La Sicilia è una Nazione sommersa, animata, malgrado tutto, da un Popolo resistente per quanto svuotato della sua identità dinamica, distinta e plurale, elaborata nell’insularità mediterranea nel corso di una Storia millenaria.

SIMBOLO M33

“La mia bandiera è quella che non è mai stata mercenaria…Se la mia bandiera un giorno fosse lacerata in minuscoli pezzi … i nostri morti alzando le braccia la sapranno difendere. Comunque!”. BONIFACIO BYRNE (patriota cubano)

“Noi siamo afflitti…sia dallo sviluppo della produzione capitalistica, sia e ancor di più dalla mancanza di questo sviluppo”. (Karl Marx).  Il nostro maestro Nicola Zitara (1927-2010), che la Lezione scientifica del Realismo dialettico la impugnò per fare quello che Gramsci non ebbe forse il tempo di fare, apre con questa citazione il suo saggio “L’Unità d’Italia: nascita di una colonia” (1971). E’ un programma di lavoro che svilupperà per tutta la sua Vita, mangiando cicoria e statistiche!. Nel mondo accademico fanno finta di non conoscerlo: in fondo hanno ragione, dovrebbero cambiare mestiere!.
Nicola Zitara, col suo lavoro scientifico lungo 40 anni, ha demolito l’Ideologia “risorgimentista” e il suo Spettacolo coloniale, restaurando il Metodo di analisi del socialismo scientifico, il Realismo dialettico, contro le mistificazioni massoniche, le confusioni cattoliche, demolendo ogni falsificazione positivista, togliattiana, operaista, meccanicista, che ne hanno sfigurato l’immagine e disinnescato la potenza ermeneutica, ora ingessandolo in surreale ideologismo ora usandolo nell’inganno a
I suoi studi sull’accumulazione originaria del capitale tosco-padano, sulla sua natura truffaldina, dalla “Unità d’Italia: nascita di una colonia” alla “Invenzione del Mezzogiorno” (edizioni Jaka Book), dai suoi articoli ai numerosi saggi, che anche TerraeLiberAzione pubblicò per anni, sostenendolo con passione per la Verità, costituiscono, a livello europeo, uno dei punti più alti che la Scuola del Realismo dialettico abbia mai raggiunto nell’analisi del processo di formazione di uno Stato-Nazione borghese dal punto di vista delle Classi e dei Popoli sconfitti.
“In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote…” rileva Marx nel Das Kapital. Nelle Due Sicilie accadde perfino di peggio: le nostre Banche le saccheggiarono e i soldi falsi ce li rifilarono i nostri “liberatori”, i patrioti dell’italietta nata sgorbia, gli intrallazzisti delle nascenti Massomafie tosco-padane. Quanto alle “streghe”, le chiamarono “briganti”… E’ il nostro Passato che non passa.
Non è cambiato nulla, se non la formazione economico-sociale del tutto coloniale popolata da una fauna umana sradicata e alienata che si riproduce, Fabbrica coloniale di figli, alimentando una entità inedita che definisco la Sicilia italiana. Il nemico è a casa nostra.
legittimazione di un ceto politico opportunista, trasformista e criminale che ha guidato la sinistra italiana per decenni fino alla sua meritata autodistruzione, che festeggiamo come una delle poche cose positive di questi anni di reazionarismo demenziale.
Nelle nebbie dello Spettacolo coloniale, le nebbie dei nostri cervelli senza radici vitali, prigionieri di una allucinazione collettiva: la Sicilia italiana, appunto: protettorato coloniale di Bruxelles, Tana della Bestia amerikana, autonomisticamente idiotizzata e specialmente sottratta alla Bellezza impareggiabile di un Paesaggio storico-naturale, che una borghesia coloniale stracciona e mercenaria, non meno delle classi dominanti interne che l’hanno preceduta, non ha mai compreso, non ha mai amato, non ha mai difeso. La Lotta per l’Indipendenza del Popolo siciliano è lotta di classe.

Ed ancor prima che Lotta di classe internazionale contro le Forze mentali dell’imperialismo euroamericano, le loro “Compagnie delle Indie”, le loro Teste dell’Acqua che saccheggiano la nostra Terra, è lotta di classe contro la borghesia coloniale e mercenaria della Sicilia italiana, bande di alienati e dementi, prodotte sistematicamente fin dal 1860, e diventate del tutto strutturali nel 1911.
Il demos millenario dell’attuale Popolo siciliano, strutturalmente siqillyano, è stato ed è oggetto di una spaventosa azione colonialista di sbiancamento culturale. Un demos privo di soggettività politica e coscienza geostorica, il cui metabolismo sociale è del tutto devastato da imponenti cicli migratori, che studiamo con metodo in questa chiave: un metodo che deve molto a Nicola Zitara, ai sui studi sui flussi invisibili di ricchezza, che abbiamo sviluppato nel caso siciliano.
La borghesia coloniale, classe fallita e parassitaria, è il Nemico interno, metabolizzato il quale sarà possibile ritornare a vivere nel Mondo, come soggetto storico, che verrebbe riconosciuto e rispettato certamente perfino dal Diavolo e pure da sua sorella. Un Nemico che va studiato, annientato, annichilito, distrutto da una Ri-Evoluzione che presuppone l’emergere di un tipo umano nuovo, u Sicilianu Novu. E’ un Cammino lungo, può anche vivere episodiche accelerazioni, ma non esistono scorciatoie: di alcun genere. Né dall’alto, né dal basso.

La RiEvoluzione ha radici profonde e rami d’oro che cercano e trovano la Luce. E’ l’Albero di Trinakria, nel cuore antico dell’Isola-Giardino.
Diradando le nebbie dello Spettacolo coloniale spacciato da una storiografia che quando non ammuccia, mascarìa, Nicola Zitara ci aperto gli occhi e aperto una strada.
E’ un Cammino di generazioni. Chi ha “premura”, si accomodi. Arriveremo prima lo stesso.
Caminamu Addhitta!. Pani, Pacenzia e Tempu!.
Catania, Gennaio 2016. L’Istituto TerraeLiberAzione.

 

 

da Facebook TERRAELIBERAZIONE.
caro amico -> capisco la frustrazione del “capire le cose, senza poterci fare granchè”…ma elettoralismo e terrorismo sono due facce della stessa medaglia piccolo-borghese -ma tu sei intelligente, e puoi fare il passo verso la Coscienza RiEvoluzionaria.
Il Cammino di LiberAzione di Sé produce un NOI. Quel “NOI” è una POTENZA SOCIALE. Non ci sono scorciatoie.
Elettoralismo e terrorismo sono due facce della stessa medaglia piccolo-borghese. ILLUSIONI senza capo né coda.
NOI siamo OPERAI specializzati – CONTADINI nuovi – COGNITARIATO TecnoScientifico e Creativo. E Avvocati (non devono mancare MAI!).
Non è tempo di fondare “partitini”. Non è tempo di “salvatori della patria”. E non c’è nessuna miracolistica “soluzione esterna” al cosiddetto “problema del sottosviluppo” in Sicilia: c’è solo una Isola-Nazione nel cuore del Mediterraneo che è più ricca della Baviera, del Sussex e dell’Ohio messi insieme.
Una Isola-Nazione il cui “General Intellect” -cioè il Cervello sociale- dissanguato dall’emigrazione biblica di intere generazioni, nel suo residuo annichilito viene ciclicamente cooptato in “Agende” di sottosviluppo teleguidato che si risolvono, fatte salve poche eccezioni, in “trasfusioni di sangue infetto” (sangue nostro, ma ce lo rivendono come “beneficenza”, da Roma e Bruxelles).
E’ Tempo di rifondare noi stessi!. Questo è il programma politico, umano e scientifico, del Sicilianu Novu.
Camminiamo addhitta nel Mondo del Secolo XXI. Ci proviamo.
mdm
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LA NOSTRA IDEA DI SICILIA…

In Trinakria. Le Parole e le Cose.

YOUTUBE – TERRAELIBERAZIONE

 
Cucumio12

IN CAMMINO DAL 1985, “TERRA E LIBERAZIONE” E’ UN ESPERIMENTO CON LA VERITA’. NATA DA UNA USCITA ORGANIZZATA DA “DEMOCRAZIA PROLETARIA”, VENNE RAGGIUNTA DA ALCUNI GIOVANI CATTOLICI E DAL PIU’ GRANDE INTELLETTUALE INDIPENDENTISTA DEL NOVECENTO: NATALE TURCO (1922-1987), MEMORIA VIVENTE DELL’ESPERIENZA DI “SICILIA ROSSA”, IL GRUPPO TROTSKISTA CHE FIANCHEGGIO’ IL PROFESSORE CANEPA DAL 1943 AL 1945. NATALE TURCO FECE IN TEMPO A PASSARCI UN TESTIMONE PREZIOSO, LA CUI EREDITA’ POLITICA ABBIAMO SVILUPPATO NEL NOSTRO CAMMINO MILITANTE. UN CAMMINO CHE DEVE MOLTO ANCHE A “MAESTRI AUTENTICI” COME NICOLA ZITARA (1927-2010). L’ATTUALE PRESIDENTE DI “TERRAELIBERAZIONE” E’ L’ING. MIGNEMI, 91 ANNI. E’ L’ULTIMO DEI “RAGAZZI DI CANEPA”.  

LA COMUNITA’ SICILIANA “TERRA E LIBERAZIONE” HA DUE LUOGHI DECISIONALI: 

-LA “CONCA”, CONVOCATA DALL’ESECUTIVO CENTRALE.

-IL “CUNCUMIU” CHE E’ IL CONGRESSO.”CUNCUMI” NE SONO STATI TENUTI 9 IN TRENTANNI. IL 10° E’ IN CORSO.

LA COMUNITA’ FUNZIONA COL METODO DEL CENTRALISMO DIALETTICO. CIASCUNO E’ “OBBLIGATO CON SE’ STESSO: LA LIBERTA’ E’ AUTOSCIPLINA”. LA DIMENSIONE COMUNITARIA E’ UN OBIETTIVO DA PERSEGUIRE SVILUPPANDO RELAZIONI LEALI E SOLIDALI, NEL MUTUO APPOGGIO. PER IL RESTO “C’E’ IL CODICE PENALE”.

SU RICHIESTA DI UN TERZO DEGLI ADERENTI, LA “CONCA” PUO’ RICORRERE A VOTAZIONI SU “MOZIONI SPECIFICHE”. E’ CAPITATO UNA SOLA VOLTA IN 30 ANNI.

LA COMUNITA’ SICILIANA “TERRA E LIBERAZIONE”, COL SUO “ISTITUTO DI RICERCA” E LE SUE “EDIZIONI DI SINTESI E ORIENTAMENTO”, E’ APERTA A QUANTI VOGLIANO STUDIARE E COMUNICARE COL “METODO DEL REALISMO DIALETTICO”.

GLI INCARICHI OPERATIVI SI DISTRIBUISCONO SULLA BASE DELLA DISPONIBILITA’ E DELLA CAPACITA’ DI CIASCUNO/A.

GLI ADERENTI PIU’ GIOVANI VENGONO “COLTIVATI IN LIBERTA’”, ANCHE PER DIVERSI ANNI.

L’ESECUTIVO CENTRALE, LA CUI ETA’ MEDIA E’ DI 50 ANNI, IN “CONDIZIONI NORMALI” HA FUNZIONI PURAMENTE AMMINISTRATIVE E GESTIONALI, CHE COINCIDONO, QUASI DEL TUTTO, CON QUELLE DELL’ISTITUTO.

LA COMUNITA’ VIVE DEL LAVORO VOLONTARIO E GRATUITO DEI SUOI ADERENTI. E’ ATTIVA IN DIVERSI MOVIMENTI DI R/ESISTENZA CIVILE E IN RELAZIONE CON DECINE DI REALTA’ OPERATIVE IN EUROPA, AFRICA E AMERICHE.

LA COMUNITA’ SICILIANA “TERRA E LIBERAZIONE”SI RIVOLGE A TUTTI, MA NON FA “PROSELITISMO”;

 COMUNICA, MA NON “CERCA” VISIBILITA’; FA POLITICA, MA “NON FONDA PARTITINI, SEMMAI LI AFFONDA”; DIALOGA O CONFLIGGE ANCHE COL “PALAZZO”, MA NON VUOLE “PRENDERE” IL POTERE.

LA NOSTRA MATRIA E’ UNA TERRA IMPAREGGIABILE CHIAMATA TRINAKRIA.

LA NOSTRA PATRIA E’ IL SECOLO XXI.

 

 
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PER CONOSCERCI MEGLIO CONSIGLIAMO LA LETTURA DELLA NOSTRA INTERVISTA RILASCIATA ALLA GIORNALISTA ANTONELLA SFERRAZZA (I NUOVI VESPRI – LA VOCE DI NEW YORK):
http://www.inuovivespri.it/2015/10/27/terra-e-liberazione-in-sicilia-unautonomia-vigilata/
TERRAELIBERAZIONE

LA COMUNITA’ SICILIANA “TERRA E LIBERAZIONE”
SI CARATTERIZZA PER ALCUNI “PUNTI FERMI”:

SICILIA SOVRANA E SMILITARIZZATA! – NO PONTE! NO MUOS! NO TRIV! NO VEL-ENI! ALZARE UNO SGUARDO SICILIANO, CRITICO E SOLIDALE, SULLE COSE DELLA VITA E DEL MONDO! – L’IMMIGRATO E’ NOSTRO ALLEATO! LA SICILIA NON SOFFRE PER I SUOI “TROPPI” IMMIGRATI, MA PER I SUOI TROPPI EMIGRATI! – R/ESISTENZA UMANA ALL’IMPERO DEGLI ZOMBI! – PRIMA CHI HA FAME!CAMINAMU ADDHITTA!- SEMU SIMENZA!

PANI, PACENZIA E TEMPU!

 
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DAL 1985 “TERRA E LIBERAZIONE”, OGNI 17 GIUGNO, RENDE OMAGGIO AI CADUTI PER L’INDIPENDENZA DEL POPOLO SICILIANO.
NEL 1990 “TERRA E LIBERAZIONE” E’ STATA POSTA, IN LAICA DEVOZIONE, SOTTO LA PROTEZIONE DI SANT’AGATA, MARTIRE INDIPENDENTISTA.
L’UNICA FESTA LAICA CHE RICONOSCIAMO E’ IL “PRIMO MAGGIO”.
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SIMBOLO M33 A BANNERA SICILIANA-La mitografia fa nascere la Bannera siciliana nel Vespro 1282. Dai colori di Corleone e Palermo. E ci mette anche la Trinakria. E’ una buona mitografia, corrisponde alla Verità profonda della Rivoluzione del Vespro, come Guerra costituente del moderno Popolo siciliano. Ma non è del tutto vera. Come non sono del tutto veri diversi miti fondativi: la letteratura scozzese, per esempio, ne custodisce una miniera. E’ una Bannera magnifica, inventata -che io sappia- da Attilio Castrogiovanni, leader indipendentista siciliano, intorno al 1943-44.

Nel 1848 la bannera era tricolore. Con la Trinakria. Nel 1837 era gialla…è quella di TerraeLiberAzione: la bannera di Lotta, contro l’embargo, il cordone sanitario, la peste…

Nel 1985 alla giovane TerraeLiberAzione dicevano: avete la bandiera della Roma e il simbolo della birra Messina. Nel 1994 -insieme a pochi altri: Erasmo Vecchio, Romano Scardina, Pippo Di Marco, Rosa Cimino, Teresa Canepa…- abbiamo “sdoganato” a livello di massa la nostra Bannera, nel simbolo della Federazione NOI SICILIANI. Era la prima volta, in migliaia di anni -strano, ma vero!- che la Bannera con la Triskeles veniva stampata e sdoganata a livello di massa anche su una scheda elettorale. Oggi è una Bandiera infangata dalla Regione fallita, ma ne raccoglieremo lo straccio. E’ nostra.

La Bannera della Comunità TerraeLiberAzione, sul Cammino del Sicilianu Novu nel Secolo XXI, è questa:

SIMBOLO M33 L’abbiamo inventata, custodita e protetta per decenni. E’ il logo dell’Istituto TerraeLiberAzione, in quanto tale tutelato anche dalla legge (e dalla SIAE). Problemi economici ci hanno finora impedito di stamparla su tessuto. Accadrà.

***

‘A BANNERA SICILIANA

La bannera ammucciata (TerraeLiberAzione-Luglio 2000)

Provate a entrare in una qualunque aula di una qualunque scuola della Regione Siciliana e a proporre, con ricchi premi e cotillons, il seguente quiz: “quali sono i colori della Bandiera Siciliana? sapresti disegnarla?”. Non vi sconsolate se a rispondere correttamente saranno 2 o 3 o forse del tutto nessuno. Non è colpa loro. Sono stranieri in casa propria, ma non lo sanno e non lo devono sapere.

Il colonialismo contro la Sicilia è una bestia volgare e subdola…ma può essere individuata e combattuta da Uomini e Donne d’Onore che non intendono vendere la propria Anima, cioé la propria Coscienza identitaria, a questa Piovra dalle mille maschere. Chi ha una Coscienza identitaria ha anche la Memoria storica di millenni di Resistenza e una concezione alta e concreta della Libertà, quella nuda e senz’altri aggettivi, l’unica per la quale valga ancora la pena di rischiare qualcosa.

banner sicilia La Bandiera è un veicolo di quel legame di sentimento con la propria Terra che ci distingue dai vegetali dai minerali e dagli altri animali. Il colonialismo del Sistema Italia ha scelto di non permettere che la Bannera di Trinakria fosse riconosciuta ufficialmente, lo ha scelto fin dal 1860 e lo ha ribadito in quest’ultimo mezzo secolo di “democrazia repubblicana”… La Nazione, scriveva Renan, “é un plebiscito di tutti i giorni…”. Bene: anche la “negazione del carattere nazionale”, come quello millenario della Patria Siciliana, è un triste “plebiscito di tutti i giorni”. Negare una Bandiera è negare una Storia. Negare una Storia è negare un Popolo. Negare un Popolo è negare l’umanità degli Uomini e delle Donne che lo compongono. Altro che balle!. Non si tratta di tanticchia di stoffa colorata , la Bannera è un veicolo di quel complesso legame di sentimento che alimenta la Coscienza identitaria e riempie di vita e di senso il Tempo Cosmico degli Uomini.

Quando, il 4 gennaio 2000, abbiamo appreso che l’Assemblea Regionale Siciliana aveva votato una Legge per la “adozione della bandiera della Regione” e che la Bandiera era -grosso modo- quella storica del Movimento per l’Indipendenza del 1943 (anche se non lo dicono!) siamo stati felici… ma qui é colonia e certe “gioie” durano poco. Intanto, a parte un servizio “istituzional-folkloristico” di un minuto e 12 secondi sul T3 e un trafiletto a pagina sei su un quotidiano (il 25/1/2000) la notizia viene “silenziata” rapidamente.

Attenendoci ai fatti, cosiccome li raccontano, è accaduto che una bambina della scuola elementare “Garzilli” (credo di Palermo) abbia chiesto al presidente dell’ARS di poter vedere una bandiera della Sicilia…Vogliamo immaginare il panico dell’on.Cristaldi ad una richiesta cosí inusuale. “La Bandiera? ma chi minchia gliele mette in testa certe cose…ma cu è a matri di sta picciuttedda?!…Ma quale bandiera, se mancu n’avemu una? E chi ci cuntu ora?!”. Ed ecco una leggina, un appaltino per stampare un paio di TIR di bandiere, un bel evento per presentare la cosa al pubblico. Dove? In un luogo sacro o perlomeno significativo della Patria Siciliana, come il buon senso consiglierebbe??? Noooo!, la Bannera Siciliana viene ‘ncignata, inaugurata, sul pennone della villa settecentesca di piazza Principe di Camporeale, dove ha sede il Supercommissario dello Stato, un Antieroe da commedia coloniale che da mezzo secolo vigila con successo sulla corretta inattuazione della Autonomia Siciliana conquistata dai nostri Avi indipendentisti: quelli con le lupare come Antonio Canepa, il professore guerrigliero (che venne pure assassinato), e quelli deputati col seggio all’Assemblea Costituente, come Andrea Finocchiaro Aprile (che poi rifiutò pure la nomina a senatore a vita, tanta era la stima che aveva per Roma ladrona). Tra un ricordo e una memoria, ci accorgiamo intanto che gli hanno aggiunto un nastrino tricolore, una specie di giummu, chè sennò non potevano dormire la notte. Alla Bandiera, il giummu, non al Commissario…Ma, chissà, forse sugnu jú tanticchia troppo critico?! E cu u sapi, a-voti ficiru na beddha liggi ko mìcciu?!. Fu cosí che me la andai a procurare allo Studio Legale di uno dei miei amici avvocati di grido; e gli diedi subito una prima (e ultima) taliata, tra le risate mie e lo stupore della segretaria che non si sognava neanche lontanamente che pure le Leggi potessero generare risate. Anche pure: macari, videmma e madè la Liggi!?. “Legge 1/2000 sull’adozione della bandiera della Regione. Disposizioni sulle modalità di uso e di esposizione”. All’art.4 leggiamo che la Bandiera Siciliana non può essere esposta se non insieme a quella italiana e a quella dell’Unione Europea (che sennò si pigghia di sicilitudine!?) e che questo comunque può accadere solo il 15 maggio anniversario dello “Statuto di Autonomia”, il 25 maggio in ricordo della prima seduta dell’ARS, il primo giorno di scuola e in occasione delle riunioni dei consigli elettivi presso le sedi deputate. Insomma, è come se queste Bandiere le volessero… risparmiare, del tipo sarba la pezza ppi quannu veni lu purtusu… Infatti, all’art.7, comma 1, a “Tutela del decoro” è dettato quanto segue: “la bandiera della Regione non deve essere esposta in cattivo stato d’uso” (la mia Bannera personale, che ha combattuto per decenni, è in “cattivo stato d’uso”: talè-talè ca m’attakkinu, sti-nfami!).

Come se fosse questo il modo di tutelare il decoro di un simbolo millenario, un simbolon della Scienza Sacra come quella Trinakria che li guarda sbigottiti dal centro di una Bandiera dalla quale non vede l’ora di squagliarsela. Potremmo dire, alla fratisca, “Ma si, almeno una Bandiera ora ce l’abbiamo. La Sicilia era l’unica regione d’Europa a non averne una!” e chiuderla cosí. No, cari miei. Coi simboli della Scienza Sacra -in ispecie con quelli di natura shivaica– non si babbía; e qui di babbío ce n’é fin troppo.

La Bannera del Popolo Siciliano deve essere esposta con decoro tutti i giorni dell’anno in tutti gli edifici pubblici. Anche perché il “mondo civile” ci ride già alle spalle.

Luglio 2000. MARIO DI MAURO.

 

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21 GENNAIO 2016. CONCA PALERMITANA DI “TERRAELIBERAZIONE”-COL CENTRO ZABUT.

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Da una lunga intervista rilasciata, nella primavera del 2015, al Centro ZABUT di Palermo (e pubblicata sul primo Quaderno di Zabut).

QUANDO NASCE “TERRA E LIBERAZIONE”?

Nasce nel 1984, da fiori germogliati, a Ramacca e dintorni, nel movimento del Settantasette che aprirono una Radio alternativa, Radio Maggio, e una sede di Democrazia Proletaria (DP), che venne intitolata a Peppino Impastato una settimana dopo il suo martirio: credo sia stata la prima sede pubblica intitolata a Peppino. La sezione di DP sviluppa un intervento in profondità contro mafie e militarizzazione, facendo molte proposte concrete che nel tempo vedranno spesso la luce, perché le buone Idee la strada se la trovano; ma diventiamo anche il riferimento di decine di giovani “alternativi” della zona, che contribuiscono in modo decisivo a tenere in piedi la baracca pur non “tesserandosi” al partito.

Il gruppo promosse anche il Centro di Cultura Popolare Siciliana (CCPS) che poi aderì all’Arci e venne fagocitato dal Pci. Ma la Biblioteca (l’unica del paese!), la Radio e la rete di rapporti si riuscì a salvarli.

Si aggregarono, strada facendo, con discrezione, anche dei giovani cattolici, coi quali avevamo condiviso, nel vero senso della parola, le lotte contro i missili Nato a Comiso.

Nell’83 ci fu l’uscita organizzata dalla nostra cara DP, che di certe cose, specie a Catania, non ne voleva proprio sapere; prima di fondare “Terra e LiberAzione”,  per quasi un anno abbiamo studiato ed elaborato documenti, sviluppato contatti e viaggiato, ci siamo guardati intorno: i più affettuosi ci davano al massimo due anni di vita, politicamente parlando.

Nell’85 uscì il primo numero del giornale-rivista: andò esaurito la sera del 5 gennaio, all’imponente corteo catanese per il primo anniversario dell’assassinio di Pippo Fava. Era fotocopiato in A3, sei pagine fitte. Venne “ristampato” l’indomani. Antimilitarismo e anticolonialismo parlavano già la lingua dell’Indipendenza, della Socializzazione, dell’Internazionalismo. Dal secondo numero abbiamo resuscitato il nostro glorioso ciclostile a manovella, che lavorò per un paio di anni a ritmo serrato. Lo abbiamo ancora, è commovente. Trecento, poi 400, poi 500, poi 700 copie, da 16 fino alle 48 pagine del fascicolo “A Sud di Gramsci”, oltre a tanti volantini specifici. Il primo numero tipografico è dell’87. Duemila copie. E così via, crescendo, in qualità e quantità, passo dopo passo, senza correre. Fermandosi il tempo giusto, per non fondere il motore. Condividendo cene e partite di calcetto, viaggi e scampagnate.

Abbiamo trovato attenzione in vari ambienti dell’estrema sinistra di allora, sia in Sicilia che in Italia, ma alla fine abbiamo cercato di fare la nostra strada. Nel frattempo, nel gruppo dirigente nazionale di Democrazia Proletaria si sono accorti di noi, della nostra anomalia: e abbiamo ripreso a collaborare, ma a quel punto soltanto su questioni specifiche (per capirci, nella Sede nazionale di DP, in via Cavour a Roma, io ero di casa, quanto a Parigi negli ambienti della Quarta Internazionale e, diciamolo, anche in qualche salotto influente di mitterandiani irrequieti: divento anche il traduttore qualificato in lingua italiana di molti testi di Michel Pablo e altri, che mi stimavano e mi volevano in redazione centrale della rivista internazionale “Socialisme”: ma sta Sicilia maledetta e i miei compagni fedeli mi mancavano, o forse era solo pigrizia e sicula diffidenza). Siamo nell’88, intuiamo che molte cose stanno per accadere. E ne scriviamo. E’ una storia lunga, ma a chi può interessare?.

Facciamo un passo indietro. A un certo punto, nella primavera dell’85, grazie al nostro piccolo giornale-rivista che cominciava a circolare per i canali più impensabili, accadde un fatto provvidenziale: un grande intellettuale indipendentista, di solida e coerente cultura socialista (nel 1945 dirigeva il foglio indipendentista-trotskista “Sicilia Rossa”, che fiancheggiava l’EVIS di Canepa) in rottura con la linea filo-NATO del piccolo “Fronte Nazionale Siciliano” di Scianò (che lo aveva espulso: non smetteremo mai di ringraziarlo!), diventa de facto il nostro Grande Vecchio: Natale Turco (1922-1987).

Il gruppo “Terra e LiberAzione”, che era nato già ben impostato, comincia a qualificarsi più rapidamente e a radicarsi con un profilo più definito. La prima battaglia era stata vinta nella sorpresa generale dell’intero ambiente dell’estrema sinistra di allora. Ma ci arriva subito la prima mazzata terrificante: Natale Turco muore di tumore fulminante, troppo presto: ma il testimone ce l’ha passato, ed è stato afferrato con decisione. Il Filo del Tempo di “Terra e LiberAzione” è annodato a “Sicilia Rossa” del 1945 e al contributo storiografico e giuridico che un Maestro vero ci aveva trasmesso, mettendoci in guardia dal suo stesso carattere incompiuto. Non ce ne fu il Tempo, né le condizioni.

Ovviamente, ben presto, nell’88, non ci siamo fatti mancare la Scissione (animata dagli immancabili “trotskjsti ortodossi”, quelli guidati dal guru napoletano Dario Renzi, che ben presto li trasformerà alchemicamente in tuttaltra cosa, una setta misticheggiante che porta devozione e soldi al Grande Maestro e alla sua “ONG” filosorosiana: l’avevamo intuito). Provarono anche a sottrarci il nome, pubblicando alcuni numeri apocrifi di “Terra e LiberAzione”: la nostra Risposta, politica e poi giuridica, dalla Sicilia a Roma, da Milano a Buenos Aires…fu, diciamo, assai convincente. Comunque la Scissione, per quanto affettivamente dolorosa, è stata una fortuna: la solidarietà ricevuta ci permise tra l’altro di registrare la testata giornalistica in Tribunale, di scoperchiare qualche altarino nell’estrema sinistra italiana, e di capire che finalmente si poteva lavorare per la Causa senza perdere tempo in dibattiti infiniti.

Il giornale-rivista diventa il vettore centrale dell’intera attività: completamente autogestito da un piccolo gruppo miracoloso (col provvidenziale sostegno dell’editore messinese Armando Siciliano, nostro simpatizzante), un gruppo miracoloso che all’inizio non sapeva nulla di lavoro editoriale, di amministrazione, di distribuzione, di relazioni esterne qualificate, di contatti internazionali…e anche grazie alla collaborazione di intellettuali straordinari come Nicola Zitara. La cosa comincia a crescere rapidamente: arriverà a superare le diecimila copie diffuse, di cui circa metà all’estero (Italia compresa). Un vero botto!. Lo trovavi anche nelle librerie Feltrinelli, oltre che nella rete, allora ampia, delle librerie e centri culturali “alternativi”. Avevamo rapporti regolari con oltre 250 movimenti, associazioni e gruppi in mezzomondo.

Anche viaggiare era diventato più semplice…Il 5 luglio del 1991, sulla Terzapagina del “Corriere della Sera”, l’autorevole Marzio Breda, che era venuto a trovarci, sotto il titolone “In Sicilia torna la voglia di separarsi” si dilunga sul fenomeno “Terra e LiberAzione”, dimostrando peraltro di aver capito bene la novità: “…Col sostegno di una rete in crescita, pubblicano riviste ispirate a marxismo analitico, ecologia sociale, teologia brasiliana. Si tengono in contatto con gli indipendentisti baschi, corsi, irlandesi…”, non nascondendo una certa ammirazione per il lavoro metodico del nostro piccolo “Quartier Generale” e per la dozzina di militanti che lo animavano. Anche il quotidiano “La Sicilia” comincia a darci spazio (pubblicando integralmente diversi nostri editoriali, tra lo stupore di tanti). Intanto, a muta a muta, ci eravamo impiantati anche nella metropoli catanese, con sedi operative e interventi mirati, senza perdere di vista l’attività editoriale. Purtroppo, per mancanza di soldi, non siamo riusciti a fare un salto di qualità ulteriore. Il problema è sempre quello.

Diciamo che il lungo parto del nostro “Gruppo di pressione” –come ci definiscono gli “spioni” di Wikideap- si conclude qui, alla fine degli anni Ottanta. Una microstoria cominciata a Ramacca, un paesino che se lo cerchi sulla carta geografica …E, all’inizio, non c’erano computer e fax, per non dire di telefoni cellulari e internet. Strumenti che verranno però via via acquisiti fin dal loro apparire, con sacrifici non indifferenti. Avendo sviluppato una linea politico-culturale di buona qualità e avendo acquisito ormai una certa esperienza operativa, il giornale-rivista era questione di vita o di morte del nostro Cammino. E chissà che non lo ridiventi di nuovo negli anni che verranno: internet è utile, ma il giornale-rivista e le Case sociali sono un’altra cosa. C’è bisogno di fisicità, in generale. Di luoghi e strumenti fisici di bio-socializzazione. Le esperienze come la nostra sono preziose. Tutte.

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