MARX 2

km1818 -5 MAGGIO- 2018

Buon Compleanno, zio Karl!

***

LE SERRE DEL CAPITALE

di KARL MARX -(dal 24° Capitolo- Paragrafo 6° del “Capitale”).

La scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica.

Questi procedimenti idillici sono momenti fondamentali dell’accumulazione originaria. Alle loro calcagna viene la guerra commerciale delle nazioni europee, con l’Orbe terracqueo come Teatro.

La guerra commerciale si apre con la secessione dei Paesi Bassi dalla Spagna, assume proporzioni gigantesche nella guerra antigiacobina dell’Inghilterra e continua ancora nelle guerre dell’oppio contro la Cina…I vari metodi dell’accumulazione originaria si distribuiscono ora, più o meno in successione cronologica, specialmente fra Spagna, Portogallo, Olanda, Francia e Inghilterra.

Alla fine del secolo XVII quei vari metodi vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. E tutti si servono del potere dello Stato, violenza concentrata e organizzata della società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione feudale in modo di produzione capitalistico e per accorciare i passaggi. La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. È essa stessa una potenza economica…

Il sistema coloniale fece maturare come in una serra il commercio e la navigazione. Le società monopolia (Lutero) furono leve potenti della concentrazione del capitale. La colonia assicurava alle manifatture che sbocciavano il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio rifluiva nella madre patria e qui si trasformava in capitale…

Il sistema del credito pubblico, cioè dei debiti dello Stato, le cui origini si possono scoprire fin dal Medioevo a Genova e a Venezia, s’impossessò di tutta l’Europa durante il periodo della manifattura, e il sistema coloniale col suo commercio marittimo e le sue guerre commerciali gli servì da serra. Così prese piede anzitutto in Olanda. Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato — dispotico, costituzionale o repubblicano che sia — imprime il suo marchio all’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è il loro debito pubblico…

Il debito pubblico diventa una delle leve più energiche dell’accumulazione originaria: come con un colpo di bacchetta magica, esso conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale e anche da quello usurario. In realtà i creditori dello Stato non danno niente, poichè la somma prestata viene trasformata in obbligazioni facilmente trasferibili, che in loro mano continuano a funzionare proprio come se fossero tanto denaro in contanti…

Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro.

Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694).

La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili.

Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico.

Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale.

In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote…

Con i debiti pubblici è sorto un sistema di credito internazionale che spesso nasconde una delle fonti dell’accumulazione originaria di questo o di quel popolo…

Poichè il debito pubblico ha il suo sostegno nelle entrate dello Stato che debbono coprire i pagamenti annui d’interessi, ecc., il sistema tributario moderno è diventato l’integramento necessario del sistema dei prestiti nazionali…

Il fiscalismo moderno, il cui perno è costituito dalle imposte sui mezzi di sussistenza di prima necessità, porta perciò in sé stesso il germe della progressione automatica. Dunque, il sovraccarico d’imposte non è un incidente, ma anzi è il principio.

KARL MARX -dal 24° Capitolo- Paragrafo 6° del “Capitale”.

E studiate, invece di perdere tempo!
Non sanno più come infangarlo!.
MARX è un GIGANTE, e chi lo infanga è un pidocchio nemico dell’UMANITA’. Altra cosa è discuterne civilmente… facebook TERRAELIBERAZIONE.

 

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primomaggiolasicilia 

Una DOMANDA.
Ma cosa abbiamo a che spartire con chi ha ridotto il PRIMO MAGGIO ad adunate di schiavi ubriachi e con chi lo ha deviato in scampagnate, come se mancassero altri giorni per farsi una gita?. E con chi falsifica la STORIA per legittimare burocrazie sindacali truffaldine e corrotte?.

Una RISPOSTA.
U PRIMU MAJU va rigenerato e ristabilito nel Cuore e nel Cervello del popolo lavoratore siciliano (immigrati inclusi). Ne va della Salute della nostra Sicilia nel Mondo del Secolo XXI.

Nel 1892 -a Catania- cortei “illegali” invasero le vie della città, partendo dai CIRCOLI OPERAI e sfidando plotoni di sbirri provocatori che imponevano divieti prefettizi.
A decine di migliaia rispondevano all’appello dell’INTERNAZIONALE, di cui erano parte costituente.
E questa non è “storia passata”, questo è il Futuro!.

U PRIMU MAJU va rigenerato e ristabilito nel Cuore e nel Cervello del popolo lavoratore siciliano (immigrati inclusi).
Ripartiamo da zero, ma almeno ripartiamo. Cu c’è, c’è.

@TERRAELIBERAZIONE.

*”RITAGLIO” dal quotidiano LA SICILIA 2/5/2018.

421604

 

 

PALESTINA DONNE 

Una TRAGEDIA INFINITA.

Come previsto: anche Abu Mazen il premier palestinese OLP (che è inguaiato)- insegue Netanyahu, il premier israeliano (che è inguaiato)- Le sparano grosse: due compari e un pollo: il proletariato palestinese (ma anche quello israeliano, coi suoi milioni di lavoratori arabi, ebrei, baduini, “refusnik” russi, neri falascià…).

L’Oligarchia israeliana –che è criminale- gioca, come il gatto col topo, con le corrotte burocrazie palestinesi. Il sostegno inedito dell’Arabia Saudita all’Entità sionista ha spezzato l’equilibrio precario. Hamas a Gaza –senza il fiume di petrodollari- è alla fame e “sciopera” / l’OLP in Cisgiordania –pagata anche dall’UE- è spiazzata e ne insegue la deriva con squallide strumentalizzazioni storiografiche (che purtroppo includono maldestramente anche un testo scientifico sull’Olocausto prodotto dalla nostra Scuola marxista: che rivendichiamo e ripubblichiamo in coda a questo post).

A Tel Aviv se la stanno ridendo. Se muovono la Forza vera sarà una macelleria. Ma non lo faranno, solo perché non gli serve.

IL POPOLO PALESTINESE E’ SOLO ed è ostaggio di una doppia TRAPPOLA.

Sia chiaro, uno staterello palestinese, in queste condizioni, sarebbe un bantustan razziale di modello sudafricano anni Settanta. Coi “due stati” non se ne esce. E certo non se ne esce con la colonizzazione vigliacca dei Territori palestinesi. Lo abbiamo scritto nel 1988!.

Il Medio Oriente è un campo minato prodotto, in un Secolo, sulle macerie dell’Impero ottomano, dalle ormai dementi e decrepite potenze imperialiste europee. Perfino gli USA –a parte qualche ultimo e spettacolare fuoco d’artificio missilistico- se ne dovranno “ritirare”.

Sosteniamo il POPOLO PALESTINESE, ma per la liberazione sociale e l’internazionalismo!. E’ difficile da spiegare? -E vabbè: sempre meglio di perdersi nelle FAIDE di burocrazie e oligarchie antiproletarie- la lotta è di classe- la liberazione nazionale -in medio oriente- è lotta tra classi, giocata su scenari globali. E non sarà combattuta a “colpi di sonnifero”!.

I MURI vanno abbattuti da tutti i lati. L’ISRATINA -profetizzata da Gheddafi- uno Stato laico e democratico per Tutti, non ha alternative ragionevoli.

O ci rassegniamo a una TRAGEDIA INFINITA, una bomba a orologeria telecomandata dai NEMICI della PACE nel NOSTRO MEDITERRANEO. MARE NOSTRO abitato da Genti con cui siamo carne della stessa carne, sangue dello stesso sangue: FRATELLI e  SORELLE!. Tutti!.

@TERRAELIBERAZIONE.

https://terraeliberazione.wordpress.com/2018/04/19/un-giro-ditalia-che-umilia-il-popolo-palestinese-e-legittima-loccupazione-coloniale-della-terra-santa-e-una-offesa-che-noi-siciliani-coscienti-non-faremo-passare-come-se-niente-fosse/

 

Auschwitz,

ovvero il grande alibi

da: «Programme Communiste», n. 11, aprile-giugno 1960

(A.Bordiga – B.Maffi…)

La stampa di sinistra ci mostra nuovamente che il razzismo, ed essenzialmente l’antisemitismo, costituisce in un certo senso il Grande Alibi dell’antifascismo: è la sua bandiera favorita e al tempo stesso il suo ultimo rifugio nella discussione. Chi resiste all’evocazione dei campi di sterminio e dei forni crematori? Chi non si inchina davanti ai sei milioni di ebrei assassinati? Chi non freme davanti al sadismo dei nazisti? Tuttavia siamo di fronte a una delle più scandalose mistificazioni dell’antifascismo, e per questo dobbiamo smontarla.

Un recente manifesto del M.R.A.P. (Movimento contro il Razzismo, l’Antisemitismo e per la Pace) attribuisce al nazismo la responsabilità della morte di cinquanta milioni di esseri umani di cui sei milioni di ebrei. Questa posizione, identica a quella del «fascismo guerrafondaio» dei sedicenti comunisti, è tipicamente borghese.

Rifiutandosi di vedere nel capitalismo stesso la causa delle crisi e dei cataclismi che sconvolgono periodicamente il mondo, gli ideologi borghesi e riformisti hanno sempre preteso di spiegarli con la malvagità degli uni o degli altri. Si vede qui l’identità fondamentale tra le ideologie (se così si può dire) fasciste e antifasciste: entrambe proclamano che sono i pensieri, le idee, le volontà dei gruppi umani che determinano i fenomeni sociali.

Contro queste ideologie, che noi chiamiamo borghesi perché sono le ideologie di difesa del capitalismo, contro tutti questi «idealisti» passati, presenti e futuri, il marxismo ha dimostrato che sono, al contrario, i rapporti sociali che determinano i movimenti ideologici. È qui la base stessa del marxismo, e per rendersi conto di fino a che punto i nostri pretesi marxisti l’hanno rinnegato, è sufficiente vedere che per loro tutto passa attraverso le idee: il colonialismo, l’imperialismo, il capitalismo stesso, non sono che degli stati mentali.

Cosicché tutti i mali di cui soffre l’umanità sono dovuti a malvagi fomentatori: di miseria, d’oppressione, di guerra, etc. Il marxismo ha dimostrato che, al contrario, la miseria, l’oppressione, le guerre e le distruzioni, ben lungi dall’essere dovute a volontà deliberate e malefiche, fanno parte del funzionamento «normale» del capitalismo. Ciò si applica in particolare alle guerre dell’epoca imperialista. Vi è un punto che svilupperemo più ampiamente a causa dell’importanza che presenta per il nostro argomento: è quello della distruzione.

Anche quando i nostri borghesi e riformisti riconoscono che le guerre imperialiste sono dovute a conflitti di interessi, essi restano largamente al di sotto della comprensione del capitalismo. Si veda la loro incomprensione del significato della distruzione. Per loro il fine della guerra è la Vittoria, e le distruzioni di uomini e di impianti dell’avversario non sono che mezzi per giungere a questo fine. Tanto che alcuni ingenui prevedono delle guerre fatte a colpi di sonnifero! Noi abbiamo dimostrato che la distruzione è, invece, il fine principale della guerra. Le rivalità imperialiste che sono la causa diretta delle guerre, non sono esse stesse che la conseguenza della sovrapproduzione sempre crescente.

Il motore della produzione capitalistica è in effetti costretto a «imballarsi» a causa della caduta del saggio di profitto e la crisi nasce dalla necessità di accrescere senza posa la produzione e dall’impossibilità di smaltire i prodotti. La guerra è la massima soluzione capitalistica della crisi; la distruzione massiccia d’impianti, di mezzi di produzione e di prodotti, permette alla produzione di riprendersi, e la distruzione massiccia di uomini rimedia alla «sovrappopolazione» periodica che va di pari passo con la sovrapproduzione.

Bisogna proprio essere un illuminato piccolo borghese per credere che i conflitti imperialistici potrebbero risolversi altrettanto bene con una partita a carte o attorno a una tavola rotonda, e che le enormi distruzioni e la morte di decine di milioni di uomini siano dovute soltanto all’ostinazione degli uni, alla malvagità degli altri e alla cupidigia di altri ancora.

Già nel 1844, Marx, rimproverava agli economisti borghesi di considerare la cupidigia come innata invece di spiegarla e dimostrava perché i cupidi erano costretti ad essere tali. Ed è fin dal 1844 che il marxismo ha dimostrato quali sono le cause della «sovrappopolazione»:
«
La domanda di uomini regola necessariamente la produzione di uomini, come di qualsiasi altra merce» (K. Marx, Manoscritti). «Se l’offerta supera largamente la domanda, una parte dei lavoratori cade nella mendicità o muore di fame», scrive Marx. Ed Engels: «Non vi è sovrappopolazione che dove vi sono troppe forze produttive in generale» e «… [abbiamo visto] che la proprietà privata ha fatto dell’uomo una merce,la cui produzione e la cui distruzione dipendono unicamente dalla domanda; ché la concorrenza in questo modo ha assassinato e quotidianamente assassina milioni di uomini…» (F. Engels, «Abbozzo di una critica dell’economia politica»).
L’ultima guerra imperialista, lungi dallo smentire il marxismo e da giustificare la sua «revisione», ha confermato l’esattezza delle nostre analisi.

Era necessario ricordare questi punti prima di occuparci dello sterminio degli ebrei. Questo ha avuto luogo non in un periodo qualunque ma in piena crisi e guerra imperialiste. È dunque all’interno di questa gigantesca impresa di distruzione che bisogna spiegarlo. In questo modo il problema diventa chiaro; non dobbiamo più spiegare il «nichilismo distruttore» dei nazisti, ma perché la distruzione si è concentrata in parte sugli ebrei.

Su questo punto nazisti e antifascisti sono d’accordo: è il razzismo, l’odio per gli ebrei, è una «passione», libera e feroce, che ha causato la loro morte. Ma noi marxisti sappiamo che non vi è passione sociale che sia libera, che nulla è più determinato di questi grandi movimenti di odio collettivo. Vedremo che lo studio dell’antisemitismo dell’epoca imperialista non fa che illustrare questa verità.

È a ragion veduta che noi diciamo «antisemitismo dell’epoca imperialista»; poichè, nonostante gli idealisti di ogni tipo (dai nazisti ai teorici «ebraici»), considerino l’odio per gli ebrei uguale in tutti i tempi e luoghi, noi sappiamo che non è affatto vero.

L’antisemitismo dell’epoca attuale è totalmente differente da quello dell’epoca feudale. Non possiamo sviluppare qui la storia degli ebrei, che il marxismo ha interamente spiegato. Noi sappiamo perché la società feudale ha mantenuto gli ebrei come tali; noi sappiamo che se le borghesie più forti, quelle che hanno potuto fare presto la loro rivoluzione politica (Inghilterra, Stati Uniti, Francia) hanno quasi interamente assimilato i loro ebrei, le borghesie più deboli non hanno potuto farlo. Non dobbiamo spiegare qui la sopravvivenza degli «ebrei», ma l’antisemitismo dell’epoca imperialista. E non sarà difficile spiegarlo se, invece di occuparci della natura degli ebrei o degli antisemiti, noi considereremo la loro posizione nella società.

In seguito alla loro storia gli ebrei si trovano oggi essenzialmente nella media e piccola borghesia. Ora questa classe è condannata dall’avanzata irresistibile della concentrazione del capitale. È questo fatto che ci spiega come essa sia all’origine dell’antisemitismo, il quale non è, come ha detto Engels,
«
null’altro che una reazione di strati sociali feudali, votati a scomparire, contro la società moderna che si compone essenzialmente di capitalisti e di salariati. Serve soltanto a obiettivi reazionari sotto un velo apparentemente socialista».

La Germania del periodo tra le due guerre ci mostra questa situazione a uno stadio particolarmente acuto. Il capitalismo tedesco, scosso dalla guerra, dalla spinta rivoluzionaria del 1918-1928, sempre minacciato dalla lotta del proletariato, subisce profondamente la crisi mondiale del dopoguerra. Mentre le borghesie vittoriose più forti (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia) furono colpite relativamente poco, e superarono facilmente la crisi del «riadattamento dell’economia alla pace», il capitalismo tedesco cadde nel marasma completo. Si può dire che furono la piccola e la media borghesia a patirne maggiormente, come in tutte le crisi che conducono alla proletarizzazione delle classi medie e a una maggiore concentrazione del capitale, attraverso l’eliminazione di una parte delle piccole e medie imprese. Ma qui la situazione era tale che i piccolo-borghesi rovinati, falliti, espropriati, liquidati, non potevano neppure finire nel proletariato, colpito esso stesso duramente dalla disoccupazione (7 milioni di disoccupati al culmine della crisi): essi cadevano dunque direttamente nella condizione di miserabili, condannati a morire di fame appena esaurite le loro riserve. È per reazione a questa terribile minaccia che la piccola borghesia ha «inventato» l’antisemitismo. Non già, come dicono i metafisici, per spiegare le disgrazie che la colpiscono, quanto per tentare di preservarsene concentrandole su uno dei suoi gruppi.

All’orribile pressione economica, alla minaccia di distruzione estesa che rendevano incerta l’esistenza di ogni suo membro, la piccola borghesia reagiva sacrificando una delle sue parti, sperando così di salvare e di assicurare l’esistenza alle altre. L’antisemitismo non deriva né da un «piano machiavellico» né da «idee perverse»: scaturisce precisamente dalla costrizione economica. (1) L’odio per gli ebrei è ben lontano dall’essere la causa prima della loro distruzione, non è che l’espressione del desiderio di delimitare e di concentrare su di loro la distruzione. Succede a volte che gli operai stessi giungano al razzismo. Ciò avviene quando, minacciati da una disoccupazione massiccia, essi tentano di farla concentrare su certi gruppi: italiani, polacchi o altri méteques (stranieri), bicots (arabi), negri, etc. Ma nel proletariato queste tendenze hanno luogo solo nei peggiori momenti di demoralizzazione, e non durano. Nel momento in cui entra in lotta il proletariato vede chiaramente e concretamente dove è il suo nemico: il proletariato è una classe omogenea che ha una prospettiva e una missione storiche.

La piccola borghesia, al contrario, è una classe storicamente condannata. Nello stesso tempo essa è anche condannata a non poter comprendere nulla, a essere incapace di lottare: non può che dibattersi ciecamente nella macchina che la stritola. Il razzismo non è un’aberrazione dello spirito: è e sarà la reazione piccolo-borghese alla pressione del grande capitale. La scelta della «razza», vale a dire del gruppo sul quale si cerca di concentrare l’opera di distruzione, dipende evidentemente dalle circostanze. In Germania gli ebrei presentavano i «requisiti» del caso ed erano i soli ad averli: essi erano quasi esclusivamente dei piccolo-borghesi, e, in questa piccola borghesia, il solo gruppo sufficientemente identificabile. Solamente su di loro la piccola borghesia poteva incanalare la catastrofe.

Era in effetti necessario che l’identificazione non presentasse difficoltà: bisognava potere definire esattamente chi sarebbe stato distrutto e chi risparmiato. Da ciò quella detrazione dal totale di coloro che avevano i nonni battezzati, che, in contraddizione flagrante con le teorie della razza e del sangue, sarebbe sufficiente a dimostrarne l’incoerenza. Si trattava proprio di logica! Il democratico che si accontenta di dimostrare l’assurdità e l’ignominia del razzismo come d’abitudine non coglie il problema reale.

Incalzata dal capitale, la piccola borghesia tedesca ha dunque gettato gli ebrei ai lupi per alleggerire la propria slitta e così salvarsi. Naturalmente non in maniera cosciente, ma era questo il significato del suo odio per gli ebrei e della sua soddisfazione per la chiusura e il saccheggio delle loro botteghe. Bisogna dire che per parte sua il grande capitale era felicissimo di quanto accadeva: esso poteva liquidare una parte della piccola borghesia con il consenso della piccola borghesia. Meglio ancora: era la stessa piccola borghesia che si incaricava di questa liquidazione. Ma questa maniera «personalizzata» di presentare il capitale non è che una cattiva immagine: come la piccola borghesia, il capitalismo non sa ciò che fa. Egli subisce la costrizione economica e segue passivamente le linee di minor resistenza.

Non abbiamo parlato del proletariato tedesco. Ciò perché non è intervenuto direttamente in questa faccenda. Esso era stato sconfitto e, ben inteso, la liquidazione degli ebrei non ha potuto essere realizzata che dopo la sua sconfitta. Ma le forze sociali che hanno condotto a questa liquidazione esistevano prima della disfatta del proletariato. Lasciando le mani libere al capitalismo, questa disfatta ha semplicemente permesso alle forze sociali di «realizzarsi».

È allora che è iniziata la liquidazione economica degli ebrei: espropriazione in tutte le forme, interdizione dalle professioni liberali, dall’amministrazione, ecc. Poco a poco gli ebrei vengono privati di tutti i mezzi di esistenza: essi possono vivere solo con le riserve che hanno potuto salvare. Durante tutto questo periodo, che va fino alla vigilia della guerra, la politica nazista verso gli ebrei si riassume in due parole: Juden raus! Ebrei fuori! Si cerca con tutti i mezzi di favorirne l’emigrazione. Ma se i nazisti non cercavano che di sbarazzarsi degli ebrei non sapendo che farne, e se gli ebrei, dal canto loro, non domandavano altro che di andarsene dalla Germania, nessuno altrove li voleva accogliere. Ciò non è sorprendente, perché nessuno poteva accoglierli: non vi era un solo paese capace di assorbire e di mantenere diversi milioni di piccolo-borghesi rovinati. Solo una piccola parte di ebrei poté partire. I più rimasero, loro malgrado e malgrado i nazisti. In un un modo o nell’altro, con l’esistenza in sospeso.

La guerra imperialista aggravò la situazione sia quantitativamente che qualitativamente. Quantitativamente perché il capitalismo tedesco, obbligato a ridurre la piccola borghesia per concentrare nelle sue mani il capitale europeo, intraprese la liquidazione degli ebrei di tutta l’Europa centrale. L’antisemitismo aveva fatto le sue prove: non c’era che da continuare. Ciò rispondeva, d’altronde, all’antisemitismo indigeno dell’Europa centrale benché quest’ultimo fosse più complesso (una orribile mistura di antisemitismo feudale e piccolo-borghese, nella cui analisi non possiamo qui entrare).

Al tempo stesso la situazione si era aggravata qualitativamente. Le condizioni di vita erano rese assai più dure dalla guerra; le riserve degli ebrei si esaurivano; essi erano condannati a morire di fame in breve tempo. In tempi «normali», e quando si tratta di un piccolo numero, il capitalismo può lasciar crepare da soli gli uomini respinti dal processo di produzione. Ma era impossibile fare ciò in piena guerra e per milioni di uomini: un tale «disordine» avrebbe paralizzato tutto. Bisognava che il capitalismo organizzasse la loro morte.

D’altronde non li uccise di colpo. Per cominciare furono ritirati dalla circolazione, raggruppati, concentrati. E li fece lavorare sottoalimentandoli, cioè sovrasfruttandoli a morte. Uccidere l’uomo di lavoro è un vecchio metodo del capitale. Marx scriveva nel 1844:
«
Per essere condotta con successo, la guerra industriale esige numerose armate che si possano ammassare in un punto e abbondantemente decimare» («Manoscritti»).
Occorreva d’altronde che questa massa sostenesse le spese per la propria vita, finché viveva, e quelle per la morte in seguito. E che producesse plusvalore fino a che ne fosse in grado. Perché il capitalismo non può procedere all’esecuzione di uomini che ha condannato se non ne ricava profitto. Ma l’uomo è coriaceo. Anche se ridotti allo stato di scheletro gli ebrei non morivano abbastanza in fretta. Bisognava massacrare quelli che non potevano più lavorare, poi quelli di cui non si aveva più bisogno perché gli sviluppi della guerra rendevano la loro capacità di lavoro inutilizzabile.

Il capitalismo tedesco si è, d’altra parte, rassegnato a fatica all’assassinio puro e semplice. Non certo per umanitarismo, ma perché non ricavava nulla. È così che è nata la missione di Joël Brand di cui parleremo perché mette bene in luce la responsabilità del capitalismo mondiale. Joël Brand era uno dei dirigenti di un’organizzazione semiclandestina degli ebrei ungheresi. Quest’organizzazione cercava di salvare gli ebrei con tutti i mezzi: nascondigli, emigrazione clandestina, e anche corruzione di SS. Le SS del Juden-Kommando tolleravano queste organizzazioni che tentavano più o meno di utilizzare come «ausiliarie» per le operazioni di rastrellamento e di smistamento.

Nell’aprile del 1944, Joel Brand fu convocato al Juden-Kommando di Budapest per incontrare Eichmann, che era il capo dell’ufficio per le questioni ebraiche delle SS. Eichmann, con l’accordo di Himmler, l’incaricò di questa missione: recarsi presso gli anglo-americani per negoziare la vendita di un milione di ebrei. Le SS domandavano in cambio 10.000 autocarri, ma erano pronte a tutti i mercanteggiamenti, tanto sul tipo che sulla quantità delle merci. Di più proponevano la consegna immediata di 100.000 ebrei al momento dell’accordo per dimostrare la loro buona fede. Era un’affare serio.

Disgraziatamente l’offerta esisteva ma non esisteva la domanda! Non solamente gli ebrei ma anche le SS si erano lasciate prendere dalla propaganda umanitaria degli Alleati. Gli Alleati non volevano questo milione di ebrei. Né per 10.000 autocarri, né per 5.000, né per altro.

Qui non possiamo entrare nei dettagli delle disavventure di Joël Brand. Egli partì per la Turchia e finì nelle prigioni inglesi del Medio Oriente. Gli Alleati rifiutarono di «prendere sul serio quest’affare», facendo di tutto per screditarlo e soffocarlo. Finalmente Joël Brand incontrò al Cairo Lord Moyne, ministro di Stato britannico per il Medio Oriente. Egli lo supplicò di ottenere almeno un accordo scritto che, anche se non rispettato, avrebbe permesso almeno la salvezza delle 100.000 persone.

«E quale sarà il numero totale?»
«
Eichmann ha parlato di un milione».
«
Come potere immaginare una cosa simile, signor Brand? Che farò di questo milione di ebrei? Dove li metterò? Chi li accoglierà?»
«
Se la Terra non ha più posto per noi, non ci resta che lasciarci sterminare», disse Brand disperato. (2)

Le SS furono più lente a capire: esse credevano agli ideali dell’Occidente! Dopo lo scacco della missione di Joël Brand e durante lo sterminio, esse tentarono ancora di vendere degli ebrei al Joint (organizzazione degli ebrei americani), versando persino un «acconto» di 1.700 ebrei in Svizzera. Ma, a parte le SS, nessuno ci teneva a concludere questo affare.

Joël Brand aveva invece compreso, o quasi. Aveva compreso dove portava la situazione, ma non il perché. Non era la Terra a respingerli ma la società capitalistica. Non in quanto ebrei, ma perché respinti dal processo di produzione, inutili alla produzione. Lord Moyne fu assassinato da due terroristi ebrei, e Joël Brand apprese più tardi che costui aveva sovente compatito il tragico destino degli ebrei:
«
La sua politica era dettata dall’amministrazione inumana di Londra».
Ma Brand, che citiamo per l’ultima volta, non aveva compreso che questa amministrazione inumana non è che l’amministrazione inumana del capitale, e che è il capitale ad essere inumano. Il capitale non sapeva che fare di questa gente. E non ha neppure saputo che fare dei rari sopravvissuti, condotti alla condizione di «esuli» che non si sapeva dove ricollocare.

Gli ebrei sopravvissuti sono riusciti finalmente a trovarsi un posto. Con la forza, e approfittando della congiuntura internazionale, lo Stato d’Israele è stato costituito. Ma anche ciò è stato possibile solo rendendo esuli altre popolazioni: centinaia di migliaia di rifugiati arabi conducono da allora un’esistenza precaria (perchè inutile al capitale) nei campi di raccolta.

Abbiamo visto come il capitalismo abbia condannato a morte milioni di uomini respingendoli dalla produzione. Abbiamo visto come li ha massacrati estraendo da essi tutto il plusvalore possibile. Ci resta da vedere come li sfrutti ancora dopo la loro morte, come sfrutti la loro stessa morte.

Sono innanzitutto gli imperialisti del campo alleato che se ne sono serviti per giustificare la loro guerra e per giustificare dopo la vittoria il trattamento infame inflitto al popolo tedesco. Si sono precipitati sui campi e sui cadaveri diffondendone ovunque le raccappriccianti fotografie ed esclamando: guardate che porci sono questi Crucchi! Come abbiamo avuto ragione di combatterli! E come abbiamo ora ragione a fargli passare la voglia di ricominciare! Quando si pensa agli innumerevoli crimini dell’imperialismo, quando si pensa, ad esempio, che nello stesso momento (1945) in cui i nostri Thorez cantavano vittoria sul fascismo, 45.000 algerini (provocatori fascisti!) cadevano sotto i colpi della repressione; quando si pensa che è il capitalismo mondiale il responsabile di questi massacri, l’ignobile cinismo di questa soddisfatta campagna dà veramente la nausea.

Nello stesso tempo anche tutti i nostri bravi democratici antifascisti si sono gettati sui cadaveri degli ebrei. E li agitano sotto il naso del proletariato. Per fargli sentire l’infamia del capitalismo? No, al contrario: per fargli apprezzare, per contrasto, la vera democrazia, il vero progresso, il benessere di cui esso gode nella società capitalistica. Gli orrori della morte capitalistica devono far dimenticare gli orrori della vita capitalistica e il fatto che essi sono indissolubilmente negati fra di loro. Gli esperimenti dei medici SS dovevano far dimenticare che il capitalismo compie la sua gigantesca «sperimentazione» quotidiana con i prodotti concerogeni, gli effetti dell’alcolismo sull’ereditarietà, la radioattività delle bombe «democratiche». Se si mostrano le abat-jour di pelle umana è per far dimenticare che il capitalismo ha trasformato l’uomo vivente in abat-jour. Le montagne di capelli, i denti d’oro, i cadaveri divenuti merce, devono far dimenticare che il capitalismo ha fatto dell’uomo vivente una merce. È il lavoro, la vita stessa dell’uomo, che nel capitalismo è merce.

Sta in ciò l’origine di tutti i mali. Utilizzare i cadaveri delle vittime del capitale per tentare di nascondere questa verità, servirsi di questi cadaveri per proteggere il capitale, è il modo più infame di sfruttarli fino in fondo.

Notes:
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  1. Il «Corriere della Sera» del 31 dicembre 1987 riporta un’interpretazione attribuita a un certo Rainer Reinhart, vicepresidente del settore amministrativo del VII distretto bavarese il quale, su un manuale di amministrazione militare, avrebbe definito lo sterminio organizzato come «vittoria dei principii di economicità». Si legge nel manuale:
    «
    Si pone la questione di carattere fondamentale se l’economia, intesa come principio formale, in caso di un potere dedicato al servizio del benessere pubblico, possa essere applicato universalmente. Se noi consideriamo tutto ciò partendo dal principio che il fine giustifica i mezzi, allora anche l’uso del gas venefico per lo sterminio di massa degli ebrei invece di una lunga serie di esecuzioni individuali è stata un’applicazione del principio di economicità».
    Nonostante si tratti di un evidente paradosso che porta alle estreme conseguenze, nell’ambito di un certo sistema di riferimento, il cosiddetto principio di economicità, l’osservazione non è peregrina. Si tratta di vedere, appunto, quali sono i limiti, vale a dire il sistema di riferimento, entro i quali si applica il supposto principio. Il capo della comunità israelita di Berlino Ovest, Heinz Galinski, ha reagito dichiarando che il brano incriminato
    «
    è carico di disprezzo per la memoria delle vittime dell’olocausto e fornisce la prova di un modo di pensare antidemocratico».
    Aggiunge il «Corriere»:
    «
    L’imbarazzo delle autorità militari è temperato dal fatto che, anche se di largo uso, il manuale non è adottato ufficialmente».
    L’economicità non è un «principio universale», ma se il sistema di riferimento è il capitalismo, in quell’ambito lo è e basta. Se il nazismo è una delle forme in cui si manifesta il capitalismo, ecco che il «principio» trova la sua naturale e più conseguente applicazione. Galinski sbaglia di grosso attribuendo al «modo di pensare antidemocratico» un’osservazione fin troppo banale: si cade infatti nell’ovvietà notando che la democrazia non è meno massacratrice del totalitarismo. Ciò che cambia è solo la giustificazione formale, ma l’ambito giuridico è stabilito ad hoc e non fa cambiare la natura profondamente economica dell’atteggiamento sociale borghese.
    [back]
  2. La missione di Brand non fu l’unica. Un altro vano tentativo fu compiuto a Londra da Jan Karsky, che cercò di ottenere aiuti dagli anglo-americani per il Ghetto di Varsavia. L’episodio è raccontato da Annette Wiewiorka:
    «
    Lo scontro [fra resistenti e truppe tedesche] era stato condotto nell’isolamento più completo, malgrado la situazione del Ghetto fosse nota a tutti. Il polacco Jan Karsky, per esempio, lo aveva visitato nell’ottobre del 1942 prima di recarsi in missione a Londra dove aveva cercato invano di ottenere l’aiuto degli alleati. Si incontrò con Arthur Zygielbojm, emissario del Bund, che aveva lasciato la Polonia clandestinamente nel gennaio 1940. Anche gli sforzi di Zygielbojim per sensibilizzare gli inglesi e gli americani sulla sorte degli ebrei di Varsavia furono vani. Il 12 maggio 1943 si uccise con un colpo di pistola. Nella sua ultima lettera scrisse: ‘Assistiamo passivamente allo sterminio di milioni di uomini, di donne e di bambini senza difesa e torturati a morte; questi paesi sono diventati i complici degli assassini […] Non posso restare in silenzio, non posso continuare a vivere mentre viene eliminato quanto resta della popolazione ebraica in Polonia, cui appartengo […] Con la mia morte intendo protestare energicamente contro lo sterminio del popolo ebraico’» (Storia e dossier, Luglio-Settembre 1993, Giunti, Firenze). [back]

Source: «Programme Communiste», n. 11, aprile-giugno 1960

BUON PRIMO MAGGIO di LiberAzione della Terra da ogni saccheggio!
BUON PRIMO MAGGIO di LiberAzione dell’Umanità da ogni oppressione!.
O ci crediamo, o non accadrà.

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I FIRRI-FIRRI

Ogni domenica, presso il mercatino di Puntalazzo, nell’antica contea di Mascali (Catania), si possono ammirare le opere di Angelo Greco: un vero ARTISTA da professore in pensione, è anche autore di un libro: “il muro della vigna” (protagonista della storia è una famiglia di metà Novecento, legata alla terra etnea e alla sua vita).

Il Maestro Greco, con pazienza e maestria, ha riprodotto antiche ed educative “macchine di riflessione” chiamate “firri-firri”, un tempo diffuse anche nella Sicilia etnea.

Realizzate in canna ed alimentate dal vento per mezzo di un’elica, i firri-firri fanno danzare ballerini, muovere giostre o far saltare cavallucci…

Noi ci ricaviamo anche una metafora della Vita determinata da meccanismi che troviamo prefabbricati –quando nasciamo. Meccanismi che ci fanno “ballare”, sospinti dai Venti della Storia.

Dei FIRRI-FIRRI, il Maestro Greco ha salvato la tecnica realizzativa – ed è ben lieto di mostrarli a chiunque: a Puntalazzo, la domenica. Apprezziamo anche il suo  Rifiuto di “esibirsi” nei “centri commerciali”, che lo corteggiano. 

Bentornati FIRRI-FIRRI, gioia della CIVILTA’ SICILIANA!.

Ad Archimede –Scienziato siciliano e Ministro della Difesa sovranista – sarebbero piaciuti. E’ una bella riflessione: grazie FIRRI-FIRRI!.

@TERRAELIBERAZIONE-NEWS. (Lorenzo Patanè-Salvo Di Stefano)

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cuncumiu 33.jpglogoterraeliberazione

A 13 anni dalla nostra DICHIARAZIONE d’INDIPENDENZA ontologica.

Io, embrione dell’Uomo, depositario della memoria genetica e proiezione della civiltà futura:

1. sono proprietario di me stesso;
2. la vita mi è stata data: è mia, e nessun diritto possono esercitare coloro che l’hanno provocata;
3. i miei genitori sono miei, mentre io non sono dei miei genitori;
4. i tecnici mi sono serviti: io non debbo servire loro;
5. rivendico il diritto al pieno sviluppo delle mie potenzialità, e pretendo il rispetto delle mie debolezze, arrogandomi il diritto di eventualmente suicidarmi quando e come riterrò opportuno;
6. indico nella ricerca sulle cellule staminali tratte da cordone ombelicale la via più propizia alle nuove frontiere della medicina;
7. rifiuto il ruolo di cavia e di magazzino di cellule per l’industria eugenetica dei biopoteri dell’imperialismo e delle sue guerre: Farmaceutiche ed Eugenetiche.
8. denuncio il sotteso progetto di MERCIFICAZIONE e infine di selezione razziale e di controllo delle facoltà riproduttive su una umanità soggetta ad una sterilizzazione pianificata per mezzo di smog, elettrosmog, cibo adulterato, spettacolo mediatico rimbecillente ecc. nell’Epoca SENILE dell’Imperialismo e delle sue guerre: monetarie ed energetiche, militari e demografiche.
9. mi sottraggo ad ogni volontà di mercificazione della vita, giurando di combatterne ogni forma da oggi fino alla morte, amando il “prossimo” come me stesso.
10. chiamo ad una responsabile e permanente “secessione dallo spettacolo coloniale“ perché io sono indipendentista.

@2005. 9° Cuncumiu di TERRAELIBERAZIONE

 

TerraeLiberazione marzo-aprile

TerraeLiberazione

Canepa1LA VERITA’ (OCCULTATA) SU CANEPA E’ LO SCANDALO PIU’ INAUDITO DELLA STORIA SICILIANA DEGLI ULTIMI 70 ANNI.

MA NON CI INTERESSA POLEMIZZARE CON LE SFILATE DEL 25 APRILE: NE’ CON QUELLE  IN DIVISA TRICOLORATA, NE’ CON QUELLE CELEBRATE DAL PARTIGIANESIMO SINISTRATO. Non sprechiamo il bene più prezioso che la Vita ci ha donato: U TEMPU.

DIFENDIAMO LA VERITA’. PUNTO. Non ne siamo prigionieri. I prigionieri della MENZOGNA “girano a vuoto”.

@TERRAELIBERAZIONE.

 

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Un Giro d’Italia che umilia il POPOLO PALESTINESE e legittima l’occupazione coloniale della TERRA SANTA è una offesa che NOI SICILIANI coscienti non faremo passare come se niente fosse. Amiamo il ciclismo e non vogliamo una MAGLIA ROSA MACCHIATA DI SANGUE PALESTINESE!.
Ma sia chiaro: il conflitto israelo-palestinese non può essere usato per fare carne di porco della VERITA’. E una PACE GIUSTA è l’unico obiettivo dei GIUSTI – il MEDITERRANEO ne ha urgente bisogno. Non è facile, ma restiamo alla larga da tifoserie smidollate. Ne stiamo vedendo di tutti i colori, una le riassume tutte: i sinistrati pedalatori per la Palestina che paragonano il Giro d’Italia alla Berlino nazista durante le Olimpiadi del ’36: bum!. Con questi non prendiamo manco un caffè, ci dispiace. C’è un problema, ma al senso delle proporzioni ci teniamo, perchè le Questioni le sappiamo “leggere”.I FALSI AMICI del Popolo palestinese NON CI INTERESSANO.
Lo stato di Israele non è “autoproclamato” – a prescindere sosteniamo i DIRITTI del POPOLO PALESTINESE e non strumentalizziamo nulla. CHI TEORIZZA LA DISTRUZIONE di ISRAELE è un criminale ignorante e seminatore di altri disastri. Punto. E non serve un “bantustan” palestinese (lo abbiamo scritto nel 1988!).

ISRAELE e PALESTINA hanno un futuro solo se si fondono nell’ISRATINA. Gheddafi aveva capito tutto, anche perchè sapeva Tutto. E fu l’unico vero sostenitore del popolo palestinese (anche contro i loro capi corrotti), quando erano massacrati da tutti – negli anni ’70 -al tempo della resistenza animata da “SETTEMBRE NERO”.
O si fondono in uno STATO UNICO, laico e democratico, o faranno una malafine: Tutti.
Quanto alla “genialata” di far partire il Giro d’Italia dalla Gerusalemme palestinese riconoscendone la sovranità israeliana… è un autogol dell’italietta fallita la cui politica estera viene decisa dalla…Gazzetta dello Sport!. Siamo al delirio finale!. “NO PASARAN!” COME SE NIENTE FOSSE.
IL CICLISMO E’ VITA. E se affoga nel doping e nell’ipocrisia geopolitica…non è colpa nostra!.

Un Giro d’Italia che umilia il POPOLO PALESTINESE e legittima l’occupazione coloniale della TERRA SANTA è una offesa che NOI SICILIANI coscienti non faremo passare come se niente fosse.

Ed è vergognoso che ci stiano rattoppando qualche strada scassata per agevolare lo SPETTACOLO.

A ciascuno le sue responsabilità. NOI SIAMO UMANI. “Voi” siete bestie?. Il “Giro d’Italia” parte da Gerusalemme, che viene riconosciuta ufficialmente  CAPITALE dello Stato di Israele, e non patrimonio dell’Umanità. Da chi? Dalla Gazzetta dello Sport-RCS?. Quanto alla “QUESTIONE” israelo-palestinese, è complicata: ma un accordo decente lo devono trovare o finiranno in un “buco nero”. TUTTI!.

IL MEDIO ORIENTE E’ STATO DISEGNATO dall’IMPERIALISMO EUROPEO sulle macerie dell’Impero ottomano. Sarebbe ora che se lo “disegnassero” i popoli e le genti che ci vivono. Non accadrà facilmente.

Terra e LiberAzione… per il POPOLO PALESTINESE! .

@TERRAELIBERAZIONE.

***

A “Giro d’Italia”, that humiliates the PALESTINIAN PEOPLE e legitimizes the colonialist occupation of the Holy Land, is an offense, that WE, CONSCIOUS SICILIANS, will not let go through as if nothing had happened.

We love bicycle race sports and we do not want a Pink Jersey (maglia rosa) tainted with Palestinian blood!

Let it be clear: The Israeli-Palestinian conflict cannot be used to let the TRUTH go through the meat grinder. And a JUST PEACE is the only goal of the RIGHTEOUS ONES – the Mediterranean has urgent need of this. It’s not easy, but we stay away from spineless racism. We see all sorts of things: like leftist pedallers who compare the Giro d’Italia to the Nazi Olympics of 1936: Boom! We want nothing to do with those kinds of people!

There is a problem, but it’s important to us to keep things in perspective. The FAKE FRIENDS of the Palestinian People are of no interest to us.

The State of Israel is not “self-proclaimed” – regardless of this we support the rights of the Palestinian People and we don’t exploit anybody for our political goals. Those who theorize the destruction of Israel are ignorant criminals who seed more disasters. Period.

There is no need for a Palestinian “Bantustan” (we wrote this already back in 1988!). Israel and Palestine only have a future if the merge into a “ISRATINE”. Gheddafi had understood everything, also because he knew everything. He was the only true supporter of the Palestinian people (also against their corrupt leaders), when they were subjected to massacres by everybody – during the 1970s – during the time of the resistance that was animated by the Black September Organization.

Either the two sides merge into ONE STATE, laicist and democratic, or they will both end very badly. Both of them.

As for the geniuses behind the idea to let the Giro d’Italia start from Palestinian Jerusalem while recognizing Israeli rulership… This is an own goal by little failed Italy, whose foreign affairs are decided by… the sports newspaper Gazzetta dello Sport!. This is the final delirium.  “NO PASARAN!” AS IF IT WAS BUSINESS AS USUAL. CYCLING IS LIFE. And if it drowns into doping affairs and into geopolitical hypocrisy… it is not our fault!

A Giro d’Italia that humiliates the PALESTINIAN PEOPLE and legitimizes the the COLONIALIST OCCUPATION of the HOLY LAND is an offense that WE, CONSCIOUS SICILIANS, cannot tolerate as if nothing had happened.

And it is a shame that they are patching up some old street in order to accommodate the SPECTACLE.

To each one their own responsibilities. WE ARE HUMANS. “You”, are beasts? This year’s Giro d’Italia will start from Jerusalem, which will be officially recognized as CAPITAL of Humanity. By whom? By the Gazzetta dello Sport/RCS MediaGroup?

As for the Israeli-Palestinian “Question”, it is complicated, but they will have to find a decent agreement or they will both end in a “black hole”. ALL OF THEM!

The Middle East was designed by the European Imperialism on top of the debris of the Ottoman Empire. It’s about time that it be “re-designed” by the folks and people who live in it. This will not happen easily.

Terra e LiberAzione… FOR THE PALESTINIAN PEOPLE!

@TERRAELIBERAZIONE.

logoterraeliberazione

NOI NON SIAMO CONTRO L’ESISTENZA dello STATO di ISRAELE: tuttaltro!. MA CONTRO L’OLIGARCHIA -“palazzinara &C.”- CHE LO STA SUICIDANDO. NE’ SIAMO CON HAMAS, CHE E’ UNA “COSCA ALLO SBANDO” IN “SCIOPERO FISCALE”… – SIAMO COL POPOLO PALESTINESE, per il suo riconoscimento ecc. Punto. E’ difficile da capire?. – IL MEDIO ORIENTE E’ STATO DISEGNATO dall’IMPERIALISMO EUROPEO sulle macerie dell’Impero ottomano. Sarebbe ora che se lo “disegnassero” i popoli e le genti che ci vivono. Non accadrà facilmente.
Gli Stati nascono tutti da guerre e rivoluzioni: è ovvio che sono fondati sulla violenza.Israele ha vinto 4 guerre vere…e ne può vincere altre 4. E’ la PACE GIUSTA invece che si deve conquistare.E questa è posizione condivisa dei palestinesi e degli israeliani che ragionano.
(…)  il colonialismo lo sconfiggi se hai una visione strategica che include la mobilitazione della “società avversa” in questo caso israeliana. – certo non lo batti con burocrazie palestinesi corrotte e vendute: chi all’UE e a lobby varie, chi ai sauditi wahabbiti ecc (che gli hanno tagliato i viveri: ed ecco lo sciopero di Hamas!) -a prescindere siamo COL POPOLO PALESTINESE, per un negoziato che superi il conflitto. – e il metodo vale anche per molte altre Questioni, inclusa quella siciliana, con le dovute differenze. O la lotta per il negoziato, o la sconfitta. Tertium -al momento- non datur. Domani, chi lo sa?
libro
 

4 maggio 2018.

IL GIRO d’ITALIA è partito dal posto sbagliato nel momento sbagliato.
La motivazione della “Gazzetta dello Sport” (che lo organizza e che non è un giornale, ma una lobby potente) è schizofrenica: “Superare barriere e divisioni attraverso il linguaggio comune dello sport, in questo caso il ciclismo, disciplina che come poche altre sa aggregare e unire le persone”.
Un intento nobile, certo, se non fosse che in quella zona una barriera c’è e dal 2002, è lunga 730 km e alta 8 metri e l’ha edificata proprio lo stato d’Israele.
E la stanno legittimando con una corsa di biciclette!.
Ma non vi fate schifo?.
TERRAELIBERAZIONE

LASICILIA-SIMENZA

trasi e leggi

lasicilia2

“La Sicilia” 18/4/2018

Prima pagina- Agricoltura-DI MAURO: “PENALIZZATI dalle NORME EUROPEE”

Primo piano – AGRICOLTURA IN CRISI / Retro-Innovazione. Tornare al metodo di lavoro dei nostri nonni, ma con la tecnologia attuale – Meno burocrazia per migliorare i controlli sui prodotti importati e sostegno ai produttori.

“Dalle campagne vanno via anche tunisini e romeni”

L’analisi di Mario Di Mauro, di Simenza, sul settore in difficoltà – Tra i punti deboli: filiera incompleta e politica imposta dall’UE

  • di Carmen Greco

 

La crisi dell’agricoltura in Sicilia spinge imprese e giovani alla fuga all’estero?. Si svuotano aree come Vittoria, Pachino, Niscemi, Raddusa? «Non solo. Dalle campagne siciliane stanno emigrando i tunisini e i romeni, da Vittoria, dalla Piana di Catania, da Canicattì. Se ne vanno, ed è quella fetta di proletariato agricolo che lavora veramente in campagna, gli operai-contadini, i “fantasmi” che nessuno ha mai chiamato invasori perché non vengono pagati…».

Per Mario Di Mauro, fondatore di TerraeLiberAzione, indipendentista e siciliano “addhitta”, come ama definirsi, “siminzinu” della prima ora (“Simenza” è l’associazione di agricoltori custodi, valorizzatori, tecnici, ricercatori e appassionati della biodiversità siciliana di interesse agrario ndr) «non è il prodotto importato a mettere in ginocchio l’agricoltura siciliana, ma  la debolezza della filiera di tutto l’agroalimentare isolano».

 

  • I punti deboli di questa filiera?

«Gli strumenti di governo dell’economia non sono in mano nostra. Questo non è un alibi. A noi hanno dato sempre assistenzialismo, l’agricoltura siciliana ha ricevuto dall’Europa grazie all’obiettivo 1, un fiume di soldi. Per esempio, negli anni Ottanta, imponendo le arance a polpa bionda e distruggendo quelle a polpa rossa. Di arance “sanguinelle” non ne erano rimaste più, solo un po’ di Tarocco e di Moro. Quella che avrebbe dovuto essere una sorta di monocoltura diventò qualcosa di indefinito. Poi inventarono la favola della crisi di sovrapproduzione, ma non era vero perché il mercato era in ascesa, in Brasile, in Israele, in Marocco, l’agrumicoltura si sviluppava, per non parlare dei profitti più alti realizzati in Olanda, diventata quasi monopolista nei succhi d’arancia e nei liofilizzati. Le nostre arance tipiche non solo venivano distrutte, ma addirittura denigrate, si diceva che facessero male. Contemporaneamente, al produttore arrivavano i soldi per estirpare gli agrumeti. Ne ricordo uno che denunciai personalmente a Ramacca perché aveva estirpato e ripiantato lo stesso agrumeto tre volte, prendendo soldi ripetutamente. I soldi i nostri produttori se li prendevano eccome. Se poi aggiungiamo anche la forte vocazione all’intrallazzo…

 

  • Le nostre arance finivano al macero…

  • «Le nostre arance finivano all’Aima, “scafazzate”. I camion entravano carichi di mattoni con uno strato di arance sopra. Queste cose si sapevano, da sempre».

 

  • Con la fuga dalle campagne chi verrà dopo i tunisini e i romeni?

«Dopo non lo so chi verrà, forse produrremo guayule come in Messico (un arbusto originario del deserto del Chihuahua che ha una buona resa nella produzione di biomasse per la produzione di carburanti ndr), l’Eni lo ha sperimentato assieme all’Ente agricolo siciliano semi disciolto e moribondo, (l’ultima cretinata che potevano fare) e  questa sperimentazione ha dato buoni risultati. Del resto come alternativa abbiamo la misura 10.1C del Psr (Piano di sviluppo rurale) che incentiva la “non” semina del grano per 7 anni. Ti danno 600 euro ad ettaro per non seminare, e con il prezzo del grano “sterile” quello della Bayer-Monsanto e quello cinese made-in-sicily, diventa perfino conveniente. Ricordo che si tratta del 98% del grano che viene coltivato in Sicilia. Tutto questo quando i grani siciliani sono considerati “clandestini”».

 

  • E il tanto pubblicizzato ritorno all’agricoltura dei giovani, l’agricoltura 4.0?

«E’ retorica per spacciare qualcosa che non esiste. Ci sono dei singoli, certo, ma sono mosche bianche. L’agricoltura 4.0 rischia di alimentare la retorica della bio economia».

 

  • Un esempio?

«La cellulosa che si ricava dal pastazzo (quel che resta delle arance una volta spremute ndr) è un esempio, ancora una volta, di come siamo e restiamo produttori di materia prima di scarto che altri lavorano. La cellulosa ricavata dal pastazzo viene impacchettata e spedita in Spagna dove un’ industria la trasforma in filamento per tessuto e poi finisce nel distretto tessile di Como che la trasforma in tessuto. Non c’è niente di strano, ma un pezzettino di questa filiera perché non dev’essere in Sicilia? L’occupazione la crei con la manifattura, non nell’estrazione della cellulosa, a quello ci pensano le macchine. In Sicilia il valore aggiunto occupazionale della manifattura e della centralizzazione del prodotto non esiste».

 

  • Cosa ci vuole per far chiudere questa filiera?

«Una rievoluzione antropologica».

 

  • Processo lungo…

«O traumatico. Ci vorrebbe un grande shock che lo imponga o, ancora, un’evoluzione “siminzina” continua, costante».

 

  • E chi la potrà vedere questa rievoluzione? I nostri figli, i nostri nipoti?

«I nostri nonni. Dobbiamo tornare indietro ma con la tecnologia di oggi».

 

  • La retroinnovazione di cui si parla…

«Il nostro futuro è in questo metodo di lavoro che vale per tutti. Non si tratta di riscoprire le nostre radici nella retorica della sagra paesana, non si tratta di tornare indietro. In agricoltura dobbiamo utilizzare le stampanti 3D, le macchine Bender. Bisogna cominciare a socializzare, agevolare il parco mezzi, un agricoltore non deve essere costretto ad ipotecare l’azienda e ad impegnarsi tutto per comprare un trattore che gli serve solo per una settimana».

 

  • Eppure ci sono esempi di questa retro-innovazione, “Simenza” è uno di questi.

«Siamo una percentuale “profetica”. Il rischio grosso è la folclorizzazione del nostro percorso e l’altro rischio è che ci usino, come “custodi”, fiori all’occhiello, per un pubblico piccolo-borghese che può spendere e che sceglie i grani antichi per questioni salutistiche».

 

  • E le navi bloccate con il grano del Kazakistan a Pozzallo?

«I controlli ci sono ma sono farraginosi. Il mio amico Aldo Failla, che si occupa di sicurezza alimentare mi dice che con 20/30 centesimi di azoto si possono operare controlli che oggi costano centinaia di euro ma soprattutto molto tempo. Se si ferma una nave che trasporta grano in entrata (ma anche in uscita) in un porto siciliano, non si può pensare di bloccarla per 40 giorni con il rischio di avere torto e di pagare poi anche i danni all’armatore. I controlli vanno semplificati, sburocratizzati, resi agili e celeri, se un controllo si può fare in 5 minuti si evita di prelevare campioni, certificare, coinvolgere dogana, guardia di finanza, capitaneria, Asp, l’istituto zooprofilattico etc. etc. che poi spedisce il campione a Bruxelles… Se blocchi  per 40 giorni una nave che magari nello stesso carico deve consegnare un container qui, un altro a Genova e un terzo ad Amburgo,  quella nave in Sicilia non ci verrà mai più».

DI MAIO

Diversamente “INSENSIBILI”.

I “RESPONSABILI MATTARELLIZZATI”
CHI BOMBARDA è “responsabile”. Chi sostiene le AGGRESSIONI IMPERIALISTE è “responsabile”.

Dunque può “governare l’italietta”!. E deve spacciare la MENZOGNA delle “armi chimiche”, del “cattivo di turno”…tacendo sui mandanti dell’AGGRESSIONE TERRORISTICA ALLA SIRIA che dura dal 2011.

Ma che minkia di paese è questo?. Cosa vuol dire “responsabile”?. Di cosa?.

Di Maio è un “perfetto traditore” per molti del “movimento grillino”: e se lo faranno fuori i “grillini”, o possono chiudere baracca e burattini!

Cinquestelle a striscie amerikane?.

Sia chiaro: lo sapevamo. Ma sappiamo anche che molte ENERGIE del M5S -in Sicilia- contribuiranno alla formazione di un Movimento inedito. Ogni cosa a suo Tempo.

Terraeliberazione – Der Neue Sizilianer – The New Sicilian