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NO alla museificazione della biodiversità siciliana! SI alla FILIERA AGROINDUSTRIALE dei GRANI SICILIANI ANTICHI!

NO alla museificazione della biodiversità siciliana!

SI alla FILIERA AGROINDUSTRIALE dei GRANI SICILIANI ANTICHI!

A KILOMETROZERO c’è solo la MISERIA: economica e, soprattutto, umana.

E’ TEMPO di RICOSTRUIRE il PAESAGGIO SICILIANO “MOLTIPLICANDO I PANI E I PESCI”.

“In Sicilia provano a recuperare il patrimonio genetico della biodiversità frumentaria. I contadini dell’associazione SIMENZA mescolano e seminano le varietà con il metodo Ceccarelli, coltivano biologico e biodinamico. Pur compiendo il gesto più sacro dell’agricoltura, con quella semina rischiano di essere multati, perché non c’è ancora una normativa che preveda di mescolare e scambiare le sementi contadine. Eppure abbiamo imparato che la separazione genetica non ha mai portato buoni frutti, sia nelle relazioni biologiche, sia in quelle umane… Salvatore Ceccarelli è riparato in India, dopo oltre trent’anni di lavoro (in Siria…). Ora è lì e poi chissà: il suo lavoro deve trovare una patria scientifica. Gli investimenti in Siria e altrove nutrono altre prospettive, mentre il sud del mondo è sempre più territorio di conquista. I campi sono spesso abbandonati, tante varietà perdute, tanta conoscenza dimenticata, proprio nelle regioni della più grande ricchezza genetica, dove l’uomo domesticò il primo frumento. Il metodo stesso della convivenza solidale è andato perduto”. (dall’Editoriale dell’Osservatore Romano del 4/1/2017 -Semi per Aleppo- di Carlo Triarico)

L’IMPERIALISMO E’ UN ESTINTORE di BIODIVERSITA’ – Dalla repressione sofisticata che ha colpito per decenni i GRANI SICILIANI ANTICHI – allo STERMINIO delle VACCHE MODICANE…la  BIODIVERSITA’ SICILIANA è stata disintegrata da mezzo secolo di SPETTACOLO COLONIALE TOTALITARIO, un PENSIERO UNICO sponsorizzato dall’ENI e imposto dalle Università della Sicilia italienata, al costo di un fiume di miliardi europei della PAC erogati dall’AIMA prima, dall’AGEA poi.

E’ stato però un SUICIDIO ASSISTITO –realizzato a “A KILOMETROZERO” (…) .

Ora. Istituita con anni di ritardo e solo su pressione del movimento siciliano SIMENZA- la “commissione regionale per la valutazione delle richieste di iscrizione delle varietà locali nell’apposita sezione del registro nazionale delle varietà da conservazione, si riunirà solo quando affluiranno le istanze degli aspiranti agricoltori custodi”.

E’ la museificazione “on demand” della biodiversità siciliana?. O cos’altro?.

Questa “COMMISSIONE” – di marca MIPAF e istituita con anni di ritardo dalla Regione Siciliana- è la GIURIA di un TALENT per “aspiranti agricoltori custodi”?. O deve rapidamente produrre documentazione scientifica sufficiente alla “registrazione” di una biodiversità millenaria che è già studiata e conosciuta?. Punto. Interrogativo.

La SITUAZIONE. In Sicilia abbiamo 52 varietà di GRANI SALVATI. L’agricoltore, ancor prima di diventare custode, avanza una richiesta di iscrizione al Registro nazionale delle varietà da conservazione, che è un registro parallelo a quello già esistente, che non include però i grani siciliani. Questa richiesta viene valutata dalla Commissione tecnico-scientifica per la registrazione delle varietà da conservazione, che a sua volta la invia a Roma, al MIPAF. Se la richiesta è giudicata corretta quella varietà verrà inserita all’interno del bollettino bimestrale che il Ministero produce. Da lì ha inizio un iter che termina con l’emanazione di un decreto che stabilisce che quella determinata varietà viene assegnata a quell’agricoltore che ne aveva fatto richiesta.

“Custode”: è chi si prenderà cura  di una-due popolazioni della biodiversità cerealicola, tenendole in purezza per poi certificarle. Questo è “permesso dalla legge”. Sarà possibile infatti richiedere una licenza ministeriale, che va in deroga a tanti obblighi previsti ad esempio per una normale ditta sementiera. Niente di più.

Che RICONOSCIMENTO e TUTELA siano necessari anche in funzione ANTI-FRODE è sicuro. Ma è il “minimo sindacale”, né la via prescelta appare delle più sicure: troppo dispersiva. Proviamo ad “aggiustarla in corsa”, guardando all’Avvenire. Semu SIMENZA.

Abbiamo attraversato per decenni un DESERTO, salvando il salvabile, “spacciando simenza clandestina”, rischiando l’arresto!. Ora dobbiamo attraversare anche le PALUDI istituzionali e i loro CAMPI MINATI. Nelle NEBBIE modaiole: tutti bio-antichi diventarono!. Su facebook!. Amen.

A prescindere, non la museificazione della biodiversità “on demand”, ma solo il suo ragionevole sviluppo di filiera -anche  agroindustriale -salverà il paesaggio umano ed economico delle campagne siciliane, assicurando in primo luogo CIBO di QUALITA’ a prezzo ragionevole ai SICILIANI e agli ospiti del nostro Arcipelago. L’EXPORT -per quanto fondamentale- non è lo scopo primario di una Nuova Agricoltura, ma il MERCATO E’ MONDIALE: anche per i GRANI SICILIANI ANTICHI e DERIVATI AGROINDUSTRIALI.

La focaccina Mulino Bianco-Barilla è venduta a 10,5 EURO AL KILO. Ed è premiata in Europa come “prodotto tradizionale dell’anno”. L’abbiamo anche testata, non ci piace, ma non è questo il problema. Punto.

Intanto, DIPENDIAMO da Roma e Bruxelles e dal WTO: anche per poter dire che la nostra millenaria SIMENZA è SIMENZA nostra millenaria. E che i GRANI SICILIANI ANTICHI sono ANTICHI, e perfino GRANI e addirittura SICILIANI. E Demeter e Kore, ovvio, erano tedesche!.

Ma chè per caso un chicco di grano è un prosciutto di coccodrillo, o una radio a colori?. Solo Nino Frassica li può aiutare!. Si continui pure a perdere tempo: tanto, di questo passo, alla fine vincono BAYER-MONSANTO & SYNGENTA, con le loro sementi sterili tricolorate da Coldiretti; e poi arriva Barilla, che “scoprirà” anche i nostri grani antichi.

In sintesi: non vediamo alcun NESSO LOGICO diretto tra REGISTRAZIONE di SEMENTI della BIODIVERSITA’ SICILIANA (non solo grano!) e “CUSTODI” delle stesse (in situ o dinamici?).

I “Custodi di Semi” saranno gli L.S.U. 2.0.?. I nuovi articolo 23?. I “Forestali” della biodiversità in una Repubblica delle Banane?.

Il PANE SICILIANO AUTENTICO –bene che vada- resterà un prodotto per ricchi: a 5 euro al kilo?.

Non ci siamo proprio. Chi vuole vada avanti accuddhì, ma sia chiaro: non è il nostro programma. Semu “CUMUNISTI FEUDALI FEDERICIANI”!. Apriti Cielo!. Lo spiegheremo meglio: il Futuro della Civiltà Siciliana ha un Cuore antico. La storiografia colonialista lo ha mascariato, ma questo Cuore batte ancora sul Cammino del Sicilianu Novu nel Mondo del Secolo XXI. Ce li guardiamo dalla CIMA dell’ETNA e, sulla Via di Damasco, dalla mobilitazione per la ricostruzione della Siria, alla quale parteciperemo.

A KILOMETROZERO c’è solo la MISERIA: economica e, soprattutto, umana.

Il movimento SIMENZA nasce profetico e pragmatico, ed è vaccinato: affronterà anche questa sfida. No a polemiche inutili!. Ma stiamo vigilando. La corrente informale di TERRAELIBERAZIONE c’è: al servizio del cammino comune di Simenza, al quale ha regalato anche il nome.

La FAME avanza, capire le COSE è decisivo, lamentarsene non serve a niente.

E’ TEMPO di RICOSTRUIRE il PAESAGGIO SICILIANO “MOLTIPLICANDO I PANI E I PESCI”. Senza “delegare” niente a nessuno e proteggendo il “Cammino di Simenza” con le nostre Forze. O niente. E’ Tempo di potenti minoranze umane organizzate nella CoScienza. Per la R/esistenza Umana nel Buon Combattimento – Per VINCERE. Le “maggioranze” non esistono.

A chi ci chiede: “cosa è l’indipendentismo siciliano?”. Ecco, questo è: una LOTTA QUOTIDIANA organizzata nella CoScienza. Una CRITICA RADICALE  allo Spettacolo coloniale della Sicilia italienata, che costruisce oggi il suo Avvenire.

Meditare bene, per agire bene.  U SICILIANU NOVU cammina addhitta!.Di questa riflessione se ne faccia tesoro, authra simenza.

PANI, PACENZIA E TEMPU! – Semu Simenza!.

@TERRAELIBERAZIONE.

“L’Espresso” contro ci mancava!

Sulla Via di Damasco. L’Espresso contro ci mancava! “Per far pace in Siria? Corni di vacca e vesciche di cervo!”- L’Espresso, il “più influente settimanale italiano”, fa una caricatura strampalata dell’editoriale “SEMI per ALEPPO” uscito ieri (4/1/2017) sull’OSSERVATORE ROMANO in cui si propone l’idea-forza del movimento siciliano SIMENZA per la ricostruzione in Siria. Il suo vaticanista, Sandro Magister, si lancia in un attacco delirante…passando sopra di noi e puntando al PAPA!.  Ne siamo onorati. Ma il movimento SIMENZA è ALTRO, il vecchio Magister non ha capito un cavolo neanche del senso dell’articolo di Triarico. A prescindere, i giganti di AgroFarma comprano da decenni l’intero circo massmediale e controllano governi e burocrazie pubbliche e “di categoria”. Non possiamo avere amici da quelle parti!. Il “gioco” si sta facendo duro.

Magister è anche il vaticanista insider prevenuto che padre Lombardi -uomo pazientissimo- cacciò a pedate dalla sala stampa della Santa Sede…Ora è solo un vecchio vaticanista accecato dall’odio. Quanto all’impostazione analitica di Triarico sulla “crisi siriana” -sia chiaro- per ragioni ben più serie neanche noi siamo d’accordo. Ma discutiamo con Triarico, non con un demente “colorato” accecato dall’odio. Li conosciamo sti banditi -strapagati da De Benedetti -che mascariarono per decenni Muammar Gheddafi inventando di tutto e di più. E il pecorame ammucca!. Quanto a Steiner, fu un profeta cristiano cosmico, un grande Cercatore di Verità, il cui lascito consideriamo Patrimonio dell’Umanità. Magister ne fa caricatura per attaccare il…Papa. Non finisce qui: hanno “preso la mira”. E’ Tempo di potenti minoranze umane organizzate nella CoScienza. Per la R/esistenza Umana nel Buon Combattimento – Per VINCERE. Le “maggioranze” non esistono. Usciamo fuori dalla catacombe!.

PANI, PACENZIA E TEMPU! – Semu Simenza.

@Catania, 5/1/2017. TERRAELIBERAZIONE.

24 gennaio 2017. Oltre cento agricoltori che coltivano i grani locali e che intendono divenirne Custodi, sono riuniti da questa mattina a Caltanissetta all’agriturismo Torrettella, su iniziativa dell’associazione Simenza – Cumpagnia Siciliana Sementi Contadine, per capire come diventare agricoltori custodi di varietà locali da conservazione, da iscrivere nel registro nazionale delle varietà da conservazione, dopo l’esame delle richieste da parte della neocostituita “Commissione regionale per la valutazione delle richieste di iscrizione delle varietà locali nell’apposita sezione del registro nazionale delle varietà da conservazione, che si riunirà solo quando affluiranno le istanze degli aspiranti agricoltori custodi…”.
All’iniziativa sono presenti esperti in rappresentanza del CREA-SCS (ex-Ense), STAZIONE DI GRANICOLTURA, REPRESSIONE FRODI E SERVIZIO FITOSANITARIO REGIONALE.

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osservatore

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Un contributo alla riflessione sul Cammino di Simenza

 Custodi di semi, custodi di comunità

Simenza

Dietro la parola “grano” si nasconde la perdita di biodiversità della nostra agricoltura. In nessun posto come la Sicilia questo processo appare più chiaro. Perciasacchi, Russello, Tumminia, Maiorca, Nero delle Madonie, Timilìa, sono solo alcuni degli oltre 50 grani antichi sopravvissuti. Fino a qualche decennio fa ne esistevano almeno un centinaio. Se la metà è sopravvissuta si deve solo alla passione ostinata di alcuni agricoltori che si tramandano semi e saperi da generazioni lottando contro leggi e burocrazia. Ogni territorio, ogni altitudine, ogni terreno ha il suo grano, quello più adatto alle condizioni locali. L’agricoltura industriale lavora invece per sviluppare poche varietà di grano guidata solo dal profitto commerciale. E oggi le normative impediscono la commercializzazione dei semi antichi.

Quello che oggi chiamiamo grano è il prodotto di ibridazioni e manipolazioni genetiche che hanno creato poche varietà “nanizzate” che rispondono meglio ai fertilizzanti chimici. I grani moderni risultano inoltre particolarmente adatti alla lavorazione industriale. L’indice alveografico W è un termine che nessuno assocerebbe al pane, ma che nell’industria alimentare indica la capacità della farina di rigonfiarsi e trattenere acqua. Siamo passati dai 40-80 W delle varietà antiche di grano, agli attuali 350 W. Come osserva Gabriele Bindi nel suo libro “Grani antichi”, si tratta di “un pane più gonfio d’aria e d’acqua sarà sicuramente meno nutriente, ma abbastanza pesante e voluminoso”. Più prodotto con meno materia prima.

Le varietà moderne di grano sembrano essere all’origine dell’incremento della celiachia e della sensibilità al glutine. Si stima che i sensibili al glutine siano il 6% della popolazione, in Italia circa 3 milioni di persone e almeno 20 milioni di americani. I celiaci si fermano invece all’1%, ma in costante aumento. Uno studio realizzato dall’italiano Alessio Fasano, fondatore del Center for Celiac Research and Treatment presso la Maryland School of Medicine di Baltimora su 3.500 americani adulti di cui erano stati conservati campioni di sangue raccolti nel 1974, è emerso che si è passati da un caso su 501 individui del 1974 a un caso su 219 nel 1989, fino a uno su 133 nel 2003. Come afferma Fasano in un’intervista al Corriere della sera, «queste reazioni anomale dipendono da prodotti dove la percentuale di glutine è stata aumentata artificialmente. Il nostro organismo non si è evoluto abbastanza per riuscire a gestire queste sostanze». I danni non si fermerebbero allo sviluppo della celiachia o della sensibilità al glutine. Anche disturbi neurologici e psichiatrici come l’ADHD, la cefalea cronica, la schizofrenia, l’autismo sono stati ricondotti al glutine. Il meccanismo lo spiega di nuovo il professor Fasano.

In grani antichi contengono glutine, a volte anche più di quelli moderni. Tuttavia diversi studi dimostrano che il glutine contenuto nelle farine ottenute da varietà di frumenti antichi contiene meno “epitopi tossici”, le sequenze aminoacidiche riconosciute dai linfociti delle persone affette da celiachia. Paolo Caruso del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania ha iniziato una review sulla letteratura scientifica, da cui emerge come le farine di “frumenti antichi” posseggono un minor contenuto di citochine proinfiammatorie (Valerii et al., 2014) e una minore forza del glutine (Gallo et al., 2010). Ma secondo il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), organismo responsabile della certificazione delle sementi, nel 2015 su 290.000 ettari seminati a grano duro le superfici coltivate a grani antichi oscillano dai 3 ai 5 mila ettari.

Il paradosso è che ad oggi è di fatto illegale commercializzare la maggior parte dei grani antichi siciliani. Secondo le linee guida della legge regionale siciliana, un “coltivatore custode” può scambiare soltanto a titolo gratuito una “modica quantità” di semi, come se si trattasse di droga. La modica quantità è pari “al fabbisogno di un’azienda agricola su scala familiare”. Può vendere i semi solo per la macina, non come sementi. Secondo il decreto Legislativo 29 ottobre 2009, n. 149, solo allorché un contadino custode iscrive a registro una varietà protetta può commercializzarne i semi, ma senza “superare lo 0,5 per cento della quantità di sementi, della stessa specie, utilizzata in ambito nazionale per una stagione di semina. Tale quantità è rapportata a quella necessaria per seminare 100 ha qualora quest’ultima risultasse maggiore”. Non più di 100 ettari quindi. In questo modo sono necessari anni per creare delle coltivazioni in grado di produrre una quantità di semi adeguata alla commercializzazione.

E’ chiaro che intorno alle certificazioni si muovono grossi interessi commerciali. La Barilla ha preso posizione contro un decreto del Governo Renzi che introduce l’obbligo di indicare sull’etichetta della pasta l’origine del grano utilizzato. Per la Barilla questo “confonderebbe i consumatori e indebolirebbe la competitività della filiera della pasta”. Nel paese della pasta e della pizza, infatti, importiamo tra il 50% del grano duro e il 75% del grano tenero dall’estero. Il grano tenero per il pane viene pagato 16 centesimi al chilo. Un agricoltore deve venderne 15 chili per poter acquistare una pagnotta di pane, magari prodotta con il suo stesso grano.

L’iscrizione delle varietà da conservazione al Registro avviene per iniziativa del Ministero, delle Regioni o su richiesta di enti pubblici. La Commissione per la valorizzazione delle sementi autoctone e dei grani antichi, che dovrebbe rilasciare le autorizzazioni per la commercializzazione delle varietà protette in Sicilia, è stata appena nominata. Attualmente soltanto Giuseppe Li Rosi, agricoltore pioniere della riscoperta dei grani antichi, è stato ufficialmente autorizzato dalla Regione a commercializzare 3 grani, la maiorca, il percia sacchi e la timillia.

Invece di sfruttare questo monopolio non voluto, è stato proprio Li Rosi il principale fondatore di Simenza, cumpagnia siciliana sementi contadine, che raduna 118 realtà agricole dedite alla coltivazione, lavorazione e valorizzazione dei grani antichi. Lo scorso 10 e 11 novembre si sono svolte nella splendida cornice di Novara di Sicilia le “Jurnate di Simenza”. Sono stato chiamato a parlare di come la tradizione del “community organizing” possa venire incontro a una giovane organizzazione come Simenza, un’associazione particolarmente interessante perché coniuga piccoli produttori legati al territorio, filiera del cibo, tutela della salute e della biodiversità.

Associazioni ibride di questo tipo necessitano di una strategia organizzativa “non riduzionista”, ma al tempo stesso efficace. Ecco i 5 aspetti su cui il community organizing potrebbe venire incontro a queste necessità.

POTERE. Non basta avere buone ragioni. Bisogna ottenere risultati. E cambiare le cose. Il potere è divenuta una specie di parolaccia nel sentire comune. Tuttavia il suo significato etimologico è “possibilità di agire”. Nelle nostre società il potere assume caratteristiche diverse nei tre diversi ambiti in cui è articolata: lo Stato, il mercato e la società civile. Se nella prima sfera il potere assume la forma della coercizione, delle tasse e della burocrazia, nel mercato il potere è quello del denaro. Il potere delle società civile ha una natura diversa. E’ il potere relazionale, dato dalla forza dei numeri e dalla capacità dei cittadini di creare connessioni tra loro.

RELAZIONI. Alle Jurnate di Simenza hanno partecipato persone straordinarie. Agricoltori visionari, capaci di coniugare l’amore per la loro terra e le tradizioni con un pensiero orientato al futuro, alla sostenibilità e al pensiero complesso. Ci sono stati momenti musicali, la testimonianza di Chiara Montanari, Capo Missione in Antartide, imprenditori in grado di valorizzare i territori. Si è parlato di storia, filiera produttiva, frattali. Ma sono state continuamente evocate persone che non c’erano. I soci di Simenza che ci si aspettava di vedere e non sono venuti. I contadini non associati che rischiano di essere intimoriti da burocrazia e legislazione sfavorevoli. I consumatori con cui stabilire alleanze all’insegna della qualità e della trasparenza dei prodotti. Come si fa a coinvolgere chi non lo è già? I community organizer hanno inventato uno strumento per farlo. L’incontro relazionale, faccia a faccia, uno a uno. Fatto per comprendere motivazioni e interessi di ogni singolo. E di raccontare la propria storia, per trovare quel terreno comune e quella fiducia reciproca indispensabile all’azione collettiva.

AZIONE. Le grandi idee rischiano di immobilizzare. La divergenza tra il “mondo come dovrebbe essere” e il “mondo come è” rischia di apparire paralizzante. Per questo occorre saper tradurre le idee in azioni. Per Saul Alinsky, il fondatore di questo approccio, “l’azione è l’ossigeno dell’organizzazione”. Consente di creare organizzazioni non burocratiche. Il rischio è sempre quello di risolvere il senso di impotenza istituendo una commissione o un organo associativo. Invece la strada da percorrere è quella di immaginare azioni. Che generino “reazioni”. Sulla base delle quali apprendere. Un’opera anche pedagogica in grado di far apprendere alle persone le arti dell’azione collaborativa. Condurle passo passo verso l’agire nell’arena pubblica. Qualcosa che stiamo rapidamente disimparando a fare.

LEADER. Un’organizzazione per non essere “riduzionista”, per salvaguardare la propria “biodiversità” interna, deve essere un’organizzazione con tanti leader. Ma per non andare incontro alla dispersione o la paralisi, questi leader devono saper essere connessi tra loro. Quello del community organizing è un concetto di leadership diverso. Un leader è “qualcuno che ha un seguito”. E la sua capacità di leadership è legata al saper trovare e sviluppare altri leader. Solo in questo modo un’organizzazione relazionale diviene in grado di mobilitare in modo convergente un numero adeguato di persone per essere riconosciuta, agire, ed avere potere.

CUSTODI DELLA COMUNITA’. Le comunità non si creano da sole. Occorrono risorse dedicate, e anche un sapere. La maggior parte delle organizzazioni esistenti considera la comunità come qualcosa di dato, oppure un prodotto spontaneo della sua esistenza. Ma non è così. Una comunità ha necessità di essere nutrita, di figure dedicate, e di un approccio inclusivo e allo stesso tempo responsabilizzante. Ha bisogno di community organizer. O meglio, di custodi di comunità.

 

guayule

Nella SICILIA che ci preparano…un DESERTO MESSICANO ci mancava!

Pronti? Via!. Come hai fatto fino ad ora a vivere senza il guayule?. Come sei sopravvissuto senza le sue proprietà ipoallergeniche?. Come faremmo a combattere i “cambiamenti climatici” –quelli senza Equazione, e vabbè- ma d’ora in poi con il guayule tutto s’aggiusta, anche l’Equazione colorata dell’I.P.C.C.!. La Matematica è elastica, come la gomma di guayule.

Ma che minkia è stu guayule?. Una pianta esotica…no, non si mangia: anche le capre la schifiano. E cosa c’entra con la Sicilia?. Niente, fino all’altroieri.

Il caso vuole che la benemerita ditta vel-ENI –attraverso la sua Versalis  e dopo 50 anni di carità petrolchimica- ha pensato ancora una volta allo “sviluppo” della sua SiciliAfrica Orientale -interrando ogni colpa sotto le presunte “bonifiche” e progettandoci sopra campi fotovoltaici –la cui corrente paghiamo il doppio in bolletta- ed esotiche distese di guayule, un contributo ecologico al paesaggio siciliano che ci giunge dal deserto di Chihuahua (Messico)-a far compagnia alle patate siracusane e pure alla caponata catanese.

Ma come abbiamo fatto fino ad ora a vivere senza il guayule?. La sua “coltivazione sperimentale” è cominciata in primavera nell’ambito del “Protocollo di Intesa per l’Area di Gela”, sottoscritto dalla multinazionale tricolorata con gli enti locali della Sicilia italienata, sotto la regìa benevola del MISE, il Ministero dello Sviluppo Economico di ROMAFIA Capitale.

Il SOTTOSUOLO siciliano non gli bastò, ora gli serve anche il LATIFONDO “messicano”. La produzione su scala industriale di questa materia prima si giustifica su almeno 5-10.000 ettari, ma potrebbero diventare dieci volte tanto > nel ciclo espansivo della motorizzazione globale e dei suoi nuovi modelli di auto.

Il progetto di Eni-Versalis prevede di estrarre dal guayule quantità industriali di lattice di gomma naturale: per i copertoni delle auto, non meno che per guanti casalinghi (preservativi no? col cane a sei zampe!).

Al momento si sa che ENI-Versalis (supportata dall’Ente Sviluppo Agricolo della Regione italienata) sviluppa “esperimenti” in tre zone differenti. Ci aspettiamo anche tantikkia di fumo negli occhi sul recupero di cosiddette “aree marginali” (le frane le blocchiamo con la gomma di guayule!- vuoi mettere le frane elastiche: elastic landslides, verranno da tutto il mondo per vederle!).

Cosa ci sia da “experimentare” non si sa. Già da circa un secolo, sulla base degli studi del grande botanico americano Asa Gray -in California di questa pianta sanno tutto. Nel corso della seconda G.M. il blocco navale giapponese nell’Oceano Pacifico, indusse il governo statunitense ad avviarne la produzione su larga scala (ma la guerra finì prima, e ripresero a importare lattice di gomma dalla Malesia: i suoli californiani servivano a produrre cibo per cento milioni di persone, chiamali scemi!). Anche Mussolini si interessò al guayule, ma la sua sperimentazione in Libia diede risultati negativi.

Il guayule ci risulta sia stato verificato  anche come ottima base nella produzione di biocarburanti, ma sulla materia prima “siciliana” pare ci sia già una opzione di Tronchetti Provera per i suoi nuovi copertoni (PIRELLI >CHEM CHINARosneft- Fidim della famiglia Rovati, Gwm di Sigieri Diaz Pallavicini- Intesa Sanpaolo e Unicredit).

Il guayule occulta una logica micidiale. Se la vediamo oltre le nebbie, le paludi, i campi minati dello SPETTACOLO COLONIALE è perché gli strumenti teorici che utilizziamo ce lo permettono: “un poco di Teoria e di Calcoli ci risparmiano il 90% del Lavoro” (Nicola Tesla).

Vigiliamo anche sui Fondi n-europei –quattro soldi propagandistici riciclati dalla nostra IRPEF miliardaria. Ci manca solo che l’Operazione GUAYULE venga finanziata dal P.S.R. et similia!. Per scongiurarlo, come sciamani siciliani, ci affidiamo alla Madonna Nera di Guadalupe e a tutte le altre divinità del pantheon azteco. Guayule è lingua nāhuatl = significa “gomma”. Una bella colata di gomma per cancellare 50 anni di crimini coloniali dell’imperialismo petrolchimico italiano in Sicilia. E mettere a profitto il deserto, dopo averlo sviluppato!. Questa ci mancava.

Tutti i massmedia coloniali e ammuccalapuni saranno mobilitati per tessere le lodi elastiche e spirituali  della miracolosa pianta messicana. Mancu fussi Peyote!. Si inventeranno anche la Sagra del Guayule, mentre una manciata di “posti di lavoro” verranno impugnati come una clava ipocrita da chi trae PROFITTI MILIARDARI dal saccheggio coloniale della SiciliAfrica Orientale.

Gli INDIPENDENTISTI siciliani di TERRAELIBERAZIONE, ci è riconosciuto, siamo da un trentennio l’unica voce r/esistente, durevole e solida su questi temi. Le nostre porte sono aperte a chi vuole impegnarsi su un Cammino di LiberAzione organizzato nella CoScienza, alzando uno sguardo siciliano sulle cose della Vita e del Mondo. E’ uno STILE di VITA > passi pratici quotidiani e serenamente concepiti sul Tempo storico. Studiare per Capire > Capire per Agire. 

La nostra battaglia profetica per la SOVRANITA’ AGRO-ENERGETICA del POPOLO SICILIANO individuò il LATIFONDO TECNOLOGICO-PARASSITARIO negli anni Ottanta: le wind farm dell’eolico coloniale arrivarono 20 anni dopo. A breve dovremo invece fare i conti con una sofisticata logica coloniale da “deserto messicano” pronta a spazzare il PAESAGGIO siciliano, come interfaccia della sua folklorizzazione. Anche in questo caso ci arriviamo attrezzati, grazie al nostro studio del 2005 su quelle Energie che in Sicilia di “pulito e rinnovabile” hanno solo i profitti coloniali.

@14/12/2016. TERRAELIBERAZIONE (Mario Di Mauro-Salvo Di Stefano)

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clicca e leggi > terraeliberazione-agosto2016

INTERFERENZE  1 copertinaclicca e leggi> INTERFERENZE-aggiornata

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L’ATLANTE GENERALE dell’AGRICOLTURA italiana. Uno STRUMENTO UTILE. I dati ci confermano la nostra fotografia di un PAESAGGIO AGRARIO SICILIANO invecchiato, frammentato, dissipatore di acqua (una IDROVORA). E non solo. Al di là delle “eccellenze” che potrebbero essere invece la nostra “normalità”.

@Istituto TERRAELIBERAZIONE.

link: atlante-dell’agricoltura-italiana-6-censimento-generale-dell’agricoltura

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INDIGNIAMOCI! -ma, semmai, contro un “mondo agrario” siciliano che ha dilapidato secoli di vantaggio!* Che le mandorle californiane siano proposte a 14,5 euro al kg vuol dire solo che l’agrobusiness californiano (senza fondi n-europei) è più organizzato ed efficiente del disastro coloniale e mafioso dell’agrobusiness siciliano. Cosa proponiamo?. La guerra contro la California?. Fuciliamo gli importatori italiani?. Per non dire che il prezzo alto delle mandorle californiane (ottime, peraltro!) è semmai un vantaggio competitivo. Se fossero regalate sarebbe un vero problema, no?. La pasta di mandorla siciliana va rilanciata sul mercato mondiale…altro che 14 euro!. Sorvoliamo su molto altro… 

– 4 novembre 2016. da un POST VELOCE su facebook TERRAELIBERAZIONE.
*Nel caso della mandorla si salva solo AVOLA (e poco altro). Tremila anni buttati.

SIMBOLO M33

COMBATTIAMO I VELENI E IL COLONIALISMO ALIMENTARE CON L’AZIONE PRODUTTIVA!

DIFENDIAMO LA TERRA CON LA BIODIVERSITA’ MILLENARIA DELL’ECO-NAZIONE SICILIANA!

U SICILIANU NOVU E’ CONTADINO, A PRESCINDERE DAL LAVORO CHE FA.

SEMU SIMENZA!

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Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.

I lavori per lo scavo nel granito della Doomsday Seed Vault
Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aerazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l’isola è quasi deserta.
Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell’arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l’arca dell’Apocalisse» prossima ventura.

Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller , insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation.
Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.

Ce ne informa l’ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non butta soldi in pure utopie umanitarie.
Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno?
La Rockefeller Foundation , ci ricorda Engdahl, è la stessa che negli anni ’70 finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di «rivoluzione agricola genetica».
Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell’Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell’International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford ).

Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l’agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).
Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.
In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l’ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program.
La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati.
Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell’agribusiness Monsanto.

«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni ’70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l’ha plasmata».
Tutto nel nome della scientificità umanitaria («la fame nel mondo») e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.


Il progetto di scavo della banca



La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni ’30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.
La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l’ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell’uomo – insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti – sono i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.
Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d’ordine propagandistica «Rivoluzione Verde» dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell’Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.
Norman Borlaug, l’agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller.

Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.
Ma davvero Rockefeller spende soldi per l’umanità sofferente?
La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni ’70, mentre nasceva la CGIAR : «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».
Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil , guida del cartello petrolifero mondiale.
Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell’agribusiness euro-americano.

In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «favolosi», preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.
I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.
Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.
Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all’avanguardia negli OGM.

La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell’agricoltura tradizionale era finita.
Ai semi ibridi seguirono le «necessarie» tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l’arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM.
Tutto brevettato, tutto costoso.
I contadini che per secoli avevano coltivato per l’autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.

BOTTI PIENE e BOTTI VUOTE.

“Da mesi i dipendenti dell’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia sono senza stipendio e da tre anni questo ente versa in un totale stato di abbandono”.

Il “sindacato” urla. L’Assessore replica: “Gli stipendi saranno presto liquidati”. Dejà vu e…mutu cu sapi u joku!.

Il quieto bivaccare potrà riprendere indisturbato dal Mondo?. Non è detto.

L’ISTITUTO REGIONALE VINO e OLIO: 20 DIRIGENTI+40 SOLDATI- HA ACCUMULATO UNA DECINA DI MILIONI DI DEBITI: COL FISCO (Riscossione Sicilia) E CON…”VERONA FIERE”: e qui…casca la faccia!.

Graduatoria delle istanze ammesse e l ‘elenco delle ditte escluse

Adobe Portable Document Format (PDF) DDG n. 4866 del 25 luglio 2016

LO SCOPRONO ORA?. Ma qualcuno si è accorto che la stessa Regione ha appena REGALATO circa 10 MILIONI “O.C.M.” alle CANTINE GRIFFATE per “PROMOZIONE VINI IN PAESI TERZI”?.

Graduatoria delle istanze ammesse e l ‘elenco delle ditte escluse

Adobe Portable Document Format (PDF) DDG n. 4866 del 25 luglio 2016

Ecco qua: D.D.G. n. 4866 del 27 LUGLIO 2016. Ad esito dell’ “Invito Regionale alla presentazione dei progetti dell’Assessorato…” approvato con DDG n. 3793 dell’1 GIUGNO 2016. Altro che “lentezza burocratica” a Palermo!. Questi tempi di approvazione sono bavaresi!.

L’I.R.V.O. è un Ente pubblico della Regione Siciliana, venne istituito nel 1950 “al servizio della vitivinicoltura siciliana, preposto alla tutela, evoluzione e promozione della produzione vitivinicola siciliana”. Nel 2007 è stato riconosciuto come Ente di ricerca e nel 2011 gli sono state attribuite competenze in materia di oli.

Non è un “ente inutile” e che sia stato abbandonato è vero. L’I.R.V.O. ha svolto un ruolo positivo nel rinascimento enologico siciliano: dai controlli e certificazioni delle produzioni vitivinicole siciliane a denominazione di origine, alla ricerca applicata, fino al supporto a competitività sui mercati nazionali ed internazionali e alla consulenza legislativa alle aziende.

L’I.R.V.O. va rottamato?. E perché?. Perché è di moda “rottamare”, mentre le milionate pubblicitarie riempiono le botti di chi –spesso- non ne avrebbe neanche necessità. Con dieci milioni –piuttosto- piantiamo centinaia di ettari di vigne e le affidiamo a cooperative giovanili che le faranno volare!.

Sia chiaro: è tutto legale. La LEGALITA’ COLONIALE nell’ISOLA dei POVERI.

Questa REGIONE ITALIENATA deve essere rottamata!.

Serve una BANCA SICILIANA per lo SVILUPPO AgroENERGETICO. Punto.

Con tutto il Rispetto, quello vero, ma non si possono regalare milionate ad Alliata, Planeta, Duca di Salaparuta, Firriato, Az. Agr. Graci…Non ne hanno bisogno. Se le priorità in Sicilia restano queste, la C.E.M. Coercive Engineered Migration, si porterà via anche la prossima GENERAZIONE. Mentre –per dirne una- i Grani Siciliani Antichi –sabotati da ROMA e BRUXELLES-non appaiono neanche nella retorica dei “fondi europei” del ciclico PSR che non sposterà il PIL di un solo vero punto. Cambiare rotta, o affondare!. Tutti (meno i soliti noti).

@30/8/2016. TERRAELIBERAZIONE.

***

SUPERFICE GRANO

PRODUZIONE GRANO

La campagna contro il GLIFOSATE in agricoltura -che sosteniamo da anni- sta dando qualche frutto.
Ma niente illusioni. L’IMPERIALISMO NORDICO ne sa una più del diavolo.
Tanto per gradire…

Buona digestione con TIPTOR ULTRA SYNGENTA!

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Fungicida specifico per il controllo delle fusariosi della spiga nel frumento duro e tenero. TIPTOR ULTRA è una emulsione concentrata a base di Difenoconazolo e Tebuconazolo specifico per il controllo delle Fusariosi della spiga e di altre malattie fungine di frumento duro e tenero.

TIPTOR ULTRA contiene infatti due sostanze attive sinergiche per il controllo delle Fusariosi: Difenoconazolo e Tebuconazolo, fungicidi triazolici ad azione preventiva e curativa. TIPTOR ULTRA presenta anche un ampio spettro d’azione e controlla malattie fogliari e della spiga quali Fusarium spp., Septoria tritici, Stagonospora nodorum e Puccinia recondita.

Questo è lo spot. NON SI SALVA NESSUNO!.
“CHI SI FIDA DELLE ETICHETTE E’ PERSO!” -LENIN.

@ISTITUTO TerraeLiberAzione-da una NOTA INTERNA-AGO 2016.

*per la cronaca: conosciamo le tonnellate di “studi scientifici” finanziati da AgriBIG FARMA…ci mancherebbe!. Una vita senza GLIFOSATE et similia che vita sarebbe?

 

MASTINO SICILIANO 3

MALGRADO GLI SFORZI DECISIVI DELL’ASSOCIAZIONE “SAMANNARA”

Il MASTINO SICILIANO E’ A RISCHIO ESTINZIONE.

Il COLONIALISMO EURO-PADANO E’ UN ESTINTORE DI BIODIVERSITA’.

DEVE FAR RIFLETTERE COME SI DEBBANO FARE SACRIFICI E MOBILITARE SCIENZA E ATTIVISMO PER UNA COSA CHE IN UNA SICILIA SOVRANA SAREBBE PERFINO OVVIA!.

IL MASTINO SICILIANO, al momento, dopo…millenni: NON CI RISULTA pienamente INSERITO E TUTELATO- nelle Classificazioni ENCI e FCI. Si muove qualcosa grazie all’impegno di pochi tra cui il dott. Florindo Arengi, veterinario, cinologo e ricercatore indipendente…e di un autentico CUSTODE come il dott. Dino Miceli veterinario ed allevatore da quasi un trentennio di cani di mannara. L’Amore di pochi può fare miracoli. Ma -lo sanno anche loro- poi tocca ad altri. Noi ne parliamo e tra di noi c’è chi potrà anche FARE.

MA NON E’ SOLO QUESTO IL PROBLEMA…IL VOLONTARIATO PROFETICO E’ PREZIOSO, COSICCOME UNA “ANAGRAFE” HA UNA SUA UTILITA’. MA E’ IL CONTESTO NATURALE CHE CORRE SERI PERICOLI. “OGGI LA RICOTTA SI FA “ANCHE” CON IL LATTE” E IL COLONIALISMO ALIMENTARE EURO-PADANO –L’UNICO VERO COLONIALISMO CHE CI MASSACRA- PRODUCE DESERTIFICAZIONE PRODUTTIVA. Non si salva quasi NIENTE. Al resto ci penserà il TTIP.

E LE RISPOSTE NON LE TROVEREMO DENTRO LA CATTIVA ORGANIZZAZIONE DI UN MONDO AGRICOLO CHE E’ STATO DOPATO E SVUOTATO DA UNA PERNICIOSA POLITICA FONDATA SULL’ASSISTENZIALISMO E L’IMPOSIZIONE DI MODELLI ESTRANEI A UNA GEOSTORIA MILLENARIA COME QUELLA SICILIANA.

UNA TUTELA GIURIDICA PER IL MASTINO SICILIANO HA UNA SUA IMPORTANZA, MA LA MORTE COLONIALISTA LA VINCIAMO SE LO DIFENDIAMO PER DAVVERO. E’ UN ESEMPIO, CE NE SONO CENTINAIA.E CENTINAIA DI ALTRE SPECIE -E CULTIVAR- SONO STATE ESTINTE. ->CON L’ESTINTORE DI POLITICHE CINICHE E OMOLOGANTI, o nell’ignoranza che nei popoli colonizzati arriva anche all’automutilazione culturale. 

LA BIODIVERSITA’ SICILIANA E’ STATA MASSACRATA OLTRE OGNI IMMAGINAZIONE. ANCHE CON MILIONATE DI FINANZIAMENTI N-EUROPEI PER LO STERMINIO DELLE VACCHE MODICANE…A KILOMETROZERO.

E’ UNA LOGICA. NOI INDIPENDENTISTI di TERRAELIBERAZIONE ->CHE CAMMINIAMO NEL MONDO-> QUESTA LOGICA COLONIALE LA CONOSCIAMO. E’ L’IMPERIALISMO CHE DIVORA LA BIODIVERSITA’ DEL MONDO. CI VOGLIONO OMOLOGATI E IL RESTO E’ SCARTO. VALE ANCHE PER I CANI!.

IL MASTINO SICILIANO E’ UN CANE CHE LAVORA!. VA ROTTAMATO PURE LUI?.

ABBIAMO LA FORZA PER FARE TANTE COSE PRATICHE.

USIAMOLA SEMPRE. IL TEMPO E’ PREZIOSO.

ANCHE PER IL MASTINO SICILIANO.

SEMU SIMENZA!

@TERRAELIBERAZIONE.

30 marzo 2016

*In data 20 luglio 2013 l’Associazione Samannara invia all’ENCI una cospicua documentazione storica, iconografica e scientifica raccolta attraverso le ricerche condotte dal Dr. Florindo Arengi, veterinario, cinologo e ricercatore indipendente con la collaborazione tecnica del Dr. Salvo Tripoli giudice ufficiale dell’ENCI all round e scientifica del Dr. Luigi Liotta ricercatore di zootecnica speciale del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina, vicepresidente di RARE (Razze Autoctone a Rischio di Estinzione) che ha condotto le ricerche genetiche che saranno oggetto di pubblicazione scientifica.

Un contributo importante è stato inoltre fornito dal Dr. Dino Miceli veterinario ed allevatore da quasi un trentennio di cani di mannara. La documentazione inviata all’ENCI comprende anche lo standard provvisorio della razza redatto da Salvo Tripoli e Florindo Arengi con la collaborazione di Luigi Liotta e di Dino Miceli. La suddetta documentazione ha permesso all’ENCI di attivare il registro supplementare aperto del cane di mannara o mastino siciliano in data 02.10.2014 indicando la terna di giudici deputata a valutare la tipicità dei soggetti presentati ai raduni nelle persone di Antonino La Barbera, Riccardo Di Carlo e Salvo Tripoli. L’unico standard ammesso e preso a riferimento per i giudizi di tipicità è quello depositato da Samannara presso l’ENCI. Samannara ha inoltre organizzato il primo raduno in data 11 maggio 2014, sta organizzando il secondo raduno per il 21 dicembre 2014 ed ha già inviato richiesta di autorizzazione all’ENCI per i raduni del 2015.

MASTINO SICILIANO MADONIE 2

L’ANTICO GRANO SICILIANO,

una ricchezza ritrovata,

che fa discutere il Mondo*

di Antonietta Montagano -www.terronianmagazine.com

In Sicilia tornano i “grani antichi”, varietà del passato rimaste autentiche e originarie, che non hanno cioè subìto alcuna modificazione da parte dell’uomo per aumentarne la resa. E così il paesaggio dei Nebrodi, delle Madonie e dei  Peloritani sta cambiando, arricchito dalla biodiversità di un’agricoltura che da decenni aveva  ridotto a poche specie super selezionate la produzione di frumento.

Queste varietà di grano erano conosciute sia dagli antichi Greci che dai Romani e usate fino ai primi del Novecento: ad esempio il Maiorca, grano tenero coltivato da secoli in Sicilia, soprattutto su terreni aridi. La sua farina è apprezzata  soprattutto per fare dolci. Oppure il Timilia, tûmìnia nigra, tornato ad essere coltivato non solo per chi soffre di intolleranze come la celiachia, ma una vera e propria scelta economica.

Giuseppe Li Rosi

Giuseppe Li Rosi, un agricoltore siciliano ha convertito 100 ettari della sua azienda familiare a “grano antico” , dimostrando così che esiste una valida alternativa ai  prodotti delle multinazionali francesi e canadesi, che ci vengono presentati come unica scelta possibile. La riscoperta quindi dei  “grani antichi” salva sia la qualità che l’economia.

Chi si impegna a gestire campi di grano antico deve dedicare almeno 10 ettari a ogni coltura, mantenendo la purezza del seme. Li Rosi, presidente dell’associazione Simenza, cumpagnia siciliana sementi contadine, ha raccolto intorno a sé 70 produttori. Altri ancora vogliono aggregarsi.

La sperimentazione, oltre alla conservazione, è all’ordine del giorno nella cumpagnia: si coltivano campi anche con miscugli di sementi, un procedimento diametralmente opposto alla monovarietà tendente alla ricerca dell’uniformità con uno standard basato sulla quantità.

Un campo di Sulla, pianta foraggiera fissatrice di azoto

Nei campi di Simenza invece variabilità e mescolanza innescano una selezione naturale che fortifica le spighe senza l’uso della chimica e permette che si adattino alle condizioni ambientali, alla composizione e all’esposizione del terreno.

Serve solo un po’ di pazienza: anno dopo anno la produzione subisce incrementi significativi. Il risultato biologico è sorprendente: dopo qualche ciclo semina-raccolto-semina alla fine ogni azienda ottiene un mix diverso di grani che collaborano tra loro, naturalmente.

Questa biodiversità apporta  almeno due vantaggi: una miglior competitività contro le specie infestanti e un naturale adattamento al cambiamento delle condizioni climatiche. È il principio della selezione partecipata, promosso a livello nazionale dall’AIAB, (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica).

Le leggi sulle sementi favoriscono le multinazionali del settore: poche aziende controllano quasi il 60% dell’industria sementiera.

Inoltre il TTIP, l’accordo sul “libero scambio” euro-americano (“la NATO economica”-Ist. TERRAELIBERAZIONE), proibisce lo scambio di semi tra gli agricoltori, rendendo ardua la possibilità di conservare e tramandare quelli autoctoni. «Ci è concessa solo la modica quantità», riferisce Li Rosi.

La Sicilia è tra le prime regioni produttrici di prodotti bio. I granicultori che stanno passando al biologico e al recupero delle sementi locali aumentano sempre più. Si associano, mettono in piedi filiere alimentari e puntano su questo tipo di fare agricoltura e cultura, contro le leggi attuali che invece promuovono le colture intensive.

Siamo stati abituati a consumare  la tradizionale farina di grano tenero bianca 0, o 00 con la quale produciamo pane, pasta, prodotti da forno. Questa farina è ricavata da grani prodotti su larga scala, selezionato e modificato nel corso degli anni per rendere più ricca e abbondante la produzione, sebbene più povero dal punto di vista nutrizionale.

I motivi per cui bisognerebbe cambiare alimentazione e puntare  sul  grano antico sono tanti:  non ha subito alterazioni genetiche, è meno raffinato e quindi mantiene molto di più le proprietà nutrizionali presenti nella cariosside (chicco), è più leggero e digeribile, evita  lo sviluppo di intolleranze, tutela  la biodiversità e infine  ha  un rapporto più equilibrato tra presenza di amido e presenza di glutine, contenendo una percentuale minore di questa proteina, con tutti i vantaggi che ciò comporta per il nostro organismo.

È auspicabile quindi che questo antico e sano metodo di  produzione del grano  non venga ostacolato da qualche organismo mondiale per tutelare gli affari delle multinazionali.

Ricordiamo che il grano non è tutto uguale come invece vogliono farci credere. Riscoprire la biodiversità in agricoltura è fondamentale per migliorare l’Ambiente, l’alimentazione e la salute: siamo quel che mangiamo.

Legatura di un covone con fibra naturale

– See more at: http://www.terronianmagazine.com/il-grano-antico-una-ricchezza-ritrovata/#sthash.yWHLSj9n.0PTbKpvw.dpuf

-*titolo redazionale, apportata correzione e specifica a TTIP -errato per svista nell’originale. @TERRAELIBERAZIONE-SEMU SIMENZA dal 1985.

HYBLAIA

Il COLONIALISMO AgroAlimentare

è contro la SALUTE sociale (1)

30 marzo 2016

TOSSICITA’ DELLE “FARINE RAFFINATE”

di MAURO CRISAFULLI

(Naturopata Scientifico-Consulente dell’Istituto TerraeLiberAzione)

Negli ultimi decenni va diffondendosi nella popolazione, oltre ad una conclamata celiachia, anche una forma di intolleranza verso il consumo di pane e pasta, determinata anche della discutibile “raffinazione” delle farine e dei cereali, unitamente a stress psicofisici e a seconda della sensibilità individuale.

Certo è che l’incremento di liquidi extra-cellulari (gonfiori), sintomi gastroenterici, caduta di tono muscolare unita ad ansia, spossatezza, dolori osteo-articolari, cefalea, fame continua e voglia di dolciumi, indicano tossicità ed erosione cellulare dovuta a scarsa assimilazione dei cibi.

Molte persone presentano segni chiari di disfunzione gastroenterica, e, anche se i test per la celiachia risultano negativi, è chiaro che non ci troviamo comunque in una situazione di “ normalità” ma di alterazione degli equilibri.

Allora cosa non va? È possibile che il glutine non sia l’unico elemento di destabilizzazione ma le cause potrebbero essere i nuovi ceppi delle piante di grano o di altri cereali e soprattutto la loro raffinazione.

È plausibile che il glutine comporti diffuse e spesso subdole intolleranze, ma più spesso è proprio la raffinazione dei cereali a creare problemi. Cioè la composizione della farina bianca.

Infatti molti soggetti che hanno disagi con la farina bianca, non ne hanno se assumono altri prodotti in chicchi contenenti comunque glutine, ma non raffinati, come il farro, il kamut, l’orzo e lo stesso grano, ma integrale.

Alcuni ricercatori (come L. Becchimanzi) rilevano che coloro che fanno largo uso di prodotti raffinati, come pasta, pane, biscotti, fette biscottate etc.. presentano sulle pareti intestinali una sorta di colla, una pellicola, forse una risposta infiammatoria del colon, che inficia le capacità di assimilazione dei nutrienti, tra cui quella del ferro, e altera la flora intestinale producendo i disagi di cui sopra.

Tra l’altro è difficile riscontrare con dei test medici convenzionali questo tipo di alterazione. L’uso eccessivo di farine raffinate, quindi, nuoce all’organismo riducendo il potere di assimilazione dei nutrienti provocando la debilitazione della massa magra e incrementando liquidi extracellulari e riserve lipidiche.

Aggiungo che alcuni soggetti celiaci, cioè allergici alla gliadina del glutine, proteina che si trova nel grano e in altri cereali, pur eliminando dalla loro dieta la sostanza incriminata, non hanno una totale remissione dei sintomi quali colite, carenza di ferro, spossatezza ecc. Essi continuano a cibarsi di farine raffinate anche se senza glutine.

I loro sintomi indicano che c’è qualche componente alimentare che, pur non evidenziata da schematici e a volte ottusi test (in verità è ottuso chi li fa, non il test in sé) altera la naturale funzionalità.

Infatti anche i cibi deglutinati provengono da farine raffinate. In conclusione, fanno meno male gli zuccheri dei gelati, dolci e cioccolata che le farine raffinate!

Pertanto, consiglio vivamente di arricchire la vostra dieta quanto più potete di cibi integrali (pane, pasta e cereali integrali) non solo per aumentare l’assunzione di fibre alimentari, ma anche per diminuire l’assunzione di farine e cereali raffinati, la vostra salute ne gioverà e anche il vostro sistema di guarigione.

Terra e Liberazione Niscemi2 001

REPORT DALLE CAMPAGNE SICILIANE (1)

NOTA DI METODO

UN’ALTRO “MILIARDO PADANO”. INVISIBILE E COLONIALE.

MENTRE L’ANTIMAF DEMENZIALE DICHIARA GUERRA ALLE “VACCHE MAFIOSE”

IN “VALORE” SOLO IL 5%

DI “CARNI ROSSE & DERIVATI”

CONSUMATI NELL’ISOLA

“PARRA SICILIANU”

LE RAZZE AUTOCTONE –L’IMMENSA BIODIVERSITA’ DEL PATRIMONIO ZOOTECNICO SICILIANO- SONO STATE STERMINATE.

Ci passò Buffalo Bill?. No, ci passò l’Imperialismo NORDICO –agìto dalle Forze Mentali della sua Industria zootecnica & GDO.

Il mercato siciliano è una colonia storica dell’Industria padana: basta farsi un giro nei supermercati e controllare, sulle etichette, i luoghi di produzione. Punto.

Ma è sui derivati –gli insaccati: mortadelle, prosciutti, wrustel, ripieni…- che il VALORE AGGIUNTO della filiera zootecnica produce l’abisso coloniale.

La realtà produttiva siciliana è polverizzata all’inverosimile: 10.000 allevamenti di bovini e produce un 24% teorico di carni siciliane (già di per sé sarebbe un disastro).

Ma si tratta in larga misura di capi francesi importati vivi e macellati in Sicilia.

Spesso un pascolo neanche lo vedono!.

Non costituiscono un “presidio del paesaggio”, non si nutrono di vegetazione autoctona, non si riproducono nel Terramare siciliano.

Non sono dettagli. La Qualità è specificità. Comunque sia è accuddhì.

Solo un bovino su quattro –al consumo- è censito come “siciliano”. In Realtà poche centinaia di capi –come la cinisara- sono da considerare patrimonio zootecnico siciliano.

Una media ragionata –CARNI ROSSE&DERIVATI- ci produce una stima: un 5% del prodotto consumato nell’Isola è MADE IN SICILY.

Per completezza di informazione: l’Anagrafe zootecnica registra circa 850 allevamenti di polli e galline. Il polo di Modica (600 addetti) =volume di affari di circa 150 milioni di euro annui. E’ l’unico dato positivo, che non modifica semmai aggrava il giudizio negativo. Significa che uno spazio reale per ribaltare la condizione di dipendenza coloniale ci sarebbe. Rileviamo comunque che anche nel settore delle carni bianche la presenza IN SICILIA di aziende che producono direttamente per grandi marchi padani è determinante. In breve –non hanno un marchio proprio e operano su commessa emiliana per il mercato siciliano.

@Primavera 2016. Istituto TERRAELIBERAZIONE.

CASTELLO FEDERICO CT

IMPERIALISMO EUROPEO

E COLONIALISMO ALIMENTARE

LA SICILIA IMPORTA IL 95% DELLE CARNI&MORTADELLE CHE CONSUMA.

E’ l’ennesimo “MILIARDO PADANO” imposto scientificamente e scientificamente occultato nelle NEBBIE dello SPETTACOLO COLONIALE della SICILIAFRICA ITALIANA e delle sue 4 “VACCHE MAFIOSE”, al TEMPO del PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES. La Regione svuotata e fallita può solo “concedere” Terreni e Acque, Boschi e Vento, Sole e Trivellazioni, alle MULTINAZIONALI CORSARE DELL’IMPERIALISMO NORDICO.

Il resto è propaganda: un carnevale di perline colorate per gli indiani delle campagne siciliane, costretti a subire le logiche n/europee nell’assenza di una Banca Siciliana per lo Sviluppo AgroEnergetico.

Il PD della borghesia mercenaria dell’Isola del Tesoro –coi suoi giovani rampanti e ignoranti- si prepara a regolamentare il “traffico”.

La Tragedia e la Farsa si confondono nell’Isola delle culle vuote e dei 923.000 appartamenti sfitti, chè una Generazione è stata deportata dalla Coercive Engineered Migration. Sullo sfondo mettiamo il British Museum che inscena “Sicily conquest”, la prima Civiltà senza Popolo dell’intera storia umana. Sicani, Siculi, Sikeliani, Siqillyani, Sicilienses, Siciliani. MAI ESISTITI.

CASTELLO FEDERICO CT

Solidarietà umana al dott. Antoci -presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi- vittima del primo attentato terroristico nella SiciliAfrica italiana al Tempo del MUOStro e del Protettorato coloniale di Bruxelles. Solidarietà personale, NON POLITICA.

I proclami isterici e reazionari del Governatore Crocetta invocanti lo spettacolare intervento dell’ESERCITO TRICOLORATO contro le “VACCHE MAFIOSE” evocano una TRAGEDIA ANTICA che solo il RICICLAGGIO PARASSITARIO dei FONDI N/EUROPEI rende FARSA CONTEMPORANEA. (Marx)

Il RICICLAGGIO PARASSITARIO dei FONDI AGEA è –oggettivamente- uno dei “prezzi” della TRATTATIVA del 1993. La Mafia S.p.A. firmò a modo suo il Trattato di Maastricht. A differenza di ROMAfia Capitale che lo firmò senza leggerlo. E della Regione degli ascari che l’UE la scoprirono in televisione!.

Il Governatore Crocetta si dia una calmata: l’Esercito “piemontese” sui Nebrodi? Ma a fare cosa?.

Amara a mannira c’havi picuraru amicu di li lupi.

Governatore, mandaci il “tuo” Corpo Forestale, anzi VACCI TU!. E prima di urlare contro “i Tortoriciani” pensa ai tuoi complici del Partito dell’Ordine Antimaf confindustriale sintesi perfetta della borghesia coloniale di questa SiciliAfrica colonizzata: bande di impostori, parassiti e mercenari. Altro che le “vacche mafiose” e “i Tortoriciani”. Sbiàncati la lingua mister vel-ENI!.

La CRISI DI ASTINENZA dal “sostegno pubblico” –nelle CAMPAGNE SICILIANE- può prendere il vicolo cieco del RAZZISMO surreale contro “I Tunisini”, ma può anche scegliere il kilometrozero delle MITRAGLIATE pastorali alle quali rispondono i PROCLAMI isterici del Regime colonialista invocanti lo spettacolare intervento dell’Esercito piemontese in una STORIA ANTICA che solo il RICICLAGGIO PARASSITARIO dei FONDI N/EUROPEI rende TRAGEDIA CONTEMPORANEA.

Sulle MONTAGNE DEL NEBROS, nel cuore antico della SICILIA MILLENARIA, va in scena una nuova puntata del DRAMMA COLONIALE sul canovaccio secolare della CONTESA tra una “MAFIA DI MONTAGNA” che alleva vacche e pasce pecore, e una ANTIMAF COLONIALE che giocando a gatti&topi produce tonnellate di carte e ipocrisia, quando non “traffica influenze” nel contrabbando miliardario di Monnezze e nel depistaggio coloniale di Verità indicibili.

Si annuncia la parodia delle gesta criminali dell’osannato PREFETTO MORI –i cui ritratti affiancavano il Duce nelle scuole siciliane degli anni Venti- quando nelle nebbie della GUERRA ANTIMAF si terrorizzavano interi paesi e villaggi di Montagna rei di non volersi piegare alle visioni del Regime italiano in camicia nera (Sciascia docet).

La “nazionalizzazione delle masse” –che nel Fascismo compì il Risorgimento- andò a sbattere sulle “MAFIE ANTICHE” che vivevano in un Tempo sospeso sulle MONTAGNE del NEBROS, il cerbiatto sacro a Dioniso. Altri tempi, certo. Ora è peggio, infatti.

Dal 1860 il NEMICO A CASA NOSTRA è una borghesia coloniale: coi suoi accademici e politici, sensali e gabellotti, sempre meno ascara e più mercenaria, sempre più inutile e parassitaria. Tutta. Non possono essere altro: lo spettacolo coloniale –fin dal 1860- non prevede una BORGHESIA PRODUTTIVA né un ASCENSORE SOCIALE che non sia regolato nell’obbedienza massonica all’italetta risorgimentata: una IMPOSTURA che dura da 156 anni. Maf&Antimaf.

Quella proposta contro la “MAFIA DELLE MONTAGNE” dai “moralizzatori” Antimaf –maschere nostrane dei Commissari n/europei- è una Realtà mistificata e impugnata come una clava di plastica nello Spettacolo coloniale che incatena il nostro desertificato paesaggio zootecnico alle sue “vacche mafiose” sullo sfondo invisibile di un disastro socio-economico che del “Miliardo” n/europeo –al di là delle truffe- è un sofisticato risultato voluto!.

L’AGEA è un braccio armato di Bruxelles –che spaccia fondi pubblici in logiche anti-economiche, conservatrici e dopanti. Questo paesaggio agro-pastorale –animato da centinaia di bravi allevatori e pastori transumanti, che stanno infangando!- è del tutto dipendente dalle concessioni fondiarie regionali dell’AFOR e dei Comuni e dall’intervento pubblico dell’AGEA n/europea. Ma non è molto differente la condizione degli allevatori e pastori delle Alpi e dell’Appennino, per non dire della tragedia sociale e culturale che si sta consumando in Sardegna.

La P.A.C. –Politica Agricola Comunitaria- sarà sempre più uno strumento funzionale ai grandi gruppi dell’AgroBusiness & G.D.O. dell’imperialismo NORDICO. E sta passando –sebbene gradualmente- la logica dell’equiparazione del sostegno alle tundre e alle steppe nordiche con le colture del paesaggio mediterraneo caratterizzate dall’Ulivo sintesi evocativa della nostra millenaria Civiltà dell’Albero.

Ci odiano e ci dividono perfino dai Tunisini. Sanno quel che fanno. E’ qui che non si sa NULLA e si festeggia perché finalmente ci dissero che siamo un’ISOLA e dunque isolati e svinturateddhi, e ci fecero contenti con un inutile IGP per poter dire che l’ulivo fa l’olio e che l’olio si chiama olio. E via con le perline colorate!. Abbiamo l’ORO VERDE in mano, altro che fondi n/europei!.

Al Tempo del Protettorato coloniale di Bruxelles –mentre le scorie della Storia indossano la maschera buffonesca di uno Stato Antimaf colonialista, ladro e razzista, che occulta le sue indicibili connivenze con l’Holding delle Mafie Globali e delle loro GLADIO perfino nel SEGRETO DI STATO e nei DEPISTAGGI PIU’ SPAVENTOSI sulle STRAGI POLITICHE DEL 1992.

Venderanno da Giletti a RAI1 e nello spaccio bestiale dei loro teatrini televisivi l’immagine di una Sicilia che non esiste, identificata nella presunta barbarie di un MONDO RESIDUALE che sopravvive a sè stesso nelle sue forme sol perché l’irrazionalità del REGIME COLONIALE lo tiene in vita con iniezioni di danaro pubblico attraverso quell’AGEA che distribuisce MILIARDI NOSTRI per costruire un consenso passivo alla Piramide di una “Unione Europea” che nessuno vuole, né, d’altronde, ce lo hanno mai chiesto!.

Tanto i MAF che gli ANTIMAF occultano nelle NEBBIE COLONIALI delle loro FAIDE –che non ci riguardano- la REALTA’ DI UNA SICILIA-COLONIA ALIMENTARE, SENZA CARNE NE’ MORTADELLE, che si mangiò il “Miliardo” n/europeo con le sue “VACCHE MAFIOSE” e ci denigrò all’Opra dei Pupi manovrata da ROMAfia Capitale e dai suoi Governi che sono da 156 anni espressione sintetica delle Forze Mentali di quelle Massomafie tosco-padane che solo i ciechi possono non vedere. La L.E.G.A.L.I.T.A’ dei loro Affari è tutta la L.E.G.A.L.I.T.A’ che ci concedono oltre al diritto di mettere una croce idiota su una scheda pilotata ogni tot anni per decidere quello che hanno già deciso Altrove (Sciascia docet).

LA SICILIA IMPORTA IL 95% DELLE CARNI&MORTADELLE CHE CONSUMA. E’ IL MILIARDO PADANO OCCULTATO NELLE NEBBIE DELLO SPETTACOLO COLONIALE E DELLE SUE 4 “VACCHE MAFIOSE”. Questa ci mancava!.

IL MILIARDO N/EUROPEO RICICLATO NELLE “VACCHE MAFIOSE” LO STORNERANNO NEL PIU’ TRENDY BIORICICLAGGIO RAFFINATO DELL’IMMANCABILE DITTA VEL-ENI A GELA.

Le pecore si mangiarono gli uomini, nell’Inghilterra descritta da Tommaso Moro. L’ENI si mangerà sia le pecore che gli uomini.

L’EUROPAVELODIEDE, L’EUROPAVELOTOGLIE. Sia chiaro: queste n/euro-vacche pseudo-siciliane sono solo una piccola slot machine al confronto del sostegno pubblico di cui usufruisce l’industria zootecnica NORDICA.

NE’ MAF. – NE’ ANTIMAF.! – LIBERARE LA SICILIA E I SICILIANI!

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DEI MONTANARI SICILIANI!

SIAMO TUTTI TORTORICIANI!

NO ALLA LOGICA COLONIALE DEI FONDI N/EUROPEI!

SI a una Banca Siciliana per la Sovranità AgroEnergetica!

Trasformare i Parchi in MASSERIE FEDERICIANE produttive!

***

In realtà, una vera Zootecnia siciliana NON esiste più da decenni: è stata distrutta da Bruxelles nella complicità demenziale di un sistema-Sicilia colonizzato: privo di cervello politico e visione strategica.

La distruzione della biodiversità e dell’intero paesaggio zootecnico dell’Isola è il risultato di politiche coloniali di cui la Regione sicilianoide è stata complice –spesso ignara e ignava- da almeno 25 anni.

Per esempio: le magnifiche vacche modicane –dichiarate superate dalle Forze Mentali dell’Imperialismo NORDICO- vennero rottamate, ché sugli Iblei pare che ci passò Buffalo Bill!. Chi si oppose?.

Oltre le nebbie n/europee dello Spettacolo coloniale che imprigiona l’Isola del Tesoro c’è la Realtà di un bankomat miliardario dell’Imperialismo NORDICO.

Anche nel settore zootecnico la Verità è un’altra: la Sicilia importa il 95% delle CARNI&MORTADELLE che consuma. E’ uno storico mercato coloniale protetto delle AgroMafie tosco-padane e della loro G.D.O.

IL RICICLAGGIO MAFIOSO DEI FONDI AGEA è uno dei “prezzi” della Trattativa del 1993. La Mafia S.p.A. firmò a modo suo il Trattato di Maastricht. A differenza di ROMAfia Capitale che lo firmò senza leggerlo. E della Regione degli ascari che l’UE la scoprirono in televisione!.

Al Tempo del Protettorato coloniale di Bruxelles, questo meccanismo entra nella fase di rottamazione: ma lo conoscono tutti, le complicità sono vaste e certificabili, sistemiche. Basterebbe “calare” i tabulati dell’AGEA sulla realtà delle aziende destinatarie di contributi pubblici. 2+2 fa 22?.

La Regione Siciliana è l’Ente amministrativo della SiciliAfrica italiana. IN TEMA DI “POLITICHE ZOOTECNICHE” NON CONTA NIENTE. Quanto all’erogazione di sussidi è l’AGEA il bankomat dei fondi europei. Anche questo scampolo di Autonomia vigilata (da ROMAfia e Washington) è stato spazzato via nel 1992 a Maastricht.

La AGRO-TRUFFE sono da 40 anni (AIMA>AGEA) parte integrante del “COMPROMESSO MODERATO” che ha assicurato a ROMAfia CAPITALE il controllo coloniale sulla SiciliAfrica, che ne costituisce la principale “carta geopolitica” giocata regolarmente nella sua relazione strategica con Washington.

IL PROTETTORATO COLONIALE DI BRUXELLES PROCEDE NELLA BONIFICA DEI N/EURO CANALI: E’ IL TURNO DEL MILIARDO DELLE “VACCHE MAFIOSE” NELL’ISOLA SENZA CARNE&MORTADELLE, UN MERCATO COLONIALE PROTETTO DELL’AGROBUSINESS PADANO. ALTRO CHE “VACCHE MAFIOSE” NEL RICICLAGGIO MAFIOSO DEI FONDI AGEA DI CUI TUTTI SANNO TUTTO DA SEMPRE!.

IL RICICLAGGIO MAFIOSO DEI FONDI AGEA è uno dei “prezzi” della Trattativa del 1993. La Mafia S.p.A. firmò a modo suo il Trattato di Maastricht. A differenza di ROMAfia Capitale che lo firmò senza leggerlo. E della Regione degli ascari che l’UE la scoprirono in televisione!.

L’EUROPACELOCHIEDE, L’EUROPACELODA, L’EUROPACELOTOGLIE.

La Mafia S.p.A. sciopera a modo suo: spara. Solidarietà al dott. Antoci -commissario dell’Ente Parco dei Nebrodi- vittima del primo attentato terroristico nella SiciliAfrica italiana al Tempo del MUOStro e del Protettorato coloniale di Bruxelles.

L’AGEA è la centrale di erogazione dei fondi europei. Ed è una Agenzia europea che opera nella logica della P.A.C. –la Politica Agricola Comunitaria- che divora, nella prevalenza di interessi dell’Agrobusiness NORDICO- la quota più grande della “Cassa di Bruxelles” .

La Sicilia NON “riceve” da Bruxelles un solo centesimo!. L’IRPEF siciliana di un solo anno –malgrado tutto- è più alta dell’intero carnevale ideologico dei Fondi europei FESR+PSR 2015-2020: una miseria di 7 miliardi spalmati su 7 anni, che andrebbero restituiti al mittente. Non fosse che sono soldi nostri -che vengono riciclati in logiche colonialiste sofisticate: la quota unica più grande dei “fondi n/europei” è destinata al BIO riciclaggio della immancabile ditta vel-ENI: olio di palma in arrivo dalla desertificazione delle foreste africane. Aiutiamoli a casa loro: a morire di fame.

Il “Miliardo” del colonialismo alimentare non appare nello Spettacolo che inscena lo spot sulle “Vacche Mafiose” nell’avanzare del Protettorato coloniale di Bruxelles.

I MANDRIANI DEI NEBRODI NON SONO MAFIOSI: SONO SOLO MANDRIANI. E non ricevono nulla in più dei loro colleghi lombardi o bavaresi, olandesi o francesi.

La Mafia S.p.A. –anche in questo ambiente- ha un ruolo parassitario fin da quando venne inventata dall’invasore anglo-italiano nel 1860. Ma essa non si alza la mattina alle 4 per andare a lavorare!.

Quanto all’AFOR, l’Azienda Foreste Regionali- è dominata da una burocrazia parassitaria e criminogena, che –per dirne una- regala i nostri boschi a una multinazionale tedesca per produrre corrente elettrica da biomasse: profitti eco-rinnovabili che paghiamo nella bolletta più alta d’Europa. E’ il “Miliardo” dei Padroni europei di Vento&Alberi dell’Isola del Tesoro. Un “Miliardo” pulito e rinnovabile 20 volte un anno!. Una sintesi perfetta della Legalità coloniale. Altro che “vacche mafiose”!.

Infine, l’esercito amazzonico dei Forestali, che è in realtà una “riserva indiana” di precari a vita: 78isti 101isti 151isti: una follia di dis-organizzazione del lavoro!. Fu invenzione dell’ingegneria sociale democristiana degli anni Ottanta che si risolse in spreco di risorse umane e spot antisiciliano nell’ipocrisia colonialista del “popolo parassita e irredimibile”, alla quale nessuno sa rispondere, né potrebbe: una società colonizzata non ha un proprio cervello politico, né può averlo. E’ autistica.

Il colonialismo n/europeo ha sbiancato –negli anni Ottanta- anche il colore sanguinello delle nostre antiche arance salvate da pochi agrumicoltori profetici che le producono solo per il mercato estero che le capisce.

A nessuno passa per la testa che si buttano milioni di tonnellate di pastazzo di agrumi e di sanse esauste nell’olivicoltura: valgono assai più del petrolio!. E’ materia prima per il biogas: ci elimini la bolletta dell’ENEL, e pure l’ENEL. A vita!. E senza considerare le isoradiative perfette dell’Isola del Sole. La sovranità agro-energetica è a portata di mano, ma presuppone un nuovo Vespro. Punto.

Dal 2000 al 2015, in Italia, sono spariti 60.000 ettari di agrumeto: ne rimangono circa 124mila, di cui 71mila in Sicilia. E’ una quota irrilevante sul mercato mondiale, organizzata come peggio non si può e anche svuotata di qualità originali.

E’ stato sprecato un vantaggio di 10 secoli. I naranj giunsero in Siqillya proprio dalla Tunisia!. Erano –in principio- alberi ornamentali nell’Oasi-Giardino “a tre livelli” che salvò il Paesaggio siciliano dal deserto del latifondo coloniale romano-bizantino, tributario infine delle chiese di Milano e Ravenna. Per la cronaca, sono cose che dicevamo già 30 anni fa: anche in comizi, in convegni e in documenti.

A Londra una marmellata d’arance al miele di zagara la compri a 15 sterline al kilo (se sei raccomandato). Non c’è traccia di marmellate e succo d’arancia siciliani negli hotel, nei supermercati, nei bar, nei ristoranti…siciliani. Colpa dei Tunisini?.

Il motivo è semplice: non esistono, e quelle rare nicchie di prodotto d’eccellenza evitano accuratamente il mercato interno della SiciliAfrica italiana e non hanno alcun bisogno del Miliardo pubblicitario n/europeo dell’on. Michela Giuffrida.

Ora la “colpa” è “del marocchino e del tunisino”: spremuti due volte dall’Agrobusiness e dalla G.D.O. dell’Imperialismo NORDICO.

***

Quella della SiciliAfrica profonda è una ECONOMIA DI GUERRA, e il dato sintetico che la descrive plasticamente parla la lingua statistica declinata nel verbo “inconfutabile” della Demografia, che ci descrive un’Isola di Vecchi svuotata della sua terza nuova Generazione in appena un secolo. E’ la COERCIVE ENGINEERED MIGRATION. E’ l’emigrazione pianificata, ingegneria sociale sofisticata, una selezione genetica al contrario che ha delocalizzato la Fabbrica di Figli nelle metropoli dell’Imperialismo NORDICO.

La COERCIVE ENGINEERED MIGRATION è il segreto delle Forze Mentali che dominano “leading from behind” la Sicilia italiana. La valvola strategica del controllo sociale.

800.000 GIOVANI EMIGRATI=800 MILIARDI di Euri. Questa è la nostra stima ponderata, sul ciclo generazionale in esaurimento (25 anni).

Solo dal 2001 al 2014 – 526 mila GIOVANI SICILIANI sono emigrati dall’Isola: 205 mila i laureati.

E’ un flusso invisibile di ricchezza, che solo TERRAELIBERAZIONE, da decenni, analizza per quello che è: UN ETNOCIDIO PIANIFICATO e occultato nelle nebbie fitte dello Spettacolo coloniale, dominate certo “da lontano”, ma amministrate da un “agente sociale” assai vicino: la borghesia mercenaria della SiciliAfrica italiana, una classe culturalmente kitsch, politicamente inutile, socialmente pericolosa. IL NEMICO A CASA NOSTRA!. Altro che “vacche mafiose”!.

Il saldo negativo è rallentato solo dalla piccola immigrazione che si ferma a vivere nell’Isola, specie nelle due metropoli siciliane, contribuendo al PIL e alla salvezza di classi scolastiche e INPS, per non dire della PICCOLA PESCA (Mazara), della SERRICOLTURA (Vittoria) e dell’intero paesaggio agrario della SiciliAfrica n/europea, che oggi –manipolata dallo Spettacolo- imprèca contro i Tunisini dopo aver costruito le sue fortune n-euro suicidate –tra AIMA e AGEA- sul lavoro degli Uomini-Attrezzo di pelle B. I FRUTTI MARCI delle SERRE COLONIALI producono i SEMI AVVELENATI del RAZZISMO DEMENZIALE. Contro proletari e popoli di PELLE B, la cui dignità vale meno di quella di una “vacca mafiosa”.

La “campagna siciliana” è priva di forze mentali autentiche, strutturalmente vecchia è del tutto una idrovora pestilenziale, prigioniera di logiche assistenziali e parassitarie. Le Forze Mentali che la dominano sono quelle n/europee, con la loro AGEA, nella palude regionale di burocrazie incompetenti e spesso corrotte. E’ un carnevale di carte che figliano carte, in attesa degli spot folkolorati del nuovo PSR. Uno spettacolo nello Spettacolo coloniale della SiciliAfrica italiana.

L’attentato terroristico contro il dott. Antoci –presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi- è il primo di una nuova fase. Show must go one!.

La L.E.G.A.L.I.T.A’, nella costituzione materiale e nel suo “diritto consuetudinario”, è la SERRA in cui la classe mediatrice della dipendenza, riproduce sé stessa. La spartizione parassitaria è il nomos che regola i conflitti interni nella SiciliAfrica coloniale, Maf&Antimaf: buon divertimento!.

L’EUROPAVELOCHIEDE, L’EUROPAVELODA, L’EUROPAVELOTOGLIE.

***

UNA PROPOSTA A FUTURA MEMORIA:

I “PARCHI REGIONALI” FURONO CONQUISTA STORICA E PROVVIDENZIALE DEL MOVIMENTO ECOLOGISTA SICILIANO DEGLI ANNI SETTANTA. Fu una piccola epopea. Si determinò una coincidenza più unica che rara: la Sicilia “alternativa e underground”, trovò l’ascolto attento di diversi politici regionali –anche democristiani-.

Certo, intravidero la possibilità di inventare nuovi Enti pubblici, ma la Legge fu fatta e anche bene. Parchi e Riserve cominciarono a vedere la luce, spesso nell’ostilità delle popolazioni alimentata da interessi speculativi e miseria culturale, ma anche da errori di comunicazione.

I “PARCHI REGIONALI”, MALGRADO LA LORO BUROCRATIZZAZIONE, costituiscono una risorsa strategica per l’Avvenire. Ed altri se ne dovrebbero istituire. Ma l’attuale regime dei Parchi ha fatto il suo tempo. Niente paura: vanno semplicemente riformati radicalmente. Da gestori della “mummificazione conservativa” a “polmone riproduttivo” di risorse materiali e immateriali nella gestione sociale di MASSERIE FEDERICIANE FORTIFICATE.

I MODELLI NON DOBBIAMO CERCARLI NEI GIGANTESCHI PARCHI AMERICANI O CANADESI. I nostri SPAZI sono concrezione millenaria di CIVILTA’ e BIODIVERSITA’ che ne fanno “un continente in miniatura” (Shakespeare). E’ un PAESAGGIO TEOLOGICO quello dell’ARCIPELAGO DI TRINAKRIA. E una RISORSA PRODUTTIVA impareggiabile.

LE MASSERIE FEDERICIANE SONO L’AVVENIRE DEL PAESAGGIO AGROENERGETICO SICILIANO. L’ECONOMIA SOCIALE PIANIFICATA, A RETE POLICENTRICA FEDERATIVA, UN VETTORE RI-EVOLUZIONARIO DI CULTURA ECO-TECNO, PER VIVERE E MANGIARE BENE NOI SICILIANI- E I DIECI MILIONI DI TURISTI CHE VERREBBERO A STARE BENE COME NOI.- Qui si può FARE. E’ Tempo di condurre il PAESAGGIO SICILIANO fuori da LOGICHE subalterne: tanto nella MUMMIFICAZIONE, quanto nell’ASSISTENZIALISMO. Cambiando del tutto la PROSPETTIVA: non siamo noi a dover cercare il “mercato mondiale”. La logica dell’EXPORT ha senso per l’AgroBusiness cerealicolo CANADESE e in generale per le grandi MONOCOLTURE.

Le produzioni siciliane di alta qualità sono oggi del tutto sconosciute a milioni di Siciliani. Né potrebbero permettersele. In Sicilia si sta mangiando monnezza. Altro che dieta mediterranea e balle spaziali sulla cucina siciliana!. Altro che “VACCHE MAFIOSE” e chef stellati a prezzi inavvicinabili!.

OLIO SICILIANO.
NON CI SONO PROBLEMI DI MERCATO (semmai di valorizzazione del prodotto: problemi MENTALI!).
CHI DELIRA CONTRO L’OLIO TUNISINO E’ BESTIA E RAZZISTA, che poi è la stessa cosa!. Guardano la TV che li rincoglionisce, danno credibilità a quattro cretini leghisti e del PD…che parlano come le scimmie ammaestrate…
SENZA SCIENZA SI RESTA CIECHI e si finisce arruolati nelle tifoserie dello spettacolo imperialista NORDICO.
Trovate un “problema di mercato” in queste tre Aziende siciliane NORMALI:
Fruttato medio -Azienda Agricola La Tonda.
Fruttato intenso -Azienda Terraliva.
Monovarietale -Azienda Agrestis.

AI RAZZISTI dal cervello fritto CONSIGLIAMO L’OLIO DI RICINO.
BESTIE e VASTASI!.

L’OLIO SICILIANO NON HA PROBLEMI “MONDIALI” DI ALCUN GENERE. -LE ARANCE HANNO UN SOLO PROBLEMA: MA E’ NELLA TESTA DEGLI AGRUMICOLTORI- SONO STATI “MANTENUTI E PLAGIATI” DALLA PAC-AIMA>AGEA-(MEC>CEE>UE ): PER 50 ANNI. -AVEVAMO TRE SECOLI DI VANTAGGIO…ALTRO CHE TUNISIA E MAROCCO E SPAGNA…MA VOI IN CAMPAGNA CI SIETE?.

L’OLIO LO STIAMO VENDENDO -BENE- ANCHE A 25 EURO AL LT. – E PER FORTUNA NESSUNO LO STA CEDENDO PER “TAGLIO”. – LE AGEVOLAZIONI UE “TUNISINE” SONO INCASSATE DALLA GDO FRANCESE E ITALIANA- SIAMO STATI A TUNISI-. PUNTO.—ALMENO NEL RAZZISMO NON CI CASCATE. E’ QUELLO CHE VUOLE BRUXELLES…
 
NON SI PRODUCE IN SICILIA NEANCHE UN KILO DI MARMELLATA “DOC” AL MIELE DI ZAGARA!. – LA STIAMO METTENDO IN CANTIERE- PER IL MERCATO INGLESE E PER GLI ALBERGHI. – CA SI TRAVAGGHJIA!. -RAZZISTI SICILIANOIDI STATE LONTANI DA NOI!. SIETE LA VERGOGNA DELLA SICILIA!.
 
@FACEBOOK-TerraeLiberAzione-FRONTE CONTADINO.

I LAVUREDDHI CRISCINU. SIMENZA BONA E'!. VIVA A SIMENZA SICILIANA!

I LAVUREDDHI CRISCINU. TALE’ QUANTU SI FICIRU DDHI SIMINZEDDHI!

E’ TERRA SICILIANA VIVA. E’ STATA LIBERATA DAI VELENI, QUESTA TERRA VIVA CHE RI/PRODUCE SIMENZA SICILIANA ANTICA. ORA I LAVUREDDHI CE NE DONANO A TONNELLATE. NEGLI ANNI SETTANTA -DI SIMENZA SICILIANA- NE ERA RIMASTA UNA MANCIATA- QUANDO LA SIMENZA SICILIANA ANTICA VENNE SALVATA DA ALCUNI PROFETI CHE GUARDARONO LONTANO: NEGLI ANNI 70 DELLA DITTATURA COLONIALISTA DEI VEL-ENI, IDDHI DISSERO: NO VEL-ENI!. E VENNERO ISOLATI E IRRISI DALLO SPACCIO DEMENZIALE DI PESTICIDI-FERTILIZZANTI-DISERBANTI-SEMENTI STERILI: CIBO DROGATO E CANCRO DI MASSA. TERRA AVVELENATA E BIODIVERSITA’ DEVASTATA. L’ECO-NAZIONE SICILIANA E’ STATA DESERTIFICATA DI IDENTITA’ E STORIA. E DI QUALITA’. IL PATRIMONIO ZOOTECNICO E VEGETALE CHE LA GEOSTORIA DELLA CIVILTA’ SICILIANA HA PRODOTTO IN MILLENNI E’ STATO SPAZZATO VIA DALLA FURIA COLONIALISTA IN MENO DI 50 ANNI.

LE RICERCHE STORICHE SUL PAESAGGIO SICILIANO CI STANNO RESTITUENDO “FOTOGRAFIE”, SECOLO DOPO SECOLO, CHE APPAIONO INCREDIBILI. E INVECE DI INCREDIBILE VEDIAMO ORMAI SOLO LA CONDIZIONE IN CUI SIAMO STATI RIDOTTI, SENZA NEANCHE “OCCHI PER VEDERE”.

MA TUTTO PUO’ ESSERE SALVATO. E NON SERVONO GRANDI E INUTILI MASSE, NE’ CHIACCHIERE FESSIBUKKISTICHE.

QUESTA SIMENZA SICILIANA DIFENDE ESSA STESSA LA TERRA VIVA -CENTINAIA DI ETTARI- COL SUPPORTO D’AZIONE DI UN MOVIMENTO REALE DI CONTADINI, TECNICI E INTELLETTUALI. E TANTO BASTA. MA E’ IDDHA, A SIMENZA SICILIANA A COMBATTERE PER LA SALUTE DI TUTTI. POSSIAMO E DOBBIAMO ASSECONDARLA.

LA SIMENZA SICILIANA E’ ANCORA “CLANDESTINA”:  TEMUTA DALLAGROINDUSTRIA IMPERIALISTA E DAI SUOI STERILI GOVERNI, IN PARTICOLARE TUTTI.

E’ UNA STORIA DI CUI SIAMO COMPLICI ATTIVI. QUANDO DIRANNO IDDHI LA RACCONTEREMO. TANTI DOVRANNO VERGOGNARSI DI AVERLI IRRISI E PERFINO PERSEGUITATI!.

VIVA A SIMENZA SICILIANA “CLANDESTINA”!

VIVA I SUOI PROFETI CONTADINI!

SEMU SIMENZA!

@TERRAELIBERAZIONE.

Terra e Liberazione Niscemi2 001

TerraeLiberAzione

COMBATTIAMO I VELENI E IL COLONIALISMO ALIMENTARE CON L’AZIONE PRODUTTIVA!

DIFENDIAMO LA TERRA CON LA BIODIVERSITA’ MILLENARIA DELL’ECO-NAZIONE SICILIANA!

U SICILIANU NOVU E’ CONTADINO

A PRESCINDERE DAL LAVORO CHE FA.

SEMU SIMENZA!

@TERRAELIBERAZIONE.

30 marzo 2016

201.000 TONNELLATE DI PESTICIDI. IN SOLI DUE ANNI. ECCO L’AGRICOLTURA DELLA SICILIAFRICA ITALIANA. NESSUNO LO DICE: MA E’ UN VIET NAM!

Il PSR, il piano settennale dell’UE per lo “sviluppo rurale” della SiciliAfrica italiana,  è sintetizzabile nel suo Miliardo auto-pubblicitario e nel tubo milionario già collegato alla bioraffineria ENI di Gela ad olio di palma.–

Questo Piano UE di sottosviluppo teleguidato, è una miseria che figlierà miseria: da qui al 2020 non sposterà il PIL di un solo punto. L’Europacelochiede. L’Europaceloda. L’Europacelotoglie. Ormai neanche pensano, se non glielo ordina qualcuno. Viviamo in un Protettorato coloniale di Bruxelles: manco il tempo di diventare “italiani” ci diedero!. E tanto basta.

Il disfacimento del Paesaggio agrario della SiciliAfrica italiana –nell’assenza di una Nuova Visione Strategica- non sta trovando neanche le necessarie analisi autocritiche nel mondo tormentato e confuso dei “produttori” e delle asfittiche burocrazie delle Organizzazioni di categoria: tutti aggrappati alla zattera illusoria dei caritatevoli e miserabili fondi n/europei, quasi non fossero la corda della dipendenza coloniale alla quale finiranno impiccati. Tutti, meno qualche migliaio di e/sperti riciclatori di carte che figliano carte a kilometro zero.

E’ notte coloniale, nebbia fitta nell’Isola senza Cielo e senza Mare, senza sovranità alcuna neanche sul suolo e il sottosuolo.

La SiciliAfrica protettorato coloniale di Bruxelles è ostaggio della miseria dei fondi n/europei –equivalgono al 5% delle tasse e imposte che paghiamo allo Stato italiano e alla sua Regione, oltre all’immane flusso invisibile di ricchezza che dalla SiciliAfrica italiana sale verso Nord: sono almeno 80 miliardi di euro all’anno, su un ciclo ventennale!.  La censura è totale: ma anche questa è una debolezza dello Spettacolo. Qualunque domanda ha un mantra già prefabbricato. Lo slogan è collaudato:  l’Europacelochiede l’Europaceloda l’Europacelotoglie. Ormai neanche pensano.

E’ un Automatismo ad animare le Forze Mentali dello Spettacolo coloniale, a sparare le sue nebbie colorate, ad agitare le sue tifoserie accecate dall’odio o dalla pietà, tutte telecomandate; a rigurgitare rivendicazioni miserabili dalle paludi sociali siciliafricane devastate dall’emigrazione di massa, una selezione genetica al contrario: la Coercitive Engineered Migrations ha ormai delocalizzato, con la Generazione perduta, anche la  Fabbrica di Figli, ultima intima risorsa della SiciliAfrica italiana.

Serve una Grande Banca per la rifondazione e la Crescita Qualitativa del Paesaggio agro-energetico siciliano: non servono fondi ingabbianti, che inducono dipendenza coloniale e assomigliano fin troppo alle copertine infettate col vaiolo che il Governo amerikano regalava caritatevole agli indiani delle riserve all’inizio dell’inverno.

Il ciclo quarantennale dei vel-ENI che “modernizzò la nostra agricoltura”, con un Viet Nam di pesticidi, fertilizzanti, diserbanti- non è “acqua passata”. La produzione biologica avanza, sebbene trascinandosi le mentalità e i difetti di sempre.

Ma l’agricoltura siciliana –che ha divorato, dipendente e spesso truffaldina, mezzo secolo di miliardarie regalìe a pioggia della PAC (AIMA-AGEA)-fatte salve le tante nicchie di eccellenza- è la solita vecchia idrovora che nel solo 2013 si è auto-bombardata con 95.000 tonnellate di PESTICIDI.

Nel 2014, malgrado “la crisi”, le tonnellate di PESTICIDI sono diventate 106.000.

Negli anni Settanta, l‘Isola dei vel-ENI, dai poli petrolchimici, dilagò sull’intero paesaggio agrario, facendone un Vietnam!. E questi dementi di peones colonizzati –e di latifondisti mantenuti da Bruxelles- fanno da decenni un uso criminale (per quanto legale) perfino di GLYPHOSATE. Oggi, peggio di prima.

I frutti marci della SiciliAfrica italiana -mentre esplodono semi avvelenati di razzismo: contro tunisini e cinesi, in attesa dei marziani!- ammorbano i lavoratori siciliani e immigrati, appestando interi territori. E ne stanno morendo a centinaia, anche tra le loro mogli che gli lavano gli abiti… Mentre l’imperialismo Nordico -che ci misura anche “lo stelo del carciofo” e regala all’ingrasso dei tonni “giapponesi” il nostro pesce azzurro- sostiene sè stesso fingendo sconti doganali alla Tunisia. A noi restano i semi avvelenati del razzismo –contro il Paese dal quale giunsero i nostri Avi fondatori del moderno Popolo siciliano!. La nostra cara Tunisia…trivellata e spremuta più di noi. Cerchiamo almeno di essere seri.

L’Olio è Santo. L’Olio è l’essenza di quella civiltà mediterranea che gli antichi Siculi diffusero sul loro lungo Cammino. Il mito di Aristeu ce ne lascia una traccia, occultata nelle nebbie dello Spettacolo coloniale inscenato dal 1860 nel Teatro tragico di un’Isola contesa che ha dovuto elemosinare perfino il “riconoscimento” della sua insularità a Bruxelles. Insularità “periferica e handicappata”. E ti pareva. La Sicilia è al centro di un Mondo, ma non spargete la voce, non si sa mai.

Mario Di Mauro-Fondatore di TerraeLiberAzione.

 GESU NO T

OLIO

(stime per il 2015)

FABBISOGNO ITALIANO: 600.000 TONNELLATE

PRODOTTO ITALIANO: 445.000 TONNELLATE.

(DI CUI CIRCA 200.000, TRA IL PIU’ PREGIATO, VERRA’ ESPORTATO)

PIUTTOSTO: ELIMINARE DAZI E MURI IN TUTTO LO SPAZIO MEDITERRANEO, PER UNIFICARLO– COMBATTERE LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO E L’INQUINAMENTO DELLA TERRA (E DEL CIBO)! – PRIMA CHI HA FAME!.

SOSTENERE I CONTADINI E I SINDACATI TUNISINI, NON GLI IMPORTATORI E LA G.D.O. DELL’IMPERIALISMO N/EUROPEO. CHE LUCRANO MILIARDI SULLE PRODUZIONI SICILIANE E TUNISINE, ACQUISITE PERFINO “SOTTOCOSTO” E RIVENDUTE FINO A 12 VOLTE. ANCHE A NOI STESSI!.

 
Aggiungiamo: gli Olii pregiati (toscani, pugliesi, siciliani) non hanno alcun problema di concorrenza con gli Olii -pur buoni- importati e commercializzati dalla G.D.O. europea (ed anche da ottime piccole aziende siciliane).
Chi sbraita contro l’olio tunisino…neanche immagina cosa ha bevuto fino ad ora, comprandolo a 3-4 euro al Lt.-.
Comunque, se ci fosse qualcuno interessato: l’Olio dei produttori siciliani vicini al Cammino di TerraeLiberAzione è stato commercializzato in poche settimane a non meno 8-10 euro al Lt.-. L’Olio di Buccheri l’ho dovuto personalmente prenotare per l’anno prossimo: fino a 15 euro al Lt.. Si usa con maestria, certo non ci friggi u masculinu e le uova!. E’ caro, ma ci vale.
@TERRAELIBERAZIONE (S. Di Stefano)

GEOMETRICO SIKANO MI PARE
VIVA I SINDACATI DEI LAVORATORI TUNISINI!
R/esistenza concreta contro L’IMPERIALISMO N/EUROPEO E CONTRO I CRETINI CHE NON SANNO FARE DUE CONTI ELEMENTARI. Quanto alla nostra vittoria contro l’imperialismo europeo, qualche speranza ce l’abbiamo. Quanto a una nostra vittoria contro i cretini, ci siamo arresi. Da tempo. Sono invincibili.
 
SEMU SIMENZA.
 
@TERRAELIBERAZIONE.

“Storie e Persone” di Sergio Canelles racconta la Sicilia. Giovedì 17 marzo alle 22.50 su Tv2000

Pane, sementi di grano antico, e secoli di storia. Nella Sicilia granaio dei Romani e del Regno d’Italia c’è una cultura che si mantiene viva nonostante il dominio delle multinazionali dei cereali. Storie e Persone racconta il crollo del prezzo, e le nuove vie della produzione del grano dando voce a chi ancora lavora e vive di quei prodotti della terra.
SIMBOLO M33

COL MOVIMENTO “SIMENZA-CUMPAGNIA SICILIANA”, PER LA RI-EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO CULTURALE E COLTURALE DELL’ISOLA DI TRINAKRIA… – DENTRO E  AL SERVIZIO DI UN CAMMINO.

U SICILIANU NOVU E’ CONTADINO A PRESCINDERE DAL LAVORO CHE FA…E IL NUOVO CONTADINO CHE STA NASCENDO E’ UN SICILIANU NOVU O NON E’ NIENTE.

COMUNITA’ SICILIANA “TERRAELIBERAZIONE”.

La Simenza siciliana

contro le multinazionali

La “Simenza” della rivoluzione siciliana che parte dalla terra: nasce l’associazione per proteggere la varietà delle coltivazioni siciliane dall’egemonia delle multinazionali.

La Simenza siciliana contro le multinazionali

Il seme della rivoluzione siciliana è un chicco di grano ed è stato piantato, metaforicamente, sabato scorso ad Enna da centinaia di agricoltori, allevatori, mugnai, panificatori, ma anche scienziati, comunicatori e docenti universitari che, riunitisi nella sala dedicata a Cerere, dea della Terra, hanno approvato l’atto di fondazione di “Simenza”. Una “cumpagnia siciliana di sementi contadine” convinta che “la rivoluzione parte dalla terra” e che si batte per proteggere la varietà delle coltivazioni siciliane dall’egemonia delle multinazionali. Si tratta della prima, grande, associazione dedicata alla tutela del patrimonio di biodiversità dell’isola, che raccoglie al suo interno una grande e variegata schiera di “rivoluzionari” che hanno eletto a presidente il “guru” dei grani antichi siciliani, Giuseppe Li Rosi. “La nostra biodiversità rappresenta il 25% di tutta la biodiversità europea – ricorda Li Rosi – quindi è un dovere, ed è anche logico, che si difenda questa ricchezza”. “Simenza” non sarà solo un presidio culturale, ma anche, e soprattutto, uno strumento di sviluppo: “Sarà anche un incubatore di impresa – aggiunge il neo presidente – sarà costituita una rete per mettere sul mercato, innanzitutto siciliano, tutto quello che la Sicilia produce, nella massima trasparenza, consegnando a chi mangia un cibo che sia salubre e che sia energia estratta dal pianeta e consegnata ai terrestri che la abitano”.
In rappresentanza della provincia di Messina fanno parte del nuovo movimento le associazioni “La Spiga” di Gioiosa Marea e “Terre di Gazzana” di Longi, oltre alla aziende “Agriturismo La Porticella” di Patti, che fa parte anche del consiglio direttivo, e “La boutique del pane” di Tommaso Cannata, di Messina.
Tra i sostenitori dell’iniziativa anche i musicisti Pippo Barrile e Giana Guaiana, e la chef di fama internazionale Bonetta dell’Oglio, fondatrice del movimento “La rivoluzione in un chicco” che punta proprio a tutelare la coltivazione dei cereali in Sicilia contro le leggi omologanti della Comunità Europea. “Sperimento i grani antichi da 5 anni – ricorda la chef – e ho dimostrato che si può fare di tutto con la biodiversità locale”. “La rivoluzione in un chicco” ha fatto scosso l’alta cucina siciliana, e non solo: “oggi chef della portata di Cuttaia, Nico Romito che ha presentato una pagnotta di perciasacchi, i massimi esponenti dell’alta cucina italiana accedono al grano antico siciliano” ricorda la chef, che ha preso un impegno ben preciso: creare una corporazione di cuochi siciliani per difendere la biodiversità dell’isola.
La nuova agricoltura siciliana, si conferma, dunque, oggi più che mai, un mondo variegato e variopinto, dove convivono sapere antico e tecnologia, artigianato e spiritualità. E sono molti, sempre di più, i giovani che decidono di fare della “vita di campagna” un modo di vivere e un modello di business. Ce lo conferma Josephine, che dopo aver girato in lungo e in largo, da Milano ha seguito il suo amore fino in Sicilia, a Nicosia, dove oggi alleva capre girgentane da cui produce latte e yogurt, rigorosamente bio, e sta lavorando per riconvertire l’azienda di famiglia all’agricoltura rigenerativa secondo i principi della permacultura, nel rispetto della natura e di chi la abita.
Josephine, come moltissimi siciliani, insieme al grano, alle capre, ai pascoli e alla terra è “simenza”: seme di una Sicilia nuova che crede in un futuro migliore, capace di scrollarsi dal suo secolare torpore. E se la rivoluzione passa dalla terra, questa rivoluzione è già cominciata.

@TERRANUOVA.

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SEMU SIMENZA!

ENNA. CENTINAIA DI AGRICOLTORI ADERISCONO ALLA PRIMA ASSEMBLEA SICILIANA DI “SIMENZA”. E’ NATA “SIMENZA”.- SEMU CUNTENTI, U PUTEMU DIRI!.
E COS’E’?. UN CONSORZIO? UNA ASSOCIAZIONE, UN MOVIMENTO, UN SINDACATO?…
TUTTE ETICHETTE -IN SE’- LIMITANTI E USURATE…
“SIMENZA”-E’ UNA COSA NUOVA, UNA NUOVA DIMENSIONE IN CAMMINO. ANTICHE SAPIENZE E NUOVE TECNOLOGIE, PER DISEGNARE UN NUOVO PAESAGGIO AGRARIO, MA ANCHE PER ELABORARE INSIEME, IN CUMPAGNIA, UN MODU NOVU DI VEDERE LE COSE DEL MONDO DALLA SICILIA MILLENARIA, CHE STA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO E NON NELLE PERIFERIE DI “BRUXELLES”. 

SE IL NOSTRO GIUSEPPE LI ROSI DICE: “SEMU SIMENZA…CAMINAMU ADDHITTA!”. E’ TEMPU DI DIRE CHE U SICILIANU NOVU E’ UN CONTADINO E COLTIVA L’ALBERO DI TRINAKRIA, A PRESCINDERE DAL LAVORO CHE FA. O NON E’ NIENTE.

@LA COMUNITA’ SICILIANA “TERRAELIBERAZIONE”.
MADONNA ODIGITRIA BERTUCCI

Io prediligo i contadini: perché formano essi la parte più eletta del popolo, la più ingenua, la più sana, la più laboriosa, la più onesta. (S. Salomone-Marino).

Io prediligo i contadini: perché formano essi la parte più eletta del popolo MA SENZA GLYPHOSATE! NE’ SEMENTI MONSANTO! NE’ PESTICIDI IN STILE GUERRA DEL VIETNAM! – E SENZA SCHIAVI DI PELLE B sul Simetu River che sa tanto di Mississippi Burning…SENNO’ E’ RETORICA. E la retorica, al Contadinu Novu ‘un ci piaci. Mancu kiddha dei fondi n/europei. IL CIBO NON E’ UNA MERCE, quantomeno non è una merce qualsiasi. O no?. CURARE LA TERRA E’ L’UNICA VERA RAGIONE STORICA PER LA QUALE DOVREMMO VIVERE SU QUESTO PIANETA. Oltre a godercelo in Santa Pace. E rutto libero, niente ipocrisie!.-

@TerraeLiberAzione.

20/ 02/ 2016 . “SEMU SIMENZA!”.

LA RIVOLUZIONE DI ENNA.

Oggi la Sicilia ha scritto una pagina di storia: la sua storia. Quella di una Terra alternativamente invasa, depredata, arricchita, ribelle.
E rivoluzione oggi è stata fatta. Ma rivoluzione evoluta dove agricoltori, allevatori, produttori, chef, docenti universitari, comunicatori, mugnai, panificatori, ricercatori e tutti i sostenitori dell’agroalimentare hanno rappresentato un popolo che, patita l’arretratezza economica e il disinteresse delle istituzioni politiche, si è istruito per dotarsi degli strumenti necessari ad una ripresa.
Nessun colore politico nel quale identificarsi ma finalmente un’idea di bene comune, la condivisione di un grande progetto che supera gli individualismi e raccoglie la miriade di sementi che da secoli questa terra produce per spargerli con criterio e rimodulare una nuova concezione di fertilità; la fertilità d’animo e di pensiero, dove si semina per le generazioni future, perchè si è compreso finalmente che è sterile lottare per il pezzo di pane che possa sfamarci oggi ma che bisogna farlo affinchè domani i nostri nipoti possano nutrirsi di genuinità.
La Sicilia è genuina, la terra di per sè è genuina e non chiede altro se non il lavoro di uomini semplici per rendere il suo meglio. Gli uomini che oggi compostamente hanno preso parte ad un evento che ha sicuramente segnato una svolta nel modo di fare ed intendere la rivoluzione.
Nessuna linea di confine tra chi ha diretto i lavori e chi sedeva in platea, tutti sullo stesso piano e con lo stesso scopo vissuto dal medesimo punto di vista.
La responsabilità dunque di come sarà condotta e dei risvolti che avrà questa rivoluzione non sarà da addebitare a Giuseppe Li Rosi, ad Alfio Furnari o a Paolo Guarnaccia, ma a tutti noi che nel luogo di DEMETER-Cerere, Dea delle messi e della fertilità, abbiamo donato il nostro seme di speranza ed entusiasmo, contribuendo all’istituzione di un’associazione con cui nasce una nuova Sicilia.
SEMU SIMENZA!

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LA NOSTRA BATTAGLIA DEL GRANO

PER LA SALUTE UMANA, PER LA RICOSTRUZIONE DEL PAESAGGIO AGRO-ENERGETICO DELL’ISOLA DEI SICILIANI.

SEMU SIMENZA!.

di Giuseppe Li Rosi

IstitutoTerraeLiberAzione-Archivio (Febbraio 2010)-Intervento di Giuseppe Li Rosi a un convegno siciliano dei Cobas agricoli (Traccia)

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Assabbinirica!

Ringrazio, innanzitutto, Antoine Guccione e Jean Cristophe Lamy per la realizzazione di questo videodocumento e gli amici di Camporeale che lo hanno voluto proporre come testimonianza di un tipo di agricoltura che rischiava e rischia di scomparire. Ho già parlato abbastanza nel video e voglio aggiungere solo qualche altro concetto maturato in questo altro anno e mezzo.

Oggi stiamo vivendo una crisi che lascerà un segno profondo non solo nella nostra economia ma anche nelle nostre coscienze. In greco la parola crisi significa “trasformazione” ed in cinese viene descritta con due ideogrammi WEI CHI che significano Pericolo il primo ed Occasione di cambiamento il secondo.

Allo stato attuale pare incombere il Pericolo di perdere le nostre aziende agricole, di perdere la nostra Terra, la nostra Economia, la nostra Identità, l’impossibilità di recuperare quella chiave, quel codice (menzionati nel documentario) che hanno attivato la nostra civiltà mediterranea che è ha reso possibile lo sviluppo dell’economia rurale europea. E questo è il Pericolo.

L’occasione di cambiamento e salvezza dove sta?. Innanzitutto, dobbiamo essere coscienti che uscire dalla crisi non è solo un fattore economico, ma è principalmente un fattore umano. L’uomo senza la conoscenza non è un attore, ma un servo, uno schiavo. Noi, senza nemmeno accorgercene siamo divenuti schiavi di quelle transnazionali ai quali interessa solo il Profitto, schiavi dei Poteri Forti che hanno provocato fame e sradicamento nel mondo distruggendo intere Civiltà e creato in noi la paura del diverso, di tutto quello che proviene dal mare, dal grano canadese, dall’ortofrutta africana ecc.

La paura è giustificata perchè questi prodotti hanno distrutto i nostri mercati, hanno inquinato le nostre mense, lasciano invenduti i nostri prodotti. Ma il potere a questi prodotti –non sempre e necessariamente cattivi- lo abbiamo dato noi, perchè abbiamo sostituito la nostra ricca biodiversità con lo standard delle multinazionali.

Abbiamo abbandonato il nostro concetto di qualità –spesso per un piatto di lenticchie eurocomunitarie, perline per gli indiani terroni- per sostituirlo con dei parametri che vanno bene per le macchine e non per l’essere umano.

 E‘ stato come vendere la nostra evoluzione per un piatto di lenticchie. Qualcuno propone una Riforma Agraria, noi proporremmo piuttosto una “Riforma” Agronomica e Agroenergetica.

Il problema non nasce in questi ultimi anni, ma, in tempi recenti, si profilò già alla fine della seconda Guerra Mondiale, quando le fabbriche di munizioni rimasero con i magazzini pieni di Nitrato d’Ammonio che era stato utilizzato per fabbricare gli esplosivi. Dopo una breve ricerca i fabbricanti di armi scoprirono che uno “studioso” aveva capito come dare il Nitrato d’Ammonio ai vegetali. (Vedi Scheda).

Durante la guerra del Vietnam, poi, furono creati dei Defolianti per scovare i terribili Vietcong, che difendevano le loro risaie, nascondendosi nella vegetazione delle loro foreste.

Da qui vennero fuori i gloriosi diserbanti che nelle pubblicità vengono definiti come “protettori delle colture dai loro nemici naturali”. Se poniamo attenzione vediamo, quindi, che per fare agricoltura stiamo utilizzando due “sistemi di distruzione di massa”. La natura ringrazia insieme al consumatore per la strage “differita” che stiamo provocando. Differita perché non si muore subito ma dopo avere consumato una buona dose di prodotti farmaceutici per curare la salute rimpinguando anche le casse dell’industria farmaceutica che qualche mese fa voleva inoculare nel sangue della popolazione mondiale qualche schifezza a pagamento, con tanto di promozione ministeriale. Forse potremmo abbassare pure l’IRAP se mangiassimo sano.

Ciò non bastò, perchè l’industria non si accontentò di vendere i suoi “elisir”, ma rivolse l’attenzione anche alla cosa più importante per il contadino: il seme, a simenza. A questo punto nasce l’altro inganno. Con il pretesto di risolvere la fame nel mondo gli “scienziati” attivano una serie di mutagenesi indotte per modificare il mais, il grano tenero poi e per ultimo il grano duro.

Il mio amico Mario Di Mauro, fondatore di “Terra e LiberAzione”, mi ricorda spesso che, “fatta salva la necessità di alzare le barricate in difesa della biodiversità,  non deve esserci pregiudizio ottuso verso gli OGM: si tratta di vedere, caso per caso: la storia dell’agricoltura, fin dalla rivoluzione neolitica, è storia di innesti e modificazioni migliorative…ma mai sterili e mai ciniche e a rischio patogeno. Ben altro che le sementi “culturalmente sterili” della Monsanto e i bombardamenti “vietnamiti” di fertilizzanti e diserbanti mortiferi!. In breve: chi controlla chi? chi controlla l’agroborsa di Chicago e i BiotecnoLab della Monsanto, per dirne una?.  Il problema non sono tutti gli OGM, in sè, ma l’imperialismo che li impone come una merce sterile, mortifera, patogena, che crea dipendenza neocoloniale e sradicamento. Anche le nostre sementi autoctone, in un certo senso, sono OGM: ma verificate su un tempo saggiamente lungo…anche migliaia di anni, nella saggezza di intere generazioni contadine!”.

Ecco un quadro chiaro della situazione, vista con gli occhi del Mondo e della Storia, “oltre le nebbie dello spettacolo coloniale”.

La storia l’avete sentita (nel video) e possiamo dire che se non abbiamo più la sovranità sul seme, non avremo mai neppure quella alimentare, né un controllo responsabile sulla nostra stessa Salute e sulla nostra stessa Identità. E se il rapporto tra lo schiavo ed il padrone si risolve nella dazione o meno del cibo possiamo dire che oggi siamo schiavi. Oggi, le nostre aziende agricole sono dei Centri di Trasformazione di Combustibili Fossili in Cibo. Un inganno, un bluff pare ci sia alla base di questa crisi. Consolidatosi nell’arco di pochi lustri, divenuto verità difesa con convinzione a tutti i livelli.

SIMBOLO M33

UNA BUONA NOTIZIA

IL NEMICO ESCE ALLO SCOPERTO. VUOL DIRE CHE NON STIAMO COMBATTENDO CONTRO I MULINI A VENTO…Paolo Barilla, presidente non solo dell’azienda di famiglia ma anche dell’Aidepi, l’associazione che raggruppa i marchi del secondo comparto per importanza dell’industria italiana: pasta, dolci, biscotti, merendine e affini…DICHIARA GUERRA AL FRONTE DI LIBERAZIONE “GRANI ANTICHI”.

A Simenza crisci!-Il nemico lo sa.

E’ UNA BUONA NOTIZIA. NON CI FA PAURA. @TERRAELIBERAZIONE-6 febbraio 2016.

PALIKE LAGHETTI

I SACRI LAGHETTI DEI PALIKOI (DISTRUTTI DALLO SPETTACOLO COLONIALE -NEGLI ANNI ’60)

Argilla

Le Proprietà Terapeutiche dell’Argilla – tratto da “Il libro completo dell’Argilla”

Argilla

Cos’è l’Argilla, tutti i tipi d’argilla e le differenze, le maschere, i rimedi, i fanghi, gli impacchi. L’argilla e altri rimedi naturali e molto altro!

Nel 1928, il prof. Laborde, docente alla Facoltà di Farmacia di Strasburgo, dichiarò: «La terra curativa, presa regolarmente o periodicamente, è il dono che purifica, vivifica, compensa e risana, proprietà essenziali della natura. È un potente dinamogeno che ristabilisce un equilibrio stabile risvegliando l’attività delle ghiandole».

Come molti altri rimedi naturali, l’argilla è una materia molto complessa: le sue proprietà non dipendono cioè da un solo elemento quanto piuttosto dall’interazione delle varie sostanze di cui è composta, che ne moltiplicano l’efficacia. L’argilla possiede le seguenti proprietà curative.

  • Antisettica e battericida: l’argilla curativa è un complesso completamente sterile in grado di contrastare l’attività dei batteri creando un ambiente ostile alla loro crescita senza recare alcun danno all’organismo umano. L’argilla, infatti, agisce neutralizzando solo le eccedenze di batteri, mentre non ostacola la sana ricostruzione cellulare. Aiuta soprattutto a eliminare i parassiti intestinali e a ristabilire il giusto equilibrio della flora microbica compromesso da enteriti, coliti, colibacillosi.
  • Antitossica: l’argilla è un efficace rimedio contro avvelenamenti da sostanze tossiche; la sua caratteristica assorbente facilita l’espulsione di veleni dall’organismo. Nel corso di vari esperimenti è stato dimostrato che mentre una quantità minima di una soluzione di stricnina somministrata ad alcuni topi ne causa la morte in pochi minuti, la stessa dose somministrata aggiungendo argilla fa sopportare agli animali il veleno senza inconvenienti.
  • Assorbente: il suo potere assorbente può variare dal 20 sino al 50% del suo peso. L’argilla è in grado di assorbire enormi quantità di liquidi, ma anche di gas, proprietà che viene sfruttata in molte applicazioni curative, soprattutto in caso di intossicazioni intestinali e problemi dermatologici. Può essere, inoltre, utilizzata per deodorare il frigorifero o la cucina: nel primo caso si metterà su un ripiano una ciotola di argilla; nel secondo sarà sufficiente tenerne un po’ in un contenitore sopra un mobile.
  • Cicatrizzante: le sue qualità basiche (a pH quasi neutro) esercitano un’influenza come biocatalizzatore dell’organismo ossia favoriscono l’insieme di reazioni chimiche necessarie alla vita, ad esempio la coagulazione del sangue e la rigenerazione della pelle. Questa proprietà dell’argilla viene sfruttata sia per curare ferite esterne sia per curare l’ulcera gastroduodenale.
  • Energizzante: l’argilla contiene vari minerali e oligoelementi che vengono ceduti all’organismo attraverso le membrane delle cellule del corpo. Questa proprietà spiega perché essa ha un’azione particolarmente efficace nei disturbi articolari, in caso di fratture, nelle anemie e in tutti i casi di demineralizzazione.
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