I mercenari europei della “Nave Nera” C-STAR, armati e pagati per recitare uno spot pubblicitario, non sono i benvenuti nella Sacra Terra dei Siciliani. Ci mancavano solo loro, nella Tragedia che l’imperialismo inglese & derivati ha imposto ai decerebrati popoli del Mediterraneo!.

La cosa seria da FARE è chiedere all’Autorità portuale di Catania (e a tutte le altre) di negare l’approdo. Motivazione: grave danno di immagine alla città di Catania – oltre a rischi per l’ordine pubblico. Ci basta e avanza. Lo spettacolo lo lasciamo volentieri alle esagitate associazioni piccoloborghesi: di destra, di sinistra: poi, a “mangiarci”, muti-muti, sono quelli di “centro”.

Al PORTO di CATANIA, difendiamo solo i PESCATORI siciliani, massacrati dall’UE e dai mercenari politicanti nostrani!.

A prescindere, i Siciliani siamo ostaggi dell’IMPERIALISMO NORDICO, privi di qualunque SOVRANITA’ sul “nostro” TerraMare e sul corrispondente Spazio Aereo. Ma questa, per i colonizzati nostrani –specie i volenterosi ultras delle contrapposte “tifoserie” – è difficile da capire.

Nell’Isola delle 913.000 case svuotate dalla C.E.M. -Coercive Engineered Migration- che la dissangua ciclicamente da un Secolo- lo Spettacolo coloniale inscena “di tutto e di più”:  anche sulla pelle di profughi e naufraghi dell’imperialismo europeo che massacra da secoli l’Africa. Ora ci dobbiamo sopportare pure l’Opra dei Pupi di ONG colorate, C.A.R.A., SPRAR, HOT SPOT & Navi Nere!. E il diversivo della campagna razzista che alimenta le nebbie fitte di una Sicilia italienata, accecata e perduta a sé stessa.

@Comunità Siciliana “TerraeLiberAzione”- Fronte del Porto.

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Das Institut „Terra e LiberAzione“ hat berechnet, dass der souveräne Raum des sizilianischen Volkes – außer den 25.832 km2 an Bodenfläche des Archipels der Sizilianer – von Natur aus auch über 20.000 km2 an territoriale Gewässer besitzt, die theoretisch durch internationales Recht anerkannt sind. Die Souveränität über den Luftraum, in dieser sogenannten „Insel ohne Himmel“, würde übrigens über 45.000 km2 betragen.

Das „italienische“ Sizilien ist nicht bloß eine Kolonie des 1860 geborenen zerlumpten Imperialismus, der schon damals von freimauerisch-mafiösen, toskanisch-padanischen Kräften angetrieben wurde und der mit der anglo-piedmontesischen Invasion und Beziehung zu Washington aus Siziliens geostrategischen Lage Kapital schlug. Die strittige Insel ist nun gänzlich zu einer drehbaren Plattform für militärische Manöver und Energieerzeugung geworden. Ein neuralgisches Gelenk weitreichender geopolitischer Szenarien. 

Es ist das „italienische Sizilien“, das in der militaristischen Orgie von 1915 erfunden wurde und in der „nazionalisierung der Massen“ (aus dem italienischen: nazionalizzazione delle masse) des 20-jährigen Faschismus versiegelt wurde.

Es ist das amerikanische Sizilien, das von Rom aus geleitet wird, mit dem Alibi eine falschen Autonomie: Eine autonome Region mit Sonderstatus, die unter Sonderüberwachung steht. Eine als autonome Region: Sizilien ist schlimmer dran als Puerto Rico.

@TERRAELIBERAZIONE.

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Un gip di Siracusa, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di due impianti industriali: lo stabilimento Esso e gli stabilimenti Isab Nord e Isab Sud del polo petrolchimico siracusano. E’ un provvedimento senza precedenti. E oggi è Venerdì…la Borsa dormicchia…

Un pool di sostituti, coordinati dal capo della Procura Francesco Paolo Giordano, al termine di un’indagine scattata due anni fa, ha accertato un «significativo contributo al peggioramento della qualità dell’aria dovuto alle emissioni degli impianti». Nel suo provvedimento il gip subordina la restituzione degli impianti «all’imposizione di prescrizioni per consentirne l’adeguamento alle norme tecniche vigenti». L’indagine si è avvalsa di una consulenza tecnica collegiale redatta da esperti di livello nazionale ed è consistita in audizioni e acquisizioni di dati e documenti. Il sequestro è stato eseguito dal Nictas e dall’aliquota della Polizia della Procura.  

Il gip ha dato 15 giorni di tempo alle società per decidere se aderire alle prescrizioni. Sia la Esso, che la raffineria impianti Sud dovranno ridurre le emissioni provenienti dall’impianto «con la copertura delle vasche costituenti l’impianto di trattamento acque». Dovrà essere presentato un progetto che non dovrà eccedere i 12 mesi, con garanzia fideiussoria. Gli stabilimenti Esso, Isab Nord e Isab Sud dovranno effettuare il monitoraggio del tetto di tutti i serbatoi contenenti prodotti volatili o mantenuti in condizioni di temperatura tali da generare emissioni diffuse; realizzare impianti di recupero vapori ai pontili di carico e scarico; adeguare i sistemi di monitoraggio delle emissioni, attraverso l’adozione di sistemi di monitoraggio in continuo, mettendo a disposizione i dati registrati per via telematica all’Arpa di Siracusa. 

Solo lo stabilimento Esso dovrà ridurre il livello delle emissioni in atmosfera sino al rispetto dei livelli previsti delle migliori tecnologie disponibili, in particolare la riduzione degli ossidi di zolfo in due camini, e degli ossidi di azoto in 21 camini.

IL MARE COLOR DEL MERCURIO

Questo nostro intervento è uscito nel 2002… anche su diversi giornali (La Sicilia ecc.) e siti web.

Priolo (Sicilia)- L’hanno visto in tanti il mare color del mercurio il 10 settembre scorso su quella che fu, un tempo, la costa degli Dei. Sikani e Siculi, pacifici coloni megaresi e mercanti punici, oltre tremila anni fa, celebravano la Vita a Thapsos e in quelle terre che galleggiavano sulle dolci acque di un’immenso lago sotterraneo… Questa natura generosa permise fioriture di civiltà almeno fino alla caduta della Siracusa di Archimede nella trappola di Roma, che saccheggiò la pentapoli aretusea e ridusse la Sicilia in granaio e galera di schiavi, i quali si rivoltarono in più occasioni restituendo all’uomo la dignità che un Potere devastante gli aveva sottratto.

Questa Sicilia ne ha viste di tutti i colori…ma il mare color del mercurio, e i pesci morti, e i criaturi che nascono deformi, e i nostri amici di Priolo, e Melilli, ed Augusta, e Belvedere… che a quarantanni se li porta via il cancro fulminante, accuddhì… tutto questo non s’era mai visto. Ora, una tempesta giudiziaria nel mare color del mercurio, ci sta restituendo le cifre di quello che sapevamo già, anche se pochi hanno avuto il coraggio di parlarne, in questi anni di silenzi complici, ricatti e paure: 1100 bambini nati deformi, migliaia di aborti “terapeutici” (quasi uno al giorno!), cancro di massa…devastazioni ambientali irrimediabili. Se non è colonialismo questo!

Il sottosuolo è stato svuotato d’acqua pura dall’idrovora del petrolchimico, per decenni, e riempito di melme all’arsenico e al nichel, al benzene e all’ammoniaca…Hanno bruciato pare il 40-50 per cento dell’acqua siciliana: ogni discorso sulla crisi idrica dovrebbe cominciare da questi dati (qualcuno li renda noti, c’è uno studio della Regione ammucciato ora non so dove, ma c’è!). Il novanta per cento dei rifiuti speciali prodotti in Sicilia finiscono non si sa dove, in violazione di ogni legge e di ogni regola di buon senso.

Profitti! Profitti! Non vedono altro, e pure scherza qualcuno sulla morte della Terra: “butta a mare, sduvaca…che avveleniamo tutto!”, questo si dicevano certi di impunità…alcuni dei dirigenti Enichem arrestati il 16 gennaio 2003 su ordine della Procura di Siracusa, per “illegale smaltimento di rifiuti tossici”.Vorrei sperare che non finisca come a Marghera: tutti assolti, perchè non potevano sapere, lì, che il CVM provoca il cancro…In verità è addirittura dal 1949 che il CVM è segnalato come epatossico, causa del morbo di Raynaud e altre sciagure. La Corte marziale ci vuole e il reato è quello di strage!

Ecco: la Verità ci serve, tutta. Per restituire questo pezzo di Sicilia alla sua Bellezza originaria. E la Regione non faccia “spettacolo” annunciando di volersi costituire parte civile, veda piuttosto di porre fine alla cecità, di star vicina alle famiglie delle vittime che in massa, loro, dovrebbero costituirsi parte civile; la Regione, la Politica siciliana tutta, veda di elaborare un avvenire post-industriale per l’area siracusana, magari alzando uno sguardo siciliano sul Mondo, per scoprire che in Germania, nella Ruhr, che fu il cuore dell’industria tedesca (carbone ecc.), hanno messo in campo e realizzato in soli 10 anni ben 120 progetti integrati per la riconversione in polo culturale, turistico, per la ricerca e perfino per l’ecologia. Sarebbe la cosa da fare, ma non fra centanni. Intanto il mare ha ancora il color del mercurio e l’aria il sapore della morte.

Enrico Mattei si vantava spesso “di aver violato per ottomila volte leggi, decreti, ordinanze, perchè l’Agip potesse svolgere i propri lavori senza rispetto per i suoli e per i centri abitati”…Qualcuno lo vorrebbe pure santificare. Oggi qualche magagna viene a galla, ora che l’ENI sta uscendo dalla chimica e che l’unico indotto in espansione è quello rappresentato dalle cliniche oncologiche e affini (dopo mille denunce, perfino l’O.M.S., l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, parla di abnorme incidenza dei tumori nelle città siciliane della chimica, nonchè del 7 per cento di bambini nati deformi …Anche se Cuffaro, a Gela, disse: “l’inquinamento non esiste!” nè si può tacere di quella nota associazione ambientalista che promuove campagne nazionali coi danari della Montedison!).

Nella petrolchimica lo scenario è da sempre globale…Anche stavolta ciò che accade in Sicilia, accade nel Mondo. Ma neanche nella disperata Nigeria una multinazionale si può permettere di fare quello che stanno facendo in Sicilia e nel modo in cui lo stanno facendo. E la logica da petrolkiller è la stessa che, dai tempi di Cefis, punta solo a massimizzare i profitti considerando la sicurezza e la salute “un dogma da distruggere” (cito da un documento di programmazione della Montedison per il triennio 1978-1980).

In questi ultimi decenni di saccheggio neocoloniale del territorio siciliano sono riusciti anche a far scomparire nel “nulla” qualcosa come 150 milioni di tonnellate di rifiuti nocivi della petrolchimica: e non ci si venga a dire che è colpa della mafia, perchè quella, semmai, è solo una lurida “società di servizi”, nonchè il più comodo alibi spettacolare della dominazione neocoloniale sulla Sicilia. U pisci feti da testa e, sebbene di teste fetenti ce ne siano molte anche qui, questa non è in Sicilia.

@ 2000-2003. MARIO DI MAURO -Fondatore di TerraeLiberAzione

->leggi: https://terraeliberazione.wordpress.com/veleni/

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http://timesicilia.it/strage-via-damelio-si-indaghi-gladio-sulloperazione-britannia/

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Protocollata oggi, 19/07/2017-h.9.14

ISTITUTO MEDITERRANEO PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA –“TERRAELIBERAZIONE” (…)

All’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Piazza G. Verdi, 6/a

00198 Roma

Oggetto: Integrazione alla nostra segnalazione all’A.G.C.M. – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato- inviata in data 11 luglio 2017 h.9.28- nella quale si sollecita l’avvio di una indagine conoscitiva a fronte di un “evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990) determinato peraltro dall’utilizzo privatistico ed esclusivista delle storiche denominazioni degli “ANTICHI GRANI SICILIANI” (Timilia, Maiorca, Russello…) e della stessa definizione generale di “ANTICHI GRANI SICILIANI”, tutti “marchi registrati” –fin dal 2013- da parte della società “Terre e Tradizioni”, srl con sede legale in Via IV Novembre, 24 – 37126 Verona (VR), Italia -Tel. +39 045 7364410 – info@terretradizioni.it – sito: http://terretradizioni.it/ – P.IVA 05001570877.

Documento allegato: lettera della suddetta società veronese “Terre e Tradizioni”, che rinuncia alla titolarità dei marchi in oggetto proponendone la cessione “a un centesimo” alla Stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone (struttura della Regione Siciliana).

Prendiamo atto della “buona volontà” della società veronese “Terre e Tradizioni”, ma la valutiamo, nella forma, tecnicamente irricevibile, acquisito peraltro anche il parere dell’assessore regionale all’Agricoltura, on. Cracolici, e di diversi deputati regionali, tra cui Angela Foti (M5S) e Concetta Raia (PD).

La nostra Regione non può acquistare una “cosa” che è già sua!. E l’ETNA non si “brevetta”!. Né la “MATERIA PRIMA” brevettata in oggetto –alla luce del Codice della proprietà industriale- ci pare abbia acquisito alcun “carattere distintivo” nell’attività della società veronese “Terre e Tradizioni”.

In forma bonaria intimiamo dunque alla srl “Terre e Tradizioni” di voler procedere alla cancellazione di tutti i marchi commerciali in oggetto dal registro dell’Ufficio Marchi e Brevetti del Mi.S.E. -Ministero dello Sviluppo Economico. Entro e non oltre il 31 agosto c.a., e a darne anche documentata e pubblica informazione. Decorso il termine non potremo che ricorrere, tra l’altro, al Tribunale per le Imprese a Tutela di un Diritto storico del Popolo Siciliano, che trascende la stessa questione in oggetto.

Rinnoviamo, dunque, integrandola, la nostra richiesta di avvio di una indagine conoscitiva da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a fronte di una situazione che presenta e, temiamo, presenterà molteplici criticità, anche in relazione alla libera concorrenza sui mercati (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990).

LA COCACOLA può essere “registrata”, la COCA, no!. E qui difendiamo FARINA, non COCA!

Catania, 19/07/2017.
Mario S. Di Mauro – presidente dell’ ISTITUTO MEDITERRANEO PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA –“TERRAELIBERAZIONE”

->leggi anche: https://terraeliberazione.wordpress.com/2017/07/11/grani-antichi-siciliani-sotto-scacco-mario-di-mauro-di-terraeliberazione-si-rivolge-allantitrust/

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COMUNICATO
L’Associazione Simenza – Cumpagnìa Siciliana Sementi Contadine desidera esprimere il proprio sentito ringraziamento all’ “Istituto Mediterraneo per la democrazia diretta – TerraeLiberAzione” ed in particolare al suo Presidente Mario Di Mauro, per il costante ed operativo impegno profuso nella difesa delle denominazioni dei frumenti antichi siciliani oggetto di registrazione, sotto forma di marchi commerciali, da parte di diversi soggetti.
Simenza nasce per tutelare e valorizzare la biodiversità siciliana di interesse agrario e si pone al fianco di “TerraeLiberAzione”, in tutte le sedi, nella lotta per la difesa dei diritti storici del popolo Siciliano minacciati da meri interessi che trascendono la stessa questione in oggetto.
Simenza nel prossimo mese di settembre pubblicherà i disciplinari di produzione che, attraverso sistemi di garanzia partecipata, slegati da logiche legate a una burocrazia opprimente e poco efficace, regoleranno e garantiranno la filiera dei grani antichi siciliani, tutelando produttori e consumatori in termini di qualità e sicurezza dei prodotti.
La battaglia in questione si risolverà soltanto quando verranno cancellati tutti i marchi commerciali che riguardano la biodiversità Siciliana dal registro dell’Ufficio Marchi e Brevetti del Mi.S.E. – Ministero dello Sviluppo Economico; nessuna forma di mediazione verrà consentita.
A questo scopo auspichiamo la partecipazione attiva di quanti hanno a cuore i Diritti dei Siciliani.

Il Presidente di Simenza
Giuseppe Li Rosi

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LA COCACOLA può essere “registrata”, la COCA, no!. E questa è FARINA, non è COCA!. Andiamo Avanti!, all’ANTITRUST e sui TERRITORI, senza guardare in faccia nessuno, per la DIFESA TOTALE dei GRANI SICILIANI ORIGINALI!.

https://terraeliberazione.wordpress.com/2017/07/11/grani-antichi-siciliani-sotto-scacco-mario-di-mauro-di-terraeliberazione-si-rivolge-allantitrust/

@TERRAELIBERAZIONE- per la DIFESA TOTALE dei GRANI SICILIANI “ANTICHI”.

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UNA FLOTTA di “CANADAIR” anti-incendio, pattugliamento marittimo e ricerca e soccorso -una decina- si arma con appena 350 MILIONI. PERFINO A RATE!. Qui si bruciano miliardi ogni mese, lo Stato italiota ce ne ruba altrettanti…
Cosa ci stiamo aspettando?

Intanto cosa succede?. In breve: quando si decide di intervenire per spegnere un incendio? Il primo intervento è della Regione che manda i suoi gruppi antincendio – che non percepiscono una lira – a mala pena ottengono il rimborso delle spese di benzina. Se queste squadre non riescono a spegnere l’incendio (e ciò accade molto spesso), la Regione chiama il COAU (il dipartimento antincendi della Protezione Civile) e –ci dicono- “arrivano i Canadair al costo orario di oltre 15.000 euro o gli elicotteri, al costo di 5000 euro all’ora. La Regione Siciliana spende mediamente una decina di milioni per gli elicotteri e circa tre milioni per i Canadair”. Diciamola così: la Regione italienata passa alla Protezione Civile circa 13 milioni di euro l’anno, puliti-puliti. Chi ha interesse a che questo business vada avanti? Inoltre, cominciano a sorgere gruppi privati di flotte aeree antincendio – spinte dal numero sempre crescente di incendi. Altro che “mafie pecoraie” e “forestali piromani”, che recitano solo da utili comparse in questa tragicommedia coloniale della “Terra bruciata”!.

Nell’epoca del volo aereo, il cielo siciliano è totalmente colonizzato da una peste di aerei militari e compagnie straniere (tutte!). E l’Isola contesa è vigilata da una rete formidabile di satelliti e droni imperialisti–con o senza MUOS-che vedono una formica anche da altezze kilometriche: non vedono processioni di camion che scorazzano per anni scaricando veleni e ammorbando interi territori, né s’avvedono di piromani-terroristi che bruciano indisturbati preziosi campi di grano antico perfino a Niscemi!.

mariodimauro- fondatore di TERRAELIBERAZIONE.
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 Il Viking Air 415 Superscooper, precedentemente conosciuto come Canadair CL-415 SuperScooper e Bombardier 415 SuperScooper (codice costruttore CL215-6B11, codice ICAO CL2T), è un aereo anfibio bimotore turboelica ad ala alta, con incarichi multimissione ad uso civile, prodotto inizialmente dall’azienda canadese Canadair e poi dalla Bombardier Aerospace dagli anni novanta, e dalla Viking Air Limited a partire dal 2016.

Nella sua configurazione primaria è concepito per la lotta aerea antincendio, con la possibilità di operare efficientemente in regioni densamente forestate e ricche di specchi d’acqua. La versione multi-ruolo opera anche per pattugliamento marittimo e ricerca e soccorso (SAR).

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Grani antichi siciliani sotto scacco: Mario Di Mauro di TerraeLiberAzione si rivolge all’Antitrust

11 Lug 2017 (Giulio Ambrosini)

Il battagliero presidente di TerraeLiberazione, Mario Di Mauro, cofondatore del movimento contadino Simenza si è rivolto all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), sollecitando l’avvio di “una indagine conoscitiva a fronte di un ‘evidente impedimento alla concorrenza sui mercati”. I nostri dubbi non sono campati in aria: la società veronese chiede il pagamento di royalties per l’utilizzo delle suddette storiche denominazioni dei grani antichi della Sicilia  

Il ‘caso’ Tumminìa o Timilia – il nome di una nota varietà di grano duro antico della Sicilia registrata come marchio assieme ad altre varietà di grani antichi dell’Isola – continua a far discutere. Le ultime notizie arrivano da Mario Di Mauro, presidente dell’Istituto Mediterraneo per la Democrazia Diretta TerraeLiberAzione e cofondatore del movimento contadino Simenza – che ha presentato all’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) la richiesta di avvio di “una indagine conoscitiva a fronte di un ‘evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990) determinato peraltro dall’utilizzo privatistico ed esclusivista delle storiche denominazioni degli ‘ANTICHI GRANI SICILIANI’ (Timilia, Maiorca, Russello…) e della stessa definizione generale di ‘ANTICHI GRANI SICILIANI’, tutti ‘marchi registrati’ – fin dal 2013 – da parte della società ‘Terre e Tradizioni’, srl con sede legale in Via IV Novembre, 24 – 37126 Verona (VR), Italia”.

Si parte dalla “lettera ingiuntiva inviata dalla suddetta società veronese ‘Terre e Tradizioni – nel maggio 2017 – a una moltitudine di agricoltori siciliani, nella quale viene rivendicato anche il pagamento di royalties per l’utilizzo delle suddette storiche denominazioni”.

“La stessa srl veronese – leggiamo sempre nella richiesta di mario Di Mauro – ‘Terre e Tradizioni’ dichiara, correttamente, sul suo sito commerciale, che, ad esempio: ‘La Timilìa è una varietà di grano duro in via di estinzione, tipica del centro della Sicilia. Rappresenta la biodiversità Siculo-Mediterranea ed è il frutto di selezioni naturali millenarie’. Lo dicono anche loro! Il movimento siciliano TerraeLiberAzione -di cui lo scrivente Istituto è organo – è impegnato dal 1984 nella difesa e valorizzazione della biodiversità siciliana, è radicato nei territori e sente il dovere di raccogliere e sintetizzare civilmente lo smarrimento e l’indignazione di migliaia di Siciliani, in forma primaria di ‘segnalazione’, sottoponendo la questione al vaglio della A.G.C.M. – l’Antitrust – e sollecitando l’avvio di una URGENTE indagine conoscitiva a fronte di un più che ipotizzabile evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990)”.

“Ci teniamo infine a chiarire – prosegue Di Mauro – che non v’è alcuna ‘Guerra Sicilia-Veneto’, come perfino deputati in ‘delirio elettoralistico’ sostengono: c’è un problema, determinato dall’arretratezza culturale e strutturale ‘interna’ e da un ‘sistema ostile’ globale, che – nella nostra Analisi – caratterizzano in termini neocoloniali la Realtà siciliana. A prescindere, è un Dovere del nostro ‘Cammino organizzato nella CoScienza’ chiarire i Problemi e proporre Soluzioni razionali. Punto. Siamo fiduciosi che l’A.G.C.M. prenderà in urgente considerazione la presente segnalazione”.

Intanto Giuseppe Li Rosi, protagonista di Simenza (in questo articolo potete leggere approfondire il lavoro fatto in questi anni da Li Rosi) interviene sulla vicenda con un post su facebook per spiegare come stanno le cose.

“Cari amici e conoscenti di Facebook – scrive Li Rosi – non pensavo di utilizzare questo social per difendermi da alcuni attacchi subdoli verso la mia persona fatti da poveri inetti che pensano di elevarsi a paladini di Sicilia. Ma le continue segnalazioni fattemi da amici, che stanno difendendo la mia persona, circa alcune insinuazioni fatte su Facebook sulla mia attività, mi spingono a fare alcune precisazioni circa la questione delle diffide fatte da Terre e Tradizioni alle aziende che utilizzano le denominazioni varietali Timilia, Maiorca e Strazzavisazzi”.

“Le registrazioni dei marchi – prosegue Li Rosi – furono fatte dalla società TeT nel 2013 mentre io ero il presidente della stessa. Ma su quella decisione i miei soci mi trovarono CONTRARIO. La registrazione fu fatta comunque perché in democrazia vince la maggioranza. Nel 2014, poi, consegnai una dichiarazione a Rete Semi Rurali dove dichiaravo che da parte di TeT nessuna pretesa e nessuna richiesta di diritti o royalties è stata, né sarà fatta a coloro che utilizzeranno le denominazioni varietali”.

“Nel 2015 rassegnai – prosegue il post – le mie dimissioni da TeT per ‘dissapori insorti in merito agli indirizzi di gestione della società e, da ultimo, la paventata volontà di spostare la sede legale al di fuori del territorio siciliano, decisione contraria alle origini ed agli scopi sin qui perseguiti dalla nostra società’. Nel luglio 2017 recedo definitivamente da TeT. Le diffide, quindi, non sono partite dalla mia persona e non vengono e mai verranno da me condivise. Devo dare atto, però, che l’attività di Terre e Tradizioni ha portato alla ribalta Nazionale il patrimonio dei ‘Grani Antichi’ siciliani. Ed oggi molti godono di questo. Perfino i miei detrattori”.

“Devo anche segnalare – prosegue Li Rosi – la campagna mediatica sui social gestita da alcuni ‘galantuomini’, che hanno accusato la mia persona di essere coinvolta in queste diffide: essa è strumentale ad interessi suoi personali e ad alcuni suoi colleghi associati. Infine, segnalo anche il comportamento incomprensibile di chi ha iniziato a calunniarmi sul fatto che egli, avendo chiesto, addirittura, aiuto alla mia persona tramite terzi e dopo aver avuto informazioni importanti per poter procedere ad una bozza di difesa, sfruttò il fatto per insinuare ‘depistaggi’. Questo è un atteggiamento da ‘siculicani’ e la Sicilia non ha bisogno sicuramente di questo tipo di azioni che dividono le persone in più fronti, si crea solo confusione togliendo energie alla difesa del patrimonio nostro”.

“La questione Veneto-Sicilia – prosegue il post – è la solita barzelletta di coloro che non hanno argomenti per valorizzare la propria esistenza in un’Isola complessa come la Sicilia. Esiste, invece, e purtroppo, una richiesta di diritti da parte di una società non siciliana su denominazioni che appartengono alla nostra storia. Le denominazioni delle varietà siciliane verranno difese strenuamente e su tutti i fronti da me e dall’Associazione Simenza che in questo momento rappresento. Verranno difese nei modi e nelle sedi opportune senza creare polveroni populisti su social e su quotidiani”.

“Questi atteggiamenti possono solo creare divisioni e farci rischiare di perdere diritti millenari. E non pensavo che dovevo difenderli iniziando dalla stupidità di alcuni… Scrivere sui social, in risposte nido e bloccando le visualizzazioni e il più becero tra i sistemi di comunicazione.
Ad Maiora Sicilia!

Ai sensi dell’art. 13 del Codice della proprietà industriale, non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni privi di carattere distintivo. Nel caso di specie, la parola “timilia” è parola di uso comune nel linguaggio corrente, come nel linguaggio commerciale, ciò perché designa la specie di un grano antico siciliano. Quindi, “timilia”, comunque accentato o variato in relazione ai differenti dialetti siciliani, non assume alcun carattere distintivo di un prodotto commerciale, trattandosi di specie botanica del grano duro, secondo la tassonomia agricola.

Per il Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di imprese, la registrazione di una parola di uso comune costituisce non solo la violazione della leale concorrenza, ma rende “suscettibili di appropriazione anche termini o simboli facenti parte della storia della lingua e della vita quotidiana e non risultato di ricerca di mercato, di studio o di un’originale intuizione commerciale”.

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—ore 20.

Siamo lieti di informarti che la società “Terre e Tradizioni Srl” di Verona ci ha appena comunicato di rinunciare unilateralmente alla difesa dei marchi dei GRANI SICILIANI ANTICHI che ha registrato lasciandone il libero uso a tutti. Vigileremo sulla formalizzazione della rinuncia, ma ne prendiamo atto volentieri. La lettera è firmata e la questione potrebbe chiudersi rapidamente senza “feriti”.

Noi –all’Antitrust- andiamo avanti lo stesso, rimodulando a 360°. E che serva da avvertimento. Noi non stiamo giocando. Questa è una Vittoria, ma la battaglia vera è sulla FILIERA AGRO-INDUSTRIALE.

Mario Di Mauro (TerraeLiberAzione) e Giuseppe Li Rosi (Simenza)

ISTITUTO MEDITERRANEO PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA –“TERRAELIBERAZIONE”

All’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Piazza G. Verdi, 6/a –00198 Roma

Oggetto: segnalazione all’A.G.C.M. – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sollecitando l’avvio di una indagine conoscitiva a fronte di un “evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990) determinato peraltro dall’utilizzo privatistico ed esclusivista delle storiche denominazioni degli “ANTICHI GRANI SICILIANI” (Timilia, Maiorca, Russello…) e della stessa definizione generale di “ANTICHI GRANI SICILIANI”, tutti “marchi registrati” –fin dal 2013- da parte della società “Terre e Tradizioni”, srl con sede legale in Via IV Novembre, 24 – 37126 Verona (VR), Italia -Tel. +39 045 7364410 – info@terretradizioni.it – sito: http://terretradizioni.it/ – P.IVA 05001570877.

Documento allegato: lettera ingiuntiva inviata dalla suddetta società veronese “Terre e Tradizioni” –nel maggio 2017- a una moltitudine di agricoltori siciliani, nella quale viene rivendicato anche il pagamento di royalties per l’utilizzo delle suddette storiche denominazioni.

La stessa srl veronese “Terre e Tradizioni” dichiara, correttamente, sul suo sito commerciale, che, ad esempio: “La Timilìa è una varietà di grano duro in via di estinzione, tipica del centro della Sicilia. Rappresenta la biodiversità Siculo-Mediterranea ed è il frutto di selezioni naturali millenarie”. Lo dicono anche loro!.

Il movimento siciliano TerraeLiberAzione -di cui lo scrivente Istituto è organo- è impegnato dal 1984 nella difesa e valorizzazione della biodiversità siciliana, è radicato nei territori e sente il dovere di raccogliere e sintetizzare civilmente lo smarrimento e l’indignazione di migliaia di Siciliani, in forma primaria di “segnalazione”, sottoponendo la questione al vaglio della A.G.C.M. –l’Antitrust- e sollecitando l’avvio di una URGENTE indagine conoscitiva a fronte di un più che ipotizzabile “evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990).

Ci teniamo infine a chiarire che non v’è alcuna “Guerra Sicilia-Veneto”, come perfino deputati in “delirio elettoralistico” sostengono: c’è un problema, determinato dall’arretratezza culturale e strutturale “interna” e da un “sistema ostile” globale, che –nella nostra Analisi- caratterizzano in termini neocoloniali la Realtà siciliana. A prescindere, è un Dovere del nostro “Cammino organizzato nella CoScienza” chiarire i Problemi e proporre Soluzioni razionali. Punto.

Siamo fiduciosi che l’A.G.C.M. prenderà in urgente considerazione la presente “segnalazione”.

Catania, 11/07/2017.

Mario S. Di Mauro – presidente dell’ ISTITUTO MEDITERRANEO PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA –“TERRAELIBERAZIONE”

GRANI SICILIANI ANTICHI?.

Privatizzati in Veneto!. E ora?.

Il movimento siciliano TerraeLiberAzione “segnala” la questione all’A.G.C.M. –l’Antitrust, sollecitando l’avvio di una indagine conoscitiva a fronte di un “evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990).

Cu ‘mpresta ‘u so cavaddhu, prestu va a pedi! (Colui che presta il proprio cavallo, presto si ritrova a piedi).

Catania-Verona, 8 luglio 2017. E’ un “furto” legalmente brevettato quello dei “GRANI SICILIANI ANTICHI” (marchio registrato nel 2013, pare con ben altre dichiarate finalità), compiuto dalla srl “Terra e Tradizioni” di Verona, tutelata dallo “studio legale-anwaltskanzlei Salvà-Mellarini-De Carlo di Merano, che ora chiede “legittimamente” le royalties ai sensi dell’art.12 del Codice della Proprietà Industriale.

Quella che racconteremo, anche da Verona, è una tragicommedia pirandelliana. Serve una filera agro-industriale, non le “commissioni scientifiche” regionali per appurare che i GRANI siciliani autentici sono siciliani, autentici e perfino grani!. Né serve la retorica ingessante dei “contadini custodi”. Si faccia anche questo, ma il MONDO non aspetta voi!. Ci finisce “INCuleit”, direbbe Crozza!. Ci mancavano solo i brevettatori colonialisti di biodiversità, che hanno legalmente raggirato tutti e tutto!. Abbiamo visto lontano.

Ci teniamo a chiarire che non c’è nessuna “Guerra Sicilia-Veneto”, e i nostri migliori alleati –in questa tragicommedia- vivono in Veneto (sia siciliani che veneti). Camminiamo Addhitta, alla larga da speculazioni mediatiche razzistoidi e sfogatoi reazionari da colonizzati falliti!. Abbiamo un problema, e va capito bene e risolto. Punto.

Intanto ecco i primi documenti:

Maggio 2017. La diffida colonialista a utilizzare la denominazione GRANI SICILIANI ANTICHI, Maiorca, Timmilia…

trasi e leggi > diffida TeT  

Marzo 2014. Una chiara lettera liberatoria dell’allora presidente di Terra e Tradizioni (Giuseppe Li Rosi) in cui si chiarisce il carattere di autotutela della registrazione in relazione a ritardi degli iter istituzionali di riconoscimento dei GRANI SICILIANI ANTICHI e dell’interesse pernicioso che stavano suscitando nelle grandi lobby globali. Va letta.

Marzo 2014. Sulla stessa linea, una lettera di Li Rosi a un “consorzio” in cui si chiarisce il totale diritto di uso delle denominazioni registrate da TeT in autotutela, chiarendo che l’azienda siciliana Li Rosi di Raddusa (Ct) si limita a difendere e valorizzare la materia prima a 360°: cosa che ha fatto e fa.

lettera-1

2-lettera

Dopo, in tre anni, succede di tutto. Fino alla tragicommedia coloniale che ci troviamo ad affrontare.

Per la cronaca, il dott. Li Rosi non ha più nulla a che vedere con la srl Terra e Tradizioni –si è opposto alle “diffide” ed è stato “liquidato”, fatto fuori: l’ingenuità si paga; l’iperattivo e generoso presidente pro-tempore della giovane “Simenza- cumpagnia siciliana sementi contadine” ha dato fiducia a persone sbagliate: da buon siciliano ingenuo, che si crede spertu: non è certo il primo, né sarà l’ultimo. Kista è a zita. Sulla questione della tutela commerciale (e non solo) li avevamo avvertiti, tutti, da tempo. I conti –anche nel movimento SIMENZA- li faremo dopo, ora c’è un problema grave da risolvere urgentemente. Insieme. E non sarà facile.

I “marchi” registrati nel 2013 potrebbero anche essere venduti a un vero colosso multinazionale, considerate anche le probabili condizioni debitorie che abbiamo riscontrato a carico del loro attuale titolare, che ci risulta ormai socio unico della srl Terra e Tradizioni di Verona. Non si tratta di una multinazionale, ma di una specie di avventuriero che l’ha messa in cu… a millenni di storia siciliana: ed è convinto, non senza qualche ragione, che in Sicilia viva una massa di idioti sconnessi dalla Realtà del Mondo. Niente di personale!.

In materia di marchi –e non solo- la sappiamo lunga. Ci mettiamo a disposizione di quanti si stanno attivando, chiarendo che noi andiamo avanti sollecitando un intervento diretto del ministro Martina e inviando una prima “segnalazione” all’A.G.C.M. –l’Antitrust, sollecitando l’avvio di una indagine conoscitiva a fronte di un “evidente impedimento alla concorrenza sui mercati” (art. 12, c. 2 della legge n. 287/1990).

Chi ha una idea migliore ci chiami. A meno che la Regione siciliana…vabbè, lasciamo perdere!. Ci stiamo muovendo a Roma e Verona, da indipendentisti siciliani concreti e dialoganti, scientifici e lungimiranti. Solo per Dignità e a spese nostre, meditando ormai un “vaffanculo generale”. Che Fare?. Ci dobbiamo registrare i nomi di fiumi, alberi, città…l’Etna?. E il nostro DNA no?.

Cu ‘mpresta ‘u so cavaddhu, prestu va a pedi!. Punto. (1-continua)

@ per l’Esecutivo Centrale di TerraeLiberAzione (S. Di Stefano, M. Di Mauro, Tom Mancuso, P. Valentini).

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DEMENZA REGIONALE

della Sicilia italienata

Palermo, gennaio 2017. Istituita con decenni di ritardo e solo su pressione del movimento siciliano SIMENZA- la “commissione regionale per la valutazione delle richieste di iscrizione delle varietà locali nell’apposita sezione del registro nazionale delle varietà da conservazione, si riunirà solo quando affluiranno le istanze degli aspiranti agricoltori custodi”.

LA COMMISSIONE è la GIURIA di un TALENT per “aspiranti agricoltori custodi”? O deve rapidamente produrre documentazione scientifica sufficiente alla “registrazione” di una biodiversità millenaria che è già studiata e conosciuta? Siamo alla follia!.

 A prescindere, non la museificazione della biodiversità, ma solo il suo ragionevole sviluppo di filiera -anche agroindustriale -salverà il paesaggio umano ed economico delle campagne siciliane, assicurando in primo luogo CIBO di QUALITA’ a prezzo ragionevole ai SICILIANI e agli ospiti del nostro Arcipelago. L’EXPORT -per quanto fondamentale- non è lo scopo primario di una Nuova Agricoltura!.

 Intanto, dipendiamo da Roma e Bruxelles anche per poter dire che la nostra millenaria SIMENZA è SIMENZA nostra millenaria. Ma chè per caso un chicco di grano è un prosciutto di coccodrillo, o una radio a colori?. Solo Nino Frassica li può aiutare!.

 Si continui pure a perdere tempo: tanto, di questo passo, alla fine vincono BAYER-MONSANTO, con le loro sementi sterili tricolorate da Coldiretti; e Barilla, che “scoprirà” anche i nostri grani antichi.

 In sintesi: non vediamo alcun NESSO LOGICO diretto tra REGISTRAZIONE di SEMENTI della BIODIVERSITA’ SICILIANA (non solo grano!) e “CUSTODI” delle stesse (in situ o dinamici?). Anche “l’informalità” della comunicazione che annuncia il TALENT show -per quanto provvidenziale– è discutibile…degna di questa Regione discutibile e in ritardo di decenni, per non dire altro.

L’IMPERIALISMO E’ UN ESTINTORE di BIODIVERSITA’ – Dalla repressione sofisticata che ha colpito per decenni i GRANI SICILIANI ANTICHI – allo STERMINIO delle VACCHE MODICANE…la BIODIVERSITA’ SICILIANA è stata disintegrata da uno SPETTACOLO COLONIALE TOTALITARIO, al costo di un fiume di miliardi europei della PAC erogati dall’AIMA prima, dall’AGEA poi. E’ stato però un SUICIDIO ASSISTITO -realizzato a A KILOMETROZERO (…) . A chi ci chiede: “cosa è il vero indipendentismo siciliano?”. Ecco, questo è: una LOTTA QUOTIDIANA organizzata nella CoScienza. Una CRITICA RADICALE allo Spettacolo coloniale della Sicilia italienata, che costruisce oggi il suo Avvenire. Semu Simenza.

 @ TERRAELIBERAZIONE.

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La nostra Analisi Strategica

Quale GRANO?

Catania, agosto 2016. In appena un secolo, almeno un centinaio di “grani antichi” sono spariti dal PAESAGGIO siciliano. La GUERRA COLONIALISTA che ha desertificato la plurimillenaria biodiversità granicola siciliana è stata condotta dall’inizio degli anni Settanta, di concerto con le Università, attraverso la corruzione sofisticata che ha dopato di euro-contributi e “integrazioni” l’intero mondo dei produttori, impaludandoli nella dipendenza dai grani sterili (BAYER)-MONSANTO&C. -bombardati coi RAGGI GAMMA- e nell’irrilevanza politica mediata da burocrazie più sterili delle sementi OGM: in realtà non si tratta più di una “classe” e neanche di un “ceto”, gli agricoltori puri ci sono ma non più degli “altri”. E’ comunque un “mondo” che potrebbe del tutto sparire senza lasciare alcuna traccia positiva del proprio passaggio.

Nella sconosciuta epopea millenaria del PAESAGGIO agrario siciliano non era mai accaduto nulla di simile. Le Regole dell’AGRObusiness IMPERIALISTA taroccano la QUALITA’ dei GRANI; trattano GRANO-MERCE; schiavizzano i PRODUTTORI piccoli e medi; “registrano” la biodiversità millenaria, privatizzandone l’utilità che viene trasformata in profitti miliardari.

Atterriamo. E’ urgente diffondere e difendere i GRANI SICILIANI ANTICHI nel respiro di una sovrana CULTURA AgroINDUSTRIALE e vaccinando il Cammino dalle ROBINSONATE bucoliche che vagheggiano reazionarie “economie di villaggio”. A kilometrozero c’è solo la FAME!.

Le condizioni climatiche dell’Isola permettono se non altro di poter fare a meno della chimica di sintesi nella produzione cerealicola: ma è un caso. Sia chiaro: anche la campagna siciliana è stata devastata dal ciclo quarantennale dell’agrochimica industriale e ancora oggi appare “Viet Nam” di pesticidi: oltre 200.000 tonnellate nell’ultimo biennio. E nella storica Isola-GRANAIO questo “modello di sviluppo” –tra i suoi effetti colonialisti più terrificanti- ha imposto anche le sementi sterili con l’inevitabile dipendenza che determinano.

Nella Sicilia profonda, in clandestinità per decenni, nell’irrisione generale, si è via via sviluppata una rete di produttori di Grani Antichi originali (Tumminia, Cappelli, Maiorca, Perciasacchi-Kamut, Pilusedda di Ustica…). Sia chiaro: ormai il fenomeno –di cui siamo parte attiva da decenni- è perfino di moda, il che lo protegge dall’aggressione sistemica più spudorata, ma le SEMENTI SICILIANE–che sono fertili e indipendenti dal ciclo delle sementi sterili e della chimica di sintesi- vengono appena tollerate: ne è perfino vietato il libero scambio tra produttori, che viene equiparato al “reato di spaccio”. Se vogliono ci arrestano!.

La superficie attualmente seminata a GRANI SICILIANI ANTICHI -semiclandestini e boicottati dalla LEGALITA’ COLONIALE- è di soli 3000 ettari su 280.000. Noi consideriamo SICILIANO AUTENTICO solo ed esclusivamente questo 1% del RACCOLTO 2016.

A prescindere: al di là della “integrazione comunitaria” (per ettaro seminativo circa 200 euro) il GRANO a 18 cent. al Kg equivale alla desertificazione totale di vasti paesaggi agrari seminativi che sarebbe errato convertire ad altre colture di ripiego.

La distruzione della biodiversità granicola siciliana comincia mezzo secolo fa…con l’adozione da parte dell’Italia dell’UPOV 91 la cui logica si risolve poi nel TIPS del W.T.O. (Organizzazione Mondiale per il Commercio). In breve: hanno aperto la via alla colonizzazione totalitaria dei grani imperialisti, regolarmente incentivati e sostenuti dalla PAC europea, rendendo CLANDESTINI i GRANI SICILIANI, peraltro proibendone ancora oggi lo SCAMBIO tra PRODUTTORI: si rischia l’arresto per spaccio!. La logica della globalizzazione imperialista produce –nelle sue serre legislative di ROMAfia Capitale- norme e direttive su tutto, anche per la “protezione nazionale di NUOVE varietà vegetali… per favorire l’iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza” (es: D.L. n. 30 -2005)–mentre il modo migliore per sviluppare l’iniziativa privata dell’AgroCOLONIALISMO toscopadano è quello di assassinare in silenzio i concorrenti più pericolosi, perché FERTILI e NON STERILI. E’ una GUERRA SEGRETA lunga mezzo secolo. E’ toccata ai GRANI SICILIANI autentici. Tutti muti!.

Ancora oggi –nel revival modaiolo dei grani antichi, che passerà presto- si stenta perfino a scriverlo!. E d’altro canto c’è chi urla invocando “blocchi navali” nazionalistici in un paese che DEVE IMPORTARE grano, olio, carne… per la sua AgroINDUSTRIA toscopadana. Blocchi navali…fateli pure!. Ammazzatevi tra di voi!. Di bloccato vediamo intanto il cervello forconato e tricolorato perfino di tanti produttori siciliani. Coldiretti e gli “ambientalisti colorati” non lo possono dire-> non si deve sapere che “il nemico è a casa nostra”: è BAYER-MONSANTO&C. e lo stanno seminando, è BARILLA&C. e se lo stanno mangiando. Negli anni Sessanta –in Sicilia- operavano 175 industrie della pasta; oggi si contano sulle dita di una mano (e avanza un dito: il medio!).

I GRANI SICILIANI ANTICHI –tuttora semiclandestini e sabotati dall’Imperialismo NORDICO e da ROMAfia Capitale- nella difesa attiva delle loro rotazioni colturali tradizionali (sabotate con la criminale CIRCOLARE ministeriale 31646 -2015 MIPAF)- indicano una Via concreta all’urgente rifondazione radicale dell’intero Paesaggio Agrario dell’EcoNazione dei Siciliani nel Secolo XXI. Questa VIA CONTADINA –dopo decenni di clandestinità e informalità- sta vivendo da alcuni anni una relativa piccola espansione.

Stiamo battendo la Sicilia “palmo a palmo”. Aggregando quel che si può…ma le psicologie prevalenti le stiamo classificando tra la furberia fallimentare del “giovane rampante” e l’autismo inebetito del “vecchio agricoltore”. Oltre alla “rabbia sterile” di urlatori più o meno forconati…Sorvoliamo sull’opportunismo accademico e sulla retorica del “kilometrozero”. TUTTI SENZA FUTURO. Ma non lo sanno. Punto. O si alza uno sguardo sul Mondo (e “te lo prendi”) o aspetti un qualunque FONDO di INVESTIMENTO che si comprerà la SICILIA a prezzi di saldo. A.A.A.-ISOLA SOLEGGIATA VENDESI.

Altro che PSR e miserie bruxellesi per l’Isola REMOTA dei geoidioti colonizzati!.

I GRANI SICILIANI ANTICHI –dopo decenni di “contrabbando profetico”- sono un piccolo fenomeno di tendenza: per certi aspetti una buona moda di nicchia, che, se non altro, è utile a proteggerli. Ma le contromisure sistemiche non tarderanno a farsi vedere.

Una NOTIZIA AMMUCCIATA. La LEGALITA’ COLONIALE si prepara a sterilizzare i pericolosi contrabbandieri di SEMENTI SICILIANE ANTICHE?.

24 giugno 2016 . ASSOSEMENTI: sottoscritto accordo con l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi per combattere le illegalità del settore sementiero. Assosementi, l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, ha sottoscritto “un importante accordo di collaborazione” con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) finalizzato ad un più efficace controllo delle attività illegali nel settore sementiero. A firmare l’accordo sono stati Giuseppe Carli, Presidente di Assosementi, e Oreste Gerini, Direttore Generale della Direzione della prevenzione e del contrasto alle frodi agro-alimentari dell’ICQRF, nel corso di una giornata di studio organizzata a Bologna dalle due organizzazioni.

I Grani Siciliani non appaiono neanche nella retorica dei “fondi europei” del ciclico PSR che non sposterà il PIL di un solo vero punto: propone un paesaggio agrario folklorizzato e provinciale.

A prescindere i Grani Siciliani non hanno bisogno di marchi DOP e recinti IGP ipocriti e ingessanti né di altre idiozie N-EUROFOLK. I Fondi Europei sono TOSSICI!. La P.A.C. –Politica Agricola Comunitaria- sarà sempre più uno strumento funzionale ai grandi gruppi dell’AgroBusiness & G.D.O. dell’Imperialismo NORDICO. L’AGEA è un braccio armato di Bruxelles –che spaccia fondi pubblici in logiche anti-economiche, conservatrici e dopanti. Quanto ai “titoli” che permettono l’accesso alle “integrazioni di prezzo” (di recente ridotti a circa 200 euro a ettaro seminativo) –al di là del “contrabbando”- li consideriamo uno strumento di controllo (anti)economico di tipo poliziesco. Ormai “all’AMMASSO” ci finiscono i cervelli.

Occorre istituire una Banca di Sviluppo AgroEnergetico e una BORSA SICILIANA vigilati da una Autorità espressione del mondo produttivo.

La Battaglia dei Grani Siciliani Antichi è persa in partenza, se non si esce dalle logiche della BORSA tricolorata e della LEGALITA’ imperialista. Ma anche dall’evocazione eurofolk di bucoliche “economie di villaggio”: a kilometrozero c’è solo la FAME. E il cannibalismo.

A prescindere, non v’è alcuna ragione nel competere con un PREZZO di MERCATO determinato su scala globale e sintetico di “PROTEINE e GLIFOSATE”: che peraltro è inchiodato a 20 cent. al kilo, mentre i GRANI AUTENTICI si trattano a base 75 cent al kilo!. Quello siciliano è del tutto un MERCATO COLONIALE e cosiccome per la corrente elettrica- anche per i GRANI sterili dell’AgroFarmaceutica- la “Legge della Domanda e dell’Offerta” è taroccata. Nel caso specifico, per esempio, irrompono fattori poco noti: il PREZZO DEL GRANO è determinato anche dal suo “valore proteico”…Bello no?. NO!. E’ una falsa flag.

Questo ELEMENTO di COMPOSIZIONE del PREZZO a chi serve in realtà? Alla Salute umana?. NO!.

Il VALORE PROTEICO dei GRANI “BOMBARDATI coi RAGGI GAMMA” – trattati o meno col GLIFOSATE –al quale magari “cambieranno il nome”- sarà sempre superiore all’analogo valore dei GRANI ANTICHI fertili e puliti. E ne inventerebbero comunque un’altra: un nuovo “limite minimo del 13%” sulla lunghezza standard della spiga!.

Che le farine di grani antichi integrate con farina di ceci (20%) siano un optimum lo sappiamo solo noi “contadini clandestini” che le conosciamo!. Ma verranno a spiegarci che senza… Tiptor Ultra (Syngenta) siamo perduti!. Su un MERCATO -che è MONDIALE da SECOLI –nel quale l’Isola GRANAIO giocò un ruolo strategico cruciale, raccogliamo intanto, anche noi, i semi avvelenati della CELIACHIA. E’ AgroFARMACEUTICA perfino nella stessa struttura delle grandi holding –i cui TecnoLAB producono ricerca e brevetti a 360°…Dalle brioscine alle pillole si configurano come BIOpoteri GLOBALI.

Se la ridono al Chicago Board of Trade, nel cui Pit “vengono siglati ogni giorno un milione e 300 mila contratti, uno ogni 15 millisecondi” (2007). Oggi –i chicago boys- operano come corsari anche da smartphone su yacht vaganti tra paradisi fiscali caraibici e mettendosi la coscienza in regola con sponsorizzazioni colorate a ONG ed Expo contro la fame-nel-mondo. Pat Arbor, un boss storico della Borsa di Chicago, non è uno stinco di santo, ma non è ipocrita: “un tempo c’erano grandi aziende agricole, come la Ferruzzi, che avevano un forte controllo del mercato, mentre oggi sono arrivati i Fondi pensione che investono fino al 4-5 per cento del loro portafoglio in materie prime agricole, per non parlare di quelli di Dubai, di Singapore, di Hong Kong. E questa pioggia di miliardi di dollari sul mercato alimentare crea instabilità dei prezzi!”. Altro che “fondi europei” à la PSR: perline colorate per gli indiani delle riserve!. Intanto, dipendiamo da Roma e Bruxelles anche per poter dire che la nostra millenaria SIMENZA è SIMENZA nostra millenaria. Ma chè per caso un chicco di grano è un prosciutto di coccodrillo, o una radio a colori?. Solo Nino Frassica li può aiutare!. Si continui pure a perdere tempo: tanto, di questo passo, alla fine vincono i colossi globali come (BAYER)-MONSANTO, con le loro sementi sterili tricolorate da Coldiretti; e Barilla, che “scoprirà” anche i nostri grani antichi.

Alziamo uno sguardo sul Mondo. La produzione annua corrente di Grani nel Mondo è di 700 milioni di tonnellate – da 224 milioni di ettari complessivi – (fonte: International Grain Council).

Italia: 4 milioni di tonnellate, di cui 800.000 in Sicilia su 280.000 ettari. Appena l’1% è di Grani Siciliani Originali (boicottati dalla Legalità imperialista e coloniale).

Circa il 40% dell’industria sementiera mondiale è Monsanto e DuPont. Il resto è controllato da una decina di altri grandi gruppi. La scalata cinese è in corso, la stiamo seguendo.

Il Sistema-Italia produce poco più del 50% del proprio fabbisogno complessivo di cereali e semi oleosi: lo ripetiamo?. E circa il 50% della produzione di pasta tricolorata viene esportata.

È l’INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA ad importare Grani dal Mondo: in particolare da Francia, Canada e, al terzo, a sorpresa, nel 2015 c’è l’Austria!. Dunque, Barilla&C : circa metà della produzione tricolorata di paste, panettoni, biscotti, brioscine…è esportata. Il valore aggiunto è miliardario e parla in prevalenza padano: negli anni Sessanta lavoravano in Sicilia 175 industrie della pasta, oggi ne restano 4 (e anche piccole).

A prescindere, oltre le nebbie dello scontro di lobbyes “agricole” e “industriali”, una “Battaglia del GRANO” per il “Made in Italy” non ha nessun senso: le FARINE industriali si ottengono mescolando grani diversi: per esempio i “grani di forza”, ricchi di proteine, sono fondamentali per prodotti lievitati come il panettone. Importato o tricolorato è comunque frumento da sementi sterili tipo “MONSANTO” del tutto omologate alle Qualità e alle Logiche dell’AgroINDUSTRIA GLOBALIZZATA, alla sua Borsa di Chicago+> e ai suoi PARAMETRI di FORMAZIONE dei PREZZI: dal valore proteico alle micotossine (=Deossinivalenolo DON).

Oggi, il “GRANO commodity” – facilmente immagazzinabile e conservabile nel tempo- può costituire un’attività sottostante per vari tipi di strumenti derivati, in particolare per i futures: non è più cibo, per quanto mercificato -> è un tipo di artiglieria pesante che frazioni dell’Imperialismo NORDICO hanno già utilizzato per destabilizzare interi PAESI. Nell’attuale TEMPO storico a kilometrozero c’è solo la FAME, amplificata dai milioni di ettari di suoli bruciati per produrre etanolo e biomasse, nelle nebbie demenziali dei falsi “cambiamenti climatici” privi di una qualunque EQUAZIONE PREVISIONALE. (…)

@ TERRAELIBERAZIONE.

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In quest’Isola contesa, il serial apocalittico “Terra bruciata” è un appuntamento annuale, potremmo segnarlo sul Calendario, una MalaNova che si ripete regolare come il solstizio d’estate, uno spettacolo di distruzione inscenato nel Teatro infernale di questa sicilietta italienata: coloniale, disarmata e militarizzata, impotente e dissanguata, trivellata e saccheggiata: e condannata a bruciare. Migliaia di ettari di colture, boschi, macchia mediterranea. Centinaia di aziende devastate. E’ un PAESAGGIO naturale e umano quello che il Fuoco Nemico sta divorando e riducendo in cenere.

Ma non è un Fato e Madre Natura non ne porta colpe.

Il Fuoco è una Forza Vitale e il suo addomesticamento prometeico è la più grande conquista della specie Umana.

Il siciliano Empedocle –nel suo “Poema Fisico” concepito 2500 anni fa- colloca il Fuoco, giustamente, tra gli Elementi fondamentali nella dialettica materiale che genera la Vita: con l’Acqua, l’Aria e la Terra.

L’Incendio non è un Fato, né l’Opra di alcun demone malefico. Non servono processioni, né intercessioni di santi che non funzionano, né magiche invettive: acqua e focu dacci locu!. Né possiamo accusare i presunti “cambiamenti climatici” -spacciati dall’I.P.C.C. e dall’ecoterrorismo “ambientalista”- in una guerra energetica tra correnti dell’Imperialismo Globale: sia chiaro, sono del tutto privi di una qualunque Equazione previsionale!. Punto.

La Sicilia brucia per altre Cause. Né vediamo utilità alcuna in rituali “unità di crisi” istituite dagli zombi del “Palazzo”, zattere alla deriva che galleggiano su una Palude coloniale di sciatteria e accattonaggio: lo sciattonaggio!.

Lo spettacolo antimaf –nelle sue transumanze elettorali- si rifugia nel Grande Alibi della mafia pecoraia e vaccara che brucerebbe i boschi per farne pascoli: di cosa non si sa, visto che la Sicilia importa dalla Padania + UE –in valore- il 95% di carni & derivati e anche nel ciclo agroindustriale dei latticini non gode di buona salute. MAF & ANTIMAF = due facce della stessa medaglia coloniale: simbiotiche e parassitarie, anche nel mercato delle vacche che anima –nello sciattonaggio- il carnevale politicante e la brucellosi della delega pilatesca di chi mette croci e crocette su una scheda elettorale, vivendo poi come se la Politica non fosse affar suo.

Sia chiaro: la criminalità –mafiosa o randagia e scassapagghjiara- che appicca il fuoco, c’è. Ed è TERRORISTICA. E come tale va trattata: equiparando il piromane al terrorista. Non serve alcuna nuova legge, basta una modifica, un comma, alla legislazione vigente. Invece di evocare nelle nebbie piromanesche della Regione italienata i soliti precari della “Forestale”, un alibi spettacolare che occulta una immane risorsa umana, priva di pianificazione e mezzi adeguati, dissipata da una gestione demenziale che è stata capace perfino di “regalare” foreste ennesi dell’AFOR a una multinazionale “tedesca” che le trasforma, bruciandole, in biomasse = corrente elettrica “pulita e rinnovabile” (?!), che paghiamo il triplo nella bolletta coloniale più cara d’Europa!. Un fiume di milioni sufficiente a comprarci una intera flotta di CANADAIR antincendio!.

Intanto cosa succede?. In breve: quando si decide di intervenire per spegnere un incendio? Il primo intervento è della Regione che manda i suoi gruppi antincendio – che non percepiscono una lira – a mala pena ottengono il rimborso delle spese di benzina. Se queste squadre non riescono a spegnere l’incendio (e ciò accade molto spesso), la Regione chiama il COAU (il dipartimento antincendi della Protezione Civile) e –ci dicono- “arrivano i Canadair al costo orario di oltre 15.000 euro o gli elicotteri, al costo di 5000 euro all’ora. La Regione Siciliana spende mediamente una decina di milioni per gli elicotteri e circa tre milioni per i Canadair”. Diciamola così: la Regione italienata passa alla Protezione Civile circa 13 milioni di euro l’anno, puliti-puliti. Chi ha interesse a che questo business vada avanti? Inoltre, cominciano a sorgere gruppi privati di flotte aeree antincendio – spinte dal numero sempre crescente di incendi. Altro che “mafie pecoraie” e “forestali piromani”, che recitano solo da utili comparse in questa tragicommedia coloniale della “Terra bruciata”!.

Nell’epoca del volo aereo, il cielo siciliano è totalmente colonizzato da una peste di aerei militari e compagnie straniere (tutte!). E l’Isola contesa è vigilata da una rete formidabile di satelliti e droni imperialisti–con o senza MUOS-che vedono una formica anche da altezze kilometriche: non vedono processioni di camion che scorazzano per anni scaricando veleni e ammorbando interi territori, né s’avvedono di piromani-terroristi che bruciano indisturbati preziosi campi di grano antico perfino a Niscemi!.

Intanto va in scena il rito degli “stati di calamità”, che si traducono nel Nulla che figlia il Niente, in attesa della prossima MalaNova: è tempo di pensare ad una AUTODIFESA CIVILE dei nostri Territori e a una grande POLIZZA ASSICURATIVA collettiva, o a qualcosa del genere, detraibile dalle tasse: se non altro ci sbarazziamo di politicanti inetti e istituzioni criminogene e impotenti. Qualcuno ha una idea migliore?. In attesa –perfino nella Piana di Catania- delle TRIVELLE dell’imperialismo italiano &C. (ENI comanda qui: chi li ferma? E in nome di cosa?).

SICILIA INDIPENDENTE, RICCA E SOLIDALE, SMILITARIZZATA E DERATTIZZATA!

@ Mario Di Mauro- fondatore di TerraeLiberAzione.

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Conosciamo la questione e stiamo VIGILANDO da TEMPO.

“Non faremo prigionieri!”. Ma restano aperti i problemi irrisolti della FILIERA, che abbiamo individuato dall’inizio alla fine del CICLO dei GRANI SICILIANI ORIGINALI (Registratevi anche questa, banditi!)

Semu Simenza, dal 1984.

Comunità Siciliana TerraeLiberAzione.

Etna, 6 Luglio 2017.

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