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TerraeLiberAzione – fin dalla sua fondazione nel 1984- è CONTRO LO SRADICAMENTO, in difesa degli sradicati.
E non teorizziamo certo le migrazioni coatte!.
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2007. QUANDO LA PICCOLA “TERRAELIBERAZIONE” -in Sicilia e a Roma (alla Farnesina!)- HA DENUNCIATO LA MAXITANGENTE ENI IN NIGERIA E LA REPRESSIONE DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA NIGERIANO…DOVE STAVANO I NOSTRI “AIUTIAMOLI A CASA LORO” E I NOSTRI ONG “FILO-SBARCHI”?
L’AFRICA SI SALVA SE COMBATTE PER SALVARSI. E QUANDO COMBATTE VA AIUTATA A COMBATTERE.
NOI IN AFRICA CI SIAMO. NON ACCETTIAMO LEZIONI. DA NESSUNO.
PUNTU.
Terraeliberazione – Der Neue Sizilianer – The New Sicilian

GIUGNO 2007

Dalla NIGERIA alla SICILIA:

NO ai VelENI!

Scarcerato Dokubo Asari!

Detenuto politico, da due anni, nelle prigioni del regime nigeriano, il leader della Resistenza popolare contro la devastazione compiuta dalle multinazionali petrolifere, ENI in testa, nel Delta del Fiume Niger, è stato portato in trionfo da migliaia di persone. Le azioni della Resistenza nigeriana e la Solidarietà internazionale, alla quale abbiamo contribuito, hanno salvato la Vita di Dokubo-Asari e l’hanno restituito alla sua gente e alla sua giusta Lotta.

Qui di seguito pubblichiamo un importante documento della Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”. Da leggere e far circolare. Grazie.

Cos’è e cosa vuole il M.E.N.D. – Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta- e perchè è necessario sostenerlo?

COS’E’ E COSA VUOLE IL M.E.N.D. – MOVIMENTO PER L’EMANCIPAZIONE DEL NIGER DELTA-.

Nel febbraio del 2007, il sito siciliano terraeliberazione.org rilanciava in vari ambiti un appello urgente del MEND:

“Siamo 10mila combattenti. Vogliamo la liberazione del nostro grande leader, Halaji Dokubo-Asari. E una più equa ripartizione degli utili del petrolio. …Noi combattiamo per la nostra libertà. Vogliamo una più equa distribuzione degli utili petroliferi. Chiediamo semplicemente giustizia. Il governo nigeriano è corrotto e non ha mai mantenuto le proprie promesse. Per questo abbiamo imbracciato le armi”.

L’appello è stato accolto anche dal presidente Raffaele Lombardo e dai deputati del M.P.A.: “Halaji Dokubo-Asari è detenuto dal 2005 in una cella sotterranea, non gli si riconosce il diritto alla difesa. Chiediamo la sua liberazione insieme all’immediata eliminazione del Pet-Coke dagli impianti “nigeriani” dell’ENI a Gela…”.

Mentre altri hanno fatto orecchie da mercante: corrotti nello Spirito, e forse anche in altro.

Com’è il Delta del Niger, uno dei più lunghi fiumi del Mondo?.

“Brulicante di vita, di uccelli e di pesci, con gigantesche felci e torreggianti mangrovie… i ruscelli e le paludi del Delta del fiume Niger sono collocati sopra una delle più grandi riserve di petrolio del nostro pianeta: 34 miliardi di barili di oro nero. La regione, un labirinto acquatico che si estende su 50.000 chilometri quadrati nella Nigeria meridionale, è anche la casa di alcuni dei popoli più poveri dell’Africa, e sede della più terribile devastazione ambientale del paese.

Ci sono villaggi senza corrente elettrica, senza acqua, privi di ospedali o scuole; ci sono oleodotti che feriscono la terra; chiazze di petrolio che scintillano sui fiumi; fiaccole che ardono chiare e rumorose, bruciando il gas che si spinge verso la superficie assieme al greggio.

La maggior parte della gente che vive nel Niger Delta è talmente povera, che alcuni sono disposti a rischiare la vita per ottenere una secchiata di carburante. La settimana scorsa, oltre 150 persone sono morte quando un oleodotto alla periferia della città più grande della Nigeria, Lagos, è scoppiato in una immensa palla di fuoco, lasciandosi dietro decine di cadaveri bruciati in maniera irriconoscibile…”.

Con queste parole il “sovversivo” Times di Londra (14-05-06) dipingeva la situazione del Delta del Niger, dove sono attive diverse formazioni guerrigliere che legittimamente chiedono la fine del saccheggio delle multinazionali occidentali; che combattono contro un governo federale fantoccio e corrotto all’inverosimile…

Con la solita spocchia la stampa italiana ha dipinto il MEND (Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta) come accozzaglia di volgari banditi.

I dirigenti dell’ENI, italianissima multinazionale che partecipa alla colossale e ordinaria rapina ai danni di interi popoli nonche’ allo stupro dell’ecosistema dalla Nigeria alla…Sicilia, sanno bene che non e’ cosi.

Il 70% delle popolazioni del Delta Niger vive con meno di un dollaro al giorno, falcidiata da una altissima mortalità infantile e privata dei più elementari presupposti infrastrutturali. E mentre un fiume di petrolio viene loro sottratto da sotto i piedi è a loro ignoto anche l’uso delle semplici lampadine elettriche. E città di cartone e fogne a cielo aperto fanno da sfondo ai mefitici vapori degli avveniristici impianti estrattivi. E tutto ciò a beneficio di una classe politica locale che -intermediaria delle multinazionali- intercetta ed incamera il pizzo e se la spassa.

La Resistenza popolare è sempre stata attiva. Nel 1990, per l’impulso dello scrittore Ken Saro-Wiwa (autore, tra l’altro, di un capolavoro della letteratura africana del Novecento: “Sozaboy”) nasce il MOSOP, Movement for the Survival of Ogoni People.

L’arresto e l’esecuzione di Ken Saro-Wiwa, la repressione di questo eroico movimento nonviolento, e l’eccidio di 700 Ogoni che protestavano disarmati, non hanno però ucciso la dignità dell’Uomo, pronta a risorgere sempre più determinata.

Il Mend (Movimento di Emancipazione del Niger Delta) e il NDPVF (Niger Delta People’s Volunteer Force) ne sono l’ultima, disperata espressione. Armata fino ai denti.

Dopo le elezioni truccate di primavera -(fonte: dichiarazione del premio nobel nigeriano Wole Sowynka)- abbiamo appreso dell’appello di tre governatori di stati-regionali in favore di Dokubo-Asari e di una soluzione negoziata della crisi in Niger Delta.

Il 17/6/2007 abbiamo avuto conferma telefonica della notizia battuta il 15 da alcune agenzie africane: “Le autorità giudiziare nigeriane hanno ordinato la scarcerazione, dopo due anni, per motivi di salute e su cauzione, di Mujahid Dokubo Asari, leader dei popoli del Niger Delta River e in particolare degli Ijaw”. Stop.

La sua scarcerazione era una delle richieste dei movimenti di resistenza popolare, in particolare del Mend, il più organizzato e politicamente preparato, responsabile di decine di azioni armate contro le infrastrutture delle multinazionali, in particolare l’italiana ENI, accusata anche di armare il governo nigeriano.

All’uscita di prigione, Dokubo Asari ha detto: “Sarà impossibile rispettare l’ordine delle autorità che mi hanno intimato di non impegnarmi in alcuna attività politica, tuttavia sono pronto al dialogo con il governo federale, guidato da Umaru Yar’Adua”.

Dokubo Asari è stato portato in trionfo da migliaia di uomini e donne, in un lungo corteo notturno, nella grande città di Port Harcourt.

Da quanto ci è stato confermato un paio di giorni fa, Dokubo è rientrato nella foresta di mangrovie, nel labirinto di acqua e paludi, i creeks del Niger Delta River: “Ho imparato a essere un leader e le multinazionali che devastano il Niger Delta farebbero bene a stare attente. Se ho accettato di scendere a patti non significa che non li tenga sotto tiro. Possiamo attaccare da un momento all’altro”.

E’ inutile cercare queste notizie sulla grande stampa italiana. I “Poteri Forti” dell’italo-imperialismo hanno imposto il “silenziatore”.

Non importa: quello che conta è che Dokubo sia rientrato al suo posto di combattimento e che la resistenza in Niger Delta River è ormai una Potenza politica capace di condizionare, al momento, il prezzo mondiale di un oro nero che gronda sangue umano in tutti Continenti.

L’assenza di un autentico e solido Movimento mondiale del socialismo internazionalista pesa come un macigno sulle condizioni concrete di ogni lotta di liberazione dal saccheggio del lavoro umano e delle risorse della Terra.

Se il Mend vince è solo merito suo. Se il Mend perde è solo colpa “nostra”. Chi può capire, capisca.

Esiste, sia chiaro, anche una dimensione interna di questo conflitto. Non solo tra popolazioni rapinate e governi corrotti tenuti in piedi dalle corporation energetiche e dalle diplomazie degli Stati “occidentali” che rispondono ai loro ordini…

Veniamo al dunque:

Certi conflitti antichi non possono trovare soluzione storica dentro uno Stato che è e resta una invenzione neocoloniale, e fuorvianti appaiono gli “scioperi generali a oltranza” convocati dai sindacati nigeriani contro…l’aumento del prezzo della benzina: pare una commedia delle parti, già vista e rivista mille volte, specie in Italia.

Ma la Nigeria, con la sua complessità, è anche conflitti antichi. Antichi e irrisolti. Da quando le civiltà “musulmane” degli Yoruba e degli Haussa nel Cinquecento sottomisero gli Ibo per trarne schiavi da vendere ai “cristiani” Portoghesi, fino a che nel 1861 (e che non sfugga la data!) il Regno Yoruba e nel 1865 quello Haussa non furono ridotti a protettorato, e quindi federati in colonia (1914) sotto dominio britannico.

Il metodo dell’amministrazione indiretta introdotta nel 1898 dall’alto commissario sir F. Lugard ebbe cura di conservare i capi tradizionali nell’esercizio dei loro poteri, all’occorrenza “marcati stretti” da un consigliere britannico.

L’indipendenza statuale (1960) organizzata in repubblica federale e presidenziale su modello statunitense, non rimuovendo le dipendenze economiche e non armonizzando le differenze etniche, ha rilanciato il poker per la supremazia locale, necessario per mantenere e riscuotere la sensalia per l’intermediazione attuata con i “nuovi portoghesi”.

I regimi militari, di “golpe” in “golpe”, nel 1966, nel 1983, nel 1993, eloquentemente narrano della conflittualità endemica nella borghesia compradora cresciuta all’ombra della rendita neocoloniale. In più, la federazione coatta di popoli e storie diversi ha costruito un sub-imperialismo interno di predazione sistemica e sanguinaria.

Un esempio, che nell’italietta degli anni sessanta venne ben mediatizzato: più di un milione di morti costò la repressione dell’insorgenza autonomista del Biafra (1967-’70), la cui vittoria avrebbe sottratto il controllo degl’ingenti giacimenti sulle terre degli Ibo ai discendenti dei negrieri di Lagos e ai loro nuovi “padroni occidentali”.

Del Biafra è stato rimosso anche il nome dalle carte geografiche (Golfo di Bonny), ma non le ragioni dell’ingiustizia, a volte sancite nella sobria veste di un decreto amministrativo, quale fu quello del 1978 emanato dal presidente Ubasanjo, che attribuendo al governo federale la proprietà esclusiva di tutte le risorse del sottosuolo del Delta del Niger ne riservava quasi tutti i proventi delle royalties alla sua classe dirigente.

L’attuale Costituzione prevede un misero 13%, peraltro usato in corruzione e poc’altro.

L’analogia con la situazione siciliana è di tutta evidenza. Ovviamente presupponiamo lettori ben informati e intelligenti.

In conclusione, ecco cosa ci dicono oggi i giovani Combattenti per la Libertà del Niger Delta River:

“Abbiamo perso abbastanza tempo a rivendicare carte scritte e a…farci uccidere!. Ora l’abbiamo capito. Se sequestri un milione di Negri non succede niente. Se catturi un semplice straniero…si ritrovano davanti almeno una Ambasciata”.

“Sia chiaro: ormai non escludiamo neanche di distruggere totalmente le capacità di esportazione del governo nigeriano”.

Questo può non interessare a quanti sbraitano per l’immigrazione “clandestina” che proviene da quelle terre rapinate anche dall’italo-imperialismo. Ma a tutti gli altri deve interessare: abbiamo un dovere politico e morale verso i giovani combattenti del Niger Delta River.

Intanto s’avanza in certi ambienti del regime nigeriano l’ipotesi scellerata di un massiccio attacco militare contro la Resistenza in Niger Delta, con tanto di armi chimiche. E il Mend sostiene che anche l’ENI fornisce armi a quel regime, cosiccome sappiamo che nei depositi dell’Esercito Italiano ce ne sono tonnellate: per fare cosa?.

Mentre la Verità su tutto questo viene silenziata o taroccata. Silenziata come le centraline di monitoraggio del rischio nell’aria, a Priolo -con la furberia delle celle a mercurio anzichè a membrana-. Silenziata come la verità sulle ragioni della spedizione militare italiana in Irak… Taroccata come i “contatori” del gasdotto italoalgerino a Mazara del Vallo, perchè l’ENI possa evadere anche un bel po di tasse e magari oleare la burocrazia vendipatria al potere nella tragica Algeri. Anche lì: elezioni truccate, il mese scorso.

Dalla Nigeria alla Sicilia: “No ai VelEni!”. Il nemico è a casa nostra!

@Giugno 2007. Fratellanza Siciliana “Terra e LiberAzione”

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Archivio/

Avanti finché non piegherò l’Eni

Intervista a Raffaele Lombardo (Mpa)

da: Italia Oggi – quotidiano finanziario- del 02/03/2007

di EMILIO GIOVENTÙ

(…)

D. Senta Lombardo, tra i due italiani rapiti nel delta del Niger c’è un cittadino di Gela. Lei non a caso ha paragonato la situazione ambientale siciliana a quando sta avvenendo in Africa, comune denominatore sempre l’Eni.

R. Un nostro amico, Mario Di Mauro, fondatore di Terra e Liberazione, è in contatto con il movimento per la liberazione e l’emancipazione del delta del Niger dove l’Eni adotta la stessa politica “siciliana”. Mi dicono che gli ostaggi dovrebbero essere liberati a maggio. Intanto si sentono quotidianamente con i loro parenti in Italia. Abbiamo aperto un contatto di solidarietà, c’è qualcuno che sta dialogando attraverso persone in Francia. Noi abbiamo tradotto un volantino sulle nostre ragioni e lo abbiamo messo in internet perché lo leggessero. Siamo accomunati dallo stesso disastro.

 

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libroTESTAMENTO.

Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…

Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.

Muammar Gheddafi

spot-libro

Sul Cammino del Sicilianu Novu, nel Mondo caotico del Secolo XXI, che sventoli alta -con la Forza del Wu wei- la Bannera dei COSMISTI siciliani di TerraeLiberAzione!.

E’ questa la Via per spezzare le catene della dipendenza neocoloniale che scafazza il Popolo siciliano!.

Pani, Pacenzia e Tempu!

無爲 Il Wu wei sintetizza l’Azione senza Sforzo. “Dammi tempu ca ti perciu, ci dissi l’Acqua a petra!”. “Devi essere come l’Acqua, scorri. Se trovi una diga, la diga si spezzerà. Attendi e scorri. Quadrata è l’Acqua in un recipiente quadrato, tonda in uno tondo…Eppure quando cade sulla Terra, niente è più forte di lei…”. (Lao Tze).

logoterraeliberazione@Reg. – la versione definitiva sarà presentata e spiegata alla prossima sessione del Decimu Cuncumiu di TerraeLiberAzione.

dagli Atti del nostro decimu Cuncumiu (in corso dall’8 marzo 2016):

La Sicilia è una colonia. La sua popolazione è del tutto priva di una qualsiasi identità autentica, dinamica, distinta e plurale, elaborata nell’insularità mediterranea nel corso di una Storia millenaria. Se, nella lunga durata, è la Sicilia a FARE i Siciliani, nell’ immediato è chi ne controlla la Memoria, nonchè le acque territoriali e lo spazio aereo, a farsene quel che vuole: questa Sicilia Ostaggio è come Giona nel ventre della Bestia.

Il nostro Cammino di LiberAzione è un’ impresa titanica, non una operazione contabile nella partita doppia della relazione malata tra uno STATO imperialista e una sua REGIONE fallita. E non siamo un bankomat di “crediti formativi”, né cassonetto nella raccolta differenziata di voti elettorali. RISPETTO per Tutti. Anche “aiuto pratico” a chi lo merita. Ma U SICILIANU NOVU è già Altro.

La storia siciliana degli ultimi due secoli è segnata da eroiche rivoluzioni e rivolte per la “Libertà”, ma anche da generosi tentativi istituzionali per affermarla. In comune –senza alcuna eccezione- hanno il loro esito: il FALLIMENTO. (…)

@ -> in Cammino nel DECIMU CUNCUMIU della Comunità Siciliana TerraeLiberAzione.

 

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In Difesa dei Grani Siciliani Originali

di Brunella Missorici*

riceviamo e volentieri pubblichiamo da “Sicilia Libertaria” – Ecco anche l’ultimo numero -in versione pdf- dello storico mensile degli Anarchici siciliani: – sicilialibertaria/2018-Febbraio

Su questo tema, che per noi di TerraeLiberAzione è di vitale impegno, leggere anche: http://www.inuovivespri.it/2017/07/11/grani-antichi-siciliani-sotto-scacco-mario-di-mauro-di-terraeliberazione-si-rivolge-allantitrust/#_

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A luglio dell’appena trascorso 2017 si è verificato un episodio che la dice lunga sulla direzione che si vuole dare alla produzione industriale di cibo, business oramai largamente dominato dalle grandi multinazionali.

Durante questo mese alcuni produttori agricoli siciliani si sono visti recapitare, dalla Terre e Tradizioni s.r.l.(azienda di Verona), lettere con le quali si intimava “ai sensi e per gli effetti dell’art.12 del Codice della Proprietà Industriale a voler cessare con effetto immediato l’utilizzo del marchio registrato Timilia”. La Timilia, o Tummìnia che dir si voglia, è una varietà di grano antico siciliano recentemente riscoperta che, insieme ad altre (come il Russello, lo Strazzavisazz, la Maiorca, ecc.), rappresenta parte di ciò che rimane delle 291 specie di frumento, di cui 98 intensamente coltivate, presenti fino al 1927 in Italia. Mentre oggi anche se nel Registro Nazionale risultano iscritte 200 varietà, le prime dieci sono quelle che coprono rispettivamente il 66% e il 56,9% della produzione italiana di grano duro e di grano tenero. I grani antichi siciliani sono varietà a più bassa resa ma naturalmente resistenti alle infestanti dato l’alto fusto (ecco perché non necessitano di trattamenti di disinfestazione) che però le rende più facili all’allettamento (la spiga a causa della pioggia e del vento si sdraia e la produzione può essere compromessa).

Le lettere sono state spedite perché la Terre e Tradizioni s.r.l. nel 2013 aveva registrato, di fatto appropriandosene, come marchio commerciale alcuni nomi di grani antichi siciliani, come Maiorca, Strazzavisazz e la citata Timilia, con un’operazione assurda dal punto di vista giuridico in quanto non è stato introdotto alcun elemento di novità che potesse legittimare la registrazione. Se non ci fosse stata una reazione tale operazione sarebbe passata sotto silenzio; invece la ribellione degli agricoltori (supportata dall’intervento di altri soggetti come per esempio l’AIAB) ha portato anche ad un pronunciamento della Commissione Europea che è seguita ad un’interrogazione dell’eurodeputato siciliano Ignazio Corrao. Per la Commissione i produttori siciliani possono chiedere, a norma di legge, l’annullamento del marchio. La stessa Terre e Tradizioni s.r.l ha fatto marcia indietro e si è dichiarata disponibile a cedere i marchi, alla cifra simbolica di 1 centesimo, alla Stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone con un’operazione che però di fatto legittimerebbe tale brevettabilità, costituendo un pericoloso precedente.

L’azienda veronese ha agito spinta da interessi economici non di poco conto, infatti il mercato dei grani antichi, non solo siciliani, è diventato appetibile dati i prezzi più elevati di tali varietà (da 50 fino a 80-90 euro al quintale) e in un momento in cui i produttori italiani di grano sono costretti a svendere il loro prodotto a prezzi che non coprono neanche le spese (intorno ai 18-20 euro al quintale); mentre l’accordo commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada (il CETA) impone l’importazione di 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese all’anno (prodotto trattato con il tristemente noto glifosato e a rischio di contaminazione da micotossine cancerogene) pagato con un prezzo superiore a quello del grano italiano (27 euro al quintale). Ma l’aspetto più pericoloso è sicuramente quello legato alla possibilità di brevettare specie vegetali (o animali) espropriando di fatto coloro che da sempre hanno utilizzato tali specie per produrre alimenti per l’uomo e le hanno anche migliorate, oltre che tramandate e dunque preservate, con la selezione effettuata prima della semina. Infatti se un seme viene brevettato chi lo vuole utilizzare dovrà pagarne le royalty e non potrà più conservarne una parte per la semina nell’anno successivo. Di fatto questo è quello che avviene oggi anche in Italia dove i produttori di grano devono seminare prodotto cartellinato (cioè semi certificati e venduti da aziende sementiere, di cui sono stabiliti anche le quantità da acquistare in base all’estensione di terra da coltivare) se si vogliono poi ottenere le sovvenzioni previste per legge, senza le quali peraltro non si riuscirebbe ad ottenere un minimo di guadagno.

Questo sembra essere il prezzo da pagare alla “modernizzazione” dei processi produttivi agricoli per cui la selezione dei semi deve rispondere solo a criteri di maggiore resa in base ai quali sacrificare la biodiversità, l’adattamento secolare al territorio, le conoscenze dei coltivatori e quant’altro. E, cosa non meno grave, permettere la separazione tra attività agricola e sementiera consentendo così la nascita di un settore industriale sementiero in cui già nel 2006 le prime dieci principali compagnie controllavano il 57% del mercato mondiale, con in testa la Monsanto e la Du Pont le quali nel 2007 avevano in mano rispettivamente il 23% e il 15% del mercato mondiale. Compagnie che sono le stesse che poi fanno crollare il prezzo del grano duro siciliano attraverso il controllo del mercato di Chicago, il più importante al mondo nel settore cerealicolo. Questa svolta è stata preparata da una serie di strumenti legislativi approvati già a partire dagli anni’50, a livello locale ma anche internazionale, allo scopo di limitare la pratica informale di conservazione, scambio e vendita di semi da parte dei contadini. E sempre nella stessa direzione si devono leggere le misure adottate ultimamente dalla regione Sicilia che ha previsto un incentivo annuale- 288 euro ad ettaro per territori in montagna, 365 euro ad ettaro per territori in collina e 370 euro ad ettaro per territori in pianura- per coloro che rinunciano per almeno sette anni alla coltivazione di cereali lasciando le terre a pascolo.

Contro questa deriva, la cui pericolosità non può certo sfuggire a chi un minimo voglia cominciare a ragionare con la propria testa, si sono mobilitate e si mobilitano energie che tentano di agire in controtendenza. La nascita delle banche dei semi, la registrazione dei produttori come custodi di grani antichi, la diffusione sempre più capillare sul territorio dei gruppi di acquisto, il ritorno alla terra di un numero crescente di giovani con pratiche colturali naturali, biodinamiche, ecc, la diffusione di conoscenze che permettono ai consumatori di effettuare scelte consapevoli in campo non solo alimentare, il rifiuto quando possibile di ricorrere alla GDO (grande distribuzione organizzata), la diffusione dei mercatini locali,   l’acquisto diretto dai produttori, il rifiuto dello spreco di risorse che è la base della logica consumistica. Tutte pratiche che dimostrano comunque come sia importante la presa di coscienza e l’azione del singolo quando si voglia modificare la realtà.

Brunella Missorici – da “Sicilia Libertaria” (gennaio 2018)

SIMENZA VIVA

Ricordando Vito Tartaro

(3 Ottobre 1938-12 Febbraio 2014)

Quattro anni fa se ne andava il nostro caro Vito, poeta civile, cantore profondo di un paesaggio storico-naturale e combattente per la Libbirtà do Populu Sicilianu e dei Popoli del Mondo.

Lo ricordiamo con una sua riflessione poetica e politica, che è parte di un immenso lascito alle Generazioni che verranno:Spriveri Sulitariu” – Lu Zottu avi la facci di la morti.

Lo Sparviero volava realmente sopra lu Zottu, che è il nome di una piccola contrada di Ramacca: calanchi aridi ed arcaici, Terra Antica e quasi scordata dal Tempo, erosa dal vento e dalle piogge diluviane… che appare abbandonata pure dai topi di campagna!.

Lu Zottu è metafora di un “Mondo”. Lu Zottu è pallido, giarnusu, come la Morte, eppur di Bellezza e di Segreta Vita che solo il Sintimentu Attento del Camminatore Poetante e R/Esistente, nel suo siciliari, può intravedere.

All’occhio colonizzato –u Zottu- può apparire come un set cinematografico: da un western a “Guerre Stellari”.

Allo Sparviero siciliano – che lo sorvola ormai solitario –questo Luogo dell’Anima appare come metafora di un’Isola e di un Popolo perduti a sé stessi, ma non privi di furmiculìu di Vita.

Certo, “la Sicilia è Zottu, cà li Siculicani hannu li pedi cca, e la menti a Roma. E forgianu catini pi li figghi”. Ed “emigraru macari l’ariddi, li scursuna…”. O spalummaru, cercando una Libertà che qui è negata.

Ci resta solo “vilenu annacatu di lu ventu”?. Veleno dondolato dal Vento…

“Ruina nni carrrata sdisulata, ca scumparennu arrerri crisciavanti…” – Vecchie Vie di Vita desolate e senza Futuro…

No, “vola, spriveri, vola a Palikè!… arricugghennu lu Spiritu di patria di Duceziu. Poi, ripusatu e forti, vola àvutu e lassalu chioviri supra tutti li genti di Sicilia!”.

Lu “Zottu-Sicilia” avi la facci di la morti (ma è furmiculìu di Vita).

“Spriveri sulitariu” venne pubblicato nella raccolta “Russu Ramacca” nel 1994, con una magnifica prefazione del grande Salvatore Di Marco: “É poesia la bellezza della natura, è poesia la sofferenza dell’uomo nella sua lotta secolare contro l’ingiustizia e le alienazioni”.

Caro Vito, salutandoti –in quella inedita Assemblea laica di commiato che hai voluto- ti abbiamo detto: “sul Grande Libro della Lotta per la Verità Siciliana, da geniale autodidatta, hai scritto, con la tua Vita, una pagina immortale: “alla faccia dei siculicani!”. Ne avremo cura. Te lo giuriamo col nostro arcaico “Beddha Matri, ass’annurbari!”.

Semu di Parola. “Vola, spriveri miu, vola, sicuru / Ca t’accuccia amurusa Matri Terra!”.

Questo volo, queste ali combattenti, sono mosse da un “anticu amuri”, come due sorelle : “Sicilia e Libirtà!”.

“Se non ci fossero giunti 14 dei 40 Libri che componevano la Biblioteca Storica di Diodoro di Agira, vissuto nel I secolo a.C., non sapremmo nulla del Ducezio dei Siculi che nel quinto secolo a.C. condusse la prima Guerra d’Indipendenza che la Storia ricordi” (Vito Tartaro –TerraeLiberAzione 1991).

Se non avessimo avuto il nostro caro Vito non ci saremmo appassionati a quella Storia antica –e così attuale- e ai suoi Luoghi, che in critica continuità ci vedono oggi combattere nelle nebbie per la liberazione della nostra Terra Sacra in questo Tempo oscuro che li vede tormentati da uno Spettacolo coloniale che ne sradica e inebetisce le Genti, mascariandone e occultandone la Memoria.

Vito vive come Simenza Fertile sul Cammino del Sicilianu Novu.

La comunità siciliana “TerraeLiberAzione”.

@Catania/Palermo/Berlino, 12/2/2018.

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Spriveri Sulitariu

Lu Zottu avi la facci di la morti (ma è furmiculìu di Vita)

Dalla raccolta: “Russu Ramacca: poesie siciliane”, Caltagirone, Edicalata 1994.

 

Spriveri sularinu ca filii

Nta lu giarnumi di lu Zottu’n cerca

Di pirnici latini, di cunigghia

Affrivigghiati di cravunchia a marza,

Lu Zottu avi la facci di la morti

E ammatula ti ntesti a scumijari

Vita c’allonga vita a chidda to:

Emigraru l’ariddi, li scursuna

Cangiaru ressa, li surgi spireru

Cà li vini di l’erba sunnu rivuli

Di tossicu e d’estati la frascami

È vilenu annacatu di lu ventu.

 

Ascuta sta prijera e falla to,

Spriveri sulitariu, cu la forza

Di l’urtima spiranza, ca mancannu

Ruina ni carrrata sdisulata

Ca scumparennu arrerri crisciavanti,

Suli a li spaddi e all’occhi notti funna.

Lu Zottu avi la facci di la morti

E la Sicilia è Zottu cà li Siculicani

Hannu li pedi cca e la menti a Roma,

Lu so suduri avvicira strania

E forgianu catini pi li figghi.

Ascuta sta prijera, prima ancora

Ca ripusannu l’ala, na matina

Abbrisci Zottu, e Zottu la spiranza.

 

Vola, spriveri, vola a Palikè,

Acchianitinni a Munti Catarfàru,

Passa a Miniu, junci a Terravecchia

Di Grammicheli, va’ a Cartagiruni,

Scinni a Tribranchi e a lu Chianu Casazzi,

Parti pi Murgantina e Munti Judica,

Torna nta la Muntagna di Ramacca,

Tagghia pi Patirnò, girala tutta

la chiana di Catania arricugghennu

Lu spiritu di patria di Duceziu;

Poi, ripusatu e forti, vola àvutu

Di Trapani a Missina, di Palermu

A Siracusa e lassalu chioviri

Supra tutti li genti di Sicilia.

 

Aspetta ca rijunca all’innumani

L’anticu amuri, ca si fannu soru

Sicilia e Libirtà, e poi ripigghia

A filijari supra di lu Zottu,

Furmiculiu di vita, mentri jusu

La natura accumpagna li pueti

Chi cantanu la to bella avvintura.

Vola, spriveri miu, vola, sicuru

Ca t’accuccia amurusa Matri Terra

Quannu, pusata l’ala, na matina

Abbrisci Zottu, e Zottu la Sicilia.

 

Catania, 12 Febbraio 2014. Si è spento nella sua Ramacca, vegliato dall’affetto di un intero paese, il nostro caro Vito Tartaro, poeta civile e Maestro di Libertà, Indipendentista siciliano e Internazionalista sociale.

 Il suo viaggio di conoscenza su questa Terra cominciò il 3 Ottobre dell’anno 1938.

 Lo “Sciamano di Palikè”, il cantore della nostra “Montagna Salvata”, lascia, insieme a tantissimi figli naturali e spirituali, una eredità culturale extra-ordinaria.

 E’ difficile spiegare, in questo momento, quanto importante sia stata la sua presenza –(a volte critica ma sempre affettuosa, attiva e operativa, da “portiere esperto”)- anche in tanti momenti del Cammino della Fratellanza “Terra e LiberAzione”.

Perdiamo, tutti, un vero Poeta Militante. Se ne incontrano pochi nella Vita, perché ne nascono pochi, uno ogni tanto.

 Buon Viaggio, Vito!

Sul Grande Libro della Lotta per la Verità Siciliana, da geniale autodidatta, hai scritto, con la tua Vita, una pagina immortale: “alla faccia dei siculicani!”. Ne avremo cura. Te lo giuriamo col nostro arcaico “Beddha Matri, ass’annurbari!”.

Grazie di tutto, Poeta e Amico Vero.

Re Sesan Ires!.

@ Catania, 12 Febbraio 2014. Mario Di Mauro, per la Fratellanza “Terra e LiberAzione”

vito t

corsicavivaMACRON è andato a provocare u POPULU CORSU. Imponendo la sua presenza spettrale, ha perfino vietato l’esposizione della bandiera corsa e fatto perquisire i deputati corsi agli incontri istituzionali!
E’ un dilettante, altro che leader europeo!
C’è un “cretino” all’Eliseo?. Ma QUALE EUROPA ha in testa?. Un LAGER di POPOLI modello “FRANZAFRIQUE”?
@ dalla Sicilia – Terraeliberazione – Der Neue Sizilianer – The New Sicilian

https://terraeliberazione.wordpress.com/in-corsica/

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

agata 33agata copEdizioni TerraeLiberAzione -Reprint

1997. Sant’Agata, i Ceri e le Macchine 

Riproponiamo -in pdf- un nostro libretto di ventanni fa, più attuale che mai. Diffuso in migliaia di copie- in Difesa della Devozione Autentica, contro la sterilizzazione coloniale della Celebrazione popolare della Grande Martire indipendentista. La VERITA’ PROFONDA vive nel Sintimentu, concrezione di Cuore e Cervello, e si manifesta come può. La r/esistenza continua. Chi vuol capire, capisca.

@La comunità siciliana TerraeLiberAzione.

devoti-ducitti

trasi e leggi -> https://terraeliberazione.files.wordpress.com/2018/02/agata-liber.pdf

sant-agata_250x380Sant’Agata vista da Modigliani.

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Battaglie dell’Aria sull’Isola Contesa

Trapani-Birgi / Tragicomiche LOW COST: tra contest tedeschi, comarketing irlandesi e paesani “Aiuti di Stato”.

In Europa- sulla scia del boom di Ryanair e Easyjet- è ormai tempo di low cost a lungo raggio (Norwegian). Mentre le varie British, Air France, Lufthansa…si sono “arrese attivamente” e hanno varato le loro filiali a tariffe basic.

Ora è il Tempo dell’Asia. Dieci anni fa solo 8 voli su cento erano low-cost. Oggi volano verso il 30%. Le sole compagnie del sud-est asiatico hanno in ordinazione a Tolosa ben 300 Airbus A321 Neo: aerei di “piccole dimensioni” ma con autonomie di viaggio senza scalo sulle rotte fino a 8 ore… La Philippine Airlines -per esempio- lo dedicherà alle rotte per l’India e l’Australia.

E l’Asia, che arriva dopo, sa correre. E’ già iniziata la “concentrazione” : cinque compagnie low cost – quattro cinesi e una coreana – si sono consorziate in U-Fly: è una “rivoluzione permanente” che cambierà -dai Cieli dell’Asia – la percezione stessa dello spazio-tempo nel Mondo. Atterriamo!. E’ l’Epoca del volo aereo a costo di AIRBUS.

In autunno 2017 è andato in scena un curioso “contest” su Internet organizzato dalla compagnia low cost tedesca Lufthansa Eurowings -Dodici città in concorso –Berlino gioca!- per decidere quale sarebbe stata una nuova destinazione da aggiungere al network della neo-compagnia tedesca di bandiera in versione low cost. In gara anche Trapani-Birgi, a lungo in testa col 36% di voti – ma al “ballottaggio” su facebook -voto in diretta FbLive- ha vinto Mostar.- Con tutto l’affetto per la cara Mostar, ma qualcuno avrebbe potuto spiegare a Berlino che senza il SALE siciliano le autostrade tedesche sarebbero paralizzate dal ghiaccio ogni inverno!. E glielo svendono (felici e contenti: e senza contest).

Dal Virtuale al Reale. La “crisi sindacale” che investe il colosso irlandese Ryan Air si riflette intanto anche sullo scalo di Trapani-Birgi –che ne dipende al 96%!– col taglio secco del 60% delle tratte, dal 21 settembre.

Ma la questione si focalizza sul rinnovo dell’accordo di comarketing, che consiste in un piccolo contributo alla compagnia per valorizzare lo scalo: è il mondo delle low cost.

L’aeroporto trapanese è gestito da Airgest spa –un consorzio di 15 Comuni, ma non c’è Trapani: il Commissario che guida il capoluogo impantanato in un caos amministrativo surreale, il malcapitato ex procuratore Francesco Messineo, ha detto “NO!” all’intervento: il comarketing si configura come “Aiuto di Stato” e dovrebbe passare al vaglio dell’Unione Europea. (Pare ci sia anche un ricorso al Tar da parte dei banditi colonialisti di Alitalia!).

In realtà, negli ultimi dieci anni, gli aeroporti italiani hanno speso in comarketing 1,2 miliardi di euro: Orio al Serio (Bergamo) investe più dei quattro aeroporti siciliani messi insieme: 33 milioni.

SINDACATI TRICOLORATI -> “Chiederemo al Prefetto di convocare un incontro per sollecitare i sindaci a rinnovare l’accordo di co-marketing”: PREFETTI, SINDACI, COMMISSARI, SINDACALISTI… della sicilietta italienata, alle prese col Mondo del Secolo XXI, l’Epoca del volo aereo a costo d’autobus, tra Comarketing e presunti AIUTI DI STATO: per un pugno di euro, che valgono milioni di turisti e tanta libertà di movimento per tutti:  a un maltese verrebbe da ridere, qui c’è solo da piangere.

Gennaio 2018. L’AIRGEST ha infine chiuso, malgrado il caos di polemiche miserabili, un nuovo accordo di comarketing, attraverso un bando aperto al quale ha però partecipato solo Ryanair, che si riprende il suo scalo dorato al Centro del Mediterraneo, nell’Isola REMOTA di Bruxelles, che elemosina sconticini per la sua insularità “periferica e handicappata”!. Per la cronaca: 14 milioni di euro per 28 mesi. E’ niente, meno di quanto “frutta” una Torre eolica dei “Ladri di Vento”, che paghiamo nella bolletta elettrica più colonialista d’Europa!. Quanto a Birgi, è utile ricordare che sullo scalo trapanese incombe potente ed esplicito un VINCOLO MILITARE. Sorvoliamo!.

A prescindere: per i 4 aeroporti siciliani è di vitale urgenza coordinarsi e stabilire insieme più collegamenti internazionali “point to point”, bypassando gli hub tricolorati e colonialisti di Fiumicino e Malpensa: che ci tagliano le Ali. Non basta, ma sarebbe già qualcosa. “Noi siamo afflitti sia dallo sviluppo della produzione capitalistica, che, ancor più, dalla mancanza di questo sviluppo”. (Karl Marx)

@TERRAELIBERAZIONE.

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dal Report interno 2017 – Istituto TerraeLiberAzione.

Dicembre 2017. A Comiso, la Soaco –che gestisce l’aeroporto Pio La Torre- ha raggiunto un accordo con Air Malta, potente compagnia statale della piccola e dinamica repubblica indipendente del Mediterraneo, membro dell’Unione Europea. La durata del volo sarà di circa 20 minuti. Air Malta metterà a disposizione gli airbus A320, con 168-200 posti a bordo. Prezzi a partire da 39 euro. Amunì!.-

Malta –da Catania- è già una destinazione collaudata dai Siciliani, da decenni, per l’incoming e per l’outgoing: dall’aeroporto di Malta, infatti, si può proseguire –a costi ridotti- verso il Mondo. La Sicilia –l’Isola REMOTA di Bruxelles- è una colonia stracciona e piagnona; per fortuna abbiamo cugini POLITICAMENTE indipendenti,  che si stanno sviluppando anche grazie a un FLUSSO REGOLARE di CORRENTE ELETTRICA (che pagano a caro prezzo!) e che viene RAPINATA da ROMAFIA al POPOLO SICILIANO.

 

 

 

 

 

NO! NO! NO! – a un “REFERENDUM CONSULTIVO” PER INSERIRE L’INSULARITÀ “PERIFERICA E HANDICAPPATA” nello STATUTO SICILIANO!. Non siamo periferici, né handicappati!. Il “Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea” può essere “scomodato” per ben altre Ragioni e lo “Statuto” del 1946 va riformato semmai nel suo Art.1, che sancisce ormai la dipendenza neocoloniale della Sicilia da questo Stato italiano, negando l’esistenza stessa di un POPOLO SICILIANO.

Se “paghiamo cara” la nostra insularità mediterranea –al Centro di un Mondo!- non è colpa della Geografia, ma solo di uno Spettacolo neocoloniale alimentato anche dalla nostra Alienazione mentale, politica e culturale. Dalla “nostra” ignoranza geostorica e geopolitica.

Le “tariffe aeree” vanno negoziate, con Forza, con o senza ENAC, con le compagnie aeree. A prescindere: per i 4 aeroporti siciliani è di vitale urgenza coordinarsi e stabilire insieme più collegamenti internazionali “point to point”, bypassando gli hub tricolorati e colonialisti di Fiumicino e Malpensa: che ci tagliano le Ali. Non basta, ma sarebbe già qualcosa. Altro che svendita all’asta global degli aeroporti di Catania-Fontanarossa & Comiso (per sanare i debiti di CamCom torbide, parassitarie e squattrinate)!.

E serve una normale Compagnia aerea siciliana al servizio dello sviluppo del sistema-Sicilia nel Mondo del Secolo XXI. Le sole compagnie del sud-est asiatico hanno in ordinazione a Tolosa ben 300 Airbus A321 Neo: aerei di “piccole dimensioni” ma con autonomie di viaggio senza scalo sulle rotte fino a 8 ore… In Sicilia ne basterebbero una dozzina per decollare sulle nostre Ali, da questo Cielo popolato di droni militari, compagnie straniere e “santi che non funzionano”!.

“Noi siamo afflitti sia dallo sviluppo della produzione capitalistica, che, ancor più, dalla mancanza di questo sviluppo”. (Karl Marx)

@Catania, 30/1/2018. La Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”.

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