubarlo. la moneta vera è solo un “equivalente generale”, cioè “niente”. la moneta è una allucinazione collettiva. non si mangia, non si beve, puoi anche eliminarla del tutto. a differenza del cibo o dell’elettricità, o della penicillina…per esempio. E gli algoritmi -che esistono da miliardi di anni, molto prima dell’homo sapiens!- in sé, non producono nulla. Poi ci sono i derivati e altre delizie del capitale speculativo e criminale, coi sui strumenti sofisticati e i suoi paradisi off shore. Esso è peggio delle cavallette bibliche. Altro che bit! bit!.

@FACEBOOK TERRAELIBERAZIONE. MDM/da una nostra risposta volante.

Agatocle+monete+Apollo491

In memoria del Banco di Sicilia.

Nasce nel 1843 dall’unione delle Reali Casse di Corte di Palermo e di Messina, discendenti delle antiche e gloriose Tavole delle due Città; cresciuto col nome di Banco Nazionale di Sicilia, dopo la rivoluzione indipendentista del 1848, fu insignito nel 1850 del titolo di “Banco dei Regi Domini al di là del Faro” e dopo ancora, nel 1860, di quello di Banco di Sicilia. Nel 1867 riceve l’incarico di provvedere, dopo avere lodevolmente espletato quello dell’antica tiratura di titoli apodissari, alla emissione di moneta. Assolverà a tale delicato compito sino al 1926. Nel 1946 si vede attribuire, dallo Statuto speciale, l’alta funzione costituzionale di amministratore e custode delle finanze siciliane. Nel 1990, incostituzionalmente, gli si impone l’improvvida trasformazione in Società privata, sin quando, nel 1997, è estromesso da tutte le sue funzioni e tradotto a forza nella prigione del sistema bancario del nord. Scompare nel 2010.
Né fiori, né opere di bene.
Si dispensa dalle visite.

 

Liberamente rielaborato dall’ass. ETHOS di Viagrande- 5/2/2013 – da uno scritto di Mario Di Mauro – Fondatore di “Terra e LiberAzione”

 

LA REGIONE VAL D’AOSTA BATTE LA SUA MONETINA COMPLEMENTARE?. OTTIMO.

Val d’AOSTA-3 260,9[2] km² -Abitanti: 127 562

CATANIA-3.553 km²-Abitanti: > 1. 116.168 abitanti (…)

La Vallèe è più piccola della sola Catania metropolitana, ed ha gli abitanti di un Quartiere di Catania. La sua “Autonomia frontaliera” –certo ben gestita da un forte partito autonomista (che conosciamo)-fa il resto. Ma non da fastidio a nessuno!. Non succede mai nulla nella meravigliosa Vallèe!. Ha più stambecchi e turisti che abitanti!.

La “Regione fallita” della SICILIA ITALIANA non risponde a nessuna sollecitazione positiva: il motivo è semplice, ma tanti non lo vogliono vedere. E’ uno zombi!.

QUALUNQUE BUONA IDEA VA SVILUPPATA AL DI FUORI DEL CADAVERE DI UN ni-ENTE INUTILE.

LA SICILIA E’ UN “PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES”, UNA TANA DELLA BESTIA AMERIKANA, UNA RISERVA INDIANA DELLE MASSOMAFIE TOSCO-PADANE, FIN DAL 1860. TERRA DI SACCHEGGIO DI UNA DOZZINA DI MULTINAZIONALI DELL’IMPERIALISMO EUROPEO, DI CUI SOLO “TERRAELIBERAZIONE” PARE AVERCI CAPITO QUALCOSA!.

LA BATTAGLIA PER LE MONETE COMPLEMENTARI D’EMERGENZA E’ GIUSTA. MA VA SVILUPPATA ANCHE LIVELLO DI CITTA’ METROPOLITANE E DI COMUNI FUNZIONANTI. E VA RIDISLOCATA IN UNO SPAZIO PIU’ AMPIO, DI ALTA PROVOCAZIONE STRATEGICA: LE DUE SICILIE.

LA RIESUMAZIONE DELLO ZOMBI E’ AFFARE CHE LASCIAMO VOLENTIERI AGLI ESORCISTI DI BRUXELLES. I COMMISSARI EUROPEI: NE ARRIVA UNO OGNI SETTIMANA!. AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA, SPORT E TURISMO…ALTRO CHE “REGIONE SPECIALE”. L’AUTONOMIA VIGILATA E’ UN GIRO A VUOTO LUNGO 70 ANNI. STOP.

SICILIA INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!

MONETA AUREA SOVRANA!

FUORI DALLE RISERVE INDIANE!

@TERRAELIBERAZIONE.

federico 2012

GRANO!

LA MONETA SOCIALE “GRANO” E’ UNA MONETA D’EMERGENZA, REGIONALE E COMPLEMENTARE. FA LEVA SULL’ART.41 -SENZA BIS- DEL DEFUNTO “STATUTO” DELL’AUTONOMIA VIGILATA. E’ UNA PROVOCAZIONE CULTURALE, UNA PROPOSTA  DI LEGGE CHE GIACE DA TEMPO ALL’A.R.S. —A SUO SOSTEGNO, CON PROGETTO SICILIA, ANCHE TERRAELIBERAZIONE, CHE NE FA UN MOVIMENTO PEDAGOGICO PER RISVEGLIARE UN POPOLO ADDURMISCIUTU.
LA MONETA COMPLEMENTARE “GRANO”, PROPOSTA DA “PROGETTO SICILIA”, E SOSTENUTA DA “TERRAELIBERAZIONE”- COI SUOI LIMITI ECC…IL NOSTRO “GRANO”: NON E’, NE’ PUO’, NE’ VUOLE ESSERE ALTRO CHE UN DONO, UN POTLACH ANTI-USURA, CHE SI FA AI CRETINI E AI BANDITI DELLA REGIONE FALLITA CON UN SOLO VINCOLO: SERVE AD AFFRONTARE UNA EMERGENZA CHE SINTETIZZIAMO IN UNA SOLA PAROLA: FAME. MILIONI DI SICILIANI SONO ALLA FAME. PRIMA CHI HA FAME. COME TERRAELIBERAZIONE LO SOSTENIAMO, LEALMENTE, SOLO PER QUESTA RAGIONE. LA MONETA SOVRANA E’ UN’ALTRA COSA. -QUESTA E’ UNA MONETA SOCIALE D’EMERGENZA. E I CRETINI E BANDITI DELLA REGIONE FALLITA CE L’HANNO APERTAMENTE RIFIUTATA. QUELLO CHE E’ ACCADUTO IN TERZA COMMISSIONE ATTIVITA’ “DISTRUTTIVE” NEL CORSO DELLA NOSTRA AUDIZIONE -E VE LO DICO DA PERSONA ASSAI ESPERTA DI PALAZZI E FETENZIE, PER AVERLE COMBATTUTE TUTTA LA VITA- E’ SCANDALOSO, DEMENZIALE, PERFINO COMICO E PAGLIACCESCO.
L’ON. BRUNO MARZIANO E’ LA SINTESI PERFETTA DI QUELLA “SICILIA ‘TALIANA” SULLE CUI MACERIE COSTRUIRE LA SICILIA LIBERA E INDIPENDENTE, SMILITARIZZATA E UMANA, IN QUESTO SECOLO XXI.
L’ALTERNATIVA E’ L’ANNICHILIMENTO FINALE DI MILLE ANNI DI STORIA. OLTRE LE NEBBIE FITTE DELLO SPETTACOLO COLONIALE, S’AVANZA UN NUOVO TIPO UMANO, IL SICILIANU NOVU. SARA’ L’INCUBO DEI BANDITI E DEI CRETINI.
-L’EURO NON E’ UNA MONETA-L’EURO E’ UN REGIME!- PREPARARSI A FARNE A MENO…E’ UNA URGENZA SOCIALE. Non sarà facile. Ma ci proviamo lo stesso. Alla faccia dei morti viventi. Fosse solo per il gusto di poterci definire Vivi.
@MDM

Progetto Sicilia A.P.S.

 Leggilo-criticalo-miglioralo…cosa vuoi di più? Fallo tu un progetto di moneta siciliana-sociale complementare, se è migliore lo sosteniamo. Ma prima di essere “migliore”, lo devi portare in cento piazze. Il progetto “Moneta” dell’Istituto TerraeLiberAzione, che è un altro, verrà reso noto a tempo debito. Prima si deve seminare…Lo stiamo facendo. E mutu cu sapi u joku.

SIMBOLO M33

LA MONETA SICILIANA

STORIA – MODELLI – BATTAGLIE PER L’AVVENIRE.

ALZANDO UNO SGUARDO SUL MONDO.

MONETA REGNUM

Agatocle+monete+Apollo491

MONETA SICILIANA SOVRANA. SIRACUSA (AGATOCLE-IV SECOLO A.C.)

federico 2012

Questa pagina è prodotta a cura dell’Istituto TerraeLiberAzione- Da voce al Seminario sulla moneta siciliana animato da un decennio dall’Istituto TerraeLiberAzione.

I MATERIALI DEVONO PERVENIRE IN FORMATO WORD PER RAGIONI TECNICHE. si può usare la mail: mariodimaurocatania@libero.it

crastuna

L’EURO NON E’ UNA “MONETA”.

L‘EURO E’ UN REGIME.

A CHI APPARTIENE L’EURO?. E’ PIU’ FACILE SAPERE A CHI APPARTIENE LA MONETA COLONIALE CON LA QUALE IL REGIME DI PARIGI STROZZA LA FRANZAFRIQUE. E’ CONVERTIBILE IN EURO. GARANTISCE LA GRANDEUR.

LA JAMAHIRYA LIBICA DI GHEDDAFI -COL SOSTEGNO DI ALGERIA, SUDAFRICA E NIGERIA- ERA A UN PASSO  DAL LANCIARE L’AFRO LA MONETA AFRICANA SOVRANA, LA LEVA MONETARIA PER LO SVILUPPO STRUTTURALE E CIVILE DEL CONTINENTE.

Franco CFP

di Francesco Filini

badiera_russa_reichstagLa Banca d’Italia ha smesso di stampare la lira nel 2002, ovvero da quando entrata in vigore la moneta unica per gli Stati dell’Unione aderenti all’EURO. Così vale anche per la Bundesbank, la banca centrale tedesca creata nel 1957 in sostituzione della Bank deutscher Länder, a sua volta sorta dalle ceneri della Reichsbank, la banca centrale nazista che venne smantellata nel processo di “denazificazione” (Entnazifizierung) operato dagli americani subito dopo il processo di Norimberga. Smantellare il sistema economico nazista era una delle massime priorità per gli Alleati, non a caso  americani, inglesi e francesi si adoperarono subito per creare un nuovo Deutsche Mark che rispondesse alle regole di emissione volute dal sistema finanziario internazionale e suggellate negli accordi Bretton Woods del 1944. All’epoca Berlino era divisa in 4 zone controllate da inglesi, americani, francesi e russi. Dopo la caduta di Hitler il processo di denazificazione aveva fatto sparire ogni moneta nazista, riducendo al baratto l’economia di Berlino. Istituendo una nuova Banca Centrale e una nuova moneta che circolava nelle 3 zone di influenza, americani, francesi e inglesi esclusero la Russia dalla nuova valuta, con il risultato che tutti conosciamo: il blocco di Berlino Est e successivamente la divisione della Germania.

Bretton Woods aveva stabilito le nuove regole, imponendo il dollaro come moneta di aaa_brennus-vae-victisriserva mondiale, unica divisa intercambiabile con la riserva aurea: si passò dal gold-standard (cambio carta in oro) al gold-dollar-standard, dove ogni moneta per essere cambiata in oro doveva prima essere cambiata in dollari. I veri vincitori della guerra fecero un po’ come il barbaro Brenno quando sconfisse l’esercito romano e occupò l’Urbe nel 390 a.C.: il capo dei Galli Senoni pronunciò la proverbiale frase “Vae victis”, “Guai ai vinti”, ponendo la sua pesante spada su un piatto della bilancia che doveva essere pareggiata da un corrispettivo peso in oro. Il controvalore fissato da Bretton Woods era di 35 dollari l’oncia.

Ma Bretton Woods introdusse anche altre misure, come quella del Franco Africano eCfa_map_fr quello del Pacifico. La Francia ratificò gli accordi di Bretton Woods il 26 Dicembre del 1945, creando il Franco CFA per le colonie francesi Africane e il Franco CFP, per le colonie francesi del Pacifico. Il franco CFA è utilizzato ancora oggi da Mali, Benin, Camerun, Costa d’Avorio, Ciad, Niger, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Senegal e Togo. Alcuni di questi stati sono riuniti nell’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale (UEMOA) e alcuni nella Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale (CEMAC). Le rispettive zone di circolazione e interscambio monetario sono a loro volta controllate da due differenti istituti di emissione: il BCEAO (Banco Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale) e il (Banco degli Stati dell’Africa Centrale). Le rispettive valute, per assurdo, non sono intercambiabili. Il bello è che i due istituti di emissione sono sotto il diretto controllo della Banque de France, la banca nazionale Francese che emette insieme alla Banca d’Italia e alla Bundesbank l’EURO. Ed è il Tesoro francese a garantire il cambio del Franco Africano con l’Euro. Questa particolarità del Franco nel mondo è la stessa che ha contraddistinto la Sterlina fino al 1972 con il Commonwealth, la cosiddetta area della sterlina. Ed è la stessa che contraddistingue ancora oggi il dollaro nel mondo che, nonostante la fine degli accordi di Bretton Woods nel 15 Agosto 1971, continua ad essere moneta di riserva mondiale grazie all’istituzione del Petroldollaro nel 1972 grazie agli accordi con Arabia Saudita e Opec.

guerra-petrolio-770x577E’ interessante vedere come i vincitori della seconda guerra mondiale, come Francia, Inghilterra e USA, abbiano sparso la loro carta in giro per il mondo per mezzo secolo, istituendo colonie ovunque, facendo guerre ovunque. Cosa che non hanno fatto gli stati che hanno perso la guerra, come la Germania e l’Italia. Certo attivismo da parte degli stati che vantano un signoraggio nelle colonie e nel mondo, è quindi spiegato dall’obbligo di coprire di continuo la loro carta con le risorse naturali, quelle energetiche in particolare. Ecco come la Francia si agita per intervenire in Libia, in Siria, in Iraq e ovunque ci siano risorse da controllare. C’è una legge nel sistema finanziario attuale, che è quella del debito che creano le banche centrali emettendo denaro ad interesse: gli Stati inizialmente beneficiano della liquidità che le banche creano dal nulla, espandendo le loro economie e creando giganteschi ed evoluti castelli di carta, ma poi rimangono vittime del loro debito e vengono costrette alla guerra dalle rispettive banche centrali.

Ed è esattamente quello che sta accadendo con l’attivismo militare USA in Siria, Iraq e Ucraina: queste sono solo alcune delle frontiere che una sempre più consistente parte di mondo ha segnato come invalicabili, dove il predominio del Dollaro viene messo in discussione.

Con questo articolo si vuole esprimere autentica solidarietà a tutti quei popoli che rimangono vittime dei loro sistemi finanziari, quelli che muovono gli stati verso assurde guerre di conquista e li espongono ad atti terroristici ispirati da un fanatismo islamista iconoclasta, da sempre strumento del neocolonialismo in Asia e in Medioriente. Nell’auspicio che l’Europa faccia davvero la guerra all’Isis, insieme a Russia, Siria, Iran, Irak e Libano.

2015. twitter @francescofilini

CICIRI

 

LE IDEE E LE PROPOSTE DELL’ASSOCIAZIONE

“L’ALTRA SICILIA” DI BRUXELLES

DA LEGGERE, STUDIARE, DISCUTERE.

ECCO

TERRA_E_MONETA_FRANCA

clicca

L’Isola senza Cielo

La moneta siciliana Grano per la crescita e lo sviluppo dell’isola.

(associazione PROGETTO SICILIA)

Progetto Sicilia nasce nel 2012. L’anno dopo, a seguito pubblicazione del libro “Sistema Monetario Complementare della Regione Siciliana, detto Grano” elabora un Progetto di Legge di iniziativa popolare per la moneta siciliana, sottoscritto da migliaia di siciliani, col prezioso supporto tecnico e morale dell’Istituto TerraeLiberAzione di Catania.

Il 27 marzo 2014, diventa il Disegno di Legge n° 730.

Il 6 maggio, la III Commissione parlamentare esamina il DDL che dimostra come: realizzare la massima occupazione avviando al lavoro i disoccupati attraverso un massiccio piano di investimenti infrastrutturali e strategici; accreditare un reddito di € 10.000 l’anno sociale alle famiglie disagiate da spendere in beni e servizi locali per rilanciare la filiera agroalimentare e l’artigianato; detassare le attività produttive eliminando l’Irap.

Il sistema monetario Grano è la soluzione al degrado, povertà, migrazione giovanile. Il DDL 730 è ancora fermo in III Commissione in attesa di andare in Aula.

4 Il “Progetto Sicilia”, elaborato da persone che amano profondamente l’Isola e che in essa e per essa hanno sempre profuso le energie vitali per costruire, sarà il veicolo innovativo che permetterà al popolo siciliano di continuare a vedere l’azzurrità del cielo anche dentro il proprio animo, invece di smarrirsi fra le ombre dei disastri presenti tra i vari stati dell’Europa e del mondo.

Progetto Sicilia traccia un percorso di crescita e di sviluppo sostenibile, per l’Isola. Uno studio, elaborato per il benessere dei siciliani e la prosperità della Sicilia, per mettere fine al degrado, alla povertà, alla nuova migrazione, soprattutto giovanile, applicando soluzione adeguate per un immediato Rinnovamento Istituzionale, Ambientale, Economico e Sociale della Regione siciliana.

La Regione, esaltando le proprie peculiarità, sarà il fattore propulsivo per raggiungere questi obiettivi non più differibili per i siciliani. Per fortuna, le prerogative intoccabili dello Statuto, legge costituzionale della Repubblica Italiana e giuridicamente immodificabile, sebbene non siano gradite alle forze governative, consentono una federazione che non metta in discussione il legame unitario ma permetta la piena gestione economica e finanziaria, il che è l’emergenza attuale, oltre quella amministrativa ancora da riformare nel profondo. Questa è la nostra storia, da qui parte il presente e si dipana il futuro.

Giuseppe Pizzino

clicca e leggi “PROGETTO SICILIA”

Progetto Sicilia A.P.S.

 

Explosions from Mount Etna's Voragine crater light up night sky ECCO ANCHE…

 

UNA IPOTESI DI RITORNO ALLA LIRA (ITALIANA)…IN UNO STUDIO DI MAURO CRISAFULLI. NON NE CONDIVIDIAMO LA PREMESSA, MA NON E’ PRIVO DI SPUNTI INTERESSANTI E RIMODULABILI IN BEN ALTRA PROSPETTIVA…GRAZIE MAURO!.

CLICCA E se tornassimo alla lira (1)

L’Isola senza Cielo

ed ecco… IL PROGETTO SIMETOX®

(da PATERNO’)

Progetto per la piena occupazione , sicurezza e legalità

 

Avrete presente la peggior cinematografia “catastrofista” d’oltreoceano. Quella con alluvioni, terremoti, asteroidi, disastri nucleari. In ognuna di quelle pellicole i registi hanno voluto deliziarci con una scena onnipresente: il plotone d’esecuzione che passa per le armi gli sciacalli che, approfittando dell’anarchia sociale, saccheggiano case e negozi. Bene, per una volta non è fantascienza: i provvedimenti d’emergenza, le legislazioni d’emergenza esistono davvero. La legge sull’ordinamento penitenziario n. 354 del 1975, all’articolo 41-bis applicato nel 1986 dalla cosiddetta “legge Gozzini”, gestiva una situazione d’emergenza: al fine di evitare i contatti – dentro e fuori dal carcere – con altri detenuti appartenenti alla medesima rete criminale, ai reclusi condannati per reati di mafia, terrorismo e altri reati estremamente gravi venivano in via eccezionale interdetti i colloqui, la permanenza all’aria aperta, la corrispondenza. Il regime carcerario era per costoro talmente severo al punto di spingere le istituzioni europee a contestare alle autorità italiane il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti. La “legge Reale” (n. 152/1975) introduceva invece disposizioni speciali a tutela dell’ordine pubblico prevedendo la possibilità di custodia preventiva anche in assenza di flagranza di reato e permettendo da parte della forza pubblica l’utilizzo delle armi non solo in caso di resistenza ma anche al fine di prevenire determinati reati quali ad esempio quelli di terrorismo. L’articolo 32 della Carta costituzionale sancisce il sacrosanto principio secondo cui nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. Prevede però che a questa regola si possa per legge derogare. Anche qui si tratta di casi di emergenza: epidemie o casi di patologie mentali che possono mettere a repentaglio  la salute pubblica. La stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che nel 1966 volle regolamentare attraverso una Convenzione i diritti civili e politici, stabilì che ai principi contenuti in quel solenne Atto si potesse derogare in virtù di uno “stato di emergenza”. Gli esempi riportati dimostrano quindi quanto non solo sia possibile derogare dalla legislazione ordinaria in caso di necessità cogente, ma anche che tale deroga possa addirittura andare a operare nei settori più delicati e comunemente “intangibili” dell’organizzazione della vita civile: la privazione della libertà personale, la violenza legittima, il diritto alla salute, i diritti politici. Ora il busillis sta tutto nell’individuare in quali casi si possa parlare di situazione d’emergenza. La attuale degenerazione sociale causata da quella che viene eufemisticamente definita “crisi” economica può essere considerata in tale fattispecie? Ragioniamo in prima istanza in termini di pubblica sicurezza: i reati violenti di natura patrimoniale, indotti dalla spasmodica ricerca di denaro di sempre più larghe fasce di popolazione che ne sono state private, stanno subendo un incremento esponenziale. Senza volerci addentrare in dati statistici, l’allarme è tangibile per chiunque viva in una qualunque città sottoposta alla “dominazione” italiana; la stampa riporta tali eventi a tamburo battente, il senso di insicurezza sul territorio è sempre più tangibile. Tale situazione inoltre, in determinate zone del Paese, porta fiumi d’acqua al mulino delle organizzazioni criminali che spesso vengono definite il pericolo numero uno per le istituzioni e per la convivenza sociale.
Parliamo poi della questione dei suicidi. La morte auto-inflitta non è comunemente considerata (per via di una certa censura e per una diffusa ignoranza in materia) un fenomeno emergenziale. Nulla di più sbagliato. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2000 ha diffuso dei dati che parlano di una morte per suicidio ogni 40 secondi e di un tentativo di suicidio ogni 3 secondi; per rendere l’idea, ciò significa che muoiono suicidi più uomini di quelli che perdono la vita in tutti i conflitti armati della Terra e in tutti gli incidenti stradali. E si badi: sono dati del 2000, di molto precedenti all’attuale esasperazione della crisi economica che è stata tristemente caratterizzata da un incremento esponenziale del fenomeno. La stessa OMS ha ravvisato nel suicidio un’incidenza sociale tale da istituire un apposito Istituto di prevenzione, il Supre. I suicidi e i reati violenti di natura patrimoniale debbono quindi essere iscritti, in virtù di incontrastabili dati statistici e di affermati studi sociali, nella categoria delle situazioni di emergenza. Quale conseguenza deve derivare, in contesto istituzionale, da questa affermazione? Semplice: che in ragione della situazione emergenziale si possa e si debba derogare alla legge ordinaria e ai trattati al fine di porne rimedio, o comunque di arginarla.

Un valido strumento d’azione potrebbe essere ad esempio quello dell’emissione, da parte dei Comuni, di uno strumento monetario alternativo e complementare all’Euro, per venire incontro alle esigenze vitali di sopravvivenza economica della popolazione. A questa ipotesi viene comunemente contrapposta la norma enunciata dal Trattato sull’Unione Europea per cui solo alla BCE è consentita l’emissione monetaria. Ma è proprio quanto inizialmente esposto che dovrebbe indurre l’ autorità a ritenere di dover derogare da questa disposizione internazionale in virtù di una situazione di necessità ed estrema urgenza, una situazione di emergenza sociale.

I Comuni hanno teoricamente il potere di imporre questa linea? Guardiamo nel dettaglio. “Al Comune spettano tutte le funzioni che riguardano la popolazione ed il territorio, in particolare è il Comune stesso che deve farsi carico delle esigenze nascenti in determinati settori specificamente delineati dal dettato normativo”.  A conferma di quanto sopra infatti, l’articolo 112 del TUEL enuncia che: “Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”. Queste ampie funzioni che come abbiamo visto vengono in diversi modi attribuite all’ente comunale, comportano una serie di problematiche:

  1. a) in primo luogo sono frequenti le controversie circa la definizione dei confini della tutela della salute, governo del territorio e dell’ambiente nonché in tema di servizi sociali.

 

  1. b) In secondo luogo risulta problematico delineare il rapporto tra le nuove competenze attribuite al Comune e le effettive risorse che al Comune stesso vengono messe a disposizione.

 

Tutto questo in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione il quale prevede per i Comuni (e Province, Città Metropolitane e Regioni) autonomia finanziaria di entrata e di spesa, tributi ed entrate propri, compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio nonché un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Prevede altresì il medesimo articolo che le risorse di cui sopra consentono al Comune di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Inoltre l’articolo 7 del Decreto Legislativo 112/1998 prevede la “devoluzione alle regioni e agli enti locali di una quota delle risorse erariali tale da garantire la congrua copertura (…) degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti nel rispetto dell’autonomia politica e di programmazione degli enti; in caso di delega regionale agli enti locali, la legge regionale attribuisce ai medesimi risorse finanziarie tali da garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni delegate, nell’ambito delle risorse a tale scopo effettivamente trasferite dallo Stato alle Regioni”.

Dal dettato dell’articolo 54 TUEL emerge altresì che il Sindaco, sempre nella sua funzione di ufficiale di Governo: emana atti in materia di ordine e sicurezza pubblica, svolge funzioni in materia di polizia giudiziaria, vigila sulla sicurezza e l’ordine pubblico, adotta Ordinanze contingibili ed urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini.

E’ necessario ricordare inoltre che il Sindaco opera come Ufficiale di Governo anche relativamente ad altre funzioni sulla base di norme di settore (ad esempio in base alla Legge 833/78 in materia di sanità). Proprio in merito alle funzioni svolte quale Ufficiale di Governo è utile svolgere qualche breve considerazione. Prima di tutto occorre chiarire che il Sindaco che esercita le funzioni di Ufficiale di Governo o di autorità sanitaria non è un organo del Comune, ma dello Stato.

Tale principio viene chiaramente sostenuto dalla giurisprudenza, ultimamente si è pronunciata in proposito la Corte di cassazione. In tema di poteri e funzioni del Sindaco la giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi più volte; punto di notevole interesse è quello relativo al potere di ordinanza del Sindaco medesimo. Circa tale aspetto, il Consiglio di Stato ribadisce che: “… i presupposti che si richiedono per l’adozione dei provvedimenti contingibili ed urgenti, da parte della massima Autorità comunale, sono – ai sensi dell’art. 38 comma 2, l. 142/1990 – da un lato, l’impossibilità di differire l’intervento ad altra data in relazione alla ragionevole previsione di danno incombente (donde il carattere dell’urgenza); dall’altro, l’impossibilità di provvedere con gli ordinari mezzi offerti dalla legislazione (donde la contingibilità)”. Alla luce di quanto sopra i Sindaci possono operare con provvedimenti (ordinanze) contingibili ed urgenti in materia di sanità e sicurezza dotandosi di strumenti straordinari rispetto a quelli previsti dalla legislazione. Lo strumento monetario previsto dalla legge (L’Euro) può essere affiancato da uno strumento monetario alternativo e “straordinario” emesso dai Comuni, al fine di prevenire problemi di salute pubblica “mentale” dovuti alla crisi monetaria ed alla angoscia sociale che sono le cause di problemi di sicurezza pubblica quali gesti estremi violenti che potrebbero coinvolgere la comunità (rapine, suicidi, esplosioni, messe a fuoco, stragi) ed evitare l’incremento del crimine dovuto alla affannosa ricerca di soldi.

Va infine evidenziato che questa “moneta convenzionale” che  per affezione territoriale chiameremo SIMETOX®, con l’ auspicio che altri Comuni ETNEI e della valle del Simeto sposino l’ iniziativa, è perfettamente compatibile col sistema monetario internazionale, perché  considera solo aspetti di diritto privato (cioè la proprietà della moneta e la posizione di creditore ,di debitore), come tali di stretto diritto interno e del tutto irrilevanti per il diritto internazionale. Il progetto è altresì perfettamente compatibile col trattato di Maastricht perché  rispetta l’autonomia della Banca centrale europea.

Il presente progetto vuole quindi anche essere un appello agli altri Sindaci dei  Comuni limitrofi perché adempiano al proprio dovere di messa in atto di tutte le condizioni possibili che possano tutelare la salute dei cittadini e lo svolgimento ordinato della vita civile, attingendo all’ampia produzione legislativa e alla consolidata giurisprudenza che li autorizzano in questo senso.

SIMETOX®

Progetto per la piena occupazione , sicurezza e legalità.

info: arch. A.Caruso-Paternò.

federico 2012

 

 

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