L’ultimo vero GRANDE CAPO politico-militare degli INDIPENDENTISTI SICILIANI FU ARTALE ALAGONA*, leader del “partito catalano”. Nessuno, in seguito, ha difeso la Sicilia meglio di Artale, il catanese Gran Giustiziere del Regno siciliano. Difese il Popolo siciliano e la sua INDIPENDENZA: col Cervello, col Cuore e con la Potenza politico-militare. (…). Una sua biografia –(di scuola Realista dialettica)- non è stata mai scritta. Con la sconfitta degli indipendentisti siciliani del “partito catalano”, si conclude definitivamente la lunga “Guerra del Vespro”, la più lunga Rivoluzione della Storia.

*(+Catania, 5 febbraio 1389 –il giorno di Sant’Agata)

@TERRAELIBERAZIONE/ARKIVIU 1987-‘88.

leggi: https://terraeliberazione.files.wordpress.com/2016/03/vespro-oggi.pdf

Verso la fine del ciclo storico della RIVOLUZIONE SICILIANA del VESPRO 1282, oltre un secolo dopo, gli ingegneri navali siciliani costruirono anche “i PONTI di Barcellona”.
Eravamo ormai una comunità storica r/esistente e unita. Nella buona e nella cattiva sorte. (mdm – fonte: H. Bresc)

Terra e Lib pag1

TEDESCO VESPRO-001TerraeLiberAzione-VESPRO

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Movimenti indipendentisti in Europa: li citano tutti, tranne quelli siciliani. Come mai?
Carta bianca, In Evidenza

Movimenti indipendentisti in Europa: li citano tutti, tranne quelli siciliani. Come mai?
di Antonella Sferrazza

Il vento indipendentista che soffia dalla Catalogna scuotendo l’intera Spagna e l’intera Europa ha acceso l’interesse della stampa internazionale verso i movimenti separatisti presenti nel Vecchio Continente. Giornali e televisioni stanno dedicando pagine intere all’argomento pubblicando mappe dove sono indicate formazioni politiche di questo genere. Sono tantissime e sono elencate con dovizia: dalle regioni europee più famose per le battaglie indipendentiste, Scozia, Corsica, Paesi Baschi e ovviamente la stessa Catalogna e l’Irlanda del Nord, fino a quelle più piccole o, comunque,  meno note al grande pubblico per posizioni secessioniste: la Baviera, la minoranza polacca in Lituania, i fiamminghi e perfino l’Occitania.

Quando si arriva all’Italia, in rosso vengono cerchiate la Sardegna, il Sud Tirol e pure la Lombardia e il Veneto, regioni che, in realtà, stanno chiedendo l’Autonomia che è cosa ben diversa dal sogno dell’indipendenza. Giusto inserirle in questo elenco? In senso lato sì se si considera che alla base di queste rivendicazioni c’è comunque la volontà di affermare, in maniera più o meno diretta e in maniera più o meno piena, il diritto di auto determinazione dei popoli.

Ebbene, cosa manca da questi elenchi in cui si parla dei movimenti indipendentisti presenti in Europa?

Come avrete intuito, manca sempre (o quasi) la Sicilia. Ma come, si dirà, proprio la Sicilia che in tema di indipendentismo ha una storia importantissima? Proprio la Sicilia, dove nel secondo dopoguerra, il movimento indipendentista, trasversale e di massa, aveva più iscritti di tutti gli altri partiti tanto da costringere la Repubblica Italiana a farci i conti?

Il compromesso, come sappiamo, fu il patto con lo Stato che portò all’Autonomia speciale in nome della quale gli indipendentisti, supportati dal popolo e dopo avere subito repressioni di ogni sorta, rinunciarono all’indipendenza. Questa è la storia. Tralasciamo tutti i tradimenti di questo patto – ve ne parliamo sempre- e torniamo alla domanda: come mai la stampa nazionale e internazionale non cita la Sicilia quando si parla di indipendentismo europeo?

Per inciso: questa riflessione nasce solo dall’amarezza di vedere ignorato un importantissimo pezzo di storia della Sicilia di cui esistono ancora delle tracce significative. D’altronde, diceva il professore Antonio Canepa (fondatore dell’E.V.I.S- l’Esercito Volonatrio per l’Indipendenza della Sicilia di cui vi abbiamo parlato qua)  che l’indipendentismo siciliano è un fuoco che non si spegnerà mai. Arde sotto la cenere, magari non si vede, ma è lì.

E, allora, perché viene ignorato? Dobbiamo sempre puntare il dito contro la malafede della stampa? E perché questa malafede sarebbe diretta solo contro la Sicilia?

Non basta più dare la colpa ad altri. Senza una sana autocritica l’indipendentismo siciliano non ha speranze. E la verità, a nostro parere, è che l’eccessivo frazionamento dei movimenti indipendentisti, produce il nulla. Troppi generali senza esercito, troppe prime donne, troppi individualismi.

Questa divisione produce danni incalcolabili: il primo è che si tratta di scosse singole talmente irrilevanti da non essere registrati nemmeno dai più sofisticati sismografi.

Un mea culpa diventa ineludibile.

Non c’è nessun intento polemico e lo sottolineiamo. Chi conosce la squadra  che compone questo giornale online, sa quanto ci stia a cuore la causa indipendentista e quanto- concedeteci un attimo di celebrazione- nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fare conoscere la storia dell’indipendentismo siciliano, le sue ragioni storiche, economiche, i suoi Padri Nobili, la sua matrice popolare e di sinistra (coincideva con la voglia di riscatto dei siciliani vessati) cercando di tenere ben distinta la sua vera essenza dalle infiltrazioni (vedi destra agraria) che lo hanno macchiato (d’altronde, infiltrazioni e distorsioni sono fisiologiche in ogni aggregazione di esseri umani).

Tutti articoli che hanno registrato un grandissimo successo di lettori, a conferma  del fatto che ai siciliani non manca la voglia di conoscere capitoli di una storia che a scuola non viene insegnata.

Ma sostenere una causa tacendo sui motivi per cui quella causa è perdente, oltre ad essere intellettualmente scorretto, sarebbe inutile.

E, allora, basta prendersela con la stampa (sulle ‘colpe’ della categoria non siamo mai stati teneri). Se un giornalista arriva in Sicilia- come è successo qualche anno fa- e per parlare di indipendentismo parla di Salvatore Giuliano (personaggio che con il vero indipendentismo siciliano non ha nulla a che fare e che comunque ne rappresenta una distorsione in un momento in cui l’EVIS- l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia “morto con Antonio Canepa”- era già stato svuotato e snaturato) non è colpa sua. Se di indipendentismo siciliano si parla solo in termini folkloristici o, peggio, in termini denigratori, non è colpa di nessun giornalista.

La responsabilità va divisa equamente tra i tanti ‘capetti’ che pensano di essere grandi e non si accorgono di esserlo solo a casa loro. Non si accorgono del fatto che, a furia di arroccarsi sotto la propria bandierina, finiscono col diventare invisibili.

La forza dell’indipendentismo, ovunque in Europa, sta nell’unione dei movimenti indipendentisti. Che possono essere di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, ma che quando si tratta di rivendicazioni importanti dinnanzi allo Stato da cui vorrebbero liberarsi, sono uniti. Fanno massa, nessuno può non accorgersi di loro.

Argomento chiuso? Certamente no. Solo una riflessione a ruota libera, un’ opinione. Alla quale possono aggiungersene tante altre, le vostre, sicuramente più interessanti di questa nella speranza che siano animate solo dalla volontà di creare un dibattito costruttivo (potete scriverla tra i commenti o inviarla a timesicilia@gmail.com e sarà pubblicato in questa stessa sezione che si chiama ‘carta bianca’).

Per concludere un’altra precisazione: non abbiamo volutamente fatto i nomi dei movimenti indipendentisti siciliani- che pure conosciamo abbastanza bene- perché non è un’accusa rivolta a qualcuno in particolare, ma solo, si spera uno stimolo alla riflessione. In ogni movimento ci sono persone che stimiamo, se non amici. Nulla di personale.

Per correttezza non possiamo nemmeno tacere sulla nostra vicinanza al movimento TerraeLiberazione che collabora con questo giornale e di cui apprezziamo la coerenza, l’impegno culturale, le battaglie quotidiane e la distanza dalle beghe elettorali.

http://timesicilia.it/movimenti-indipendentisti-europa-li-citano-tutti-tranne-siciliani-mai/

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Grani Antichi Siciliani sotto attacco. La denuncia M5S al Parlamento Europeo: “Sosteniamo i contadini siciliani di SIMENZA e l’Istituto TerraeLiberAzione”!

L’europarlamentare Ignazio Corrao: ” I contadini profeti vengono derisi e criminalizzati. Combatteremo battaglia di tutela attraverso tutti i livelli istituzionali, fino alla fine, al fianco del movimento contadino Simenza, che raggruppa i produttori dei grani antichi siciliani e dell’Istituto Terra e Liberazione che per primo ha denunciato la questione all’Antitrust.

I grani antichi siciliani sono sotto attaccoEssi rappresentano un’eccellenza che tutto il mondo ci invidia per le straordinarie proprietà nutritive. Oggi in Sicilia risultano seminati a grano duro circa 290.000 ettari, ma di questi solo 3.000 sono coltivati a “grani antichi”. In appena un secolo, almeno un centinaio di grani antichi sono spariti dal paesaggio siciliano. Oggi ne sono sopravvissuti 52, grazie al lavoro lungimirante di pochi contadini-profeti, per decenni isolati, derisi quando non criminalizzati. Ma di recente è successo un fatto che definire assurdo è poco”. E’ quanto dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao, autore di strenue battaglie parlamentari a tutela delle eccellenze agroalimentari del territorio.

“Un attacco volgare e che potremmo definire quasi blasfemo – spiega Corrao -. La società «Terre e Tradizioni», con sede in Verona ha fatto recapitare a tutte le aziende siciliane, le quali commerciano prodotti contenenti il grano «Timilia», una lettera di diffida al fine di segnalare che la denominazione TIMILIA è un marchio registrato e invitare le aziende a cessare con effetto immediato l’utilizzo del nome Timilia. Nella seconda metà del secolo scorso il Timilia era giunto quasi alla totale estinzione, a causa della diffusione delle colture di massa con varietà limitate e di gran resa; oggi molti agricoltori siciliani, grazie alla maggiore sensibilità verso la coltivazioni più naturali e i prodotti biologici, hanno deciso di riprendere a coltivarlo, ricavando una farina naturale che ne fa un prodotto raro e pregiato.

Il Timilia è oggi coltivato soprattutto da piccole aziende che producono prodotti tipici della tradizione siciliana. Il Timilia è menzionato, come frumento tipico siciliano, nella pubblicazione n. 9 del 1942, della Stazione Sperimentale di Granicoltura della Sicilia, dal titolo «I frumenti siciliani». Non solo! La società veronese si è impossessata anche dell’utilizzo privatistico delle storiche denominazioni degli “ANTICHI GRANI SICILIANI” (Timilia, Maiorca, Russello…) e della stessa definizione generale di “ANTICHI GRANI SICILIANI”, tutti “marchi registrati” – dal 2013.

Per questo motivo, al fine di evitare un danno economico gravissimo, insostenibile, per tutte le aziende siciliane che commerciano prodotti contenenti il grano siciliano Timilia, abbiamo chiesto alla Commissione un parere rispetto a questa ignobile pretesa e come intendesse tutelare i produttori siciliani della Timilia.

La risposta – sottolinea l’europarlamentare Corrao – della Commissione Europea, per bocca del Commissario Vytenis Andriukaitis, è chiara: “un marchio d’impresa registrato può essere dichiarato nullo se esso è composto esclusivamente da segni o indicazioni che nel commercio possono servire a designare la specie, la provenienza geografica, o altre caratteristiche del prodotto. I produttori siciliani sono pertanto liberi di richiedere una dichiarazione di nullità del marchio in questione secondo le norme italiane in materia di diritto dei marchi”. Questo riconoscimento è sicuramente un passo in avanti significativo, ma è solo l’inizio. Poco importa se nel frattempo la società veronese ha rinunciato alla titolarità dei marchi proponendone la cessione “a un centesimo” alla Stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone (struttura della Regione Siciliana). Siamo alla follia.

Vendere ai siciliani ciò che è già dei siciliani! Combatteremo questa battaglia attraverso tutti i livelli istituzionali, fino alla fine, al fianco del movimento contadino Simenza, che raggruppa i produttori dei grani antichi siciliani e dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta “Terra e Liberazione”, che per primo ha chiesto l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L’obiettivo – conclude l’eurodeputato alcamese – è non solo la cancellazione dei marchi che rubano la nostra storia, ma anche una decisa politica di slancio e promozione della produzione dei grani antichi una volta al governo della Sicilia”.

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Mario Di Mauro – presidente di TerraeLiberAzione e co-fondatore del movimento contadino SIMENZA: “Sia chiaro: l’interrogazione M5S -da noi sostenuta- è stata utile, la Risposta del Commissario UE è anch’essa utile… ma nessun problema sarà risolto senza il LAVORO dei SICILIANI INTELLIGENTI per la costruzione di una vera FILIERA AGRO-INDUSTRIALE. Sia chiaro: non è “questione di grano” e basta… per Noi è anche metafora perfetta di una visione del mondo che vogliamo”.

***

DOCUMENTI

1 luglio 2017

E-004673-17

Interrogazione con richiesta di risposta scritta

alla Commissione – Articolo 130 del regolamento

Ignazio Corrao (EFDD) , Dario Tamburrano (EFDD) , Tiziana Beghin (EFDD) , Isabella Adinolfi (EFDD)

Oggetto: Aziende siciliane diffidate a non indicare il grano antico siciliano Timilia negli ingredienti e nelle etichette dei prodotti

Risposta(e)

È di questi giorni la notizia che la società «Terre e Tradizioni», con sede in Verona, ha fatto recapitare a tutte le aziende siciliane, le quali commerciano prodotti contenenti il grano «Timilia», una lettera di diffida al fine di segnalare che la denominazione TIMILIA è un marchio registrato e invitare le aziende a cessare con effetto immediato l’utilizzo del nome Timilia.

Nella seconda metà del secolo scorso il Timilia era giunto quasi alla totale estinzione, a causa della diffusione delle colture di massa con varietà limitate e di gran resa; oggi molti agricoltori siciliani, grazie alla maggiore sensibilità verso la coltivazioni più naturali e i prodotti biologici, hanno deciso di riprendere a coltivarlo, ricavando una farina naturale che ne fa un prodotto raro e pregiato.

Il Timilia è oggi coltivato soprattutto da piccole aziende che producono prodotti tipici della tradizione siciliana.

Il Timilia è menzionato, come frumento tipico siciliano, nella pubblicazione n. 9 del 1942, della Stazione Sperimentale di Granicoltura della Sicilia, dal titolo «I frumenti siciliani».

Al fine di evitare un danno economico gravissimo, insostenibile, per tutte le aziende siciliane che commerciano prodotti contenenti il grano siciliano Timilia, può la Commissione:

— Fornire una sua valutazione sulla questione?

— Far sapere come intende tutelare produzione e produttori siciliani della Timilia?

***

 

IT E-004673/2017 Risposta di Vytenis Andriukaitis a nome della Commissione (20.9.2017)

La Commissione non è al corrente della situazione relativa al Timilia richiamata dagli onorevoli deputati.

Una varietà da conservazione di frumento duro di origine siciliana e con denominazione ”Timilia a reste nere” è registrata dal 2014 nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole. A norma dell’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 637/2009 della Commissione, nel caso di un marchio commerciale che costituisce un diritto anteriore altrui, l’impiego di una denominazione varietale nel territorio dell’Unione è vietato. L’attuazione della legislazione dell’Unione spetta alle autorità competenti degli Stati membri. In questo caso specifico, la Commissione non è in grado di fornire una valutazione giuridica della questione senza verificare tutti gli elementi del fascicolo.

A norma dell’articolo 3 della direttiva 2008/95/CE sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa , un marchio d’impresa registrato può essere dichiarato nullo se esso è composto esclusivamente da segni o indicazioni che nel commercio possono servire a designare la specie, la provenienza geografica, o altre caratteristiche del prodotto. I produttori siciliani sono pertanto liberi di richiedere eventualmente una dichiarazione di nullità del marchio in questione secondo le norme italiane in materia di diritto dei marchi.

Inoltre l’UE protegge le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche con un legame intrinseco tra le caratteristiche del prodotto e la sua provenienza geografica. Anche un ricorso a tali regimi, stabiliti nel regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari potrebbe essere preso in considerazione come possibile soluzione per i produttori siciliani, purché siano soddisfatte le condizioni di tale regolamento.

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3 ottobre. a Catania (SICILIA): presidio di solidarietà col popolo catalano. – ore 17:00-20:30/Via Prefettura (via Etnea)

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NOTE DI DIARIO.

1-0.
IL GIORNO PIU’ LUNGO della NUOVA CATALUNYA e il suicidio della Democratura spagnola.
ore 7- Ci sono giorni che valgono anni, decenni, secoli. In Catalunya si sta vivendo uno di questi giorni.

Il POPOLO CATALANO sta vincendo “contro tutto e tutti”. Si voterà sulle strade.

E’ la più imponente mobilitazione popolare di resistenza civile dell’intera storia europea.

Visca la Terra!

Catalunya libera e indipendente!

Indietro non si torna, la FRATTURA-COLLISIONE storica -nello stato spagnolo- è irreversibile.

“Madrid” sta perdendo: anche la faccia!. E non solo “Madrid”.

E non ci sono “scontri”, ma solo aggressioni poliziesche contro cittadini che vanno a votare.

mariodimauro- www.terraeliberazione.wordpress.com


da Barcellona. ORE 14. in condizioni di “stato d’assedio” -in Catalunya- ha già votato il 50%!!!.
in Sicilia -in condizioni di ricatto clientelare e di circo tele-coloniale- il 50% alle ore 14 se lo sognano!.
VISCA CATALUNYA LIBERA E INDIPENDENTE!
mariodimauro- www.terraeliberazione.wordpress.com

da BARCELLONA. ORE 9.
AMMUTINAMENTO di massa dei “Mossos d’Esquadra”, la polizia catalana “commissariata da Madrid”… Stanno RIFIUTANDO l’ordine di reprimere il loro POPOLO.
E’ il giorno più lungo della NUOVA CATALUNYA.
Ancora non è finito.
mariodimauro- www.terraeliberazione.wordpress.com

Barcellona, ore 16. I dementi di “Madrid” -sostenuti (di malavoglia) dall’UE- caricano con i manganelli i POMPIERI CATALANI e stanno minacciando di arresto perfino i “Mossos d’Esquadra”, la polizia catalana “disobbediente”. Il GIORNO PIU’ LUNGO della NUOVA CATALUNYA dispone però di migliaia di pistole in DIFESA del DIRITTO al voto.
La NOTTE sarà lunga, ma una cosa è già sicura: la “DEMOCRATURA” degli STATI-NAZIONE falliti ha gettato la maschera.
mariodimauro- www.terraeliberazione.wordpress.com

“Giornalismo-Polizia”: venduti, embedded. ORE 14
HO APPENA VISTO IL TG1 -che “apre” sulla CATALOGNA. Un servizio FALSO, una marchetta esemplare prodotta da un giornalistume corrotto, venduto, ridicolo.
Cari “giornalari” della RAI, cambiate pusher!.
CORROTTI, VENDUTI, FALSI!.
PATETICI E RIDICOLI!. Vanno licenziati in massa.
Poi ho visto il Tg la7: roba demenziale, stanno intervistando un fasciodeficente italiano “solidale con madrid”. Le comiche “falangiste”.
Poi si tirano fuori Salvini…per mascariare i Catalani: se i leghisti tricolori vanno a Barcellona gli spakkano il cranio!.
mariodimauro- www.terraeliberazione.wordpress.com


FINO A NOTTE. dalle ore 22.
90% di SI!. -oltre il 42% riescono a votare in condizioni micidiali!.
Con “Madrid” non c’è più niente da “discutere”. IL POPOLO CATALANO HA DECISO.

LA D.U.I. -DICHIARAZIONE UNILATERALE DI INDIPENDENZA del POPOLO SOVRANO di CATALUNYA è in marcia. Ci vorrà tempo, ma la Storia il Tempo lo trova.

VIVA L’EROICO POPOLO CATALANO!

IL 3 OTTOBRE ci sarà lo SCIOPERO GENERALE che fonderà la REPUBBLICA CATALANA. E’ una RIVOLUZIONE VERA.

Terraeliberazione – Der Neue Sizilianer – The New Sicilian


ARCHIVIO.
LE “ARMI DEL NEGOZIATO” CON MADRID. LA CATALUNYA AL TEMPO DELLA DISCONNESSIONE

maggio 4, 2016 //

SEMBRA TUTTO CALMO A BARCELLONA

LA CATALUNYA STA PER ENTRARE NELLA FASE DELLA DISCONNESSIONE. E’ IL TEMPO DELLA “SEGURETAT SOCIAL”. QUI SI GIOCANO TUTTO. E’ UNA DELLE TRE “LEGGI-CHIAVE” PER PROCEDERE ALLA “DISCONNESSIONE”.

Seguretat Social Catalana. Junts pel Sí (JxSí) e la CUP lavorano a una SINTESI LEGISLATIVA EQUILIBRATA che metta in sicurezza –sul piano sociale- il PROCESSO LUNGO VERSO L’INDIPENDENZA. Questa legislatura è definita, giustamente, di: “post-autonomia i pre-independència”. Camminano su un Filo. Ma almeno è il Filo della Loro Storia. Ci informano regolarmente. Li seguiamo con l’Attenzione che meritano, anche quando non ne scriviamo. LO SGANCIAMENTO, LA DISCONNESSIONE. LE SUE BASI ECONOMICO-GIURIDICHE. NON SONO “LEGGI”, MA “ARMI DEL NEGOZIATO” CHE UNA NUOVA ONDATA POPOLARE IMPUGNERA’ COME STA IMPARANDO A FARE.

Sembra tutto calmo a Barcellona!. Sembra.

STUDIARE PER CAPIRE. MANTENERE L’ATTENZIONE. PREPARARSI ALLA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA, DI CUI AVRANNO BISOGNO.

VIVA LA “DISCONNESSIONE”!. CATALUNYA LLYURE!. INDEPENDENCIA!.

@SICILIA, MAGGIO 2016. TERRAELIBERAZIONE

banner-terra-5

catalunya3CATALUNYA. si voterà sulle strade!

“Madrid” sta scherzando col fuoco. Ha chiuso lo “spazio aereo” catalano, ha bloccato internet, minaccia con le armi la gente per strada…

La Democratura spagnola si sta scavando la fossa, e con lei l’intera Europa Fallita.  FOSSE PER “MADRID” la CATALUNYA verrebbe ridotta peggio del CILE di Pinochet!

Chi semina vento raccoglierà tempesta.

La FRATTURA-COLLISIONE storica – nello Stato spagnolo- E’ IRREVERSIBILE.

CATALUNYA LIBERA E INDIPENDENTE!.

VISCA LA TERRA!

Intanto…IL POPOLO BASCO E’ TUTTO SULLE STRADE IN DIFESA DEL POPOLO CATALANO.
ORA!. 

@TERRAELIBERAZIONE-SICILIA

leggi anche: https://terraeliberazione.wordpress.com/2016/05/04/stanno-fabbricando-le-armi-del-negoziato-con-madrid-la-catalunya-al-tempo-della-disconnessione/

1 ottobre. ore 11. – Ci sono giorni che valgono anni, decenni, secoli. In Catalunya si sta vivendo uno di questi giorni.
Il POPOLO CATALANO sta vincendo “contro tutto e tutti”. Si voterà sulle strade.
E’ la più imponente mobilitazione popolare di resistenza civile dell’intera storia europea.
Visca la Terra!
Catalunya libera e indipendente!
Indietro non si torna, la FRATTURA-COLLISIONE storica -nello stato spagnolo- è irreversibile.
“Madrid” sta perdendo: anche la faccia!. E non solo “Madrid”. E non ci sono “scontri”, ma solo aggressioni poliziesche contro cittadini che vanno a votare.
mariodimauro- www.terraeliberazione.wordpress.com

da BARCELLONA.
AMMUTINAMENTO di massa dei “Mossos d’Esquadra”, la polizia catalana “commissariata da Madrid”… Stanno RIFIUTANDO l’ordine di reprimere il loro POPOLO.
E’ il giorno più lungo della NUOVA CATALUNYA.
Ancora non è finito.

Referendum Catalogna: istruzioni per l’uso.

dai nostri compagni di ANTUDO.INFO – riceviamo e volentieri pubblichiamo.

È singolare che le preoccupazioni che da più parti si esprimono sul referendum in Catalogna e sugli imprevedibili esiti di una tale consultazione laddove vincesse il SI all’indipendenza dalla Spagna – e cioè che in tal modo si innescherebbe e rafforzerebbe un processo disgregativo dell’Europa faticosamente costruita, dando fiato a pericolosi nazionalismi – non abbiano trovato quasi mai luogo quando questa disgregazione reale ha avuto luogo all’Est.
È una considerazione di natura geo-politica, questa, certo. Se si guarda una cartina dell’Europa politica prima della caduta del muro di Berlino nell’89 e la si confronta con una di adesso, non può non colpire la “nascita” di nuove nazioni, quelle che la “dottrina Rumsfeld” durante il governo W. Bush considerava la “nuova Europa”, fresca e dinamica e speranzosa di libertà, contrapposta alla “vecchia Europa”, languida e in declino: la Cecoslovacchia si è spezzata in una Repubblica ceca e in una Slovacchia, c’è adesso l’Ucraina e anche la Georgia, c’è la Moldavia, c’è la Macedonia, c’è la Slovenia, la Croazia, la Bosnia-Montenegro, la Serbia, in quel sanguinoso processo di disgregazione della Jugoslavia le cui ferite ancora sono aperte. C’è il Kosovo.
Il 22 luglio 2010 la Corte internazionale di giustizia ha emanato il parere consultivo riguardante la dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 17 febbraio 2008. Come noto, la richiesta era stata sottoposta alla Corte dall’Assemblea generale nell’ottobre 2008 a fronte del pressing diplomatico portato dalla Serbia in Assemblea per fare sì che la Corte potesse pronunciarsi su una delle principali questioni giuridiche legate alla controversia sullo status della ex provincia iugoslava. Il quesito posto dall’Assemblea con la risoluzione 63/3 era se la dichiarazione di indipendenza delle “autorità provvisorie di auto-governo” del Kosovo (Provisional Institutions of Self-Government – PISG) fosse conforme al diritto internazionale.
La Corte innanzitutto si chiede se la dichiarazione di indipendenza violi il diritto internazionale generale. Riferendosi alla prassi più datata e a quella più recente, essa valuta che durante il periodo coloniale il diritto alla auto-determinazione aveva portato all’emergere di un “diritto all’indipendenza”, mentre per quanto riguarda i contesti extra coloniali nulla indicherebbe l’emergere di una regola di interdizione di tali atti. La Corte esamina anche l’incidenza del principio dell’integrità territoriale, definendolo, con specifico riferimento all’art. 2, par. 4 della Carta, alla Dichiarazione del 1970 sulle relazioni amichevoli tra Stati e all’Atto finale della Conferenza di Helsinki del 1975, come “an important part of the international legal order”, ma la cui portata si esaurirebbe all’ambito delle relazioni tra Stati. In conclusione, secondo la Corte, non esisterebbe nessun divieto applicabile alla promulgazione di dichiarazioni di indipendenza, con la conseguenza che la dichiarazione del 17 febbraio 2008 non sarebbe in violazione del diritto internazionale generale [fonte: Il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, di Enrico Milano].
Per quanto la strada scelta dalla Corte sia stata quella di esprimersi non sulla conformità di un diritto alla secessione ma se la dichiarazione di indipendenza rappresenti una violazione del diritto internazionale, sembra rilevante l’affermazione che il “principio di territorialità” si esaurisce nel rapporto tra Stati, è cioè un divieto a che un qualunque Stato minacci l’integrità territoriale di un altro, ma non ha un significato assoluto all’interno di uno stesso Stato.
Se la Spagna e il governo Rajoy presentassero analoga richiesta alla Corte internazionale di giustizia, è difficile perciò credere che l’esito di un parere su una dichiarazione di indipendenza della Catalogna possa essere difforme da quello sul Kosovo. E non si capirebbe perché il diritto possa avere una valenza sull’Europa di là e un’altra sull’Europa di qua. A meno di considerazioni di carattere geo-politico, appunto, e cioè della disgregazione dell’Europa.
Ora, in Catalogna in quel complesso e articolato movimento di sostegno al referendum non ha mai attecchito l’opinione che questo percorso sia la manifestazione di una volontà di distacco dall’Europa politica, anzi. Semmai, è il contrario: chi sostiene il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza della Catalogna dalla Spagna sostiene contemporaneamente l’esigenza di “ricontrattare” il rapporto con Bruxelles. E per quanto Bruxelles abbia, sin dall’inizio, posto una serie di difficoltà giuridiche a questa possibilità, in Catalogna si dice esplicitamente che tutti i vincoli e le manovre che sarebbero necessari sono in fin dei conti abbastanza semplicemente superabili. Sia così semplice o, invece, complicato, resta il fatto che queste dichiarazioni indicano la precisa volontà in Catalogna di “rimanere” parte – o di configurarsi come “nuova” parte – dell’Europa politica. Sono, anzi, convinti che una trattativa “alla pari” porterebbe alla Catalogna solo che benefici, non dovendo passare per le strettoie centraliste, e sottostanti a logiche “nazionali” che quindi penalizzano aree e regioni, dello Stato centrale spagnolo. Sarà pure un ragionamento “egoista” e di “interesse particolare”, ma quello che conta qui è che la Catalogna vuole l’Europa.
Analoga situazione si era creata in Scozia, dove da tempo si agitano richieste di indipendenza e autonomia dalla Gran Bretagna: dopo la Brexit, in Scozia le dichiarazioni dei leader indipendentisti erano per “mantenere” o “riformulare” i rapporti con Bruxelles, non per spezzarli. La Scozia era contraria alla Brexit, e le votazioni videro un prevalere dei NO, dei Remain: non si capiva perciò perché avrebbero dovuto ritenersi vincolati a un voto che nella loro regione era stato chiaro: vogliamo rimanere in Europa. Un’Europa diversa non solo da quella attuale (verticista e economicista) ma anche da quella fondata negli anni immediati al dopoguerra, ancora basata sugli Stati-nazione e quando si trattava anche di costruire un’area che facesse da “muro” all’Est.
In un clima così surriscaldato – spazio aereo chiuso, militari alla fonda nel porto pronti a intervenire, minacce muscolari – un referendum ha assunto toni e caratteri ultimativi, e non è facile dire se il risultato, qualunque esso sia, non abbia con sé una prevalenza di sentimenti (anche di timori e paure) piuttosto che di razionale espressione. Sarebbe stato meglio, per tutti, se il referendum avesse avuto luogo in un clima di opposti convincimenti, e basta. Il governo centrale di Rajoy ha scelto la mano pesante.
La questione si è spostata perciò sulla forza, sul potere. Anche perché e le argomentazioni giuridiche (violazione di principi costituzionali) e quelle geo-politiche (la disgregazione dell’Europa) non hanno proprio alcuna verità. E la forza dei catalani sta ora tutta nel potersi esprimere attraverso il voto su un referendum.
Vediamo cosa succederà.
Perché a noi, in Sicilia, tutto questo interessa, eccome.

catalunya3

referendum catalogna

https://terraeliberazione.files.wordpress.com/2015/12/interferenze-imp-v-03-aggiornata.pdf

A determinare il Clima della Terra è il Lavoro della Natura: la nostra posizione nella Galassia, i mutamenti nelle emissioni solari, le variazioni cicliche più piccole nell’orbita terrestre, le correnti oceaniche, l’attività dei Vulcani…

La Questione Energetica è la Grandemadre di tutte la battaglie: forza motrice e polvere da sparo costruiscono gli Imperi moderni…

@TERRAELIBERAZIONE 2005 (MARIODIMAURO)

INTERFERENZE  1 copertina

Sondaggiando

riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Scriviamo di numeri, non opinioni. Tutti i sondaggi concordano su un’ulteriore riduzione del numero dei votanti, alle prossime elezioni regionali siciliane. Secondo il sondaggio Ipsos di Pagnoncelli, il dato dell’astensionismo raggiungerebbe addirittura il 61%. In termini assoluti significa che non voterebbero 2,8 milioni di cittadini rispetto a solo 1,8 milioni di votanti su un totale di 4,6 milioni di elettori.
Nel 2012, astenuti e voti nulli furono il 53% quindi la disaffezione siciliana cresce ancora di otto punti percentuali. E’ doveroso ricordare che alle votazioni regionali del 2012 furono venti i punti percentuali di astensionismo maggiori rispetto al 2008, passando dal 33% al 53%. Ventotto punti percentuali di maggiore astensionismo dal 2008 al 2017, quasi un terzo dell’elettorato evaporato.
I più accreditati candidati alla Presidenza sono gli stessi di cinque anni fa, a parte qualche maquillage, come sostanzialmente sono gli stessi i futuri inquilini di Palazzo Reale. Quindi, diversamente dal 2008, chi non ha avuto stimoli a recarsi alle urne nel 2012 non dovrebbe averne anche nel 2017 a maggior ragione.
Sembrerebbe che disoccupati (385.000) con le loro famiglie; famiglie in stato di povertà assoluta (200.000); famiglie in stato di povertà relativa (400.000); imprenditori falliti (100.000) o in difficoltà (150.000); neet (400.000); emigrati (100.000) non abbiano alcun interesse a recarsi alle urne, giustamente.
Nessuna soluzione ai problemi delle persone in difficoltà è presente nei programmi elettorali di candidati o dei partiti. Nessuna credibilità è riconosciuta a candidati e/o partiti. Prevale diffidenza e odio nei confronti di certa politica praticata da questi politicanti, senza alcuna eccezione. E’ tutto vetusto, ormai. Anche a questo giro, come nel 2012, i siciliani intenderebbero manifestare la propria contrarietà astenendosi dal voto, come dargli torto.
Chiunque esso sia, il prossimo Presidente della Regione potrebbe essere eletto da circa mezzo milione di siciliani, il 12% dell’elettorato, rappresentante un decimo della popolazione. Una piccola minoranza dell’elettorato eleggerebbe un Presidente sostenuto da una minoranza parlamentare.
Sarà un Presidente della Regione, senza maggioranza parlamentare, che dovrebbe governare una Regione dove sono tanti i problemi da risolvere e nulle le risorse disponili per risolverli. Un Presidente che faticherà per assicurare la gestione ordinaria immaginarsi quella straordinaria o non convenzionale, contro un’opposizione maggioritaria in parlamento che non dovrebbe fare alcuno sconto. I siciliani resteranno a guardare nella XVII Legislatura? Il 17 porta male.
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In appena un secolo, almeno un centinaio di “grani antichi” sono spariti dal PAESAGGIO siciliano. Ne sopravvivono 52, grazie a pochi contadini-profeti, per decenni isolati e dileggiati, come il nostro caro “barone rosso” Pucci Maiorana, l’ultimo vero Gattopardo. Grazie Pucci!.

@La Comunità Siciliana TERRAELIBERAZIONE.

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CI METTIAMO IN PROPRIO? – con due semplici analizzatori le ANALISI le facciamo “a controspionaggio”!. Due macchinette, forse una sola. E vediamo chi capisce il Partito-CoScienza TerraeLiberAzione.
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