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Lo sapevamo, ma ora lo dicono loro. Si scoprono gli altarini. Un ex-oppositore svela il lato occulto dell’opposizione siriana

manar-05112090014847524774Tornato in patria, l’oppositore Nawaf Bashir moltiplica le sensazionali rivelazioni sul lato nascosto della opposizione siriana appoggiata da Stati del Golfo e le potenze occidentali. Sapendo che Bashir non è un oppositore qualsiasi: è uno dei fondatori della Dichiarazione di Damasco, una delle prime istanze dell’opposizione siriana apparse nel 2005. È anche il capo di una grande tribù, i Baqarat, il cui numero di membri è pari a circa un milione, secondo alcune stime. Nel 2011 raggiunse l’opposizione durante lo scoppio della crisi siriana, lasciando la Siria per la Turchia nel 2012. Ma è tornato in Siria all’inizio del gennaio 2017. In un’intervista al canale televisivo arabo al-Mayadin, spiega che ha deciso di tornare in patria dopo aver scoperto l’entità del complotto contro la Siria. Secondo lui, molti oppositori hanno visitato Israele “credendosi di essere diventati degli eroi”. “Alcuni di loro furono liquidati in Turchia. Perciò gli altri temono di parlare e molti vogliono tornare in Siria“, ha detto.

I legami pericolosi con al-Qaida
Bashir ha anche rivelato i legami tra il ramo di al-Qaida in Siria e l’”opposizione moderata”, ed ha accusato l’ex-premier Riad Hijab di aver avuto dal Qatar 47 milioni di dollari che ha poi dato al ramo di al-Qaida in Siria, Jabhat al-Nusra, ora rinominatosi Fatah al-Sham, ed istruendolo su come attaccare la città di Aleppo. Riferendosi alla corruzione dilagante nell’opposizione siriana, soprattutto tra le personalità più importanti che risiedono in Turchia, accusava chi presiedeva la coalizione dell’opposizione siriana, senza nominarlo, di aver rubato 116 milioni di dollari prima di fuggire in un Paese arabo e fondare un suo partito. Ha ricordato anche il caso di un altro funzionario che ha rubato 18 milioni di dollari ed è fuggito in Gran Bretagna dove ha preso la cittadinanza inglese, e il destino ancora ignoto di 51 milioni di dollari scomparsi dalle casse della coalizione, per non parlare delle armi fornite ai ribelli e poi rivendute. L’opposizione siriana ha anche riportato il caso di Nazir al-Haqim, un membro della coalizione accusato di aver consegnato passaporti falsi a chi voleva andare in Siria, come terroristi di SIIL e al-Nusra. Secondo Bashir, l’Arabia Saudita ha ridotto il sostegno all’opposizione siriana, mentre il Qatar continua a rafforzarlo.

Il sequestro dei Fratelli Musulmani
Gli aiuti “che vengono spediti in nome del popolo siriano vanno direttamente nelle casse dei Fratelli Musulmani (MB), utilizzati da al-Qaida e al-Nusra, mentre posano da moderati, gli consegnano armi e ne preparano le forze per le battaglie, pensando solo a prendere il potere“, rivelava inoltre. In una precedente intervista, indicava che la FM controlla tutte le strutture dell’opposizione siriana, assicurandosi che chi gli si oppone o non ne fa parte, non occupi posizioni importanti nella coalizione e nell’alto commissariato per i negoziati.

Operazione estera fin dall’inizio
In un’altra intervista con il canale iraniano al-Alam, rivelava che l’opposizione siriana persegue scopi dettati dall’estero, perciò non ci fu il dialogo nazionale che il Presidente siriano Bashar al-Assad propose all’inizio delle proteste nel 2011. “Dall’inizio gli obiettivi erano esteri, perseguiti da individui che si compravano i manifestanti per spingerli alle armi… questo è il motivo per cui le cose mutarono corso: manifestazioni pacifiche che rivendicavano la riforma del regime e delle leggi e la creazione dello Stato dei cittadini e della democrazia, divennero dimostrazioni armate e quindi la catastrofe che il popolo siriano sta ancora pagando“. Ricordava che ogni volta che il governo siriano proponeva una soluzione politica in linea con le richieste popolari, le proteste esplodevano per rifiutare il dialogo. Bashir ha anche rivelato l’esistenza di 800 fazioni in Siria. “Questo significa che ci sono 800 principati, ognuno controlla 20-30 villaggi e regioni, e sono finanziati da Arabia Saudita e Qatar e altri“, lamentava.

Il saccheggio dell’ELS
Ha anche svelato il saccheggio delle istituzioni dello Stato nelle regioni controllate dall’esercito libero siriano, la prima milizia che prese le armi ed attualmente sulla scia dell’offensiva turca nel nord della Siria, “Scudo dell’Eufrate”. “L’ELS era presente in molte regioni siriane, ma non fu in grado di dare alcunché ai cittadini. Fabbriche, ferrovie e istituzioni statali furono saccheggiate e derubate come bottino di guerra, in quanto proprietà del popolo siriano vanno restituite e non cedute a individui o gruppi armati“, si dispiaceva.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Un “MEDITERRANEO” al POLO NORD

Passaggio a nord-est:

nuove prospettive per il Pacifico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 14/11/2016

Questo tema verrà affrontato anche al CUNCUMIU di TERRAELIBERAZIONE (3 dicembre 2016 h.17-a Catania, Caffè della Corte via Firenze 88-Tribunale)map_kapitankhlebnikov_epicnortheastpassageVenti anni fa, otto Stati artici crearono il Consiglio artico (AC) per sviluppare congiuntamente la regione artica e preservare l’ambiente e la cultura dei popoli indigeni. Inizialmente, Danimarca, Islanda, Canada, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Finlandia e Svezia aderirono al Consiglio. Più tardi, altri Stati con interessi nella regione artica si unirono. India, Cina, Singapore, Corea del Sud e Giappone hanno lo status di osservatori da diversi anni. Considerando capacità finanziaria e vasta esperienza nella logistica marittima di questi Paesi, possono rendere un valido aiuto agli Stati membri del CA. Fecero tutti sforzi strenui per aderire al consiglio, ed oggi fanno del loro meglio per accedere a risorse artiche e rotte marittime. Il vero tesoro del settore eurasiatico del Mar Glaciale Artico è, naturalmente, la rotta del Mar del Nord russo (NSR) nell’Oceano Artico, lungo le coste settentrionali della Federazione Russa. Ultimamente, la Russia ha dedicato molta attenzione allo sviluppo di questa rotta unica.

Nel discorso del dicembre 2015 all’Assemblea Federale, il Presidente Vladimir Putin parlò del valore della NSR, più volte indicata pietra angolare della crescita economica e della sicurezza dei trasporti dei territori del nord e della Russia. È la rotta più breve dalla Russia europea all’Estremo Oriente. In senso più ampio, la NSR è una sezione enorme della più breve rotta marittima che collega Europa ed Asia, Atlantico e Pacifico.

L’accesso alla NSR significherebbe per gli Stati asiatici forte riduzione di tempi e costi per spedire merci in Europa. Attualmente, quasi tutte le merci arrivano in Europa attraverso il canale di Suez, lungo le coste meridionali dell’Eurasia. Non solo è una rotta molto più lunga, ma anche più rischiosa poiché vi sono minacce da pirati e terroristi. Negli ultimi anni, i rischi per il trasporto merci lungo questa rotta sono raddoppiati per le tensioni nel Pacifico.

Dispute territoriali tra Cina e altri Paesi della regione e i tentativi degli Stati Uniti di mantenere l’influenza, potrebbero innescare una situazione in cui qualcuno decida di bloccare la rotta. Non sarebbe difficile, da questa via diverse aree vulnerabili potrebbero essere facilmente occupate da relativamente piccoli gruppi. Vi sono degli stretti, tra cui il canale di Suez e lo stretto di Malacca. Se, Dio non voglia, qualcosa accadesse, la NSR diverrebbe vitale per il commercio dei Paesi della regione Asia-Pacifico con l’Europa.

Va ricordato che la NSR attraversa le acque territoriali russe, il che significa che i Paesi che cercano di usarla dovranno costruire rapporti con la Russia. Questa circostanza potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo delle relazioni internazionali russe. Per di più, gli Stati che desiderano utilizzare la NSR dovrebbero partecipare allo sviluppo, anche come investitori. È difficile e costoso mantenere la NSR. La Russia deve impiegare la sua flotta di rompighiaccio, ancora di più in inverno, molto costosa, per permetterne la navigazione.
Oggi, la Russia utilizza la NSR per lo più per i carichi e rifornimenti dei prodotti industriali locali dai porti nell’estremo nord. Uno degli utenti principali della NSR è la società russa Norilsk Nickel, che possiede più della metà delle merci spedite tramite la NSR. Dato che Norilsk Nickel possiede i rompighiaccio, l’azienda può spedire i propri prodotti tutto l’anno. Gazprom e Rosneft sono altre due società che impiegano la NSR.

Il Programma di sviluppo dei Territori del Nord russo implica l’impegno di imprese straniere che vogliano partecipare alla navigabilità della NSR. Il Giappone è uno dei Paesi che mostrano un genuino interesse alla cooperazione. All’inizio del 2016, l’ambasciatore del Giappone Kazuko Shiraishi fece una dichiarazione curiosa, dicendo che il Giappone era disposto a spedire il 40% delle merci che invia attualmente in Europa, attraverso la NSR.

Il Giappone, a sua volta, può aiutare nel monitorare le condizioni dei ghiacci. La Cina è un altro importante possibile utente della NSR. A prima vista, potrebbe sembrare piuttosto strano, poiché la Cina sviluppa la Via della Seta marittima, collegando Asia ed Europa attraverso la suddetta rotta del sud.

Alcuni esperti hanno predetto che la Via della Seta marittima e il Passaggio a nord-est diverrebbero rivali. Tuttavia, sembra che la Cina veda dei vantaggi nell’avere una rotta alternativa, comprendendo la volatilità della situazione nella regione Asia-Pacifico. Comunque, il governo cinese ha dimostrato interesse per la NSR in varie occasioni. Nel 2013, la prima nave cinese, Yong Sheng, navigò lungo la NSR, salpando dal porto di Dalian (Cina) e arrivando a Rotterdam (Paesi Bassi). Tuttavia, resta ancora molto da fare per far diventare la NSR un’alternativa adeguata alla rotta meridionale, come sviluppare sofisticate infrastrutture con terminali marittimi in diverse sezioni della rotta per il carico e lo scarico (attualmente, solo un porto, a Dudinka, può ospitare navi per tutto l’anno).

La parte russa spera negli investitori cinesi come possibili partner in questo progetto. A quanto pare, il “Celeste Impero” è anche impegnato a garantirsi una presenza nella NSR. Attualmente, la Cina partecipa energicamente allo sviluppo della regione di Arkhangelsk. Per molti secoli, Arkhangelsk è stato il punto d’appoggio strategico della Russia nella regione artica. Questa è una delle sezioni principali della NSR, dall’alta concentrazione di impianti industriali e porti marittimi importanti. Oggi, come ieri, la regione di Arkhangelsk ha la massima priorità nel nuovo programma di “sviluppo socio-economico della regione artica russa”.

Nell’ottobre 2016, la società russa Arctic Transportation e il polo industriale “Archangelsk” firmavano un contratto con la cinese Poly International Holding Co. secondo cui la società cinese finanzierà la costruzione di un porto oceanico nell’isola Madjug sul Mare bianco. Questo sarà un contributo importante allo sviluppo della NSR. Si prevede che entro il 2030 il nuovo porto possa superare i 30 milioni di tonnellate di merci. Il profondo interesse della Cina nella regione di Arkhangelsk è stato dimostrato ancora una volta quando la grande azienda cinese Huadian decise d’investire nel settore energetico della regione.

La scorsa estate, la joint enterprise russo-cinese “Huadian-Arkhangelsk CHPP” comprò l’unica azienda di riscaldamento nella regione, l’Arkhangelsk CHPP, pagandone il debito di 2,7 miliardi di rubli. E’ chiaro che la Cina è veramente interessata ad accedere ai territori artici della Federazione Russa.
Il Passaggio a nord-est è una rotta unica, che può fare della Russia uno dei più importanti Paesi di transito del mondo. Inoltre, la NSR può attrarre molti grandi investitori stranieri. E il più importante compito della Russia è dargli un caloroso benvenuto.

arkhangelsk-russia-9Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Breve APPUNTO sul CAOS AMERICANO.

 
NELL’IMMINENTE CAOS AMERICANO NON VA SOTTOVALUTATO NULLA. NE’ ALCUNA INFORMAZIONE VA PRESA PER OROCOLATO.
LA REALTA’ si DETERMINA come RISULTANTE SINTETICA di un ampio FASCIO di FORZE. IL RISULTATO E’ RARAMENTE al 100% QUELLO VOLUTO da UNA SOLA di QUESTE FORZE. TANTOPIU’ IN UN PAESE IMMENSO COME GLI U.S.A. CHE SI STA CONDANNANDO A IMPLODERE O A FAR ESPLODERE IL MONDO.
 
REGISTRIAMO INTANTO L’AVANZATA -NUOVA PER DIMENSIONI- DI MOVIMENTI SECESSIONISTI -ANCHE ARMATI- IN TEXAS E IN CALIFORNIA. APPAIONO DI SEGNO DIVERSO. UN SONDAGGIO SERIO CONTABILIZZA LA SECESSIONE GIA’ AL 41% IN CALIFORNIA -senza alcuna vasta CAMPAGNA DI PROPAGANDA. L’AVREMMO NOTATA.
 
Il CAOS RIGURGITA nel VENTRE della BESTIA. NON E’ DETTO CHE SIA PER FORZA UN BENE – E’ CERTO CHE E’ UN FATTO. E COME TALE VA SEGUITO. COSA CHE FACCIAMO DA DECENNI. LA “TESI SULLA NUOVA GUERRA CIVILE AMERICANA” NON E’ PER NOI UNA NOVITA’. E’ UNA CHIAVE DI LETTURA BEN CUSTODITA.
 
@Marzo 2016. TERRAELIBERAZIONE.
 
Sta rifiorendo anche una LETTERATURA neoAPOCALITTICA. Certo, nella REALTA’, la materia prima non scarseggia. Eccone un esempio che definiamo però IPER-REALISTICO. L’autore, americano, si chiama Dean Henderson. è autore di cinque libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. La traduzione è di Alessandro Lattanzio che ce la invia dal sito che dirige da oltre 15 anni:  www.aurorasito.wordpress.com
A doctor gestures as she gives a medical check to a Tibetan monk at Mindrolling Monastery as part of a medical expert volunteer project, Zhanang county

In TIBET

SCONFITTA FINALMENTE LA CECITA’ DI MASSA.

Di cosa si parla? Semplice: di cecità. Le chiacchiere dei bonzi buddisti -che per secoli hanno schiavizzato il popolo- stanno a zero. La REALTA’ della CINA CHE CAMMINA non è quella descritta dalla CIA e da HOLLYWOOD. Non è paradiso, ma non è certo inferno!. Camminano sulle proprie gambe -e ora ci vedono meglio. Punto. (TERRAELIBERAZIONE)

Secondo la Commissione per la Pianificazione per la Famiglia e la Salute della Regione Autonoma del Tibet, gli stanziamenti pubblici pro-capite per la sanità pubblica in Tibet hanno raggiunto i 45 yuan RMB, 10 yuan RMB al di sopra della media nazionale.
Grandi sono stati i risultati raggiunti finora. Per esempio 2,76 milioni di pazienti sono stati curati di cataratta, gratuitamente. In una regione con la densità popolativa del Tibet si tratta di una cifra impressionante. Inoltre, nell’offerta del sistema sanitario pubblico, è stato inserito anche il trattamento dei disturbi cardiaci congeniti dei bambini. Ovvero una patologia che spesso non è coperta nemmeno dai sistemi sanitari di certi paesi dell’UE. Anche i religiosi beneficiano ampiamente della copertura sanitaria pubblica.
Il sistema sanitario locale è presente a tutti i livelli, fino ai villaggi, con strutture diffuse in modo capillare. Ciò permette anche di svolgere un’importante azione di censimento. Per esempio per quanto riguarda il monitoraggio delle malattie infettive, che incidono secondo un tasso di 340,18/100.000, mentre il tasso di mortalità ammonta a o,74/100.000. Le misure di promozione dell’igiene e della pulizia dell’acqua hanno consentito d’abbattere notevolmente i tassi d’infezione e di mortalità.
Nel 2014 gli investimenti per la maternità e la cura dei bambini hanno raggiunto i 140 milioni di yuan RMB, con un grosso aumento delle contee dove è stato riscontrato un notevole progresso in termini di nutrizione e salute dei bambini stessi.
Nel 2015 gli stanziamenti per la sanità pubblica raggiungeranno i 50 yuan RMB, con ulteriori grandi benefici per la popolazione.
Filippo Bovo

Internet psyop

& collasso imminente

Dean Henderson, 13/07/2016preppers-apocalisseQualche settimana fa avevo previsto il caos negli USA a causa della polarizzazione politica basata sulla paura che l’incombente e ben orchestrata partita presidenziale Trump/Clinton ha prodotto. Da allora l’ex-grande nazione sembra deragliare. C’è stata la falsa bandiera di Orlando attuata da un agente della Wackenhut, innumerevoli assassini di persone di colore per mano dei suprematisti bianchi della polizia e la risposta a Dallas, e la presunta populista Brexit effettivamente ideata dai bankster della City di Londra e, molto opportunamente e non a caso, un’ondata di caldo record su tutta la nazione.

Due settimane fa l’agente dei Rothschild George Soros ha venduto il suo portafoglio di azioni degli Stati Uniti a favore di una riduzione del mercato azionario degli Stati Uniti, dicendo che nello scenario migliore ci sarà una depressione deflazionistica, mentre nel peggiore ci saranno scontri e guerra di classe negli USA. Dovrebbe saperlo, dato che i suoi mandanti la fomentano. La Deutsche Bank, la cassaforte delle ricchezze dei finanziatori del nazismo Warburg, che compì una strage per corto circuito di azioni delle compagnie aeree e di assicurazione negativamente colpite dall’11 settembre, starebbe seduta su 40 miliardi di dollari di scommesse su derivati tossici offerti a un ridicolmente alto tasso del 5% di deposito certificato al pubblico, illustrando la propria disperazione.

La macchina del riacquisto delle proprie azioni per puntellare i mercati azionari di tutto il mondo è alla canna del gas. La gente ancora non compra nulla. Le fabbriche lavorano a livelli di produzione dai record negativi. I debiti personali si riaccumulano e i più giovani vivono negli scantinati dei loro genitori, cercando di schivare la politica dei prestiti agli studenti. Un’altra bolla del mercato immobiliare è alle ultime fasi, mentre le stesse grandi banche che causarono il crollo immobiliare del 2008, che poi inghiottì le case pignorate presso i tribunali degli Stati Uniti, ora offrono gli stessi prestiti inesigibili a quei poveri che cercano di acquistare case, come si fece nel decennio precedente il crollo.

In questa carneficina culturale ed economico, sempre più statunitensi dipendono da Internet e dall’elettronica. Sono sempre più urbanizzati e senza terra e sono molto meno autosufficienti dei loro genitori e soprattutto nonni. La maggior parte di loro, come gli USA, non produce assolutamente nulla. Invece di passare la vita cablati in massa alla macchine matrice, schizzando “on-line” come un reattore nucleare attivato per produrre energia negativa, conflittuale e sgradevole, ma questa volta nelle chat room, gruppi di Facebook e simili progetti d’ingegneria sociale da mentalità d’alveare dell’élite globale. Tale negatività è il combustibile dei missili dell’élite globale, siano i Rothschild, gli alieni, il diavolo o semplicemente macchine spietate. Infatti sono tutto ciò. E

vengono usati come batterie on-line. Gentilezza, decenza e integrità non sono “cool”. La radice spirituale ha lasciato il posto a false sfilate elettroniche di ogni tipo, cercando di posare, quasi sempre invano, da persona più intelligente e più sveglia del giro. Ognuno sembra parlare con la stessa voce monotona e spassionata, che la loro posizione sia di aperto suprematismo bianco (Trump) o dettata dalla paura della correttezza politica che non impedisce corruzione mentale e imbrogli (Clinton). Internet, fondata dal Pentagono con il pretesto di “liberare le informazioni per un mondo più democratico”, è infatti la creazione di una monocoltura mondiale di macchine prive di caratteri che pensano e parlano allo stesso modo con solo una somiglianza vaga dell’antica umanità. Petizioni vengono firmate, si formano gruppi virtuali, dibattiti sono avviati, ma se la massa di droni sottoproletari on-line dall’energia negativa dovesse guardare fuori dalle finestre ad aria condizionata, e la maggior parte non lo fa, effettivamente vedrebbe che le condizioni di vita continuano a deteriorarsi rapidamente, il pianeta diventa sempre più inquinato, le famiglie lacerate da egoismo e narcisismo prodotto dalla dipendenza della macchina e la capacità di sopravvivenza terminare. L’esperienza di vita viene rigettata a favore di una qualsiasi frase su Wikipedia o Ask Jeeves. Tutti sanno tutto di… beh… tutto.

La gente parla troppo. Nessuno ascolta. Il sovraccarico d’informazione produce indecisione, isolamento, frammentazione e confusione nella gente. Per tutto il tempo i “droni esperti” quali sono i guardiani d’Internet, diventano più stupidi, più distaccati dalla realtà e spaventosamente amorali. L’esempio più recente è la donna nera di Minneapolis il cui fidanzato era stato ucciso da un poliziotto suprematista bianco durante un controllo del traffico di routine. Era abbastanza inquietante guardare il poliziotto urlare come lo psicopatico demente che appare sul video dell’importante su tutto i-phone della donna “intelligente”. Molto più preoccupante è il fatto che la donna fosse così occupata narcisisticamente a riprendere la situazione per i suoi falsi amici di Facebook e sicofanti, che trascurò di aiutare il ragazzo morente. Morì, ma ehi, lei è famosa. Non è questo ciò che conta davvero?
Nei prossimi mesi ci sarà un collasso finanziario che farà sembrare il 1930 una passeggiata nel parco. Le maggiori banche falliranno a causa dei suddetti strumenti derivati, smontando la maggior parte delle banche più piccole, mercati azionari, materie prime (compreso l’oro), alloggi e tutto il resto con esse. Senza un sistema bancario funzionante, gli scaffali dei negozi rimarranno vuoti, le luci potranno spegnersi, Internet anche scomparire, la finta elezione divenire irrilevante, e la Terza Guerra Mondiale, data la situazione geopolitica attuale molto rischiosa, potrebbe essere facilmente avviata da uno sfortunato guasto elettronico.

I Prepper (survivalisti) che hanno tentato di comprarsi una via di sopravvivenza moriranno insieme agli altri, accanto ai loro generatori senza gas, al marcio cibo liofilizzato e agli schermi dei computer spenti. Gli “esperti” droni d’Internet saranno indifesi, gli abitanti delle città impazziranno ancora più e milioni di persone potrebbero morire tra disordini e fame conseguenti. L’élite dei droni armati, ormai ben collaudati contro lo SIIL fasullo, verranno usati contro i cittadini indisciplinati, tutti facilmente ritrovabili utilizzando i dispositivi di tracciamento dei loro cellulari. Più esposti dal “Web”, conti bancari, fondi comuni e polizze vita saranno saccheggiati dagli hacker in attesa dietro le quinte proprio di tale evento. Ed improvvisamente molti capiranno che Internet era davvero una “rete” in cui erano intrappolati. A questo punto l’unica cosa che importa saranno capacità di sopravvivenza e cooperazione, due questioni molto umane rese antiquate dalle macchine.
Vorrei saperne di più su questi due elementi. Non si conosceranno su Internet. Così, mi prenderò una pausa su questo blog. Ci sono questioni più importanti a portata di mano. Buona fortuna e possa spirito e bontà antica dell’umanità essere con voi.doomsday_preppers_instore_ambient_96dpiDean Henderson è autore di cinque libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

SOL 3La verità dimenticata di Lenin

Ilija Belus, Cont, 1 luglio 2016 – Fort Russ

s640x480Chi aveva bisogno dell’esecuzione della famiglia reale? Chi rovesciò lo Zar? Chi distrusse l’esercito russo? L’attuale generazione cresciuta sui libri di George Soros e Igor Chubais ha già dimenticato la verità su questi eventi. Cercherò di spiegare molto brevemente, succintamente e puntualmente.
1. L’interesse dell’Impero russo alla prima guerra mondiale consisteva nella soluzione della questione orientale, il controllo dello stretto del Bosforo e dei Dardanelli, vecchie esigenze geopolitiche del nostro Paese.
2. Regno Unito e Francia promisero all’impero russo di risolvere il problema del fronte orientale (contro Germania e Austria-Ungheria).
3. La Russia assolse al ruolo alleato, e il Regno Unito si rese conto che la sua promessa doveva essere mantenuta e che i “servizi” della Russia non erano più necessari.
4. Il Regno Unito decise di ritirare la Russia dalla guerra, incitando artificialmente il caos a Pietrogrado (San Pietroburgo) e di conseguenza, dopo una settimana l’autocrazia cadde come un castello di carte.
5. La quinta colonna nella Duma di Stato, composta da oligarchi e intellettuali, si alleò con il Regno Unito ed attuò la rivoluzione borghese di febbraio costringendo Nicola a firmare l’abdicazione. La rivoluzione borghese di febbraio può essere paragonata ad euromaidan. Guchkov, borghese come l’oligarca Poroshenko, e Shulgin, avvocato fondatore delle guardie bianche, secondo la terminologia moderna, rappresentavano la classe creativa. La vittoria più importante della CIA nella guerra dell’informazione è che milioni di persone oggi non distinguono la rivoluzione borghese di febbraio con la rivoluzione popolare di ottobre. Pensano che Lenin abbia arrestato lo zar personalmente. Possono mostraci questa foto? No, perché i bolscevichi tornarono in Russia solo 2 mesi dopo.
6. Il 6 aprile 1917, gli Stati Uniti presero il posto della Russia nell’Intesa.
7. Il consiglio menscevico di San Pietroburgo, su pressione del governo provvisorio, firmò il decreto n° 1 che introduceva l’elezione democratica di ufficiali e la subordinazione ai comitati dei soldati. Così la quinta colonna distrusse l’esercito russo.
8. Dopo la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, Lenin fu costretto a concludere con urgenza la pace perché non c’era nessuno e niente per combatterla. Insistette sull’uscita di tutte le parti dalla guerra senza annessioni.
9. Non fu un bene per l’Intesa, che vinceva. Fu costretta a negoziare con la Germania separatamente dalla Russia. Così si ebbe il trattato di pace di Brest.
10. L’Intesa impedì l’instaurazione della pace. Il 6 luglio 1918, il socialrivoluzionario Bljumkin uccise l’ambasciatore tedesco Mirbach.
11. Aleksandra Feodorovna e le figlie erano principesse tedesche, e ucciderle fu utile per il Regno Unito, deteriorando le relazioni tra Russia e Germania.
12. Secondo la testimonianza dei tre operatori telegrafici dell’ufficio postale di Ekaterinburg, Lenin, in una conversazione diretta con Berzin, ordinò “a scapito della vita, proteggete tutta la famiglia reale ed impedite qualsiasi violenza nei loro confronti”.
13. Per attenuare la dura reazione all’omicidio dell’ambasciatore Mirbach, la possibilità d’inviare uno o più membri della famiglia reale in Germania non fu esclusa.
14. Dal maggio 1918, l’intero Paese dagli Urali a Vladivostok non era più controllato dalla dirigenza bolscevica da Mosca. E fu così fino al 1922. Questa zona era governata da anarchici separatisti contrari allo zar e a Lenin.
15. I leader degli Urali avevano la propria posizione sulla famiglia reale. Il Presidio del Consiglio regionale degli Urali era pronto a sterminare i Romanov già nell’aprile 1918, durante il trasferimento da Tobolsk a Ekaterinburg.
16. La decisione sull’esecuzione dei Romanov fu del comitato esecutivo del Consiglio regionale degli Urali, mentre la leadership centrale sovietica ne fu informata solo dopo l’esecuzione.
17. Né Lenin né Sverdlov ebbero alcuna relazione coll’esecuzione dello Zar.
Questi sono i contenuti dei documenti storici. Questi sono i fatti. Tutto il resto è sciocchezza liberale statunitense.1446851885_5Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

PROFEZIE SCIENTIFICHE

Lo SCONTRO tra CINA e AMERICA è solo una Questione di TEMPO.

Il RIARMO GIAPPONESE lo misura.

06.03.2010 – MUAMMAR GHEDDAFI.

@Giugno 2016. Istituto Mediterraneo per la DEMOCRAZIA DIRETTA- “TERRAELIBERAZIONE” –> Fondo MUAMMAR GHEDDAFI-JAMAHIRYA.

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Un affrontement direct entre les grandes puissances est néfaste pour tous. Ceci étant dit, et en dépit des efforts consentis par les dirigeants qui aspirent à la paix, le problème sino-américain ne pourra pas être résolu. Il est profondément inquiétant à mon sens que je doive annoncer au monde que le problème sino-américain ne se prête à aucune médiation ou solution. C’est un problème inévitable. Ce qui se passe en ce moment est tout simplement la préparation à l’affrontement direct ou des tentatives pour le différer. Or, c’est un affrontement inévitable. Les Etats-Unis souhaitent que l’affrontement soit indirect alors que la Chine espère le retarder le plus possible.

Cependant, il est tout à fait naturel que les deux parties se trouvent inexorablement aspirées vers cet affrontement. Les rapprochements actuels et les accrochages ici et là ne sont que des tactiques visant à le retarder, à gagner du temps, ou à se diriger vers un affrontement indirect comme le souhaitent les Etats-Unis. Les dirigeants de ce monde qui aspirent à la paix ne doivent pas se laisser distraire par les l’arbre qui cache la forêt et les manoeuvres telles que les disputes sur le commerce, les tarifs douaniers, le dumping, ou les pressions exercées sur la Chine pour qu’elle augmente sa consommation, relève le taux de change de sa monnaie, ou les tentatives qui visent à utiliser la dégradation de l’environnement comme prétexte pour freiner le progrès chinois.

Or, la Chine est un concurrent … il s’agit d’une puissance économique en devenir que les Etats-Unis sont incapables d’arrêter. La Chine dispose d’une richesse humaine sans précédent, tout en étant détentrice de l’arme nucléaire et membre du Conseil de Sécurité. Partout dans le monde, la Chine est en train de percer sur les plans économique, humain, et politique. Contrairement aux Etats-Unis, qui ont opté pour l’option militaire brute, la Chine effectue de percées par le biais de la force douce et subtile. Les Etats-Unis continuent de s’ingérer de manière éhontée dans les affaires internes des Etats tiers au nom de la démocratie et des droits humains.

L’AfriCOM en est un exemple instructif. Une telle ingérence n’est plus acceptable. Les Etats-Unis eux-mêmes ont été condamnés en matière de droits humains. Ils ont l’habitude de prendre des perdants comme alliés.

Conformément à la politique qui consiste à créer des instruments de dissuasion contre la Chine, il est de l’intérêt des Etats-Unis de voir le Japon devenir une puissance militaire majeure. C’est ce qui est en train de se passer maintenant. Les contraintes mises en place contre le Japon après la Seconde Guerre Mondiale ne servent plus désormais les intérêts américains, maintenant que les Etats-Unis font face à un danger réel et s’acheminent vers un affrontement inévitable avec le Géant Jaune.

@Giugno 2016. Istituto Mediterraneo per la DEMOCRAZIA DIRETTA “TERRAELIBERAZIONE” – Fondo MUAMMAR GHEDDAFI-JAMAHIRYA.

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Il nuovo ruolo

della Russia in Libia

di Salvo Ardizzone (8/6/2016)

Dopo l’exploit in Medio Oriente, Mosca sta rientrando in pieno nel Grande Gioco diplomatico che si muove dietro la crisi libica, ma sta imponendo le proprie condizioni.

Al-Sarraj, premier del Governo di Accordo Nazionale (Gan), dopo il controverso insediamento avvenuto sotto l’egida dell’Onu si trova in difficoltà: assenza di liquidità, mancanza di sicurezza, carenza spaventosa dei servizi sono solo alcuni dei motivi che, dopo alte aspettative, stanno facendo montare il malcontento popolare.

I tanti Paesi che a parole l’hanno appoggiato, nei fatti seguono le proprie agende limitandosi ad un sostegno di facciata; per uscire dall’impasse Al-Serraj ha chiesto ufficialmente a Mosca un impegno deciso per porre fine all’embargo sugli armamenti ed al congelamento del fondo sovrano libico (Lia), adducendo il solito pretesto della necessità della lotta all’Isis.

Ma Mosca non è una Cancelleria occidentale e sa anche troppo bene che quello dello Stato islamico è l’eterno pretesto dell’Occidente per coprire le proprie mosse; la Russia le sue scelte in Libia le ha già fatte da tempo, puntando a rinforzare i suoi legami con l’Egitto ed avere un rapporto proprio con Haftar, l’uomo forte che controlla Tobruk.

Per questo sin dall’inizio ha dichiarato per bocca di Lavrov che riconoscerà il Gan solo se questi otterrà la fiducia del parlamento di Tobruk (controllato proprio da Haftar); per questo ha provveduto a stampare 4 miliardi di dinari (pari a circa 2,7 miliardi di euro) che ha messo a disposizione di una Banca Centrale alternativa a quella di Tripoli, malgrado le proteste del Gan e di Washington; per questo Haftar gode già di un canale privilegiato con Mosca (di cui s’è vantato pubblicamente) che gli ha già assicurato un flusso notevole d’armamenti che ha aggirato l’embargo.

La contro proposta che Lavrov farà ad un Al-Serraj, lasciato solo dai suoi sedicenti protettori occidentali, sarà d’includere il governo di Tobruk nella fine dell’embargo sulle armi; eliminare gli ostacoli legali posti dal Noc (l’Ente petrolifero libico di stanza a Tripoli) allo sfruttamento delle risorse della Cirenaica; ridistribuire le riserve della Banca Centrale (Cbl) e del fondo sovrano e soprattutto accettare senza riserve un ruolo primario per Haftar e la sua milizia (che pomposamente continua a chiamarsi Esercito libico) nella definizione degli equilibri del Paese.

Dopo anni di sanguinosa anarchia causata dall’aggressione franco-inglese, sarebbe paradossale ma probabile il ritorno dell’influenza di Mosca in Libia come ai tempi di Gheddafi, quando era la Russia ad equipaggiare ed addestrare l’Esercito.

Nel frattempo, con l’affievolirsi dell’esigenza dell’alibi Isis, le milizie di Misurata, che hanno riconosciuto il Gan, stanno avanzando verso Sirte da Occidente, e lo stesso, da Oriente, stanno facendo le Petroleum Gards di Ibrahim Jadran, ridimensionando il babau non più indispensabile.

In Cirenaica, da parte sua, riempito di rifornimenti da Egitto, Emirati e Giordania, e sostenuto da Special Forces francesi, Haftar ha ripreso l’offensiva contro il Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi, un cartello di milizie che comprende terroristi come Ansar al-Sharia ed estremisti salafiti, sostenuti tutti dal Qatar.

E perché i giochi siano chiari del tutto, Haftar si è appena recato ad Amman con il pretesto delle celebrazioni del centenario della grande rivolta contro la Turchia del 1916; nella realtà per coordinarsi con i suoi alleati regionali e non solo.

http://www.ilfarosulmondo.it

lenin In regime capitalistico, gli Stati Uniti d’Europa equivalgono ad un accordo per la spartizione delle colonie.

Ma in regime capitalistico non è possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza.
Il miliardario non può dividere con altri il “reddito nazionale” di un paese capitalista se non secondo una determinata proporzione: “secondo il capitale” (e con un supplemento, affinché il grande capitale riceva più di quel che gli spetta).

Il capitalismo è la proprietà privata dei mezzi di produzione e l’anarchia della produzione.
Predicare una “giusta” divisione del reddito su tale base è proudhonismo, ignoranza piccolo-borghese, filisteismo.
Non si può dividere se non “secondo la forza”.

È la forza che cambia nel corso dello sviluppo economico.
Dopo il 1871 la Germania si è rafforzata tre o quattro volte più dell’Inghilterra e della Francia, e il Giappone dieci volte più rapidamente della Russia.
Per mettere a prova la forza reale di uno Stato capitalista, non c’è e non può esservi altro mezzo che la guerra.

La guerra non è in contraddizione con le basi della proprietà privata, ma è il risultato diretto e inevitabile dello sviluppo di queste basi.
In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle piccole aziende, né dei singoli Stati.
In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l’equilibrio spezzato, al di fuori della crisi nell’industria e della guerra nella politica.

LENIN-1915 (in ESILIO A ZURIGO) – 30 marzo 2016

SICILIA MILITARE

INSULARITA’ STRATEGICHE

IL CASO DELLE ISOLE CURILI

NELLA LUNGA CONTESA RUSSO-GIAPPONESE

nella riflessione del Generale Grigorij Jakovlev,

Professore dell’Accademia di Scienza Militare di Mosca

Se ne consiglia vivamente la lettura rinnovando l’invito a frequentare http://www.aurorasito.wordpress.com  @Istituto TerraeLiberAzione.

Una spedizione della Società Geografica Russa

esplora le profondità della penetrazione

del Giappone nelle Isole Curili

Grigorij Jakovlev, VPK, 27.05.2016 – South Frontmap_kuril_iclandsUno dei temi nei colloqui con Vladimir Putin e il Primo ministro giapponese Shinzo Abe era il trattato di pace tra Russia e Giappone. Non è il primo né sicuramente l’ultimo vertice dedicato al problema delle differenze territoriali. Il nucleo della controversia si restringe al fatto che governo e politici giapponesi impongono affermazioni prive di fondamento suoi “Territori del Nord” nostro Paese, ciò che alcuni intendono le quattro isole Curili del sud, d altri – tutto l’arcipelago, e altri ancora anche Sakhalin del Sud. Ci sono motivi legali per questo, il fallimento dell’Unione Sovietica a firmare il Trattato di San Francisco del 1953, dove Tokyo declinava le rivendicazioni territoriali, la possibile offerta di Krusciov di consegnare due delle quattro isole. In quel momento, alcuna delle due parti suppose che l’altro rinunciava alla propria posizione; Pertanto non vi era alcuna soluzione al problema.

Il prezzo delle Isole Curili
Secondo la leadership militare russa, il controllo del nostro Paese delle Curili, in particolare delle quattro isole del sud, è essenziale. La posizione degli stretti è la via di uscita più breve dal Mare di Okhotsk all’Oceano Pacifico. Nessuno può rispondere dove va la quantità enorme di materiale militare portato verso l’isola dai giapponesi e il motivo per la costruzione di una strada che conduce sulla cima di un vulcano attivo L’argomento economico è anche di notevole importanza. Il prezzo complessivo dei minerali negli standard dei prezzi internazionali è di almeno 44,05 miliardi di dollari, tra cui oro, argento, zinco, rame, piombo, ferro, titanio, vanadio, agata e zolfo. Qui, circa 1,2 milioni di tonnellate di pesce viene pescato ogni anno, mentre i Paesi baltici ne pescano 340 mila tonnellate. Per la Russia, cedere le quattro isole al Giappone diminuirà il volume di pescato dell’Estremo Oriente di oltre un terzo. In termini monetari, non meno di 2 miliardi di dollari. Riguardo la cessione alle pretese giapponesi della leadership russa, le condizioni prevalenti al Cremlino e l’equilibrio di potere interno rendono ancora più improbabile seguire gli anni passati. Come gli eventi degli ultimi dieci anni hanno dimostrato, la disputa territoriale è entrata in un vicolo cieco, e non si vede un’uscita. Fin dall’inizio, la questione del ritorno delle isole Curili e di Sakhalin meridionale è diventata politica di Stato standard per qualsiasi governo del Giappone. Sarebbe ingenuo cercare un ingiustificato azzardo col Paese del Sol Levante, decidendo di provocare un confronto con la società e rinunciare ad almeno una posizione sulle rivendicazioni territoriali. Tradizionalmente, il sistema d’istruzione e formazione dei politici e diplomatici giapponesi ha orientamento anti-russo e la convinzione che eventuali reclami verso il vicino del nord produca una soluzione positiva, prima o poi.

In cambio della pioggia d’oro
E’ un errore per certe figure politiche russe credere che, per migliorare il rapporto e accordarsi col Giappone, che porterebbe finanze al business nell’Estremo Oriente russo, sia necessario fare concessioni territoriali. Secondo quanto riferito, tal mossa darebbe anche accesso a tecnologie elettroniche, di produzione e in altre aree. I sostenitori di questo approccio ritengono che i negoziati con il Giappone non dovrebbero essere condotte da una posizione di forza e persistenza nel sostenere l’integrità territoriale della Russia, ma essere pronti a cedere e, di conseguenza avanzare nuove proposte di natura politica ed economica che ammorbidiscano l’asserzione giapponese accelerando la stipula del trattato di pace. Si è dimenticato che le azioni di Tokyo, in realtà, non sono tanto determinate dalle decisioni di ministri e diplomatici, ma dai desideri dei potenti leader del mondo degli affari. Un punto caratteristico nella comunità mondiale l’ultima volta ha rivelato che tale comunità non mostr interesse significativo nei colloqui tra Russia e Giappone sulla questione territoriale. Ad esempio, il rappresentante del vertice dei “Venti”, tenutosi a Toronto nel luglio 2010, concluse che Tokyo ha una posizione piuttosto traballante su come averre almeno due isole meridionali, in quanto vi sono molte prove che suggeriscono che alcuna distinzione fu fatta tra Nord e Sud Isole Chishima (Curili). Se ci rivolgiamo alla Corte internazionale delle Nazioni Unite o un corpo giuridico simile, allora saranno probabilmente assegnati i diritti su Shikotan e Habomai, che la Russia era disposta a cedere in determinate circostanze. Inoltre, i potenziali benefici economici che la Russia riceverà dalla soluzione della controversia sono minimi. Ci sono molte altre ragioni, pensa l’occidente, perché Mosca non voglia soddisfare la richiesta di Tokyo e rinunciare a tutte le isole. Pertanto, il principale ostacolo alla risoluzione della controversia è la riluttanza del Giappone a un compromesso sulla questione di quanto territorio la Russia debbe cedere. Ma l’attuale governo giapponese è debole e si trova a dover affrontare questioni più urgenti, come le relazioni con Stati Uniti e Cina. Pertanto, un cambiamento di rotta è improbabile. Nel valutare l’impatto della disputa territoriale sulle relazioni russo-giapponesi, i rappresentanti occidentali hanno sottolineato che è minimo. Fu così durante la guerra fredda. Il commercio bilaterale continuò senza tener conto della questione territoriale. Ma i giapponesi non perdono la speranza che prima o poi la Russia, con capi come Krusciov, Eltsin o Gorbaciov che arrivino al potere, e contrariamente all’opinione pubblica e la volontà del popolo, facciano un “gesto di buona volontà” e cedendo su tutte le richieste sulle isole o almeno su una parte.

Tempo di nuove scoperte
In risposta alle pressioni dal Giappone, la leadership politica e militare della Russia prende misure concrete volte a sfidare, quando il ministro degli Esteri russo si accorge che la Federazione russa è pronta a condurre colloqui sostanziali sulla cooperazione in campo economico e nell’uso reciproco di alcune isole nello sviluppo territoriale. Il 18 febbraio, in occasione della riunione del Media Club della Società Geografica Russa, il Presidente Sergej Shojgu parlava dei progetti più evidenti per il 2016. E’ prevista una spedizione per l’isola di Matua, al centro delle Curili. I giapponesi trasformarono questo pezzo di terra in una vera e propria fortezza prima della Seconda guerra mondiale. “Ci sono molti misteri. Fino ad oggi nessuno può dire che fine abbia fatto l’enorme quantità di materiale militare che fu portata sull’isola. Inoltre, non vi è risposta alla domanda del perché una strada che porta sulla cima di un vulcano attivo venne costruita“, ha ricordato il ministro. Sergej Shojgu ha detto che c’erano molte strutture fortificate sull’isola, come gallerie, miniere e casematte. Al fine di esplorarne alcune, subacquei saranno inclusi nella spedizione, dato che le entrate a questi labirinti sotterranei si trovano sotto l’acqua. Vi sono due piste riscaldate da sorgenti calde che suscitano curiosità. Si presume che siano ancora operabili. “Almeno pensiamo così, finché non ci arriviamo“. E’ ben noto che il Ministero della Difesa russo ha costituito un gruppo di consiglieri che esplorerà la possibilità di creare una base navale su una delle isole Curili con tutte le conseguenze: la costruzione di attracchi per le navi da guerra della Flotta del Pacifico, la costruzione di un moderno aeroporto con una pista per velivoli tattici e bombardieri, un potente sistema di difesa aerea e un nodo per le comunicazione. Chiaramente, la Russia non ha intenzione di rinunciare alle isole. E non dimentichiamo: tra le rivendicazioni territoriali giapponesi, le Curili non sono al primo posto. Il Giappone non nasconde il fatto che l’attuale crescita delle spese militari è direttamente correlata a una Cina sempre più forte e alle pretese sull’arcipelago petrolifero delle Senkaku, un territorio che contende con Pechino. Questo tentativo della Cina “di cambiare con la forza lo status quo nei mari della Cina orientale e meridionale, e anche in altre regioni” è valutato dalla strategia difensiva del Giappone quale grave minaccia, insieme al programma nucleare e missilistico della Corea democratica.1124614Generale Grigorij Jakovlev, Professore dell’Accademia di Scienza Militare di Mosca

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

THE NEW SICILIAN -2-001THE NEW SICILIAN -2

 

spot-libro

CON MADRE AFRICA, PER SEMPRE!

A FUTURA MEMORIA

CONTRO I VIGLIACCHI DI IERI DI OGGI DI DOMANI.

ONORE A MUAMMAR GHEDDAFI!

@TERRAELIBERAZIONE

I 10 motivi per cui l’Occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

Panafricain 20 maggio 2016.

L’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista.

Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.detteISTITUTO MEDITERRANEO PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA-TERRAELIBERAZIONE

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

a Damasco, come in Sicilia. 

TUNISIA ULIVO CONCA

Siria

La maledizione dell’opposizione

A nord di Aleppo CIA e Pentagono si combattono!

di Evgenij Satanovskij, VPK, South Front, 28 aprile 2016
ChFV22vWMAQV2pDLa situazione in Siria esce dalla crisi più acuta, in cui si trova dall’autunno. La situazione sui fronti è più o meno stabilizzata. La presenza della forza aerea russa è riconosciuta legittima, efficace e molto utile nel combattere i terroristi, anche per i critici di Mosca, molti dei quali ora si chiedono perché il Pentagono ha iniziato a comportarsi in modo passivo dall’inizio delle operazioni russe. La fine delle operazioni in Siria dell’Aeronautica russa è stata una risposta alle preoccupazioni (e alle speranze dei detrattori) che la Russia “rimanesse bloccata” nella guerra in questo Paese, come in Afghanistan. Ma, ahimè, il ricostituito l’Esercito siriano ha potuto condurre l’offensiva a Palmyra e a non cedere posizioni a nord di Aleppo. Sorprendentemente per tutti, il cessate il fuoco a lungo termine è stato mediato dai militari russi. Ma allo stesso tempo la guerra civile non è finita. Si consideri, allo stato attuale delle cose, le prospettive sul futuro dell’opposizione siriana secondo lo studio degli esperti dell’Istituto IPM, A. Kuznetsov e B. Ju Sheglovina.

Barack Obama

C’è assai meno spazio al Sole

Il ritiro parziale del gruppo militare russo in Siria e il processo di pace avviato nel Paese da Mosca e Washington hanno aperto una nuova fase nello stallo politico-militare del conflitto, in corso da cinque anni. Allo stesso tempo, gli atteggiamenti dell’opposizione hanno cominciato a maturare e cambiare, in parte per via dei tentativi di ritrovarsi nella nuova realtà del compromesso, e questa realtà è stata categoricamente respinta. Mostrando in dettaglio che nel futuro post-bellico della Siria chi ha la possibilità d’integrarsi nel sistema, e chi no (con un biasimo “implacabile” che ricadrà pienamente su loro stessi). “L’Iran aumenta il corpo dei consiglieri in Siria, e l’esercito governativo riempie le scorte prima della campagna decisiva“. Coloro che non hanno accettato l’accordo di pace e sono disposti a continuare la guerra, con l’accordo ancora sul tavolo di Assad e garantito dall’Aeronautica russa, ancora sperano su una vittoria militare contro Assad, sostenuti da Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Ankara, Doha e Riyadh cercano il dominio assoluto col confronto globale tra sunniti e sciiti in Siria. Pertanto, non sono interessati ad armonizzare le condizioni del ritiro graduale dei combattenti e a raggiungere un compromesso con Assad e l’alleata Teheran. Il trio non accetta altra forma per la fine della crisi. Per di più, incoraggiano i gruppi di opposizione a continuare la lotta e non accettano che i loro gruppi siano stati finalmente sconfitti. I negoziati ufficiali lanciati a Ginevra vanno molto lentamente ed è improbabile che nel prossimo futuro ci siano risultati significativi. Ci sono due opzioni. Primo, l’opposizione in esilio, con cui sono in corso trattative a Ginevra, non controlla i gruppi armati in Siria, avendo un peso trascurabile su di essi. Di conseguenza, può raggiungere un accordo con chiunque su qualsiasi cosa, ma “al fronte” non è riconosciuta, ancora una volta ricordando il proverbio “della ragione” e mostrando il ruolo primario dei militari (anche interni) sui diplomatici nella politica reale. In secondo luogo, l’opposizione siriana è divisa dai diversi interessi dei principali sponsor: Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti. Nel tempo, la frammentazione per ragioni oggettive è aumentata. Con i negoziati i gruppi armati cercano di costruire dei propri domini, garantendosi la posizione più favorevole. Questo porterà a conflitti tra ex-alleati. Un esempio di tale situazione è lo scontro avutosi il 27 e il 30 marzo tra i due gruppi sostenuti dagli Stati Uniti, vicino alla città di Marah, a nord di Aleppo. I militanti delle unità sostenute dalla CIA del “Furqan al-Haq” attaccavano le Forze democratiche siriane apertamente patrocinare dal Pentagono. Queste ultime sono una coalizione di milizie per l’80 per cento costituite da curdi, con un 20 per cento di gruppi arabi e turcomanni. La milizia è formata dal Partito di Unione Democratica (PDS) curda di Salah Muslim, dalle truppe siro-assire e dall’esercito siriano rivoluzionario (“Jaysh al-Tuwar“) assemblato dai resti di quello che era l’assai “rispettato”, da Stati Uniti e alleati della NATO, esercito libero siriano (ELS). Un gruppo di combattenti del “Jaysh al-Tuwar” attaccò le due fazioni opposte, “Fronte rivoluzionario siriano” e “Haraqat al-Hazam” (“Movimento della decisione”). Inoltre, nell’ambito delle forze di autodifesa, che guidano la lotta al terrorismo internazionale, vi sono due unità di turcomanni siriani, “liwa al-Salajiqa’ e ‘liwa Sultan Murad“. Insieme cercano di allontanare l’opposizione armata laica dagli estremisti radicali, i principali dei quali sono i noti terroristi russi del gruppo terroristico “Jabhat al-Nusra“. Il 25 marzo i suoi combattenti nella provincia settentrionale di Idlib si scontravano con la 13.ma brigata dell’ELS. Così, gli islamisti riuscirono a cacciare le forze “moderate” della provincia. Secondo un esperto dell’University of Michigan, Juan Cole, la stragrande maggioranza dei gruppi “moderati” nelle province di Idlib e Aleppo ha ricevuto armi statunitensi, sequestrate nei combattimenti dai jihadisti (o volontariamente consegnategli), dando ragione a chi pensa nel Congresso degli Stati Uniti allo scandalo sul passaggio di armi a “Jabhat al-Nusra” (ufficialmente si parla di sequestro delle armi) dai due gruppi dell’”opposizione moderata” che avevano ricevuto un aiuto da 500 milioni di dollari assegnato alla Turchia. Il mese prima si vide la significativa intensificazione delle operazioni di “Jabhat al-Nusra” in Siria. Le sue forze si erano concentrate a nord di Aleppo, combattendo le unità di difesa curde nella zona di Shaiq Maqsud. Ciò fu dovuto a due fattori. In primo luogo, il gruppo, nonostante l’aumento del sostegno dei diplomatici statunitensi, che ufficialmente l’includevano nella lista delle organizzazioni terroristiche, ora cerca di avere almeno un posto al sole. In secondo luogo, dopo l’annuncio dell’armistizio, la riduzione dell’intensità dei combattimenti dei jihadisti era dovuta alla scarsa popolarità tra i siriani. Nelle zone occupate da Jabhat al-Nusra si sono verificate dimostrazioni in cui i partecipanti gridavano: “Accidenti all’anima tua, Julani” (il capo del gruppo islamista). Insieme ad Abu Muhamad al-Julani veniva anche maledetto il capo dello “Stato islamico” bandito in Russia, Abu Baqr al-Baghdadi, e il gran Muftì di Siria Ahmad Badradin al-Hasun. “Jabhat al-Nusra” ha subito perdite. Il 4 aprile nel corso di un bombardamento della Syrian Arab Air Force, Abu Firas al-Suri veniva eliminato. Era il capo ideologo e suo promotore “al fronte”, oltre che veterano del movimento jihadista in Siria. Nel 1982 prese parte alla rivolta dei “Fratelli musulmani” nella città di Hama, e in seguito partecipò alla jihad in Afghanistan. Conosceva personalmente Abdullah Azam e Usama bin Ladin, e a lungo visse nello Yemen, dove partecipò alle attività della locale “al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP)”; nel 2011 tornò in Siria per partecipare alla guerra contro il governo di Assad. Secondo il quotidiano libanese “al-Akhbar”, durante l’attacco vicino ad Abu Firas vi erano diversi militanti dell’Uzbekistan.Map-northern-Aleppo-2016Tentativo sventato
L’ulteriore frammentazione dell’opposizione siriana s’è vista al Congresso di Cairo del 12 marzo, che vide la nascita di una nuova alleanza, “Ghada al-Suriy” (“Futuro della Siria”), guidata dall’ex-presidente della Syrian National Coalition Ahmad Jarba. Il portale internet “Arabi al-Jadid“, ha scritto che “Futuro della Siria” farà lobbing in Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Nella Repubblica Araba d’Egitto e negli Emirati Arabi Uniti, queste parole non sono così lontane dalla verità. Gli egiziani cercano di impegnarsi attivamente nel processo politico su Damasco dal giugno 2015, quando a Cairo vi fu una riunione dei Comitati Nazionali di Coordinamento della Siria. Cairo ha cercato di creare una coalizione di opposizione, in alternativa all’attuale orientamento alla frammentazione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno recentemente aderito a questi tentativi e cercano di realizzare il proprio piano politico, diverso da quello saudita. Partecipanti anonimi alla conferenza hanno detto, ad esempio, che la conferenza fu pianificata da Muhamad Dahlan, ex-capo dell’organizzazione palestinese Fatah, alla guida delle forze di sicurezza nella Striscia di Gaza prima dell’ascesa al potere di Hamas. Nel 2011, dopo essere stato accusato di aver avvelenato Arafat, emigrò a Dubai. Negli Emirati Arabi Uniti agiva da consigliere per la sicurezza di Muhamad bin Zayad, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante delle forze armate degli Emirati. Secondo “Arabi al-Jadid“, Dahlan organizzò in uno degli alberghi di Cairo appartenenti al servizio di intelligence egiziano l’incontro con Ahmad Jarba e Qasim Qatib, membri dell’opposizione considerati creature ufficiose del governo di Assad. Vi è tuttavia un punto all’ordine del giorno siriano, che la maggior parte dei vari gruppi di opposizione e il governo condividono, il rifiuto categorico dell’autonomia curda e della federalizzazione del Paese. Tuttavia, questo punto improbabilmente unirà le contrastanti associazioni siriane. Così il gruppo di Riyadh (VIP o Comitato Supremo di Negoziazione) continua a presentare precondizioni nei negoziati di Ginevra, chiedendo il ritiro di Assad e il trasferimento di tutto il potere all’opposizione. Questo è un prerequisito per la sua partecipazione ai negoziati, come dichiarato in un colloquio con il rappresentante permanente della TASS presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, Aleksej Borodavkin. L’opposizione esige che tutto il potere nella RAS sia immediatamente trasferito ad essa. Allo stesso tempo, per la Russia “questo non può che essere causa di preoccupazione con l’opposizione di Riyadh respinge l’idea di preservare la RAS come Stato laico. Ci sono molti sospetti, anche nell’opposizione moderata, rappresentanti della visione di Mosca-Cairo e contrari all’idea del gruppo dei Paesi del Consiglio del Golfo di trasformare la Siria in una sorta di califfato”, ha detto il diplomatico russo. Le sue parole sulla Siria e le intenzioni di trasformarla in un califfato sono ripetutamente confermate da Qatar e Arabia Saudita, anche se la Turchia preferisce dividere il Paese e accorparne le regioni settentrionali nel nuovo impero ottomano guidato dal sultano Erdogan. Tuttavia, non si tratta di un completo fallimento, in quanto, il congelamento dei negoziati, in questo momento, è nell’interesse non solo di Arabia Saudita e Turchia, ma anche degli Stati Uniti, che non possono impedire la presa da parte delle forze governative di Aleppo e quindi cercano di aggirare il tema principale dei terroristi, che cedono la capitale economica della Siria, comportando il fallimento di tutti i piani di Ankara e Riyadh. Nel contesto del rifiuto di Washington e Bruxelles dell’idea turca di una “no-fly zone” su una parte della Siria, e della scommessa sui curdi quale segmento dell’opposizione, ciò non comporterebbe il fallimento totale (il totale collasso della campagna contro Assad poterebbe alla liberazione di Idlib), ma sarà quantomeno l’inizio del fallimento.

Verso il momento della verità
Aleppo, che inizialmente sembrava per Ankara e Riyadh una sorta di “Bengasi siriana” e l’area circostante erano destinati ad essere il terreno per la grande offensiva finale su Damasco, e perciò considerate “pietra miliare dei loro piani”. Con la perdita di questa città, è chiaro che l’opposizione islamista si concentrerà esclusivamente sulla difesa d’Idlib (sicuramente inutile). Ma se la provincia è in gran parte persa presso le forze governative e i loro alleati, l’opposizione attenderà la propria frammentazione (escludendo importanti offensive, anche su Damasco), intensificando i processi di pace con i leader tribali, nella fase finale del processo, compiendo costanti progressi nei colloqui di Ginevra. I successi diplomatici nella storia mondiale sono dipesi dalle vittorie militari. La Siria difficilmente sarà un’eccezione. La scommessa dell’Arabia Saudita in questo caso è estremamente alta. Troppi soldi sono stati spesi nel conflitto per lasciare che la vittoria le sfugga (per non parlare del pantano nello Yemen, dove il regno non solo spende soldi e prestigio, ma perde anche attrezzature e personale militari). Perdere in Siria comporta gravi complicazioni per l’Arabia Saudita e re Salman, e assai più importante, per suo figlio, attualmente in lotta per il potere supremo nel Paese. La potenza del titolo di “erede dell’erede” non importa. Inoltre, il re ha un’influenza più forte, ma implica che il principe Muhamad bin Salman debba dimostrare di competere al meglio alla successione bypassando gli altri pretendenti al trono. Tutto questo si sovrappone al rischio globale di “perdere la faccia” in Medio Oriente. Mentre si nota il confronto con la Russia in Siria, i sauditi non hanno deciso sugli accordi con la Russia riguardo la decisione di congelare la produzione di petrolio. Infine, il regime saudita affronta anche la sfida importante del deficit fiscale incombente.
Gli Stati Uniti hanno altri interessi nella regione e in Siria, sono impegnati solo a scoraggiare la Russia, attore geopolitico sempre più importante. La figura di Assad presidente per Washington è una questione secondaria. Suggerendo che lo stesso si può dire degli alleati, che si tratti di Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Come evidenziato dai freddi rapporti con Erdogan, che gli Stati Uniti considerano un avventuriero pericoloso, così come dal successo degli “scettici sui sauditi” presso Congresso, Pentagono e CIA. Non è un caso che la questione della declassificazione delle pagine segrete della relazione su organizzatori e sponsor dell’attentato dell’11 settembre causi indignazione a Riyadh, i cui vertici del potere cercando di reagire spingendosi a porre un ultimatum a Obama della vendita dei 750 miliardi di dollari in buoni del Tesoro. Il problema principale per Washington, al momento, è non permettere a Mosca di continuare i “successi strategici” come la liberazione di Palmyra, avendo effetti profondi sull’opinione pubblica mondiale; da cui quindi la fuga sui media della possibile fornitura di sistemi MANPADS ai gruppi di opposizione. Alla Casa Bianca ci sono discussioni su come impedire la campagna della Russia in Siria: se sia necessario intervenire con l’opposizione islamista realizzando una struttura centralizzata e approfittare di tale slancio per salvare la faccia, o cercare di combattere i risultati del vuoto creato dalla sconfitta delle forze fedeli agli Stati Uniti. Basandosi sull’addestramento attivo delle organizzazioni ribelli in Giordania, l’aumento delle forze speciali stanziatevi e il sostegno diretto ai curdi, si può parlare di vittoria del secondo pensiero. Ma ciò non significa che gli Stati Uniti siano disposti ad accettare la presa di Aleppo da parte delle forze governative. Quindi, è comprensibile perché la leadership politico-militare statunitense “abbia chiuso gli occhi” sul trasferimento massiccio di terroristi dalla Turchia per ricostituirne le fila in Siria e quindi ricattare Mosca con tutti i mezzi disponibili. In tale contesto, gli Stati Uniti avendo bisogno di progressi sul campo di battaglia, accetteranno chiunque quale risorsa nel conflitto. D’interesse è anche la futura presa di Mosul e Raqqa. E c’è bisogno di un vero grande successo sul fronte, non nei discorsi dei politici statunitensi sulle vittorie degli Stati Uniti in Iraq e Siria. La presa di Aleppo è importante anche per Teheran che, dopo una breve pausa, intensificherà il sostegno a Damasco. A questo proposito, il portavoce dello Stato Maggiore russo ha detto che “non è all’ordine del giorno delle operazioni congiunte riconquistare Aleppo“, commentato dagli analisti statunitensi senza capire il sottinteso di queste parole, rendendo chiaro che si tratta del trasferimento del “comando sul campo” all’Iran piuttosto che essere una frattura tra Mosca e Teheran. Gli statunitensi giustamente fanno notare che per l’Iran è il momento della verità in Siria, che deciderà l’equilibrio di potere in Medio Oriente per almeno i prossimi dieci anni. Ma i loro calcoli sulla motivazione delle azioni del Cremlino sono profondamente sbagliate. I leader russi hanno imparato a calcolare le mosse occidentali e preferiscono non credere ad una sola parola che profferisce. I calcoli della CIA sugli effetti di un riscaldamento presunto nel dialogo con Washington e dell’ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso l’Ucraina, e quindi la loro cosiddetta “analisi” su Mosca che non vorrebbe aiutare Assad a riprendersi Aleppo assicurandone la vittoria, sono un chiaro pio desiderio.
Prendendo Aleppo con l’aiuto dell’Aeronautica russa si motiverà l’Arabia Saudita a domandarsi se possa tornare al tavolo dei negoziati, in quanto unica opportunità per il regno di mantenere una presenza nell’arena politica al momento di risolvere la questione. La liberazione di Aleppo e Idlib automaticamente colpirà Arabia Saudita e gruppo di Riyadh, grevi figure nei colloqui di Ginevra. E la Turchia e il suo principale alleato, il Qatar, ne saranno travolti. E in una situazione del genere, la conservazione dell’alleanza tripartita dei Paesi filo-sauditi o anche del solo asse Ankara – Doha, si rivelerà inutile nel trasformare l’equilibrio. Da parte sua, Teheran cercherà di attuare in Siria una pianificazione militare che influenzi i sauditi. Perciò l’Iran cerca di rafforzare il corpo dei consiglieri e le milizie sciite afgane ed irachene, così come di ricostituire l’arsenale dell’Esercito siriano per permettergli l’offensiva decisiva. Per farlo, Teheran sponsorizza l’acquisto di armi e munizioni dalla Bielorussia.northsyriaapril2016Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

THE NEW SICILIAN -2-001THE NEW SICILIAN -2

30 marzo 2016

La Cina vede il bluff dei Rothschild

con lo Yuan-Oro e il missile da 12000 km

LA SOFISTICATA GUERRA MONETARIA E MEDIATICA SCATENATA DALLE FORZE MENTALI DELL’OCCIDENTE SENILE, DAI VARI SOROS E ROTHSCHILD, TROVERA’ NELLA CINA UNA RISPOSTA POTENTE E DEFINITIVA?.

ORO E MISSILI: IL PARTITO-GUIDA PIU’ POTENTE DELLA STORIA SI PREPARA A RISPONDERE.

“Un Paese CREDITORE degli Stati Uniti INDEBITATI e completamente industrializzato con un programma spaziale di successo e una moneta basata sull’ORO come la Cina, non si regge su un’economia alimentata dal debito. È un’economia in grado di sostenersi da sola senza aiuto estero…”.

@TERRAELIBERAZIONE-NEWS.

Covert Geopolitics, 21 aprile 2016£¨Ê±Õþ£©Ï°½üƽÊÓ²ì¾üίÁªºÏ×÷Õ½Ö¸»ÓÖÐÐÄOggi, il Presidente cinese Xi Jinping chiede “un sistema di comando congiunto operativo che vinca la guerra” in risposta alla costante istigazione belluina khazara, tipica dei capitalisti del “vorrei ma non posso”. “Il Presidente cinese Xi Jinping ha ispezionato il Centro di comando operativo congiunto della Commissione militare centrale (CMC) a Pechino, chiedendo la costruzione di un sistema di comando operativo congiunto efficiente in grado di vincere le guerre moderne. In tenuta militare, Xi, che è anche presidente della CMC, ha chiesto d’attuare strategie militari compatibili con i nuovi tempi e concentrarsi sullo studio dei comandi in battaglia e tattici. Xi avanza una serie di riforme in campo militare dall’anno scorso, volte a rafforzare la leadership del partito sui militari, così come l’adozione di un sistema di comando più efficace per migliorare l’operatività delle truppe. Le riforme mutano i precedenti sette comandi regionali in cinque comandi operativi regionali, in grado di dirigere più risorse e forze militari. Le riforme mirano a stabilire un sistema di comando su tre livelli “CMC – Comando operativo regionale – truppe” e un sistema di direzione dalla CMC alle varie armi e alle truppe. Xi ha anche chiesto agli ufficiali di cambiare mentalità, per costruire un sistema di comando operativo congiunto che sia “assolutamente leale, pieno di risorse in combattimento, efficiente e coraggioso nel comandare e capace di vincere la guerra”. Global Times
Questa appello precede il test di lancio di un missile DF-41 in risposta a una velata minaccia, “Se c’è un conflitto tra la Cina e un alleato militare degli Stati Uniti, come il Giappone, allora non è esagerato dire che siamo sulla soglia della terza guerra mondiale“, aveva dichiarato Soros nel maggio 2015. “Pechino ha testato con successo un nuovo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire qualsiasi bersaglio nel mondo. Il missile in soli 30 minuti copre una gittata massima di 12mila chilometri effettuando molteplici attacchi su qualsiasi Stato nucleare. Il lancio del missile cinese Dongfeng-41 fu registrato dal sistema di rilevamento satellitare degli Stati Uniti in tempo reale, riferiva Washington Free Beacon, anche se la posizione del lancio non venne immediatamente rivelata. Il lancio avvenne da una nuova piattaforma autostradale, e si trattava del settimo test di lancio del DF-41“. RussiaToday
Ricordiamo che nell’agosto 2014 la Cina fu colpita da una bomba nucleare tattica alla spina dorsale economica.
La Cina esita ad ammettere di essere rimasta senza parole
Il test della guerra elettronica della Russia contro gli attacchi spaziali che hanno colpito la Cina ultimamente
20-dollar-bill-transfer-transferframe198Il portavoce dei Rothschild, Soros, dopo aver visto scoperto il suo bluff, recentemente, con l’annuncio dello “Yuan ancorato all’oro” della Cina e il parallelo test del missile MARV dalla gittata più lunga del mondo, ora si tira indietro ricorrendo al terrorismo mediatico. Ma c’è ancora qualcuno così stupido da ascoltare tale topo? L’investitore miliardario George Soros ha detto che l’economia alimentata dal debito dei cinesi assomiglia a quella degli Stati Uniti nel 2007-08, prima che i mercati del credito crollassero generando la recessione globale. L’aumento del credito di marzo in Cina dovrebbe essere visto come un avvertimento, aveva detto Soros durante un evento dell’Asia Society di New York. La misura più ampia per il nuovo credito nella seconda maggiore economia del mondo fu di 2,34 miliardi di yuan (362 miliardi di dollari) il mese scorso, superando di gran lunga la previsione media di 1,4 miliardi di yuan di un’inchiesta di Bloomberg, segnalando che il governo da priorità alla crescita controllata del debito. Ciò che succede in Cina “assomiglia stranamente a ciò che è successo nella crisi finanziaria degli Stati Uniti nel 2007-08, alimentando anche la crescita del credito“, aveva detto Soros. “La maggior parte del denaro che le banche forniscono è necessario a mantenere imprese in sofferenza e in perdita“. Bloomberg
Un Paese creditore degli Stati Uniti e completamente industrializzato con un programma spaziale di successo e una moneta basata sull’oro come la Cina, non si regge su un’economia alimentata dal debito. È un’economia in grado di sostenersi da sola senza aiuto estero, di gran lunga meglio di quello che fa la Corea democratica. L’internazionalizzazione secondo la nozione che gli investimenti esteri siano una necessità piuttosto che un’opzione, è errata. Questo può essere dimostrato subito considerando il quadro più grande, cioè l’economia planetaria, che ovviamente si regge su se stessa, senza la necessità di investimenti interplanetari. L’allineamento dello yuan cinese all’oro impedisce efficacemente l’uso del fiat khazaro del dollaro nell’economia basata sui beni. Non si accetterà più lo scambio yuan-dollaro e oro-dollaro, pensando che 2 trilioni di buoni del tesoro degli Stati Uniti siano scaricati in qualsiasi momento, in cambio di altro oro o altri beni durevoli. Ora che il guanto di sfida è finalmente gettato sul dollaro fiat, la reazione iniziale del tesoriere degli Stati Uniti Jack Lew era cambiare l’effige sulla banconota da 20 dollari quale distrazione in collaborazione con il solito terrorista Soros. “Harriet Tubman scaccerà Andrew Jackson dalla faccia della banconota da 20 dollari, mentre Alexander Hamilton resterà sui 10 dollari. Una mossa storica che dà a una donna una collocazione privilegiata sulla valuta statunitense e reprime la polemica scatenata dai super-fan di Hamilton“. Politico
Inoltre, le false bandiere non sono assolutamente escluse considerando la corsa dal “margine” ristretto tra i candidati alla presidenza, destinata ad inaugurare la nuova speranza per gli USA, proprio come quando Obama era ancora un oscuro senatore. “Le persone sono più o meno stufe e stanche dello status quo e vogliono qualcosa di completamente diverso“, dice forte e chiaro l’attivista politico Kazembe Balagun. “Il fatto è che nessuno dei candidati della dirigenza, Trump o Clinton, offre eventuali soluzioni reali…” Sputnik
A parte la truffa della moneta fiat e dei petrodollari insanguinati, un’altra fonte significativa di fondi per la mafia nazionista khazara è il settore “sanitario” che ha registrato ben 3,09 miliardi di dollari nel 2014 e si prevede salgano a 3,57 miliardi di dollari nel 2017 nei soli Stati Uniti. Crediamo che questa sia solo una stima prudente. Possiamo evitare l’uso di droghe, sconfiggere ogni attacco virale e allarmismo, come il virus Zika, costruendo facilmente un nostro completo sistema antivirale. Altro qui.

leggi: http://www.aurorasito.wordpress.com vespro 2016 -4

Una ministra amica

degli amici del Califfo

di Antonio Mazzeo

Roberta Pinotti aveva incontrato a Doha il gen. Hamad bin Ali Al Attiyah pure il 26 luglio 2015 per firmare un accordo per lo sviluppo delle capacità tecnico-operative tra le forze armate italiane e quelle del Qatar…

7/4/2016. Tu addestri e finanzi il Califfato e noi ti vendiamo sistemi di morte per svariati milioni di euro. Mentre si diffondono a livello internazionale le prove della collaborazione economica, politica e militare del regime del Qatar con le milizie pro-ISIS, l’Italia rafforza la partnership con lo spregiudicato emirato arabo. Il 30 e 31 marzo la ministra della difesa Roberta Pinotti si è recata in visita ufficiale a Doha per incontrare il ministro per gli Affari della difesa Khalid bin Muhammad Al-Attiyar e il consigliere militare dell’Emiro gen. Hamad bin Ali Al Attiyah. Al centro dei colloqui, la cooperazione militare tra Italia e Qatar, gli scenari di crisi regionali con particolare riferimento ad Iraq, Siria e alla Libia e le iniziative di partenariato nel settore della produzione industriale dei sistemi d’arma.

“Italia e Qatar hanno avviato da tempo un dialogo e la visita del Ministro Pinotti ha contribuito a rafforzare i rapporti di cooperazione esistenti con il Paese del Golfo anche nel settore della formazione e dell’addestramento del personale militare”, riporta una nota del ministero della difesa italiano. “In particolare, il Ministro Pinotti ha espresso la sua soddisfazione per i risultati conseguiti a livello tecnico-militare con il Piano di Cooperazione sottoscritto a Doha alla fine dello scorso mese di gennaio”. Nei prossimi mesi, inoltre, presso la base aerea di Galatina, Lecce, sede del 61° Stormo dell’Aeronautica italiana, saranno avviate le attività di addestramento al volo per i piloti militari qatarini a bordo dei nuovi caccia-addestratori avanzati M-346 prodotti da Alenia-Aermacchi (Finmeccanica).

Nel corso della missione in Qatar, Roberta Pinotti si è pure recata in visita al salone espositivo internazionale DIMDEX 2016, organizzato dalle forze armate locali con cadenza biennale e riservato in particolare ai sistemi di guerra nel settore aeronavale. “Quest’anno il salone dava a tutti la possibilità di visitare alcune navi militari di Paesi Amici, tra cui la nostra Nave Carabiniere, quarta unità del programma italo-francese FREMM (Fregata Europea Multi Missione), di rientro dall’operazione antipirateria Atalanta e in Qatar in occasione della DIMDEX”, aggiunge il ministero della difesa. All’esposizione di Doha erano presenti le aziende di punta del comparto militare-industriale italiano e MBDA Missile Systems, società leader nella costruzione di missili e tecnologie avanzate, controllata da AIRBUS Group (37,5%), BAE Systems (37,5%) e Finmeccanica (25%) ha firmato un protocollo d’intesa per la fornitura alla marina militare del Qatar di alcune batterie missilistiche per la difesa costiera, il cui costo si aggira intorno ai 640 milioni di euro. “MBDA conferma il proprio successo nel proporre sistemi con capacità operative ad alto grado di affidabilità e a costi competitivi”, ha dichiarato Antonio Perfetti, direttore esecutivo di MBDA Italia. Le batterie potranno utilizzare due diversi modelli di missili anti-nave a medio raggio, l’Exocet MM40 Block 3 e il Marte ER (Extended Range), in grado di ingaggiare bersagli navali di dimensioni diverse fino a 180 chilometri di distanza. I due sistemi saranno in grado di operare in modo autonomo con i rispettivi radar o potranno essere integrati in una rete più ampia di difesa costiera. Nel corso della sua visita agli stand di DIMDEX 2016, la ministra Pinotti ha voluto posare per la foro di rito accanto ad un prototipo della batteria missilistica prodotta da MBDA ed acquistata dal Qatar. Per la cronaca, una delegazione della Marina militare qatarina era stata ricevuta nel 2014 in Italia negli stabilimenti di MBDA Missile Systems per discutere sull’acquisto dei missili modello Marte per armare i 22 elicotteri da trasporto e attacco NH-90 che nel corso dello stesso anno erano stati ordinati a NHIndustries, il consorzio europeo in mano a Eurocopter-Airbus, Stork Fokker e AugustaWestland (Finmeccanica).

Roberta Pinotti aveva incontrato a Doha il gen. Hamad bin Ali Al Attiyah pure il 26 luglio 2015 per firmare un accordo per lo sviluppo delle capacità tecnico-operative tra le forze armate italiane e quelle del Qatar. Durante il vertice, i manager di Selex ES, altra società controllata da Finmeccanica, sottoscrissero un contratto di alcune centinaia di milioni di euro per la fornitura al Qatar di un sistema radar KRONOS per la sorveglianza dello spazio aereo, in grado di localizzare con rapidità e precisione obiettivi aerei, in volo da basse ad alte quote, e di integrarsi con i sistemi di comando e controllo già operativi e con i sistemi d’arma missilistici antiaerei. “La difesa dello spazio aereo rappresenta un valore imprescindibile per la sicurezza nazionale che il Qatar ha deciso di affidare ai sistemi prodotti da Finmeccanica”, spiegò ai giornalisti l’amministratore delegato e direttore generale Mauro Moretti. “La fiducia riposta nella nostra azienda costituisce un ulteriore stimolo ad aumentare l’impegno di Finmeccanica in un’area geografica di fondamentale valenza strategica, sia dal punto di vista delle opportunità di business sia sotto il profilo delle collaborazioni”. Una prima missione ufficiale in Qatar era stata effettuata dalla ministra Pinotti il 26 novembre 2014, undici giorni dopo aver ricevuto a Roma il gen. Ghanim bin Shaheen Al-Ghanim, Capo di Stato Maggiore delle forze armate qatarine, poi ospite d’onore presso il Centro Sperimentale di Volo dell’Aeronautica militare di Pratica di Mare.

Nel 2010 Italia e Qatar hanno sottoscritto un accordo generale di cooperazione militare, ratificato dal Parlamento con voto bipartisan il 29 settembre 2011 e in vigore dal 10 febbraio 2014. L’accordo prevede lo sviluppo di attività di formazione e addestramento nel campo del trasporto aereo, navale ed elicotteristico, l’organizzazione di esercitazioni congiunte, la partecipazione ad operazioni di peacekeeping, l’“equipaggiamento” delle unità militari e lo “scambio” di know how e materiali bellici, armi e munizioni. Ampia la lista dei sistemi di guerra che possono essere esportati od importati dai due paesi: armi automatiche e di medio e grosso calibro, bombe, mine, missili, siluri, carri armati, aerei, elicotteri, esplosivi e propellenti per uso militare, sistemi fotografici ed elettronici, satelliti, sistemi di comunicazione ed attrezzature digitali, ecc..

Due anni prima della firma dell’accordo quadro, AugustaWestland sottoscrisse con l’Aeronautica militare del Qatar un contratto del valore di 260 milioni di euro per la fornitura di 18 elicotteri bimotore di nuova generazione AW139 e l’addestramento degli equipaggi. Con una velocità massima di crociera di 306 km/h e un’autonomia superiore ai 1.060 km, gli elicotteri AW139 sono utilizzati per molteplici funzioni, dal trasporto truppe e armamenti, al pattugliamento dei confini, alla ricerca e soccorso, alle operazioni delle forze speciali e al mantenimento dell’ordine pubblico sul fronte interno. Sempre il gruppo Finmeccanica, attraverso la controllata FATA Spa, nel gennaio 2014 si è aggiudicato un contratto per la costruzione e la messa in funzione di uno stabilimento per la produzione di acido cloridrico e soda caustica da 70 tonnellate al giorno nell’area industriale qatarina di Mesaieed. Il contratto per il valore di 70 milioni di dollari fu sottoscritto da Gulf Chlorine W.L.L., una joint venture tra l’Oman Chlorine SAOG e la società Al Mirqab Capital del Qatar. Il controverso impianto è stato completato nell’autunno dello scorso anno.

comiso 7

Al fratello Obama

di Fidel Castro

Non necessitiamo regali dall’impero. I nostri sforzi saranno legali e pacifici, perchè è il nostro impegno con la pace e la fraternità di tutti gli esseri umani che viviamo in questo pianeta.

Bonifacio Byrne (patriota cubano): “La mia bandiera è quella che non è mai stata mercenaria…Se la mia bandiera un giorno fosse lacerata in minuscoli pezzi … i nostri morti alzando le braccia la sapranno difendere tuttavia!”.

Barack Obama

I re di Spagna ci portarono i conquistatori e padroni, le cui impronte sono restate negli appezzamenti circolari di terra assegnati ai cercatori d’oro nelle sabbie dei fiumi, una forma abusiva e vergognosa di sfruttamento, le cui vestigia si possono intravedere dall’aria in molti luoghi del paese.

Il turismo oggi in gran parte consiste nel mostrare le delizie dei paesaggi e degustare le squisitezze alimentari dei nostri mari e sempre condividendo con il capitale privato delle grandi corporazioni straniere, il cui guadagno se non raggiungono le migliaia di milioni di dollari pro capite non è degno di alcuna attenzione.

Già che mi vedo obbligato a citare il tema, devo aggiungere principalmente per i giovani che poche persone si rendono conto dell’importanza di tale condizione in questo momento singolare della storia umana.

Non dirò che il tempo si è perduto, ma non dubito nell’affermare che non siamo sufficientemente informati, né voi nè noi sulle conoscenze e le coscienze che dovremmo avere per affrontare le realtà che ci sfidano.

La prima cosa da considerare è che le nostre vite sono una frazione storica di secondo che dobbiamo condividere con le necessità vitali di ogni essere umano. Una delle caratteristiche di questi è la tendenza alla super valutazione del suo ruolo, cosa che contrasta da un altro lato con il numero straordinario di persone che incarnano i sogni più elevati.

Nessuno di noi, senza dubbio, è buono o cattivo in sè stesso. Nessuno di noi è disegnato per il ruolo che deve assumere nella società rivoluzionaria.

In parte i cubani abbiamo il privilegio di contare sull’esempio di Martí.

Mi chiedo anche se doveva morire a Dos Ríos, quando disse “per me è ora”, e caricò contro le forze spagnole trincerate in una solida linea di fuoco.

Non voleva ritornare negli Stati Uniti e non aveva chi l’avrebbe fatto tornare. Qualcuno strappò alcuni fogli del suo diario.

Chi fece sua questa perfida colpa, che fu senza dubbio opera di qualche intrigante senza scrupoli? Si conoscono differenze tra i capi, ma mai indiscipline.

“Chi tenta d’appropriarsi di Cuba raccoglierà la polvere del suo suolo annegato nel sangue, se non muore nella lotta”- dichiarò il glorioso leader negro Antonio Maceo. Si riconosce ugualmente in Máximo Gómez, il capo militare più disciplinato e discreto della nostra storia.

Guardando da un altro angolo, come non ammirare l’indignazione di Bonifacio Byrne quando, dalla distante imbarcazione che lo portava di ritorno a Cuba, vedendo un’altra bandiera con quella della stella solitaria, dichiaró: “La mia bandiera è quella che non è mai stata mercenaria…” per aggiungere immediatamente una delle frasi più belle che ho mai ascoltato.“Se la mia bandiera un giorno fosse lacerata in minuscoli pezzi … i nostri morti alzando le braccia la sapranno difendere tuttavia!”.

Non dimenticherò nemmeno le accese parole di Camilo Cienfuegos quella notte, quando a diverse decine di metri, bazooka e mitragliatrici d’origine nordamericana nelle mani dei controrivoluzionari puntavano sulla terrazza dove stavamo in piedi.

Obama è nato nell’agosto del 1961 come ha spiegato lui stesso.

È trascorso più di mezzo secolo da quel momento.

Vediamo senza dubbi come pensa oggi il nostro illustre visitatore:

“Sono venuto qui per lasciare indietro le ultime vestigia della guerra fredda nelle Americhe. Sono venuto qui stendendo le mani dell’amicizia al popolo cubano”.

Immediatamente un diluvio di concetti assolutamente nuovi per la maggioranza tra noi: “Tutti e due viviamo in un nuovo mondo colonizzato dagli europei”.

Poi il presidente nordamericano ha proseguito: “Cuba, come gli Stati Uniti, è stata costituta da schiavi portati dell’Africa, come gli Stati Uniti il popolo cubano ha eredità di schiavi e di schiavisti”.

Le popolazioni native non esistono per niente nella mente di Obama. E non dice nemmeno che la discriminazione razziale è stata spazzata via dalla Rivoluzione; che la pensione e il salario di tutti i cubani sono stati decretati da questa, prima che il Signor Barack Obama compisse dieci anni.

L’odioso costume borghese e razzista di assumere sbirri perchè i cittadini negri fossero espulsi dai centri di ricreazione fu spazzato via dalla Rivoluzione cubana. Questo passerà alla storia come la battaglia che liberò l’Angola contro l’apartheid, mettendo fine alla presenza di armi nucleari in un continente con più di mille milioni di abitanti. Non era quello l’obiettivo della nostra solidarietà, ma aiutare i popoli di Angola, Mozambique, Guinea Bissau e altri del dominio coloniale fascista del Portogallo.

Nel 1961, appena un anno e tre mesi dopo il Trionfo della Rivoluzione, una forza mercenaria con cannoni e fanteria blindata, equipaggiata con aerei e addestrata e accompagnata da navi da guerra e portaerei degli Stati Uniti attaccò a sorpresa il nostro paese.

Nessuno potrà giustificare quel perfido attacco che costò al nostro paese centinaia di vittime, tra morti e feriti. Della brigata d’assalto yankee da nessuna parte consta che avrebbe potuto evacuare un solo mercenario.

Gli aerei yankee da combattimento furono presentati presso le Nazioni Unite come apparecchi cubani sottratti.

L’esperienza militare e il potere di questo paese sono anche troppo conosciuti.

In Africa credettero ugualmente che la Cuba rivoluzionaria sarebbe stata messa fuori combattimento facilmente. L’attacco nel sud dell’Angola da parte delle brigate motorizzate del Sudafrica razzista ci portò sino alle vicinanze di Luanda, la capitale del paese, e lì iniziò una lotta che si prolungò per non meno di 15 anni.

Non parlerei nemmeno di questo senza il dovere elementare di rispondere al discorso di Obama nel Gran Teatro de La Habana Alicia Alonso.

Non tenterò nemmeno di scendere in dettagli, ma solo di sottolineare che lì è stata scritta una pagina d’onore della lotta per la liberazione dell’essere umano.

In una certa forma io desideravo che la condotta di Obama fosse corretta.

La sua origine umile e la sua intelligenza naturale sono evidenti.

Mandela era recluso a vita e si era trasformato in un gigante della lotta per la dignità umana. Un giorno giunse nelle mie mani una copia del libro in cui si narra una parte della vita di Mandela e, oh sorpresa! Il prologo era di Barack Obama.

Gli diedi un’occhiata rapidamente. Era incredibile la misura delle minuscole lettere di Mandela precisando dati…

Vale la pena aver conosciuto uomini come quello.

Sull’episodio del Sudafrica devo segnalare altre esperienze. Io ero realmente interessato e volevo conoscere più dettagli sulla forma in cui i sudafricani avevano acquisito le armi nucleari.

Avevo solo l’informazione molto precisa che non erano più di 10 o 12 bombe. Una fonte sicura era il professore e investigatore Piero Gleijeses, che aveva scritto il testo “Missioni in conflitto: L’Avana, Washington e l’Africa 1959-1976”, un lavoro eccellente.

Io sapevo che lui era la fonte più sicura su quanto era accaduto e glielo comunicai. Mi rispose che lui non aveva mai parlato del tema, perchè nel testo aveva risposto alle domande del compagno Jorge Risquet, che era stato ambasciatore e collaboratore cubano in Angola, ed era un suo grande amico.

Localizzai Risquet, già in altre importanti occupazioni. Stava terminando un corso a cui mancano alcune settimane dal termine. Quell’impegno coincise con un viaggio abbastanza recente di Piero nel nostro paese. Io lo avevo avvertito che Risquet aveva già un certa età e che la sua salute non era ottima. Pochi giorni dopo accadde quello che temevo. Risquet peggiorò e morì. Quando Piero giunse non c’era nulla da fare se non promesse, ma io avevo già ottenuto le informazioni su quello che aveva relazioni con quell’arma e sugli aiuti che il Sudafrica razzista aveva ricevuto da Reagan e Israele.

Non so cosa avrà da dire adesso Obama su questa storia. Ignoro che sapesse o meno, anche se dubito che non sapesse assolutamente nulla. Il mio modesto suggerimento è che rifletta e non cerchi adesso d’elaborare teorie sulla politica cubana.

C’è una questione importante:

Obama ha pronunciato un discorso nel quale utilizza le parole più sdolcinate per sostenere: “È già ora di dimenticate il passato; lasciamo il passato; guardiamo il futuro, guardiamolo insieme, un futuro che dà speranza, e non sarà facile, ci sono differenze e a queste dobbiamo dare tempo, ma la mia presenza qui mi dà più speranze in questo di quello che possiamo fare insieme come amici, come famiglia, come vicini, insieme”.

Si suppone che ognuno di noi abbia corso il rischio di un infarto ascoltando queste parole del presidente degli Stati Uniti. Dopo un blocco spietato che dura da quasi 60 anni e quelli che sono morti negli attacchi mercenari alle navi e nei porti cubani, un aereo di linea pieno di passeggeri, fatto esplodere in volo, le invasioni mercenarie, i molteplici attacchi di violenza e di forza?

Nessuno può illudersi che il popolo di questo nobile e abnegato paese rinuncerà alla gloria, ai diritti, e alla ricchezza spirituale che ha guadagnato con lo sviluppo dell’ educazione, la scienza e la cultura.

Avverto anche che siamo capaci di produrre alimenti e le ricchezze materiali che necessitiamo con lo sforzo dell’intelligenza del nostro popolo.

Non necessitiamo regali dall’impero. I nostri sforzi saranno legali e pacifici, perché è il nostro impegno con la pace e la fraternità di tutti gli esseri umani che viviamo in questo pianeta.

Ore 22.25 (Traduzione Gioia Minuti-GRANMA)

Fidel Castro Ruz

27 Marzo del 2016

GESU NO T

YEMEN

UN ANNO DI RESISTENZA CONTRO L’IMPERIALISMO SAUDITA E I SUOI MERCENARI. LE TRIBU’ DEGLI HOUTU STANNO AIUTANDO LA GRANDE ALLEANZA CONTRO L’IMPERIALISMO PER LA PACE NEL MEDITERRANEO E NELL’ORIENTE VICINO.

SONO LE TRIBU’ DEGLI HOUTI. E’ GENTE POVERA, E COME MOLTITUDINI DI MUSULMANI POVERI, SI RICONOSCONO, A MODO LORO, SULLA VIA DELL’ISLAM SCITA, LA VIA DI ALI. E SONO AMICI DELL’IRAN. E TANTO BASTA PER BOMBARDARLI: COL SOSTEGNO DEL “MONDO DEMOCRATICO” E DELL’INDUSTRIA MILITARE DELLO STATO ITALIANO. NE SONO MORTI 8,400. IL LORO PAESE E’ DISTRUTTO. MA LA DINASTIA SAUDITA E’ AMICA DELL’AMERICA, SI E’ COMPRATA MEZZA EUROPA. CORROMPE CHI GLI PARE. PUNTO.

Yemeni Houthis, Saudi Arabia Swap Detainees: Report

MA GLI HOUTU STANNO VINCENDO. CONTRO I MERCENARI DELLO STATO TERRORISTA SAUDITA. NON SI CAPISCE COME FACCIANO…SULLA CARTA SEMBRA PERFINO IMPOSSIBILE. MA STA ACCADENDO.

ALMENO NOI LI VOGLIAMO RICORDARE. E SALUTARE.

GRAZIE PICCOLO POPOLO CORAGGIOSO!

@TERRAELIBERAZIONE.

saracinu

LA COPPIA PIU’ AFFIATATA DEL “PARTITO DEL CAOS”

E la chiamarono Qatraël

E’ L’ALLEANZA SEGRETA TRA ISRAELE E IL QATAR.
CONTRO L’IRAN ED HEZBOLLAH. CONTRO MOSCA
E CONTRO LA PACE NEL MEDITERRANEO.

SE NON SMOBILITANO, ORA TOCCA A LORO.

Mentre lo zombi di quella che fu la LEGA ARABA è in mano a un delinquente, Nabil al Arabi: una specie di Blatter che distribuisce mazzette a diplomatici e ministri del mondo arabo, in cambio di una semplice firma alla dichiarazione di “organizzazione terrorista” sul movimento dei Santi Guerrieri di HEZBOLLAH. I soldi -a camionate- li mettono gli al Saud e lo sceicco del Qatar. Anche per conto dell’attuale regime oligarchico di Israele e dei suoi amici Atlantici.
Nabil, il Delinquente, puparo della Lega Araba, ci ha provato anche con l’algerino Brahimi, un eroe dell’Indipendenza algerina: che lo ha preso a calci in culo. La cifra della “ricompensa personale” al Delinquente: “9 millions de dollars de récompense pour ses services. .”.
Le delegazioni italiane, comunque, costano meno: una manciata di Rolex e ti regalano anche il Colosseo!.
In breve, la situazione è tragica, ma non seria.
Finalmente hanno incontrato, in Siria, una Nuova Alleanza che li sta facendo a pezzi: i loro petrodollari, molto presto, se li dovranno mangiare in esilio. Magari a Taormina.

@#TERRAELIBERAZIONE.

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IL REGIME DI WASHINGTON E LA GUERRA BATTERIOLOGICA CONTRO CUBA.

NON FIDARSI DEL REGIME AMERIKANO. MAI!.

NOTIZIE CHE NESSUNO VI DIRA’…PER NON TURBARE LA VOSTRA “LIBERTA'”

LA DITTATURA DEMOCRATICA NELLA SUA FORMA PEGGIORE…QUELLA IMPERIALISTA.

Il motto della CIA: “Orgogliosamente tentiamo di rovesciare il governo cubano dal 1959“

Ora cosa? Forse si pensa che gli Stati Uniti siano finalmente cresciuti capendo che possono in realtà condividere l’emisfero col popolo di Cuba, accettando la società cubana senza discuterla come fa col Canada?

Il Washington Post (18 febbraio) riferiva: “Nelle ultime settimane, i funzionari dell’amministrazione hanno chiarito che Obama si recherà a Cuba solo se il suo governo fa ulteriori concessioni nei diritti umani, accesso ad internet e liberalizzazione del mercato“.

Immaginate se Cuba insistesse sul fatto che gli Stati Uniti facciano “concessioni sui diritti umani”; questo potrebbe significare che gli Stati Uniti s’impegnino a non ripetere roba come questa:

 Invadere Cuba nel 1961 con la Baia dei Porci.

 Invadere Grenada nel 1983 e uccidere 84 cubani, principalmente operai edili.

 Far esplodere un aereo passeggeri cubano nel 1976. (Nel 1983, la città di Miami tenne una giornata in onore di Orlando Bosch, una delle due menti dell’atto terribile, l’altro autore, Luis Posada, è protetto a vita nella stessa città)

 Dare agli esuli cubani, per usarlo, il virus della peste suina africana, costringendo il governo cubano a macellarne 500000.

 Infettare i tacchini cubani con un virus che produce la fatale malattia di Newcastle, provocandone la morte di 8000.

 Nel 1981 un’epidemia di febbre emorragica dengue afflisse l’isola, la prima grande epidemia di DHF mai avutasi in America. Gli Stati Uniti da tempo ne sperimentavano l’utilizzo come arma. Cuba chiese agli Stati Uniti il pesticida per debellare la zanzara responsabile, ma non l’ebbe. Oltre 300000 casi furono segnalati a Cuba con 158 decessi.

 Questi sono solo tre esempi della pluridecennale guerra chimica e biologica (CBW) della CIA contro Cuba. Dobbiamo ricordare che il cibo è un diritto umano (anche se gli Stati Uniti l’hanno ripetutamente negato). Il blocco di Washington su beni e denaro per Cuba è ancora forte, un blocco che il consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Clinton, Sandy Berger, nel 1997 definì “le sanzioni più pervasive mai imposte a una nazione nella storia del genere umano”.

Tentò di assassinare il Presidente cubano Fidel Castro in numerose occasioni, non solo a Cuba, ma a Panama, Repubblica Dominicana e Venezuela. Con un piano dopo l’altro negli ultimi anni, l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (AID) di Washington cercò di provocare il dissenso a Cuba e/o di fomentare la ribellione, con l’obiettivo finale del cambio di regime. Nel 1999 una causa cubana chiese 181,1 miliardi di risarcimento agli Stati Uniti per morte e ferimento di cittadini cubani in quattro decenni di “guerra” di Washington contro Cuba. Cuba chiese 30 milioni in risarcimento diretto per ciascuna delle 3478 persone che dice furono uccise dalle azioni degli Stati Uniti e 15 milioni ciascuno per i 2099 feriti, ha anche chiesto 10 milioni per ciascuna delle persone uccise e 5 milioni per ciascuno dei feriti, per ripagare la società cubana dei costi che ha dovuto subire. Inutile dire che gli Stati Uniti non hanno pagato un centesimo.

 Una delle critiche yankee più comuni allo stato dei diritti umani a Cuba era l’arresto di dissidenti (anche se la grande maggioranza fu rapidamente rilasciata). Ma molte migliaia di manifestanti anti-guerra ed altri furono arrestati negli Stati Uniti negli ultimi anni, come in ogni momento della storia statunitense. Durante il movimento Occupy, iniziato nel 2011, più di 7000 persone furono arrestate il primo anno, molte furono picchiate dalla polizia e maltrattate durante la detenzione, i loro gazebo e librerie fatti a pezzi ; il movimento Occupy continuò fino al 2014; così il dato di 7000 è un eufemismo). Inoltre, va ricordato che con tutte le restrizioni alle libertà civili che vi possano essere a Cuba, rientrano in un contesto particolare: la nazione più potente nella storia del mondo è a sole 90 miglia di distanza ed ha giurato, con veemenza e ripetutamente, di rovesciare il governo cubano. Se gli Stati Uniti erano semplicemente e sinceramente interessati a fare di Cuba una società meno restrittiva, la politica di Washington sarebbe chiara:

 – Fermare i lupi, i lupi della CIA, i lupi dell’AID, i lupi ruba-medicine, i lupi ladri di giocatori di baseball.

 – Pubblicamente e sinceramente (se i capi statunitensi ricordano ancora cosa significa questa parola) rinunciare ad utilizzare CBW e agli omicidi. E chiedere scusa.

 – Cessare l’incessante ipocrita propaganda, sulle elezioni, per esempio. (Sì, è vero che le elezioni cubane non hanno Donald Trump o Hillary Clinton, né dieci miliardi di dollari, e neanche 24 ore di pubblicità, ma non è un motivo per ignorarle?)

 – Pagare le compensazioni, molte.

 – Sine qua non, la fine del blocco demoniaco.

Da: “L’eccezionalismo americano presenta elezioni infernali”

William Blum, Anti-Empire Report# 144, 11 marzo 2016

WWW.AURORASITO.WORDPRESS.COM

 

L’ULTIMO RE DELL’AFRICA.gheddafi 2

Nel 2011 la storia del mediterrAfrica è tornata indietro di oltre un secolo. Hanno ucciso, con la MONETA AFRICANA DI SVILUPPO, il futuro della Pace e della Cooperazione nel Mediterraneo, le terre antiche dell’Ulivo!. Punto.

“Io sono solo un beduino che beve l’acqua della pioggia con le mani congiunte”. Muammar Gheddafi, l’Ultimo Re dell’Africa. Dittatore?. Che trasforma un paese colonizzato, clanico e desolato, a calci in culo e a colpi di democrazia diretta: le donne liberate da millenni di patriarcato misogino, l’analfabetismo debellato in pochi anni, milioni di studenti e proletari africani accolti; centri medici e acqua potabile dove non c’era neanche lo sciamano e si moriva di dissenteria; e poi il reddito sociale e le case gratis; cure sanitarie, energia e benzina regalate, le borse di studio milionarie per girare il Mondo.

Piano piano stavano diventando un gran bel paese moderno, non senza problemi, ma con potenzialità immense. Ma il capolavoro di Gheddafi resta il Grande Fiume Artificiale che ha permesso di far bere acqua dolce a milioni di persone: è la più grande opera pubblica del Mondo, insieme alla Grande Muraglia!.

Gheddafi si è condannato a morte con quell’ultima follia “dittatoriale” di coniare una MONETA AFRICANA DI SVILUPPO col sottostante aureo!. Le sentite queste cose in TV?. Non vi sorge il dubbio che la DITTATURA sia qui?. Chi ve lo deve dire?. Loro stessi?. Banditi si, fessi no.

Gheddafi ha sbagliato a fidarsi dell’Italia, un paese falso governato da vendipatria e mezzetacche. Ed ha sbagliato, Muammar, a non schiacciare subito i topi taqfiriti e i commandos inglesi, francesi e turchi, che si erano già infiltrati nella Jamahirya Libica: voleva discutere pure con loro. Si illuse. Per non dire degli alti funzionari corrotti, in particolare a Roma.

Il Golpeguerra del 2011 fu una replica perfetta dell’invasione e distruzione delle Due Sicilie nel 1860. Glielo abbiamo detto e spiegato. Lo capì a maggio 2011, e si premurò di ringraziarci. Era tardi: una coalizione di 40 Stati –in violazione delle stesse due risoluzioni dell’ONU- scatenarono l’inferno sulla Jamahiria libica, che riuscì però a resistere ben 9 mesi, sorprendendo tutti. Anche noi. Ora c’è pure il brigantaggio, perché, sia chiaro, non stanno “tornando” in Libia per regolarizzare i 3210 ciabattari fumati del califfo hollywoodiano magari telecomandati da Londra e dal Qatar!. Non serve una guerra, bastano quattro soldi e trasmigrano in un paio di giorni, come cavallette, a fare danno altrove: e questo accadrà.

La Libia moderna nasce e muore col sogno di un giovane rivoluzionario al quale, peraltro, il popolo palestinese e i neri sudafricani devono la loro stessa r/esistenza.

E’ ovvio che Muammar sia stato denigrato e odiato. E’ stato un Grande Leader, coi suoi pregi, i suoi difetti. Un Leader mondiale, che l’Imperialismo temeva per davvero: perché era abile, colto, surreale, geniale, creativo. E immensamente popolare in tutto il Terzomondo. Li ha fatti impazzire di rabbia. L’Africa ha perso la sua ultima speranza di sviluppo indipendente. Noi abbiamo perso un amico e una splendida occasione per contribuire direttamente allo sviluppo del partenariato Sicilia-Libia senza altri intermediari: era l’unica cosa che chiedevamo. Nulla di più: lavorare. Un giorno racconteremo altre cose, anche simpatiche e curiose. Quando ci permetteranno di portare una Rosa sulla sua Tomba Segreta: sono terrorizzati anche dal fantasma.

Tenetevi ora il Sicilystan con Capitale geopolitica a Sigonella City (la Region One-costituita il 24 Ottobre 1943!). Tenetevi milioni di profughi del saccheggio colonialista euro-amerikano e migliaia di terroristi taqfiriti che hanno preso sul serio le balle spaziali che gli hanno raccontato a Londra e in Qatar. E state muti, rottami politici e umani di un Occidente che non ha più nulla da proporre al Mondo, dopo secoli di saccheggio e infamie ovunque abbiate messo un piede con le vostre balle liberali. Zombi!.

Gli “ostaggi italiani” uccisi in Libia?. Perché?. Chiedete a Giorgio Napolitano e Laura Boldrini, se ne sanno qualcosa. Condoglianze alle Famiglie. Erano lavoratori. Appartenevano alla nostra Classe. L’unica che paga il conto delle loro guerre.

@4/2/2016.TERRAELIBERAZIONE.

geoisis

GLI DEI DELLA GUERRA

DAMASCO VINCERA’!.-Tra gli aspetti dell’invariante tragedia della guerra che, non solo in Siria, si riteneva fossero “superati” dalla Tecno War sempre più simile a un micidiale videogioco, a tal punto che, non senza verità, si è definita la guerra contemporanea “post-eroica”…vi è la qualità stessa del Generale, del Comandante militare di alto grado: i Generali non vanno al fronte, costruiscono scenari, muovono pedine sulla scacchiera…

Al di là del nostro stesso schieramento oggettivo con Damasco e col partito Baath di Assad, e, sopratutto col popolo siriano –popolo civile e aggredito- ci chiediamo da tempo “COME FANNO A RESISTERE DA ANNI?”. Ora sono 6 anni. Contro un Golpeguerra sintesi di una aggressione internazionale e colorata che solo le strafesse opinioni pubbliche euro-americane, schiave drogate dallo Spettacolo imperiale, riescono a non vedere, né mai potranno VEDERE. A Damasco ci sono le scuole aperte, i mercati funzionanti, i caffè e i chioschetti…a noi siciliani così familiari. C’è un popolo sovrano con le armi in pugno. Questa è la Realtà.

Una Realtà che trova un elemento di spiegazione anche nell’Eroismo impressionante dei Generali dell’Esercito Arabo Siriano. Che al fronte ci vanno e spesso ci lasciano la vita.

Tra i pochi “giornalisti famosi” non embedded, che, negli anni, abbiamo imparato ad apprezzare c’è Robert Fisk. Ecco cosa scrive da Damasco. E’ la  risposta precisa che cercavamo a una domanda precisa.

“Almeno sei generali sono stati uccisi in combattimento. Durante la guerra, l’esercito può permettersi di annunciare che i suoi comandanti guidano dal fronte. Il comandante delle Forze Speciali della Siria è stato ucciso ad Idlib, e il comandante dei Servizi segreti militari nell’oriente del Paese è stato ucciso a Dair al-Zur. Il Maggiore-Generale Muhsan Mahluf morì in battaglia presso Palmyra. Il Generale Salah, un caro amico e collega del Colonnello “Tigre” Hasan, fu ucciso da un l kamikaze di al-Qaida nella città industriale di Shayq Najar, presso Aleppo, un anno fa. Mi ha detto che gli attentatori suicidi uccisero 23 suoi uomini con una grande esplosione. In seguito l’ho incontrato e pensai che avesse adottato un allegro, quasi temerario, disprezzo della morte. Solo un mese prima finì su una bomba, una IED che esplodendo gli tranciò la gamba destra. Sono uomini duri, molti dei quali addestrati nel collegio militare siriano sul cui cancello d’ingresso si legge: “Benvenuti nella scuola di eroismo, dove si forgiano gli dei della guerra”.

@TERRAELIBERAZIONE (Mario Di Mauro)

(trad. A. Lattanzio –www.sitoaurora.wordpress.com)

Robert Fisk, Gloria all’Esercito Arabo Siriano

Philippe Grasset Dedefensa, 27 febbraio 2016
traduzione A.Lattanzio
http://www.sitoaurora.wordpress.com

T-90-near-Khan-TumanNon c’è dubbio che il famoso giornalista inglese Robert Fisk sia da sempre impegnato contro gli imperialisti e guerrafondai che guidano il blocco USA/BAO. Ma se chiaramente impegnato da un punto di vista progressista, ad esempio, era riservato verso il regime di Assad quando “copriva” la crisi siriana (ma non in modo sistematico). Nel suo articolo su The Independent del 26 febbraio 2016, Fisk cambia indirettamente, ma con tono implicitamente radicale; indirettamente perché si tratta del comportamento operativo dell’Esercito arabo siriano, in un testo dedicato all’efficacia dei nuovi sistemi d’arma consegnati all’esercito; e “implicitamente radicale” perché la fine di questo articolo suona, in poche e precise parole, ad inno dell’efficienza, forza psicologica e anche l’eroismo dell’Esercito arabo siriano. Fisk fornisce vari dettagli sui nuovi sistemi d’arma forniti dai russi nell’esercito siriano, tra cui i carri armati T-90 che dispongono di dispositivi attivi e passivi di auto-difesa contro i missili anticarro dei terroristi, compresi i sistemi TOW (degli USA) forniti da sauditi o CIA. Questi missili sono altamente efficaci contro i T-64 e i T-72 delle generazioni precedenti (i siriani non hanno i T-64, Grasset li confonde con i T-62. NdT), ma contro il T-90 incontrano l’ostacolo di uno scudo passivo attivo e reattivo con cui i sistemi di contromisura fanno esplodere il missile prima dell’impatto. D’altra parte le nuove apparecchiature elettroniche per ricognizione, puntamento e controllo del tiro, per la visione notturna, ecc., hanno permesso all’Esercito arabo siriano di acquisire una grande abilità tattica dagli effetti strategici innegabili.
Gli ufficiali siriani hanno dimostrato come il nuovo sistema antimissile del T-90 dirotti a un metro dal carro i missili che gli vengono sparati direttamente contro. Questa è l’arma che potrebbe sconfiggere i massicci attacchi con missili di SIIL e Nusra? Forse. Ancora più importante per i siriani, tuttavia, sono i nuovi sensori per la visione notturna dei movimenti e l’elettronica per la sorveglianza e la ricognizione russi che hanno permesso all’Esercito governativo di sfondare le difese di Jabhat al-Nusra nel nord-ovest montuoso della Siria, spezzando le linee di rifornimento dei terroristi dalla Turchia ad Aleppo”. Questo “nuovo inizio” dell’Esercito arabo siriano è in realtà descritto da Fisk sui nuovi mezzi, ma anche in modo più umano, sulle varie caratteristiche personali riguardanti resistenza strutturale e morale delle forze armate (in sei anni di combattimenti vi sono stati più disertori tra le forze di sicurezza siriane, 5000 su 28000 agenti di polizia e di varie altre forze di sicurezza, che tra i soldati dell’esercito). L’attenzione è rivolta in particolare, e in modo originale, al comportamento della maggior parte degli alti ufficiali, sia per la loro abilità che per le perdite, riflettendone la presenza sul fronte e sotto il fuoco. Anche il riferimento al famoso colonnello soprannominato “Tigre” che l’esercito siriano chiama “Rommel” (“Nella campagna orientale, il Colonnello Suhayl Hasan, il “Tigre”, che alcuni militari siriani vedono come il loro Rommel, operava a nord fino alla fine dell’assedio dello SIIL alla base aerea siriana“), scrive Fisk: “Nel frattempo, i siriani hanno continuato a perdere alti ufficiali in battaglia. Almeno sei generali sono stati uccisi in combattimento. Durante la guerra, l’esercito può permettersi di annunciare che i suoi comandanti guidano dal fronte. Il comandante delle Forze Speciali della Siria è stato ucciso ad Idlib, e il comandante dei Servizi segreti militari nell’oriente del Paese è stato ucciso a Dair al-Zur. Il Maggiore-Generale Muhsan Mahluf morì in battaglia presso Palmyra. Il Generale Salah, un caro amico e collega del Colonnello “Tigre” Hasan, fu ucciso da un l kamikaze di al-Qaida nella città industriale di Shayq Najar, presso Aleppo, un anno fa. Mi ha detto che gli attentatori suicidi uccisero 23 suoi uomini con una grande esplosione. In seguito l’ho incontrato e pensai che avesse adottato un allegro, quasi temerario, disprezzo della morte. Solo un mese prima finì su una bomba, una IED che esplodendo gli tranciò la gamba destra. Sono uomini duri, molti dei quali addestrati nel collegio militare siriano sul cui cancello d’ingresso si legge: “Benvenuti nella scuola di eroismo, dove si forgiano gli dei della guerra”. Roba agghiacciante“. Il 1470086cambiamento è anche caratterizzato dagli ultimi mesi dall’impulso dei russi su cooperazione e coordinamento tra le varie forze interessate (Esercito arabo siriano, certamente, contingenti di Guardie Rivoluzionarie dell’Iran che contano 5000 uomini, unità di Hezbollah e distaccamenti di milizie afghane e pakistane per complessivi 5000 altri combattenti). L’offensiva che ha permesso la ripresa in soli otto giorni, il mese scorso, dei villaggi sciiti di Nubul e Zahra, sembra essere il primo esempio di operazione combinata di questo tipo che ha dato piena soddisfazione ai consiglieri russi, molto più discreti e di numero limitato, ma che padroneggiano l’arte di organizzare operazioni coordinate e combinate con forze non abituate a combattere insieme. Un altro fatto interessante per i russi, e questo spiega in sostanza la scelta di riequipaggiare l’esercito siriano con sistemi moderni, é che i sistemi affrontano le condizioni operative difficili di questo conflitto. Naturalmente, queste iniziative comportano la presenza di istruttori russi. Tutto ciò si svolge in modo efficace ma non invadente, un po’ come le nuove condizioni della “guerra ibrida” in cui i russi dimostrano, dalla presa “soft” di Crimea e Sebastopoli, di eccellere… “Si possono vedere carri armati T-90 russi nuovi di zecca dell’Esercito arabo siriano allineati con la nuova livrea desertica a circa 100 km dalla “capitale” dello SIIL Raqqa. Vi sono nuovi camion di fabbricazione russa accanto e molta artiglieria e, sicuramente le spie dello SIIL sono state inviate a vederlo, molti soldati siriani che camminano lungo il perimetro della base accanto ai soldati russi che indossano cappelli militari ad ampie falde, contro il sole, usati nella calure estivo dell’Afghanistan degli anni ’80. C’è anche un generale russo presso la base militare d’Isriyah, che opera affinché gli equipaggi dei carri armati siriani ricevano l’addestramento più efficace sui T-90. No, le truppe russe non combatteranno lo SIIL. Non è stata mai loro intenzione. (…) Ma i russi puntano verso il deserto ad est dell’asse Aleppo-Hama-Homs-Damasco per addestrare gli equipaggi dei carri armati siriani e mantenere una base di controllo aereo avanzata ad oriente per guidare di notte i bombardieri Sukhoj sui loro obiettivi. (…) I russi sono in una posizione unica nell’esercito siriano. Possono addestrare i siriani ad usare i nuovi carri armati e poi guardare come operano i T-90 senza dover subire eventuali perdite“.
Ciò che è interessante in questo articolo di Fisk è soprattutto che l’autore è un giornalista impegnato ma per nulla esperto di questioni militari. Ciò nonostante, o forse proprio grazie a ciò, riesce a inquadrare perfettamente l’atmosfera che caratterizza la coalizione strutturatasi intorno all’Esercito arabo siriano, che rivive grazie all’intervento russo. E’ certo che questo intervento, con il peso operativo e il contributo dei nuovi sistemi d’arma e delle dinamiche psicologiche coinvolte, ha creato un nuovo stato d’animo. Questo è ciò che Fisk mette fortemente in evidenza, anche se il suo articolo è chiaramente incentrato sul tema dei nuovi equipaggiamenti militari russi. Allora distinguiamo la percezione che questi nuovi sistemi non sono mero “scarto di lusso” (tecnologie avanzate) gettato nella fornace di una guerra estremamente complessa, multipla e sfuggente, ma piuttosto strumenti per integrare i combattenti più saldamente, operativamente e psicologicamente… (In completo contrasto è l’esempio importante dato dall’attivismo dei Saud anche in Siria, con la stessa “spazzatura di lusso” che Stati Uniti e Arabia Saudita diffondono alimentando un processo d’inversione completa di capacità militari scarsissime in ancora più misere, come se i rinforzi siano fattore d’inversione. Questo s’è visto nel disastro dalle varie dimensioni, ma silenzioso dal punto di vista della comunicazione, che l’esercito saudita subisce nello Yemen nonostante i distruttivi attacchi aerei, spesso contro civili, ma senza eccitare né mobilitare in alcun modo la coscienza dei grandi filantropi del blocco BAO). La Siria della fase II dimostra sempre più in generale, nelle sfumature delle diverse percezioni, la forte struttura psicologica dell’esercito russo, oltre ai vantaggi tecnici, tecnologici, strategici, ecc. che s’illustra. Certamente l’esperienza ucraina, in cui la comunicazione si affidava a “concetti” tipicamente postmoderni dell’ibridismo del confronto o conflitto furtivo, ma sviluppatisi in modo completamente distorto dalla comunicazione, ha contato molto per l’esercito russo. Di fronte a tali condizioni brutali e in dissoluzione, come s’è visto nella crisi ucraina in cui le “battaglie” (o finte “battaglie”) hanno avuto luogo a margine di situazioni e territori, dove la psicologia cedeva o si rafforzava. Nell’esercito russo questo rafforzamento ci appare ovvio, e questa dinamica s’è infusa direttamente nell’Esercito arabo siriano e negli attori ad esso associati. Per l’Esercito russo c’è continuità tra Ucraina e Siria-II, con un meraviglioso modo di rafforzarsi. Siriani ed alleati acquisiscono, con un transfert psicologico oltre che col trasferimento di nuove armi, una simile capacità di resistenza.

Colonnello Suhayl Hasan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

I TRE MARI DI VARSAVIA!

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TERRAELIBERAZIONE-N°3 MARZO 2016

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HEARTLAND

Energia e Politica nell’Eurasia del XXI secolo

 Alessandro Lattanzio

 2013, p. 304, ISBN: 9788898444076, € 25,00

Anteo Edizioni

In questo libro di Alessandro Lattanzio, viene concentrato oltre un ventennio di scontri geo-economici e geo-politici che hanno visto per protagonisti gli USA e  la Federazione Russa. La lotta di Washington per il predominio nel Cuore della Terra (Heartland), costituito dall’Asia Centrale e dal Caucaso ex-sovietici e dall’Afghanistan, avrebbe suggellato il dominio globale degli Stati Uniti d’America. L’11 settembre 2001 fu lo snodo catalizzatore tra il decennio precedente, che vide l’accumularsi degli sforzi statunitensi nell’assalto all’Heartland, e il decennio successivo, caratterizzato dalla sceneggiata della ‘Guerra al Terrorismo’, utilizzata come copertura dell’assalto armato all’Heartland, tramite le invasioni e le occupazioni dell’Afghanistan e dell’Iraq.

 La reazione di Russia, Cina e Iran, e i vari riposizionamenti di Turchia, Pakistan e India, hanno infine logorato ed esaurito lo slancio statunitense verso il Cuore della Terra, spingendo Washington, impantanatasi in Afghanistan e ritiratasi da un Iraq acquisito all’Asse sciita della Resistenza antimperialista, ad attuare una gigantesca manovra geo-strategica, supportando l’avvio della cosiddetta ‘Primavera araba’ nel dicembre 2010, con lo scopo di sparigliare le pessime carte sul tavolo della Geopolitica mondiale, così tentando un bluff globale che, proprio in questi giorni, si va dissolvendo, scoperchiando la debolezza della presunta leadership mondiale statunitense, per decenni incredibilmente occultata dal gigantesco apparato dello spettacolo massmediatico hollywoodiano.

 L’Heartland, eseguendo un’inversione di rotta dalla durata ventennale, si afferma sempre più come il centro geopolitico dell’intesa globale e mondiale tra Mosca e Pechino.

fotoperblog30aprile

SIRIA

LA BATTAGLIA DI AZAZ

IL REGIME TURCO DI ERDOGAN E’ CON LE SPALLE AL MURO.
LA RESISTENZA KURDA LO STA FACENDO A PEZZI.
VIVA IL POPOLO KURDO! VIVA LA SIRIA SOVRANA! 
VIVA HEZBOLLAH! VIVA PUTIN!
ANCHE WASHINGTON HA CAPITO L’ARIA CHE TIRA…
Sembra che il momento decisivo sia una qualsiasi mossa curda per liberare la città di Azaz al confine con la Turchia che, secondo i media russi, è il punto di transito fondamentale per i rifornimenti dalla Turchia alle roccaforti dei “terroristi colorati” in Siria.
Il primo ministro turco Ahmed Davutoglu aveva detto apertamente: “Non lasceremo che Azaz cada“. Ma fu tre giorni fa.

18/2/2016. Leggi il blog: http://www.aurorasito.wordpress.com

@TERRAELIBERAZIONE.

damasco chiosco

DAMASCO. NEGLI ANNI SETTANTA. UN SICILIANO VI RESPIRAVA ARIA DI CASA…

pa conca
 21 GENNAIO 2016. -Conca palermitana di “TerraeLiberazione”, col Centro Zabut.
SIMBOLO M33

Recensione

“ASPETTANDO IL VOTO DELLE BESTIE SELVAGGE”

di Ahmadou Kourouma

“In un potere dispotico la mano lega il piede, in una democrazia è il piede a legare la mano. Si cambia il ritmo del tam-tam per il re ma non la legna del fuoco che scalda la pelle del tam-tam. Mosca del re è re.” Dannati della terra, selvaggi feticisti, miserabili analfabeti, ascari per un piatto di lenticchie, carni da macello, capri espiatori di catastrofi allogene, stupratori false-flag.
Se volete comprendere a fondo il secolo XX (architrave e pietra angolare del terzo millennio). Sdoganare una prospettiva (fak)eurocentrica che emette assiomi scontati e indiscutibili quando per 3/4i del mondo questi suonano quanto uno straccio di carta igienica usata. Un libro autentico, vero, fatto di carne e di sangue e non solo di parole. Se volete ascoltare la voce di un Griot, di un Omero africano del sec. XX. Tremare con la denuncia più feroce e spregiudicata dell’Imperialismo senza che una sola parola venga spesa in pietismi e piagnistei. La voce regale e perfino divertita dell’Aedo vi narrerà tragedie e immani catastrofi, incontri buffi e avventure tra matriarcati radicali e rapine di teschi ancestrali. Protagonista: l’Africa della decolonizzazione. Quella che trascorre dal vecchio armamentario della dipendenza politica coloniale a quella, molto più subdola, dell’assoluta soggezione economica dove miniere-città chiuse a filo spinato elettrificato incatenano per 2 cents al giorno i nuovi Africani all’uranio, ai diamanti, al caffé che impacchetteranno per Badrone Occidente.
Il protagonista del Canto, Koyaga, è ispirato alla figura di Eyadema – Presidente del Togo che succede a Sylvanus Olimpio (Fricassa Dos Santos nel romanzo). Presentissimi Ngutigi Fondio (Sekou Touré della Guinea), Tiekoroni (Houphouët-Boigny, Costa D’Avorio), Bossuma (Bokassa, Repubblica Centrafricana), l’Uomo dal Totem Sciacallo (Hassan II, Marocco), l’Uomo dal Totem Leopardo (Mobutu, Congo), Pace Humba (Lumumba), Paolo II (Leopoldo II del Belgio), il Dittatore dal Totem Leone (Negus Negasta – il Re dei Re Hailé Selassié, Etiopia). “Savana nera come me, fuoco della morte che prepara la ri-nascita.” Dietro un vortice di talismani, incantesimi, riti orgiastici, Mercedes Benz e capanne di fango, uomini-pantera e massomafie transnazionali, scorribande tra savane, giungle, deserti… e sangue, sangue, sangue da abberarvisi: la Madre del protagonista, la Maga più potente dell’Africa, Prima Moira, Parca Futurarcaica protegge e manovra i fili del dramma (o commedia ?) del figliolo. Del tremendo presidente-dittatore il quale, alla fine del Canto, dichiarerà di non essere mai stato più che un “Maestro Cacciatore”. Come il padre e lo zio dell’autore. Riso, mistero, carne, magia. Nonna Africa. Ieri, domani. Mondo.
“I non iniziati, per ignoranza, dubiteranno di questa versione dei fatti. […]. E’, ovviamente, una spiegazione infantile, da bianco che ha bisogno di razionalità per capire.”
INTERFERENZE  1 copertina

INTERFERENZE N°1a

Editoriale (TerraeLiberAzione-Gennaio 1990)

IL QUARTO REICH

Il 1986 vide svilupparsi, nell’intellighentja tedesca, un vivace e premonitore “dibattito storico” sul periodo nazista e sull’identità nazionale germanica.

La tesi di fondo attorno o contro la quale si delinearono dei “fronti” distinti, è quella formulata da Ernst Nolte, in un breve saggio intitolato “Il passato che non vuole passare”, uscito sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il 6 giugno di quell’anno.

Il confronto tra intellettuali – ospitato sulla grande stampa – va ben al di là dell’analisi storiografica e della stessa riflessione sull’i­dentità tedesca dopo Auschwitz, per investire gli attualissimi nodi po­litici che l’imperialismo tedesco si trova ad affrontare.

Nolte propone di “interpretare” la politica nazista, attuata col metodo asiatico del pogrom e dello sterminio razziale, come risposta, reazione difensiva e preventiva, allo sterminismo classista asiatico, incarnato dallo stalinismo trionfante.

“L’Arcipelago Gulag precedette Auschwitz… Lo sterminio di classe dei bolscevichi è il prius logico e fattuale dello sterminio di razza dei nazionalsocialisti…”. I nazisti – sostiene dunque Nolte – vivevano l’incubo dello stalinismo, per liberarsi del quale adottarono i suoi metodi contro altri nemici. Insomma, un esorcismo!. Dalla banalità del male al male della banalità!.

Gli oppositori, tra cui Jurgen Habermas, hanno gioco facile nello smontare le capriole intellettuali di Nolte. Tantopiù che il Terzo Reich ebbe relazioni più che amichevoli con la Russia di Stalin, fin quando questo gli fu possibile. Ma sulla demolizione della tesi di Nolte alcuni di essi vi costruiscono altri castelli di cartapesta: la catastrofe della storia tedesca, costituita dal nazismo, offrirebbe alla Germania la possibilità di pensare se stessa al di là dell’identità nazionale.

Essi sostengono la necessità di giudicare i crimini nazisti attraverso l’Etica, piuttosto che attraverso l’analisi storica. A loro avviso, l’identità tedesca non è nella Storia, ma nella Costituzione dello Stato. Ma lo stesso Nolte, in sede di replica, sostiene che è proprio l’analisi storico-comparativa da lui proposta a svolgere una funzione etica e di positiva liberazione da un “passato che non vuole passare”…

Il dibattito del 1986 si sviluppò sostanzialmente intorno all’ipotesi relativista rispetto all’Olocausto ebraico, ma la posta in gioco era un’altra, e ben espressa, senza capriole, dallo stesso Nolte, nel suo primo intervento: “Oggi tutti hanno sentimenti pacifisti; ma non riescono a guardare con tranquillo distacco al bellicismo dei nazional­socialisti, perché sanno che le due superpotenze investono ogni anno in armamenti molto più di quanto Hitler spese dal 1933 al 1939. Permane dunque una profonda insicurezza, che spinge a cercare il nemico in un passato inequivocabile piuttosto che nel confuso presente. (…) L’aspirazione hitleriana al ‘dominio del mondo appare tanto più mostruosa quanto più risulta evidente che la Repubblica federale tedesca, in politica internazionale, può svolgere tutt’al più il ruolo di uno Stato di media grandezza. Stato a cui, nondimeno, non si dà una ‘patente di innocuità’: sussistendo in molti il timore che esso possa diventare, se non la causa, il punto di partenza di una Terza guerra mondiale”.

Nolte, più dei suoi interlocutori, sa bene che il passato può anche non passare, ma non può certo tornare, almeno tale e quale.

Questa politica internazionale e questa patente di innocuità erano e restano la vera posta in palio nel dibattito premonitore apertosi nell’ottantasei sulla grande stampa dell’imperialismo tedesco.

Secondo lo storico tedesco Hagen Schulze, la grande costante della storia tedesca è la sua posizione centrale in Europa e l’equilibrio europeo necessita di un centro debole.

Il destino della Germania è dunque la geografia. Una geografia che comincia a stare stretta alla virtualmente terza potenza imperialista del Pianeta.

E cosiccome sulla storiografia, anche sulla geo-politica (il pericolo giallo  asiatico, come giustificazione; l’Europa Unita del ’92, come contesto di realizzazione; la “Nuova Russia”, come interlocutore privilegiato?) gli intellettuali organici tedeschi affinano le armi per la prossima battaglia, la cui unica posta è il Quarto Reich.

GENNAIO ’90. TERRAELIBERAZIONE.

Mario Di Mauro – (scritto a fine novembre ’89, mentre cadeva il Muro- per la Quarta Internazionale-Tendenza Marxista Rivoluzionaria Internazionale- operativa da Parigi-Berlino-Atene-Leningrado…)

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TERRAELIBERAZIONE-N°3 MARZO 2016

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